ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 14 maggio 2014

Milano Asian Art, nove mostre che profumano d’Oriente

Raffinati manufatti di arte buddhista antica del nord India e del Gandhara storico, colorati tappeti Kilim tessuti da comunità nomadi della Persia, preziose sculture cinesi in terracotta e giada realizzate tra il II secolo a.C. e il Seicento, eleganti opere di design giapponese datate al primo Novecento: è ricco il carnet di proposte messo in cantiere per la quinta edizione della Milano Asian Art, unico evento italiano che mira a promuovere l’arte orientale.
Da giovedì 15 a sabato 24 maggio, per dieci giorni, il capoluogo lombardo si ammanterà, dunque, delle atmosfere esotiche ed eteree che caratterizzano lo stile e il gusto asiatici grazie alla collaborazione di otto gallerie cittadine: Dalton Somarè, David Sorgato, Giuseppe Piva, Illulian, La Galliavola, Mirco Cattai, Renzo Freschi e Gracis, dove verrà proposta la mostra di oggetti in ceramica e bronzo «Japanese Design of the 20th century», a cura di Joost van den Bergh e di Ben Janssens, uno dei maggiori specialisti internazionali di arte asiatica e, per anni, chairman antiquairs del Tefaf di Maastricht.
A queste realtà si unirà, anche per l’edizione 2014, una delle istituzioni milanesi che da sempre ha con il mondo del collezionismo un legame molto forte, il museo Poldi Pezzoli, nel quale l’attenzione sarà focalizzata su un oggetto particolarmente interessante della sua raccolta: un Bruciaprofumi a forma di tapiro in bronzo dorato decorato a smalti cloisonné, proveniente dalla Cina della dinastia Qing (XVII – XVIII secolo).
Dalle moderne lacche giapponesi di Tomizo Saratani (Kyoto, 1949), in mostra da Giuseppe Piva, alle memorie di viaggio del milanese Roberto Meazza, ovvero una trentina di immagini scattate in India tra gli anni Settanta e Ottanta, esposte da Renzo Freschi, questa edizione della Milano Asian Art offrirà al pubblico una visione articolata sia dal punto di vista cronologico, muovendo dall’antichità al periodo contemporaneo, sia da quello culturale, spaziando dal vicino all’estremo Oriente e attraversando il sub-continente indiano e il sud-est asiatico.
Attraverso nove rassegne, il collezionista o il semplice curioso potranno avere anche una visione completa per tecniche e materiali, accostandosi a marmi e pietre, giade e lacche, porcellane e avori, bronzi e tappeti, opere in legno e, novità di questo quinto appuntamento, la fotografia nella duplice veste di arte e testimonianza storico-sociale. È il caso della mostra «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» alla galleria «La Galliavola» che racconterà usi e costumi in voga nella Cina della Prima Repubblica, in quel frammento di millennio chiamato appunto Minguo (1936-1940), attraverso un album di più di cento scatti realizzati da un giovane marinaio imbarcatosi nel 1936 sulla nave «Lepanto», al quale saranno accostati oggetti d’epoca come, per esempio, una piccola coppa millefleurs in porcellana, datata ai primi del Novecento, e una scatola decorata a smalti cloisonné del periodo Jiaqing (1795-1820).
Nel molteplice mondo dell’espressività artistica asiatica, la galleria Dalton-Somaré ha, invece, scelto di focalizzare il proprio interesse sull’arte antica buddhista del nord India e del Gandhara storico, proponendo un viaggio alle radici dell’iconografia del pantheon e del buddhismo mahayanico attraverso splendide e rilevanti sculture in bronzo, pietra e terracotta come un «Buddha in predicazione» (II secolo) e un «Ercole - Vajrapani» (IV secolo circa).
Mentre altre due gallerie, la David Sorgato e la Illulian, omaggeranno l’antica arte asiatica della tessitura di tappeti, l’una proponendo la mostra «Il tesoro dei monti Zagros» con preziosi Kilim Qashqa’i e vivaci Sofreh di fattura persiana, l’altra allestendo l’esposizione «Zaronim», che permetterà di ammirare meravigliosi manufatti caucasici come un inusuale Alpan Kuba dal raro fondo color zafferano, un caratteristico Cane Foo cinese, un rarissimo Suzani uzbeko in seta con il suo sole raggiante e un Tibetano tigrato usato come giaciglio.
Infine, Mirco Cattai proporrà nella sua galleria un percorso tra dipinti del periodo Qing (XVIII-XIX secolo) e sculture che vanno dalla dinastia Han (II secolo a.C.) all’epoca Ming (XVII secolo d.C.), opere, queste, riunite sotto il titolo «Ma dao cheng gong», una frase dell’antica tradizione cinese che augurava prosperità e benessere con l’arrivo dell’anno del cavallo, animale che gli oroscopi orientali celebrano proprio quest’anno.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Brucia profumi a forma di tapiro, particolare. Cina, Dinastia Qing, XVII - XVIII secolo. Bronzo dorato e smalti cloisonné. Milano, Museo Poldi Pezzoli, inventario num. 1125. Opera esposta al Museo Poldi Pezzoli di Milano; [fig. 2]  Takahashi Kaishu (attivo tra 1929-1982), «Colombe». Bronzo, h. cm. 12,5. Opera esposta alla galleria Gracis di Milano nella mostra «Japanese Design of the 20th century»;  [fig. 3]  Tomizo Saratani, «Scatola», 2013. Conchiglie e lacca, cm 4,5 x 8 x 8. Opera esposta nella mostra «L’anima nella lacca» alla galleria Giuseppe Piva di Milano; [fig. 4] Roberto Meazza, La moschea di Jama Masjid a Delhi, 1983. Fotografia esposta nella mostra «My indian memories» alla galleria Renzo Freschi di Milano, nell'ambito della V edizione della Milano Asian Art;  [fig. 5] Una scatola cloisonné del periodo Jiaqing (1795-1820), h cm 14. Opera esposta nella mostra «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» alla galleria «La Galliavola» di Milano; [fig. 6]  «Buddha in predicazione». Grande Gandhara, Valle dello Swat, II secolo. Scisto, 86 cm. Opera esposta nella mostra «Arte antica buddhista» alla galleria Dalton-Somaré di Milano; [fig. 7] Kilim Qashgah'i, Persia, circa 1986. Lana su lana, cm 236x145. Tappeto esposto nella mostra «Il tesoro dei monti Zagros» alla galleria David Sorgato di Milano. 

Informazioni utili 
Milano Asian Art. 
«Japanese Design of the 20th century» - Galleria Gracis, piazza Castello, 16 – Milano (tel. 02.36564455 o gracis@gracis.com). «Arte antica buddhista»  - Galleria Dalton - Somaré, via Borgonuovo, 5 – Milano (tel. 02.89096173 o info@daltonsomare.com); «Il tesoro dei monti Zagros»  - Galleria David Sorgato, via Sant’Orsola, 13 – Milano (tel. 02.86453592 o info@davidsorgato.com); «L'anima nella lacca» - Giuseppe Piva, via San Damiano, 2 – Milano (tel. 02.36564455 o info@giuseppepiva.com); «Zarunin» - Illulian, via Manzoni, 37/41 - Milano (tel 02.6570108 o illulian@illulian.com); «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» - La Galliavola, via Borgogna, 9 – Milano (tel. 02.76007706 o info@lagalliavola.com); «Ma dao cheng gong» - Mirco Cattai, via Manzoni, 12 – Milano (tel. e fax 02.76008959 o info@mircocattai.com); «My indian memories» - Renzo Freschi, via Gesù, 17 – Milano (tel. 02.794574 o info@renzofreschi.com); Brucia profumi a forma di tapiro - Museo Poldi Pezzoli,Via Manzoni, 12 - Milano (tel. 02.794889 o 02.796334 o info@museopoldipezzoli.org).
Orari nelle gallerie del circuito: lunedì 15.00-19.00, martedì-sabato, ore 11.00-19.00; domenica chiuso. 
Orari al museo Poldi Pezzoli: 10.00-18.00; chiuso il martedì. 
Ingresso nelle gallerie del circuito: gratuito. 
Ingresso al museo Poldi Pezzoli: intero € 9,00, ridotto € 6,00, scolaresche € 2,00. 
Informazioni: presso le singole gallerie o sul sito www.asianart.milano.it
Inaugurazione: giovedì 15 maggio, dalle ore 17.00. Da giovedì 15 a sabato 24 maggio 2014.


martedì 13 maggio 2014

Dagli abissi marini al parco di Villa Necchi: in mostra a Milano le sculture polimorfe di Louise Manzon

Sono sculture magiche, ancestrali e vitali, dalla forte espressività, quelle che Louise Manzon (San Paolo del Brasile, 1961) espone nel parco di villa Necchi Campiglio, affascinante dimora anni Trenta nel cuore di Milano disegnata dall’architetto Piero Portaluppi, al cui interno il Fai – Fondo per l’ambiente italiano, ente a cui l’edificio è stato donato dalle sorelle Gigina e Nedda Necchi, ha collocato le collezioni di Alighero ed Emilietta de Micheli e di Claudia Gian Ferrari.
L’installazione site specific, intitolata «Message in the bubble», è promossa da Advantage Première Art Fund in occasione della sesta edizione del forum «Global Perspectives Competitiveness & Growth», con l’intento di testimoniare come la sperimentazione estetica contemporanea possa essere utile ad accendere i riflettori su un tema importante come quello dell’attenzione alla sostenibilità ambientale, da sempre caro ad Advantage Financial, investment company indipendente, costituita da un gruppo di banchieri da tempo attivi sui mercati finanziari internazionali.
Nell’opera esposta a Villa Necchi, l’artista francese d’origine, brasiliana di nascita e italiana d’adozione, con studi in design industriale alla Fondazione «Armando Alvares Penteado» di San Paolo e in pittura e scultura all’Art Student League e alla National Academy Museum and School of Fine Arts di New York, rievoca creature marine primordiali, forme primigenie di vita acquatica che abitano il mondo antico degli abissi e che sono intrappolate nelle gabbie dell’indifferenza, in delicatissime bolle che la società contemporanea sembra aver costruito per non sentire le esigenze dei mari e del pianeta, del loro stato di salute.
Le sculture realizzate per l’evento di Advantage Financial, modellate con un materiale antico come la terracotta, lanciano così un grido d’aiuto che fatica a farsi comprendere e a essere colto nella sua urgenza, soprattutto da un’economia quasi del tutto priva di sensibilità ecologica.
Contaminazione è la parola chiave del lavoro esposto, così come di tutta la produzione di Louise Manzon, nella quale le lezioni dei massimi esponenti dell’Art Nouveau in relazione con il japonisme, «sedimentate in un secolo di cultura visiva francese attraverso tutto il cosmo delle arti decorative», si mescolano con le «magie infinite della natura e delle fantasmagorie d’un Brasile da sogno».
«Louise Manzon, per usare ancora le parole di Philippe Daverio, è una francese diventata barocca per via del Brasile. E nel rendersi barocca ha mutato la più francese delle lingue estetiche, quella che proviene dalle sperimentazioni della terra plasmata, cotta e colorata; esperimento che la cultura visiva e oggettuale di Francia aveva portato ai limiti del virtuosismo in quegli anni formidabili dell’innovazione perenne che furono quelli dell’Art Nouveau».
Così tra le creazioni dell’artista, la cui opera è stata esposta anche negli Stati Uniti e in Svizzera, è nato - suggerisce il critico d’arte alsaziano- «il ciclo dei pesci, plasmati come se la natura folle del tropico avesse dato loro un’energia della quale la terracotta restituisce il movimento, colorati dalla sofisticata capacità di portare le temperature del forno a colare e sedimentare l’immaginazione cromatica trasformata in materia». Un mondo curioso e magico, dunque, quello a cui dà vita Louise Manzon, da assaporare passeggiando lentamente tra le magnolie del Parco milanese di Villa Necchi.

Informazioni utili 
«Message in the bubble». Villa Necchi Campiglio – Fondo ambiente italiano, via Mozart 14, Milano. Orari: mercoledì-domenica, ore 10.00-18.00. Ingresso libero (il giardino di villa Necchi è accessibile senza biglietto di ingresso).Informazioni: Advantage Premiere Art, largo Augusto, tel. 02.76007378 o premiere@advantageart.net. Inaugurazione: 14 maggio 2014, ore 18.30-22.00; per accedere è necessario accreditarsi all'indirizzo premiere@advantageart.net. Dal 15 maggio al 2 giugno 2014.

lunedì 12 maggio 2014

«Scatti da favola», quando una foto rilegge Andersen

«Nove fiammiferaie, otto principesse sul pisello, cinque sirenette, tre paia di scarpette rosse, tre anatroccoli e due vestiti nuovi dell’imperatore»: così lo staff del «Premio H.C. Andersen – Baia delle favole» sintetizza le trenta migliori fotografie giunte alla segreteria del concorso «Scatti da favola», promosso dal Comune di Sestri Levante.
A selezionare il materiale pervenuto in Liguria è stata una giuria composta da cinque esperti di immagine: Giorgio Bergami, il «decano dei fotografi genovesi» che ha immortalato personaggi famosi quali Liz Taylor e Maria Callas e momenti importanti della nostra storia contemporanea come il conflitto jugoslavo nelle strade di Sarajevo; Mario Benvenuto, art director dell’agenzia «Supervisione»; Roberto Montanari, fondatore di «Carpe Diem» e del festival fotografico «Una penisola di luce»; Stefano Rolli, già disegnatore per la Disney e ora vignettista del quotidiano «Il Secolo XIX»; e Alberto Terrile, fotografo creativo, attivo nel campo editoriale e dello spettacolo, che ha vinto più volte il «Kodak European Gold Award».
Serena Biagini, Vincenzo Cammarata, Luca Carrà, Silvia Casali, Vito Cofano, Sara Cola, Francesca Coppola, Carolina Cuneo, Elise De Gauche, Federica Fugazzi, Marco Giorgerini, Laura Giovannetti, Micaela Gotelli, Pino Marasco, Dovile Martinaityte, Antonella Pandini, Giulia Portunato, Michela Razza, Ilaria Schenone, Nicoletta Solinas, Sara Spallarossa, Cinzia Stalteri, Riccardo Tenca, Marco Toschi e Alessandra Valentino sono i nomi dei trenta semifinalisti, autori che hanno riletto alcune delle fiabe più note di Hans Christian Andersen: «La piccola fiammiferaia», «La principessa sul pisello», «Le scarpette rosse», « Il brutto anatroccolo», «La sirenetta» e «I vestiti nuovi dell’imperatore».
Vanità, amore, bellezza, bruttezza, bontà d’animo, povertà, lusso, affetti e dispetti in famiglia sono solo alcuni dei temi trattati nelle foto scelte, che riproducono, nella maggior parte dei casi, nobildonne incontentabili, bambine povere, ragazze-pesce e scarpette rosse.
«Abilità tecnica, originalità dell’idea in riferimento al tema proposto, naturalezza e capacità di cogliere l’attimo, oltre a impegno e perizia nel costruire veri e propri set con tanto di costumi -raccontano gli organizzatori del concorso- sono stati gli elementi vincenti».
«Il premio si è, inoltre, proposto di evidenziare -spiegano ancora da Sestri Levante- come nell’era del digitale fare fotografie sia alla portata di tutti, ma inevitabilmente, facilità di mezzo non equivale a successo garantito, come a dire che le buone idee non vengono tutti i giorni, che la pratica e l’esercizio sono strumenti indispensabili per realizzarle».
Tra le trenta immagini selezionate ci sarà un’ulteriore scrematura. Ne rimarranno, infatti, in gara dieci per la fase social del concorso, che si svolgerà sul sito internet del quotidiano «Il Secolo XIX» e sul profilo Facebook del Premio H. C. Andersen. Le tre che otterranno il maggior numero di Like da parte degli utenti saranno premiate: la prima classificata otterrà un fine settimana a Sestri Levante durante la diciassettesima edizione di Andersen Festival (5-8 giugno 2014); mentre la seconda e la terza riceveranno un riconoscimento da Medici senza frontiere, onlus da sempre attenta alla produzione di documentazione fotografica, spesso magistrale ed emozionante, per sensibilizzare l’opinione pubblica.
«Scatti da favola» è stata la grande novità di questa edizione dello storico festival ligure di teatro e narrazione all’aperto intitolato all’autore danese, da sempre curato da Artificio 23, con la direzione artistica di Leonardo Pischedda, e che quest’anno avrà come filo conduttore il tema «Arte come energia – Energia per la vita» e guarderà alla storia del Rwanda, ricordando il genocidio dell’etnia Tutsi avvenuto nel 1994.
Piccole fiammiferaie contemporanee nelle vesti di anziane signore sul bordo di una strada, sirenette in stile Barbie, scarpette rosse suggerite da un’ombra sul muro o da un nanetto su un tavolo, papere e piccioni a rappresentare moderni brutti anatroccoli e, infine, tronfi uomini a rinfreschi matrimoniali o stropicciate camice su grucce in una camera da letto per reinterpretare una favola come «I vestiti nuovi dell’imperatore»: questi alcuni degli scatti selezionati, piccole storie che raccontano il vissuto emozionale oltre che quello narrativo delle fiabe di Andersen. Racconti senza tempo che incontrano il più social tra i mezzi artistici: la fotografia.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Luca Carrà, «La principessa sul pisello», 2014; [fig. 2] Federica Fugazzi, Cucimi l'anima, 2014 (rilettura della fiaba «I vestiti nuovi dell’imperatore»);  [fig. 3] Sara Spallarossa, «Scoperta», 2014 (rilettura della fiaba «La sirenetta»); [fig. 4] Vincenzo Cammarata, «Il sogno trittico», 2014  (rilettura della fiaba «La principessa sul pisello»)

Informazioni utili 
 Premio Andersen - Baia delle favole, Piazza Matteotti, 3 – 16039 Sestri Levante. Sito web: www.andersenpremio.it. Informazioni: Segreteria del premio: informagiovani@comune.sestri-levante.ge.it e andersen@comune.sestri-levante.ge.it; tel. 0185.458490 (lunedì, ore 10.00-13.00 e ore 14.00-17.00; mercoledì, ore 10.00-13.00 e ore 14.00-17.00; venerdì, ore 9.00/13.00. 

venerdì 9 maggio 2014

I tesori del Portogallo in mostra a Torino

Ci sono uno splendido altare trecentesco della Natività in lamina d’argento dorato e legno parzialmente dipinto, proveniente dal Museu de Alberto Sampaio a Guimarães, e un cofano seicentesco in cristallo di rocca e metalli preziosi, donato dall’arcivescovo dell’indiana Goa al convento degli agostiniani di Lisbona intorno al 1610, tra le oltre centoventi opere che compongono il percorso espositivo della mostra «Tesori del Portogallo. Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco», attualmente allestita a Palazzo Madama di Torino, nella Sala del Senato.
Attraverso pregevoli dipinti, sculture, manoscritti miniati, oreficerie, disegni e trattati provenienti da musei, chiese e raccolte private portoghesi, la rassegna racconta come e con quali occhi pittori, scultori, orafi, ricamatori e scenografi hanno guardato al vocabolario architettonico per creare oggetti i cui valori estetici e decorativi richiamano alla mente immagini di altri mondi e danno corpo a sogni e illusioni.
Sette le sezioni che compongono il percorso espositivo, concepito dal Museu nacional de Arte Antiga di Lisbona, autore della lunga ricerca che ha condotto alla realizzazione della mostra, come un viaggio alla scoperta della civiltà figurativa di una regione europea, il Portogallo appunto, che, attraverso le sue esplorazioni e la sua vasta rete commerciale, ha fatto da ponte con le culture del nord Africa, delle Americhe e dell’Asia.
L’allestimento, progettato da N4 Studio di Torino, si rivela alquanto insolito e coraggioso: scrigni preziosi, ostensori e reliquari sembrano galleggiare nel vuoto, racchiusi all'interno di teche trasparenti in plexiglass, montate su un’impalcatura in tubi metallici da cantiere nelle tonalità oro e bordeaux, come quelli che si usano in edilizia per i ponteggi.
L’uso di materiali leggeri e flessibili a ricreare la struttura spaziale della rassegna contribuisce a valorizzare i pezzi esposti, veri e propri tesori in miniatura fatti di metallo, oro, argento, avorio e pietre preziose che rendono concreta la parola «meraviglia». Ecco così guizzanti pinnacoli, volute, nicchie traforate o abitate da minuscole statue a comporre reliquari e ostensori che sembrano piccole cattedrali come quello cinquecentesco proveniente dal Museu Nacional de Machado de Castro a Coimbra, che campeggia sul materiale promozionale della mostra torinese.
Tra i manufatti esposti colpiscono l’attenzione anche un Crocifisso con calvario della fine del XVII secolo, fabbricato in avorio e con il Cristo incastonato di rubini a simulare le gocce di sangue dal costato, un tabernacolo della fine del Quattrocento, con il dipinto di un «Ecce homo» sulla porta, e una curiosa Madonna-Buddha, dettaglio di una scultura sacra con una Vergine che riproduce la posizione del dio indiano nell’ultimo stadio, prima del raggiungimento del Nirvana.
Non mancano lungo il percorso espositivo testi che hanno fornito il quadro teorico per la formazione degli architetti, con trattati che vanno dall'età classica fino alla fine del Cinquecento: da Vitruvio a Leon Battista Alberti, da Andrea Palladio e Francisco de Hollanda. Ci sono poi in mostra anche le visioni immaginarie di Giovanni Paolo Pannini e i progetti contemporanei di Siza Vieira per Milano e di Carrilho de Graça per Benevento.
L'esposizione è il primo capitolo di una collaborazione tra Torino e Lisbona. Dal 17 maggio, la capitale portoghese ospiterà, infatti, negli spazi del Museu Nacional de Arte Antiga la rassegna «I Savoia. Re e mecenati. Torino 1730-1750», con settanta pezzi provenienti dalla Galleria Sabauda, da Palazzo Madama e dal altre realtà museali del Piemonte che raccontano il profilo alto della produzione artistica cittadina nel periodo in cui Filippo Juvarra proietta la cultura di Torino nell’orizzonte della modernità europea.
Due città e due mostre, dunque, unite insieme per un progetto che guarda al futuro: in un momento di difficile congiuntura economica come l’attuale sono, infatti, importanti, se non indispensabili, politiche culturali sostenibili, basate sulla sinergia e sullo scambio di opere e conoscenze.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Ostensorio, 1527. Argento dorato. Coimbra, Museu Nacional de Machado de Castro; [fig. 2] Cofano, Venezia, circa 1600. In cristallo di rocca, legno dipinto, argento dorato e rame argentato. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga; [fig. 3] António de Hollanda, «Santa Chiara. Libro d’Ore detto di Don Manuel», Portogallo, 1517-1551. Tempera e oro su pergamena. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga

Informazioni utili  
«Tesori del Portogallo. Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco». Palazzo Madama - Museo civico d’arte antica, piazza Castello – Torino. Orari: martedì-sabato, ore 10.00-18.00; domenica, ore 10.00-19.00, chiuso il lunedì (la biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso: intero € 12,00, ridotto € 10,00, gratuito per ragazzi minori di 18 anni. Informazioni: tel. 011.4433501. Sito web: www.palazzomadamatorino.it. Fino al 28 settembre 2014.

giovedì 8 maggio 2014

Merletti a forma di barene: in mostra a Burano la land art di Maria Grazia Rosin

Trae spunto dal suggestivo paesaggio delle barene, tipici terreni di forma tabulare che caratterizzano la laguna di Venezia, il progetto «Merletto frattale – Fractal Lace» di Maria Grazia Rosin (Cortina d’Ampezzo, 1958), che, dopo essere stato presentato al pubblico sull’isola di San Francesco del Deserto in occasione della cinquantacinquesima edizione della Biennale d’arte, approda ora al Museo del merletto di Burano.
L’artista trentina di nascita e veneziana d’adozione, che ha studiato con Emilio Vedova all’Accademia di belle arti e che si è accostata anche alla sperimentazione del vetro come medium espressivo, ha colto un interessante parallelismo tra la forma a reticolo delle barene, gli intrecci del merletto ad ago e l’ancestrale tecnica di lavorazione delle reti da pesca dell’isola di Burano.
Ne è nata un’installazione in situ concepita come un work in progress che si presenta come una texture a motivi frattali, ovvero attraverso forme che si sviluppano con caratteri grafici costanti declinandosi all’infinito e creando volumi sempre diversi pur mantenendo inalterata la forma.
Con quest'opera, che si realizza in collaborazione con la maestra merlettaia Sandra Mavaracchio e con la curatela di Chiara Squarcina, Maria Grazia Rosin intende proporre un'inedita riflessione che prende spunto da riscontri estetici possibili fra due «situazioni» -una creativa, l'altra ambientale- accomunate da una medesima fragilità strutturale.
La texture della barena, caratterizzata da un intreccio delicato di piante ed erbe, viene re-interpretata come l’esatta tessitura di un ricamo, in un’immaginifica «trasmutazione alchemica» dei reticoli di un pizzo in una realtà vegetale. Ne nasce un’analisi artistica che si propone di richiamare l’attenzione sul delicato equilibrio della laguna con particolare attenzione alla peculiare attività artigianale dell’isola di Burano.
Dopo la presentazione alla mostra «Oltre il paesaggio mistico» (giugno – agosto 2013), promossa per iniziativa di Simonetta Gorreri dell’associazione «Artlife for the World», il «Merletto frattale - Fractal lace» di Maria Grazia Rosin sarà visibile dal 9 maggio al 27 luglio in un contesto come quello della pittoresca isola di Burano, che vanta una tradizione plurisecolare nella lavorazione del merletto e che permette, quindi, di comprendere ancora meglio le interazioni tra arte e ambiente che lo hanno ispirato.
Per l’occasione, il progetto verrà illustrato attraverso alcuni pannelli realizzati a tecnica mista con interventi digitali di rendering, disegno e collage. Sono, inoltre, in fase di studio continui arricchimenti di contenuti e contributi di ricerca che potranno scaturire dal dialogo con paesaggisti, ma anche con enti, istituti universitari e scuole del territorio, attraverso nuove proposte, disegni, tavole, merletti o modelli.

Didascalie delle immagini 
[fig. 1] Maria Grazia Rosin, Merletto frattale limonium, 2014; [fig. 2] Maria Grazia Rosin, Merletto frattale in barena, 2014

Informazioni utili
«Merletto frattale – Fractal Lace». Museo del Merletto, piazza Galuppi, 187 – Burano. Ingresso: martedì-domenica, ore 10.00-18.00 (la biglietteria chiude alle ore 17.00); chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 5,00, ridotto € 3,50. Informazioni: call center 848082000 (dall’Italia), +3904142730892 (dall’estero), info@fmcvenezia.it. Sito web: www.museomerletto.visitmuve.it. Dal 9 maggio al 27 luglio 2014. 

mercoledì 7 maggio 2014

«Playground», Roma si veste d’arte per gli Internazionali di tennis

«La grande bellezza» del nostro sport, come recitano i cartelloni pubblicitari, va in scena al Foro italico di Roma. Da giovedì 8 a domenica 18 maggio il vasto complesso sportivo ideato e realizzato dall'architetto Enrico Del Debbio ai piedi di Monte Mario torna ad ospitare gli Internazionali di tennis, evento che ogni anno catalizza le attenzioni di migliaia di sportivi, fan e curiosi. Tra gli ospiti della settantunesima edizione, la settima consecutiva sponsorizzata dalla Bnl - Banca nazionale del lavoro, ci sono top player come Rafael Nadal, Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray e, ovviamente, alcuni beniamini di casa nostra, da Fabio Fognini a Andreas Seppi, passando per Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci.
Fra palle e racchette anche l’arte si affaccerà al torneo. Nella splendida cornice della Casa delle Armi, progettata nella prima metà degli anni Trenta da Luigi Moretti e considerata tra i più straordinari esempi di architettura razionalista, sarà, infatti, ospitata la mostra-laboratorio «Playground», a cura di Maria Alicata e di Bartolomeo Pietromarchi, nuovo direttore della Fondazione Antonio Ratti di Como, dopo anni trascorsi a capo del Macro di Roma, conosciuto al grande pubblico per aver curato il Padiglione Italia alla passata edizione della Biennale di Venezia.
Per una settimana, dal 9 al 16 maggio, l’edificio sportivo capitolino, denominato anche Accademia della scherma, sarà trasformato in una palestra dell’arte, in un campo da gioco con opere di grandi dimensioni site-specific, interattive e relazionali, e con workshop aperti al pubblico, soprattutto a quello in età scolare dai 5 ai 15 anni.
Quattro gli artisti coinvolti nel progetto: Gabriele De Santis (Roma, 1983), Ruth Proctor (Gran Bretagna, 1980), Giuseppe Stampone (Cluses, Francia, 1974) e il duo Sten e Lex.
Ad accogliere i visitatori in mostra saranno proprio questi due street artist romani che, su una delle pareti esterne della Casa delle Armi, utilizzeranno la tecnica dello stencil-poster, da loro ideata per combinare l’utilizzo della mezzatinta e la pratica dello stencil, e realizzeranno un «Arazzo» raffigurante un disegno ispirato al loro repertorio iconografico classico, nel quale si moltiplicano i riferimenti al cinema, all’arte sacra e al ritratto, per arrivare, nell’ultima fase della produzione, all’esplorazione di pattern geometrici e lineari.
Gabriele De Santis esporrà, invece, l'opera «I want to be like water and never have a doubt and reflect what is around my pool», titolo che fa riferimento a un brano del gruppo rock sperimentale «Animal Collective». Il progetto, inedito, trasformerà lo spazio in un luogo dall’atmosfera bizzarra e straniante, «in cui -spiegano gli organizzatori- i riferimenti al gioco si intrecceranno per fare da sfondo a un universo popolato da elementi caratteristici del lavoro dell'artista: plinti,tele, icone dello sport, che prendono vita su pattini a rotelle». Punta, invece, su un’opera già vista nel 2013 a Londra e quest’anno alla Norma Mangione Gallery di Torino Ruth Proctor che proporrà, nell’ambito di «Playground» e fissata su una rete da pallavolo, «I see you liking everything», un’installazione realizzata da un insieme di bandierine colorate luccicanti che formano una gigantesca maschera.
Mentre Giuseppe Stampone sarà presente in mostra con «L’ABC dell’arte – Global Education», un gioco per tutte le età che si propone di costruire una prima alfabetizzazione sull’arte contemporanea e che, per l'occasione, verrà prodotto in serie limitata e distribuito sul circuito museale internazionale e sul sito bcomebox.com. «Avanzando lungo un percorso fatto di caselle in forma di abbecedario e svolgendo specifiche attività, il giocatore -si legge nella presentazione del progetto- farà la conoscenza di artisti, opere, movimenti rappresentativi della storia dell’arte e della cultura visiva del XX secolo: da Duchamp a Warhol, da Ai Weiwei a Cattelan, alle diverse figure e istituzioni che governano il sistema dell’arte». Un modo simpatico, questo, per ripassare le storie di pittori e scultori contemporanei in attesa di vedere all’opera sul tappeto verde le grandi star internazionali del tennis.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Giuseppe Stampone, «L’ABC dell’arte – Global Education», 2014. Materiali vari, 6x4 mt. Courtesy l'artista e prometeogallery di Ida Pisani; [fig. 2] Sten e Lex, «Arazzo», 2014; [fig. 3] Gabriele De Santis, «Prova d'artista», 2014. Materiali vari, dimensioni variabili 

Informazioni utili 
«Playground». Foro Italico - Casa delle Armi, viale delle Olimpiadi - Roma. Orari: 10.00-21.00. Ingresso: libero, previo acquisto del biglietto d’ingresso degli Internazionale BNL d’Italia 2014. Orari laboratori: dal 10 al 15 maggio, ore 10.00-12.00 e ore 15.00-19.00; il 16 aprile 2014, ore 10.00-12.00 (non è richiesta la prenotazione). Programma dei laboratori: sabato 10 e domenica 11 maggio, Giuseppe Stampone; lunedì 12 e martedì 13 maggio, Gabriele De Santis; mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 maggio, Ruth Proctor. Visita guidata alla mostra: ore 12.00–15.00. Sito web: www.internazionalibnlditalia.it
Info laboratori: Elisabetta Dusi, mostraplayground@gmail.com o cell. +39.340.2694756. Inaugurazione: giovedì 8 maggio 2014, dalle ore 19.00; a seguire concerto dei Commodity Place e djset di Rawmance. Dal 9 al 16 maggio 2014

martedì 6 maggio 2014

«Navigando tra gli ex-voto», il mare e la fede in mostra a Milano

«Trattieni i venti e placa le tempeste»: è un verso della Preghiera del marittimo quello che la Fondazione per Grazie ricevute ha scelto come sottotitolo della mostra «Navigando tra gli ex-voto», che allinea a Milano, al primo piano della Casa del Manzoni, una settantina di tavolette votive, provenienti da tutto il mondo e la cui realizzazione data tra il XV secolo e gli anni Venti del Novecento.
Il percorso espositivo, visibile fino al prossimo 20 dicembre, si configura come una sorta di «mappa privilegiata» per comprendere come una forma d’arte considerata «minore» come quella degli ex-voto, testimonianza di una fede struggente e prova tangibile del ringraziamento per un miracolo invocato e avvenuto, si sia relazionata con il mondo marinaro.
Onde impetuose e barche alla deriva, alberi spezzati e sartie allentate, relitti e scogli minacciosi battuti dai flutti, tempeste e naufragi, ma anche cieli limpidi e acque tornate tranquille grazie all’intervento divino scorrono davanti agli occhi del visitatore di Casa Manzoni. I pericoli e la bellezza della navigazione, i momenti in cui non resta altro che affidarsi alla preghiera e quelli in cui ci si stupisce della meraviglia del Creato sono, dunque, i soggetti raffigurati su queste tavolette votive, testimonianza di un pathos rappresentato in modo semplice e ingenuo, ma sicuramente efficace agli occhi di tutti.
Le scene dipinte a mano su ardesia, legno e tela raccontano così di un mare amico da rispettare, da ringraziare ogni giorno, ma anche da temere, tant’è che, ancora oggi, è diffuso il proverbio tra i marinai delle nostre coste «si vaje e tuorne già he fatto ‘nu buono viaggio».
Tra i manufatti più curiosi in mostra si segnala una tavoletta dai colori allegri, recante la data del 1881 e ritraente il pericolo scampato da due messicani a bordo di una barchetta piccolissima, quasi un guscio di noce, rovesciatasi tra onde piene di pescecani con la bocca spalancata.
È di due anni dopo, del 1883, un olio su tavola raffigurante in modo quasi infantile un vascello a vela e vapore, molto stilizzato, giunto nel porto di Rio de Janeiro: il «Savoja», pilotato da due soli uomini che ringraziano la Madonna delle Grazie per averli accolti all’entrata dell’estuario.
In porto è ambientato anche un ex-voto, datato 1888, che documenta l'angoscia di alcuni emigranti napoletani per il viaggio oltremare e che raffigura quattro immagini della Madonna, leggermente diverse.
Sempre alla Madonna, o meglio alla Nostra Signora di Monteallegro, nelle vicinanze di Rapallo, rivolgono le loro preghiere i marinai del brigantino «Innocenza», rimasto intrappolato tra onde gigantesche, in preda a un temporale sul Mar Nero nella giornata del 20 novembre 1856, come prova un ex-voto donato dal capitano Benedetto Olivari al santuario ligure.
La mostra documenta, inoltre, le difficoltà del navigare sul lago, esponendo alcune lettere originali di Teresa Stampa Manzoni al figlio Stefano. Una rassegna,dunque, curiosa quella milanese per conoscere una tradizione popolare antica, che unisce fede, superstizione e sacro.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Immagine promozionale della mostra «Navigando tra gli ex-voto».  (Ex voto per la Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Forio d’Ischia); [fig. 2] 1616 - Campania, Pomigliano d'Arco - Madonna dell'Arco - Tempera su tavola, cm 29 x 26; [fig. 3]  1881 - Messico, Tequizquac - Parrocchia Santiago Apostolo - Olio su tela, cm 49 x 37 

Informazioni utili 
«Navigando tra gli ex-voto». Casa del Manzoni,via Morone, 1 – Milano. Orari: martedì – venerdì, ore 9.00-16.00; chiuso il lunedì, il sabato, i festivi e tutto il mese di agosto. Ingresso libero. Informazioni: tel. 02.86460403 o info@pergraziericevute.it. Sito internet: www.pergraziericevute.it. Fino al 20 dicembre 2014

lunedì 5 maggio 2014

Torino, tre incontri su «Visione e missione» della fotografia

Sarà Nili Goren (Gerusalemme, 1965), per anni docente alla Bezalel Academy of arts and design di Gerusalemme e attualmente curatrice al Tel Aviv Museum of Art, ad aprire la seconda edizione della rassegna «I lunedì dell’arte», promossa dalla Fondazione De Fornaris alla Gam – Galleria d’arte moderna di Torino.
Da lunedì 5 maggio il prestigioso museo piemontese -che vanta una collezione di oltre quarantamila opere di autori come Fontanesi, Fattori, Pellizza da Volpedo, Medardo Rosso, Morandi, Casorati, Martini e De Pisis – aprirà, infatti, le porte a tre incontri con altrettanti esperti di fotografia. L’iniziativa –ideata da Antonella Russo, allieva di Beaumont Newhall e autrice di un volume stimolante per gli studi del settore come «Storia culturale della fotografia italiana» (Einaudi, Torino 2011)- nasce con l’intento di aggiornare il pubblico su programmi espositivi e attività di importanti musei o festival internazionali e sulle diverse strategie di circolazione istituzionale dell’immagine fotografica contemporanea in capitali europee ed extra–europee, nell’epoca della tecnologia avanzata, di internet e dei social media.
A presentare la rassegna, intitolata «Fotografia. Visione e missione II», sarà la stessa Antonella Russo, che vanta in curriculum attività didattica al Moma e al Metropolitan di New York e che ha curato mostre come «Mario Giacomelli» (1992) al Castello di Rivoli e «Viewpoints Italy in Black and White» (2005) alla Estorick Collection di Londra, con la collaborazione di Riccardo Passoni, vicedirettore del museo torinese.
Lunedì 5 maggio, alle 21, Nili Goren intratterrà i presenti con una conferenza dal titolo «Contemporary Israeli Photography: from landscape to land-escape», nella quale verrà tracciata una ricognizione sulla fotografia israeliana odierna e sarà proposta una riflessione sul ruolo d’indagine e diffusione che il Tel Aviv Museum of Art svolge nel rappresentare le tendenze della fotografia nazionale moderna e contemporanea, nel contesto della storia del mezzo fotografico.
Il secondo incontro, in agenda per lunedì 19 maggio, vedrà al tavolo dei relatori Paul di Felice (Differdange, Lussemburgo, 1953), professore di Storia dell’arte all’Università del Lussemburgo, co-direttore dell’European Month of Photography, co-editore di Café Créme édition e socio fondatore della rivista on-line «lacritique.org», che parlerà di «Trenta anni di fotografia contemporanea internazionale in Lussemburgo».
A chiudere gli appuntamenti sarà Walter Moser (Wels, 1979), capo curatore di fotografia dell’Albertina Museum di Vienna, che lunedì 26 maggio terrà una conferenza dal titolo «To see more more closely: insights into the photographic collection at the Albertina», un’articolata meditazione sulla collezione di fotografia del museo viennese, uno dei più prestigiosi del continente.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Shai Kremer, Abandoned Syrian base, View of a minefield, Golan Heights, 2007; [fig. 2] Adi Nes, Untitled (Hagar),2005 

Informazioni utili 
«I lunedì dell’arte - Fotografia. Visione e missione II ». Gam – Sala conferenze, corso Galileo Ferraris 30 – Torino. Conferenze: lunedì 5 maggio, ore 21 - Nili Goren; lunedì 19 maggio, ore 18 - Paul di Felice; lunedì 26 maggio, ore 21 - Walter Moser. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Informazioni: tel. 011.542491 o fdf@fondazionedefornaris.org. Sito internet: www.fondazionedefornaris.org. Da lunedì 5 a lunedì 26 maggio 2014. 


venerdì 18 aprile 2014

Da Picasso a Fontana, in un museo l’arte amata da Paolo VI

«Noi abbiamo bisogno di voi»: con queste parole papa Paolo VI si rivolgeva il 7 maggio 1964 a una delegazione di artisti riuniti nella Cappella Sistina per la solennità dell’Ascensione, consegnando loro il capitolo VII della costituzione sulla sacra liturgia «Sacrosanctum Concilium» (4 dicembre 1963), nel quale venivano tracciate le coordinate per ripensare il rapporto tra arte e vita della Chiesa.
In questo modo il pontefice intendeva ristabilire un rapporto con gli artisti, «creatori, sempre vivaci, zampillanti di mille idee e di mille novità», rinnovando un’amicizia che, per secoli, era stata «veicolo, tramite, interprete, ponte» tra il mondo religioso e la società e che, agli inizi del Novecento, si era «guastata» da entrambe le parti, sia col ricorrere a un’arte staccata dalla vita, sia con il pretendere l’assuefazione a cliché e modelli che Paolo VI aveva definito «di pochi pregi e di poca spesa».
«Vi abbiamo talvolta messo una cappa di piombo addosso, possiamo dirlo; perdonateci!» era l’accorato appello che papa Giovanni Battista Montini rivolgeva ai pittori e agli scultori riuniti nella Cappella Sistina, la cui opera poteva essere «segno e simbolo della realtà soprannaturale».
Iniziava con questa omelia, dagli accenti commossi e dal grande pathos, un rinnovato dialogo tra Chiesa e arte. Un dialogo che il pontefice avrebbe sollecitato in molte altre occasioni, a partire dalla «Gaudium et spes» (1965) fino all’inaugurazione della collezione d’arte moderna dei Musei vaticani (1973), come ricorda il libro «Paolo VI. Su l’arte e agli artisti. Discorsi, messaggi e scritti (1963-1978)» delle edizioni Studium.
Il prezioso rapporto tra Giovanni Battista Montini e i pittori e gli scultori contemporanei diede origine, negli anni dell’episcopato e del pontificato, a una ricca collezione privata formata da oltre settemila opere tra dipinti, incisioni, stampe, sculture e medaglie, della cui conservazione e esposizione si occupa, dal 1987, l’associazione «Arte e Spiritualità» di Brescia.
Henri Matisse, Marc Chagall, Pablo Picasso, Salvador Dalí, René Magritte, Gino Severini, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Felice Casorati, Georges Rouault ed Emilio Vedova sono solo alcuni degli artisti presenti nella raccolta, di proprietà dell’Opera per l’educazione cristiana, alla quale è giunta attraverso vari lasciti disposti prevalentemente da monsignor Pasquale Macchi, segretario del pontefice, e della quale sono stati pubblicati nel 1995 e nel 2006 due cataloghi generali a cura di Cecilia De Carli. Dal 2011 la collezione si è, inoltre, arricchita di circa duecento lavori conferiti in comodato dalla Cei e realizzati da artisti contemporanei per illustrare i volumi del nuovo lezionario da messa.
Aperta al pubblico dal 1988 nella cittadina di Concesio, nel Bresciano, e ospitata dal 2009 in una nuova realtà espositiva, ubicata nelle vicinanze della casa natale di papa Montini, la raccolta è visibile dallo scorso febbraio con un regolare orario di visita, dal martedì al sabato, dopo che per lungo tempo era stato possibile garantirne l’accesso esclusivamente a gruppi su prenotazione. Si tratta di una prima tappa di un piano di rilancio triennale che prevede incontri, conferenze, visite guidate, laboratori per bambini, collaborazioni e scambi con i musei più prestigiosi del mondo, e che, recentemente, ha visto la struttura diventare punto Fai (Fondo per l’ambiente italiano).
Articolato su due piani, per un totale di quasi mille metri quadrati di superficie espositiva, il museo allinea circa duecentosettantacinque opere, che testimoniano «il grande impegno profuso da Paolo VI –scrive Paolo Bolpagni, nella guida breve alla collezione- per la promozione dell’arte contemporanea nelle sue più varie manifestazioni, nella ricerca di un dialogo – talvolta anche tormentato, difficile, contrastato – e di una reciproca comprensione». La raccolta non sposa, dunque, uno stile e non indica nemmeno una via allo sviluppo di una pittura e di una scultura «sacra», ma mostra tutte quelle forme di espressione artistica intrise di domande profonde, escatologiche e di ricerca di senso che hanno caratterizzato il Novecento. Ecco così esposte opere dalla componente aniconica che rimandano a una prospettiva altra, quella del divino e dell’ultraterreno, come la tela «T 1966 – E 9» (1966) di Hans Hartung, e lavori legati alla dimensione liturgica come le due tempere su carta del giapponese Kengiro Azuma per il progetto della «Santa Croce» nel convento dei frati cappuccini di Sion (in Svizzera), o ancora la piccola «Croce» (1942) in terracotta dipinta di Mirko Basaldella e la «Crocifissione» (1955-1960) in ceramica di Lucio Fontana per il concorso della Quinta Porta del Duomo di Milano, nella quale «il Cristo -scrive Paolo Bolpagni- sembra contemporaneamente patiens e triumphans, inchiodato alla Croce ma già proiettato verso la Resurrezione».
Uno spazio importante del museo è dedicato alla grafica, per la quale è stato studiato un piccolo «Gabinetto delle stampe», un ambiente intimo e raccolto nel quale trovano posto, tra l’altro, alcune opere di soggetto biblico di Marc Chagall, un’acquaforte della serie «Miserere» di Georges Rouault e nove litografie di Henri Matisse, riferite al suo intervento decorativo nella Cappella del Rosario delle suore domenicane di Vence, in Provenza. Un museo, dunque, interessante quello di Concesio per scoprire come papa Paolo VI fosse riuscito a riannodare i fili tra il mondo dell’arte e la Chiesa, a farsi rispondere affermativamente a quella domanda, franca e sentita, che rivolse ai presenti nella Cappella Sistina il 7 maggio 1964: «Rifacciamo la pace? Quest’oggi? Qui? Vogliamo ritornare amici? Il Papa ridiventa ancora l’amico degli artisti?».

Didascalie delle immagini 
[fig. 1] Ernst Günter Hansing, «Paolo VI raccolto in preghiera», 1969, tempera su carta, inv. 2314; [fig. 2] Entrata della Collezione Paolo VI di Concesio (Brescia); [figg. 3 e 4] Vista interna della Collezione Paolo VI di Concesio (Brescia); [fig. 5] Lucio Fontana, «Crocifissione», 1955-1960, ceramica colorata e riflessata, inv. S81

Informazioni utili

Collezione Paolo VI, via Marconi,15 - Concesio (Brescia). Orari: martedì-venerdì, ore 9-00-12.00 e ore 15.00-17.00; sabato, ore 14.00-19.00. Ingresso: € 5,00. Visita guidata: € 30,00 + il biglietto di ingresso. Agevolazioni soci Fai: sconto del 50% sul biglietto d’ingresso al museo, e riduzione del 20% sull’acquisto dei libri in vendita nel bookshop. Informazioni: tel. 030.2180817 o info@artespiritualita.org. Sito internet: www.collezionepaolovi.it


giovedì 17 aprile 2014

La grande bellezza di Roma nelle incisioni di Luigi Rossini

È una mostra preziosa, forse di nicchia, quella che il m.a.x. di Chiasso -museo svizzero nato nel 2005 con l’intento di divulgare la conoscenza dell’arte grafica, del design, della fotografia e dell’architettura- dedica a Luigi Rossini (Ravenna, 1790-Roma, 1857), incisore di talento, cugino del più famoso Gioachino, che per la critica è stato l’ultimo grande illustratore delle meraviglie di Roma dopo Giuseppe Vasi e Giovan Battista Piranesi e prima dell’avvento della fotografia, che sostituì l’acquaforte tra i souvenir della Città eterna preferiti dai viaggiatori del Grand tour.
La rassegna, curata da Nicoletta Ossanna Cavadini e Maria Antonella Fusco, espone per la prima volta al pubblico opere provenienti da collezioni private e della famiglia come suggestivi disegni acquerellati, schizzi, lettere e appunti di viaggio, oltre a preziosi rami e a rare incisioni provenienti dall’Istituto nazionale per la grafica di Roma, una delle tre principali raccolte pubbliche di matrici al mondo, dove la rassegna sull’artista ravennate verrà proposta il prossimo autunno.
Attraverso le oltre centocinquanta opere in mostra, riunite sotto il titolo «Luigi Rossini (1790-1857), incisore. Il viaggio segreto», sarà possibile ripercorrere il percorso artistico e biografico del maestro romagnolo, caro amico dello scultore Adamo Tadolini e collaboratore di Bartolomeo Pinelli, che nella sua vita beneficiò anche della stima e della protezione di Antonio Canova e Vincenzo Camuccini.
La preziosità dell’esposizione svizzera, corredata da un catalogo bilingue (in italiano e in inglese) pubblicato da Silvana editoriale, consiste nella possibilità di veder raffrontati l’acquarello preparatorio, la matrice e, infine, la stampa di molti lavori di Luigi Rossini, così da poter studiare tutti le sue volute variazioni e i suoi leggeri spostamenti di punti di vista.
Attraverso opere di elegante fattura come «Il monte Quirinale preso in cima al Palazzo Caligola» (1827) o «Puteale di Pompei» (1830 ca.), la mostra al m.a.x. di Chiasso documenta le varie fasi del lavoro dell’artista che, partito dalla «visionarietà» tipica di Giovan Battista Piranesi, approda a una cultura dell’antico aperta alle prime espressioni del Romanticismo e del Pittoresco. Lungo il percorso ci sono anche una sezione libraria contenente i preziosi in folio e la collezione di gemme antiche e impronte in ceralacca, ma ciò che cattura lo sguardo del visitatore sono soprattutto le fantasie architettoniche acquerellate e le splendide incisioni (in alcuni casi addirittura editio princeps), realizzate dagli anni Venti agli anni Cinquanta dell’Ottocento.
Nato a Ravenna nel 1790 da «famiglia oscura ma onestissima» originaria di Lugo di Romagna, Luigi Rossini studia all’Accademia di Bologna ed ha come maestri Leandro Marconi nell'ornato e il celebre Giovanni Antonio Antolini nell'architettura. Nel 1813 viene insignito del «Premio del regno Italico», poi ottiene l'alunnato all'Accademia italiana di palazzo Venezia a Roma. Data al 1817 una prima serie di cinquanta «prospettive di Roma incise a contorno, e colorate», stampata con il nome di Giovanni Rossini. Segue la pubblicazione, tra il 1823 e il 1829, della serie «Le antichità romane», ben centouno vedute dell'Urbe che inaugurano la ricca produzione grafica dell’artista dedicata alla Città eterna e riunita nelle raccolte «Le antichità dei contorni di Roma» (1826-'29), «I sette colli» (1829), «Le porte antiche e moderne» (1829) e «I monumenti più interessanti» (1830). Si tratta di lavori che portano serenità economica a Luigi Rossini, dopo gli anni giovanili di ristrettezze, tanto è vero che lo stesso artista in una lettera del 1830 a Carlo Emanuele Muzzarelli, pubblicata a Torino nel 1853 da Diamillo Müller nelle «Biografie autografe e inedite di illustri italiani di questo secolo», si definisce «ben agiato e contento».
Seguono le lastre «Archi trionfali, onorarii e funebri» (1836), «Viaggio pittoresco da Roma a Napoli» (1839), «Scenografia degl'interni delle più belle chiese e basiliche antiche» (1839-'43), «Scenografia di Roma moderna» (1850) e «I principali fori di Roma antica» (1850): un ricco gruppo di opere che racconta la Città eterna come meta turistica e che, finalmente, con questa mostra in Svizzera, nel vicino Canton Ticino, ottiene la giusta consacrazione.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Luigi Rossini, Disegno preparatorio - Parte del foro romano e monte Capitolino col tempio di Giove, 1827-1829, acquarello; [fig. 2] Luigi Rossini, Il Monte Capitolino e parte del Foro Romano coll’incendio nel Tempio di Giove Capitolino e col saccheggio dato da Genserico a Roma, 1827, matita e inchiostro color seppia acquerellato su carta vergata con cornice riquadrata, 60,5 x 83 cm, Collezione privata; [fig. 3] Luigi Rossini, Schizzo di Piazza Navona o Circo Agonale col Mercato, 1839, penna e acquerello color seppia su carta vergata, 45 x 64,5 cm, Courtesy Gian Enzo Sperone Switzerland; [fig. 4] Luigi Rossini, Puteale in Pompei, senza data (ca. 1830), matita e inchiostro color seppia acquerellato su carta vergata, 46 x 57,5 cm, Collezione privata

Informazioni utili
«Luigi Rossini (1790-1857), incisore. Il viaggio segreto». m.a.x. museo, via Dante Alighieri, 4 -  Chiasso (Svizzera). Orari: martedì-domenica, ore 10.00-12.00 e ore 15.00-18.00; lunedì chiuso. Intero: ChF 10; ridotto ChF 7. Informazioni: tel. +41.91.6825656 o info@maxmuseo.ch. Sito internet: www.maxmuseo.ch. Fino al 4 maggio 2014. 

mercoledì 16 aprile 2014

Da Palazzo Ducale a Ca’ Pesaro: è Venezia la città italiana più presente nel Google Art Project


È Venezia la città italiana più presente nel Art Poject di Google, la piattaforma sviluppata per preservare e ammirare on-line le opere d'arte e gli interni dei più importanti musei al mondo.
Dopo la prima fase di collaborazione, che ha visto, nel mese di novembre 2013, il lancio sul portale di oltre centocinquanta opere raccolte in tre gallery dedicate a Ca’ Pesaro, al Correr e al Museo del vetro di Murano, la Fondazione musei civici veneziani propone, da qualche giorno, un viaggio virtuale in altre tre realtà afferenti alla sua rete: Palazzo Ducale, Ca’ Rezzonico e il Centro studi di storia del tessuto e del costume. Trecentosettanta le immagini ad alta definizione inserite sul sito, nato nel febbraio 2011 con l’obiettivo di «democratizzare» l'accesso alla cultura e di promuovere la sua conservazione per le generazioni future.
Di Palazzo Ducale, vero e proprio simbolo millenario della storia, della cultura e dell’arte veneziana, sarà possibile ammirare capolavori straordinari come il celebre affresco di Tiziano raffigurante il «San Cristoforo», l’opera «Nettuno offre a Venezia le ricchezze del mare» di Giambattista Tiepolo, tre meravigliosi lavori di Paolo Veronese che decorano le sale istituzionali dell’edificio -ovvero «Vecchio orientale e giovane donna», «Giunone offre a Venezia il corno dogale» e «L’apoteosi di Venezia»- e, ultimo ma non ultimo, una stupefacente tela di Jacopo e Domenico Tintoretto, «Paradiso», considerata, con i suoi ventidue metri di larghezza per sette metri in altezza, la più grande al mondo.
Navigando tra le opere di Ca’ Rezzonico ci si potrà, invece, immergere nell’atmosfera e nel gusto del Settecento veneziano attraverso le celebri scene di genere di Pietro Longhi, le splendide decorazioni a soffitto «La Nobiltà e la Virtù che abbattono l’ignoranza» e «Il Trionfo di Zefiro e Flora» a firma di Giambattista Tiepolo, e gli affreschi staccati da villa Zianigo, con il suggestivo «Mondo Novo» e le scene della vita di «Pulcinella», realizzati da Giandomenico Tiepolo. Nella gallery on-line sono state inserite anche due magnifiche vedute giovanili del Canaletto: la «Veduta del Rio dei Mendicanti» e il «Canal Grande da Ca’ Balbi verso Rialto».
Di Palazzo Mocenigo a San Stae, recentemente riaperto al pubblico dopo un radicale intervento di restyling, sarà, infine, possibile ammirare le importanti collezioni di rari tessuti e costumi, tra cui originali e sfarzosi abiti del Settecento, di particolare pregio.
Ma le novità non finiscono qui. Per Palazzo Ducale e Ca’ Rezzonico sono state ideate anche due speciali visite virtuali agli straordinari ambienti interni, che consentono di apprezzare ulteriormente la bellezza dei percorsi espositivi delle due sedi, soffermandosi su particolari aspetti o opere come il «Leone marciano andante» del Carpaccio o la veduta del «Canal Grande da Ca’ Balbi verso Rialto» del Canaletto, eccezionalmente disponibili in risoluzione Gigapixel.
Si arricchisce, dunque, di un tassello interessante la sezione italiana del Google Art Project, che vanta già tra i suoi partner le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Vecchio a Firenze, i Musei capitolini, il Museo Poldi Pezzoli e il Museo diocesano di Milano, il Museo archeologico di Ferrara, i Musei di Strada nuova a Genova, la Fondazione musei senesi, la Venaria Reale di Torino e Palazzo Grassi a Venezia.
I visitatori della piattaforma Art Project possono sfogliare le opere in base al nome dell'artista, al titolo illustrativo, al tipo di arte, al museo, al paese, alla collezioni e al periodo temporale.
Facebook, Twitter, Google+ e video sono integrati nella piattaforma, consentendo agli utenti di invitare gli amici a vedere e discutere le loro opere preferite.
Tra le altre funzioni a disposizione dei visitatori virtuali, ci sono «Le mie Gallerie» che permettono di salvare viste specifiche delle opere d'arte selezionate e di costruire un proprio museo personale.
I commenti possono essere aggiunti a ogni dipinto e l'intera galleria può essere condivisa con gli amici. Inoltre, la funzione «Confronta» consente di esaminare due opere d'arte «fianco a fianco», nella stessa schermata, per vedere più da vicino come lo stile di un artista si è evoluto nel tempo, collegare le tendenze artistiche, o osservare in profondità due particolari di un’opera.
Google Art Project si qualifica, quindi, come un tool digitale che permette agli utenti collegati da ogni parte del mondo di avvicinarsi alle opere d’arte, ai reperti storici e ai manufatti artistici, con un semplice click, scoprendone i dettagli più nascosti.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Schermata dedicata al Palazzo Ducale di Venezia su Google Art Project; [fig. 2] Carrellata delle opere conservata al Palazzo Ducale di Venezia su Google Art Project; [fig. 3] Street View del Palazzo Ducale di Venezia su Google Art Project; [fig. 4] Dettaglio su Google Art Project dell'opera «Canal  Grande da Ca’ Balbi verso Rialto» del Canaletto, conservata a Ca' Rezzonico di Venezia; [fig. 5] Dettaglio del «Leone marciano andante» del Carpaccio su Google Art Project 

Informazioni utili 
www.google.com/culturalinstitute/project/art-project?hl=it

martedì 15 aprile 2014

Da Torino a Roma, quando l’arte incontra il calcio

L’arte contemporanea incontra il mondo del calcio. Succede a Torino, dove sta prendendo il via il progetto «Invasione di campo», nato dalla partnership tra la Gam e lo Juventus Museum.
In attesa del 2015, quando il capoluogo piemontese sarà Capitale europea dello sport, quattro artisti contemporanei rivisitano gli spazi del museo di via Druento, dove sono raccontati centoquindici anni di storia bianconera attraverso memorabilia di vario genere, come le maglie di grandi leggende del club o i trofei vinti in Italia e all’estero, e nel quale un’installazione multimediale di grande impatto scenografico permette al pubblico di vivere l’emozione di scendere in campo con la propria squadra del cuore.
L’appuntamento espositivo, in programma da venerdì 18 aprile a domenica 27 luglio, nasce nel segno della cosiddetta audience development, ossia con l’intento di mescolare i pubblici per creare una «contaminazione positiva» tra due mondi apparentemente distanti come il calcio e l’arte.
Lo Juventus Museum si trasforma così per la prima volta in uno scenario di sperimentazione artistica contemporanea, grazie alle installazioni site specific di Francesco Barocco, Gianni Caravaggio, Rä di Martino e Sissi, quattro artisti presenti nelle collezioni della Gam e con all’attivo numerose mostre sia in Italia che all’estero.
Grandi disegni, incisioni, xilografie assemblate assieme per tracciare una mappa del corpo, dei suoi movimenti e dei suoi sforzi è quanto propone Sissi per il progetto «Invasione di campo». Con sguardo medico, che si diluisce poi in una dimensione poetica, l’artista mette in mostra una visionarietà anatomica fatta di fasci muscolari, ossa, nervi e vasi sanguigni capaci di tracciare un sconvolgente panorama interiore. Alla fisicità degli atleti guarda anche Rä Di Martino, che espone allo Juventus Museum due scatti fotografici in cui il corpo del calciatore è ripreso nel momento dell’atterraggio, frontale e laterale.
L’«Ercole» di Francesco Barocco è, invece, un altare improvvisato alla divinità della forza sul quale si accatastano gli ex-voto dei giornali sportivi; mentre Gianni Caravaggio presenta un lavoro più spirituale: «una grossa pietra –si legge nella nota stampa- che squarcia il cielo, un rettangolo di paesaggio lacerato dalla forza dirompente di un cuneo di materia. Il campo da gioco è un ritaglio dell’Universo, è lo specchio capovolto del rettangolo verde, un prato stellare dove il vigore e la forza strappano il terreno».
Mentre la Juventus sposa l’arte contemporanea, la AS Roma celebra gli ottantasette anni della sua storia con una mostra alla Factory Pelanda, uno degli spazi espositivi più suggestivi dell’ex Mattatoio di Testaccio. L’esposizione, intitolata «Roma Ti Amo», è organizzata da Arthemisia group, società leader a livello nazionale nell’organizzazione e produzione di grandi mostre d’arte, con il sostegno dell’assessorato alla Politiche giovanili di Roma Capitale.
In uno spazio di oltre milletrecento metri quadrati sono esposti tutti i trofei della società, le maglie storiche, i documenti più significativi e molto altro materiale grazie al quale il tifoso romanista o l’appassionato di calcio potrà rivivere l’intera avventura della squadra giallorossa, da quando nel 1927 la fusione di tre formazioni (Alba-Audace, Fortitudo-ProRoma e Foot Ball Club di Roma) diede vita all'Associazione sportiva Roma. Scorrono così davanti agli occhi del visitatore non solo i trionfi (e le immancabili delusioni) di uno dei club più longevi d'Italia, ma anche i volti dei tanti uomini che hanno fatto la sua storia: Attilio Ferraris IV, il Core de Roma Giacomo Losi, Piedone Manfredini, il fornaretto Amadei, il divino Falcao, Agostino Di Bartolomei, Bruno Conti, il bomber Pruzzo, fino al capitano Francesco Totti.
La mostra -all’interno della quale sono esposte centinaia di prime pagine del «Corriere dello Sport», partner speciale dell’iniziativa espositiva, prossimo a festeggiare i suoi novant’anni- ha anche un’ottima componente di interattività, con schermi e monitor che trasmetteranno partite storiche, interviste, video inediti, racconti tra i più particolari e suggestivi. Non mancano installazioni sensazionali, come il calcio balilla con ‘omìni’ alti più di due metri, suddivisi in due squadre romaniste: una indossa le maglie della rosa attuale, l’altra quelle della celebre «Hall of Fame», composta da grandissimi atleti della storia della squadra come Aldair Nascimento Santos, Amedeo Amadei, Fulvio Bernardini, Marcos Evangelista de Moraes ‘Cafu’, Bruno Conti, Agostino Di Bartolomei, Paulo Roberto Falcao, Giacomo Losi, Roberto Pruzzo, Francesco Rocca, Franco Tancredi, Attilio Ferraris IV, Vincenzo Montella, Sebino Nela e Giuseppe Giannini. Un’occasione, questa, per ricordare divertendosi.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Opera di Francesco Barocco per la mostra «Invasione di campo» allo Juventus Museum. Foto: La Presse; [Fig.2] Opera di Rä di Martino per la mostra «Invasione di campo» allo Juventus Museum. Foto: La Presse; [fig. 3] Opera di Sissi per la mostra «Invasione di campo» allo Juventus Museum. Foto: La Presse; [fig. 4] Opera di Gianni Caravaggio per per la mostra «Invasione di campo» allo Juventus Museum. Foto: La Presse; [fig. 5] Scultura Calcio Balilla Franco Tancredi (cm 65x185x40). Opera di Cesare Inzerillo per la mostra «Roma ti amo»; [fig. 6] Brivido Pop, «Magica Erre - la sistina giallorossa», 2014. Alluminio, cm 286x193

Informazioni utili
«Invasione di campo». Juventus Museum, via Druento, 153/42 – Torino. Orari: lunedì-venerdì, ore 10.30-19.00; sabato, domenica e festivi, ore 10.30-19.30; chiuso il martedì. Ingresso: €18,00 museo+stadium tour, € 12,00 solo museo, € 5,00 solo mostra, € 15,00 museo+stadium tour per possessori del biglietto della Gam di Torino; € 10,00 solo museo per possessori del biglietto della Gam di Torino. Informazioni:  juventus.museum@juventus.com. Fino a domenica 27 luglio 2014. 

«Roma ti amo». Factory Pelanda (Ex Mattatoio di Testaccio), piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma. Orari: martedì - venerdì, ore 16.00-22.00, sabato e domenica, ore 10.00-22.00 (la biglietteria chiude un'ora prima); aperture straordinarie: 20 aprile, ore 10.00–22.00, 21 aprile, ore 10.00–22.00, 25 aprile, ore 16.00–22.00, 1° maggio, ore 16.00–22.00, 2 giugno, ore 16.00–22.00, 29 giugno, ore 10.00–22.00. Ingresso: intero € 10,00, ridotto gruppi € 8,00, ridotto bambini € 5,00. Catalogo: 24 Ore Cultura, gruppo Il Sole 24 Ore. Informazioni: tel. 06.98373340. Sito internet:  
www.mostraromatiamo.it  o www.asroma.it/romatiamo. Fino al 20 luglio 2014.