ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 13 aprile 2012

Brescia, in mostra «Il grande gioco» del surrealista Maurice Henry

«Non sono più capace di mettere da un lato la realtà e dall’altro il sogno […]. Preferisco restare in un vuoto galleggiante [...]. Non esiste più che un solo universo, quello del sogno, del quale possiedo tutte le leve di comando a sorpresa [...]. Donne di carne nascono con una testa di stella [...] I gigli spalancati che calmano il loro dolore ridono come bocche [...]. Ci sono attorno cavalli di piume, uccelli nelle canne dei fucili da caccia, gufi mostruosi ornati da palchi di cervi. Ci sono donne dall’occhio rosso, dalle guance di coccinella, dai piedi di smalto, da immagini perse nello schermo dei sogni, ci sono innocenti decapitati dalla corda della forca […]». E’ racchiuso in queste parole, scritte nel «Discours du rivolté» per un numero del 1927 della rivista «Le Grand Jeu», il significato della ricerca artistica di Maurice Henry (Cambrai, 1907–Milano, 1984), surrealista francese, amico di intellettuali e artisti del calibro di Pablo Picasso, Jean Cocteau, Jaques Prévert, André Breton e Albert Camus, al quale la galleria «Forma e Colore» di Brescia dedica la sua prossima mostra.
L’esposizione, intitolata «Il grande gioco» e curata da Giorgio Pajetta, riunisce molti degli esiti più significativi della produzione dell’artista, dagli esordi degli anni Venti fino alla piena maturità degli anni Settanta, offrendo un panorama completo della molteplicità delle tecniche utilizzate: dalla scultura-oggetto, alla gouache, alla tecnica mista, all’olio su tela. Sedici le opere esposte che fanno di questa piccola, ma intensa mostra, che sarà aperta da sabato 21 aprile (l’inaugurazione si terrà alle ore 18.30, alla presenza di Elda Henry), una buona occasione per accostarsi all’inesauribile e caleidoscopica creatività di uno dei maestri del gruppo artistico capitanato da André Breton, Marcel Duchamp, Salvador Dalì, Max Ernst e Man Ray, quello che -per usare le parole di Michel Boujut - «ha saputo, per primo, adattare al Surrealismo il disegno umoristico».
Maurice Henry è stato un precursore assoluto dai differenti talenti, che si esprimeva con la stessa disinvoltura nella pittura, nella scultura, nella poesia, nel disegno, nell’arte cinematografia e persino nel teatro, per il quale si occupò dell’allestimento della scenografia e dei costumi del balletto «But» di Michel Desconbay, andato in scena all’Opera di Parigi nel 1963. E’ stato un artista indipendente che nelle sue opere si è espresso come alchimista di sogni, affrancando la mente dalle convenzioni e dalle abitudini di pensiero. Sull’opera di Maurice Henry hanno scritto molti tra i maggiori poeti, intellettuali e storici del suo tempo ma due giudizi critici esprimono efficacemente il valore dell'artista. Eugène Ionesco, in una presentazione per una mostra alla Galerie Grisebach di Heidelberg nel 1962, osservava: «In Maurice Henry vi è un contenuto fatto di sogno e di angoscia; sono quadri che ci raccontano delle storie [...] Nelle sue opere vi è indiscutibilmente un'angoscia fondamentale, una paura, è il mondo del pericolo che pesa su di noi [...]. Coloro che conosceranno la pittura di Maurice Henry capiranno meglio i disegni del pittore [...] I suoi personaggi che possono apparire spiritosi, comici, umoristicamente insoliti, svelano il loro più recondito significato...sono in qualche modo gli indizi, i sintomi di un universo che ci è sempre più difficile controllare e che è pronto a sfuggirci. Forze misteriose, perché incontrollabili, aspettano solo un ordine imminente per distruggerlo, o per obbligarlo a distruggersi. Un altro universo, inconcepibilmente diverso dal nostro, è già lì, creato, pronto a sfuggirci […]" . Mentre Arturo Schwarz, che più d’ogni altro ha capito la grandezza di Maurice Henry, ha scritto : «È sorprendente che un artista di una tale statura sia stato quasi completamente dimenticato in Francia come in Italia. Penso che, paradossalmente, gli abbia nuociuto l'essere stato considerato non solo l'inventore del disegno umoristico surrealista e senza dubbio il più grande umorista francese vivente, ma anche soprattutto un poeta. La sua fama di disegnatore ha eclissato il grande e sensibile pittore che è sempre stato nonostante molti abbiano presto capito che Maurice Henry, dall’impressionate potere poetico, fu tra i più rari umoristi di oggi a meritare il nome di artista. Sicuramente egli è uno dei più grandi testimoni del suo tempo».

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Maurice Henry, «Les mots d’amour», 1968,olio su tela, 73x92 cm; [fig. 2] Maurice Henry, «Vampire de lune», 1969, tecnica mista su cartone; [fig. 3] Henry, «Hommage a Paganini», assemblage, 50x22 cm

Informazioni utili
Maurice Henry. Il grande gioco. Forma & Colore, contrada Soncin Rotto 5/B - Brescia. Orari: martedì-sabato, ore 10.30–12.30 e ore 16.30–19.30; lunedì chiuso. Ingresso libero. Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: tel. 030.293064 o cell. 335.8258616. Da sabato 21 aprile (inaugurazione alle ore 18.30) a sabato 16 giugno 2012.

lunedì 12 marzo 2012

«O la Borsa o la vita», la crisi economica raccontata dal cinema

Proiezioni, dibattiti e tavole rotonde per raccontare la crisi economica attraverso il linguaggio cinematografico: ecco quanto propone la rassegna «O la Borsa o la vita - 1929/2012», in programma a Siena, da giovedì 22 a sabato 24 marzo, presso il Complesso museale di santa Maria della Scala.
«Il titolo dell’iniziativa -racconta il giornalista senese Claudio Carrabba, presidente del comitato scientifico di «Campo&Controcampo-SienaFilmFestival»- è stato preso in prestito da una vecchia commedia girata da Carlo Ludovico Bragaglia nel 1933, con il grande Sergio Tofano sull’orlo del suicidio per un tracollo in Borsa. Questo per ricordare che, se l’epica della ‘grande crisi’ fu raggiunta dal cinema americano, anche nell’Italia, autarchica e tendente alle distrazioni di regime, il timore del crac non fu ignorato».

La rassegna senese, che vede alla direzione artistica il giornalista fiorentino Giovanni Maria Rossi, è promossa dall’associazione «Amici del cinema in Terra di Siena», presieduta dall’imprenditore e docente universitario Antonio Sclavi e, a una decina di giorni dal suo inizio, vede confermata la presenza di importanti personalità del mondo dell’economia e del cinema come Gianni Amelio (direttore del Torino Film Festival), Andrea Molaioli (autore del lungometraggio «Il gioiellino», ispirato alla vicenda finanziaria della Parmalat), Giuliano Montaldo (regista del film «L'industriale», drammatico spaccato della crisi socio-economica odierna), i docenti Stefano Bartolini, Pier Luigi Fabrizi e Omar Calabrese, i giornalisti Concita De Gregorio e Paolo Ermini, il vignettista Sergio Staino.
Ognuna delle tre giornate previste analizzerà una crisi storica attraverso dibattiti e proiezioni. Si comincerà nel pomeriggio di giovedì 22 marzo (alle ore 15.30) con «Ma cos’è questa crisi: 1929, ’30, ’31», un’antologia di film degli anni Trenta, con l’introduzione critica di Claudio Carabba e il contributo di Ernesto Screpanti. Seguirà (a partire dalle ore 16.30) la proiezione delle pellicole «L’impareggiabile Godfrey» di Gregory La Cava (Usa, 1936), «Furore»
di John Ford (Usa, 1940) e «Questa terra è la mia terra» di Hal Ashby (Usa,1976).
La seconda giornata, venerdì 23 marzo, sarà dedicata alla riflessione sulle crisi attuali con «I peggiori anni della nostra vita: Novanta-Duemila», un’antologia dei film di questi anni, con l’introduzione critica di Giovanni Maria
Rossi e l’intervento dell’economista Pier Luigi Fabrizi. A seguire, dalle ore 16.30, saranno proiettati i film «Wall Street» di Oliver Stone (Usa, 1987) e «Piovono pietre» di Ken Loach (GB, 1993). La serata proseguirà al cinema Nuovo Pendola per la proiezione speciale del film «L'industriale» di Giuliano Montaldo (Italia, 2011), alla presenza dell'autore.
La terza giornata, intitolata «2011-2012 - Una storia non ancora finita», comincerà, alle ore 10.00, con la proiezione di brani tratti da «Inside Job» di Charles Ferguson (Usa, 2010).
A seguire, intorno alle ore 10.30, avrà inizio una tavola rotonda, moderata da Concita De Gregorio, alla quale prenderanno parte, tra gli altri, Adriano Sofri, Giorgio Ruffolo e Sandro Bonaceto, direttore della Confindustria Toscana.
«L’ambizione della tavola rotonda –racconta il giornalista Claudio Carabba, presidente del comitato scientifico di «Campo&Controcampo-SienaFilmFestival»- è quella di mescolare le carte, di far parlare (e riflettere) saggisti, economisti, filosofi, industriali, sindacalisti e appunto uomini di cinema. Sperando di trovare un filo unificatore. Di sicuro il grande schermo continua ad essere uno specchio significativo. Negli ultimi due anni sono uscite numerose variazioni sul tema, dalla resistenza dei ‘nuovi poveri’ («Miracolo a Le Havre», «Le nevi del Kilimangiaro») ai giochi dei potenti («Too Big To Fail» di Curtis Hanson, sulla caduta della Lehman Brothers). Ma forse, il quadro più spietato viene dipinto in un film, intenso e imperfetto, come «In Time» dell’estroso Andrew Niccol. In un futuro piuttosto prossimo, il tempo è l’unica moneta in circolazione».
A chiudere la rassegna sarà la proiezione di due film italiani: «Il gioiellino» di Andrea Molaioli (Italia, 2011) e «La stella che non c'è» di Gianni Amelio (Italia, 2006), pellicole che, con poetiche diverse, hanno raccontato l’ansia da dismissione e la catastrofe del fallimento industriale. Pellicole molto diverse da quelle italiane dell’epoca della ‘grande crisi’, quando nel nostro Paese, ricorda Claudio Carabba, prevalevano i toni leggeri delle filastrocche cantabili, come il motivetto «ma cos’è questa crisi..., lasci stare il gavazzare, cerchi un po’ di lavorare e vedrà che la crisi passerà…».

Didascalie delle immagini [fig. 1] Immagine promozionale della rassegna«O la Borsa o la vita - 1929/2012»; [fig. 2] Il regista Giuliano Montaldo sul set del film «L'industriale» (Italia, 2011) con Pierfrancesco Favino; [fig. 3] Locandina del film «Tempi moderni», con Charlie Chaplin. La pellicola verrà proiettata nell'ambito dell'antologia «Ma cos’è questa crisi: 1929, ’30, ’31»

Informazioni utili
«O la Borsa o la vita - 1929/2012». Complesso museale di santa Maria della Scala c/o Mediateca, piazza Duomo – Siena. Informazioni: associazione Amici del cinema in terra di Siena c/o Sclavi Srl via Montanini, 82 –Siena, tel. 0577.530803 o cell. 3393900640, e-mail: info@campoecontrocampo.it. Sito internet: www.campoecontrocampo.it. Dal 22 al 24 marzo 2012.

Dall’Africa a Giava: musiche dal mondo in scena a Venezia

«Un incontro di culture e sensibilità, una riflessione sulla musica africana e i nuovi linguaggi», «una serata speciale tutta da ascoltare e da ballare»: viene presentato così il progetto «Re:African:Mix», con il quale giovedì 15 marzo si inaugura il ricco programma di seminari, eventi, concerti e spettacoli di musica e teatro da tutto il mondo, promosso per il 2012 dall’Istituto interculturale di studi musicali comparati della Fondazione Cini di Venezia.
Realizzato in collaborazione con il Teatro Fondamenta Nuove, l’appuntamento prevede due momenti: alle 18.30 si terrà una tavola rotonda, condotta dal giornalista Marco Boccitto e dall’etnomusicologa Serena Facci sul tema «Connessioni e nuove pratiche nell’incontro con la musica africana»; alle 21 ci sarà un’intrigante performance del compositore tedesco Sven Kacirek, tra elettronica, percussioni e materiale registrato in Kenya, e un’irresistibile dj-set di Awesome Tapes From Africa, progetto ideato da Brian Shimkovitz artista newyorkese che utilizza solo musicassette originali africane, raccolte durante i sui viaggi alla ricerca di musica prodotta e consumata solo localmente.
«Re:African:Mix» invita, dunque, a una specifica riflessione riguardo la musica africana: il continente che forse più di tutti ha influenzato le musiche popular novecentesche (grazie soprattutto alle cosiddette musiche della «diaspora africana»), continua a essere una grande fucina di idee e repertori che però restano sovente fuori dai media della globalizzazione.
L’incontro tra musicisti di diversa provenienza geografica e dunque di diversa formazione e sensibilità musicale è un fenomeno che si è andato sempre più consolidando e radicando, lungo il XX secolo, nella prassi compositiva e performativa. Dalle forme di esotismo e primitivismo di inizio Novecento si è passati al vero e proprio bilinguismo musicale e alla profonda ibridazione, attraverso lo studio di teorie e pratiche e l’ampia circolazione di musiche e musicisti. Tutto questo verrà affrontato nel nuovo programma dell’IISMC, che, dopo l’incontro sulla musica africana, proseguirà con due conferenze e due concerti dedicati alla musica rituale daoista cinese, organizzati in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e con gli Istituti Confucio di Venezia, Milano, Roma e Torino.
Il programma prevede, nelle giornate dal 25 al 27 marzo, incontri con Stephen Jones, uno dei massimi esperti di folklore musicale cinese, e spettacoli dell’Orchestra daoista di Li Manshan del monte Hengshan della provincia cinese dello Shanxi, composta da strumenti a fiato (oboe, organo a bocca, brogna) e a percussione (tamburi, cimbali, campane).
Si proseguirà, quindi, con dei seminari di musica ottomana Bîrûn, corsi di alta formazione in musica classica ottomana rivolti a musicisti e musicologi che intendano perfezionare le loro conoscenze strumentali e musicologiche in quest’ambito di tradizioni musicali. I corsi, in programma dal 16 al 21 aprile, sono a cura del maestro Kudsi Erguner, eminente musicista e musicologo noto a livello internazionale, assistito dall’etnomusicologo Giovanni De Zorzi, specialista delle tradizioni musicali dell’area. Il tema del seminario prevede lo studio di brani di compositori provenienti dalle differenti comunità etniche e religiose dell’Impero Ottomano (turchi, greci, ebrei, armeni, e anche italiani) e di diversi periodi storici (dal XVII al XX secolo) con l’intento di sottolineare il carattere multietnico e multiculturale della tradizione musicale ottomana nella sua storia. I seminaristi saranno scelti tramite un bando per sei borse di studio rivolto a musicisti professionisti, o semi professionisti specializzati in musica classica ottomana oppure desiderosi di approfondire questo genere.
A giugno, nella giornata di martedì 12, è prevista un evento unico: al teatro Goldoni andrà in scena uno spettacolo di teatro delle ombre giavanese (wayang kulit), con gli artisti dell’Institut Seni Indonesia di Yogyakarta. Questa genere di rappresentazione, di forte carattere sacrale, viene eseguita in occasione di festività pubbliche e celebrazioni religiose e, a Giava, è considerato un modello di riferimento estetico per musica, parola, pittura, gesto, tutti compresenti nella rappresentazione.
I personaggi sono figure intagliate nel cuoio e finemente decorate che vengono manovrate, proiettandone l’ombra su un telo illuminato, da un solo attore (dalang), che muove e dà voce a una grande quantità di personaggi, accompagnato dal suono del gamelan, orchestra di percussioni intonate che sottolinea tutti i momenti drammatici della rappresentazione, esprimendo attraverso il canto e le musiche strumentali di diverso carattere, le emozioni, i sentimenti e gli stati d’animo dei personaggi che agiscono sul telo illuminato.
In settembre, dopo la pausa estiva, le attività riprenderanno con il tradizionale corso di Duduk, strumento a fiato a doppia ancia simbolo della tradizione musicale armena. Il corso sarà tenuto, presso la Biblioteca Zenobiana del Temanza, da Gevorg Dabaghyan, uno dei massimi specialisti di questo antichissimo strumento, e realizzato in collaborazione con la sezione musicale del Centro studi e documentazione della cultura armena di Venezia.
Il 24 e 25 ottobre invece, dopo il successo dello scorso anno, si terrà presso l’Isola di San Giorgio Maggiore un laboratorio di aggiornamento didattico per insegnanti, a cura di Serena Facci e Gabriella Santini, sul tema «Canti italiani di tradizione orale per una didattica interculturale».
Il 7 novembre sarà, poi, la volta della sedicesima edizione di «Polifoniein viva voce», iniziativa a cura di Maurizio Agamennone, dedicata alle polifonie maschili di Ceriana (Ponente ligure), che prevede, oltre ad un seminario di studio con Febo Guizzi, anche un concerto aperto al pubblico del gruppo polifonico «Compagnia Sacco» di Ceriana. Il 5 dicembre il programma dell’IISMC sia avvierà alla conclusione con una giornata di studi, a cura di Girolamo Garofalo, e un concerto dedicati alla liturgia libanese Kika. Mentre nel gennaio 2013 si terrà il tradizionale seminario di etnomusicologia.

Didascalie delle immagini
[fig. 1 e 2] Immagini relative al progetto «Awesome Tapes From Africa», che verrà presentato durante «Re:African:Mix»; [fig. 3] Sven Kacirek sarà tra i protagonisti di «Re:African:Mix»
Informazioni utili
Programma musicale 2012 / Fondazione Cini -Istituto interculturale di studi musicali comparati. Venezia, sedi varie. Per informazioni: Fondazione Cini - Istituto interculturale di studi musicali comparati, tel. 041-2710357; e-mail: musica.comparata@cini.it. Sito Web: www.cini.it. Da giovedì 15 marzo 2012 al gennaio 2013.

domenica 11 marzo 2012

«Doni di pace», argenti Tiffany a Torino

Torna in mostra, dopo più di cent'anni, il servizio in argento Tiffany donato dagli Stati Uniti a Federico Sclopis nel 1873, come segno di ringraziamento per l’opera politico-diplomatica da lui prestata n ella questione nota come «Alabama Claims». L'occasione è offerta dalla rassegna offerta dalla nuova rassegna «Opere in primo piano», un’iniziativa di Palazzo Madama dedicata a singole opere delle collezioni, o a piccoli gruppi di opere come in questo caso, protagoniste di un restauro importante o di studi approfonditi.
A Torino sarà, dunque, possibile vedere gli argenti donati dagli Stati Uniti a Federico Sclopis di Salerano, giurista e senatore torinese, nominato da Vittorio Emanuele II delegato del Regno d’Italia per il Tribunale arbitrale di Ginevra, chiamato nel 1872 a risolvere un’importante questione politica che contrapponeva Gran Bretagna e Stati Uniti. L’abilità diplomatica di Sclopis, che
I cinque magnifici pezzi, che sono stati sottoposti a un recente intervento di restauro, sono testimonianza del gusto delle Grandi esposizioni di fine Ottocento per le oreficerie di grandi dimensioni, decorate da figure tridimensionali, in stile revivalista e accademico. La scelta di valorizzarli oggi, attraverso un nuovo intervento di pulitura e l’esposizione al secondo piano di Palazzo Madama, ha tanti significati: raccontare una storia torinese, legata all’operato in ambito internazionale di Federico Sclopis, protagonista della vita politica cittadina nella seconda metà dell’Ottocento; arricchire il percorso espositivo legato alle arti decorative; e soprattutto sottolineare l’orientamento attuale del museo, che dal 2008 è impegnato a studiare, esporre ed acquisire anche le opere di arte decorativa del XIX e XX secolo. portò alla soluzione di un contenzioso legato al comportamento contraddittorio della Gran Bretagna durante la guerra di secessione americana, gli valse due importanti riconoscimenti ufficiali: il servizio Tiffany, opera di Eugène Soligny, dono del governo americano, e la fioriera degli argentieri londinesi Garrard, dono della regina Vittoria. Le opere giunsero in Italia nel 1873 e nello stesso anno vennero richieste per l’Esposizione universale di Vienna; rimasero quindi a Torino nel palazzo di famiglia fino al 1883, quando Isabella Sclopis decise di offrire tutti i preziosi argenti al Museo civico di Torino. Esposti per pochi anni, dal 1883 al 1890, vennero poi ritirati a deposito negli anni della direzione Avondo.
Il servizio Tiffany comprende un grande centrotavola o coppa da punch con l’interno rivestito in oro e ai lati due teste di satiri con foglie di vite e grappoli d’uva tra i capelli; due candelabri con figura femminile abbigliata all’antica (Arianna, figlia di Minosse
re di Creta, già compagna di Teseo, poi sposa di Diòniso) che regge i dodici lumi dei candelabri, tutti decorati da viticci. Infine, una coppia di rinfrescatoi per bottiglia con la raffigurazione, sulle due facce, di figure allegoriche che rappresentano l’agricoltura e il commercio. La coppa presenta un’iscrizione in inglese, incisa frontalmente, che tradotta recita: «gli Stati Uniti al conte Federico Sclopis arbitro nominato da Sua Maestà il Re d’Italia conformemente all’art. 1 del Trattato tra gli Stati Uniti e Sua Maestà Britannica, conclusosi a Washington l’8 maggio 1871, come segno della loro stima
per la dignità, dottrina, abilità e imparzialità con cui eseguì a Ginevra i suoi ardui incarichi».
L’intero servizio può attribuirsi a Eugene Julius Soligny - orafo e designer francese attivo per Tiffany dal 1858 - sulla base della firma presente sul lato sinistro dei candelieri (EJ e S). Lo stile dei pezzi, come in molte creazioni dell’artista, è classicheggiante e neorinascimentale, anche se nelle figure dell’agricoltura e del commercio, cominciano già a ravvisarsi spunti dell’Art nouveau.
La donazione di Isabella Sclopis comprende anche una grande coppa in argento cesellato e dorato, da interpretare come fioriera della ditta londinese «R. & S. Garrard», argentieri e orafi che si distinsero nella seconda metà del XIX secolo come fornitori abituali della corte, specializzati nella produzione di argenti ricchi di rimandi ai principali stili storici in voga nell’Ottocento. La coppa presenta la raffigurazione delle armi d’Inghilterra nella parte centrale, due protomi leonine alle estremità e piedi in forma di zampe leonine. Il museo conserva anche la cassa originale dell’opera, utilizzata nel 1873 per farla viaggiare da Londra a Torino.

Didascalie delle immagini
[fig. 1, 2 e 3] Particolari del servizio in argento Tiffany donato dagli Stati Uniti a Federico Sclopis nel 1873, come segno di ringraziamento per l’opera politico-diplomatica da lui prestata nella questione nota come «Alabama Claims». Foto: Ufficio stampa Torino Musei.

Informazioni utili
«Doni di pace. Gli argenti Tiffany di Palazzo Madama». Palazzo Madama, Museo civico d’arte antica, piazza Castello - Torino. Orari: martedì-sabato, ore 10.00-18.00; domenica, ore 10.00-20.00, chiuso lunedì. Ingresso (comprensivo della visita al museo): Informazioni: tel. 011.4433501. Sito internet: www.palazzomadamatorino.it. Incontro di presentazione: venerdì 17 marzo 2012, ore 17 (in Sala Senato). Da sabato 17 marzo 2012.

venerdì 4 novembre 2011

Dalla «Rosetta» alle murrine: in mostra un secolo di perle veneziane

Un secolo di perle veneziane in mostra: potrebbe essere questo lo slogan dell’esposizione che il Museo del vetro di Murano dedica alla ditta «Ercole Moretti e Fratelli», in occasione del centesimo anniversario di attività. La rassegna, curata da Chiara Squarcina e corredata da un numero speciale della collana «Schegge di vetro», allinea alcune note realizzazione dell’azienda veneta, come la perla «Rosetta», la più conosciuta al mondo, la perla «Mosaico», la Millefiori, e, per finire, la straordinaria murrina.
Ieri strumento di scambio, oggi espressione originale di un decoro tanto effimero quanto
indispensabile, quella delle perle veneziane rappresenta un’importante produzione, la cui origine risale nei secoli: già nel 1338 è documentata una spedizione in barile da Venezia di «paternostri di vitro» (grani di vetro per le corone del rosario).
Ma è con l’invenzione della tecnica a lume che la produzione di perle conosce un grande impulso. Nasce così una nuova corporazione di mestiere, quella dei «supialume» (così chiamati perché producevano anche oggetti vuoti all’interno, soffiati a bocca). Data, invece, 1672 la nascita l’«Arte dei Perleri».
Dopo questo sviluppo le perle veneziane conoscono una nuova straordinaria stagione tra la fine dell'Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento, quando le perle a lume, le «conterie»
e la perla «Rosetta» sono richieste soprattutto presso le colonie dell'Africa occidentale, delle Americhe e in India. Portate in quei Paesi lontani da compagnie straniere a bordo delle loro navi, vengono usate come preziosa materia di scambio (trade beads). Con esse si possono acquistare oro, spezie, e perfino schiavi. Presso i nativi sono inoltre molto apprezzate per il valore magico e scaramantico a loro attribuito.
In questo clima euforico, nel 1911 - con la lavorazione della perla rosetta, l'aristocratica
- inizia a Murano la sua attività la Ercole Moretti, fondata dai fratelli Ercole e Norberto Moretti, ai quali si aggiunge qualche tempo Iginio, il terzo fratello. Qualche anno più tardi, visto il successo della «Rosetta» i Moretti avviano la produzione
delle perle «Millefiori», mentre nel 1922 e nel 1923, per due anni consecutivi, l’azienda vince il primo premio a un concorso indetto dall'Istituto per il Lavoro tra i fabbricanti di perle a lume.
Ma, nel corso dei decenni, i Moretti non si sono limitati alle sole perle di tradizione veneziana. Nel 1930 presentano le collane fatte con perle molate, che sorprendono ancor oggi per la loro modernità. Successivamente allargano ancora di più il campo dei loro prodotti con lavorazioni che con le perle veneziane hanno da spartire solo la materia prima: nascono così i bottoni per camicetta e le cosiddette perle false, formate da un nucleo di vetro rivestito di vernici madreperlacee che imitano le perle vere, quelle dell'ostrica.
La ditta è la prima in Italia a produrre questo tipo di ornamento, nel 1937, in seguito imitata da altri produttori veneziani. Successivamente, nel 1948, vengono eseguite in esclusiva le cannucce per bibita per i «Grandi Magazzini Duilio» di Firenze.
Ma, mentre si producono queste novità, non vengono trascurate le altre tipologie di perle veneziane: dal sommerso semplice a quello con l'oro e l'argento, dal fiorato a tutta una serie di perle di fantasia, fatte con l'avventurina e con le vette.
Nel 1960 viene avviata la produzione delle imitazioni di pietre dure, soprattutto del turchese caramazze, che poteva ingannare chi non
conoscesse alla perfezione gli originali. Anche altre pietre sono ben imitate: il quarzo rosa, la malachite, il topazio e l'ametista. Alcune risultano addirittura inventate, ma talmente verosimili da sembrare vere.
Nel 1968 viene introdotta una piccola grande invenzione, quella delle cosiddette murrine, ottenute realizzando una complessa composizione all'interno di una sagoma di rame piatto, che avvia una moda viva ancor oggi. Pendenti grandi e piccoli, piatti e ciotole di murrina sono gli ultimi nati dalla eclettica fantasia dei Moretti, che in questi cento anni hanno utilizzato tecniche diverse utilizzando i materiali più disparati, tuttavia, proprio la lavorazione a murrina rappresenta a tutti gli effetti il loro vero fiore all'occhiello.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Pendenti di recente creazione; [fig.2 ] Perle di Mosaico, 1915; [fig. 3] Perle Millefiori di varie forme, anni Venti; [fig. 4] Collane di recente creazione.

Informazioni utili
Ercole Moretti. Un secolo di perle veneziane. Museo del Vetro di Murano, Fondamenta Giustinian, 8 – Murano (Venezia). Orari: 10.00-17.00 (biglietteria 10.00-16.30); chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio 2012. Ingresso: intero € 8,00, ridotto € 5,50. Informazioni: call center 848082000 (dall’Italia) e +39.041.42730892 (dall’estero). Sito web: www.visitmuve.it. Fino al 6 gennaio 2012.

Tutti nel magico mondo di Pipilotti Rist

Milano ritrova uno dei suoi vecchi cinema. Dopo cinque anni dalla chiusura, riapre i battenti il Manzoni, storica sala cittadina costruita negli anni Cinquanta dall'architetto Alziro Bergonzo e nota per aver fatto da scenario anche a importanti film come «Cronaca di un amore» (1950) e «La signora senza camelie» (1952), entrambi di Michelangelo Antonioni.L'occasione è offerta dalla nuova mostra della Fondazione Nicola Trussardi. Il direttore artistico dello spazio di piazza della Scala, Massimiliano Gioni, ha, infatti, scelto l'elegante sala cinematografica di via Manzoni 40 come location per la mostra «Parasimpatico», prima grande personale di Pipilotti Rist in un’istituzione italiana.
Continua così l’attività «nomade» della fondazione lombarda: un’attività, questa, tesa a riscoprire e valorizzare attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea luoghi spesso «dimenticati» o in disuso, gioielli preziosi nascosti tra le pieghe della città.
L’artista svizzera, una delle voci più autorevoli e anticonformiste dell’arte di oggi, ha combinato, per questa sua esposizione milanese, lavori vecchi e nuovi, creando un unicum vivo e pulsante, fatto di immagini dal fascino magico e gioioso: video e installazioni, che creano negli ambienti sontuosamente decorati del Manzoni, dalla hall allo scalone d’ingresso, dalla platea al bar- un carosello di suoni, luci e colori.
Il visitatore è invitato a entrare fisicamente nell'opera e ad interagire anche emotivamente con essa,
così come è già avvenuto in passato quando installazioni dell’artista sono state presentate in luoghi inaspettati -toilette, bottiglie di liquore, conchiglie e borsette da signora- o proiettate su superfici suggestive, come soffitti di chiese e giganteschi schermi televisivi.
Entrare tra le pareti dell’ex cinema Manzoni sarà, dunque, come compiere un viaggio alla Alice del paese nelle meraviglie, in un mondo in bilico tra sogno e realtà.
Il visitatore abiterà, infatti, spazi dalle proporzioni stravolte e si sentirà come un piccolo lillipuziano di fronte a immagini gigantesche, che esaltano la sensazione del ricordo infantile di un mondo puro, dove la corporeità sembra riconciliarsi con la razionalità e dove la sensualità acquista una dimensione quasi spirituale, a tratti venata di ironia e malinconia.
La porta d’accesso ai lavori di Pipilotti Rist, artista che vanta esposizioni in importanti istituzioni internazionali come il MoMA di New York e il Centre Pompidou di Parig, è, dunque, la nostra parte emozionale, quella che reagisce in modo involontario agli stimoli che vengono dall’esterno. Da queste considerazioni deriva la scelta del titolo «Parasimpatico» per la sua mostra con la fondazione Nicola Trussardi. Con il suo tipico senso dell’umorismo, l’artista fa riferimento a quella branca del sistema nervoso che presiede le funzioni corporee involontarie, che stimolano la
quiete, la digestione, il rilassamento, il riposo e l’immagazzinamento di energia.

Didascalie delle immagini
[fig. 1, 2, 3] Pipilotti Rist, Homo Sapiens Sapiens, 2005. Audio-video installation. Courtesy the artist, Hauser & Wirth and Luhring Augustine, New York

Informazioni utili
Pipilotti Rist. Parasimpatico. Ex cinema Manzoni,via Manzoni 40 – Milano.Orari:tutti i giorni, dalle 11.00 alle 21.00. Ingresso libero. Informazioni: Fondazione Nicola Trussardi, pia
zza della Scala, 5 – Milano, tel. 02.8068821 o info@fondazionenicolatrussardi.com.Vernice per il pubblico: 8 novembre 2011, ore 18.30. Fino al 18 dicembre 2011.

Torino, una Wunderkammer per i disegni di Bagetti

Si apre con un omaggio a Giuseppe Pietro Bagetti, la ricca stagione culturale della Wunderkammer, piccola sala della Gam di Torino dedicata all'esposizione del prezioso patrimonio grafico conservato presso lo stesso museo.
Fino a domenica 11 dicembre, nelle sale del secondo piano sarà possibile ammirare, in una mostra a cura di Virginia Bertone, una ristretta scelta di disegni acquerellati dell'artista torinese, facenti parte del fondo Vues des Campagnes des Français en Italie (1796 e 1800).
Questi fogli, appartenuti ad Eugène de Beauharnais, giunsero a Torino negli anni Cinquanta, quando Vittorio Viale li acquisì per le raccolte civiche, e rappresentano oggi l'ultimo anello del progetto che portò all’esecuzione degli acquerelli conservati al Castello di Versailles.
Non è la prima volta che questi lavori vengono messi in mostra a Torino: la raccolta completa dei disegni delle campagne napoleoniche in Italia, in tutto 103 fogli, è stata, infatti, già esposta alla
Gam nell’aprile del 2000, con l’intento di far conoscere questo prezioso fondo di opere. La mostra è stata anche l’occasione per svolgere una puntuale schedatura del corpus, grazie alla quale è stato possibile riconsiderare la storia dell’acquisto e indicare, sulla scorta di nuove ricerche d’archivio, le date di esecuzione degli acquerelli.
Oltre alle opere sulle battaglie napoleoniche, il museo torinese conserva un altro gruppo di diciannove lavori di Giuseppe Pietro Bagetti: acquerelli e incisioni, databili all’incirca fra il 1790 e il 1820. Di questo corpus, è attualmente esposta l’«Allegoria napoleonica», opera che ha ritrovato una nuova leggibilità grazie al restauro, eseguito in occasione di una recente esposizione in Germania.
Lo studio e la valorizzazione del patrimonio grafico sono tra le priorità del programma scientifico della Gam, che sta anche lavorando alla realizzazione di un Gabinetto di disegni e stampe.
Ed è proprio all'interno di questo progetto che si inseriscono la mostra dedicata a Giuseppe Pietro Bagetti e le tre esposizioni che, nei prossimi mesi, permetteranno di avvicinarsi alla grafica otto-novecentesca attraverso i fogli di Sergio Saroni, figura di primo piano del panorama artistico torinese, ma anche che di Giuseppe Mazzola e di Francesco Mosso, artista del quale verranno presentate opere inedite acquisite grazie al contributo del Lions club Torino Regio.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Giuseppe Pietro Bagetti (Torino, 1764-1831), Battaglia di Marengo, post 1804. Penna a inchiostro bruno, inchiostro nero e bruno acquerellato, linee acquerellate rosse e blu su carte originariamente avorio su controfondo originale, cm 44.5 x 84.3; [fig. 2] Giuseppe Pietro Bagetti (Torino, 1764-1831), Entrata dei francesi a Cuneo per la porta di Nizza, attraversando il Gesso, 1805. Penna a inchiostro bruno, inchiostro nero acquerellato, acquerello e tracce di matita su carte vergate bianche su controfondo originale, cm 47.6 x 82.9; [fig. 3] Giuseppe Pietro Bagetti (Torino, 1764-1831), Allegoria napoleonica, 1801 ca. Acquerello e tempera bianca su carta avorio, cm 57.7 x 80.2

Informazioni utili
Giuseppe Pietro Bagetti al servizio di Napoleone. Gam - Galleria civica d’arte moderna e contemporanea (Wunderkammer - secondo piano), via Magenta 31 - Torino. Orari: martedì - domenica, 10.00-18.00, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima. Ingresso: € 7, 50, ridotto € 6,00, gratuito per i ragazzi fino ai 18 anni. Informazioni: tel. 011.4429518. Fino a domenica 11 dicembre 2011.

giovedì 8 settembre 2011

«Bianco, rosso e verde. 150 anni di Unità», tre giorni tricolori per «Con-vivere Carrara Festival»


E' dedicata ai centocinquanta anni dell'unità d'Italia la sesta edizione di «Con-vivere Carrara Festival», manifestazione in programma questo week-end (da venerdì 9 a domenica 11 settembre) in Toscana.
La rassegna, che vede alla direzione scientifica Remo Bodei, si avvarrà della presenza di ospiti illustri, tra i quali Corrado Augias, Aldo Cazzullo, Ernesto Galli della Loggia, Paolo
Mieli
, Gianni Riotta e Guido Crainz. Giornalisti e storici, questi, che si confronteranno sulle prospettive dell’Italia e sul suo ruolo storico nel nostro mondo globalizzato, parlando, tra l'altro, delle radici del nostro Paese, del Risorgimento e delle prospettive di sviluppo della nostra Repubblica.
Secondo una tradizione ormai consolidata, «Con-vivere» offrirà non solo conferenze, ma anche anche momenti di spettacolo: dal concerto di «Elio e le Storie Tese», domenica 11 settembre nello splendido scenario di piazza Alberica, alle serate dedicate alla musica del sud e del nord, con Peppe Barra (venerdì 9) e Davide van de Sfroos (sabato 10).
La proposta musicale del festival toscano non si esaurirà, però, con le note di «Italia sì, Italia no» o con le canzoni in dialetto laghèe dell'album «Yanez». Venerdì 9 settembre, dalle 16, ci sarà, per esempio, l'anteprima della «Magicaboola Brass Band». Mentre sabato 10, alle 18, Palazzo Binelli farà da scenario ad un concerto de «I Liguriani», artisti che proporranno un viaggio immaginario tra storie, sentimenti e speranze del Risorgimento italiano, accostando canzoni popolari del tempo, come «La bella Gigogin» o «Il Cavour l’ha due donne», a danze risorgimentali quali le monferrine, le gighe o le contraddanze. A seguire, intorno alle 21, ci si sposterà al cortile Istituto Figlie di Gesù, dove si terrà il concerto «Viva V.e.r.d.i.!», a cura dell'orchestra «Giacomo Puccini» e con il soprano Sae Kyung Rim, il tenore Francesco Anile e il baritono Marco Vratogna, accompagnati al pianoforte dal maestro Bruno Nicoli.
Dai laboratori per bambini ai menù a tema dei ristoranti, dai mercatini alle mostre d'arte, «Bianco, rosso e verde. Centocinquant’anni di unità», questo il titolo della sesta edizione della kermesse toscana, non tralascerà nessun aspetto dell'identità nazionale.
Tra le esposizioni, si segnala, per esempio, quella sul tricolore, che vedrà come pezzo raro una bandiera del 1848 che accompagnò i Mille nel loro viaggio e che è stata restaurata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara per l'occasione. Altra mostra interessante sarà «D’amore e di guerra», dedicata ad Anita Garibaldi e ai luoghi che videro
gli ultimi tre anni della sua vita, come le valli di Comacchio, scenario della sua morte.
Per gli amanti del cinema la sesta edizione della kermesse toscana conferma, invece, la rassegna curata dalla carrarese Tilde Corsi, famosa produttrice cinematografica, con alcuni film dedicati al Risorgimento italiano e un omaggio a Carlo Verdone e al suo film «Al lupo, al lupo», girato nelle Alpi Apuane.
«Con-vivere Festival» offrirà, inoltre, la possibilità di conoscere Carrara e la provincia di Massa Carrara (con prezzi e orari convenzionati in occasione della rassegna per visitare i principali monumenti e musei) che a settembre mostrano ancora

il meglio di sé con un clima adatto sia a frequentare le belle spiagge che le incantate montagne e le vicine cave di marmo.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Manifesto della sesta edizione di «Con-vivere Carrara Festival»; [fig. 2] ritratto di «Elio e le Storie Tese»; [fig. 3] ritratto di Beppe Barra; [fig. 4] ritratto di Davide van de Sfroos.

Informazioni utili
«Con-vivere Carrara Festival». Carrara, sedi varie. Informazioni: tel. 0585.55249 o info@con-vivere.it. Web Site: www.con-vivere.it. Ingresso libero, d eccezione del concerto conclusivo di «Elio e le Storie Tese». Da venerdì 9 a domenica 11 settembre 2011.

lunedì 8 agosto 2011

«Asolo Art Film Festival», la XXX edizione guarda ad Oriente

Giunge alla trentesima edizione l’«Asolo Art Film Festival», la rassegna internazionale di produzioni cinematografiche dedicate alle arti e alle biografie d’artista, nata nel 1973 da un’idea della critica Flavia Paulon (per ben quarant’anni funzionario di punta della Mostra


internazionale d’arte cinematografica di Venezia) e riportata in auge nel 2001, dopo alcuni anni di stop, dall’associazione «Aiaf – Asolo International Art Festival».
Dal 20 al 28 agosto, la piccola cittadina della Marca trevigiana che diede i natali ad Eleonora Duse farà, dunque, da scenario alla proiezione di cinquantasei pellicole (cinquantadue delle quali in concorso), selezionate tra le oltre quattrocentonovanta opere pervenute nei mesi scorsi agli uffici del festival.
Scenario della manifestazione, presieduta per il 2011 dall’artista Hermann Nitsch e diretta da Steve Bisson, sarà il teatro «Eleonora Duse», dove domenica 28 agosto si terranno anche le premiazioni dei film in gara, suddivisi in sette sezioni: film sull’arte, biografie d’artista, opere sull’architettura, pellicole sul design, lavori di video-arte e computer art, produzioni di scuole di cinema e filmati sullo sviluppo armonico del territorio.
A giudicare i lavori in concorso sarà una giuria presieduta da Vittorio Dalle Ore, già assistente di Akira Kurosawa e produttore cinematografico, e composta da Mikkel Maltha, supervisore musicale di produzioni cinematografiche, Prati Kulshreshtha, giornalista e docente universitaria indiana, Jui-Jen Shih, critico d’arte e direttore del Museum of Contemporary Art di Taipei, e da Simona Caraceni, docente di Informatica museale presso l’Università degli studi di Bologna.
Oltre alle statuette per le migliori opere di ciascuna sezione del festival, verranno assegnati tre riconoscimenti speciali: il premio «Eleonora Duse» all’attrice Anna Maria Guarnieri (la cerimonia si terrà giovedì 25 agosto alla presenza di Maurizio Scaparro), il premio «Flavia Paulon» all'artista del tessuto Renata Bonfanti e il premio «Arte e Cultura» al professor Roberto De Feo (noto per le sue ricerche sull’autografia del dipinto «La Visione di Ezechiele» di Raffaello) e ad Adriano Goldschmied, imprenditore co-fondatore del marchio «Diesel» e creativo di successo nel settore del design del jeans.
I film in concorso –quasi tutti italian premiere– provengono da cinquantadue Paesi differenti, a dimostrazione del fatto che l’«Asolo Art Film Festival» è ormai conosciuto come uno degli appuntamenti di riferimento per la comunità cinematografica internazionale indipendente. Tra gli appuntamenti in programma, tutti a ingresso gratuito, vanno segnalati la proiezione della pellicola «Over your cities grass will grow», girata dalla regista inglese Sophie Fiennes nello studio di Anselm Kiefer, e del lavoro «The Colour of Your Socks – A Year with Pipilotti Rist», con il quale lo svizzero Michael Hegglin svela il lavoro di Pipilotti Rist nel suo studio a Zurigo e al Museum of Modern Art di New York. Tra le biografie d’artista si avrà, invece, modo di apprezzare «Nam June Paik: Open Your Eyes» della regista tedesca Maria Anna Tappeiner e «Hans Zimmer – The sound of Hollywood» della tedesca Ariane Riecker. Mentre tra i film sull’architettura e sul design sono da segnarsi in agenda le proiezioni di «Every Speed» delle statunitensi Lindsey Martin e Julia Fuller, un cortometraggio sperimentale che esplora in modo molto coinvolgente e mai banale il problema delle barriere architettoniche, e del lavoro «Sessanta fermacarte», con il quale Pietro Menditto racconta Enzo Mari. Due anche le opere da segnalare nella sezione video-arte, che darà modo di confrontarsi con il corto «Touch» dell’ungherese Ferenc Cakó, particolare animazione realizzata con la sabbia, e con «Paths of Hate», film già vincitore del premio della giuria al «Siggraph 2011» di Vancouver, nel quale il polacco Damian Nenow combina l’attrattiva visiva del cinema d’azione americano e il carattere riflessivo del cinema d’autore europeo per raccontare in modo dinamico l’odio. Meritano, inoltre, una menzione il film breve «Conformis» dei tedeschi Martin Groetzschel e Benjamin Manderbach sulla danza, proposto nell’ambito della sezione dedicata alla produzione delle scuole di cinema, e l’affascinante «Mbambu and the Mountains of the Moon» dei serbi Nataša e Lucian Muntean.
Tre, poi, saranno i film fuori concorso: «Figli negati» di Giovanni Cilluffo, «Hands and eyes» dello statunitense Michael Meredith (corto sul complicato rapporto tra artista e critico) e «Santo de la Guitarra: la Historia Fantàstica de Augustìn Barrios Mangoré» di Carlos Salcedo Centurión, il primo documentario mai realizzato sulla figura dell’artista paraguaiano Augustìn Barrios Mangoré, considerato lo «Chopin o il Paganini dell’America Latina». Sarà, infine, possibile rivedere anche «Andrej Rublëv» del regista sovietico Andrej Tarkovskij, prima pellicola vincitrice del festival nel 1973.
Come da tradizione, la trentesima edizione dell’«Asolo Art Film Festival» sarà affiancata dalla sezione «Fuori», con eventi che coinvolgeranno l’intera cittadina. Domenica 21 agosto, alle 4 del mattino, si potrà, per esempio, attendere l’alba presso la scenografica Rocca asolana con la performance per soli fiati «Aurora Asolana – Ricercari e Ritrovari», che vedrà gli ottoni dell’Orchestra Mittel-europea «Lorenzo da Ponte», diretti da Roberto Zarpellon, eseguire musiche di Claudio Monteverdi, Pal Esterházy, Giovanni Gabrieli e Georg Friederich Haendel.
Novità assoluta di quest’anno sarà, invece, la sezione «Art Shift ↑», a cura dell’artista e curatrice Chen Mei-Yuan, all’interno della quale verrà proposto il ciclo di proiezioni «There, we live», organizzate dal Taiwan Independent Production Film, in collaborazione con il MoCA (Museum of Contemporary Art) di Taipei.
Questa parentesi dedicata all’arte contemporanea porterà ad Asolo anche varie mostre, a partire dalle proiezioni di video-arte cinese e taiwanese sulle finestre dei palazzi cittadini. La piazza centrale verrà, invece, animata da performance di danza. Tra le rassegne che trasformeranno il piccolo centro veneto in un unico grande contenitore espositivo all’aperto si segnalano: «It Isnae Disney», con immagini che il fotografo Dustin Shum, ha dedicato a parchi tematici cinesi ispirati agli occidentalissimi «Disneyland» ed «Eurodisney», e «Cinema ieri», con immagini d’epoca della Magic Vision, tra le quali quelle dedicate a Livio Cesare Pavanelli, attore del cinema muto che ha soggiornato per nove anni ad Asolo con la compagnia teatrale di Eleonora Duse.
Il festival pensa, infine, anche ai più piccoli con una mostra di film d’animazione della serie «Classici Walt Disney». Un appuntamento, dunque, capace di soddisfare tutti i gusti quello con la XXX edizione dell’«Asolo Art Film Festival», che focalizzerà anche l’attenzione su Cina e Taiwan con la rassegna «Two Points 2011» e con un tour delle migliori pellicole in programma ad Asolo presso università e musei di Taipei, Taichung e di altre città d’Oriente.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Una scena del film «Over your cities grass will grow», girata dalla regista inglese Sophie Fiennes nello studio di Anselm Kiefer; [fig. 2] Una scena del film «The Colour of Your Socks – A Year with Pipilotti Rist», girato dal regista Michael Hegglin nello studio di Pipilotti Rist; [fig. 3] Una scena del video «Dacing Time» di Huang Ning e Dancecology, presentato nell’ambito della sezione «Fuori» della trentesima edizione dell’«Asolo Art Film Festival 2011»; [fig. 4] Una sequenza del video Infinite Landscape di Yang Yong Liang, presentato nell’ambito della sezione «Fuori» della trentesima edizione dell’«Asolo Art Film Festival 2011»; [fig. 5] Una scena del film «Mbambu and the Mountains of the Moon» di Nataša e Lucian Muntean.

Informazioni utili
«Asolo Art Film Festival 2011». Asolo (Treviso), sedi varie. Programma e orari: http://www.asolofilmfestival.it/it/festival-2011/catalogo-xxx-edizione. Ingresso libero e gratuito. Informazioni: A.I.A.F. – AsoloInternationalArtFestival. tel. 0423.1995235-36, info@asolofilmfestival.it. Sito web: www.asolofilmfestival.it. Da sabato 20 a domenica 28 agosto 2011.

venerdì 5 agosto 2011

«La città aromatica», l’estate di Siena si veste di musica

Dal rock festaiolo di Roy Paci & Aretuska alla performance canora dell'istrionico Massimo Ranieri, senza dimenticare danze e musiche dal sapore toscano: è questo il programma dell'undicesima edizione del festival «La città aromatica», in programma da martedì 23 a venerdì 26 agosto nelle principali piazze di Siena.
La manifestazione, che vede alla direzione artistica Mauro Pagani rinnova, dunque, lo spirito delle passate edizioni, proponendo un cartellone ricco di spettacoli unici, risultato di contaminazioni fra stili e ricerche artistiche diverse.
Sul palco, come avviene dal 2001, saliranno famosi artisti nazionali e internazionali a fianco di eccellenti realtà artistiche locali. Musica rock, popolare, etnica, jazz e danza: i generi artistici che formeranno il carnet dell’attesa quattro giorni senese, promossa dall’amministrazione comunale, con il prezioso contributo economico della Banca Monte dei Paschi di Siena.
Il taglio del nastro della rassegna, tutta a ingresso libero e gratuito, si terrà nella serata di martedì 23 agosto, in piazza San Francesco, con il concerto di Roy Paci & Aretuska, teso a ripercorrere tredici anni di carriera attraverso grandi successi della raccolta «BESTiario siciliano» e l’album «Latinista», uscito nel 2010. All’insegna della multiculturalità e dell’energia musicale ci sarà l'atteso ritorno di Cico, MC storico del gruppo, e la partecipazione di un ospite molto speciale, Ekland Hasa, pianista albanese di fama internazionale che ha collaborato con Tiziano Ferro, Biagio Antonacci, Albano Carrisi e Goran Bregovic, e che ha eseguito la prima storica interpretazione della «Rapsodia in Blu» di Gershwin nel proprio Paese (composizione musicale, questa, a lungo proibita dal regime).
Nella stessa piazza, mercoledì 24 agosto, andrà in scena la magia della danza con due realtà senesi, che hanno ormai conquistato palcoscenici internazionali: le compagnie «Motus» e «Francesca Selva». La prima proporrà lo spettacolo «Creazioni resistenti», nato da un soggetto di Rosanna Cieri e incentrato sulla relazione tra identità e memoria storica; l’altra metterà in scena «Le scarpe di Anita», esibizione con coreografie di Francesca Selva e soggetto di Marcello Valassina, che parla del senso di solitudine e della curiosità morbosa della società contemporanea, attraverso la storia di una senza-casa, di un travestito in tacchi a spillo, che vive cantando le proprie canzoni nella stazione della metropolitana di Roma.
Artisti senesi saliranno sul palco di piazza San Francesco anche giovedì 25 agosto, quando si terrà «Rock News: nuovo rock in città». Protagonisti gli «Hashmir» e gli «AfterShave», due band emergenti che si esibiranno con la complicità del direttore artistico del festival, Mauro Pagani, che sarà loro special guest. A seguire il concerto di Filippo Graziani, figlio di Ivan Graziani, che negli anni passati ha diviso il palco con importanti artisti come Renato Zero, Vibrazioni, Morgan e Negramaro e che è, attualmente, impegnato nell’avventura di «Viaggi e intemperie», omaggio alla produzione musicale del padre.
A chiudere la kermesse sarà, nella serata di venerdì 26 agosto, Massimo Ranieri con uno spettacolo in piazza del Campo, durante il quale verranno interpretati grandi successi di artisti italiani. Solo per Siena e per «La città aromatica» l’appuntamento si arricchirà di novità e non mancherà qualche spettacolare sorpresa, impreziosita dalla presenza di ospiti inattesi che saranno svelati solo all’ultimo momento.
Didascalie delle immagini
[fig. 1] Massimo Ranieri; [fig. 2] Roy Paci & Aretuska.

Informazioni utili «La città aromatica». Siena, piazza San Francesco e piazza del Campo. Orari: ore 21.15, inizio degli appuntamenti Ingresso libero e gratuito. Informazioni: Sportello del cittadino - Urp del Comune di Siena, tel. 0577.292230-292340. Sito web: www.comune.siena.it. Dal 23 al 26 agosto 2011.

giovedì 7 luglio 2011

Capossella, De Andrè e Baccini: al via la XVII edizione del «Lunatica Festival»

Da Omero a Dante, da Melville a Conrad: è un viaggio tra le pagine letterarie dedicate al mare quello che inaugura la diciassettesima edizione del «Lunatica Festival», una delle manifestazioni estive più frequentate della zona a cavallo tra Toscana e Liguria.
A tenere a battesimo la kermesse sarà, infatti, lo spettacolo «Marinai, profeti e balene», che domenica 24 luglio riempirà il porto di Marina di Carrara con le note di Vinicio Capossela.
Tredici le serate e ventiquattro gli spettacoli in programma (comprese le repliche), che vedranno luoghi e paesaggi poco noti o inaccessibili fare da scenario ad appuntamenti di danza, musica e teatro e ad eventi con grandi protagonisti del mondo della cultura.
Dal concerto di Capossela, «Lunatica» attraverserà in lungo ed in largo la provincia di Massa Carra, con un percorso che sconfinerà anche oltre il territorio, portando ad esempio nell'Anfiteatro di Luni, ad Ortonovo, dove lunedì 25 luglio si terrà lo spettacolo «Homo migrans» di Marco Rovelli, con la presenza di Moni Ovadia e la regia di Renato Sarti. Una prima nazionale, questa, che non è l'unica del cartellone 2011. Giovedì 28 luglio ad Aulla, presso la Fortezza della Brunella, ci sarà, per esempio, il debutto della pièce «Dinosauri», un racconto sul valore della vita e dell’amore attraverso le parole del poeta Majakovskij e di san Francesco d'Assisi. Mentre lunedì 1° agosto (con repliche martedì 2, mercoledì 3 e giovedì 4) si terrà, al Castello di Malgrate, a Villafranca Lunigiana, la prima dello spettacolo «Le Baccanti da Euripide», prodotto dal «Teatro di Castalia / Balletto Civile».
Il festival, che quest’anno ha come immagine guida un’opera di Franco Mauro Franchi, proporrà anche delle esclusive di grande prestigio. E’ il caso della data unica estiva del concerto «Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria», che venerdì 29 luglio vedrà esibirsi Cristiano de Andrè a Massa, in piazza Aranci, in coppia con Napo.
Non meno carichi di fascino sono lo spettacolo «Canto d'amore» di Alessio Pizzech, che martedì 2 agosto animerà il Castello Malaspina di Podenzana, e «In-Evolution», coreografie e gesti atletici firmati da «Liberi di Physical Theatre», compagnia che incanterà Marina di Massa nella serata di mercoledì 3 agosto. Il giorno dopo, invece, a villa Schiff di Montignoso ci sarà un concerto di Francesco Baccini, tutto dedicato alla musica di Luigi Tenco.
Imperdibile, poi, lo spettacolo di sabato 30 luglio (con replica domenica 31) al Castiglione del Terziere, eccezionalmente aperto al pubblico. In questa suggestiva scenografia sarà ambientato «Nell’anima dei luoghi. In principio era l’uomo» di «VersiliaDanza».
Gli amanti della musica lirica non potranno, invece, perdere il concerto «Non ti scordar di me», con il tenore Luca Canonici e il baritono Sergio Bologna, in programma sabato 30 luglio a Filattiera, in piazza Castello. Un viaggio, questo, nell’epoca d’oro della canzone napoletana, a partire dalla celeberrima «Funiculì funiculà». Musica, ma classica, anche per la chiusura della kermesse, in cartellone venerdì 5 agosto al Palazzo Ducale di Massa, dove l’«Orchestra Festival Pucciniano», diretta dal maestro Bruno Nicoli, terrà il concerto «Luci di Libertà nel 150° dell’unità d’Italia», con un programma che comprende l’ «Eroica» di Beethoven e celebri sinfonie verdiane.
Questi alcuni dei nomi e degli eventi di «Lunatica Festival 2011», rassegna che renderà ancora più piacevole trascorrere una serata a Massa Carrara, grazie a iniziative come «Brinda alla Luna» e «Bus sotto le stelle», servizio gratuito di trasporto che consentirà lo spostamento dalla costa all’entroterra lunigianese.
Tutto questo per riconfermare la filosofia che ha reso il «Lunatica Festival» un evento unico per il territorio dell'alta Toscana: far vivere allo spettatore un’esperienza complessiva, che lo porti a scoprire luoghi nuovi e a vedere grandi artisti del nostro tempo.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Immagine di Franco Mauro Franchi per «Lunatica Festival 2011»; [fig. 2] Una scena dello spettacolo «In-Evolution», con «Liberi di Physical Theatre»; [fig. 3] Ritratto di Vinicio Capossela; [fig. 4] Ritratto di Cristiano de Andrè.

Informazioni utili
Lunatica Festival 2011. Toscana e Liguria, sedi varie. Prenotazioni: numero verde 800498498 (dalle 9 alle 13.30; il martedì anche dalle 15 alle 17.30). Informazioni: tel. 0585 240063 o info@lunaticafestival.com. Sito web: www.lunaticafestival.com. Da domenica 24 luglio a venerdì 5 agosto 2011.

Dal workshop sulla calligrafia ai bandi per artisti under 35: un percorso tra i nuovi corsi e concorsi italiani

Venezia è una città dal fascino indiscusso, soprattutto nei mesi della Biennale d’arte. Tra calli, ponti e canali è, infatti, un pullulare di mostre, progetti, incontri e corsi. Tra questi, si segnala il workshop internazionale «Calligrafia contemporanea. Gesto dell’espressione di sé», in programma nei prestigiosi spazi della galleria internazionale d’arte moderna «Ca’ Pesaro».
Il corso, le cui pre-iscrizioni sono aperte fino a venerdì 15 luglio, è riservato a tutti gli amanti della scrittura a mano, per un minimo di dodici e un massimo di venti partecipanti. Le lezioni, in lingua italiana e inglese, si terranno dal 1° all’8 ottobre e consentiranno di apprendere, grazie agli insegnamenti di Monica Dengo, come si crea un proprio alfabeto, come si lavora con la musica e come si compongono i segni, sino ad arrivare alla creazione di una serie di libri di grande formato, dei quali si curerà anche la legatura.
Il costo per il workshop, promosso dalla Fondazione Musei Civici, è di euro 650,00; la pre-iscrizione va fatta on-line sul sito www.visitmuve.it o va inviata, tramite fax, al numero 041.2700371.
La GAMeC di Bergamo apre, invece, il bando di partecipazione al corso «Alta tensione – Anno antiaccademico nell’arte», un percorso di formazione e conoscenza della contemporaneità artistica, promosso dal Premio Terna e da Amaci. Lezioni, workshop e discussioni, tutte a titolo gratuito, avranno luogo da settembre 2011 a marzo 2012, in orario serale e nei fine settimana.
Al tavolo dei relatori si siederanno quattordici personaggi di fama internazionale (tra i quali Alessandro Mendini, Massimo Minini, Salvatore Settis e Vincente Todolì) e quattro grandi artisti (Stefano Arienti, Adrian Paci, Gianni Pettena e Matteo Rubbi).
I posti disponibili sono centoventi (non ci sono limiti d'età per la partecipazione). Le domande di iscrizione vanno inviate, entro domenica 31 luglio, all’indirizzo e-mail altatensione@gamec.it.
Molti, poi, sono i bandi di concorso usciti in tutta Italia, con l’intento di fare il punto della situazione sulla ricerca di artisti e creativi under 35. E’ il caso della quarta edizione di «Milano in digitale», premio di new media art, a cura di Cristina Trivellin e Martina Coletti. Le iscrizioni sono aperte fino a domenica 10 luglio; i vincitori potranno partecipare, con il proprio progetto, all'interno dell'ultimo dei cinque appuntamenti di «Meltingpot – cantiere creativo per la new media art», iniziativa promossa dalla Fondazione D’Ars, col contributo di Fondazione Cariplo e con la sponsorizzazione tecnologica di Epson.
A Modena si premiano, invece, le ricerche artistiche nel campo della fotografia, della video-arte e della video-installazione, con il concorso «Special». Le iscrizioni sono aperte fino al prossimo 7 ottobre. Requisiti necessari per la partecipazione (il testo integrale del bando è pubblicato sul sito www.fondazionefotografia.it) sono la residenza nel territorio italiano, una comprovata esperienza in campo artistico e un'età compresa tra i 20 e i 35 anni. I lavori selezionati arricchiranno la collezione di fotografia italiana contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Dei tre premi previsti per l’anno 2011, almeno uno verrà assegnato a un artista residente in Emilia Romagna.
Sempre ai giovani è rivolto il concorso «Un’opera per il Castello 2011», lanciato dal Soprintendenza speciale per il Psae e per il Polo museale della Città di Napoli . L’età massima per l’iscrizione si alza, però, a 36 anni. Tema della competizione, che intende selezionare progetti artistici per Castel Sant’Elmo, è «Questo lo saprei fare anch’io. Il contemporaneo ricerca il suo pubblico». Le iscrizioni, che scadono il prossimo 15 ottobre, possono essere effettuate on-line, sul sito www.polonapoli-projects.beniculturali.it. I progetti, che potranno essere presentati anche da gruppi di artisti (italiani e stranieri), dovranno essere inediti; il vincitore riceverà un premio di 10mila euro, comprensivo della realizzazione dell'opera.
Chiude l’elenco dei concorsi attualmente aperti in Italia «Segno», premio internazionale d’arte promosso dalla rivista «L’aperitivo illustrato MM».
La competizione, le cui iscrizioni sono aperte fino al 30 ottobre, è riservata a qualsiasi tecnica grafica e pittorica su carta uso mano, nel formato unificato 35x25cm (incisione, litografia, matita, carboncino, acquerello, tempera, olio, collage, opere digitali elaborate a mano, tecnica mista). Tutte le illustrazioni finaliste parteciperanno ad una mostra, in programma dal 17 dicembre 2011 al 1 gennaio 2012, presso l’ex chiesa della Maddalena di Pesaro e saranno pubblicate in un catalogo d’arte, edito da Greta edizioni. In questa occasione verranno anche indicati i nominativi dei tre vincitori, ai quali andrà un premio in denaro. Tra i giurati del concorso si segnala la presenza di Ludovico Pratesi, Cinzia Battistel e Franco Tempesta.

Didascalie:
[fig. 1] Immagine guida del workshop «Calligrafia contemporanea. Gesto dell’espressione di sé»; [fig. 2] Veduta esterna di Castel Sant’Elmo, a Napoli; [fig. 3] Paolo d’Altan, My Vertigo – Immagine testimonial dell’edizione 2011 del premio internazionale «Aperitivo Illustrato».


Informazioni utili
«Calligrafia contemporanea. Gesto dell’espressione di sé». Ente organizzatore: Fondazione Musei Civici di Venezia. Data di iscrizione: 15 luglio 2011. Informazioni, bando e regolamento: Fondazione Musei Civici di Venezia, piazza San Marco, 52 – 30124 Venezia, tel. 041.2405211. Sito web: www.visitmuve.it.
«Alta tensione – Anno antiaccademico nell’arte». Ente banditore: GAMeC di Bergamo. Data di scadenza: 31 luglio 2011. Informazioni, bando e regolamento: GAMeC – Galleria d’arte moderna e contemporanea, via San Tomaso 53 – 24121 Bergamo, tel. 035.270272, altatensione@gamec.it. Web site: www.gamec.it.
«Milano in digitale». Ente banditore: Fondazione D’Ars Oscar Signorini di Milano. Data di consegna: 10 luglio 2011. Informazioni, bando e regolamento: Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus, via Sant’Angenese, 3 - Milano, tel. 02.860290, fax. 02.865909, info@milanoindigitale.it. Sito web: www.milanoindigitale.it.
«Special 2011». Ente banditore: Fondazione Fotografia - Fondazione Cassa di Risparmio di Modena Data di consegna: 7 ottobre 2011. Informazioni, bando e regolamento: Fondazione Fotografia - Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, via Emilia Centro, 283 - 41121 Modena, tel. 059.239888, fax 059.4270357, segreteria@mostre.fondazione-crmo.it. Sito web: www.fondazionefotografia.it.
«Un’opera per il Castello 2011». Ente banditore: Soprintendenza speciale per il Psae e per il Polo museale della Città di Napoli. Data di consegna: 15 ottobre 2011. . Informazioni, bando e regolamento: Soprintendenza speciale per il PSAE e per il Polo museale della Città di Napoli - Castel Sant’Elmo, via Tito Angelini, 22 – 80129 Napoli, sspsae-na.santelmo@beniculturali.it. Sito web: www.polonapoli-projects.beniculturali.it.
«Segno». Ente banditore: «L’aperitivo illustrato MM». Data di consegna: 30 ottobre 2011. Informazioni e bando: tel 071.6620000 o redazione@aperitivoillustrato.it. Sito web: www.premiodarteaperitivoillustrato.com.

mercoledì 29 giugno 2011

Torino, Palazzo Madama ritrova il suo giardino medioevale

Torino e Palazzo Madama si arricchiscono di un nuovo gioiello. Dopo un accurato progetto di riqualificazione degli spazi del fossato, che ha visto in prima linea la Fondazione CRT, lo storico maniero sabaudo inaugura, nella giornata di lunedì 4 luglio, il suo "nuovo" giardino medioevale.
Le prime notizie sul parco del castello di Torino risalgono al 1402, con i documenti che registrano le spese per l’ingrandimento dell’edificio durante il governo di Ludovico, principe d’Acaia (1402-1418).
A citare l'opera viridaria (l'arredo verde) del maniero sono i Conti della Vicaria e Clavaria di Torino, ossia i registri in cui il clavario (che, nel Medioevo, amministrava la città per conto dei principi d’Acaia e, poi, dei duchi di Savoia) annotava le spese sostenute per la manutenzione del castello e delle fortificazioni cittadine.
Il nuovo progetto del giardino ha seguito le indicazioni contenute in documenti, conservati presso l’Archivio di Stato di Torino (Sezioni Riunite) e afferenti a periodo che va dal 1402 al 1516. Seguendo queste fonti lo spazio ha rispettato la tradizionale suddivisione in hortus (orto), viridarium (bosco e frutteto) e iardinum domini (giardino del principe), come anche la presenza degli arredi tradizionali (falconara, porcilaia, recinto delle galline).
L'hortus, organizzato secondo uno schema a scacchiera formato da aiuole rettangolari, era lo spazio frequentato dal principe e dai giardinieri del castello, che curavano le piante necessarie a rifornire regolarmente le cucine di legumi, ortaggi, aromi e erbe medicinali. Il viridarium, che a Torino impegnava oltre cinquanta persone, era, invece, un boschetto con piante ad alto fusto, spesso posto fuori dalle mura del castello, in un’area in cui erano ubicate la porcilaia, la falconara, la colombaia e i mulini. Oltre a castagni, noci, salici, pruni, sorbi, ciliegi, ulivi e palme -tutti citati nei documenti antichi-, una parte di questo terreno era occupata dalla vigna del principe, che produceva il vino per la mensa del castello.
Il iardinum domini, invece, era lo spazio privato dei principi, per la lettura, la conversazione, il riposo e il gioco. Nel Medioevo si trovava sul limite meridionale della città, vicino alla cinta muraria e alla Porta Fibellona; era chiuso da mura costeggiate da cespugli di more, lastricato in pietra e presentava un pergolato di vite. Il suo aspetto doveva essere molto simile a quello tramandatoci da tappezzerie e miniature del Quattrocento: circondato da un fitto prato millefleurs, presentava come arredi fissi la fontana, ricca di rimandi alla letteratura cortese dell’epoca, sedili in laterizio rivestiti d’erba e una serie di vasi in maiolica decorata, con piante profumate come lavanda, salvia, maggiorana.
In questo nuovo spazio di Palazzo Madama verranno messe a coltura delle piante e delle specie vegetali citate nelle carte antiche, oltre a piante e erbe non specificatamente descritte nelle fonti, ma certamente presenti nei giardini medievali tra Italia e Francia, in base alle indicazioni fornite dai trattati di agricoltura e piante medicinali del XIV e XV secolo.

La ricostruzione del giardino medievale consentirà, dunque, l’approccio a specie vegetali ormai marginali, recuperando il senso e il valore della bio-diversità.
Grazie a questo giardino sarà, inoltre, possibile attivare laboratori didattici su temi legati all’ecologia della città, all’importanza delle aree verdi nella vita delle comunità, alla loro storia e ai problemi della loro tutela di oggi.
La disponibilità di un nuovo spazio all’aperto permetterà, infine, di potenziare l’offerta culturale di Palazzo Madama. Da questa estate, dunque, in quella che fu la sede del Senato Supalpino sarà possibile assistere a manifestazioni e celebrazioni sotto le stelle, circondati da una fitta vegetazione che ha il sapore della storia.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Giardino medioevale di Palazzo Madama, Torino. Simulazione della vista panoramica; [fig. 2] Giardino medioevale di Palazzo Madama, Torino. Simulazione dell’orto; [fig. 3] Giardino medioevale di Palazzo Madama, Torino. Simulazione dell’ingresso; [fig. 4] Giardino medioevale di Palazzo Madama, Torino. Progetto.

Informazioni utili
Giardino medioevale di Palazzo Madama. Palazzo Madama, piazza Castello (ingresso lato via Accademia delle Scienze)- Torino. Orari: martedì-sabato 10.00-18.00, domenica 10.00-20.00, chiuso lunedì. Ingresso: intero € 7,50, ridotto € 6,00, gratuito per ragazzi fino ai 18 anni (il biglietto consente anche la visita alle collezioni permanenti del museo e alle mostre temporanee). Informazioni: tel. 011.4433501. Siti Internet: www.palazzomadamatorino.it e www.fondazionetorinomusei.it. Apertura al pubblico da martedì 5 luglio 2011.