ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 4 ottobre 2013

«Fotografia - Festival internazionale di Roma», un’indagine a 360° gradi sul concetto di assenza e sospensione

Compie dodici anni «Fotografia - Festival internazionale di Roma», rassegna diretta da Marco Delogu che avrà il proprio cuore pulsante al Macro, uno dei musei d’arte contemporanea della capitale, ma che coinvolgerà anche altre sedi cittadine come l’Accademia di Francia a Villa Medici, la Fondazione Pastificio Cerere e il Museo civico zoologico.
«Vacatio» è il tema scelto per questa nuova edizione della manifestazione, in programma dal 5 ottobre, che indagherà la sospensione e l’assenza in fotografia, per riflettere sull’atto di fotografare, sulla specificità della disciplina -anche in relazione alle nuove tecnologie-, sul concetto di sottrazione e sul confine tra la fotografia e le altre arti.
Accanto al curatore Marco Delogu ha lavorato alle linee guida del festival un comitato scientifico composto da Éric de Chassey, Tim Davis, Bartolomeo Pietromarchi e Guy Tillim. E questa collegialità di vedute è una delle novità della rassegna capitolina che, per il suo dodicesimo appuntamento con il pubblico, prolungherà anche il proprio usuale periodo di apertura, in linea con le linee strategiche del Macro che si propone di creare una vera e propria piattaforma per la valorizzazione e la promozione della fotografia contemporanea nei suoi diversi linguaggi.
Ricco il cartellone che coinvolgerà più spazi della sede museale di via Nizza, dalla sala Enel alla Project Room 1, dal V-tunnel al foyer, dall’auditorium alla sala cinema. I numeri di «Fotografia - Festival internazionale di Roma» parlano di circa duecento fotografi coinvolti, dell'esposizione di più di duemila fotografie e di oltre cento eventi tra mostre, lecture, book signing, concorsi, letture di portfolio e workshop.
Tra i protagonisti della rassegna, si segnalano Patrick Faigenbaum, nominato a giugno vincitore del prestigioso premio Henri Cartier Bresson, Adam Broomberg & Oliver Chanarin, fotografi che si sono aggiudicati l’ultima edizione del Deutsche Prize, Tim Davis, protagonista del nuovo progetto per Commissione Roma, gli italiani Paolo Pellegrin e Guido Guidi, ma anche critici quali Gerry Badger, Joshua Chuang, Sandra S. Phillips, Sujong Song e Francesco Zanot.
Non mancheranno durante le sette lecture previste nei primi tre giorni di apertura del festival (dal 4 al 6 ottobre) incontri con importanti protagonisti della scena internazionale come Michael Mack, Leo Rubinfien, Diane Dufour e Jeff Wall.
Sempre in occasione della vernice, il Macro ospiterà anche case editrici, editori indipendenti, autori di pubblicazioni self-published e librerie internazionali che si sono distinte in questi anni per l’elevata qualità delle produzioni nell’ambito dell’editoria fotografica, come Trolley Books, Chopped Liver Press, Danilo Montanari Editore, Documentary Platform, Loosestrife Editions, Monospace Press e Osservatorio fotografico.
Tra i progetti in cartellone al Macro meritano, infine, una citazione le mostre di Luca Nostri e Luca Spano, vincitori della seconda edizione del Premio Graziadei, e la rassegna realizzata a chiusura di «Call for Entry 2013», nella quale verranno esposti i lavori di Ezio D’Agostino e Giorgio Di Noto.
«Fotografia - Festival internazionale di Roma» prevede, poi, eventi in spazi pubblici e privati della città. Al Museo civico di zoologia sarà, per esempio, protagonista Ludovica De Luca con la rassegna «Vedo doppio. Panorami a pellicola tra natura e città», una raccolta di immagini realizzate in diversi contesti, quasi sempre in occasione di un viaggio o di una visita in ambiti culturali o naturalistici, che si discostano da una visione realistica e documentaristica del mondo, scegliendo di restituirne fattezze in bilico tra l’onirico e il surreale. Mentre la Fondazione Pastificio Cerere presenterà «Palinopsia», una selezione di opere recenti firmate da Enrico Boccioletti che si interrogano sullo stato della fotografia e della cultura visiva al tempo di Internet.
Al Museo di Roma in Trastevere sarà, poi, possibile ammirare l'anteprima mondiale della mostra «Homeless» di Lee Jeffries, nella quale sono raggruppati cinquanta scatti in bianco e nero raffiguranti persone senza fissa dimora, emarginati, uomini e donne esclusi dalla società incontrati tra le strade degli Stati Uniti e dell’Europa. Un’anteprima, ma italiana, è anche quella che propone l’Accademia di Francia a Roma, dove sarà esposta una selezione di immagini di Patrick Faigenbaum, tese a ripercorrerne la carriera quarantennale. Si tratta di ritratti intimi, paesaggi urbani e rurali, nature morte, che tracciano -raccontano i curatori Jean-François Chevrier e Jeff Wall- «una cartografia dell’Europa, dove le profondità della storia sono indissolubilmente legate al presente, in una narrazione complessa e molteplice che rivela alcuni aspetti fondamentali dell’identità nazionale e di classe dei soggetti ritratti».
Le proposte per questa edizione 2013 del festival sono ancora molte. Per essere sempre aggiornati in tempo reale sul calendario della manifestazione gli organizzatori hanno anche ideato un blog e un sito Internet. Con un semplice click si potrà così scoprire dove passare un pomeriggio o una serata all’insegna della fotografia d’autore.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Tim Davis, «Watermelon», 2013. Rome Commission 2013; [fig. 2] Guy Tillim, «Opunohu - Rotui - Cook's Bay», 2010. Dalla serie «Second Nature I»; [fig. 3] Leo Rubinfien, «At Okhotny Ryad, Moscow», 2002. Dalla serie «Wounded Cities»; [fig. 4] Paolo Pellegrin, «A man is arrested by the Rochester police after having assaulted his father with a samurai sword», Rochester, NY. USA 2012. Dalla serie «Another Countries»

Informazioni utili
«Fotografia - Festival internazionale di Roma» - XII edizione. Macro Nizza, via Nizza, 138 - Roma. Orari: da martedì a domenica, ore 11.00-19.00; sabato, ore 11.00-22.00; chiuso il lunedì (a biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso: non residenti intero € 12,50, ridotto € 10,50; residenti - intero € 11,50, ridotto € 9,50. Informazioni: tel 060608 (tutti i giorni, dalle ore 9.00 alle ore 21.00) o tel. 06.671070400. Sito internet (con il programma anche degli altri spazi espositivi): Web www.fotografiafestival.it. Facebook: FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma. Twitter: @FotoGrafiaRoma #fotografiafestival. Blog: blog.fotografiafestival.it. Inaugurazione: 4 ottobre 2013, ore 19.00. Dal 5 ottobre all'8 dicembre 2013. 

mercoledì 2 ottobre 2013

I disegni di Sironi incontrano i vetri del museo Salviati: nuove acquisizioni ai Musei civici di Padova

«Le collezioni di un museo- tanto più di un museo civico che conserva, tutela, valorizza l’arte, la storia e la cultura di una comunità- devono continuare a crescere per costituire il cuore pulsante e il soffio vitale di una città». Così Padova ha presentato le sue nuove acquisizioni, alle quali i Musei civici agli Eremitani dedicano, fino al prossimo 24 novembre, due mostre: «Sironi. Lo studio dall'antico» e «Vetri dal Museo Salviati. Magiche trasparenze della donazione Tedeschi».
L’esposizione dedicata a Mario Sironi prende le mosse dalla recente donazione fatta da Andrea Sironi-Straußwald, unico discendente diretto dell’artista, alla città veneta: un disegno, tratto dai soldati dormienti della «Resurrezione» di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, e uno studio per la decorazione della parete maggiore del «Liviano».
Per l’occasione, sono stati riuniti due nuclei tematici di opere su carta che, da un lato, rappresentano un’assoluta novità per il pubblico e per la critica e che, dall’altro, ci riportano a una delle commissioni pubbliche più importanti nella Padova negli anni Trenta.
Il primo dei due gruppi è rappresentato dalla quasi totalità degli studi dell’artista su pitture, sculture e architetture antiche. L’osservazione di questi lavori grafici, per certi versi sorprendenti, fornisce una visione più ampia e articolata di uno dei temi centrali per Mario Sironi, quello del rapporto con il passato e con la tradizione, incessantemente presente sia nel suo operare artistico, sia nei suoi scritti teorici. La raccolta dei soggetti è estremamente varia e, come sottolinea Fabio Benzi in catalogo, mostra come l’artista rifuggisse «dalla filologia e dalla copia letterale per indagare liberamente le intime ragioni compositive e strutturali, fino ad approdare a un furor di completamento o addirittura di modifica e stravolgimento dell’originale, alla ricerca di una verità profonda di insegnamento».
Tra i soggetti esposti si ritrovano, tra l’altro, il «Cavaliere persiano» del Mausoleo di Alicarnasso al British Museum, l’«Adorazione dei Magi» di Nicola Pisano nel Pulpito di Pisa, il «Ritratto d’uomo» di Van Eyck alla National Gallery di Londra, ma anche opere minori come la «Testa dell’apostolo Giovanni» nella Basilica Ursiana di Ravenna.
Il secondo nucleo tematico esposto è, invece, costituito da opere preparatorie che Mario Sironi realizzò partecipando al concorso per la decorazione murale più prestigiosa e rappresentativa di quegli anni a Padova, quella per il Palazzo del Leviano.
Sono questi gli anni che vedono il passaggio dalla pittura a cavalletto a quella su parete, «non – si legge nella nota stampa- per nostalgiche rievocazioni del passato, ma per realizzarvi arte moderna che, con la grande tradizione antica della decorazione murale, fosse in grado di fare i conti e di dialogare fruttuosamente».
Tra le numerose imprese murarie sironiane di quel periodo, si ricordano gli affreschi romani per il Sacrario della Casa madre dei mutilati di guerra e l’opera «Venezia, l’Italia e gli studi» per l’Università Ca’ Foscari, dei quali la mostra presenta un disegno preparatorio e una tempera.
La mostra «Vetri dal museo Salviati. Magiche trasparenze della donazione Tedeschi», curata da Rosa Barovier Mentasti, offre un saggio dell’arte vetraria muranese, da fine Ottocento agli anni Ottanta del secolo scorso. Un centinaio le opere esposte, tra le quali spiccano numerosi vetri presentati alle Esposizioni universali di Parigi, alle Biennali di Venezia e alla Triennale di Milano.
La maggior parte degli oggetti in mostra proviene dal museo aziendale della storica vetreria fondata da Antonio Salviati, la cui creazione si deve a Maurizio Camerino.

Lattimi incamiciati, vetri a sbruffo, vasi con bolle soffiate, vasi in calcedonio, creazioni in vetro murrino, vetri fumé, lavori a incalmo scorrono nelle sale dei Musei civici agli Eremitani. Tra i pezzi più prestigiosi presenti nella rassegna patavina si segnalano un calice di vetro girasol (1866 – 1895), con tre delfini alternati a tre fiori di vetro rosa, un’urna su piedestallo con bolle blu in rilievo, un piatto Op di vetro murrino con cerchi di cristallo e di vetro giallo e verde su fondo nero, parte di una serie di otto vetri Op esposti alla Biennale del ’66 , e due bottiglie Zefiro di vetro soffiato molto sottile e leggermente fumè.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Mario Sironi, Studio per illustrazione del «Popolo d’Italia». Matita grassa, mm 407 × 445. Roma, collezione privata; [fig. 2] Mario Sironi, Particolare dei soldati dormienti dalla Resurrezione di Giotto (Padova, Cappella degli Scrovegni), 1935-40 c. Matita su carta; [fig. 3] Mario Sironi, Studio di San Giovanni Apostolo con integrazioni di fantasia del panneggio

Informazioni utili
«Sironi. Lo studio dall'antico» e «Vetri dal Museo Salviati. Magiche trasparenze della donazione Tedeschi». Musei civici agli Eremitani, piazza Eremitani, 8 - Padova. Orari: martedì-domenica, ore 9.00–19.00; chiuso i lunedì non festivi. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00, ridotto speciale € 6,00, ridotto scuole € 5,00, gratuito per bambini fino ai 6 anni, portatori di handicap,possessori biglietto Cappella degli Scrovegni, Padovacard, Cartafamiglia, PadovaMusei tutto l’anno. Informazioni: tel. 049.8204551. Sito internet: www.padovacultura.padovanet.it. Fino al 24 novembre 2013. 

lunedì 30 settembre 2013

«Now! », quattro giovani artiste italiane in mostra a Ferrara

Ferrara rende omaggio alle donne e all’arte emergente. L’ex refettorio del Complesso San Paolo presenta la mostra «Now! Giovani artiste italiane», a cura di Lola G. Bonora e Silvia Cirelli. La rassegna, organizzata dal Comitato Biennale Donna e corredata da un catalogo con la riproduzione di tutte le opere esposte, allinea i lavori di quattro artiste under 35, valorizzandone le differenze nell’approccio linguistico e nella grammatica stilistica, allo scopo di stimolare una riflessione sulla multiforme contemporaneità italiana.
Ad accogliere il visitatore in mostra sono cinque sculture in cemento armato di Ludovica Carbotta (Torino, 1982), raggruppate sotto il titolo «Imitazione». Si tratta di un originale autoritratto della giovane piemontese: le opere esposte sono, infatti, il calco dei suoi piedi e il loro peso effettivo equivale al peso specifico della loro autrice. «La fisicità dell’artista –affermano le curatrici- viene resa dal ribaltamento dei convenzionali modelli strutturali, suggerendo una diversa visione di corporeità, dove è l’equilibrio di pieni e vuoti a dare ritmo allo spazio e dove la comune staticità del cemento si altera con la ripetizione di gesti immortalati: ogni lavoro è diverso dall’altro, perché imita la fugacità di un istante, la narrazione di un movimento temporaneo».
La mostra prosegue con il contributo di Laurina Paperina (Rovereto, 1980), una delle voci più dissacranti della giovane arte italiana, conosciuta sia nel nostro Paese che all’estero per la sua impronta decisamente politically incorrect, fatta di citazioni ironiche e ambientazioni splatter. Profondamente influenzata dalla cultura popolare di Internet, della televisione e dei cartoons, l’artista trentina stupisce con un lessico popolato da strani personaggi che faticano a prendersi sul serio e che non riescono a fare a meno di un cinismo paradossale portato all’estremo. La «Marmottona» è, per esempio, una grande installazione a muro raffigurante una gigantesca marmotta, dai colori brillanti, che affamata si mangia i piccoli disegni dell’artista; mentre «Artist Skull» è un collage di duecentoottantanove post-it che, nell’insieme, raffigurano un raccapricciante teschio rosa. Le video-animazioni di «How to kill the artists» si concentrano, invece, sui personaggi famosi del mondo artistico che, una volta arrivati al successo, vengono selvaggiamente aggrediti dalle loro stesse opere, una chiara rielaborazione, questa, di un presente quasi fuori controllo.
Lo spettatore entra, quindi, in contatto con la ricerca artistica di Silvia Giambrone (Agrigento, 1981), che svela le ambivalenze dei comportamenti umani, evidenziandone le tensioni e le mutevoli prospettive. Il senso di un equilibro e la percezione di un pericolo vicino sono, per esempio, i temi al centro del video «Sotto tiro», in cui l’artista siciliana, sola e in uno spazio ibrido senza alcuna identificazione, si ritrova provocata da un mirino laser che le punta il volto, le spalle nude, la gola, tormentandola insistentemente. La dimensione privata di questo scenario diventa ben presto collettiva, obbligando lo spettatore a partecipare all’angoscia di un pericolo indefinito, ma palpabile. Seppur priva di presenze umane, anche l’altro lavoro di Silvia Giambrone in mostra, l’installazione «8 Novembre 2011», è pervasa da indizi di rischiose scoperte: da lontano l’opera sembra un luccicante mazzo di fiori, dagli esili steli, ma quando ci si avvicina, sedotti dalla curiosità, si capisce che in realtà il tutto è un gioco d’ingranaggi metallici, di lame taglienti e appuntite.
Il percorso espositivo si chiude, infine, con Elisa Strinna (Padova, 1982), giovane artista veneta da sempre attenta all’esplorazione della storia culturale, nelle sue molteplici forme, la cui ricerca creativa, che spazia dalla video-arte al disegno, si concentra sulla nozione di tempo, di trasformazione. Nel sofisticato video «Sospensione», si ragiona, per esempio, sul concetto di precarietà e di fugacità della condizione umana, riprendendo la poesia «Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie» di Giuseppe Ungaretti. Il tentativo di tradurre un codice temporale è ripreso anche nell’ultima opera presente in mostra, l’installazione sonora «Wood Songs», in cui Elisa Strinna s’interroga sulla trasformazione del mondo naturale, elaborando insolite melodie che sono, letteralmente, registrazioni della natura: la trasposizione in suono dei cicli vitali degli alberi.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Silvia Giambrone, «8 Novembre 2011», 2011. Installazione composta da fields recordings, lame d’acciaio incise e meccanismi di rotazione, dimensioni variabili. Courtesy l'artista e Fondazione Biagiotti Progetto Arte di Firenze; [fig. 2] Laurina Paperina, «How to kill the artists (episodio 5, 6, 7) », 2009 – 2010. Animazione su dvd, video installazione a tre canali, 3' 12" (episodio 5), 3' 15" (episodio 6), 3' 09" (episodio 7). Courtesy l'artista e Studio d'Arte Raffaelli, Trento; [fig. 3] Ludovica Carbotta, «Imitazione I, II, III, IV, V», 2010 – 2011. 5 sculture in cemento armato, dimensioni variabili. Courtesy l'artista; [fig. 4] Elisa Strinna, «Wood Songs», 2008. Installazione sonora composta da giradischi e diverse qualità di legno, dimensioni variabili. Opera realizzata in collaborazione con Eva Cenghiaro Courtesy l'artista e Eva Cenghiaro; [fig. 5] Silvia Giambrone, «Sotto Tiro», 2013. Video, 5'02'. Courtesy l'artista e Fondazione Biagiotti Progetto Arte di Firenze

Informazioni utili 
«Now! Giovani artiste italiane». Ex refettorio del Complesso San Paolo, via Boccaleone, 19 - Ferrara. Orari: venerdì 4 ottobre, ore 18.00–22.00; sabato 5 ottobre, ore 10.30-12.30 e ore 16.30–22.00; domenica 6 ottobre, ore 10.30–12.30, 16.30–19.30; tutti gli altri giorni, da martedì a domenica, ore 16.30–19.30; chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: udi@udiferrara.it o tel. 0532.206233. Dal 4 al 27 ottobre 2013.