lunedì 15 giugno 2026

Nuova luce per l’Ala Scarpa: terminato il restauro al Museo Gypsotheca «Antonio Canova»

Sui dolci pendii del Trevigiano, in una zona che è parte integrante della Riserva della biosfera del massiccio del Monte Grappa e che dialoga con le vicine colline del Prosecco superiore di Conegliano e Valdobbiadene, c’è un edificio, immerso nella natura, dove la luce filtra da lucernari e ampie vetrate angolari, rimbalza sull'acqua ferma di una piccola vasca, scivola sulle superfici candide del marmo e del gesso, dialoga con la solidità della pietra e il bianco assoluto delle pareti. È l'Ala Scarpa del Museo Gypsotheca «Antonio Canova» di Possagno, restituita al pubblico a fine maggio, dopo un restauro attento e meticoloso, della durata di circa un anno.
 
Testimonianza tra le più riuscite della museografia italiana e internazionale del secolo scorso, con la sua disposizione scenografica delle opere nello spazio e l’uso magistrale della luce naturale - diffusa e mai battente - a creare un poetico gioco di riflessi in continua trasformazione, l’ala progettata da Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai / Prefettura di Miyagi, 1978) fu realizzata tra il 1955 e il 1957 su commissione della Soprintendenza alle Belle arti, in occasione del bicentenario della nascita di Antonio Canova (Possagno, 1757 - Venezia, 1822).
L'incarico nasceva da un'esigenza pratica: riorganizzare gli spazi adiacenti alla Gypsotheca di epoca neoclassica, un'aula basilicale costruita tra il 1831 e il 1836 su commissione del vescovo Giovanni Battista Sartori, fratellastro dell’artista, con il progetto dell’architetto veneziano Francesco Lazzari, per ospitare le sculture canoviane conservate nello studio romano in via delle Colonnette e donate, alla morte dello scultore, alla città natale. Questa struttura, dagli spazi esigui, non consentiva al pubblico di vedere molti dei lavori del maestro neoclassico allora chiusi nei depositi, tra cui i modelli in terracotta e i bozzetti, oltre a opere giunte nel frattempo da Venezia come «Ercole e Lica» e «Teseo in lotta con il centauro».
Per ovviare a questo problema, su un lotto di modeste dimensioni e a pianta allungata, digradante verso valle, l'architetto veneziano, che ai tempi aveva già realizzato il restauro dell’università Ca’ Foscari ed era noto per le sue collaborazioni con la vetreria Venini di Murano e la Biennale di Venezia, articolò l'ampliamento in due volumi distinti - uno verticale a pianta quadrata, l'altro trapezoidale che asseconda il pendio –, entrambi ben armonizzati con la basilica ottocentesca e connessi da una progressione spaziale di straordinaria efficacia percettiva.
Fulcro dell’architettura scarpiana, che la storica dell’arte e museologa Paola Marini ha definito «una delle creazioni più perfette» dell’architetto veneziano, è il cosiddetto «Cannocchiale»: un asse visivo orientato verso il modello in gesso delle «Tre Grazie» canoviane, che costituisce il punto culminante e il principale fuoco percettivo dell'intero percorso espositivo.
Il progetto prevedeva, inoltre, una grande vasca d'acqua esterna che raccoglieva la luce solare e la restituiva in riflessi mobili verso l'interno, oltre a vetrate zenitali e finestre angolari che non solo modulavano l'illuminazione naturale, ma trasformavano anche il paesaggio collinare di Possagno in uno sfondo silenzioso per il patrimonio artistico conservato all'interno del museo, evocando così nell’osservatore un’immagine di perfezione aulica.
«Ritagliare, se è possibile, l'azzurro del cielo»
era d’altronde la grande ambizione di Carlo Scarpa, come documentano anche i successivi progetti per il Museo di Castelvecchio a Verona (1958-1964) e per la Fondazione Querini Stampalia a Venezia (1959-1963), ulteriori testimonianze di una singolare idea di architettura, nella quale antico e moderno dialogavano armoniosamente e ogni dettaglio era calibrato per stimolare un’esperienza percettiva e sensoriale di straordinaria intensità.
Di concezione scarpiana sono anche le bacheche espositive, che dispongono i bozzetti in terracotta su piani sfalsati e lucidi, in modo che la luce zenitale li avvolga da ogni angolazione.
 
Il recente restauro, avviato nel giugno 2025 e promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, si è sviluppato grazie a una collaborazione istituzionale ampia, che ha coinvolto la Fondazione Canova, il Comune di Possagno e l’Università Iuav di Venezia, con un finanziamento straordinario del Ministero della Cultura pari a 460.000 euro, ottenuto su richiesta dell'allora soprintendente Fabrizio Magani.
Fondamentale è stato il lungo lavoro preliminare di studio e analisi, coordinato da Emanuela Sorbo con la collaborazione di Gianluca Spironelli e Tommaso Moretto, che ha incluso indagini archivistiche, rilievi strumentali e interpretazioni critiche volte a comprendere le trasformazioni subite dall’edificio nel corso dei decenni.
Un ruolo strategico è stato svolto dal sistema dei laboratori Iuav - Circe, LabSCo e FisTec - attraverso campagne di acquisizione strumentale in situ, ricognizione bibliografica e archivistica, interpretazione critica dei dati. Solo a partire da questa base conoscitiva approfondita è stato possibile sviluppare un piano di restauro all'altezza della complessità dell'edificio.
Gli interventi conservativi sono stati eseguiti dallo studio Muratori e Zanon di Padova sotto la supervisione di Vincenzo Tiné, ex soprintendente di Padova e responsabile unico del progetto, e in costante dialogo con la direttrice del museo Moira Mascotto.
I lavori si sono concentrati in primo luogo sulla copertura e sul sistema di smaltimento delle acque piovane, individuato come una delle principali cause del degrado. Successivamente, con le attività curate dalla ditta Merotto Bau in collaborazione con Asolo restauri, si è proceduto al rifacimento della copertura, recuperando e riutilizzando, dove possibile, i materiali originali.
All'interno del «Cannocchiale», la ditta specializzata OG2 Garbuio ha restaurato intonaci, superfici in pietra, elementi lignei e metallici, con interventi mirati alla conservazione dell'aspetto originario degli ambienti. Anche le grandi vetrate, elemento essenziale della poetica scarpiana, sono state oggetto di protezione e messa in sicurezza.
Parallelamente, Andrea Mantovani ha curato un progetto pilota - in collaborazione con Siro Andrich e la ditta Passarella restauri - dedicato a una delle teche espositive progettate da Carlo Scarpa. Lo smontaggio e rimontaggio controllato di questa struttura ha permesso di elaborare un modello di riferimento per i futuri interventi sull'intero sistema espositivo, con l'obiettivo di garantire la conservazione e la messa in sicurezza antisismica delle opere contenute. Il ministero della Cultura ha già assicurato nuovi fondi per questo lavoro.

Il restauro al Museo Gypsotheca «Antonio Canova» di Possagno, ultimato nei giorni in cui si festeggiano i centoventi anni dalla nascita dell’architetto veneziano, non si limita, dunque, a preservare un’opera architettonica, ma rinnova anche un’idea di museo come «spazio vivente» e dinamico, in cui l’allestimento diventa parte integrante della narrazione.
L’Ala Scarpa torna così a essere un laboratorio di percezione, dove la luce naturale, filtrata e modulata, dialoga con i gessi canoviani, restituendo al visitatore un’esperienza immersiva e stratificata, che invita a sostare, osservare e, forse, comprendere come un restauro sia anche una forma di ascolto di ciò che la storia ci ha lasciato in eredità: una conversazione, silenziosa e infinita, tra un architetto veneziano e uno scultore neoclassico, tra la luce del Veneto e il candore del marmo, tra l'idea che si fa materia e la materia che aspira all'eterno.

Vedi anche

Didascalie delle immagini
1. Ala Scarpa - George Washington e Autoritratto di Antonio Canova, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Lino Zanesco; 2. Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Lino Zanesco; 3. Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Lino Zanesco; 4. Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Lino Zanesco; 5. Ala Scarpa, papa Clemente XIV, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Lino Zanesco; 6. Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Lino Zanesco; 7. Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Giovanni Porcellato; 8. Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Ph credits: Lino Zanesco

Informazioni utili
Museo Gypsotheca Antonio Canova, via Antonio Canova, 74 - Possagno (Treviso). Orari: da martedì a venerdì, ore 09:30 - 18:00; sabato, domenica e festivi, ore 09:30 - 19:00; lunedì chiuso. Ingresso: intero € 13,00, ridotto € 10,00 (per over 65, studenti fino a 25 anni, forze dell'ordine e convenzionati); ridotto scuole € 4,00; biglietto famiglia: € 25,00 (per 2 adulti e 2 bambini; dal secondo figlio in poi l'ingresso è gratuito). Informazioni: tel. 0423.544323; e-mail posta@museocanova.it. Sito internet: https://www.museocanova.it. Social: Facebook www.facebook.com/museocanova| Instagram @museocanova | Linkedin www.linkedin.com/company/museo-canova | Youtube www.youtube.com/@museocanova

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