ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 18 luglio 2014

Frascati: a villa Tuscolana musica in giardino e «sotto le stelle»

Dal flamenco alla musica classica: è un repertorio diversificato quello che compone il cartellone della rassegna «I giardini di musica sotto le stelle», realizzata dal Circolo Lya Barberis, in collaborazione con il polo chitarristico italiano «Carlo Carfagna», nella suggestiva cornice naturale di villa Tuscolana a Frascati.
Dal 27 luglio al 1° agosto, i giardini della storica struttura edificata nel 1564 dalla famiglia Rufini e ristrutturata da Luigi Vanvitelli nel Settecento, dimora di personaggi illustri come il cardinale Francesco Sforza Bonaparte, la nobildonna Maria Anna di Savoia e la regina Maria Cristina di Sardegna, ospiteranno tre concerti prestigiosi con l’obiettivo di coniugare il turismo alla cultura, all’interno di un territorio –situato nel cuore dei Castelli romani– ricco di straordinarie potenzialità.
L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune di Frascati e della Regione Lazio, si prefigge altresì di mantenere viva la memoria di Lya De Barberiis, una delle musiciste che più si affermarono nel difficile pianismo internazionale e interprete straordinaria della musica del Novecento italiano.
Ad inaugurare la rassegna, nella serata di domenica 27 luglio, sarà il Juan Lorenzo Quartet con il suo «Flamenco da concierto», un percorso tra i principali generi che formano l’universo della musica flamenca: dalla solea (appartenente alla famiglia del cante jondo) alla ritmicità trascinante dell’alegrias andalusa, dal tiento y tango alla bulerias alla complessità strutturale del fandango e la bellezza armonica della guajira di origine cubana.
Mercoledì 30 luglio sarà la volta del duo composto da Liliana Bernardi al violino e Francesco Taranto alla chitarra, virtuosi interpreti a «dieci corde» di una performance incentrata sulle musiche di Mauro Giuliani, Carlo Carfagna, Eugenio Becherucci e Niccolò Paganini.
«Quattro contro sei» (titolo derivato dal numero di corde dei rispettivi mezzi musicali) rappresenterà un momento di dialogo e fusione dei due strumenti in cui le singole esperienze artistiche daranno vita ad una ricerca espressiva in grado di trasmettere personali e suggestive emozioni sonore.
A chiudere la rassegna, venerdì 1° agosto, sarà un duo d’eccezione, formato dai pianisti Massimiliano Negri e Daniela Ignazzitto, in un’esecuzione a quattro mani che prevede un repertorio completo e vario, con musiche di Grieg, Dvorak, Brahms, Rachmaninoff, Barber, Muszkowsky e Rubinstein. Il collaudato duo, intitolato a Goffredo Petrassi, individua le proprie radici nella grande scuola pianistica di Lya De Barberiis (maestra d'arte e di vita di ambedue gli interpreti), e intende non rappresentare semplicemente la memoria storica del passato ma far continuare a vivere la tradizione di una scuola pianistica ancora esemplare e importante riferimento per i giovani talenti.
Un'ottima occasione, questi appuntamenti, non solo per ascoltare buona musica, ma anche per passare una serata diversa dal solito godendo di un panorama mozzafiato al tramonto e, dopo ogni concerto, il cui inizio è fissato alle ore 19.30, degustando una cena tipica inclusa, su prenotazione e per chi fosse interessato, nell’ingresso.

Didascalie delle immagini 
[Figg. 1 e 2]Villa Tuscolana a Frascati (Roma); [fig. 3] compagnia di Flamenco; [fig. 4] Massimiliano Negri e Daniela Ignazzitto

Informazioni utili 
Giardini di musica sotto le stelle. Villa Tuscolana, via del Tuscolo Km 1,5 - Frascati (Roma). Orari: concerto alle ore 19.30, cena (con obbligo di prenotazione entro i quattro giorni antecedenti all'appuntamento) alle ore 21. Ingresso: concerto + cena € 35,00. Informazioni: cell. 339.4095656, tel. 06.9589231, circultldb@gmail.com. Sito internet: www.circololyadebarberiis.it. Dal 27 luglio al 1° agosto 2014.

mercoledì 16 luglio 2014

Dal lavoro al vino, due concorsi per artisti di ogni nazionalità

È un argomento molto presente nel dibattito sociale, economico e culturale di questi ultimi anni quello scelto dal Movimento di resilienza italiana per la prima edizione del concorso «Segreen Art Workplace», promosso in collaborazione con la Panza Collection.
Il premio, le cui iscrizioni rimarranno aperte fino al prossimo 29 settembre, si propone, infatti, di indagare il ruolo dell’arte contemporanea nel luogo di lavoro, proponendo ad artisti di ogni nazionalità (senza limiti di età e di sesso) di realizzare un’installazione, una scultura o un quadro per gli spazi interni o esterni del Segreen Business Park di Segrate, complesso di grandi ditte come Lenovo, Triumph e Symantec che è stato inaugurato lo scorso maggio alle porte di Milano.
Il lavoro che vincerà il concorso andrà ad affiancarsi alle tre grandi opere site-specific di Mirco Marchelli e Francesco Arecco, appena installate nelle due hall degli edifici X e Y, per iniziativa di Giuseppina Panza di Biumo e Ilaria Bignotti.
Due le fasi in cui è articolato il concorso, per il quale è previsto un premio finale di 12mila euro. Nella prima parte, che avrà termine entro il 31 ottobre, verranno scelti i venti migliori lavori presentati alla segreteria del premio, che saranno, poi, fatti oggetto di un catalogo in formato digitale e di una mostra. In questa occasione, i lavoratori del Segreen Business Park potranno esprimere le proprie preferenze. Nella seconda fase, verrà scelto il progetto migliore tra i tre più votati. La giuria, che esprimerà il proprio parere entro il 31 gennaio 2015, sarà coordinata da Ilaria Bignotti e Francesco Arecco, e sarà composta da undici professionisti dell’arte, dell’economia, dell’architettura e degli studi sociali e della comunicazione, tra i quali Elio Grazioli, Alessandra Pioselli, Giuseppina Panza, Giuliana Montrasio e Mario Cristiani.
Gli interessati devono presentare entro il 29 settembre il proprio progetto, in busta chiusa e anonima, completo di didascalia, descrizione tecnica dei materiali e breve relazione sul rendering e gli schizzi presentati.
Sarà possibile lavorare per tutta l’estate anche alla realizzazione di un’opera per la quarta edizione del «Premio Sinestesie», ideato e promosso dall’associazione di promozione sociale «Fuori Scala», che annualmente organizza una mostra collettiva itinerante e la pubblicazione di un catalogo critico.
Il concorso, istituito a L’Aquila nel 2006, si suddivide in quattro sezioni -pittura, scultura, fotografia e video- e quest’anno si propone di indagare il tema del vino, prodotto di cultura e non solo di facile consumo, attraverso l’affascinante concetto di sinestesia, ovvero la percezione simultanea di due organi di senso, dovuto alla stimolazione di uno solo di questi.  «L’esperienza cognitiva che passa attraverso i nostri sensi, in questo caso il senso del gusto, non avviene -spiegano gli organizzatori- tramite l’esclusiva percezione fenomenica -bere o mangiare-, ma attraverso complessi meccanismi cerebrali che ci permettono di riconoscere -e, dunque, di apprezzare- un elemento come tale. Il vino, perciò, non si percepisce solamente attraverso la complessa armonia che coinvolge più che mai i cinque sensi, ma grazie a un percorso di elaborazione mentale che lo connota quale elemento d’immediata riconoscibilità».
Le iscrizioni al concorso, per il quale è previsto un premio complessivo di 4mila euro, rimarranno aperte fino al prossimo 25 ottobre. Una stampa fotografica a colori e una scheda tecnica dell’opera sono i materiali richiesti in questa prima fase; mentre a dicembre si terrà la mostra dei lavori selezionati dalla giuria.

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 2] Due vedute del Segreen Business Park di Segrate, Milano; [fig. 3] 
Logo del «Premio Sinestesie».

Informazioni utili 
«Segreen Art Workplace». Ente banditore: Movimento di resilienza italiana, con Panza Collection. Data ultima di consegna: 29 settembre 2014. Invio materiali: CBRE Global Investors SGR p.A., corso Magenta, 85 - 20123, Milano (Milano), Italia. Sito internet: http://www.segreen.com/segreen-art-call. Informazioni: Reina Torres, +39.366.1170 098 o reina.torres@resilienzaitaliana.org.

«Premio Sinestesie». Ente banditore: Associazione di promozione sociale «Fuori Scala». Quota di partecipazione: € 30,00. Data ultima di consegna: 25 ottobre 2014. Invio materiali: «Premio Sinestesie» c/o curatore Carlo Mangolini, via della Fonte 22, 67021 Barisciano (Aquila). Informazioni: fuoriscala@email.it o cell. 340.2752461. Sito internet: www.premiosinestesie.it


lunedì 14 luglio 2014

Premio internazionale «Sergio Amidei», Gorizia punta i riflettori su Mazzacurati e la Grande Guerra

Sarà dedicata Carlo Mazzacurati, regista e sceneggiatore recentemente scomparso, espressione sincera delle storie e del vissuto del Nord-est italiano, la trentatreesima edizione del premio internazionale «Sergio Amidei»,in programma dal 18 al 24 luglio a Gorizia per iniziativa di varie realtà attive sul territorio friulano, a cominciare dall’Amministrazione comunale e dall’Università degli Studi di Udine, che hanno ottenuto, tra l’altro, il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali e il contributo economico della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
Ricordato e celebrato con grande affetto da tutto il mondo del cinema, l'artista veneto verrà omaggiato nelle sette giornate di programmazione della rassegna, che vede alla direzione organizzativa Giuseppe Longo e al coordinamento artistico Mariapia Comand, attraverso la sua opera completa, dai primi anni Ottanta ai giorni nostri.
La retrospettiva -dalla quale non mancheranno lavori di sceneggiatura come «Marrakech Express» (venerdì 18 luglio, ore 16.16) e «Domani accadrà» (venerdì 18 luglio, ore 14.00)– offrirà un punto di vista privilegiato sull’opera di Carlo Mazzacurati andando oltre i lavori di regia per approdare al campo della scrittura cinematografica, il cuore dell’attività di promozione e divulgazione portata avanti dal premio goriziano in oltre tre decenni di attività.
Tra i film in agenda, che animeranno gli spazi della Sala 2 del Kinemax Gorizia o del parco di villa Coronini Cronberg, si segnalano «Un’altra vita» (sabato 19 luglio, ore 10.15), «Il toro» (domenica 20 luglio, ore 14), «Vesna va veloce» (domenica 20 luglio, ore 10.15), i ritratti dedicati a Mario Rigoni Stern (mercoledì 23 luglio, ore 10.15) e a Andrea Zanzotto (mercoledì 23 luglio, ore 10.15), oltre all’ultima gioiosa opera del regista, uscita postuma nei cinema italiani, «La sedie della felicità» (sabato 19 luglio, ore 21). Anima della retrospettiva dedicata a Carlo Mazzacurati, che è eccezionalmente patrocinata dall’autorevole associazione «100 autori» e dall’Agis Tre Venezie, sarà la tavola rotonda «Avventure di frontiera» (sabato 19 luglio, ore 18.30), incentrata sulla sceneggiatura del regista veneto, che vedrà la presenza di numerosi scrittori che hanno collaborato con lui, da Enzo Monteleone, con il quale condivise gli esordi, a Doriana Leondeff, sceneggiatrice di fiducia dell’ultimo decennio, passando per Francesco Bruni, Massimo Gaudioso e Marco Pettenello, tra gli autori del film «La sedie della felicità».
Grande spazio nella rassegna goriziana avrà, poi, la sezione «La Grande Guerra - L'occhio del cinema», dedicata al primo conflitto bellico nel centenario del suo inizio, grazie alla quale verranno trattati, attraverso tavole rotonde e retrospettive, argomenti quali la memoria storica, i destini individuali e collettivi degli uomini, la forza di denuncia della scrittura cinematografica.
Il premio goriziano offrirà così l’occasione per rivedere film importanti, alcuni noti, altri meno come «Maudite soit la guerre», girato in Belgio nel 1914 da Alfred Machin, che viene considerato il primo lungometraggio pacifista della storia del grande schermo e che verrà presentato al pubblico in tecnologia digitale e nella versione appena restaurata, con accompagnamento musicale dal vivo, come avveniva nei primi decenni del Novecento, grazie alla collaborazione del gruppo Demodè (domenica 20 luglio, ore 18.30). Altra pellicola in cartellone, oggetto di un recente intervento di restauro, è «J’accuse!» (Francia, 1938), raro film di Abel Gance che, per l’occasione, esce dagli archivi della Gaumont (sabato 19 luglio, ore 14). Spazio, poi, all’indimenticabile «Orizzonti di gloria» (Paths of Glory, USA, 1957) di Stanley Kubrick nell’edizione digitale restaurata dalla Park Circus (domenica 20 luglio, ore 16.15), a «Uomini contro» (Italia/ Jugoslavia, 1971) di Francesco Rosi (lunedì 21 luglio, ore 10.15), e a molti altri lavori ancora, tutti lucidi, struggenti e duri racconti di una tra le più drammatiche pagine della storia moderna.
I film saranno introdotti da brevi filmati o documentari su Gorizia e sugli altri teatri di guerra della regione, documenti visivi d’archivio (reperiti dalla Cineteca del Friuli) che con la forza straordinaria delle immagini, ricordano la ‘vicinanza’ della guerra volendo ribadire il valore della pace.
La sezione dedicata alla riflessione sulla prima guerra mondiale sarà, poi, arricchita da una tavola rotonda intitolata «In trincea e sul fronte: il cinema contro la guerra» (domenica 20 luglio, ore 18.30), che vedrà la presenza che vedrà la presenza di Luca Mazzei, docente all’Università di Roma Tor Vergata, e di Alessandro Faccioli, insegnante all’ateneo di Padova.
Ci sarà ovviamente la sezione dedicata alla miglior sceneggiatura cinematografica, asse portante di tutte le edizioni del premio, che prevede la proiezione di sette pellicole tra i titoli europei usciti nelle sale nell'ultima stagione, la cui selezione è stata effettuata dai registi Ettore Scola e Marco Risi, dagli sceneggiatori Francesco Bruni e Massimo Gaudioso, dall’attrice Giovanna Ralli e dalla produttrice Silvia D’Amico.
A contendersi il prestigioso riconoscimento conferito per l’originalità e capacità di sperimentare nuove formule narrative, oltre che per l’attenzione alla realtà sociale e ai temi emergenti del mondo contemporaneo saranno i film «Blue Jasmine» (regia, soggetto, sceneggiatura di Woody Allen), «In grazia di Dio» (regia di Edoardo Winspeare), «Il capitale umano» (regia di Paolo Virzì), «La Mafia uccide solo d’estate» (regia di Pif - Pierfrancesco Diliberto), «Locke» (regia, soggetto, sceneggiatura di Steven Knight), «Smetto quando voglio» (regia di Sidney Sibilia) e «Still Life» (regia, soggetto, sceneggiatura di Uberto Pasolini).
Un altro premio che verrà assegnato dal «Sergio Amidei» nella settimana di eventi goriziani è quello per la cultura cinematografica, che andrà alla trasmissione radiofonica di Radio3, «Hollywood Party», che proprio nel 2014 festeggia i suoi primi vent’anni di vita.
La rassegna prevede, inoltre, una rassegna con proiezioni dedicate ai più piccoli e una sezione dedicata all’horror politico italiano degli anni Sessanta e Settanta,con opere come «Il demonio» (Italia/Francia, 1963) di Brunello Rondi, «Un tranquillo posto di campagna» (Italia/Francia, 1968) di Elio Petri, «Hanno cambiato faccia» (Italia, 1971) di Corrado Farina e «La corta notte delle bambole di vetro» (Germania/Italia/Jugoslavia, 1971) di Aldo Lado, solo per citarne alcuni.
Il premio Amidei proporrà, poi, un focus sul cinema indipendente, interamente incentrato sull'horror indie italiano: durante tre «notti nere» (20-22 luglio) saranno mostrati i lungometraggi più significativi degli ultimi anni firmati da nomi di spicco del panorama, tra i quali Domiziano Cristopharo o Ivan Zuccon. Un cartellone, dunque, ricco quello della rassegna goriziana, che come consuetudine permetterà di riflettere e divertirsi davanti al grande schermo, di incontrare protagonisti del cinema italiano, di rivedere film famosi, di scoprire qualche vecchia pellicola in bianco e nero mai vista o qualche giovane talento del cinema indipendente.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Ritratto di Carlo Mazzacurati; [fig. 2] Un frame del film  «La sedia della felicità» di Carlo Mazzacurati; [fig. 3] Un frame del film «Maudite soit la guerre» di Alfred Machin; [fig. 4] Un frame del film «J’accuse!» di Abel Gance; [fig. 5] Un frame del film «La mafia uccide solo d’estate» di Pif

Informazioni utili
Premio internazionale «Sergio Amidei». Gorizia, sedi varie. Sito internet: www.amidei.com. Dal 18 al 24 luglio 2013

sabato 12 luglio 2014

«Summer on the Rocks», musica e teatro in una cava abbandonata del Conero

È una delle arene più suggestive dell’intero panorama geografico italiano. Stiamo parlando del teatro alla Cave, palcoscenico naturale ai piedi del monte Conero, tra le cittadine di Sirolo e Portonovo, scavato a colpi di martello nella pietra calcarea bianca e rosa che è tipica di questo angolo delle Marche. Qui, dal 19 luglio al 10 agosto, va in scena la prima edizione di «Summer on the Rocks», manifestazione promossa e prodotta da Format e Duncan Eventi, con la direzione artistica di Sante Giavazzi, che si configura come un vero e proprio festival della musica e della comicità made in Italy.
La rassegna, che gode del patrocinio del Comune di Sirolo, «vuole non solo rappresentare una preziosa opportunità per polarizzare, a livello regionale e nazionale, un pubblico multigenerazionale di fruitori, ma anche -affermano gli organizzatori- essere occasione di rilancio di uno storico luogo che nel passato ha visto esibirsi artisti di fama internazionale e che, in tempi recenti, non ha purtroppo goduto di una continuità performativa».
Corrado Pani e Carmelo Bene, Valeria Moriconi e Carla Fracci, Gigi Proietti e Nino Manfredi, Beppe Grillo e Benigni, Panariello e Fiorello, Lucio Dalla e Francesco De Gregori sono, infatti, alcuni degli attori, ballerini e cantanti che si sono esibiti, in passato, in questo suggestivo spazio scenico marchigiano, che può accogliere fino a duemilacinquecento spettatori.
L’incantevole e incontaminata cornice del teatro delle Cave torna ora a riaprirsi per alcuni dei beniamini giovanili più in voga del momento e per artisti storicamente affermati nel mondo della musica leggera e dell’affabulazione comica.
Ad inaugurare il cartellone della rassegna marchigiana sarà il comico siciliano Antonello Costa; sarà, quindi, la volta dello spettacolo «C’è qualcosa in te», atteso one man show di Enrico Montesano (20 luglio). Il secondo fine settimana del festival vedrà, invece, alternarsi il rapper più giovane e gettonato d’Italia, Emis Killa (25 luglio), Max Paiella (26 luglio) e Franco Battiato, in scena con il progetto «Joe Patti’s experimental live group» (27 luglio).
Seguiranno la performance a tutto tondo di Max Giusti (1° agosto), un appuntamento musicale con gli Avion Travel (3 agosto) e il concerto «Esperanto» con la cantante Tosca (2 agosto). A chiudere il festival saranno, invece, i concerti di Deborah Iurato, Simona Molinari (9 agosto) e Simone Cristicchi (10 agosto).
Un debutto estivo importante, dunque, tutto «on the rocks» (come recita il titolo della rassegna marchigiana), quello portato avanti a Sirolo, che, stando a quanto raccontano gli organizzatori, «intende anticipare –con primizie comunque di assoluta qualità–future stagioni aperte anche ad una programmazione internazionale, sempre all’insegna del giusto equilibro tra godimento intellettuale e puro divertimento».

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Teatro alle Cave di Sirolo; [fig. 2] Enrico Montesano, tra i protagonisti di «Summer on the Rocks»; [fig. 3] Franco Battiato 

Informazioni utili 
«Summer on the Rocks». Teatro alle Cave, Strada del Monte – Sirolo (Ancona). Orario spettacoli: ore 21.30. Ingresso: € 15,00-€40,00. Biglietteria on-line: Ticketone e Ciaotickets. Biglietteria sul posto: attiva tutte le sere di spettacolo, dalle ore 20.00 alle ore 21.30. Informazioni: tel. 3738001538. Sito internet: www.summerontherocks.com. Dal 19 luglio al 10 agosto 2014.

giovedì 10 luglio 2014

Cosenza, la grafica di Umberto Boccioni trova casa a Palazzo Arnone

Mattia Preti e Luca Giordano, ma anche Paolo De Matteis, Pacecco de Rosa, Carlo Maratta e Sebastiano Conca: è un bel viaggio nell’arte italiana di produzione prevalentemente meridionale quello proposto al visitatore dalla Galleria nazionale di Cosenza, ubicata negli spazi di Palazzo Arnone, attuale sede della Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etno-antropologici della Calabria.
Da giovedì 10 luglio, ad arricchire il già interessante percorso espositivo del museo, riaperto al pubblico nel 2008 dopo un importante progetto di riallestimento delle sale, sarà una sezione dedicata ad Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 1882 – Sorte, 1916), esponente di rilievo del futurismo e dell’arte italiana del primo Novecento, al quale si devono opere come «Rissa in galleria» (1910) e «Forme uniche della continuità nello spazio» (1913).
La nuova ala espositiva di Palazzo Arnone, la cui curatela è firmata da Fabio De Chirico e il cui coordinamento organizzativo è realizzato da Nella Mari, ospita, nello specifico, un nutrito gruppo di disegni su carta eseguiti a grafite, penna, china, pastelli colorati e acquerelli, nonché una ricca selezione di incisioni ad acquaforte e a puntasecca per un totale di sessantacinque opere realizzate dal maestro calabrese in un arco temporale che spazia dal 1906 al 1915, dagli anni della formazione alla piena maturità.
I lavori, che compongono una sorta di diario per immagini dell’intera evoluzione artistica di Umberto Boccioni, provengono dalla prestigiosa collezione dell'americana Lydia Winston Malbin, che verso la metà degli anni Cinquanta, acquistò in Italia da Raffaella Callegari, la sorella del pittore e scultore futurista, numerose opere.
Esposta nel 1961 al Museum of Modern Art di New York, nell’ambito dell’importante mostra «The Graphic Work of Umberto Boccioni», la raccolta venne smembrata nel 1990, alla morte della sua proprietaria, e venne riformata nel 1996 quando il Ministero per i beni e le attività culturali la acquistò dalla Finarte di Lugano per destinarla alla Galleria nazionale di Cosenza.
Il materiale esposto, al quale fanno da corredo accurati sussidi didattici e didascalici, è estremamente pregevole, non solo per la difficoltà di reperire opere del maestro calabrese sul mercato antiquario, ma anche per il valore estetico che l’attività grafica del pittore ricopre nel suo percorso artistico.
Il disegno rappresenta, infatti, un momento importante nella formazione di Umberto Boccioni, che mosse i suoi primi passi da artista nello studio di Giovanni Mataloni, un cartellonista romano che gli insegnò quel segno fortemente espressivo e quella definizione sintetica delle masse che sono cifre stilistiche significative di tutta la sua opera grafica.
Questo «sintetismo robusto» dell'artista calabrese ha fatto sì che la critica parlasse spesso di una similitudine con Toulouse Lautrec. Giulio Carlo Argan sostenne, per esempio, che Umberto Boccioni prese a prestito dal grande maestro francese il «disegno elastico, stringente, caratterizzante, ma anche il gusto dell'arabesco espressivo, dell'avventura grafica, del tratto e del tocco sferzanti».
Tra i pezzi in mostra spiccano alcuni capolavori come l’acquaforte «La madre con l'uncinetto» (1907), che rievoca fortemente la pittura successiva di Umberto Boccioni, gli studi preparatori per il dipinto «La risata» e per le tele «Contadini al lavoro» e «Campagna lombarda», nonché il pastello su cartoncino raffigurante «Gisella», proveniente dalla collezione d’arte della Banca Carime e in comodato d’uso presso la Galleria nazionale di Cosenza.
Nell'occasione sarà presentata la scultura bronzea  «Forme uniche di continuità dello spazio»  che Roberto Bilotti ha deciso di donare al museo calabrese; si tratta di uno dei molti esemplari in circolazione della celebre opera futurista così significativa per l'arte italiana da essere stata scelta come immagine per la moneta da venti centesimi di euro.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Umberto Boccioni, Studio per «Contadini al lavoro», 1908. Matita su carta. 11,8 x 15 cm. Ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza BSAE della Calabria; [fig. 2] Umberto Boccioni, «La madre con l’uncinetto», 1907. Acquaforte e puntasecca. Ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza BSAE della Calabria; [fig. 3] Umberto Boccioni, «Gisella», 1907 (datato). Pastello su cartoncino, cm 68 x 98. Collezione Banca Carime in comodato d’uso alla Galleria nazionale di Cosenza 

Informazioni utili 
Collezione Umberto Boccioni. Palazzo Arnone, Via Gian Vincenzo Gravina - Cosenza. Orari: martedì-domenica, 10.00-18.00; chiuso il lunedì. Ingresso libero. Informazioni: tel. 0984.795639/5556 e sbsae-cal@beniculturali.it. Sito internet: www.articalabria.it. Dal 10 luglio 2014.

martedì 8 luglio 2014

A Bagni di Lucca un festival tra arte, musica e circo

«Non si vedono che inglesi, non si ode che parlare inglese». Così Mary Shelley raccontava la passione che gli stranieri avevano nell’Ottocento, e soprattutto in epoca romantica, per Bagni di Lucca, antica cittadina termale nella valle del fiume Lima, a poca distanza dalla Garfagnana e dalla Versilia. Da Lord Byron a Heinrich Heine, da Johann Strauss a Nikolaj Platonovič Ogarëv, passando per Alexandre Dumas (padre) e Franz Liszt furono, infatti, molti i musicisti, i pittori e gli scrittori europei che rimasero affascinati dalle bellezze naturali del territorio e che ne fecero luogo di vacanza prediletto. La cittadina fu anche meta di ritrovo della nobiltà e dei diplomatici accreditati presso la corte di Lucca e il Gran Ducato di Toscana, a cominciare da Maria Luisa di Spagna e Leopoldo II di Lorena, tanto da prendere il nome di «terra di principi e poeti». Non meno numerosi furono gli artisti italiani che scelsero, in passato, di ritemprare il corpo e lo spirito alla sorgenti di questa amena località termale; basti pensare a Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli.
Proprio per ricordare il legame speciale di pittori, poeti e compositori europei per questo affascinante angolo d’Italia, immerso nel verde degli Appennini, l’associazione culturale «Il Ponte in Arte» ha lanciato lo scorso anno la prima edizione del «Bagni di Lucca Art Festival», manifestazione ideata da Jaqueline Varela e Jacob Cartwright che questa estate porterà nel pittoresco borgo di Ponte a Serraglio oltre una cinquantina di artisti, compresi apprezzati performer di arte circense e acrobatica.
Cuore pulsante della manifestazione sono le gallerie di via Vittorio Emanuele: alcuni vecchi negozi, inattivi da anni, recuperati e trasformati in dieci spazi espositivi, per un totale di più trecento metri di vetrina, dove artisti locali e internazionali esporranno per quasi un mese le loro creazioni di pittura, fotografia, scultura, video-arte e le loro installazioni. Attualmente sono in mostra i lavori del pittore statunitense Paul Gervais, della fotografa napoletana Andrea De Franciscis, della scozzese Jenny Mcintosh, della lucchese Laura Gori, della scultrice svedese Inger Sannes e dell’inglese Richard Sweeney,ma è possibile vedere anche la rassegna «Who we are», con le opere di cinque giovani artisti emergenti provenienti da Cina, Francia e Australia. Dal 25 luglio al 10 agosto sarà, invece, la volta dell’artista multimediale Giorgio Brogi, della fotografa statunitense Alyssia Lazin, del milanese Glauco Di Sacco, del lucchese Simone Franchi, del pittore ceco Pavel Kapic e dei ceramisti inglesi Carol Newmarch e Wren Miller.
Per tutta la durata del festival, una delle gallerie verrà messa a disposizione per i manufatti di «Home of Artisans»: uno spazio curato da Belinda Hall, che ospiterà produzioni e laboratori artigianali di tutto il mondo, con la lavorazione del legno, della ceramica, della terracotta e la tessitura.
È, inoltre, in programma un’installazione sull’acque del torrente Lima. Non mancherà, poi, la musica. Dopo il concerto del gruppo italiano Triad Vibration (4 luglio), è previsto un omaggio alla grande tradizione del dramma lirico, nella splendida cornice del Casinò più antico d'Europa, con lo spettacolo «A night at the Opera», un percorso tra arie di Mozart, Puccini e Verdi (19 luglio). Il palcoscenico sarà, poi, tutto per Neco Novellas, musicista del Mozambico che spazia dal pop al jazz, passando per l’afro-beat, il rock e la musica classica (2 e 8 agosto). Mentre a chiudere le serata sarà il concerto «Hollywood Hotel Swing Night» (10 agosto), un percorso tra le atmosfere jazz degli Anni Trenta e Quaranta.
La magia del festival di Bagni di Lucca sarà, inoltre, arricchita da alcune performance acrobatiche di altissimo valore, a cura di James Kingsford Smith (11, 12, 25, 26 luglio), artista del Cirque du Soleil, che,accompagnato dalla violoncellista Lih-Qun Wong, si esibirà in alcun estratti dagli spettacoli «In search of light» e «The glass menagerie».
Chiudono il programma della rassegna toscana una serie di interessanti corsi di pittura, scultura, ceramica e teatro.

Informazioni utili 
«Bagni di Lucca Art Festival». Sedi varie – Bagni di Lucca (Lucca). Ingresso libero alle mostre e agli spettacoli. Informazioni: www.artfestivalbagnidilucca.org. Fino al 10 agosto 2014.

domenica 6 luglio 2014

Siena, in viaggio nell’antica Etruria con Michael Franke

È un viaggio pittorico nell’anima e nell’essenza dell’Etruria quello che l’artista tedesco Michael Franke (Bonn, 1957) propone con la mostra «Ántron – Divinità etrusche tra inferi ed estasi. Genesi pittorica dell’Europa», promossa dall'amministrazione comunale di Siena, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica federale di Germania e con il contributo economico della Banca Monte dei Paschi, negli antichi spazi dei Magazzini del Sale di Palazzo pubblico, nell’ambito degli eventi promossi per la candidatura di Siena a Capitale della cultura 2019.
Settantasette opere tra astrazione e figurazione, alcune delle quali di dimensioni monumentali, popolano le sale espositive che, con i loro spessi muri in mattoni e la struttura a labirinto, rievocano alla mente gli antri sotterranei etruschi, in uno sottile gioco di rimandi tra idea espositiva e genius loci che trasforma il cammino espositivo in un percorso iniziatico di passaggio dalla dimensione dell’oltretomba verso quelli che sull’«Art Weekly» del Monte dei Paschi sono stati definiti «mondi superiori, permeati di luce e gioia estatica».
L’esposizione, che si avvale dell’allestimento degli architetti Francesca e Gabriele Pulselli, si articola, infatti, sui due livelli: al piano inferiore dei Magazzini del Sale è possibile ammirare opere che illustrano le profondità della terra e l’oscurità; al piano superiore si trovano, invece, lavori ispirati al paesaggio esuberante e vulcanico dell’Etruria, dove la natura si mostra, secondo l’autore, nel suo triplice volto di maestra, madre e divinità.
La mostra prevede anche una sezione al Santa Maria della Scala, nei suggestivi spazi del Museo archeologico nazionale, nel quale sono raccolte testimonianze della civiltà etrusca e che vede l’artista esporre due opere intitolate «Porte dell'oltretomba», raffiguranti un motivo ricorrente nell'iconografia dell’antica Etruria, e alcuni disegni di studio così da creare una feconda interazione tra arte contemporanea e archeologia, presente e storia, con uno sguardo verso il futuro culturale della città toscana e dell’Europa.
I luoghi raffigurati da Michael Franke esistono, non sono immaginari: sono posti che l’artista ha visitato, studiato e disegnato con il suo cavalletto, durante il lungo soggiorno nei pressi del Lago di Bolsena. Per quattro anni, infatti, il pittore tedesco ha viaggiato tra i paesi toscani e nell’alto Lazio per ritrovare le tracce archeologiche degli etruschi e tratteggiare così un suo personalissimo ritratto della storia europea, nel quale l’antico diventa archetipo e paradigma per una nuova e rinnovata alleanza tra uomo e natura.
Michael Franke «è entrato nelle grotte, ha camminato lungo le vie cave, addentrandosi –raccontano Francesca e Gabriele Pulselli- negli squarci profondi scavati nella terra, nascosti da una fitta vegetazione, ricca di biodiversità. […] Vere e proprie opere di land-art ante litteram che disegnano il territorio, dove la natura e l’opera dell’uomo si compenetrano». L’artista ha riletto questi spazi con gli occhi dell’anima e gli ha dato nuova forma attraverso tecniche antiche e pigmenti naturali della grande tradizione pittorica come le tempere all’uovo e alla caseina.
A tal proposito, Claudio Strinati scrive in catalogo che il pittore tedesco «concepisce la sua pittura come un filtro dell’intelligenza e della sensibilità attraverso la quale passano tutte le percezioni e le sensazioni della realtà. La sua, inoltre, non è una percezione diretta quanto un’interpretazione del dato reale entro quello culturale. Franke ha approfondito, attraverso un lungo soggiorno nelle zone dell’alto Lazio, un’esperienza storica immane come quella degli etruschi, del loro mondo e del loro territorio. Ed è proprio il dato territoriale a diventare nella sua pittura lo spunto figurativo primario. L’artista, in particolare, è affascinato da quegli incredibili passaggi stretti scavati nel tufo dove sembra quasi inconcepibile che siano stati aperti e praticati varchi a testimonianza di una civiltà di cui sembra di avvertire una componente magica e enigmatica sulla quale l’artista elabora le sue immagini. Franke è arrivato, dopo anni di esperienze e sondaggi, a costruire un universo figurativo ricco di echi e implicazioni, fortemente vissuto, capace di parlare a tutti, nel nome di quel supremo principio dell’arte che è la condivisione».


Nota
In occasione delle Notti dell’Archeologia, in programma il 9 luglio, Michael Franke accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’anima e dell’essenza del territorio e del paesaggio dell’Etruria, in un percorso che prenderà il via,  alle ore 17, dal Santa Maria della Scala, e toccherà, quindi, l’Antico Spedale e Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico. Si può prenotare la visita al numero 0577.534507 o al numero elettronica infoscala@comune.siena.it.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Michael Franke, «Armenta», Trittico, cm 150 x 150; [fig. 2] Michael Franke, «Porte dell’oltretomba I», cm 175 x 110; [fig. 3] Michael Franke, «Via degli inferi II», cm 150 x 200; [fig. 4 ] Michael Franke, «Adyton», cm 170 x 130

Informazioni utili
«Ántron – Divinità etrusche tra inferi ed estasi. Genesi pittorica dell’Europa». Magazzini del Sale, Palazzo pubblico di Siena, Piazza del Campo, 1 – Siena. Orari: ore 11.00-17.00; gli orari possono subire variazioni al 27 giugno al 3 luglio e dall’11 agosto al 17 agosto per attività inerenti ai Palii. Catalogo: disponibile in mostra (con testi di testi di Immacolata Amodeo, Martin Bentz, Hans-Dietrich Genscher, Giovanni Feo, Jürgen Fohrmann e Hedwig Pompe, Andreas Marneros, Michael Meyer-Blanck, Fulvio Ricci, Reinhard Schäfers, Claudio Strinati, Gabriele Uelsberg e Bruno Valentini). Informazioni: tel. 0577.292232 o e-mail: info@comune.siena.it. Sito internet: www.comune.siena.it o www.michaelfranke.eu. Fino al 28 settembre 2014. [mostra prorogata fino al 12 ottobre 2014]

venerdì 4 luglio 2014

Dora Maar, la musa di Pablo Picasso, e la fotografia

Henriette Theodora Markovitch, meglio nota come Dora Maar (Parigi, 1907-1997), nell’immaginario e nel ricordo dei posteri è stata soprattutto l’amante e la musa del grande Pablo Picasso, la donna di rara bellezza e dalla personalità enigmatica che aveva sedotto il massimo pittore del secolo e, abbandonata, era sprofondata nella pazzia, vivendo isolata dal mondo per i restanti cinquant’anni. «Sacrificata al Minotauro», «Segregata con i suoi fantasmi ammuffiti», «Dora, lacrime dipinte»: titolarono i giornali quando i suoi beni vennero messi all’asta, dopo la morte. Ma la Maar non fu solo questo. Fu anche e soprattutto una straordinaria artista e la mostra promossa dalla Fondazione musei civici di Venezia, nell’ambito della rassegna «Primavera a Palazzo Fortuny», ne rivela il singolare talento. Un centinaio le opere esposte, tra le quali alcuni lavori inediti, che Victoria Combalía ha scelto per comporre il percorso espositivo di questo primo omaggio italiano alla fotografa parigina, una donna certamente complessa e tormentata come appare nei dipinti di Pablo Picasso, ma anche acuta, intelligente e politicamente impegnata.
Dopo aver vissuto con la famiglia tra Parigi e Buenos Aires, e dopo aver frequentato l’École et Ateliers d’Arts Décoratif e l’Accademia di André Lhot, Dora Maar viene convinta a studiare fotografia all’École de Photographie de la Ville de Paris dal critico Marcel Zahar, anche se sarà soprattutto Emmanuel Sougez a fornirle preziosi consigli tecnici.
Risalgono al 1928 i primi lavori realizzati su commissione; nel 1930 l’artista inizia a collaborare come assistente di Harry Ossip Meerson. È degli appena anni successivi il connubio con Pierre Kéfer, il giovane che aveva creato le scene per il film «La caduta della casa degli Usher» di Jean Epstein. Le loro opere vengono firmate con il timbro Kéfer-Maar, ma gli scatti di strada sono quasi totalmente di Dora Maar. Si tratta di immagini meno note, eppure di grande interesse per l’attenzione alle frange marginali della società, al mondo dell’infanzia, alla vita quotidiana che si svolge nelle strade e all’eccentrico.
«Lo sguardo di Dora -scrive la curatrice della mostra- non ha il distacco documentario di Atget, né la crudezza di Brassaï, né l’obiettività di Cartier-Bresson. Lei non è direttamente interessata ai bassifondi, ai bordelli o ai cabaret». A volte il suo sguardo si fa pietoso come nel «Mendicante accasciato su una sedia pieghevole» (1932 c.), altre volte è pieno di ironia come in «Niente elemosina. Voglio un lavoro» (1934), dove un impeccabile signore con tanto di bombetta vende fiammiferi mostrando un cartello con scritto: «ho perso tutto negli affari». L’attenzione di Dora Maar per i meno abbienti in una Parigi colpita dalla grande crisi del ‘29 «si colora anche di politica». All’epoca l’artista ha una relazione con un giovane e intelligente cineasta Louis Chavance e frequenta il mondo di Montparnasse con Paul Éluard, i fratelli Jacques e Pierre Prévert, Luis Buñuel, ma cosciente delle disuguaglianze sociali, decide anche di impegnarsi nella lotta in favore delle classi umili ed entra a far parte nel 1933 del gruppo Masses, dove conosce il filosofo e rivoluzionario Georges Bataille. La loro relazione dura pochi mesi, la loro amicizia molto più a lungo.
L'attenzione di Dora Maar per quelli che erano considerati gli ultimi della scala sociale la vede andare spesso alla Zone di Parigi, una serie di terreni incolti nelle vicinanze della città, dove gente poverissima (gli zonards) viveva nelle baracche. È questo lo scenario per scatti come «Due bambini davanti a una roulotte» (1931-’36), «Ragazzino con le scarpe spaiate» (1933), «Donna e bambino alla finestra» (1935), efficaci ritratti di povertà.
Tra le «foto di strada» un posto particolare hanno anche quelle scattate nel viaggio solitario a Barcellona e in Costa Brava negli anni Trenta: l'artista ritrae il mercato della Boquería con le venditrici, le macellaie, i mendicanti, i bambini e i colori. Fa degli scatti al parco Güell di Gaudí, scegliendo gli stessi motivi ripresi quell’anno da Man Ray. Fissa immagini del villaggio di Tossa con i suoi pescatori.
L’impegno sociale, e quindi politico, di Dora Maar coincide con il suo ingresso al gruppo surrealista. Oltre a schierarsi dalla parte dei diseredati, l'artista ha un’istintiva e forte inclinazione per il misterioso, il magico e il soprannaturale, temi fondamentali del credo estetico e ideologico dei surrealisti. «Rivelare l’inquietante stranezza del quotidiano» diventa uno dei talenti dell'artista e nascono così scatti con monumenti visti da dietro («Scultura di pietra») o manichini iperrealistici dall’ammaliante sguardo («Busto di donna»). Famosa in questa tipologia di immagini è la foto «Il simulatore» (1936), una veduta capovolta delle arcate dell’Orangerie del castello di Versailles, nella quale il soffitto diventa pavimento, arcuato come la curva descritta dal corpo del ragazzino che sembra in precario equilibrio.
Alla fotografia sperimentale Dora Maar alterna quella commerciale. Esegue ritratti, foto di nudi, pubblicità e servizi per giornali di moda e piccole riviste erotiche come «Beautés Magazine» o «Amours de Paris».
Tra i tanti ritratti, sono bellissimi quelli di Nusch Éluard, Jean-Louis Barrault, Marie-Laure de Noailles, del poeta René Crevel e della piccola Aube Breton, figlia di André Breton e Jacqueline Lamba.
È il 7 gennaio 1936 quando Paul Éluard presenta all’artista Pablo Picasso; tra i due ha inizio una relazione, passionale e tormenta, che ha ripercussioni nel mondo del lavoro: Dora Maar fotografa, per esempio, le diverse fasi di realizzazione di «Guernica», lasciandoci uno straordinario documento sulla genesi e l’evoluzione di questo capolavoro.
Nel 1937 c’è il riavvicinamento della fotografa parigina alla pittura che non abbandonerà più fino alla fine della sua vita, mentre, negli stessi anni, Pablo Picasso la immortala in innumerevoli tele: all’inizio, la donna appare bella e malinconica con un corpo bianchissimo e sensuale, ma a partire dal ‘38 viene ritratta chiusa in un intreccio di linee sottili, «come una rete o una griglia -nota la Combalìa- metafora del suo carattere tormentato e incostante». Un rapporto, quello con il pittore spagnolo, troppo complicato per Dora Maar e costellato da tradimenti. Nel 1945, è la fine. La donna cade in depressione, a salvarla è la psicoanalisi di Jacques Lacan e la tortura degli elettrochoc. Ma la contropartita della salvezza è la perdita della creatività e la scelta di una vita ritirata, fino alla sua morte, avvenuta nel 1997.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Man Ray, Portrait de Dora Maar (solarisation), 1936. Gelatina al bromuro d'argento, solarizzazione, cm 28,7x21,6. Parigi, Collezione J -P. Godeaut. Photo credit: Xavier Grandsart; [fig. 2] Dora Maar, No Dole, Work wanted (Pas d´aumône. Je veux du travail, Londres, 1934. Vintage, gelatina al bromuro d'argento, cm 39,3x29,6. Parigi, collezione privata. © Dora Maar, by Siae 2014.  Photo credit: Xavier Grandsart; [fig. 3] Dora Maar, Sans titre (main et coquillage, circa 1934).Gelatina al bromuro d'argento, stampa moderna, cm 23,4x17,5. Parigi, Centre Pompidou, Musée national d'art moderne/Centre de création industrielle. © Dora Maar by Siae 2014; [fig. 4] Dora Maar, Aube Breton en 1936, 1936. Vintage, gelatina al bromuro d'argento, cm 14x9. Parigi,Collezione privata. Courtesy Galerie 1900-2000. © Dora Maar, by Siae 2014

Informazioni utili 
Dora Maar. Nonostante Picasso. Palazzo Fortuny, San Marco 3780 - Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-18.00 (la biglietteria chiude un'ora prima); chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00. Informazioni: tel. 041.5200995 o fortuny@fmcvenezia.it. Sito web: http://fortuny.visitmuve.it. Fino al 14 luglio 2014. 

giovedì 3 luglio 2014

Avvistata una balena nel lago di Lugano. Al via la nuova edizione dell’Art Urban Festival

Concerti, spettacoli teatrali, balletti, laboratori per i più piccoli e installazioni di arte urbana: è ricco il carnet di appuntamenti che, fino al prossimo 2 agosto, animerà vie, piazze e parchi pubblici di Lugano in occasione della quarta edizione del festival internazionale LongLake,uno dei più grandi open air della Svizzera con le sue sette rassegne (Rock’n’More, Urban Art, Family, Buskers, Words, Classica e Estival Jazz), più di trecento eventi e oltre 300mila spettatori attesi.
L’iniziativa, curata dall’Area Turismo ed Eventi della Municipalità luganese, con il patrocinio di Expo Milano 2015, prevede non solo spettacoli come il concerto dei Perturbazione (21 luglio, ore 21.30) o l’esibizione di Bob Sinclar (24 luglio, ore 19), ma anche un cantiere di iniziative artistiche che spazia in ambiti sperimentali diversi e che mette in relazione i cittadini con il contesto urbano.
Il primo intervento non è di certo passato inosservato agli occhi di cittadini e turisti. Nella notte del 1° luglio, sulle sponde del lago, di fronte alla rivetta intitolata a Guglielmo Tell, è, infatti, apparsa la coda di una grossa balena di più sette metri di altezza e di due metri di diametro, scolpita in polistirolo espanso, ricoperta con uno strato di carta pesta grossa e ricoperta in resina acrilica (per renderla impermeabile e per aumentarne la sua resistenza). Un pesce inusuale, questo, per il bacino idrico del Canton Ticino, solitamente abitato da specie di piccola taglia come l'agone, l'anguilla, il barbo, il cavedano e il luccio.
La monumentale installazione, visibile fino al prossimo 2 agosto, si intitola «Save the Whale» ed è firmata dagli artisti Stefano Ferretti e Alex Dorici per l’Urban Art Festival, manifestazione che prevede anche, nella giornata di domenica 6 luglio,l’apprezzata iniziativa «Open Gallery», grazie alla quale sarà possibile visitare gratuitamente tutte le gallerie, gli spazi d’arte e i musei della città di Lugano.
Il festival artistico di Lugano prenderà vita anche nel contesto di quiete e fascino naturale del parco Ciani, uno dei polmoni verdi più belli della Svizzera. Dopo aver incantato il pubblico con il grande cervo costruito per l’edizione dello scorso anno, il maestro Marcello Chiarenza torna a stupire luganesi e turisti con un’opera altrettanto imponente. Attraverso l’utilizzo di rami di nocciolo l’artista costruirà, infatti, una barca di circa dieci metri, che verrà posizionata in verticale come se fosse una grande porta che si apre verso le cime delle montagne.
A coronare l’offerta dell’Art Urban Festival 2014 sarà «ZOOna Lugano», un progetto di arredo urbano che interessa la nuova zona pedonale di piazza mercato: orme di animali disegnate sulla pavimentazione stuzzicano il pedone a scoprire le sagome degli stessi animali sulle facciate di alcuni palazzi. «Il progetto -raccontano gli organizzatori- non sarà invasivo in quanto le orme saranno dipinte a terra attraverso l’utilizzo di vernici reversibili o con delle bande adesive per le bordure e le pavimentazioni pregiate, per rispettare il carattere temporaneo dell'intero intervento. Un’idea originale per indurre la popolazione e i turisti a interagire con il tessuto urbano ampliando l’attuale area di aggregazione».

Informazioni utili 
LongLake Festival. Informazioni: Città di Lugano - Area Turismo ed Eventi, via Trevano, 55 – Lugano (Svizzera), tel. +41 (0)58.8664800 o info@longlake.ch. Fino al 2 agosto 2014.

mercoledì 2 luglio 2014

Treviso, tre giorni nel segno della moda e del design con il «Modesign/Fashion at Iuav»

Incontri, mostre, eating event, performance e sfilate: il mondo della moda e quello del design si incontrano a Treviso grazie alla seconda edizione del progetto Modesign/Fashion at Iuav, promosso dall’ateneo veneto con la collaborazione di vari enti, tra i quali il Comune, la Camera di Commercio, il Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo, l’associazione Progetto Marzotto, la Fiera di Vicenza e la Fondazione Cassamarca.
Cuore della tre giorni di appuntamenti, in programma dal 2 al 4 luglio, sono i «Graduation show», le sfilate con le creazioni dei nuovi stilisti e designer che concludono i corsi di laurea triennale e magistrale in moda. Giovedì 3 luglio, alle ore 20.30, all'Archivio di Stato, nei suggestivi spazi del chiostro di Santa Margherita, verrà, per esempio, presentata la collezione di accessori che gli allievi del corso di design hanno creato sotto la guida dell’artista belga Els Proost. Mentre venerdì 4 luglio, al calare del sole, ci sarà lungo le rive del Sile, nei pressi della Riviera Santa Margherita, la sfilata con gli abiti delle ventidue collezioni realizzate dagli studenti della triennale e della magistrale, sotto la supervisione di Arthur Arbesser, Fabio Quaranta, Cristina Zamagni e Michel Bergamo.
L’appuntamenti, che verrà trasmesso in streaming su Vogue.it, è il momento conclusivo di un fitto programma di eventi, che vedrà la presenza, tra gli altri, di Giusi Ferré, Matteo Marzotto, Marina Salamon e del grande stilista Ermanno Scervino, protagonisti di una serie di incontri riuniti sotto il titolo «La felicità del made in Italy».
Tra i molti talk in agenda si segnalano anche il convegno «Fashion in Libraries: Collecting Materials and Documenting Stories» (venerdì 4 luglio, alle ore 9), sulla costruzione di una biblioteca di moda all’interno di un centro di documentazione o di una realtà aziendale, e l’incontro con Giovanni Bonotto della Bonotto spa, Paolo Paoletti del Lanificio Paoletti e Sergio Tamborini del Marzotto Group che parleranno del comparto tessile (mercoledì 2 luglio, alle ore 18, all’auditorium del museo di Santa Caterina).
Tantissime le mostre in programma. Ad aprire il festival sarà la rassegna «Nord Est/Far East», a cura di Ilaria Cipriani e Marta Franceschini, che fino a sabato 12 luglio allineerà negli spazi del Museo di Santa Caterina, una selezione di abiti realizzati dagli studenti con i preziosi tessuti inviati dal distretto tessile di Ichinomiya, in Giappone. Nello stesso luogo (e con gli stessi orari) sarà possibile vedere anche l’installazione «Storytelling Storymaking», racconto dei primi esiti del progetto di ricerca Fse di Martina Bernardi presso il Lanificio Paoletti.
All’Archivio di Stato si terrà, invece, la mostra «Sulle Tracce di Anita Pittoni: maglieria e avanguardia 1928-1948», a cura di Anna Fregolent, che si configura come un viaggio attraverso i tracciati, gli schemi esecutivi e i cartamodelli d’abiti e di sofisticate maglierie progettati da Anita Pittoni, i cui materiali sono conservati presso l'Archivio diplomatico e i Fondi archivistici della biblioteca Hortis di Trieste.
Nella stesse sede espositiva si terrà anche «Knit Gang», progetto sperimentale di maglieria realizzato in occasione della scorsa edizione di Pitti Immagine Filati dagli studenti della magistrale all'interno del laboratorio avanzato di maglieria, condotto dai designer Cristina Zamagni e Michel Bergamo. Mentre nella sede dei corsi di laurea in moda dell’ateneo veneto è possibile vedere la mostra «Elementi», a cura di Mario Lupano: una riflessione tridimensionale sui principi e i fondamentali che governano la progettazione degli abiti e degli accessori e i relativi immaginari. «Bonotto Fabric Room» racconta, invece, il rapporto virtuoso con un'eccellenza del territorio, l'azienda del tessile Bonotto, che in modo gratuito mette a disposizione permanente degli studenti e dei loro progetti una selezione di tessuti. Sempre allo Iauv si tiene l’installazione «Vanity: Appunti per una mostra», dedicata allo straordinario concept magazine «Vanity» nato all'inizio degli anni Ottanta su un'idea di Anna Piaggi, che ha rilanciato l'illustrazione di moda come strumento per raccontare i caleidoscopici scenari che l’attraversano.
Non manca nel ricco cartellone di iniziative promosse per questa tre giorni anche un eating event, curato da Arabeschi del latte e frutto di un workshop sulla tradizione gastronomica del territorio condotto da Francesca Sarti, con la preziosa collaborazione di Treviso Dripping Taste e del Gruppo ristoratori della Marca trevigiana.
«Modesign/Fashion at Iuav» si configura, dunque, come un festival della moda intesa come sistema complesso di pensiero, aperta agli sconfinamenti disciplinari, al dialogo con la città e con altre forme di cultura: arte, architettura, cibo. Un’occasione per scoprire le idee dei giovani creativi italiani, di chi disegnerà la moda di domani.

Informazioni utili
«Modesign/Fashion at Iuav». Treviso, sedi varie. Infotmazioni: Università IUAV di Venezia - Dipartimento di culture del progetto, tel. 0422.541125/557258 o fashionatiuav2014@iuav.it. Sito internet: www.iuav.it

lunedì 30 giugno 2014

«12» designers e il cristallo: Glass Italia si presenta a Venezia

Acidato, opaco, laccato ed extra-light: è il cristallo il primo attore della mostra «12», promossa dalla Fondazione musei civici di Venezia, con l’azienda milanese Glas Italia, in occasione della Biennale di architettura.
L’obiettivo dell’esposizione, curata da Daniele Sorrentino, risiede nella volontà di guardare con occhi diversi l’oggetto di design riportandolo alla sua naturale funzione di utilizzo. I visitatori di Ca’ Pesaro e di Palazzo Fortuny, i due musei scelti come sedi espositive, sono, infatti, invitati non solo ad ammirare le opere esposte, ma anche a fruirne. Possono, cioè, sedersi lungo il percorso espositivo su panche, sedie e consolle d’autore realizzate da dodici famosi designer internazionali per Glas Italia, in un itinerario che spazia da Ronan & Erwan Bouroullec a Piero Lissoni, da Michele De Lucchi a Nendo, da Jean-Marie Massaud a Naoto Fukasawa, da Ron Gilad a Johanna Grawunder, da Jasper Morrison a Tokujin Yoshioka, da Elena Cutolo a Ettore Sottsass.
A Palazzo Fortuny si possono "incontrare", nello specifico, lavori contraddistinti da un innovativo utilizzo del cristallo, dove a dominare sono luce e colori sgargianti. Accanto a sedute come la moderna e geometrica chaise longue «I – Beam» di Jean-Marie Massaud o la panca «Brushstroke» di Nendo, è, per esempio, possibile ammirare una serie di elementi che fungono da supporti per alcune opere esposte nelle mostre primaverili del museo, tra le quali si segnalano lavori di Nan Goldin, Francesca Woodman, Vanessa Beecroft e Diane Arbus, inseriti nel percorso della rassegna «Le amazzoni della fotografia dalla collezione di Mario Trevisan».
A Ca’ Pesaro, invece, la purezza e la trasparenza del cristallo forniscono una sorta di elemento ideale per attraversare le suggestive sale del museo, recentemente oggetto di un’importante operazione di restyling del layout, nella cui collezione sono presenti, opere di straordinari protagonisti dell’arte otto-novecentesca come Picasso, Calder, Balla, Medardo Rosso, Wildt e Martini.
Panche, sedie e consolle rigorosamente trasparenti, progettate dai fratelli Bouroullec, da Ron Gilad e da Tokujin Yoshioka, possono essere fruite dai visitatori per meglio ammirare i capolavori presenti o, anche in questo caso, per divenire espositori di alcune opere, accuratamente selezionate dai depositi del museo ed eccezionalmente esposte per l’occasione.
A completamento del percorso, nell'androne al piano terra di Ca’ Pesaro, è, inoltre, possibile visitare una mostra dedicata all’architetto Ettore Sottsass che espone gli «Specchi di Dioniso» e di ««Shibam», progettati per Glas Italia nel 2007.

Informazioni utili
«12». Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076 e Palazzo Fortuny, San Marco 3958 - Venezia. Orari in entrambe le sedi espositive: 10.00–18.00 (biglietteria, ore 10.00–17.00) Ingresso in entrambe le sedi espositive: intero € 10,00, ridotto € 7,50 (Ca’ Pesaro) € 8,00 (Palazzo Fortuny). Informazioni: info@fmcvenezia.it. Call center: 848082000 (dall’Italia), tel. +39.041.42730892 (dall’estero). Fino al 14 luglio 2014.

sabato 28 giugno 2014

«Feeding the Mind», Illy si mette in mostra per Expo Milano 2015

Era il 1992 quando, da un’idea di Francesco Illy, nascevano le Illy Art Collection, celebri tazzine d’artista che hanno trasformato un oggetto d’uso quotidiano in una tela bianca su cui, negli anni, si sono cimentati oltre settanta artisti di fama internazionale, da Michelangelo Pistoletto a Marina Abramović, da Anish Kapoor a Daniel Buren, da Robert Rauschenberg a Jannis Kounellis, da Louise Bourgeois a William Kentridge.
In occasione di Expo Milano 2015, l’azienda triestina lancia una nuova linea della collezione Illy SustainArt Collection, una serie di tazzine che si propone di indagare temi centrali nella prossima esposizione internazionale, il cui titolo è «Nutrire il pianeta, energia per la vita», come la terra, il nutrimento, l’arte e la creatività.
Autori di questo racconto, ad edizione limitata, sono quattro giovani artisti provenienti da altrettanti Paesi produttori di caffè: Costa Rica, Guatemala, Etiopia e Honduras. Si tratta di Esteban Piedra León, Naufus Ramírez-Figueroa, Elias Simé e Adàn Vallecillo.
Le loro opere, in mostra fino a domenica 6 luglio all’interno di Triennale DesignCafé di Milano, fanno parte del progetto «Feeding the Mind», un percorso narrativo di Illy che -dal chicco alla tazzina e da oggi sino all’esposizione universale- esplora i valori e i territori della marca e li propone attraverso l’arte contemporanea.
L’azienda triestina si prepara così ad Expo Milano 2015 dove sarà presente nel ruolo di official coffee partner e allestirà un proprio padiglione tematico nel quale parlerà del caffè come cibo per la mente, stimolo della creatività e fonte d’ispirazione.
In contemporanea con la presentazione delle nuove tazzine per la SustainArt Collection, serie che offre visibilità a talenti creativi di nazioni emergenti, Illy propone anche una mostra sulla storia delle proprie confezioni, un intrigante viaggio attraverso ottant’anni di tecnologia e design che conduce alla più recente novità dell’azienda triestina: Refilly, l’innovativa ricarica per il classico barattolo da 250 grammi di blend Illy, diventato ormai un’icona senza tempo nelle case di tutti gli appassionati di caffè. La ricarica si inserisce perfettamente all’interno del barattolo Illy che viene poi richiuso con il tappo originale per preservarne intatte qualità e freschezza. Coperto da due brevetti proprietari, Refilly, costituisce un’importante innovazione poiché è l’unica confezione in poliaccoppiato in grado di mantenere la pressurizzazione, il sistema di conservazione del prodotto e degli aromi utilizzato da Illy. E, dopo essere stata consumata, si smaltisce nella raccolta differenziata della plastica.
Ma le proposte del progetto «Feeding the Mind» non finiscono qui. Nello spazio Illyartlab, sono, infatti, esposte, attraverso un’installazione di grande impatto scenografico, ventotto immagini in bianco e nero, realizzate dal grande fotografo umanista Sebastião Salgado in Costa Rica e Salvador, attraverso le quali vengono illustrati la storia, le tradizioni e i paesaggi delle coltivazioni da cui Illy acquista i preziosi chicchi del proprio blend. La rassegna è l’anteprima mondiale del padiglione dedicato alla bevanda nera nell’ambito di Expo Milano 2015, all’interno del quale sarà esposto l’intero reportage realizzato dal fotografo brasiliano nelle terre del caffè.

Informazioni utili
Triennale di Milano (illyartlab e Triennale Design Cafè), viale Alemagna, 6 - Milano. Orari: martedì-domenica, ore 10.30 - 20.30; giovedì, ore 10.30-23.00; lunedì chiuso. Informazioni: tel. 02.89093899.Sito internet: http://triennale.org/. Fino al 6 luglio 2014.  

giovedì 26 giugno 2014

Debutto pistoiese per «Piccoli esercizi del buon morire» di Enrique Vargas

Sarà il Funaro di Pistoia ad ospitare la prima italiana del nuovo spettacolo di Enrique Vargas, regista e antropologo colombiano a capo della compagnia Teatro de los sentidos, all'interno della quale si approfondisce il tema della poetica sensoriale, intesa come relazione espressiva tra corpo e memoria, tra plasticità dello spazio scenico ed esperienza personale. Dal 27 al 29 giugno, il palcoscenico del centro culturale toscano, che l’artista sudamericano ha scelto come sede italiana della sua Scuola sulla poetica dei sensi, ospiterà lo spettacolo «Piccoli esercizi del buon morire», già presentato con successo in Giappone, al World Theatre Festival Shizuoka, nell’aprile 2014.
Sul palco saliranno Francisco Javier Garcia, Gabriel Hernàndez, Stephane Laidet, Arianna Marano, Patrizia Menichelli, Giovanna Pezzullo, Gabriella Salvaterra e Joan Gerard Torredeflot, con Massimiliano Barbini, Lisa Cantini, Rossana Dolfi, Emanuela Fiscarelli e Francesca Giaconi. Le luci sono a cura di Francisco Javier Garcia; costumi e maschere di Patrizia Menichelli. La direzione musicale è affidata a Stephane Laidet; mentre il paesaggio olfattivo vede al lavoro Nelson Jara e Giovanna Pezzullo.
Quest’ultimo lavoro è costruito sulle premesse classiche del teatro di Vargas.
Non è, dunque, corretto parlare di teatro quanto di «esperienza». Del teatro, in senso stretto, non mancano la regia, gli attori, scene e costumi (raffinatissimi) e in fondo, ogni volta che si assiste ad una messa in scena si fa un’esperienza ma qui, tanto per iniziare non c’è palcoscenico, si sentono odori, rumori, si provano precise sensazioni tattili.
Il Teatro de los Sentidos ha condotto un percorso di ricerca unico e del tutto originale, tanto da essere necessario un nuovo lessico. Per Enrique Vargas, gli attori sono «abitanti» e svolgono tutti anche un personale lavoro di ricerca oltre che di interpretazione, gli spettatori, chiamati ad un ruolo e una partecipazione attiva, sono «viajeros», «viaggiatori» e, infatti, in «Piccoli esercizi per il buon morire» non si sta sempre, comodamente, seduti in poltrona.
All’inizio dell’esperienza ci troviamo di fronte a due porte (che sono due domande): una si apre ai piccoli esercizi per il buon morire, l’altra ai piccoli esercizi per il buon vivere. Si tratta di un ingresso nel mondo dei morti che celebrano la vita, che è anche l’ingresso al mondo dei vivi che celebrano la morte.
Il grande tema di questo lavoro è «l’altro» che sta in noi, è trovare il senso della celebrazione della tensione tra la vita e la morte. La risonanza dell’«altro io» che risiede in noi è al tempo stesso la risonanza della nostra mortalità e dualità. Gli spettacoli di Enrique Vargas partono sempre da alcune domande, in questo caso ci si chiede se dobbiamo tenere nascosto «l’altro» che abita dentro di noi, o se dobbiamo giocare con lui quando combatte per uscire. Siamo le domande che viviamo. Alcuni di noi passano la vita nella paura di esprimerle. Altri cercano la convinzione del fanatico, preferendo risposte indiscutibili. Ciascuno di noi cerca la maniera migliore di formulare i propri interrogativi esistenziali. E queste esperienze con il mondo di Vargas e il Teatro de los sentidos aiutano, a volte, a individuare quelli più delicati e urgenti.

Per saperne di più
Video promozionale dello spettacolo «Piccoli esercizi del buon morire»

Informazioni utili
«Piccoli esercizi del buon morire». Il Funaro - Centro culturale, via del Funaro, 16/18 – Pistoia. Orari: da venerdì 27 a domenica 29 giugno, ore 18.15, ore 20.00 e ore 22.00 (tre repliche giornaliere – prenotazione obbligatoria). Informazioni: tel. fax +39.0573.977225, tel +39.0573.976853, e-mail: info@ilfunaro.org. Sito web: www.ilfunaro.org. Da venerdì 27 a domenica 29 giugno 2014.

mercoledì 25 giugno 2014

Champagne per la nuova Ca’ Pesaro. Dom Pérignon restaura due sale del museo veneziano

Ca’ Pesaro brinderà a champagne i suoi nuovi spazi museali, pronti per la metà di ottobre. Dom Pérignon, marchio francese simbolo del lusso ed icona dell’eccellenza vinicola mondiale, ha, infatti, appena siglato un accordo di collaborazione con la Fondazione musei civici di Venezia, finalizzato al restauro di due sale dello storico edificio lagunare affacciato sul Canal Grande, al cui interno si trova la Galleria internazionale d’arte moderna.
«The Power of Creation» è il nome del progetto conservativo ideato e finanziato dalla maison del gruppo Moet et Chandon, teso a configurarsi –si legge nella nota stampa- come «un tangibile collegamento creativo tra antico e contemporaneo». I due locali del secondo piano di Ca’ Pesaro, da tempo chiusi e attualmente destinati a magazzino, in futuro ospiteranno, infatti, un circuito di mostre di artisti italiani e internazionali, ma anche opere provenienti dalle collezioni del museo.
Capolavoro dell’architettura civile barocca veneziana, l’edificio fu costruito nella seconda metà del XVII secolo per volontà della nobile e ricchissima famiglia Pesaro, su progetto del massimo architetto dell’epoca, Baldassare Longhena, cui si devono anche la Chiesa della Salute e Ca’ Rezzonico. La costruzione giunse al termine nel 1710 grazie a Gian Antonio Gaspari, che, rispettoso del progetto originario, arricchì il palazzo di un importante apparato ornamentale degli interni. Di esso, l’edificio conserva ancora oggi alcuni decori a fresco e a olio dei soffitti, dovuti ad artisti come Bambini, Pittoni, Crosato, Trevisani e Brusaferro.
Dopo i Pesaro, la dimora passò ai Gradenigo, poi ai Padri armeni Mechitaristi. Acquistata infine dalla famiglia Bevilacqua, l'edificio divenne di proprietà della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa. Fu lei a destinare il palazzo all’arte moderna, donandolo a questo scopo al Comune di Venezia nel 1899. Divenuto sede museale, fu aperto al pubblico nel 1902. Dal 1908 al 1924, ospitò le storiche Mostre Bevilacqua La Masa che, in vivace contrapposizione alle Biennali di Venezia, favorirono una giovane generazione di artisti che non trovavano rilievo all’interno della kermesse, tra cui Boccioni, Casorati, Gino Rossi e Arturo Martini.
Un importante intervento di restauro risale al 2002; mentre il restyling del layout espositivo, a cura di Gabriella Belli e con il progetto espositivo di Daniela Ferretti, si è tenuto, lo scorso anno. In quella occasione sono state individuate le due sale che ora Dom Pérignon riporta a nuova vita. La riapertura è fissata per il 16 ottobre, con una mostra d’arte e un’esposizione fotografica che ripercorrerà le principali tappe della rinascita degli spazi.

Informazioni utili
 Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076 e Palazzo Fortuny, San Marco 3958 - Venezia. Orari: 10.00–18.00 (biglietteria, ore 10.00–17.00) Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 7,50. Informazioni: info@fmcvenezia.it. Call center: 848082000 (dall’Italia), tel. +39.041.42730892 (dall’estero).