«L’uomo, cantami, dea, l’eroe dal lungo viaggio, colui che errò per tanto tempo dopo che distrusse la città sacra di Ilio. Vide molti paesi, conobbe molti uomini, soffrì molti dolori, nell’animo, sul mare, lottando per salvare la vita a sé, il ritorno ai suoi compagni». Sono queste parole dell’«Odissea» di Omero a fare da filo conduttore alla mostra «Fino alla fine del mare» che il fotografo milanese Jacopo Di Cera presenta a Venezia, negli spazi della Galleria Accorsi in Campo San Stae.
Dopo aver toccato le città di Milano, Roma, Arles, Carrara, Napoli, Torino e Parigi, l’esposizione arriva nella città lagunare, in occasione della cinquantasettesima edizione della Biennale, con l’intento di sensibilizzare su un tema di stretta attualità come quello dell’immigrazione attraverso il linguaggio dell’arte.
Trenta scatti a colori con i frammenti delle imbarcazioni che riposano nel cimitero delle barche di Lampedusa, imbarcazioni che hanno traghettato centinaia di migliaia di persone sulle coste italiane, sono esposte fino al prossimo 6 giugno anche per motivi sociali: parte del ricavato delle vendite delle opere esposte verrà, infatti, devoluto ai progetti «Informazione e sensibilizzazione» e «Minori in transito» di «Save The Children».
Il visitatore è, dunque, invitato a compiere un viaggio metaforico che parte dall'«Odissea» di Omero, da cui sono estratte le sei parole chiave del progetto -il viaggio, l'isola, il legame, la lotta, la salvezza, il ritorno-, e arriva ai riferimenti visivi di Rothko e Klein per raccontare, semplicemente attraverso le forme e i colori, tutto quello che si nasconde negli occhi di chi abbandona la propria terra per fame, disperazione e paura attraverso associazioni visive e cromatiche.
Il fotografo milanese Jacopo Di Cera, attivo ormai da quindici anni nel campo della fotografia di paesaggio, racconta, dunque, in maniera nuova e sensibile un tema molto attuale e sceglie di farlo trattando la materia viva dei viaggi della speranza, le imbarcazioni. Il risultato sono una serie di immagini stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno prelevati in parte dal cimitero della barche di Lampedusa, su cui riversa una resina che dà l’idea dell’acqua.
Il legno è il materiale-simbolo di questo movimento, di questo viaggio. L’uomo è completamente assente; è presente solo il mezzo che lo ha salvato o tradito, che gli ha regalato una nuova vita o che ha scritto per sempre la parola fine al suo destino.
«Tutto è nato qualche anno fa osservando un servizio sugli sbarchi nel Mediterraneo - racconta Di Cera - probabilmente per la maggior parte delle persone le barche dei migranti trasmettono un sentimento di morte o di tristezza, in realtà io ci ho visto grande speranza: in questi pezzi di legno ho sentito un cuore pulsante».
«Fino alla fine del mare» narra così di Lampedusa, una terra fatta di contraddizioni, sofferenza, approdi e speranza con la sua umanità in continuo cambiamento e movimento. Un’umanità in cerca di una nuova, dovuta opportunità.
Informazioni utili
«Fino alla fine del mare» - Mostra personale di Jacopo Di Cera. Galleria Accorsi, Campo San Stae, 30135 Santa Croce - Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 11.00-20.00. Ingresso gratuito. Informazioni: tel. 328.4156545 o info@finoallafinedelmare.com. Sito internet: www.finoallafinedelmare.com. Fino al 6 giugno 2017
ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com
martedì 30 maggio 2017
lunedì 29 maggio 2017
Una ricca estate di appuntamenti culturali e visite guidate alla Certosa di Bologna
Rappresentazioni teatrali, concerti, incontri e visite guidate a tema: sono oltre cinquanta gli eventi messi in cantiere dall’Istituzione Bologna Musei | Museo civico del Risorgimento per il calendario estivo della Certosa. Ritorna così, per il nono anno consecutivo, il programma di appuntamenti che porta il pubblico alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi della città: il complesso monumentale risultato di oltre duemila anni di storia, che fu prima necropoli etrusca, poi -dal 1334 al 1796- monastero certosino e infine -a partire dal 1801-cimitero, dando sepoltura, tra gli altri, al pittore Giorgio Morandi, allo scrittore Giosuè Carducci, al cantante d’opera Carlo Broschi detto Farinelli, al compositore Ottorino Respighi e ai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Zanichelli.
Tra le principali iniziative va segnalato lo spettacolo itinerante «Zanardi: pane, alfabeto e socialismo» (ingresso € 10,00, prenotazione obbligatoria al numero 333.4774139, proposto in tre repliche dall'associazione Youkali (sabato 15 luglio, martedì 5 e 26 settembre, ore 20.30) che, grazie alla presenza in Certosa del monumento della famiglia del primo sindaco socialista della città, celebrerà il centenario dall'apertura del Forno del Pane, l'attuale sede del MAMbo - Museo d'arte moderna di Bologna. Lo spettacolo, che vedrà in scena l’attrice Simona Sagone con il musicista Salvatore Panu, racconterà la vita e l'operato di Francesco Zanardi e della sua giunta, che dal 15 luglio 1914 avviò radicali riforme, incidendo sulla vita sociale cittadina.
La danza, insieme alla musica e alla recitazione, sarà, invece, protagonista di «Viaggio nel labirinto. Io, l’Altro: la danza del doppio» (giovedì 20 luglio e sabato 16 settembre, ore 21; ingresso € 12,00, prenotazione obbligatoria al numero 340.6435704), un progetto di Emilia Sintoni dedicato al simbolo del Labirinto e al mito del Minotauro che lo abita. Il percorso, in più tappe, è inteso -si legge nella presentazione- come «metafora di un viaggio di esplorazione di diverse parti del Sé, attraverso l’incontro con il simbolo del doppio –lo specchio, l’ombra, l’eco, la statua, il sosia- e le proprie emozioni, la parte razionale e la parte istintiva».
Tra gli appuntamenti musicali e teatrali in agenda si segnala anche «Un altro Orfeo ovvero il ritorno di Euridice» (sabato 30 settembre, ore 20.30; ingresso € 10,00, prenotazione obbligatoria al numero 329.6150164), un’inedita pièce ideata e scritta da Pier Paolo Scattolin appositamente per la Certosa, che conduce attraverso i meandri del mito musicato anche da Claudio Monteverdi.
Appuntamenti con il teatro saranno promossi anche da Alessandro Tampieri con il suo «Shakespeare In Death. Passeggiate shakespeariane in Certosa» (martedì 20 giugno, 11 luglio e venerdì 25 agosto, ore 21; ingresso € 10,00, prenotazione obbligatoria al numero 338.9300148) e dal Teatro dei Mignoli che, con il gruppo Angeli alle Fer-mate e la musica dal vivo della Compagnia d’Arte Drummatica, darà vita ad «Amore e guerra» (giovedì 31 agosto e 21 settembre, ore 21; ingresso € 15,00, prenotazione obbligatoria al numero 338.3802652), un percorso storico tra gli spiriti rivoluzionari fuori e dentro la città, contaminato da romanzi quali «Guerra e Pace» o «Dottor Zivago».
Tante le visite guidate in cantiere, sia in orario diurno che notturno, grazie alle quali sarà possibile, tra l’altro, scoprire i canoviani che lavorarono alla Certosa (sabato 16 settembre, ore 17), le sculture di Alessandro Massarenti per il cimitero (domenica 24 settembre, ore 15), le storie della Bologna noir (mercoledì 7 giugno e 5 luglio, martedì 1 agosto, mercoledì 6 settembre, ore 20.30) o, ancora, le vicende della città in epoca romantica, pettegolezzi compresi (mercoledì 21 giugno, 19 luglio, 23 agosto, 20 settembre, ore 20.30).
Tornano per il secondo anno consecutivo nel cartellone estivo della Certosa di Bologna le proposte di City Red Bus, che con il suo pullman aperto collegherà piazza Maggiore al complesso cimiteriale felsineo nelle serate dedicate alla rassegna «Arte e storia fra i portici e la Certosa» (giovedì 1 giugno, 6 luglio, 3 agosto e venerdì 1 settembre, ore 20; intero € 25,00, ridotto € 15,00).
Iniziativa importante di questa edizione della rassegna bolognese è anche la raccolta fondi a favore del restauro del Monumento Strick, opera significativa di età neoclassica, realizzata nel 1822 da Giovanni Putti su progetto di Ercole Gasparini, che rappresenta l’unico elemento monumentale del piccolo recinto dedicato alla comunità protestante felsinea.
Mentre la principale novità sul fronte della valorizzazione del Cimitero monumentale della Certosa è la proiezione del programma estivo in un ambito che va oltre la scena locale, per espandersi su quella nazionale. Le iniziative bolognesi si inseriscono, infatti, in una strategia di azioni condivise di promozione turistica e sviluppo culturale dei cimiteri italiani, prevista dal protocollo d'intesa siglato lo scorso ottobre dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con Utilitalia, la federazione che annovera tra i suoi associati le aziende pubbliche che gestiscono i più importanti cimiteri italiani, dislocati sull'intero territorio nazionale.
La firma del protocollo, che si propone di trasformare i cimiteri italiani di rilevanza storico-artistica in un nuovo segmento di sviluppo dell’offerta turistica nazionale, è stata resa possibile da un lungo lavoro congiunto operato da un gruppo ristretto di realtà operanti a Bologna, Genova, Roma, Ferrara, Milano, Trento e Torino. La prima iniziativa in comune è la Settimana alla scoperta dei cimiteri europei, in agenda fino al prossimo 4 giugno, promossa dall'Asce - Association of Significant Cemeteries in Europe.
Informazioni utili
Certosa di Bologna – Cartellone estate 2017. Informazioni: Museo civico del Risorgimento, piazza Carducci, 5 – Bologna, tel. 051.347592, museorisorgimento@comune.bologna.it | Infopoint storico-artistico, tel. 051.6150840 o infopointcertosa@comune.bologna.it. Sito internet: www.museibologna.it/risorgimento o www.storiaememoriadibologna.it. Programma completo. www.museibologna.it/risorgimento. Fino al 30 settembre 2017.
Tra le principali iniziative va segnalato lo spettacolo itinerante «Zanardi: pane, alfabeto e socialismo» (ingresso € 10,00, prenotazione obbligatoria al numero 333.4774139, proposto in tre repliche dall'associazione Youkali (sabato 15 luglio, martedì 5 e 26 settembre, ore 20.30) che, grazie alla presenza in Certosa del monumento della famiglia del primo sindaco socialista della città, celebrerà il centenario dall'apertura del Forno del Pane, l'attuale sede del MAMbo - Museo d'arte moderna di Bologna. Lo spettacolo, che vedrà in scena l’attrice Simona Sagone con il musicista Salvatore Panu, racconterà la vita e l'operato di Francesco Zanardi e della sua giunta, che dal 15 luglio 1914 avviò radicali riforme, incidendo sulla vita sociale cittadina.
La danza, insieme alla musica e alla recitazione, sarà, invece, protagonista di «Viaggio nel labirinto. Io, l’Altro: la danza del doppio» (giovedì 20 luglio e sabato 16 settembre, ore 21; ingresso € 12,00, prenotazione obbligatoria al numero 340.6435704), un progetto di Emilia Sintoni dedicato al simbolo del Labirinto e al mito del Minotauro che lo abita. Il percorso, in più tappe, è inteso -si legge nella presentazione- come «metafora di un viaggio di esplorazione di diverse parti del Sé, attraverso l’incontro con il simbolo del doppio –lo specchio, l’ombra, l’eco, la statua, il sosia- e le proprie emozioni, la parte razionale e la parte istintiva».Tra gli appuntamenti musicali e teatrali in agenda si segnala anche «Un altro Orfeo ovvero il ritorno di Euridice» (sabato 30 settembre, ore 20.30; ingresso € 10,00, prenotazione obbligatoria al numero 329.6150164), un’inedita pièce ideata e scritta da Pier Paolo Scattolin appositamente per la Certosa, che conduce attraverso i meandri del mito musicato anche da Claudio Monteverdi.
Appuntamenti con il teatro saranno promossi anche da Alessandro Tampieri con il suo «Shakespeare In Death. Passeggiate shakespeariane in Certosa» (martedì 20 giugno, 11 luglio e venerdì 25 agosto, ore 21; ingresso € 10,00, prenotazione obbligatoria al numero 338.9300148) e dal Teatro dei Mignoli che, con il gruppo Angeli alle Fer-mate e la musica dal vivo della Compagnia d’Arte Drummatica, darà vita ad «Amore e guerra» (giovedì 31 agosto e 21 settembre, ore 21; ingresso € 15,00, prenotazione obbligatoria al numero 338.3802652), un percorso storico tra gli spiriti rivoluzionari fuori e dentro la città, contaminato da romanzi quali «Guerra e Pace» o «Dottor Zivago».
Tante le visite guidate in cantiere, sia in orario diurno che notturno, grazie alle quali sarà possibile, tra l’altro, scoprire i canoviani che lavorarono alla Certosa (sabato 16 settembre, ore 17), le sculture di Alessandro Massarenti per il cimitero (domenica 24 settembre, ore 15), le storie della Bologna noir (mercoledì 7 giugno e 5 luglio, martedì 1 agosto, mercoledì 6 settembre, ore 20.30) o, ancora, le vicende della città in epoca romantica, pettegolezzi compresi (mercoledì 21 giugno, 19 luglio, 23 agosto, 20 settembre, ore 20.30).
Tornano per il secondo anno consecutivo nel cartellone estivo della Certosa di Bologna le proposte di City Red Bus, che con il suo pullman aperto collegherà piazza Maggiore al complesso cimiteriale felsineo nelle serate dedicate alla rassegna «Arte e storia fra i portici e la Certosa» (giovedì 1 giugno, 6 luglio, 3 agosto e venerdì 1 settembre, ore 20; intero € 25,00, ridotto € 15,00).
Iniziativa importante di questa edizione della rassegna bolognese è anche la raccolta fondi a favore del restauro del Monumento Strick, opera significativa di età neoclassica, realizzata nel 1822 da Giovanni Putti su progetto di Ercole Gasparini, che rappresenta l’unico elemento monumentale del piccolo recinto dedicato alla comunità protestante felsinea.
Mentre la principale novità sul fronte della valorizzazione del Cimitero monumentale della Certosa è la proiezione del programma estivo in un ambito che va oltre la scena locale, per espandersi su quella nazionale. Le iniziative bolognesi si inseriscono, infatti, in una strategia di azioni condivise di promozione turistica e sviluppo culturale dei cimiteri italiani, prevista dal protocollo d'intesa siglato lo scorso ottobre dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con Utilitalia, la federazione che annovera tra i suoi associati le aziende pubbliche che gestiscono i più importanti cimiteri italiani, dislocati sull'intero territorio nazionale.
La firma del protocollo, che si propone di trasformare i cimiteri italiani di rilevanza storico-artistica in un nuovo segmento di sviluppo dell’offerta turistica nazionale, è stata resa possibile da un lungo lavoro congiunto operato da un gruppo ristretto di realtà operanti a Bologna, Genova, Roma, Ferrara, Milano, Trento e Torino. La prima iniziativa in comune è la Settimana alla scoperta dei cimiteri europei, in agenda fino al prossimo 4 giugno, promossa dall'Asce - Association of Significant Cemeteries in Europe.
Informazioni utili
Certosa di Bologna – Cartellone estate 2017. Informazioni: Museo civico del Risorgimento, piazza Carducci, 5 – Bologna, tel. 051.347592, museorisorgimento@comune.bologna.it | Infopoint storico-artistico, tel. 051.6150840 o infopointcertosa@comune.bologna.it. Sito internet: www.museibologna.it/risorgimento o www.storiaememoriadibologna.it. Programma completo. www.museibologna.it/risorgimento. Fino al 30 settembre 2017.
venerdì 26 maggio 2017
Vivian Maier, una fotografa da scoprire
La vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Tata di mestiere, fotografa per vocazione, l’artista americana non ha mai abbandonato la sua macchina fotografica, una Rolleiflex, con la quale ha scattato, tra il 1950 e il 1990, centinaia di migliaia di fotografie in giro per il mondo, dalla Francia agli Stati Uniti. Questi lavori sono rimasti a lungo sconosciuti fino a quando, nel 2007, John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquistò durante un’asta parte dell’archivio di Vivian Maier, confiscato per un mancato pagamento. Capì subito di trovarsi di fronte a un tesoro prezioso e iniziò a ricercare altro materiale sull’artista, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.
Una selezione di questi scatti è in mostra fino al 18 giugno al Museo di Roma in Trastevere e farà, quindi, tappa al Palazzo Ducale di Genova, dove sarà visibile dal 23 giugno al 24 settembre. La curatela della rassegna è di Anne Morin e Alessandra Mauro. Si tratta di centoventi fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.
Figura imponente, ma discreta, decisa e intransigente nei modi, l’artista ritraeva le città dove aveva vissuto, New York e Chicago, con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale.
I suoi incredibili scatti in bianco e nero sono, dunque, uno straordinario specchio della società americana, ritratta nella quotidianità del Dopoguerra con l’abilità e il talento che un buon street photographer deve possedere: un occhio per il dettaglio, per la luce e la composizione, un tempismo impeccabile, un atteggiamento partecipe e umano verso gli altri e un’instancabile capacità di continuare a scattare per riuscire a cogliere ogni istante.
È già difficile trovare tutte queste qualità in un fotografo professionista che dispone di una buona preparazione e vive a contatto con colleghi e mentori, ed è ancora più raro trovarle in una persona priva di formazione specifica e senza una rete di relazioni professionali. Vivian Maier, invece, possedeva queste doti. Le sue sono immagini straordinarie, di ampio respiro e di ottima qualità, che raccontano con ironia, sensibilità e dinamismo le mille sfaccettature della vita urbana americana.
Osservando il corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui l’artista non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi al suo lavoro, che non è mai pubblicato quando era in vita.
Come scrive, infatti, Marvin Heiferman: «Vivian Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo». Vivian Maier è, dunque, un caso estremo di riscoperta postuma: «ciò che visse coincise esattamente con ciò che vide. Non solo era sconosciuta in ambito fotografico – scrive Geoff Dyer- ma sembra addirittura che nessuno l’abbia mai vista scattare fotografie. Può sembrare triste e forse anche crudele -una conseguenza del fatto che non si sposò, non ebbe figli e apparentemente nessun amico- ma la sua vicenda rivela anche molto su quanto sia grande il potenziale nascosto di tanti esseri umani». Come scrive Wisława Szymborska, nel poema «Census», a proposito di Omero, «Nessuno sa cosa faccia nel tempo libero».
Didascalie delle immagini
[Fig.1] New York, 10 settembre, 1955.© Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery; [fig. 2] New York.7. New York, 1954.© Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery; [fig. 3] New York.Senza titolo, senza data.© Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.
Informazioni utili
Vivian Maier. Museo di Roma in Trastevere, piazza di Sant’Egidio, 1/b - Roma. Orari: da martedì a domenica, ore 10.00-20.00, chiuso lunedì e il 1° maggio; la biglietteria chiude alle ore 19.00. Ingresso: intero € 9,50, ridotto € 8,50. Informazioni: tel. 060608. Sito web: www.museodiromaintrastevere.it. Fino al 18 giugno 2017.
Vivian Maier. Palazzo Ducale, piazza Matteotti, 9 - Genova. Orari: da martedì a domenica, ore 10.00-19.00; lunedì chiuso. Ingresso: Open € 12,00; intero € 10,00; ridotto € 8,00. Informazioni: tel. 010.9280010 o biglietteria@palazzoducale.genova.it. Dal dal 23 giugno al 24 settembre 2017.
Una selezione di questi scatti è in mostra fino al 18 giugno al Museo di Roma in Trastevere e farà, quindi, tappa al Palazzo Ducale di Genova, dove sarà visibile dal 23 giugno al 24 settembre. La curatela della rassegna è di Anne Morin e Alessandra Mauro. Si tratta di centoventi fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.
Figura imponente, ma discreta, decisa e intransigente nei modi, l’artista ritraeva le città dove aveva vissuto, New York e Chicago, con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale.
I suoi incredibili scatti in bianco e nero sono, dunque, uno straordinario specchio della società americana, ritratta nella quotidianità del Dopoguerra con l’abilità e il talento che un buon street photographer deve possedere: un occhio per il dettaglio, per la luce e la composizione, un tempismo impeccabile, un atteggiamento partecipe e umano verso gli altri e un’instancabile capacità di continuare a scattare per riuscire a cogliere ogni istante.
È già difficile trovare tutte queste qualità in un fotografo professionista che dispone di una buona preparazione e vive a contatto con colleghi e mentori, ed è ancora più raro trovarle in una persona priva di formazione specifica e senza una rete di relazioni professionali. Vivian Maier, invece, possedeva queste doti. Le sue sono immagini straordinarie, di ampio respiro e di ottima qualità, che raccontano con ironia, sensibilità e dinamismo le mille sfaccettature della vita urbana americana.
Osservando il corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui l’artista non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi al suo lavoro, che non è mai pubblicato quando era in vita.
Come scrive, infatti, Marvin Heiferman: «Vivian Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo». Vivian Maier è, dunque, un caso estremo di riscoperta postuma: «ciò che visse coincise esattamente con ciò che vide. Non solo era sconosciuta in ambito fotografico – scrive Geoff Dyer- ma sembra addirittura che nessuno l’abbia mai vista scattare fotografie. Può sembrare triste e forse anche crudele -una conseguenza del fatto che non si sposò, non ebbe figli e apparentemente nessun amico- ma la sua vicenda rivela anche molto su quanto sia grande il potenziale nascosto di tanti esseri umani». Come scrive Wisława Szymborska, nel poema «Census», a proposito di Omero, «Nessuno sa cosa faccia nel tempo libero».
Didascalie delle immagini
[Fig.1] New York, 10 settembre, 1955.© Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery; [fig. 2] New York.7. New York, 1954.© Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery; [fig. 3] New York.Senza titolo, senza data.© Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.
Informazioni utili
Vivian Maier. Museo di Roma in Trastevere, piazza di Sant’Egidio, 1/b - Roma. Orari: da martedì a domenica, ore 10.00-20.00, chiuso lunedì e il 1° maggio; la biglietteria chiude alle ore 19.00. Ingresso: intero € 9,50, ridotto € 8,50. Informazioni: tel. 060608. Sito web: www.museodiromaintrastevere.it. Fino al 18 giugno 2017.
Vivian Maier. Palazzo Ducale, piazza Matteotti, 9 - Genova. Orari: da martedì a domenica, ore 10.00-19.00; lunedì chiuso. Ingresso: Open € 12,00; intero € 10,00; ridotto € 8,00. Informazioni: tel. 010.9280010 o biglietteria@palazzoducale.genova.it. Dal dal 23 giugno al 24 settembre 2017.
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