«Fogli d'arte» è una pubblicazione identificata univocamente da un codice ISSN (International Standard Serial Number), attribuito in data 7 marzo 2008: ISSN 1974-4455. Per comunicazioni: foglidarte@gmail.com.

mercoledì 30 aprile 2008

«Art4you», un solo biglietto per quattro musei napoletani

Un viaggio dall’antichità al contemporaneo. Un itinerario storico-artistico alla scoperta del Caravaggio e di Andy Warhol, dei tesori di san Gennaro e dei tagli di Lucio Fontana. Tre giorni di tempo, un unico biglietto e una linea bus dedicata per visitare quattro tra le più belle realtà storico-artistiche del centro napoletano: Pio Monte della Misericordia, museo del Tesoro di San Gennaro, la chiesa di Santa Maria Donnaregina e il museo Madre. Prende il via a Napoli Art4you, iniziativa culturale che si propone di offrire ai turisti individuali o in gruppo un circuito di visita di musei e chiese ubicati a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, tra via Settembrini, via Duomo e via dei Tribunali. Da giovedì 1° maggio, acquistando un biglietto da 10 o da 32 euro si potranno scoprire -sia autonomamente sia a bordo del caratteristico bus Citysightseeing, che dedica all’iniziativa una nuova linea denominata Donnaregina- opere di Luciano Fabro, Jeff Koons, Anish Kapoor, Rebecca Horn, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Richard Serra, Richard Long, Sol Lewitt, Jannis Kounellis e molto altro ancora.
L’itinerario di Art4You può partire da Pio Monte della Misericordia, storico palazzo di via dei Tribunali, che ospita al suo interno una chiesa barocca, dove è conservato uno dei capolavori più noti di Michelangelo Merisi da Caravaggio: Le sette opere di Misericordia.
In piazza Duomo si trova, invece, il Museo del tesoro di San Gennaro, che raccoglie documenti, oggetti preziosi, argenti, gioielli e dipinti d’inestimabile valore, regalati nel corso dei secoli al santo protettore, il cui culto ha origini antiche ed è profondamente radicato a Napoli. A questa collezione, tra le più ricche del mondo insieme alla Corona d’Inghilterra e al Tesoro dello zar di Russia, si aggiungono gli splendidi ambienti delle Sacrestie seicentesche, ora restaurati e riaperti al pubblico.
Di tutt’altro genere è la collezione de Madre, considerato il primo museo d’arte contemporanea in Campania di rilievo internazionale. Ubicato nell’ottocentesco Palazzo Donnaregina, ristrutturato dall’architetto portoghese Alvaro Siza, lo spazio propone un impegnato programma espositivo, incentrato sui grandi nomi dell’arte del presente e attento alla giovane ricerca artistica, ed ospita opere site specific e lavori di artisti contemporanei come Piero Manzoni, Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Bruce Nauman, Mario Merz e Cy Twombly, solo per fare qualche nome.
Dalle sale del Madre si può, inoltre, raggiungere la chiesa trecentesca S. Maria Donnaregina, tra le maggiori testimonianze di epoca medioevale della città. Ricostruito nel 1325 da Maria d’Ungheria, l’edificio gotico conserva il sepolcro marmoreo della regina, opera di Tino da Camaino e Gaglierdo Primario, e il più vasto ciclo di affreschi del XIV secolo rimasto a Napoli, attribuito a Pietro Cavallini e Filippo Rusuti.
La nuova offerta turistica contempla anche un ticket speciale per gruppi di almeno quindici persone a quindici euro. Oltre al biglietto, acquistabile nelle biglietterie dei quattro musei e a bordo del Citysightseeing, al turista che sceglie Art4you sarà consegnato anche un mini-depliant dello stesso formato che contiene la mappa dell’itinerario e informazioni.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Opera del
Museo del Tesoro di San Gennaro, Napoli; (fig. 2) Michelangelo Marisi da Caravaggio, Sette o pere di Misericordia, 1606-07. Opera conservata a Pio Monte della Misericordia, in Napoli; (fig. 3) Particolare della chiesa trecentesca S. Maria Donnaregina in Napoli

Informazioni utili Art4You. Spazi coinvolti: 1) Pio Monte della Misericordia, via dei Tribunali 253 – Napoli. Orari: 9.00-14.30; chiuso mercoledì. Sito web:www.piomontedellamisericordia.it. 2) Museo del Tesoro di San Gennaro, via Duomo 149 – Napoli. Orari: 9.00-18.30. 3 e 4) Museo Madre e chiesa trecentesca S. Maria Donnaregina, via Settembrini, 79 – Napoli. Orari: lunedì-venerdì 10.00-21.00; sabato e domenica 10.00 – 24.00; chiuso il martedì. Informazioni e prenotazioni: tel. 081.19313016 o www.napoli.city-sightseeing.it. Biglietti: € 10.00, integrato con Citysightseeing € 32.00, gruppi con Citysightseeing (minimo 15 persone) € 15.00.

venerdì 25 aprile 2008

Varese, un maggio tra arte e storia per il Fai

Un’intera giornata immersi nelle atmosfere del ‘700, fra popolani, mercanti, dame, nobiluomini e soldati, indossando le vesti e vivendo la quotidianità dell’epoca. Questo è ciò che promette Una giornata nel Settecento: vita di corte e rivolte di popolo, manifestazione promossa dal Fai (Fondo per l’ambiente italiano), che si terrà domenica 11 maggio nella splendida cornice di villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno. Tante le vicende che verranno messe in scena: dagli avvincenti intrighi delle corti settecentesche alla vita quotidiana dei mercanti, fino a una vera e propria sommossa di popolo. Ad animare l’evento, in programma dalle 10 alle 18, sarà la Compagnia di san Giorgio e il drago, conosciuta in tutta Italia per la sua competenza, nonché per la meticolosità con cui realizza le scenografie e i costumi.
Durante la giornata sono previste anche visite guidate alla villa, che consentiranno di scoprirne le eleganti decorazioni rococò e il meraviglioso giardino all’italiana, oltre a un pranzo a tema presso La locanda del baco da seta, con due menù a scelta: I sapori del contado e Nobili pietanze.
Appuntamento con il passato anche al monastero di Torba, dove domenica 18 maggio va in scena Un giorno nella storia - dal tardo Impero romano all’alto Medioevo, una ricostruzione teatrale degli avvenimenti che si sono succeduti nel corso dei secoli in questo affascinante luogo, oggi situato nel parco archeologico di Castelseprio, che fu avamposto militare prima romano e poi longobardo e che fu, successivamente, trasformato in un convento di monache benedettine e, quindi, in una cascina.
Un gruppo di attori, sotto la supervisione di Luca Simoncello, racconterà ai visitatori, tra realtà e fantasia, le vicende di tutti coloro che vissero a Torba più di mille anni fa: dal legionario, che attende invano l’arrivo dei temibili invasori, alla contadina, che scandisce il tempo della vita con il lento susseguirsi delle stagioni, per giungere alla monaca, che si lamenta dell’esuberanza di una novizia, chiusa contro il suo volere in convento, rinchiusa contro il suo volere nelle mura del convento.
Venerdì 16 maggio ci si sposterà a Varese, nelle sale di villa Panza, dove apre al pubblico la mostra Oltre la luce. Luce. Il Roden Crater project di James Turrell, curata da Agostino De Rosa. L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 17 agosto, è dedicata al progetto che l’artista americano James Turrell (Los Angeles, 1943) sta realizzando nella zona centrale del Painted Desert, presso Flagstaff (Arizona, Usa): un grande land-formed work che interessa il corpo interno di un cono vulcanico estinto noto come Roden Crater.
L’opera dell’artista statunitense -eseguita in collaborazione con architetti, ingegneri, geologi e astronomi americani- verrà narrata attraverso una vasta ed esaustiva panoramica relativa sia alla orografia del sito naturale che alla configurazione di ognuno degli spazi sotterranei, attraverso il ricorso a sofisticate immagini digitali elaborate dal team Imago Rerum. Il pubblico potrà così effettuare un viaggio virtuale all’interno dei vari ambienti del Roden Crater project, assistendo a fenomeni celesti e luministici visibili nei vari ambienti, attraverso un alternarsi di simulazioni diurne e notturne, in vari periodi dell’anno. Il fascino degli spazi progettati e dei fenomeni in essi reperibili è anche suggerita dai preziosi modelli fisici in bronzo, ideati dall’artista e realizzati, a tiratura limitata, dall’Hausler Contemporary di Monaco, e soprattutto dal soundscape appositamente realizzato da Maria Pia De Vito, Michele Rabbia e Maurizo Giri.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Un giorno nel Medioevo. Monastero di Torba, Gornate Olona (Varese). Foto di Mario Govino; (fig. 2) Una giornata nel Settecento. Villa Della Porta Bozzolo, Casalzuigno (Varese). Foto di Marino Govino. [Le immagini sono state fornite dall’ufficio stampa del Fai]

Informazioni utili
Una giornata nel Settecento. Villa Della Porta Bozzolo – Casalzuigno (Va). Orario: domenica 11 maggio, dalle ore 10 alle 18. Ingresso: adulti € 7.00, ragazzi (4-12 anni) € 3.00. Servizi per il pubblico: ampio parcheggio per auto; bookshop; area gioco per bambini; bar-ristorante “La Locanda del Baco da Seta” (per prenotazioni tel. 0332.650483). Per informazioni: tel. 0332.624136.

Un giorno nella storia - dal tardo Impero romano all’alto Medioevo. Monastero di Torba – Gornate Olona (Varese). Orari: domenica 18 maggio, ore 14-18. Ingresso: adulti € 5.00, ragazzi (4-12 anni) € 3.00. Per informazioni: tel. 0331.820301.

Oltre la luce. Luce. Il Roden Crater project di James Turrell. Villa e collezione Panza, piazza Litta 1- Varese. Orari: 10.00–18.00 (tutti i giorni escluso i lunedì non festivi). Informazioni: tel. 0332/283960, e-mail: faibiumo@fondoambiente.it. Sito Web: www.fondoambiente.it. Dal 16 maggio al 17 agosto 2008.

Da Arlecchino a Internet, tutte le novità del premio Agazzi 2008

«Uno spazio, unico nel panorama nazionale dei premi d’arte, in grado di promuovere il libero confronto tra giovani emergenti e autori già affermati sulla scena nazionale ed europea come momento di ricognizione dei fermenti e delle novità dello scenario artistico italiano e allo stesso tempo come momento di valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e turistico del territorio che lo ospita»: con queste parole l’associazione culturale Agazzi ars di Mapello presenta la ventiquattresima edizione del premio Agazzi, concorso di pittura, acquerello e grafica che da oggi, venerdì 25, a domenica 27 aprile avrà come palcoscenico vari comuni della provincia di Bergamo: Calusco d’Adda, Mapello, Presezzo, Solza e Carvico.
Le opere in mostra -che verranno esposte nei prossimi mesi in Olanda, Francia e Germania- sono state valutate da una giuria di esperti composta da Monique Hunot, Graziella Quintiens, Ferdinando Traversi, Claudio Rizzi e Jos Van de Kerkhof. Il primo premio è andato alla tela Lusinga opera n. 7 di Beniamino Piantoni, con la seguente motivazione: «Il dipinto propone con forte sintassi di impianto una freschezza di grande risalto, determinata dal ritmo di colori e dalla compostezza dei toni nel tessuto omogeneo di un segno raffinato nell’immediatezza del gesto». Gli altri lavori segnalati portano la firma di Bernardo Peruta (sezione I volti di Arlecchino), Claudia Marusic (sezione Acquarello), Paola Gamba (sezione Arte sacra), Salvatore Roggio (sezione Grafica) ed Ester Negretti (sezione estemporanea da Internet).
Tra le iniziative collaterali, merita una segnalazione la mostra Multicolored Puppets School (You SchoolTube),organizzata da Giorgio Sorti dell’associazione A come Arlecchino, curata da Davide Magri (Indifferent Studio) & PuppetsPride.com e realizzata dal collettivo artistico TheBag, che propone una riflessione sulla maschera di Arlecchino nel suo tentativo di ricrearsi in un contesto nuovo, quello contemporaneo. Una mostra, questa, allestita presso la scuola media di Mapello, che arricchisce la sezione I volti di Arlecchino, demone dantesco o angelo popolare?, novità di questa edizione del premio Agazzi. La scuola media di Mapello farà, inoltre, da vetrina alle attività della nuova galleria Brucanio d’arte, che presenterà opere di Simon Pasini, Michael Alford, Emanuela Fera, Patrizia Masserini e, in particolare, di Pierantonio Volpini.
Il premio Agazzi prosegue, infine, nell’attenzione specifica al mondo della scuola: non solo mettendo a disposizione borse di studio, ma anche organizzando visite guidate e laboratori didattici.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Bernardo Peruta, Il risveglio, 2008. Opera premiata nella sezione I volti di Arlecchino; (fig. 2) Beniamino Piantoni, Lusinga opera 7, 2008. Opera premiata nella sezione Pittura.

Informazioni utili
Premio Agazzi 2008. XXIV concorso nazionale di pittura, acquerello e grafica. Mapello, Calusco d’Adda, Presezzo, Solza e Carvico (Bergamo), sedi varie. Dal 25 al 27 aprile 2008. Orari: 9.00-12.00 e 14.00-19.00 (le mostre a Calusco, Presezzo, Carvico e Solza saranno chiuse domenica 27 aprile alle 12.00). Sito web: www.premioagazzi.org. Informazioni allo 035 908350.

Varese, un mese di visite guidate al museo Baroffio

Per quale motivo l’ulivo è simbolo di pace? Perchè Gesù bambino spesso tiene in mano una mela? Da dove nasce la tradizione di mettere in relazione gigli e iris con la Madonna? Perché Ludovico il Moro, signore di Milano, scelse il gelso come sua pianta rappresentativa? A queste domande si propone di rispondere la visita guidata Quando la natura si fa simbolo, in programma alle 10.30 e alle 15.30 di oggi, venerdì 25 aprile, al museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese. Laura Marazzi porterà il pubblico alla scoperta delle opere a tema naturalistico presenti nella collezione permanente della realtà varesina, proponendo una vera e propria passeggiata virtuale tra ulivi, gelsi, aquilegie, iris, gigli, mele e tralci d’uva.
Le iniziative primaverili del museo Baroffio e del Santuario sopra Varese proseguiranno venerdì 2 maggio, sempre alle 10.30 e alle 15.30, con una visita guidata dal titolo Il Museo Baroffio e del Santuario e i suoi tesori, grazie alla quale si potranno ammirare dipinti di Pietro Antonio Magatti, Bartolomeo Schedoni, Camillo Procaccini, Henri Matisse, Mario Sironi e Renato Guttuso, ma anche antifonari e ornamenti sacri. Tra i capolavori che sarà possibile vedere si segnalano la Madonna col Bambino, scolpita da Domenico e Lanfranco da Ligurno alla fine del XII secolo, già parte del portale romanico di Santa Maria del Monte, l’ingressario miniato nel 1476 da Cristoforo de’ Predis e due paliotti donati dal duca Ludovico il Moro alla fine del XV secolo e un terzo detto leonardesco per il ricamo centrale raffigurante la Vergine delle Rocce, ispirato alla versione parigina del celebre dipinto di Leonardo da Vinci.
Il mese di maggio vedrà il museo Baroffio e del Sacro Monte protagonista di altre due iniziative: Musei a scuola, rassegna sulla didattica museale in programma da martedì 6 al giovedì 8 a villa Baragliola di Varese, e Fai il pieno di cultura, iniziativa regionale che, da venerdì 16 a domenica 18, prevede un ricco programma di iniziative nei luoghi della cultura lombarda. Laura Marazzi sta organizzando, per le 21 del 16 maggio, un’inedita visita notturna dal titolo Nella notte tra le ombre dipinte.

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Cristoforo de’ Predis, Capolettera fiori e fragola di Antifonario
ambrosiano, 1746; (fig. 2) Paliotto detto leonardesco, fine sec. XV; seta ricamata con imbottiture, cm 96x227; (fig. 3) Vaso con gigli e motivi naturalistici, 1478 (circa); dossale intagliato del coro ligneo del Santuario, cm 84x56. Opera restaurata: Luca Quartana.

Informazioni utili
Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte Sopra Varese. Orari: giovedì, sabato e domenica e festivi 9.30-12.30 e 15.00-18.30 (il museo è aperto nei mesi estivi e durante le festività natalizie e pasquali). Ingresso: € 3.00 intero; € 1.00 ridotto (gruppi superiori a 10 persone, visitatori sino a 18 e oltre 65 anni, studenti, soci TCI e possessori di Welcome Card). Informazioni: Museo Baroffio e del Santuario - dott.ssa Laura Marazzi, tel./fax 0332.212042. Sito web: www.museobaroffio.it.

Vedi anche
2008, un nuovo anno di attività al museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese

lunedì 14 aprile 2008

Violetta e Alfredo, gli amanti immortali di Verdi in scena a Busto Arsizio

«Faccio la Dame aux Camelias che avrà per titolo, forse, Traviata. Un soggetto dell’epoca. Un altro forse non l’avrebbe fatto per i costumi, pei tempi, e per mille altri goffi scrupoli (…) Io lo faccio con tutto il piacere»: scriveva il compositore Giuseppe Verdi all’amico Cesare de Sanctis nel gennaio 1853. Nasceva così La traviata, opera in tre atti e quattro scene su libretto di Francesco Maria Piave, che viene unanimemente considerata «uno dei drammi in musica più importanti a livello universale» e, grazie alla sua raffinata vena intimistica e al suo elegante dialogo tra eros e thanatos, il capolavoro della celebre «trilogia popolare verdiana» (della quale fanno parte anche il Rigoletto e Il trovatore).
Sotto l'occhio di bue del palcoscenico la bella e scostante Violetta Valery, una prostituta parigina d’alto bordo realmente esistita con il nome di Alphonsine Plessis, che Alexandre Dumas figlio consegnò a futura memoria nel romanzo e, quindi, nella «comédie mêlée d’ariettes» Le dame aux camélias come Margherite Gautier, donna che, dopo una vita trascorsa nel vizio, si innamora, ricambiata, di un giovane di buona famiglia, cui è costretta a rinunciare in nome delle convenzioni sociali del tempo e che ritroverà sul letto di morte, riappacificandosi solo poco prima di spirare, appena ventitreenne, per colpa della tisi.
A far rivivere sul palcoscenico del teatro Sociale di Busto Arsizio, nell’ambito della rassegna BA Teatro–Stagione cittadina 2007/2008, la romantica e struggente storia di Violetta e del suo amato Alfredo Germont saranno, alle 21 di giovedì 17 aprile, il coro lirico del BelCanto e l’orchestra Filarmonìa di Milano, sotto la direzione del maestro Pierangelo Gelmini. In scena ci saranno anche i danzatori Lino Villa, Roberta Corva e Stefania Barina. Firma la regia Gianfranco Ronconi.
La traviata, il cui debutto risale al 6 marzo 1853 presso il teatro La Fenice di Venezia, si configura come un’«opera di carattere morale», con al centro diversi ingredienti tipici della librettistica ottocentesca: dall’amore inteso come legame che supera ogni limite imposto dalle regole della convenienza sociale alla preminenza del valore della famiglia su qualsiasi altro. Nuova è, invece, la scelta di trattare una vicenda legata alla cronaca contemporanea, per giunta mutuata da un best-seller della cosiddetta letteratura scandalistica, laddove la librettistica prediligeva il più delle volte ambientazioni lontane nel tempo e nello spazio, se non addirittura mitiche. Non è un caso che solo nell’edizione del 1906 l’opera verdiana venisse rappresentata in abiti ottocenteschi; le prime repliche retrodatarono, infatti, la storia all’epoca di Luigi XIV per non incorrere nella censura, ma anche per motivi pratici: «abituati ai costumi, difficilmente i coristi, che cantavano per arrotondare lo stipendio, -ricorda il musicologo Gianni Ruffin- avrebbero indossato con disinvoltura gli abiti di lusso dell’aristocrazia e alta borghesia del tempo».
La grande innovazione di questo melodramma, unanimemente considerato l’«ultima opera belcantistica di Giuseppe Verdi», sta, però, nelle soluzioni drammaturgico-musicali adottate, che ne hanno fatto il perfetto spartiacque fra il modello di inizio Ottocento, ancora legato a una dimensione vocale idealizzata, e la nuova via «realistica», percorsa dal compositore di Busseto con i suoi lavori successivi. La parte di Violetta Valery ne è l’immagine con la sua esuberante ornamentazione virtuosistica del primo atto («tutta quanta risolta con picchi, acuti, scalette e arpeggi», per usare le parole di Renato Bossa), cui segue un finale quasi recitato, giocato su intensi momenti di declamazione, in cui incide più il sentimento del bel canto, dove si respirano tutte le mille sfaccettature dell’animo della protagonista, in bilico tra gioia, dolore, vergogna, pentimento, malinconia. Una novità, questa, che fu colta dal critico dell’Italia musicale nei giorni antecedenti la sfortuna “prima” (l’opera verdiana raggiunse il successo solo nella seconda edizione, quella presentata il 6 maggio 1854 al teatro San Benedetto di Venezia): «La traviata è la migliore o almeno la più progressiva delle opere moderne […] D'ora innanzi [...] si anderà al teatro d'opera con quella medesima disposizione con cui si va al teatro del dramma. [...] Verdi è inventore di un nuovissimo genere di musica, egli ha moltiplicato i suoi mezzi e vuole che essa sia capace di esprimere non solo i pensieri e i sentimenti in generale, ma anche tutte le loro modificazioni».
Fra i passaggi più popolari del capolavoro verdiano, il motivo Amami, Alfredo, amami quanto io t’amo, diventato un topos della lirica, oltre al celeberrimo brindisi Libiamo ne’ lieti calici, alla cabaletta Sempre libera degg’io, all’aria Addio, del passato bei sogni redenti e al duetto Parigi, o cara, noi lasceremo. Tutti brani entrati prepotentemente nel comune sentire e capaci di emozionare, con il loro pathos e il loro romanticismo, non solo i melomani, ma anche un pubblico non esperto.
Dopo Busto Arsizio, La traviata prodotta dalla compagnia del BelCanto di Milano sarà, nella serata del 19 aprile, a Cabiate (Como).

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Compagnia del BelCanto; (fig. 2 e fig. 3) Veduta interna del teatro Sociale di Busto Arsizio.


Informazioni utili

La traviata
. Teatro Sociale, piazza Plebiscito 1 - 21052 Busto Arsizio (Varese). Orari: giovedì 17 aprile 2008, ore 21.00. Biglietto: intero € 30.00, ridotto € 25.00. Informazioni: tel. 0331 679000 (lunedì-venerdì, 16.00-18.00; sabato, ore 10.00-12.00). Sito web: www.teatrosociale.it.

Curiosando nel Web
La compagnia del BelCanto


mercoledì 2 aprile 2008

Kledi Kadiu, un Romeo sulle punte in tournée

Dalla Verona del Medioevo a un assolato e cupo paese dell'Italia meridionale, scampato alle devastazioni della seconda guerra mondiale, dove desuete tradizioni e leggi furibonde, feroci sentimenti d'odio ed estreme passioni d’amore convivono tra loro. E’ un’ambientazione fiammeggiante e mediterranea quella che il coreografo e metteur en scene Fabrizio Monteverde ha scelto per la sua rilettura danzata della più nota e rappresentata tragedia shakespeariana di tutti i tempi: la storia d’amore e di morte di Giulietta e Romeo. Una storia romantica e travagliata, in bilico tra sentimento e ragioni di famiglia, che alle 21.00 di giovedì 10 aprile rivivrà sul palcoscenico del teatro Sociale di Busto Arsizio, nell’ambito di BA Teatro–Stagione cittadina 2007/2008, grazie all’Ente nazionale del balletto–Balletto di Roma, compagnia capitolina diretta da Cristina Bozzolini e Walter Zappolini.
A vestire i panni dei due leggendari amanti veronesi saranno la giovanissima, ma capace Noemi Arcangeli e il ballerino albanese Kledi Kadiu, noto al grande pubblico per i suoi interventi in programmi televisivi di grande ascolto come Buona domenica, C'è posta per te e Amici di Maria De Filippi, oltre che per la sua partecipazione alla fiction Rai Ma chi l’avrebbe mai detto (2006) e al film Passo a due (2005) di Andrea Barbini.
Nata nel 1989 in seno al Balletto di Toscana, compagnia straordinaria che s'impose per la bravura e per una strategia produttiva che puntava all’innovazione e alla danza d'autore, la coreografia di Fabrizio Monteverde, suddivisa in due atti e venti scene di forte impatto emotivo, cui fanno da colonna sonora le splendide musiche composte da Sergej Prokofiev nel 1940, «modernizza» il racconto shakespeariano. L’eterno astio tra le famiglie Montecchi e Capuleti viene trasferito da Verona a un qualsiasi paese del Meridione italiano, dal Medioevo al secondo dopoguerra, come ben dimostra la scenografia di desolata essenzialità ideata dallo stesso coreografo romano, con il fondamentale apporto del light designer Carlo Cerri, che ricrea sullo sfondo del palco un muro decrepito, un accumulo di macerie, simbolo della tragedia e degli orrori lasciati alle spalle.
La coreografia portata in scena dall’Ente nazionale del balletto–Balletto di Roma propone anche una Giulietta diversa dallo stereotipo restituitoci dalle numerose riduzioni musicali e cinematografie del capolavoro shakespeariano, dai balletti di Pëtr Il'ič Čajkovskij e Sergej Sergeevič Prokof'ev ai film di Franco Zeffirelli e Baz Luhrmann, passando per il musical West Side Story. La protagonista femminile pensata da Fabrizio Monteverde non è, infatti, l’adolescente timida, innocente e impacciata cui siamo abituati, ma una giovane ribelle, inquieta e passionale, simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire alle regole di un mondo piccolo e provinciale che impone alla donna un ruolo di sudditanza rispetto all’uomo.
Romeo, invece, è un ragazzo timido, introverso, solitario, totalmente aperto al desiderio e all’amore, vittima consapevole della volitiva irruenza di Giulietta, ma anche del livore che alberga nei cuori delle due madri, la sua e quella dell’amata, figure solo sinteticamente “affrescate” da William Shakespeare, che in questa rilettura diventano i veri motori della vicenda con la loro presenza ossessiva e opprimente, con i loro odi tessuti in silenzio. L’una, la Capuleti, è la tipica donna-oggetto sottomessa, «beghina» e sciocca; l’altra, la Montecchi, è una figura onnipresente, asfissiante e grintosa, «inchiodata istericamente a una sedia a rotelle».
Una scrittura d’autore di danza originale, dunque, quella proposta dall’Ente nazionale balletto-Balletto di Roma. Una scrittura serrata, dal ritmo cinematografico, «non soggiogata –si legge nella nota di presentazione- dai temibili riferimenti "storici", ma autonoma e sicura nel mettere a fuoco dal plot shakespeariano, scavando con ispirazione "rabbiosa" nei sentimenti e nei caratteri dei personaggi gli aspetti più consoni all'umore e all'immaginario del coreografo romano, fortemente influenzato da echi cinematografici (da qui il riferimento nell'ambientazione e nei costumi, al cinema neorealista di Rossellini e Visconti), ma anche da riferimenti letterari (così che la governante di Giulietta ha inquietudini e fremiti che ricordano l'omonima creatura di Brancati), o da citazioni di usanze e costumi nostrani (tanto che il ballo diventa una "vasca" da struscio cittadino, con le donne in piena "esposizione" delle proprie "mercanzie" e Giulietta morta indossa il virginale abito da sposa dei funerali meridionali)».
Il risultato è una coreografia nervosa, scattante, asciutta e lineare, che cede spesso il posto a passi a due di intima dolcezza e nella quale le forze espressive della formazione modern di Fabrizio Monteverde si fondono in un legato continuo agli spunti e alle linee della danza neoaccademica. Semplici e senza fronzoli anche i costumi di Eve Kohler, che mai fanno rimpiangere i ricchi merletti e gli improbabili corpetti d’oro e d’argento, da falso Medioevo, dei balletti del grande repertorio, soprattutto ottocentesco.
La tournée di Giulietta e Romeo toccherà anche le città di Comiso (teatro Naselli, 5 aprile 2008), Faenza (teatro Masini, 8 aprile 2008), Carpi (teatro Comunale, 11 aprile 2008), Viareggio (teatro Politeama, 14 aprile 2008), Castiglione delle Stiviere (teatro Sociale, 15 aprile), Bologna (teatro delle Celebrazioni, dal 17 al 19 aprile 2008), San Severo (teatro Verdi, 23 e 24 aprile 2008), Mantova (piazza Castello, 26 aprile 2008) e Cosenza (teatro Rendano, 30 aprile 2008).

Didascalie delle immagini
(fig. 1) Kledi Kadiu, (fig. 2) Kledi Kadiu e Noemi Arcangeli, (fig. 3) kledi Kadiu. Tutte le immagini pubblicate sono di Cristiano Castaldi e sono state fornite dall'Ente nazionale del balletto - Balletto di Roma

Informazioni utili
Giulietta e Romeo. Il teatro Sociale Srl, piazza Plebiscito 1 – Busto Arsizio (Varese). Orari botteghino: lunedì-venerdì 16.00-18.00. Ingresso: intero € 30,00, ridotto (riservato a giovani fino a 26 anni, militari, over 65, Cral, scuole, biblioteche, associazioni con minimo dieci persone) € 25.00. nformazioni: tel. 0331 679000. Sito web: www.teatrosociale.it.

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Balletto di Roma