«Fogli d'arte» è una pubblicazione identificata univocamente da un codice ISSN (International Standard Serial Number), attribuito in data 7 marzo 2008: ISSN 1974-4455. Per comunicazioni: foglidarte@gmail.com.

giovedì 31 gennaio 2008

Bologna, «La Venere» del Guercino atterra al «Guglielmo Marconi»

E’ con un dipinto di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591-Bologna, 1666) che Bologna accoglie, in questi giorni, turisti e viaggiatori che fanno scalo all’aeroporto internazionale Guglielmo Marconi.
Fino a mercoledì 20 febbraio, la sala Business Lounge ospita, infatti, un prezioso olio su tela raffigurante Venere, che il maestro di Cento - considerato, assieme a Guido Reni, il più grande pittore del Seicento bolognese – dipinse nel 1643.
L’iniziativa, realizzata grazie alla disponibilità della galleria Fondantico di Tiziana Sassoli, è la prima che l’hub felsineo, già impegnato nella promozione del moderno e contemporaneo, dedica all'arte antica e tiene a battesimo una serie di rassegne che, nei prossimi mesi, porteranno al Guglielmo Marconi alcuni tra i più grandi nomi della tradizione pittorica emiliana, da Donato Creti (Cremona, 1671-Bologna, 1749) a Pierfrancesco Cittadini (Milano, circa 1615 - Bologna, 1681), da Guido Reni (Bologna, 1575 – 1642) a Lippo Dalmasio (Bologna, 1360 – 1410).
Responsabile scientifico del progetto - nato sulla scia di un’identica iniziativa che, nel 2002, portò il Rijksmuseum di Amsterdam ad esporre nell'aeroporto cittadino tele di Rembrandt, Jan Steen e Jacob van Ruisdael - è il professor Daniele Benati, docente di Storia dell’arte medievale all’Università di Bologna.
Il calendario delle mostre, nate con l'intento di trasformare l’attesa in aeroporto in una piacevole occasione culturale, è ancora in fase di studio. Certo è, invece, che l’intero progetto sarà concepito – per usare le parole di Giuseppina Gualtieri, presidente di Sab (la società che gestisce lo scalo bolognese) - come una «vetrina delle eccellenze del territorio». A questa prima esposizione aderisce, per esempio, la Fondazione Cassa dei risparmi di Forlì, promotrice della mostra Guido Cagnacci. Protagonista del ’600 tra Caravaggio e Reni, in programma fino al 22 giugno ai Musei di san Domenico di Forlì, dove sono esposte anche opere del maestro della Venere. Nella Business Lounge del Guglielmo Marconi sarà, infatti, possibile vedere un video-documentario sul bizzarro artista di Santarcangelo di Romagna, curato da Tina Lepri.
Ma quali sono i legami tra il «gran disegnatore» e «felicissimo coloritore» Guercino (le definizioni sono di Ludovico Carracci), artista così soprannominato per lo strabismo all'occhio destro dovuto a un trauma subito in tenerissima età, e Guido Cagnacci (Santarcangelo di Romagna, 1601 – Vienna, 1663)? «I due divisero un appartamento in via del Babbuino, a Roma - spiega Daniele Benati - e sicuramente il Barbieri influenzò il compagno nel modo di rappresentare i nudi». E proprio un’aggraziata figura senza veli è al centro della mostra al Guglielmo Marconi. Si tratta quasi certamente della Venere eseguita nel 1648 per il generale Barone Mattei, annotata nei Libro dei conti del Guercino: “Dall’Em.mo Sig.r Barone Mattei si è riceuto – si legge in una nota del 7 ottobre di quell’anno - per intero pagam.to del Quadro della Venere lire 612.16 […]”.
La stessa gamma cromatica schiarita e l’eleganza del partito figurativo, composto su ideali di maturo classicismo, fanno addurre che l'opera sia ascrivibile alla tarda età dell’artista emiliano. A sostegno di questa tesi ricorre anche la raffigurazione di una fisionomia muliebre che il Guercino adotta a partire proprio a partire dagli anni Cinquanta del Seicento.
Come si apprende da una nota successiva del Libro dei conti, scritta in data 25 febbraio 1649, Barone Mattei avrebbe di lì a poco commissionato all’artista emiliano anche un quadro a pendant raffigurante Marte con un amorino, quadro che fa oggi parte della collezione dell’Art Museum di Cincinnati. «Il cielo della Venere è un chiaro proseguimento di quello dell’opera in America - spiega Daniele Benati - e la scena ha una continuità: c’è uno scambio di sguardi tra i due dei mentre, Venere incendia le armi di Amore, colpevole di averla fatta innamorare di Marte».
Un’ultima curiosità sul dipinto riguarda il cesto di fiori, che venne aggiunto in un secondo momento da un pittore francese, forse Jean Baptiste Monnoyer, in sostituzione della fiaccola con cui la dea greca dava fuoco agli strumenti di guerra.
Agli appassionati d’arte, l’aeroporto internazionale Guglielmo Marconi offre, in questi giorni, anche la possibilità di avvicinarsi all’arte contemporanea. Fino al 28 febbraio, le scale che dall'area arrivi Schengen salgono verso la rotonda antistante la Business Lounge ospitano, in collaborazione con la Esso Gallery di New York e Arte Fiera, l'opera Black clouds di Paolo Bertocchi e Vanessa Chimera: un cospicuo numero di ombrelli aperti, sospesi sopra le teste dei passeggeri, che si propongono di far riflettere sul clima, e in particolare, su come i sui cambiamenti influenzino l'economia globale.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, Venere, 1643. Olio su tela, cm 144 x 99. Opera di proprietà della galleria Fondantico di Tiziana Sassoli, Bologna; (fig. 2) Inaugurazione della mostra su Guercino all'aeroporto internazionale Guglielmo Marconi di Bologna. Sono presenti da sinistra Giuseppina Gualtieri, presidente di Sab, e Tiziana Sassòli, titolare della galleria Fondantico di Bologna; (fig. 3) Paolo Bertocchi e Vanessa Chimera, Black clouds, 2008. Ombrelli, dimensioni variabili. Courtesy Esso Gallery, New York. Installazione per l'aeroporto internazionale Guglielmo Marconi di Bologna.


Informazioni utili
La Venere del Guercino. Aeroporto internazione Guglielmo Marconi, sala Marconi Business Lounge , via Triumvirato 84 - Bologna. Orari: tutti i giorni dalle 5.00 alle 21.30. Informazioni: Marconi Business Lounge, tel. 051.6479616 o marconilounge@bologna-airport.it. Fino al 20 febbraio 2008.

Curiosando nel Web

La mostra di Guido Cagnacci a Forlì
Il sito della galleria Fondantico di Bologna

Vedi anche

Malpensa, in viaggio con Depero e Pistoletto

mercoledì 30 gennaio 2008

Dal direttore al progetto culturale: tutte le novità del museo Accorsi di Torino

Cambio ai vertici del museo di arti decorative Pietro Accorsi di Torino, dove è appena stata nominata direttore Arabella Cifani, storica dell’arte che vanta al suo attivo un percorso più che trentennale di attività nei campi della ricerca artistica e letteraria e che si è sempre occupata di grandi temi della storia dell’arte, con particolare interesse per la storia del collezionismo, la pittura francese del Sei-Settecento e quella fiamminga del Seicento, la pittura di genere e di paesaggio, l’iconografia e l’iconologia sacra.
Laureata in lettere con indirizzo artistico presso l’Università di Torino, Arabella Cifani ha in curriculum seminari al Louvre di Parigi e alla National Gallery di Londra, consulenze alla Fondazione dell’Istituto bancario San Paolo per la scienza, la cultura e l'arte di Torino e alla National Gallery di Ediburgo, collaborazioni per grandi mostre internazionali come quelle di Van Dyck a Genova, Piero da Cortona a Roma e Cassiano dal Pozzo a Biella.
Numerose anche le collaborazioni giornalistico-editoriali di cui Arabella Cifani può fregiarsi: da Saggi e memorie di storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia al Bollettino d’arte del ministero dei Beni culturali, dalla rivista Burlington Magazine di Londra ad Arte cristiana di Milano e alla rivista Il Quirinale. Tra gli ultimi suoi lavori, si segnala il catalogo della collezione Croff-Guelfa (edizioni Umberto Allemandi): un’importante raccolta di opere dal XIII al XX secolo, che costituirà il nucleo principale delle collezioni del nascente museo civico di Ivrea.
Molto articolato il calendario delle iniziative che il nuovo direttore ha messo in cantiere per gli anni a venire, a cominciare dalla costituzione di un Centro di eccellenza per lo studio delle arti decorative franco-piemontesi del XVIII secolo, che, oltre alle attività di ricerca e catalogazione delle collezioni museali, promuoverà incontri e seminari, realizzerà congressi e convegni di alto livello scientifico e culturale, istituirà borse e premi di ricerca, organizzerà iniziative di scambio e collaborazione culturale di importanza internazionale, curerà pubblicazioni, tra cui un nuovo volume sulla vita di Pietro Accorsi, e proporrà un proprio notiziario.
Tra le prime iniziative in programma, il ciclo di incontri mensili sulle arti decorative e il Barocco in Piemonte, che prende avvio alle 17.30 di oggi, mercoledì 30 gennaio, con una conferenza di Massimo Ravera, responsabile del Laboratorio arredi lignei del Centro conservazione e restauro La Venaria Reale, e che proseguirà fino al 10 dicembre con appuntamenti che vedranno vestire i panni dei relatori Arabella Cifani, Franco Monetti, Monica Guiddo, Enrica Pagella, Costanza Roggero, Alfonso Panzetta, Roberto Minarini, Piergiorgio Dragone, Emanuela Bosso e Luca Melegati.
A febbraio ritornerà, per il quinto anno consecutivo, Elisir. Gocce d’arte in Italia, serie di itinerari culturali di approfondimento sulla collezione permanente del museo Accorsi in rapporto ad altre istituzioni più o meno note, per promuovere la conoscenza storico-artistica dall’antichità fino all’età contemporanea e valorizzare il territorio.
L’appuntamento inaugurale, in programma nelle giornate di giovedì 21 e sabato 23 febbraio, si intitola Sapori reali. Sovrani a tavola tra XVIII e XIX secolo e si propone di mettere a confronto, attraverso antichi racconti di cultura culinaria piemontese e francese, i preziosi servizi allestiti nella sala da pranzo del museo Accorsi e nella riaperta reggia di Venaria Reale.
Giovedì 6 e sabato 15 marzo sarà, invece, possibile approfondire, grazie a una visita guidata all’Accademia delle scienze e alla Biblioteca reale di Torino, un tema di cultura a 360°: Il mondo delle idee. Il culto delle Scienze, delle Lettere e delle Arti.
I mesi di aprile, maggio, giugno saranno, quindi, dedicati alle dimore storiche e verranno illustrati gli stili di vita dell'aristocrazia tra il XV e il XIX secolo, prendendo come esempio villa Paola, che era la casa di Pietro Accorsi, il castello di Issogne (Valle d’Aosta) dei conti di Challant, villa Cimena (Castagneto Po, Torino) di Renato Rosso, e lo storico palazzo dei marchesi del Carretto di Saluzzo (Cuneo).
Sarà, poi, la volta del percorso Da Oriente a Occidente. Il culto e la produzione del riso: immagini, volti e spazi, in programma giovedì 25 e sabato 27 settembre, grazie al quale si visiteranno due realtà vercellesi: la Cascina Colombara di Livorno Ferraris e il museo Borgogna di Vercelli, dove sono esposte opere pittoriche ottocentesche i cui soggetti si legano alla vita contadina come Per ottanta centesimi (1895) di Angelo Morbelli.
Dal Vercellese ci si sposterà in Val di Susa per l'incontro Oreficeria sacra e profana. Metalli preziosi al museo Accorsi e nel Museo diocesano di arte sacra di Susa, che si terrà giovedì 16 e sabato 25 ottobre. Chiude il calendario degli appuntamenti il percorso La casa nei secoli. Dal Rinascimento al Novecento, programmato per sabato 15 e giovedì 27 novembre: un viaggio alla scoperta delle Civiche raccolte d’arte applicata del Castello Sforzesco e di Casa Necchi Campiglio a Milano.
Museo Accorsi ospita, inoltre, una serie di visite guidate e di incontri di formazione sul Settecento per scuole di ogni ordine e grado, tra i quali si ricorda l’itinerario L’architetto e il re. Filippo Juvarra protagonista del nascente regno sabaudo.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Ritratto di Arabella Cifani; (2) Manifesto di Incontri d’arte 2008; (fig. 3) Manifesto di Elisir. Gocce d’arte in Italia
[Le immagini sono state fornite da Barbara Cantoia, responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione della Fondazione Accorsi di Torino]

Informazioni utili
Museo Accorsi, via Po, 55 -10124 Torino. Informazioni: tel. 011.837688 (interno 3). Orari: da martedì a domenica 10.00-13.00 e 14.00-18.30; lunedì chiuso. Ingresso: intero € 7.00, ridotto € 5.00, scuole e Unitre € 4.00; gratuito per portatori di handicap e loro accompagnatori, per possessori abbonamento Musei Torino Piemonte, Torino card, bambini sotto i 6 anni. Sito web:
www.fondazioneaccorsi.it.

domenica 27 gennaio 2008

Giornata della Memoria, mostre per non dimenticare

Sono passati sessantatre anni da quel 27 gennaio 1945, in cui le truppe dell'Armata rossa aprivano i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, e rivelavano al mondo intero l’orrore del genocidio nazista, lo sterminio sistematico del popolo ebreo e l'uccisione di centinaia di migliaia di omosessuali, rom, disabili e deportati militari e politici.
Tra i pochi sopravvissuti alle torture del lager polacco c'era anche il prigioniero numero 174517: il chimico Primo Levi, autore del capolavoro mondiale Se questo è un uomo, testo noto anche e soprattutto per la sua epigrafe iniziale con quel toccante «Meditate che questo è stato», diventato invito simbolo alla memoria della Shoah. Un invito, questo, che, otto anni fa, è stato accolto dallo Stato italiano che, sulla scia di altri Paesi europei, ha istituito con una legge - la 211 del 20 luglio 2000 - la Giornata della memoria, «per ricordare le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, i cittadini italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che - anche in campi e schieramenti diversi - si sono opposti al progetto di sterminio, ed anche a costo della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».
Ogni anno, dunque, il 27 gennaio il nostro Paese ricorda - con un fitto calendario di incontri, cerimonie, rassegne, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche – la Shoah, una delle pagine più tristi e oscure della nostra storia recente. Non fa eccezione questo 2008, in cui si commemora anche il 70° anniversario delle leggi razziali, leggi «che di fatto - ha recentemente dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - prepararono l’Olocausto anche in Italia».
Tra le tante mostre, soprattutto a carattere documentario e didattico, in programma (per maggiori informazioni si rimanda ai siti www.ucei.it e www.deporatati.it), si ricordano, per la loro importanza dal punto di vista storico-artistico, Dal lager. Disegni di Lodovico Belgiojoso al Museo di storia contemporanea di Milano, (R)esistere per immagini. Germano Facetti dalla rappresentazione del Lager alla storia del XX secolo al Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà di Torino e Primo Levi, i giorni e le opere al Palazzo dell’ex Ateneo di Bergamo.
La rassegna meneghina, curata da Massimo Simini e aperta fino a domenica 9 marzo, ricorda la figura di Lodovico Belgiojoso, celebre architetto milanese, morto nel 2004, che fu tra i soci dello Studio BBPR (Belgiojoso, Banfi, Peressutti e Rogers), uno degli studi che più hanno influenzato l’architettura milanese e italiana tra gli anni Trenta e la fine del secolo scorso.
Schiene dove si contano le ossa, cadaveri appesi per il collo, carretti ricolmi di carcasse umane, vivi che sembrano morti: i soggetti degli schizzi e disegni a carboncino, nei quali il progettista milanese fissò i suoi ricordi della prigionia nel campo di Mauthausen-Gusen, dove venne rinchiuso con il collega Gian Luigi Banfi. Il corpus grafico, composto da una cinquantina di lavori - tratteggiati nel lager, di nascosto, grazie a una matita prestata dal grafico Germano Facetti o disegnati dopo la Liberazione - viene presentato per la prima volta nella sua interezza, accanto a una serie di poesie e di brani letterari dello stesso Belgiojoso e una videoproduzione che ripercorre, anche attraverso testimonianze dirette dei familiari, la sua vita e la sua attività di architetto.
A Germano Facetti, art director alla Penguin Books e creativo poliedrico, viene, invece, dedicata la mostra (R)esistere per immagini (catalogo Silvana editoriale), aperta fino al 27 aprile a Torino, che presenta parte del ricco archivio di immagini, che è stato acquisito nel 2006 dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea Giorgio Agosti, che ha curato i contenuti della rassegna assieme a Gianfranco Torri. Si tratta di circa 22.000 documenti, tra cui una serie di disegni, in parte inediti, realizzati tra il 1944 e il ’45 nel campo di Mauthausen-Gusen.
Porta la firma dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea Giorgio Agosti, e per la precisione di Alberto Cavaglion ed Elisabetta Ruffini, anche la mostra Primo Levi, i giorni e le opere, aperta fino al 3 febbraio a Bergamo. Grazie a fotografie, immagini video e riproduzioni di documenti, l’esposizione porta a conoscere la figura dell’autore di Se questo è un uomo attraverso una complessa tessitura di situazioni: il chimico, lo scrittore, il testimone, l'editorialista ed il drammaturgo.
Una segnalazione particolare merita, infine, l’iniziativa dell’assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo che, in collaborazione con la Gamec, ha invitato l'architetto, scrittore e poeta Corrado Levi a concepire un progetto come immagine guida del Giorno della Memoria 2008. Locandine, cartoline, manifesti, stendardi rimandano la visione, tradotta da un'immagine di Aldo Mondino, di innumerevoli gabbiani che si librano in un cielo azzurro e limpido con in primo piano la silhouette bianca del filo spinato.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Corrado Levi per il Giorno della Memoria 2008. Progetto promosso dal Comune di Bergamo e dalla Gamec [L'immagine è stata fornita da Silvia Dandossola, ufficio stampa della Gamec]; (fig. 2) Copertina del volume Germano Facetti. Dalla rappresentazione del Lager alla storia del XX secolo, edito da Silvana editoriale; (fig. 3) Immagine guida della mostra Dal lager. Disegni di Lodovico Belgiojoso

Informazioni utili
Dal lager. Disegni di Lodovico Belgiojoso. Museo di storia contemporanea, via Sant'Andrea, 6 - Milano. Orari: martedì-domenica 9.30–13.00 e 14.00-17.30. Ingresso libero.Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: tel. 02.88465933. Sito web:
http://www.museidelcentro.mi.it/. Fino al 9 marzo 2008.

(R)esistere per immagini. Germano Facetti dalla rappresentazione del Lager alla storia del XX secolo. Museo Diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà - Palazzo dei Quartieri militari, corso Valdocco 4/A - Torino. Orari: martedì-mercoledì-venerdì-sabato-domenica 10.00-18.00; giovedì 14.00-22.00; lunedi chiuso. Ingresso gratuito. Catalogo: Silvana editoriale, Cinisello Balsamo (Milano). Informazioni: numero verde 800 553130. Sito web: http://www.museodiffusotorino.it/. Fino al 27 aprile 2008.

Primo Levi, i giorni e le opere. Palazzo dell’ex Ateneo (città alta) - Bergamo. Orari: da lunedì a venerdì 17.00-19.00, sabato e domenica 10.30-13.30 e 16.00-20.00. Ingresso libero Informazioni: tel. 035.238.849. Fino al 3 febbraio 2008.

mercoledì 23 gennaio 2008

«Art first 2008», talenti internazionali a Bologna

Dalle nature morte di Giorgio Morandi ai sacchi di Alberto Burri, dai tagli di Lucio Fontana ai video di Bill Viola, dalle mappe di Alighiero Boetti alle fotografie di Vanessa Beecroft, dalle sculture di Fausto Melotti agli scatti di Candida Hofër, per arrivare a Ion Dumitriu, Pennacchio & Argentato, Claire Fontaine e Michael Bevilacqua: sembra in grado di accontentare i gusti di un pubblico eterogeneo la trentaduesima edizione di Arte fiera –Art First, la decana delle mostre-mercato italiane, diretta artisticamente da Silvia Evangelisti, che animerà questo fine settimana la città di Bologna, tramutandola nella capitale dell’arte moderna e contemporanea.
Per cinque giorni, da giovedì 24 a lunedì 28 gennaio, galleristi, collezionisti, critici, editori, giovani artisti e nomi affermati nel panorama internazionale sfileranno nel Quartiere fieristico felsineo –ai padiglioni 18, 16, 21 e 22- per scoprire e per raccontare che cosa bolle in pentola nel mondo dell'arte, quali sono le proposte più interessanti sulla scena internazionale.
Dipinti, sculture, installazioni, fotografie, video, multipli e stampe, in pratica tutti i media artistici, oltre a libri e riviste, troveranno spazio nei quasi trecento stand di questa edizione della fiera, che vedrà la partecipazione di oltre duecento gallerie italiane e straniere e che darà un ruolo di primo piano a ventisei realtà nuove, con non più di cinque anni di attività, come la Annarumma404 di Napoli, la Citric di Brescia, la Prometeo Gallery e la Pianissimo di Milano, l’Agenzia04 di Bologna e la Monitor di Roma.
Tra le new entry si segnalano l'indiana Bhody Art, l'inglese Austin Desmond, la giapponese Mizuma e la parigina Lelong, che si ritroveranno a esporre con alcune gallerie nostrane, ormai presenze certe della mostra-mercato bolognese, come Studio La Città di Verona, Marconi di Milano e Minini di Brescia, e con prestigiosi spazi internazionali, tra cui la James Cohan di New York e la parigina Jerome De Noirmont.
Arte fiera - Art First 2008 non è, però, solo mostra-mercato e vetrina d'opere e di artisti. Nella vivace cornice dell’Art Cafè (padiglione 18) si terrà, infatti, Words on Art, incontri con critici, curatori e creativi e presentazioni di novità librarie di gallerie e case editrici come il catalogo ragionato di Giuseppe Uncini; mentre alla Gallery Hall (hall 21-22) andrà in scena Conversazioni d’arte, appuntamento serale con Rosalba Paiano, cui parteciperanno, tra gli altri, Mimmo Iodice (venerdì 25 gennaio, ore 17.00) e Nico Vascellari (sabato 26 gennaio, ore 17.00). Sempre alla Gallery Hall si terranno, poi, gli incontri di Mercante in fieri, rassegna organizzata da Achille Bonito Oliva che affronta il tema del mercato dell’arte attraverso punti di vista di direttori di fiere, responsabili di case d’aste e galleristi come Silvia Evangelisti (venerdì 25 gennaio, ore 17.30) o Massimo De Carlo (sabato 26, ore 17.30).
Arte fiera - Art First 2008 esce anche fuori dai confini del Quartiere fieristico grazie a due eventi collaterali: Bologna Art First e ArteFiera Off. Il primo, nato in collaborazione con l’amministrazione comunale felsinea, prevede una serie di installazioni in città realizzate da artisti rappresentati da gallerie che espongono in fiera, in un percorso tra musei, cortili ed edifici storici del centro: una vera e propria caccia al tesoro che interesserà, tra l’altro, Palazzo D’Accursio, dove esporranno Arnaldo Pomodoro e Fabrizio Plessi; i Musei universitari, in cui sarà visibile un grande dipinto di Cristiano Pintaldi ispirato al film Eyes Wide Shut e un’installazione con lampada di wood di Alessandro Lupi; e l’aeroporto internazionale Guglielmo Marconi, che ospiterà un progetto di Paolo Bertocchi e Vanessa Chimera.
In cartellone, invece, ad Art Fiera Off, mostre, video, conferenze e performance d’artista, che prenderanno le mosse dal Mambo, con le personali di Luigi Ontani e Ding Yi, per arrivare al Museo per la memoria di Ustica, con l’installazione permanente di Christian Boltanski, passando attraverso la mostra Arte povera 1966-1980. Libri e documenti al Museo civico archeologico, l’ottava edizione di Netmage festival a Palazzo Re Enzo, e la rassegna déj°.vu 07 08 / Film d’artista alla Cineteca di Bologna.
Un calendario, dunque, fitto quello di Arte fiera - Art First 2008, che prevede anche una Notte bianca per la sera di sabato 26 gennaio, con un originale buffet itinerante per la città e uno spettacolo di fuochi d’artificio, intorno a mezzanotte, in piazza Maggiore.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Immagine pubblicitaria di Arte Fiera - Art First 2008; (fig. 2 e 3) Immagini di repertorio di Arte Fiera - Art First 2007; (fig. 4) Opera di Alessandro Lupi in mostra ad Arte Fiera - Art First 2008
[Le immagini sono state fornite dall'ufficio stampa di Arte Fiera - Art First]

Informazioni utili
Arte Fiera - Art First 2008. Quartiere Fieristico, viale della Fiera, 20 – Bologna. Orari: da venerdì 25 a domenica 27 gennaio 11.00 – 19.00; lunedì 28 gennaio 11.00 – 17.00. Ingresso: intero € 16.00, ridotto € 13.00. Info: tel. 051.282257/6374019. Web Site: www.artefiera.bolognafiere.it. Fino al 28 gennaio 2008.

martedì 22 gennaio 2008

Libri d'arte, una settimana di incontri e presentazioni

Settimana fitta di eventi per l’editoria d’arte. Si incomincia oggi, martedì 22 gennaio (ore 17.30), a Firenze, al Gabinetto G.P. Vieusseux di Palazzo Strozzi, con la presentazione del libro Dipingere farfalle, scritto da Vincenzo Farinella, associato presso il Dipartimento di Storia delle arti dell’Università di Pisa, per la fiorentina Polistampa.
L’incontro, cui prenderanno parte Antonio Natali (direttore della Galleria degli Uffizi) e Gianni Venturi (direttore dell'Istituto di studi rinascimentali di Ferrara), offrirà l’occasione per parlare del quadro Giove, Mercurio e la Virtù (1524) di Dosso Dossi, al centro del piccolo volume di Farinella, e della nuova collana I Grani, nata con l'intento d'offrire libri di formato agile, di lettura piacevole e al contempo educativa, dedicati ciascuno a un'opera sola.
Sempre oggi, martedì 22 gennaio, a Milano, nelle sale del Civico archivio fotografico del Castello sforzesco, si tiene, alle 18.00, la presentazione del libro Alle origini del fotografico. Lettura di The Pencil of Nature (La matita della natura), dedicato a un testo dell’inglese William Henry Fox Talbot, tra gli inventori e primi pionieri della tecnica fotografica.
Considerato la prima riflessione tecnica e teorica sulla fotografia, il volume The Pencil of Nature, che venne dato alle stampe tra il 1844 e il 1846, è stato recentemente tradotto in italiano da Roberto Signorini e pubblicato dalla casa editrice bolognese Clueb–Petite Plaisance, insieme con un corposo saggio introduttivo ricco di spunti e suggerimenti.
In questo testo lo studioso italiano, che presenterà la sua ultima fatica editoriale con Pierangelo Cavanna e Franco Vaccari, non solo contestualizza storicamente il lavoro di Talbot nell’ambito dell’Inghilterra del suo tempo, così ricca di fermenti culturali e innovazioni tecnologiche, ma pone anche l’opera del fotografo inglese alle origini di una serie di riflessioni teoriche che hanno animato il dibattito sul tema del «fotografico» negli ultimi decenni della cultura a noi contemporanea: Talbot anticipa, secondo Roberto Signorini, quella che, mezzo secolo dopo, sarà la concezione della fotografia come icona e come indice, mutuata dal filosofo statunitense Charles S. Pierce, e che trova riscontro anche negli scritti teorici di autori quali Susan Sontag, Roland Barthes e Rosalind Krauss.
Milano ospita anche, nel Salone d’onore della Triennale, la presentazione del volume Trans-Design. L’identità ibrida dei prodotti di inizio millennio, scritto da Gianluca Sgalippa e Jacqueline Ceresoli per la milanese Tecniche Nuove. All’incontro, in programma alle 18.30 di mercoledì 23 gennaio, prenderanno parte Arturo Dell’Acqua Bellavitis, Aldo Colonetti, Alessandro Guerriero, Giulio Iacchetti e Maurizio Vitta, che, insieme con gli autori, parleranno dei processi culturali e creativi che, negli anni più recenti, hanno portato a una profonda trasformazione del modo di fare design in tutti i settori della produzione.
Numerosi incontri saranno dedicati all’editoria anche ad Artefiera-Art first, in programma da giovedì 24 a lunedì 28 gennaio a Bologna, negli spazi del Quartiere fieristico, dove sbarcheranno numerose case editrici italiane, da Damiani a Gli Ori, da Umberto Allemandi a Mazzotta, da Electa a Skira.
Tra gli appuntamenti di Words on Art da appuntarsi in agenda, tutti in programma allo spazio Art Cafè e pubblicizzati sul sito www.artefiera.bolognafiere.it/eventi, si segnala la presentazione del catalogo ragionato di Giuseppe Uncini, edito da Silvana editoriale e curato da Bruno Corà (sabato 26 gennaio, ore 17.30), nel quale viene ripercorsa in modo esaustivo e in sequenza cronologica – con fotografie di ogni singola opera e didascalie che ne offrono una dettagliata descrizione, nonché le indicazioni delle relative mostre – l’evoluzione del lavoro dell’artista marchigiano, a cominciare dai suoi primi anni di attività, negli anni cinquanta del Novecento, fino al 2007.
Tra le novità si segnala, infine, il prezioso volume Album Villers ou l’Imaginaire Portatif, curata da Luca Traini e Debora Ferrari, per le edizioni TraRariTIPI_Fabbrica arte onlus, presentato nei giorni scorsi ad Aosta. La monografica raccoglie, per la prima volta in modo esaustivo, l’opera fotografica e quella artistica del maestro francese André Villers, artista che lavorò a fianco di Picasso, Prévert, Cocteau, César, Hartung, Leo Ferré, Brassai, Doisneau, Ionesco, Aragon, e ritrasse molti dei maggiori esponenti della cultura europea del secolo scorso da Mirò a Le Corbusier, da Guttuso ad Arp, da Boulez a Ponge. Pagine critiche, biografiche, scritti dell’artista e circa 150 immagini tra i ritratti, le fotoelaborazioni e i découpages del maestro compongono la pubblicazione, realizzata in collaborazione con Eurotravel.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) André Villers, Fotoritratto di Pablo Picasso [L’immagine è stata fornita da Fabbrica Arte onlus] (fig. 2) Copertina del volume Trans-Design. L’identità ibrida dei prodotti di inizio millennio di Gianluca Sgalippa e Jacqueline Ceresoli; (fig. 3) Copertina del volume Dipingere farfalle. Giove, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi: un elogio dell’otium e della pittura per Alfonso I d’Este di Vincenzo Farinella; (fig. 4) Copertina del volume
Alle origini del fotografico. Lettura di Lettura di The Pencil of Nature (La matita della natura)

Informazioni utili
Vincenzo Farinella, Dipingere farfalle. Giove, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi: un elogio dell’otium e della pittura per Alfonso I d’Este, Polistampa, Firenze 2007. Collana: I Grani. Dati tecnici: cm 12x17, pp. 104, ill. col., cart.. ISBN: 978-88-596-0267-5. Prezzo: € 12.00. Informazioni: Polistampa, via Livorno, 8/32 - 50142 Firenze, tel. 055.737871 (n. 15 linee), info@polistampa.com. Sito web:
www.polistampa.com.

Roberto Signorini, Alle origini del fotografico. Lettura di The Pencil of Nature (1844-46) di William Henry Fox Talbot, Clueb–Petite Plaisance, Bologna 2007. Collana: Mediaversi. Dati tecnici: pp. 524, ill. b/n 70, ISBN: 978-88-491-2740-9. Prezzo: € 35.00. Informazioni: Casa editrice Clueb scarl, via Marsala 31 - 40126 Bologna, tel. 051.220736, fax. 051.237758. Sito web: www.clueb.eu.

Gianluca Sgalippa e Jacqueline Ceresoli, Trans-Design. L’identità ibrida dei prodotti di inizio millennio, Tecniche Nuove, Milano 2008. Dati tecnici: 24 x 30 cm, pp. 240, ill. 330. ISBN: 978-88-481-2189-7. Prezzo: € 49.00. Informazioni: Tecniche Nuove Spa, via Eritrea 21 -20157 Milano, tel. 02.390901. Sito web:
www.tecnichenuove.com.

Bruno Corà (a cura di), Uncini. Catalogo ragionato, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 2008. Dati tecnici: pp. 432, cm 26,4 x 31, ill. 130 a colori. ISBN/EAN:97888-3661036-5. Prezzo: € 120.00. Informazioni: Silvana editoriale, via Margherita De Vizzi, 86 - 20092 Cinisello Balsamo (Milano), tel 02.618361, fax 02.6172464. Sito web:
www.silvanaeditoriale.it.

Debora Ferrari e Luca Traini (a cura di), Album Villers ou l’Imaginaire Portatif, edizioni Fabbrica arte, Varese 2007. Collana: TraRariTIPI. Informazioni: Fabbrica arte onlus, via Dalmazia, 56 - 21100 Varese, tel. 0332.334199, e-mail info@fabbrica-arte.com. Sito web: www.fabbrica-arte.com.

lunedì 21 gennaio 2008

La Guggenheim a Venezia? Un evento che dura da sessant'anni

Tempo di bilanci e di progetti per il futuro alla collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Sono di questi giorni i dati di affluenza dei visitatori per l’anno 2007. Dati che fanno registrare un nuovo record per il piccolo e affascinante spazio espositivo sul Canal Grande, i cui cancelli sono stati varcati da 378.613 persone. «Nei 314 giorni di apertura, la media giornaliera» – spiegano dal museo lagunare - «è stata di 1.206 presenze: i gruppi sono stati ben 855, di cui 647 provenienti da scuole italiane e straniere, per un totale di 25.201 visitatori. A queste presenze» – raccontano ancora dalla Guggenheim - «si sommano gli oltre 8.395 studenti che hanno partecipato ai programmi didattici del museo, oltre 500 insegnanti e le circa 9.000 persone che hanno visitato la collezione in occasione di inaugurazioni, eventi istituzionali, eventi e visite speciali che nel 2007 hanno raggiunto quota 68».
Forte di questi dati, la collezione lagunare guarda al futuro. Nel 2008, una serie di eventi - da mostre temporanee a conferenze e dibattiti, da laboratori didattici a visite guidate gratuite e proiezioni di film in giardino - ripercorreranno i momenti che hanno segnato la vita della mitica Peggy Guggenheim, dal suo arrivo a Venezia, sessant’anni fa, attraverso la storia delle opere della sua collezione, dei suoi amici artisti, del suo talento e del suo amore per l’arte.
Era il 1948 quando Rodolfo Pallucchini, allora Segretario generale della Biennale, invitava l’eccentrica collezionista americana a esporre la propria, già leggendaria, collezione al Padiglione della Grecia, Paese all’epoca impegnato nella guerra civile. Arrivarono così in Italia, per la prima volta, grandi rappresentanti dell’espressionismo astratto americano, artisti quali Jackson Pollock, Arshile Gorky e Mark Rothko. Appena un anno più tardi Peggy Guggenheim acquistava il settecentesco palazzo Venier dei Leoni, prezioso scrigno sul Canal Grande che da allora custodisce la sua collezione, la più importante in Italia per l’arte europea e americana della prima metà del Novecento.
Durante i trent’anni trascorsi a Venezia, Peggy Guggenheim continuò instancabilmente a collezionare opere d’arte e ad appoggiare artisti internazionali e locali, come Edmondo Bacci e Tancredi Parmeggiani. Nel 1969 Peggy decise di donare il palazzo e le opere d’arte alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, creata nel 1937 dallo zio Solomon per amministrare la propria collezione e il museo a New York, lasciando così ai posteri una straordinaria collezione che vanta capolavori di indiscussi di maestri del calibro di Pablo Picasso, Salvador Dalì, Max Ernst, Piet Mondrian, Kasimir Malevich, Marc Chagall, Giorgio de Chirico e Marcel Duchamp.
Per ripercorre la “geografia” di Peggy Guggenheim e per approfondire l’importanza dei suoi legami con le avanguardie americane e la sua influenza all’interno del panorama artistico veneziano degli anni ‘40 e ’50, la collezione lagunare sta organizzando due rassegne temporanee.
Si inizia questa estate con l’attesa mostra Coming of Age: American Art, 1850s to 1950s (28 giugno–12 ottobre), che allinea oltre settanta dipinti e sculture, perfetto documento dei complessi e contraddittori impulsi che nell’arco di un secolo hanno spinto gli artisti d’oltreoceano verso la ricerca di un linguaggio pittorico propriamente americano. «Partendo dai dipinti della Hudson River School, si passa» – spiegano dalla collezione Guggenheim - «alle opere dell’Impressionismo americano, al realismo di Homer e Eakins, alla Ash Can School, per arrivare al primo modernismo americano con gli artisti della galleria 291 di Alfred Stieglitz (O’Keeffe, Marin e Dove), a Hopper e Davis, all’astrattismo geometrico e infine all’espressionismo astratto di Pollock, Baziotes e Gottlieb, tutti artisti che, attraverso una rottura definitiva con le tradizioni, hanno portato l’arte americana al centro della scena internazionale».
L’autunno porta, invece, sul Canal Grande la mostra Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte (1° novembre–9 febbraio 2009), curata da Luca Massimo Barbero, che ruota attorno all’eclettica personalità del mecenate, collezionista, editore e gallerista veneziano, e ne mette in evidenza la molteplicità degli interessi e la straordinaria attualità del modo di intendere e promuovere l’arte attraverso innovative strategie culturali. Documenti, oggetti, pubblicazioni e alcuni iconici capolavori forniscono una panoramica storico-artistica su questo grande protagonista del Novecento, creando un vero e proprio percorso in grado di narrare al visitatore la vita stessa degli artisti e con essa la loro avventura d’avanguardia.

Didascalie delle immagini
(fig. 1, 2, 3) Vedute esterne della Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia

Informazioni utili
Collezione Peggy Guggenheim - Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701 - Venezia. Orari: 10.00-18.00; chiuso il martedì. Ingresso: intero € 10.00; ridotto € 8.00; studenti € 5.00; gratuito 0-10 anni. Informazioni: tel. 041.2405411, fax 041.5206885, e-mail: info@guggenheim-venice.it. Sito web: www.guggenheim-venice.it.

Vedi anche

venerdì 18 gennaio 2008

«Why», la normalità del quotidiano a passo di danza

Un coinvolgente inno all’ottimismo e alla gioia di vivere, dal ritmo adrenalinico e dall’energia contagiosa: ecco WHY…be extraordinary when you can be yourself?, apprezzato spettacolo del coreografo californiano Daniel Ezralow (già leader dei Momix), che mercoledì 23 gennaio (ore 20.30) fa tappa in Svizzera, al Palazzo dei Congressi di Lugano, nell’ambito della stagione cittadina Danza che ti passa.
Sul palco una compagnia di dieci danzatori: sette ballerini, con alle spalle successi a Broadway e con il Cinque du Soleil, e tre giovani talenti affermatisi con il reality show Amici di Maria De Filippi: Santo Giuliano, Roberta Miolla e Jessica Villotta.
«Perché essere straordinario quando puoi essere te stesso?», recita il sottotitolo dello spettacolo, un vero e proprio «real people dance», una danza che vuole celebrare la magia della normalità e del quotidiano.
Daniel Ezralow, una delle menti più geniali della danza contemporanea, ironizza, infatti, sulla moderna ossessione di voler apparire a ogni costo. Mette gustosamente in ridicolo il modo in cui troppi si affannano a inseguire ricchezza, bellezza e popolarità secondo gli stereotipi proposti da certi media e dalla moltitudine dei reality show.
L’idea è quella di evidenziare il comico contrasto tra le «vite clonate» di chi insegue ciecamente dei modelli preconfezionati di successo, e le «vite normali» di chi invece sceglie semplicemente di essere se stesso. Lo spettacolo alterna momenti di giocosa ironia a momenti di poesia, numeri di esilarante comicità ad altri che sono un’esplosione contagiosa di incontenibile gioia. Ad assecondare il tutto un appassionante mix musicale che spazia dai Beatles agli U2, da Ludovico Einaudi a Lesley Gore e David Lang.
Why rappresenta un momento di maturazione per Daniel Ezralow, diventato icona dell’ottimismo e sex-symbol pieno di energia e vitalità. Formatosi alla scuola acrobatica di Paul Taylor e di Lar Lubotitch, Ezralow si è imposto dapprima come ballerino di punta dei Momix sotto la guida di Pandleton. Ha quindi fondato una propria compagnia, quella degli Iso, sigla dello slogan che da sempre ispira la sua attività: «I am So Optimist». È poi approdato al musical (Tosca di Lucio Dalla), al mondo della moda, e musicale (video per U2, Bowie, Bocelli) e del cinema (film con Bellocchio, Wertmüller, Gassman), fino a concepire spettacoli di successo come White Man Sleep con la star Alessandra Ferri e Aeros con i ginnasti rumeni.
La rassegna luganese Danza che ti passa prevede altri due appuntamenti: Tiger Dancing (martedì 22 aprile, ore 20.30) con la compagnia del danzatore nigeriano Henri Oguike, e Fast Food (domenica 27 aprile, ore 20.30), con gli olandesi Introdans.
Dopo Lugano, lo show di Daniel Ezralow toccherà, invece, le piazze italiane di Gorizia, Vicenza, Varese, Carpi, Bari, Roma. L’intero calendario della tournée è reperibile sul sito: www.danielezralow.it/it/why/tournee.

Didascalie delle immagini
(fig. 1 e fig. 2) Scena dello spettacolo WHY…be extraordinary when you can be yourself? di Daniel Ezralow; (fig. 3) ritratto di Daniel Ezralow
[Le immagini sono state fornite da Sabina Bardelle, ufficio stampa del Dicastero culturale di Lugano]

Informazioni utili
Why... be extraordinary when you can be yourself?. Palazzo dei Congressi, piazza Indipendenza 4 - Lugano. Orari: mercoledì 23 gennaio 2008, ore 20.30. Biglietti: intero fr. 40.- / 30.- / 23.-, ridotto fr. 22.- / 16.- / 13.-. Informazioni: tel. +41(0)58.8667280. Sito web: www.luganoinscena.ch.

Curiosando nel Web

giovedì 17 gennaio 2008

«Arteingenua 2008», un palcoscenico per artisti under 40

«Un nuovo contenitore d’arte, un modo nuovo di mecenatismo, spinto dalla voglia di scoprire, aiutare, capire, valorizzare le complesse e intrecciate forme artistiche che oggi, più che mai, testimoniano le forze racchiuse in una ritrovata purezza creativa, in una necessaria spontaneità del fare arte, in una sempre nuova germinazione di linguaggi pittorici, plastici, multimediali e performativi»: con queste parole Ferdinando Magnino presenta Arteingenua, progetto nato a Brescia nel 2007 con l’intento di valorizzare e promuovere giovani artisti.
Dopo i Notturni dannunziani, che lo scorso settembre hanno animato il Vittoriale degli italiani, e l’evento Arteingenua start, tenutosi in novembre a Milano e a Roma, la società lombarda lancia la prima edizione del Premio Arteingenua 2008: Impatto_arte luogo + relazioni, concorso rivolto a pittori, scultori e fotografi, di qualunque nazionalità e di età compresa tra i 20 e i 40 anni (nati, cioè, tra l’1° gennaio 1968 e il 31 dicembre 1988), che abbiano partecipato almeno a una mostra d’arte personale e/o collettiva.
Unico per ammontare, a livello privato, anche in ambito internazionale, è il montepremi dell’open call: al primo classificato andranno 30.000,00 euro; al secondo 7.000,00 e al terzo 3.000,00, per un totale di 40.000,00 euro stabiliti con l’obiettivo di aiutare i giovani a crescere artisticamente e stimolare lo sviluppo nel loro settore.
Il tema del concorso, le cui iscrizioni sono aperte fino a giovedì 28 febbraio, si sviluppa intorno ai concetti di luogo, relazioni e impatto e a un’altra sessantina di termini ad essi correlati come accaduto, altrove, vivere, istante, ovunque, choc, forma, linea, cerchio, inventare, utopia, non luogo, amare, comunicare e sentire.
Ogni artista potrà partecipare con una o due opere di pittura, scultura e fotografia, inedite o realizzate negli ultimi dodici mesi e mai esposte, che abbiano dimensioni massime fra i 200 x 200 centimetri per i lavori dimensionali e 200 x 150 x 150 per quelli tridimensionali.
Tra le opere pervenute, la giuria composta da personalità di alto profilo selezionate nelle realtà della critica, del giornalismo d’arte, del collezionismo, del design, dalla moda e dei new media (tra di questi si segnalano le presenze di Livia Savorelli, Vanja Strukelj e Giuliano Simonelli) selezionerà una short list di quaranta autori, cui verrà dedicato un evento espositivo sul territorio italiano, corredato da un ampio catalogo.
Per maggiori informazioni è possibile collegarsi al sito Internet riservato al concorso (www.arteingenua.it) e scaricare regolamento e schede di adesione.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Logo di Arteingenua;

Informazioni utili
Premio Arteingenua 2008
. Ente banditore: Arteingenua - Brescia. Quota di partecipazione: nessuna. Informazioni: Arteingenua spa, viaCorfù, 106 - 25124 Brescia, tel. 030.2422111, e-mail: galleria@ghiggini.it, Sito web: www.arteingenua.it. Data di consegna: 28 febbraio 2008.

mercoledì 16 gennaio 2008

Dal ‘200 a oggi: sette secoli di pittura tra arte e religione

«L'opera d'arte è caratterizzata dal fatto che ha un senso, ma non uno scopo (...) Non propone nulla ma significa, non vuole ma è. E' creata per essere e rivelare». Così Romano Guardini, figura di spicco della storia culturale europea del ‘900, parlava della dimensione sacrale dell'arte e definiva pittori, scultori e architetti «intermediari» tra l'umanità e l'Assoluto per quella capacità che è a loro propria di tradurre il mistero della vita e la bellezza del Creato nel linguaggio delle forme e delle figure. Basta sfogliare un qualsiasi catalogo di aforismi sull'arte per rendersi conto che al tema del fare artistico come «eco» della creazione divina e medium per avvicinarsi alla comprensione della sfera ultraterrena è dedicata un'ampia letteratura. Lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe definì, per esempio, l'arte «mediatrice dell'ineffabile». Mentre Pablo Picasso scrisse che la pittura era «qualcosa di benedetto (…) perché sfiorata da Dio» e Franz Marc parlò di colori e pennelli come di «un ponte che conduce alla vita spirituale».
Al rapporto tra arte e religione non poteva non rivolgere la propria attenzione anche papa Giovanni Paolo II che, nella lunga Lettera agli artisti della Pasqua del 1999, dichiarò che l'uomo nel dipingere e nel plasmare la materia è «immagine del Creatore». «Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza – si legge in apertura della missiva – può intuire qualcosa del pathos con cui Dio all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani. Una vibrazione di quel sentimento si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l'opera del vostro estro, avvertendovi quasi l'eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi».
La lettera del pontefice – che prosegue descrivendo l'artista come un uomo votato al servizio della bellezza, «espressione visibile del bene» e della verità – è la seconda tappa di un cammino di riconciliazione della Chiesa e del mondo delle arti figurative, il secondo momento di un invito a riannodare i fili di un'amicizia di lunga data che si era bruscamente interrotta nel Settecento, quando gli illuministi criticarono la religione, associandola alla superstizione e al fanatismo, e l'arte si rivolse a soggetti legati alla quotidianità e alla storia. Ad aprire la strada di una nuova comunione tra arte e Chiesa fu papa Paolo VI nell'ormai storica udienza del 7 maggio 1964, in cui definì il lavoro dell'artista un «ministero parasacerdotale» e parlò della capacità di pittura, scultura e architettura di rendere i misteri di Dio «presenti e accessibili».
Sin dalle sue origini, databili tra il II e il IV secolo d.C., l'arte cristiana ha, infatti, avuto la finalità di fornire un'illustrazione catechetica e didascalica degli episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento, per educare alla fede una popolazione per lo più analfabeta, tanto è vero che la pittura catacombale, così come l'arte musiva delle prime basiliche cristiane (che si iniziarono a costruire in seguito alla promulgazione dell'editto di Costantino del 313 d.C.) e tutta la produzione medioevale con Cristo rappresentato come «Salvator mundi» e come «Imago pietatis» ebbero la funzione di una vera e propria «Bibbia dei poveri».
E' con Giotto, che Giorgio Vasari definì il «padre della pittura», che l'arte religiosa prende un nuovo indirizzo. L'allievo di Cimabue si lascia alle spalle la modalità di figurazione che aveva caratterizzato gran parte dei secoli precedenti, con la sua «prospettiva gerarchica» che disponeva le figure in base alla loro importanza e con i suoi radiosi sfondi dorati che volevano essere simbolo della magnificenza e della superiorità del Divino, per introdurre una forma di realismo che colloca sullo stesso piano uomo e paesaggio: nel Compianto sul Cristo morto (1304-1306 ca.) della Cappella degli Scrovegni di Padova e negli affreschi assisiati sulla vita di san Francesco, le figure non sono più stereotipi, secondo la formula tradizionale, ma soggetti connotati individualmente, uomini e donne veri con il proprio carico di dolore e di malinconia, di stupore e di partecipazione alla vita.
Superando la tradizione figurativa bidimensionale del suo tempo, il Medioevo, Giotto abbozza anche un primo tentativo di introduzione della prospettiva geometrica nella pittura, iniziando così gli studi sulla raffigurazione della terza dimensione, che - passando attraverso le ricerche «architetturali» dalla tematica sacra di Duccio di Boninsegna, Simone Martini e Pietro e Ambrogio Lorenzetti - avrebbero trovato nel 1428 la loro massima realizzazione in una delle opere-simbolo del Rinascimento, l'affresco de La Trinità (1428 ca.) del Masaccio alla chiesa di Santa Maria Novella di Firenze, e avrebbero portato, una trentina di anni dopo, all'audace disposizione spaziale della Flagellazione di Cristo (1460 ca.) di Piero della Francesca, in cui il motivo principale dell'opera è spostato sullo sfondo.
L'arte umanistica, che segna il passaggio dalla concezione teocentrica a quella antropocentrica, è, inoltre, caratterizzata da una sempre maggiore umanizzazione nella raffigurazione dei personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ecco così opere come Cristo alla colonna (1475 ca.) di Antonella da Messina, in cui la sofferenza del figlio di Dio è sottolineata dalle lacrime e dalle gocce di sangue, o come Il Cristo morto di Andrea Mantegna, oggi conservato alla Pinacoteca di Brera, o, ancora, come l'olio La Madonna del prato (1505 ca.) di Giovanni Bellini, oggi alla National Gallery di Londra, che raffigura Maria come una comunissima madre immersa in un paesaggio di estrema realtà e di assoluto lirismo, imponendo così allo spettatore una toccante intimità fisica con il mistero della maternità.
Gradualmente i temi sacri vengono a fondersi con quelli profani, per arrivare alle estremizzazioni del Veronese. L'abbondanza, la gioia dei sensi e la felicità apparentemente sfrenata che trapelano dalle sue opere, così come la tendenza a rappresentare scene bibliche alla stregua di feste di patrizi veneziani (un modo di dipingere bel visibile nella tela Nozze di Cana del 1562-63), costringono l'artista veneto a presentarsi davanti a un tribunale ecclesiastico a causa della sua rappresentazione dell'Ultima cena (1573). Sono gli anni immediatamente successivi al Concilio di Trento (1536). Anni, in cui vengono dettate regole severe riguardo all'immagine sacra, che deve essere «corretta sotto il profilo dottrinale» e dal punto di vista delle convenienze sociali, «né provocante, né lasciva». Nei decenni successivi, un ruolo determinante nello stabilire un nuovo rapporto tra pittura e trascendenza lo ebbe Caravaggio. Egli osò, come nessuno prima di lui nella pittura ad olio su tela, una sacralizzazione del quotidiano che gioca con sapienza sull'opposizione, o piuttosto sul paradosso, tra un realismo inedito nelle scene religiose e un trattamento della luce che fa apparire la sua origine soprannaturale, di cui eccellente testimonianza sono le tele Incredulità di San Tommaso (1601-1602) e La morte della Vergine (1606). Nella pittura del Merisi, Cristo è caratterizzato contemporaneamente come uomo tra gli uomini, e come apparizione miracolosa, come documentano La cena di Emmaus (1601) della Pinacoteca di Brera, che alla resa realistica delle vesti, degli atteggiamenti e dei cibi contrappone l'espressione interiorizzata del figlio di Dio, il suo volto totalmente assorto al momento dello spezzare del pane.
Il Seicento oscilla tra una raffigurazione di Cristo e dei personaggi testamentari concreta, intima ed estatica, che permette di scoprirne gli stati d'animo più personali. Di questo “stile” sono ottimi cui rappresentanti, oltre al Caravaggio, Orazio Gentileschi (emblematiche le sue tele Annunciazione del 1623 e Riposo durante la fuga in Egitto del 1628 ca.), Georges de La Tour, con la sua malinconica Maddalena penitente (1640-1645), e Rembrandt, con tele come Deposizione dalla croce (1634) dell'Ermitage di San Pietroburgo e I pellegrini di Emmaus (1628.1629 ca.) - e una trionfale e teatrale, con il figlio di Dio in gloria, levitante ed eroico, che ben viene illustrata dal Pieter Paul Rubens.
Il secolo dei Lumi segna una svolta nella raffigurazione pittorica. I generi fino allora considerati minori conoscono una valorizzazione senza precedenti: vi è uno sviluppo della natura morta e del ritratto, la pittura storica guarda non più alle gesta degli eroi, ma ai loro amori; quella sacra è caratterizzata da un'accentuazione della sua ispirazione biblica, fatta eccezione per alcune rare opere cristiche come quelle di Giovanni Battista Tiepolo. Inizia, inoltre, in questi anni un progressivo allontanamento della «grande arte» verso la Chiesa: i soggetti religiosi diventano sempre meno frequenti, l'arte sacra – per dirla con le parole di François Boespflug dell'Università di Strasburgo – viene considerata sempre più «una questione di parroci», anche se, fino all'Ottocento, continua ad essere con quella storica il gran genre al Salon.
Il Romanticismo, con la sua riscoperta del Medioevo, sembra dare un nuovo momentaneo smalto all'arte religiosa. In Germania viene, per esempio, a costituirsi la confraternita dei Nazareni che ha come ideale - sulla scia del Rinascimento e della pittura del Perugino e di Raffaello - di ridare purezza, dolcezza e umiltà all'immagine di Cristo e della Madonna. In Inghilterra, invece, sono i Preraffaeliti a farsi custodi della tematica religiosa con opere come Ecce Ancilla Domini (1850) di Dante Gabriel Rossetti e la tela L'albero del perdono (1881-1882) di Edward Burne-Jones.
Ma è nella concezione della natura come manifestazione del Divino, nell'idea che il paesaggio racchiuda una dimensione intima e infinita e permetta un legame attivo tra anima e cosmo che sta la grande novità del secolo, il nuovo modo di approcciarsi a Dio. Ecco così gli orizzonti infiniti di Caspar David Friedrich, come Monaco in riva al mare del 1808-1810 e Viandante sul mare di nebbia del 1818, in cui minuscole presenze umane misurano la loro contemplazione, o il misticismo simbolico dell'olio Cristo sul monte del 1808, in cui la croce diventa metafora della presenza di Dio nella natura.
Il tema del paesaggio come incarnazione dell'Assoluto si ritrova, sul finire dell'Ottocento, anche nel divisionismo. Giovanni Segantini lo traduce in forme e colori nella tela L'angelo della vita. Dea cristiana del 1894, che riprende l'iconografia quattrocentesca della Madonna con il Bambino tra le fronde di un albero dai rami rinsecchiti, simbolo di una corona di spine e presagio del calvario della croce. Ma, in realtà, la relazione fra l'immensità dei paesaggi montani e la spiritualità religiosa ricorre in tutto il repertorio dell'artista trentino, come documentano le tele L'ora mesta (1892), Alla stanga (1886) e Le due madri (1889).
Il Novecento è il secolo che vede le forme più sbalorditive e varie di illustrazione degli episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ritroviamo, per esempio, la rilettura espressionista dai toni sofferti di Emil Nolde e di Edvard Munch (emblematica la tavola Golgotha del 1900), i puzzle cubisti con le Crocifissioni di Pablo Picasso, le «icone» minimaliste di Alexej von Jawlensky e le immagini dolenti di Renato Guttuso, Georges Rouault e Francis Bacon.
La figurazione non è, però, l'unico modo con cui nel XX secolo viene espresso un soggetto religioso. Parecchi artisti astrattisti come Piet Mondrian, Joan Mirò, Vassily Kandinsky e Mark Rothko riescono a creare un'atmosfera di raccoglimento e di meditazione nelle loro tele attraverso mezzi pittorici più ridotti - colore e linea –, mentre lo spazialista Lucio Fontana conduce la sua ricerca di una dimensione ultraterrena tagliando o bucherellando la tela in opere di estrema liricità come il ciclo Fine di Dio. Ma il racconto religioso-pittorico più poetico e, nello stesso tempo, più conosciuto dell'intero ‘900 è sicuramente quello di Marc Chagall, che ha visto nella Bibbia «la più grande poesia di tutti i tempi», «l'alfabeto colorato» in cui intingere i propri pennelli. Dal 1931 al 1966 l'artista bielorusso è ritornato più volte su questo tema, prima con un corpus grafico e poi con una serie di pitture per il Musée National Biblique di Nizza. Il risultato complessivo di questo lavoro è un viaggio a metà strada tra la visione e la realtà, dove tutto è familiare e senza tempo, e in cui il messaggio divino è visto come messaggio di attenzione al prossimo. «Ho voluto dipingere il sogno di pace dell'Umanità – affermò Marc Chagall nel 1973, all'inaugurazione del suo museo in Francia – (…). Forse in questa casa verranno giovani e meno giovani a cercare un'ideale di fraternità e di amore come i miei colori lo hanno sognato. Forse non ci saranno più nemici e tutti, qualunque sia la loro religione, potranno venire qui a parlare di questo sogno, lontano dalla malvagità e dalla violenza. Sarà possibile questo? Credo di sì, tutto è possibile se si comincia dall'amore».

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Giotto, Compianto sul Cristo morto, 1304-1306 ca., Padova, Cappella degli Scrovegni; (fig. 2) Giotto, Il bacio di Giuda (particolare), 1304-1306 ca. Padova, Cappella degli Scrovegni; (fig. 3) Giotto, Predica di San Francesco agli uccelli, 1296-1300, Assisi, Basilica superiore di san Francesco.(fig. 4) Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo, 1460 ca., Urbino, Galleria nazionale delle Marche; (fig. 5) Antonello da Messina,Cristo alla colonna, 1475 ca., Parigi, Museo del Louvre; (fig. 6) Andrea Mantegna, Cristo morto e tre dolenti, 1480-1490 ca., Milano, Pinacoteca di Brera; (fig. 7) Giovanni Bellini, La Madonna del prato,1505 ca., Londra, National Gallery; (fig. 8) Veronese, Nozze di Cana, 1562-1563, Parigi, Museo del Louvre; (fig. 9) Caravaggio, La morte della Vergine (particolare), 1605-06. Parigi, Museo del Louvre; (fig. 10) Georges La Tour, Natività, particolare, 1648, Rennes, Musèe des Beaux-ArtsGeorges; (fig. 11) Georges La Tour, La Maddalena penitente, 1642-1644, Parigi, Museo del Louvre; (fig. 12) Caspar David Friedrich, Monaco in riva al mare, 1810. Berlino, Nationalgalerie (fig. 13) Giovanni Segantini, L'angelo della vita.Dea cristiana, 1894, Milano, Museo dell’Ottocento.


Curiosando nel Web
La cappella degli Scrovegni di Giotto
Artcurel: arte, cultura e religione

Da leggere
Il mondo della Bibbia - Cristo nell'arte dalle origini al XV secolo, Anno 10, n. 2, fascicolo 55 (marzo - aprile 2000) - Editrice Elledici, Leumann (Torino)
Il mondo della Bibbia - Cristo nell'arte dal Rinascimento ai nostri giorni. Anno 11, n. 2, fascicolo 57 (marzo-aprile 2001) - Editrice Elledici, Leumann (Torino)

martedì 15 gennaio 2008

«Premio GhigginiArte», a caccia di giovani talenti

«AAA artisti in erba cencansi». Il motto non cambia. Per il settimo anno consecutivo la galleria Ghiggini 1822 di Varese indice il Premio GhigginiArte giovani di pittura e scultura, palcoscenico per i protagonisti dell'arte under 30, che vivono in Lombardia, nel Verbano e nel Canton Ticino.
Il concorso, quest'anno riservato agli artisti nati prima del 1978, intende qualificarsi come una ribalta di verifica, confronto e dibattito del panorama artistico agli esordi. Il comitato promotore - composto dallo scrittore Giuseppe Curonici, dal gallerista Emilio Ghiggini, dallo storico dell'arte varesina Luigi Piatti e dalla critica Emma Zanella - si propone, infatti, di portare alla luce nuovi talenti, i cui lavori siano caratterizzati da originalità e buon uso della tecnica.
Libero da dettato alcuno se non quello delle misure massime delle opere (1 metro di base e 1 metro di altezza per i dipinti; 1 metro di lato per le sculture), il Premio GhigginiArte - che nelle passate edizioni ha visto affermarsi Federica Lazzati, Fiorella Limido, Marco Anzani, Luca Gastaldo e Federico Romero Bayter - si configura, pertanto, anche come un interessante momento di confronto fra tendenze e linguaggi differenti, di dialogo tra sperimentazione e tradizione.
A giudicare i lavori degli esordienti, che dovranno presentare la propria domanda di partecipazione entro mercoledì 20 febbraio 2008 alla galleria Ghiggini 1822 di Varese (via Albuzzi, 17), sarà una commissione tecnica composta da: Anna Bernardini, storico dell’arte e direttore di villa Panza; Italo Bressan, Claudio Cerritelli e Giuseppe Bonini, docenti all'Accademia di Brera; Maria Rosa Ferrari, direttrice del circolo culturale Il Triangolo di Cremona; la giornalista Licia Spagnesi e l’art director Paolo Zanzi.
I partecipanti dovranno consegnare, oltre a due foto delle opere in concorso, anche una scheda di spiegazione (dieci/quindici righe) del lavoro presentato, un breve curriculum vitae et studiorum (studi intrapresi, formazione artistica, frequentazione di studi di artisti, mostre personali e collettive), una foto ritratto ed eventuale materiale inerente la precedente attività espositiva (cataloghi, depliant, recensioni, le foto di almeno cinque opere eseguite negli ultimi anni).
Dopo una prima selezione, verrà organizzata, nel mese di marzo 2008, una mostra collettiva dei dieci finalisti. In questa occasione, ogni giurato inviterà dieci personalità dell'arte e della cultura a esprimere la propria preferenza sulle opere dell'artista considerato il più meritevole tra i partecipanti del concorso. I voti espressi (1 voto = 1 punto) sommati a quelli della giuria tecnica (1 voto = 10 punti) designeranno il vincitore del Premio GhigginiArte 2008, cui verrà organizzata una rassegna personale presso gli spazi della galleria nella stagione 2008/2009. E', inoltre, prevista per uno dei dieci finalisti la possibilità di esporre presso lo spazio Oberdan di Castelseprio.
Per maggiori informazioni è possibile collegarsi al sito Internet riservato al concorso (www.ghiggini.it) e scaricare regolamento e scheda di adesione.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Federico Romero Bayter, Labirintos del alma, 2007. Olio su tela, cm 200x150; (fig. 2) Federica Lazzati, Senza titolo, 2002, acrilico su tela, cm 77x222.

[Le immagini sono tratte dai cataloghi delle precedenti edizioni del Premio GhigginiArte giovani]

Informazioni utili
Premio GhigginiArte giovani 2008. Ente banditore: Galleria Ghiggini - Varese. Quota di partecipazione: nessuna. Informazioni: Ghiggini 1822, via Albuzzi 17 - 21100 Varese, tel. 0332.284025, e-mail: galleria@ghiggini.it, Sito web: www.ghiggini.it. Data di consegna: 20 febbraio 2008.

lunedì 14 gennaio 2008

Concorsi, dolci artistici per «Love difference» e Pistoletto

Perché le differenze culturali sono un valore? Perché attraverso l'arte si può contribuire a una trasformazione responsabile della società? E perché non parlare di interculturalità e politica mediterranea seduti intorno a un tavolo? Sono questi alcuni dei quesiti che ci pone la recente ricerca artistica di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), esponente di spicco dell’Arte povera e anima del progetto Love difference - Movimento artistico per una politica intermediterranea, nato nel 2002 all'interno di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto di Biella, edificio di archeologia industriale sulle sponde del torrente Cervo, oggi considerato tra i più interessanti laboratori internazionali in cui creatività e arte interagiscono con i vari ambiti del contesto sociale.
Tra questi ambiti, va ricordata anche l'enogastronomia. Nel 2005, in occasione della 51° Biennale d'arte di Venezia e del World Summit on the Information Society di Tunisi, Michelangelo Pistoletto e il suo staff idearono, infatti, un gelato al gusto di halva (pasta di sesamo molto diffusa nei Paesi arabi del Mediterraneo e nell'area balcanica), la cui ricetta viene condivisa secondo la logica del free knowledge, cioè della libera diffusione della conoscenza.
Da questa esperienza e dall'opinione diffusa che il cibo sia un ottimo passaporto per avvicinare e mettere in relazione più culture, è nata l’idea di lanciare un open call, rivolto ad artisti e chef, con l’obiettivo di «raccogliere –spiegano dalla Fondazione Pistoletto- ricette e contributi creativi per la realizzazione di nuovi dolci al fine di costituire una rete di Pasticcerie Love Difference, luoghi di incontro e di degustazione delle differenze», che avrà sede lungo tutto il bacino del Mediterraneo.
Il concorso, le cui domande di partecipazione dovranno pervenire entro le 18.30 (fuso italiano) di giovedì 17 gennaio, viene promosso in collaborazione con il Camec-Centro arte moderna e contemporanea di La Spezia, dove, da venerdì 22 a domenica 24 febbraio, andrà in scena Gelato e dolci Love Difference come passaporto culturale, vetrina per i dieci progetti più interessanti che giungeranno a Biella e che verranno selezionati da una giuria composta da Bruno Corà, Michelangelo Pistoletto e personalità del mondo della cultura e della gastronomia.
Chi fosse interessato a prendere parte all'open call deve inviare a Cittadellarte (all’indirizzo tastedifference@lovedifference.org o al recapito Love Difference c/o Fondazione Pistoletto, via Serralunga, 27 - 13900 Biella) la domanda di partecipazione, corredata dal concept del progetto (motivazione ed elementi che rendono il dolce portatore di un messaggio di dialogo interculturale), dalla ricetta (ingredienti, dosi, tempi e modalità di realizzazione) e dal curriculum vitae degli autori (uno o più).
Le proposte possono essere redatte in lingua italiana, inglese, francese, tedesca e spagnola. Love Difference mette a disposizione dei vincitori una quota per il viaggio a La Spezia (variabile in base alla provenienza degli autori) e per il soggiorno pari a 250 euro a persona.
Il bando e la documentazione allegata sono scaricabili al sito: www.lovedifference.org.

Informazioni utili
Open Call Pasticcerie Love Difference
. Ente banditore: Love Difference e Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, in collaborazione con il Camec di La Spezia.. Quota di partecipazione: nessuna. Informazioni: Love Difference, presso Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, via Serralunga, 27 - 13900 Biella, tel. 015.0991456 o
tastedifference@lovedifference.org. Sito web: www.lovedifference.org. Data di consegna: 17 gennaio 2008.

venerdì 11 gennaio 2008

Concorsi, un logo per il museo Flaminio Bertoni

Designer, artista, architetto, progettista, scultore e pittore: ecco i mille volti del varesino Flaminio Bertoni (1903-1964), artista noto al grande pubblico quale stylist della Citroën e disegnatore di autovetture mitiche come la Traction Avant, la 2 Cv, la Ds e la Ami 6. Alcuni di questi capolavori automobilistici compongono il percorso del museo Flaminio Bertoni, spazio espositivo voluto dalla Provincia di Varese e aperto nel maggio 2007, che allinea anche disegni, sculture, quadri, progetti d’architettura e brevetti: una ricca collezione di opere provenienti dall’atelier francese dell’artista, giunta a Varese nel 1992 e ancora poco conosciuta.
Si ravvisa in questi lavori una forte passione per la figura umana e per la natura, con un’attenzione al reale, che avvicinano l’artista al recupero del classico, rimanendo estraneo alle nuove tendenze e avanguardie che animavano in quel primo scorcio di Novecento la scena parigina. Ritroviamo, nello specifico, esposti splendidi nudi femminili, studi sulla forma del corpo umano, incisivi ritratti dedicati alla vita familiare o alla rappresentazione più ufficiale di personaggi famosi e amici, rappresentazioni di atleti e schizzi sul mondo animale.
Manca ancora qualcosa per un omaggio a tutto tondo al «papà della Due cavalli» o, per dirla alla francese, della «Déesse»? Sì, un logo «che riesca a esprimere graficamente e in forma semplice le finalità della collezione ovvero la valorizzazione dell’opera artistica e di design automobilistico di Flaminio Bertoni». Ecco perchè il museo varesino, grazie alla sponsorizzazione di Citroën Italia e alla collaborazione dell’amministrazione provinciale e del liceo artistico Frattini, ha lanciato un concorso di idee rivolto agli studenti di licei artistici, scuole d’arte, corsi professionali di grafica e design della Regione Lombardia.
I progetti, che dovranno pervenire entro il 31 marzo, saranno esaminati da una giuria composta da: Leonardo Bertoni, figlio dell’artista; Erika La Rosa, responsabile scientifico del museo Flaminio Bertoni; Claudia Colombo, assessore al Marketing territoriale della Provincia di Varese; Paolo Baretti, dirigente scolastico del liceo artistico Frattini di Varese; Claudio Benzoni, grafico e Walter Brugnotti di Citroën Italia.
Il vincitore, la cui proclamazione si avrà entro il 30 aprile 2008, si porterà a casa un premio di 500,00 euro, al secondo e al terzo classificato andranno rispettivamente 300,00 e 200,00.
Il bando e la documentazione allegata sono scaricabili dal sito: www.flaminiobertoni.it.

Didascalie delle figure
(fig. 1) Flaminio Bertoni, Studio per la 2 CV, 1960; (fig. 2) Flaminio Bretoni, Traction Avant, 1934; (fig.3) Veduta di insieme del museo Flaminio Bretoni di Varese. Foto: Metamusa arte ed eventi culturali, Gallarate (Va).

Informazioni utili
Concorso di idee per il logo del museo Flaminio Bertoni. Ente banditore: museo Flaminio Bertoni, in collaborazione con la Provincia di Varese e il liceo artistico Frattini. Quota di partecipazione: nessuna. Informazioni: Museo Flaminio Bertoni, via Valverde 2 - Varese. tel. 0332.252515 o museo@museoflaminiobertoni.it. Sito web:
www.flaminiobertoni.it. Data di consegna: 31 marzo 2008.

giovedì 10 gennaio 2008

«99 icone», design benefico a Bergamo

Dalle ballerine Porselli alla nuova Fiat 500, passando per la Moka Bialetti, le zeppe di Ferragamo, la vespa Piaggio, la bicicletta Bianchi, l’abito rosso fuoco di Valentino. E, ancora, i peluche di Trudi, i ciondoli Dodo di Pomellato, lo zainetto Prada, il bollitore Alessi e il cappello Borsalino. Sono oggetti cult del made in Italy - disegnati tra il 1778 e il 2007 da grandi firme della moda, della casa e del tempo libero - quelli che vanno in scena nella mostra itinerante 99 icone. Da segno a sogno, a cura di Enrico Baleri e Luigi Baroli, in programma a Bergamo, nelle sale della Gamec e dell’Accademia Carrara.
Obiettivo primario dell’esposizione, che farà poi tappa a Milano e a Torino, è la raccolta di fondi che andranno a finanziare Cesvi (organizzazione umanitaria indipendente fondata nel 1985 e oggi attiva in oltre trenta Paesi nel mondo) e il suo progetto a sostegno della Casa del sorriso di Rio de Janeiro, favela per bambini e ragazzi con attività di formazione, socializzazione, assistenza legale e recupero sociale attraverso le arti plastiche e figurative.
Capi di abbigliamento, accessori, arredi, lampade, gioielli, elettrodomestici, apparecchi radio e televisori, moto e automobili, bigiotteria e accessori moda esposti sono, infatti, tutti in vendita e potranno essere acquisiti in due modi: il visitatore potrà prenotare il pezzo esposto e comprarlo direttamente in mostra attraverso una donazione al Cesvi pari o superiore al prezzo di listino o ritirarlo presso i rivenditori del territorio che hanno aderito all’iniziativa, i quali devolveranno all'organizzazione umanitaria una percentuale del ricavato.
Sullo sfondo della mostra, il genio di grandi maestri della moda e del design, da Bruno Munari a Philippe Starck, da Gianfranco Ferrè a Enzo Mari, da Aldo Rossi a Valentino, da Giorgio Armani a Vico Magistretti, soltanto per citarne alcuni.
Oggetti, dunque, dall’indiscusso valore estetico quelli esposti, ma anche oggetti particolarmente emblematici, poiché, dalla loro nascita a oggi, sono presenti nel mercato internazionale e continuano a fare scuola in tutto il mondo, come testi fondamentali e senza tempo di una cultura italiana aperta all’incessante evoluzione della contemporaneità. Dalla caffettiera La conica di Alessi alla radio TS 502 di Brionvega, dalla cravatta di Marinella alle sneakers di Superga, tutti i pezzi in mostra rappresentano, infatti, «soluzioni originali – si legge nella nota di presentazione - che la creatività e l’imprenditorialità italiana hanno saputo dare a problemi reali, e non gesti gratuiti del disegno; veri e propri bestseller, entrati nell’immaginario e nell’uso collettivo non solo come sinonimi di stile, ma anche come rappresentanti per antonomasia di alcune categorie di oggetti che fanno parte del vivere quotidiano di tutti».

Didascalie delle figure
(fig. 1) Ballerine, Eugenio Porselli / Porselli, 1919; (fig. 2) Abito rosso, Valentino Garavani, Valentino /1950; Camicia bianca, Gianfranco Ferrè, Ferrè /1978; (fig. 4) Moka, Renato Bialetti, Bialetti,1933-Ph. Ballo & Ballo
[Le immagini sono state fornite da Cosmo Comunicazione, ufficio stampa della mostra 99 Icone. Da segno a sogno]

Informazioni utili
99 icone. Da segno a sogno. Gamec, via S. Tomaso, 53 e Accademia Carrara, piazza Giacomo Carrara 82 – Bergamo. Orari: 10 - 13 e 14.30 - 17.30. Chiuso lunedì. Ingresso gratuito. Catalogo: Lubrina editore, Bergamo. Informazioni: tel. 035.215881. Fino al 24 febbraio 2008. La mostra è stata prorogata fino a domenica 30 marzo 2008: tutte le opere sono ora visibili all'Accademia Carrara.

Curiosando nel Web
Cesvi