ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com
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venerdì 10 luglio 2026

L’«Incessante sinfonia» del «Quarto teatro» e dell'arte installativa: a Certaldo è tempo di «Mercantia»

C'è una settimana, nel mese di luglio, in cui Certaldo, il borgo toscano che diede i natali a Giovanni Boccaccio, si trasforma in un palcoscenico diffuso a cielo aperto. Ormai da trentotto anni, quando il sole comincia a flettere verso le colline della Val d'Elsa e i mattoni di cotto rosso della città alta si tingono con le calde sfumature del tramonto, un’«esplosione di suoni, colori e visioni» sottrae i vicoli e i cortili medioevali al loro silenzio secolare dando vita a una terra franca dell'immaginazione e della meraviglia. È il segno più evidente che si sta rinnovando la tradizione di «Mercantia – Festival internazionale del Quarto teatro», uno degli appuntamenti culturali più attesi dell'estate toscana, capace di richiamare, di volta in volta, migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.
La trentottesima edizione«un’incessante sinfonia» di spettacoli, musica, artigianato e mostre, tra «baci e abbracci, sberleffi e capriole», come recita l’«idea poetica» del 2026 - è in calendario per i giorni da mercoledì 15 a domenica 19 luglio, dalle ore 18:00 fino all’1:00 di notte, quando mimi, ballerini, acrobati, cantastorie, trampolieri, fachiri, artisti del fuoco e performer aerei si mescoleranno alla folla in un racconto corale che è una delle cifre distintive di questo festival, nel quale non esiste una separazione netta tra artisti e pubblico, tra spazio urbano e scena artistica. «Mercantia» non è, dunque, una semplice rassegna di teatro e di arti performative, ma è una vera e propria festa dell’incontro umano, nel quale la cultura si fa strumento di socialità e di educazione alla bellezza.

La storia del festival e la teoria del «Quarto teatro»

Nato nel 1988, in un'Italia in cui il teatro di strada muoveva ancora i primi passi verso una dignità artistica riconosciuta, il festival aveva nella sua prima edizione un nome da filastrocca duecentesca: «Teatralfestamercatomedievale». 
A idearlo era stato Alessandro Gigli, che ne è tuttora il direttore artistico e che, nel corso di quattro decenni, ha trasformato un piccolo mercato in costume in uno degli appuntamenti di settore più longevi e strutturati del panorama nazionale. Alla prima edizione parteciparono una decina di compagnie; nel giro di dieci anni erano già diventate oltre duecento, provenienti da tutta Italia. Da quel momento – era il 1999 - si decise di puntare sulla qualità della proposta più che sulla quantità degli spettacoli, e, come avviene sempre quando si dà la precedenza alla cura dei dettagli rispetto alla logica del «calderone indistinto» e dei grandi numeri fini a se stessi, la scelta fu vincente. 
Ad oggi, «Mercantia» è, infatti, l’unico festival italiano di teatro di strada inserito nel circuito dell’Art Bonus, lo strumento di sostegno culturale, che permette a cittadini, mecenati e imprese di contribuire direttamente alla realizzazione degli spettacoli e alla crescita di un progetto culturale di valore internazionale.
Ciò è dovuto senza dubbio a una serie di importanti ospitalità che hanno segnato l’attività di questi quattro decenni, a iniziare dalla partecipazione del compianto Guido Ceronetti, poeta, filosofo e intellettuale tra i più raffinati del secondo Novecento italiano, la cui presenza ha dato voce alla dimensione più meditativa e letteraria del festival. 
Non va dimenticato, poi, che realtà oggi affermate a livello internazionale come il Teatro dei venti e Cafelulè mossero i loro primi passi proprio a Certaldo e che la manifestazione ha saputo accogliere, nel corso della sua storia, espressioni culturali da ogni parte del mondo: dalle performance ancestrali degli Itzaes dal Messico, autentici maestri del fuoco e della tradizione precolombiana, alle suggestive atmosfere della compagnia indiana Baul de Bengala, capace di guidare gli spettatori in un viaggio mistico tra canti devozionali e danze sacre che fondono tantrismo, buddhismo e sufismo. 
«Mercantia» è stata, inoltre, una vetrina importante anche per Pino Quartullo, regista e autore teatrale noto per il suo lavoro nella commedia contemporanea, e per Bustric (Sergio Bini), attore-mago che ha preso parte al film «La dea dell'amore» di Woody Allen
Tutto ciò ha contribuito a fare di Certaldo quel «grande castello di destini incrociati», per usare un’espressione di Alessandro Gigli tratta da Italo Calvino, che mette al centro l’uomo con le sue emozioni.
Per comprendere a fondo la rilevanza scientifica del festival - che in questa edizione gode del patrocinio, tra gli altri, del Ministero della Cultura, della Regione Toscana e dell’Anci - occorre, poi, soffermarsi anche sulla nozione di «Quarto teatro», una categoria teorico-pratica che ne costituisce, in un certo senso, la carta d'identità estetica. Si tratta di un'etichetta coniata per indicare un linguaggio performativo che rifiuta la separazione tradizionale del teatro di sala, la cosiddetta «quarta parete», e che mette in dialogo discipline eterogenee in un'unica esperienza fluida e itinerante, configurandosi di fatto come un laboratorio permanente di sperimentazione di nuove forme espressive. A Certaldo questa definizione trova la sua realizzazione più compiuta: non esiste un palcoscenico nel senso convenzionale del termine, perché ogni spazio del borgo - vicoli, balconi, torri, cripte, giardini nascosti, terrazze panoramiche - viene reinventato come luogo di spettacolo e diventa parte integrante della drammaturgia e del racconto; mentre il pubblico, mischiato agli artisti, è invitato a una partecipazione immersiva e totalizzante.

Arte diffusa per la pace e per i duecento anni dalla nascita di Collodi
Ogni edizione di «Mercantia» è guidata da un'idea poetica che ne orienta le scelte curatoriali ed estetiche. «Incessante sinfonia» è il tema evocativo scelto per il 2026: un concetto volto a celebrare l'arte, la musica e la poesia come chiavi interpretative per far risuonare un profondo messaggio di pace e di armonia universale in un'epoca di frammentazione globale.
Questo disegno si traduce concretamente in un progetto di arte diffusa che coinvolge ventidue artisti visivi di rilievo internazionale. Tra le installazioni site-specific più significative spicca «L’angelo della pace» dello scultore Federico Melani, collocata in cima ai merli del monumentale Palazzo Pretorio: una figura candida ed eterea che domina il borgo, quasi pronta a spiccare il volo per diffondere un messaggio di fratellanza. Sempre a Palazzo Pretorio è allestita, fino al 13 settembre, la mostra «La parola salvata» di Alfredo Rapetti Mogol con una cinquantina di opere tra lavori storici e progetti inediti, articolate in un percorso che spazia dalle celebri «scritture» su tela agli ultimi lavori di scomposizione delle parole. Mentre nel suggestivo vicolo dell’Osteria trova posto «Chiudendo gli occhi vedo i colori», un percorso sensoriale firmato da Ewa Gerini che, a partire dal dipinto «Guernica in Palestine», invita alla meditazione visiva e interiore perché - racconta l'artista - «ogni guerra nasce anche da ciò che non siamo stati capaci di proteggere. E ogni pace si costruisce a partire da ciò che decidiamo di vedere».
Un capitolo importante del programma è, poi, dedicato alla figura di Pinocchio e al suo autore, Carlo Lorenzini in arte Collodi, di cui ricorrono quest’anno i duecento anni dalla nascita. «Mercantia» ha scelto di omaggiare questa ricorrenza con una serie di interventi scenografici e performativi di grande impatto emotivo. Lungo via Costarella, la storica strada in salita che conduce al cuore del borgo alto, sarà installata la maestosa opera scultorea «Pinocchio e il pescecane» di Matteo Raciti, rinomato artista siciliano e carrista del Carnevale di Viareggio. L'installazione reinterpreta in chiave plastica un momento fondamentale del libro collodiano, tra i classici per l’infanzia più amati di tutti i tempi, quello del ricongiungimento del burattino con il padre Geppetto all'interno del ventre del mostro marino e della sua rinascita come essere umano responsabile.
La loggia di Palazzo Pretorio farà, invece, da scenografia alla mostra «Pinocchio Live Art», una rassegna espositiva che mette in dialogo diciotto diverse sensibilità artistiche contemporanee attorno alla figura del «più discolo di tutti i discoli», un personaggio di fantasia che ha conquistato svariate generazioni di bambini con il suo essere esuberante fino allo sfinimento, intollerante a qualsiasi regola, bugiardo di fronte all’evidenza, ma anche fiducioso nel prossimo, disposto a fare ammenda dei propri errori e ingenuo come solo i sognatori sanno essere.
Valentina Barbieri, Veronica Cairo, Anna Casu, Lucia Coccoluto Ferrigni, Costanza Danielli, Danmariti, Marco Fine, Carolina Frasconi, Vanessa Gai, Katy Maleki, Marta Martini, Valter Masoni, Giada Matteoli, Lucia Pretto, Valerio Salvadori, Francesca Santomauro, Stelleconfuse e Zenro sono stati invitati a creare «nasi» di dimensioni diverse nelle cromie del blu, azzurro e celeste, ideando un’installazione artistica, per la curatela di Francesca Parri, che cambierà, di sera in sera, grazie a una serie di performance di live painting.
Nella chiesa dei Santi Tommaso e Prospero sarà, invece, allestita la mostra «Omaggio a Pinocchio», con trenta litografie su carta, opere del pittore, illustratore e autore di fumetti Vinicio Berti (1921-1991), tra i fondatori dell’Astrattismo classico fiorentino, che si è più volte confrontato nella sua vita con il personaggio collodiano, rappresentandolo, attraverso colori vivaci e l’uso di forme geometriche e linee spezzate, come un innocente vittima di vessazioni e inganni, ma capace di rimanere sempre invincibile di fronte alle avversità.
Mentre Paolo Nuti firma, per la sezione «Anniversari» realizzata con il coordinamento di Fabio Calvetti, una gigantografia dedicata a Pinocchio, dal titolo «Trame del tempo: 1826–2026», che verrà esposta nei vicoli del borgo insieme ad altri due lavori di grandi dimensioni realizzati rispettivamente dagli artisti Nico Paladini e Andrea Gnocchi per ricordare gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi e i cinquant’anni dalla scomparsa di Agatha Christie.

L'artigianato d’eccellenza e la custodia dei saperi tradizionali 
Accanto agli spettacoli e alle mostre, un ruolo centrale nell'economia culturale del festival è affidato all'artigianato artistico: oltre cento maestri artigiani, accuratamente selezionati, animeranno le vie del borgo, trasformando i loro banchi in piccoli laboratori per la vendita di creazioni uniche fatte a mano e per dimostrazioni dal vivo. Questo aspetto risponde a un'esigenza di tutela etnografica e antropologica, che vuole preservare e tramandare antichi saperi manifatturieri legati al ricamo, all'intaglio del legno e alla lavorazione della pietra, dei metalli, dell'argilla e delle erbe palustri.
Una delle novità più attese del 2026 è la partecipazione, per la prima volta, delle ricamatrici del punto Tavarnelle, una raffinata tecnica di ricamo ad ago, nata nel territorio del Chianti, che negli anni Cinquanta raggiunse una straordinaria popolarità internazionale, quando venne usata per ornare gli abiti di icone globali del cinema e dello stile come Audrey Hepburn e Sophia Loren.

Certaldo, un palcoscenico diffuso per il teatro di strada
La trentottesima edizione segna anche il debutto della sezione «La Mercantia dei bambini», in piazza Boccaccio e via II giugno, un cartellone, interamente gratuito, con spettacoli, animazioni e giochi pensati interamente per le famiglie. Mentre il ricco programma teatrale e musicale, a cui si accede con un biglietto di ingresso alla città vecchia, vedrà per cinque giorni un susseguirsi di danza, teatro sperimentale e musica dal vivo, in un continuo intreccio di linguaggi e suggestioni. Una cinquantina sono i progetti selezionati per questa edizione, replicati anche più volte nell’arco della settimana, che vedranno in scena importanti compagnie provenienti dai cinque continenti accanto a realtà nate proprio a Certaldo.
Tra gli ospiti che vengono dall’estero ci saranno: l’artista taiwanese Wu Haw-Jong, esperto nell’utilizzo del «diablo», che presenterà, in piazza Santissima Annunziata (dal 15 al 19 luglio, dalle ore 21:30 alle ore 23:30), il suo spettacolo «Fluidity Verse» che integra le tecniche tradizionali circensi con la calligrafia, il kendama e le arti visive; e la musicista venezuelana Andrea Cellolo che proporrà, in via del Castello (dal 15 al 19 luglio, dalle ore 20:45 alle ore 23:00), un concerto per violoncello nel quale l’eleganza della musica classica incontrerà i più celebri brani del repertorio pop, da Frank Sinatra ai Queen. Mentre la compagnia kenyota «Mosaico Errante» colorerà il giardino del Convento degli Agostiniani (dal 15 al 19 luglio, dalle 22:10 alle ore 23:45) con il suo spettacolo «Sawa Sawa», una «festa acrobatica africana tra salti mortali, piramidi umane e numeri col fuoco» che si fonderà con l’immaginario urbano dell’hip hop per evocare - come suggerisce il titolo in swahili dell’appuntamento - armonia, pace e benessere.
I «Los Filonautas» - nati nel 2006 dall’incontro tra il tedesco Valentin «L’astronauta» e l'argentina Soledad Prieto «Petrovska» - sono, invece, pronti a incantare il pubblico del Giardino dei lavatoi (dal 15 al 19 luglio, dalle 22:10 alle ore 23:45) con il loro pluripremiato spettacolo «Naufraghi per scelta», un racconto sul filo di acciaio dal sapore frizzante e poetico, apprezzatissimo dai più piccoli.
Arriva a Certaldo - con un riconoscimento importante alle spalle, il Progetto Gutenberg 2026 per il testo «La libertà di essere bambini» - anche l'artista filippina Jenny Ann Clamonte, che porterà, nel giardino della Tinaia (dal 15 al 19 luglio, dalle ore 21:20 alle ore 22:40), la fiaba sensoriale «Incanto d’Oriente», nella quale, grazie a pratiche di illusionismo e di magia, «ogni gesto nasconde una sorpresa e ogni istante brilla di meraviglia».
Gli italo-argentini Agustina Ballester e Pablo Censi, fondatori di «A Tope!», saranno, invece, in scena, in piazza Branca (il 15 e il 16 luglio, dalle ore 21:40 alle ore 23:10) con l'acclamato spettacolo di clownerie e circo contemporaneo «Shhh!», che racconta storie senza l'uso di parole, solo con il movimento del corpo.
In piazza Branca si esibiranno anche «La compagnia del carretto» (il 15 e il 16 luglio, dalle ore 21 alle 22:30), ovvero le marionette animate dall’italo-spagnolo Toni Damaso, e i Naranjarte, realtà fondata dagli spagnoli Ana Lorite e Sergio Aguilar (con sede in Nuova Zelanda), che presenterà «The Bell» (dal 17 al 19 luglio, dalle ore 21:40 alle ore 23:10), spettacolo con giocolerie ipnotiche come il buugeng e il contact juggling
Nel programma «Giardini segreti», che raccoglie cinque tra gli appuntamenti più intimi e suggestivi di «Mercantia», debutta il progetto performativo «Non conosco silenzio», che porta all’interno della suggestiva cornice delle carceri medioevali di Palazzo Pretorio (dal 15 al 19 luglio, dalle ore 21:00 alle ore 23:30), la moda concettuale, il design del suono e la danza per esplorare, attraverso un inedito progetto per la direzione creativa di Elena Murratzu, il pensiero incessante come condizione umana universale. A Certaldo viene proposto in prima nazionale anche «Perfetta Letizia e altri piccoli fiori» (a Palazzo Pretorio – Giardino della Casa del te, dal 15 al 19 luglio, dalle ore 21:45 alle ore 23:20), reading di e con Benedetta Giuntini, per la regia di Firenza Guidi, incentrato sugli scritti di San Francesco d'Assisi. Mentre Eleonora Cardellini e Davide Bardi si confrontano con il «Canzoniere» di Francesco Petrarca nello spettacolo «Qui regna amore» (a Casa Boccaccio, il 18 e il 19 luglio, dalle ore 21:45 alle ore 23:00), una rilettura inedita, attraverso l’adattamento in musica, di alcune fra le liriche più famose del poeta aretino.
Completano il cartellone di «Giardini segreti» lo spettacolo «Tamburo è voce…Battiti di un cantastorie», un viaggio nella cultura popolare della Calabria con Nando Busco (nei sotterranei del Convento degli Agostiniani, dal 15 al 19 luglio, dalle 21:40 alle 23:00), e l'appuntamento «E adesso il mare… nella realtà e nella scienza», con il narratore Massimo Salvianti, che si esibirà su testi della scrittrice Sandra Landi, e con la presenza straordinaria dell'ecologa certaldese Maria Cristina Fossi, professore ordinario all’Università di Siena, «una delle ventuno scienziate italiane contemporanee di rilevanza internazionale» (a Casa Boccaccio, dal 15 al 17 luglio, dalle 22 alle 23).
Tra i tanti altri eventi in agenda – tutti pubblicati sul sito ufficiale della manifestazione - si segnalano, in un percorso volutamente per exempla, anche: il «Carillon vivente» di Italento, con un finto pianoforte a coda bianco che si muove tra i vicoli del borgo mentre un’eterea ballerina in tutù danza su melodie classiche e moderne; l'esibizione «Una notte con Picasso e le sue opere», con tableaux vivant ispirati ai quadri del maestro cubista; «La danza del vento e della foglia», un racconto sul tempo ciclico della vita attraverso la metafora delle stagioni a cura della Compagnia dei Folli; e, ancora, il concerto «Canta la Terra» del coro etnico Agorà; le performance con le marionette «Pu-pazzi d’amore» e «Di fili e di fole» della compagnia All'InCirco; gli scenografici progetti itineranti «Kermesse» e «Cromosauro» di TerzoStudio e, ovviamente, l'immancabile parata finale, che darà appuntamento al prossimo anno. «Mercantia» si conferma così per quello che è sempre stata: non un semplice intrattenimento estivo, ma una terra franca dell'immaginazione, un faro di bellezza e socialità che, anno dopo anno, continua a ricordarci la straordinaria capacità dell'essere umano di abitare poeticamente il mondo con un’«incessante sinfonia» di racconti che – scrive Alessandro Gigli nell’«idea poetica del 2026» - «sono una battaglia contro nostro signora malinconia», una «sorgente di gioia» perché è anche, e forse soprattutto, con il sorriso che si svela il «mistero della vita».

Didascalie delle immagini
Da 1. a 4. Mercantia 2025. Foto di Leonardo Gorgoni; 5. Opera di Vinicio Berti dedicata a Picasso; 6. «Pinocchio e il pescecane» di Matteo Raciti; 7. Paolo Nuti, Trame del tempo: 1826–2026, 2026. Tecnica mista olio, tempera, matite colorate su cartoncino intavolato, misure: cm. 120 x 60, archivio: N, 16/ TM/ 2026, Anno 2026. In occasione dei 200 anni della nascita di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, inventore del celebre Pinocchio; 8. Andrea Gnocchi, “La regina del giallo”, 2026. Tecnica polimaterico su tela, misure: cm. 120 x 60.  In occasione del 50° anniversario della scomparsa di Agatha Christie, la regina del giallo; 9. Nico Paladini, Un avatar di San Francesco. Tecnica mista e olio su tela, misure: cm. 120 x 60, anno 2026. In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, una delle figure più influenti della storia religiosa e della cultura europea; 10. «Pinocchio e il pescecane» di Matteo Raciti;  11. «L’angelo della pace» dello scultore Federico Melani; 12. Artigianato a Mercantia

Informazioni utili

mercoledì 24 giugno 2026

Dalle «Orestiadi» alle mostre al Mac e al Belìce/EpiCentro: il calendario estivo di Gibellina capitale italiana dell’arte contemporanea

Visto dall'alto, il «Grande Cretto» di Alberto Burri sembra una distesa di neve che non si scioglie mai: circa 86mila metri quadrati di cemento bianco, incisi da una rete di solchi che ripetono, blocco dopo blocco, il disegno delle strade e dei vicoli di un paese che non esiste più. Chi vi cammina dentro, soprattutto nelle ore in cui la luce si fa radente, attraversa di fatto le vie di Gibellina vecchia, distrutta dal terremoto del Belìce nella notte del 15 gennaio 1968.
Alberto Burri non ha voluto cancellare quella ferita: l'ha fissata nel paesaggio, l'ha resa percorribile, l'ha trasformata in una delle opere di Land Art più estese d'Europa. Ha cioè creato una vera e propria «memoria abitabile», un «sudario materico» che fissa permanentemente il trauma del lutto collettivo, sottraendolo all'oblio del tempo e offrendolo, al contempo, come soglia di transito verso la rigenerazione.

«Portami il futuro», un programma corale per Gibellina
È in questo luogo, sospeso fra assenza e memoria, che si radica simbolicamente il programma di Gibellina Capitale italiana dell'arte contemporanea 2026: un calendario diffuso di mostre, festival, residenze, spettacoli teatrali, progetti educativi, giornate di studi, simposi e progetti di arte pubblica che per tutto l’anno animerà la cittadina del Trapanese e il suo straordinario patrimonio artistico e architettonico, un vero e proprio museo en plein air, frutto di un'idea dell'allora sindaco-intellettuale Ludovico Corrao che, negli anni Settanta, invitò artisti come Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Mario Schifano e non solo a disegnare il volto di Gibellina nuova.
«Portami il futuro»
è il titolo del cartellone che si distribuisce, sotto la sapiente direzione artistica di Andrea Cusumano, tra gli spazi culturali della città, perla turistica della Valle del Belìce e porta d’accesso di un territorio che offre una combinazione particolarmente felice di paesaggio, cultura e centri storici. Non solo il «Grande Cretto» di Alberto Burri, ma anche il teatro di Pietro Consagra, il Mac «Ludovico Corrao», il Belìce/EpiCentro della memoria viva e il Baglio Di Stefano, sede della Fondazione Orestiadi e del Museo delle trame mediterranee, aprono, infatti, le proprie porte alla creatività contemporanea. L'idea che attraversa tutti questi luoghi è la stessa che ha guidato la ricostruzione della città dopo il sisma: non «portare» eventi a Gibellina, ma usare l'arte come infrastruttura civica capace di trasformare l’area in un luogo di socialità in grado di attirare pubblici diversi, dagli appassionati di cultura ai visitatori in cerca di esperienze fuori dai circuiti più convenzionali, ma anche di lasciare un'eredità duratura - soprattutto in termini di lavoro nel comparto turistico – per l’intero territorio.

Le Orestiadi: quarantacinque anni di «atti di resistenza contemporanea»

Tra gli appuntamenti in agenda nelle prossime settimane, il Festival delle «Orestiadi» occupa un posto speciale. Fondata nel 1981, sempre per iniziativa di Ludovico Corrao, la manifestazione rappresenta storicamente l’anima teatrale e letteraria della ricostruzione belìcina. Il debuttò avvenne nel 1983 con l'«Orestea» di Eschilo riscritta in «siciliano poetico» da Emilio Isgrò e rappresentata sulle macerie della vecchia Gibellina, prima ancora che il «Grande Cretto» ne ridisegnasse il paesaggio.
Da allora, ogni estate, il Baglio Di Stefano e il cemento bianco dell’opera burriana diventano la scena di una rassegna di teatro, musica e arti visive, che ritorna, quest’anno, ad animare il territorio da venerdì 3 luglio a domenica 2 agosto, con un’anteprima nelle giornate dal 27 al 29 giugno
Questa quarantacinquesima edizione, diretta da Alfio Scuderi, porta il titolo «Atti di resistenza contemporanea», a ricordare al pubblico che organizzare annualmente un progetto così ambizioso nel territorio belìcino è stato – e continua a essere – un profondo atto rivoluzionario d'impegno civile e sociale.
A segnare l’avvio del festival sarà proprio l’opera che diede inizio a tutto: «L'Orestea di Gibellina» di Emilio Isgrò, questa volta in una nuova riscrittura installativa pensata per le geometrie del «Grande Cretto» di Alberto Burri, con un cast che riunisce Donatella Finocchiaro, Vincenzo Pirrotta, Sandra Toffolatti, Fabrizio Falco, Aurora Falcone, Federica D'Angelo, Giovanni Caccamo e Angelo Sicurella, e con la partecipazione straordinaria di Pietrangelo Buttafuoco e dello stesso Emilio Isgrò.
Sono, poi, previsti due omaggi per i centenari dalla nascita di Dario Fo e Arnaldo Pomodoro, entrambi legati alla storia di Gibellina: il drammaturgo di Sangiano, premio Nobel per la letteratura del 1997, recitò il suo «Mistero Buffo» nelle baracche subito dopo il terremoto; lo scultore di Morciano di Romagna, noto per le sue monumentali sfere di bronzo lucido installate nel tessuto urbano di molte città italiane, realizzò negli anni Ottanta del Novecento alcune installazioni monumentali per le «Orestiadi», come le scenografie per la già citata «Orestea» del 1983 e le macchine sceniche per «La tragedia di Didone, regia di Cartagine» del 1986.
A Dario Fo saranno dedicate tre serate, dal 3 al 5 luglio. Si inizierà con la messa in scena di «Francesco lu Santo Jullare» (3 luglio), per la regia di Giorgio Gallione e con Ugo Dighero: una fabulazione sulla vita del santo di Assisi, del quale ricorrono quest'anno gli ottocento anni dalla morte, che, con il virtuosistico e «teatralissimo» linguaggio del grammelot, racconterà il messaggio rivoluzionario di pace, povertà e armonia con la natura dell'autore del «Cantico delle creature».
Si proseguirà con «Libere» (4 luglio), una produzione inedita tratta dai monologhi scritti dal drammaturgo lombardo a quattro mani con Franca Rame, che vedrà in scena Silvia Ajelli, Gaia Insenga ed Eletta Del Castillo, impegnate nel racconto di tre storie al femminile tratte dalla raccolta «Tutta casa letto e chiesa» – «Una donna sola», «La mamma fricchettona» e «Medea» -, a cui faranno da colonna sonora le musiche originali di Giulia Mei.
L’omaggio a Dario Fo prevede anche un laboratorio narrativo a cura di Marco Baliani intorno a «Mistero Buffo», che si chiuderà con lo spettacolo «Lazzaro affabulato» (5 luglio).
A Armaldo Pomodoro sarà, invece, dedicato, nella serata del 18 luglio, «Danzando l’arte: le forme del mito», un progetto site specific che attraverso il gesto mette in scena i personaggi dell’«Orestea» di Eschilo in dialogo con le sculture sceniche dell'artista, a partire da testi ispirati al «Pilade» di Pier Paolo Pasolini, con la voce recitante di Isabella Ragonese, le coreografie di Federica Aloisio e Federica Marullo, le musiche composte ed eseguite dal vivo da Simona Norato.
Nella stessa serata il festival celebrerà anche la figura del sindaco-intellettuale Ludovico Corrao e la sua utopia realizzata con passione e non senza difficoltà, attraverso «Raccontando l’arte: una storia chiamata Gibellina», con testi scritti per l'occasione dal giornalista e scrittore Eduardo Cicelyn. Al Museo delle trame mediterraneo rivivranno, grazie a una visita guidata speciale, le storie degli artisti Carla Accardi, Alberto Burri, Alighiero Boetti, Pietro Consagra, Emilio Isgrò, Mimmo Paladino e Mario Schifano che, insieme ad Arnaldo Pomodoro, parteciparono alla «folle idea» di ricostruire la cittadina siciliana attraverso l’arte.
Un capitolo a parte sarà riservato a un altro amico del festival siciliano, il regista e sceneggiatore palermitano Roberto Andò, che negli anni Novanta, agli inizi della sua carriera, fu direttore artistico delle «Orestiadi»: l’11 luglio verrà presentata l’installazione «Qui la vita non è altrove», ideata con Mimmo Paladino e accompagnata dalla voce di Toni Servillo, a partire da una selezione di pagine di Leonardo Sciascia e Luigi Pirandello. Il percorso prevede anche la presentazione di un «Autoritratto», a cura di Vincenzo Trione, e la lettura del testo «Diario senza date», il primo libro di Roberto Andò, con Moni Ovadia e con le musiche dal vivo eseguite da Marco Betta e Gianni Gebbia.
Le «Orestiadi» omaggeranno anche un altro siciliano illustre, il cui anniversario della morte cade proprio nei giorni del festival: Paolo Borsellino, uno dei magistrati italiani che lottò contro la mafia. Il 19 luglio andrà in scena «Felicissima», con Federica D’Amore e per la regia di Claudio Zappalà, uno spettacolo che ricorda la figura di Felicia Bartolotta Impastato, la madre di Peppino morto nel 1978 per mano di «Cosa nostra».
Mentre tra i ritorni più attesi a Gibellina, si segnalano quelli di Antonio Rezza con «Metadietro» (24 luglio), che indaga ed esplora con comicità e surreale ironia l’essenza stessa della nostra umanità, e Marco Paolini con «Antenati - The Grave party» (25 luglio), sull’evoluzione dell’homo sapiens.
In cartellone, prima della tre giorni finale al «Grande Cretto», ci saranno anche, sempre al Baglio di Stefano, «Una festa per la capitale» con musica dal vivo (4 luglio), «Cappuccetto rozzo» con cantastorie e «burattini in baracca» (10 luglio), «Fool Moon» (25 luglio) con i ragazzi che hanno seguito un laboratorio teatrale condotto da Claudia Puglisi, e «Cimbellino» (26 luglio), un'opera di Giacomo Cuiticchio con i pupi siciliani, tratta da William Shakespeare.
Mentre le tre serate-evento di chiusura vedranno in scena: i jazzisti Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura (31 luglio); Marco Baliani con il suo storico «Kohlhaas», un monologo incentrato sulla giustizia e sulla dignità umana (1° agosto); e Antonio Dimartino, in un assolo per chitarra e voce dal titolo «L’improbabile piena dell’Oreto» (2 agosto). Si chiude così quella che il direttore Alfio Scudieri ha definito una «grande festa tra passato e futuro, tra storia e innovazione».

Le grandi mostre in agenda questa estate: tra ferite migratorie e interventi di arte pubblica
Accanto al teatro e alla musica delle «Orestiadi», l’estate di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea offre un articolato programma espositivo, che si confronta con temi cruciali per il nostro presente.
Nel fine settimana, al Mac - Museo d'arte contemporanea «Ludovico Corrao», che già ospita una tappa della rassegna diffusa «Prisenti» sui grandi drappi processuali per la festa patronale di San Rocco (allestita anche in altri spazi cittadini, tra cui la Chiesa Madre di Quaroni), apre la collettiva «Domestic Displacement», a cura di Giulia Ingarao e Antonio Leone, che ruota attorno al tema dello spostamento e dello sradicamento - il «displacement», appunto - come condizione strutturale del nostro presente sempre più fragile e incerto, indagando le dinamiche della migrazione, della diaspora, delle eredità coloniali, dell’erosione dei confini culturali e geografici, per comporre «una mappa instabile dell'abitare contemporaneo», in cui «la casa diventa un luogo di transito, vulnerabilità, resistenza e reiscrizione di sé».
La mostra acquisisce a Gibellina il valore di un «meta-racconto» profondo: la città che «ha vissuto lo sradicamento e ha interpretato la rinascita attraverso l'arte e gli artisti» – spiega il direttore artistico Andrea Cusmano - diviene lo specchio teorico entro cui riflettere sulle ferite migratorie del nostro mondo.
L’esposizione, aperta dal 26 giugno al 27 settembre, riunisce in tre sezioni - «Geografie instabili», «Abitare la dislocazione» e «Forme fragili della coesistenza» - i lavori di quindici tra le voci più autorevoli della scena artistica globale, ovvero Anya Gallaccio, Regina José Galindo, Mona Hatoum, Paolo Icaro, William Kentridge, Anna Maria Maiolino, Shirin Neshat, Olu Oguibe, Mária Magdalena Campos-Pons, Amalia Pica, Mustafa Sabbagh, Santiago Sierra, Holly Stevenson, Zehra Doğan e Akram Zaatari.
Sempre al Mac - Museo d'arte contemporanea «Ludovico Corrao» è stata da poco inaugurata, per rimanere aperta fino al 27 settembre, l'esposizione «Il Cretto è casa mia», a cura di Nicolò Stabile, con le immagini di Giuseppe Ippolito e le testimonianze raccolte da Giovanna Giordano. Avviato nel 2023 e destinato a diventare un archivio fotografico sugli ultimi abitanti di «Gibellina vecchia», ritratti nei luoghi che un tempo furono le loro case, il progetto è realizzato in collaborazione con il Frankfurter Kunstverein, dove il reportage, oggi arricchito di nuove immagini, era stato presentato nel 2024 nell’ambito della mostra «The Presence of Absence». I ritratti inediti e la mostra costituiranno anche l’occasione per riattivare un ciclo di incontri pubblici, momenti di confronto e dibattiti dedicati al «Grande Cretto», indagato nel suo duplice significato: da un lato straordinaria opera di arte pubblica, dall’altro luogo in cui si sedimentano la memoria del trauma, il lutto e la storia condivisa di un’intera comunità.
In questo ultimo scorcio di giugno (a partire da martedì 23) si tiene anche la residenza artistica di Flavio Favelli (Firenze, 1967), che si concluderà il 4 luglio con la presentazione al pubblico di «500», un grande murale realizzato su un edificio comunale che si affaccia su piazza 15 gennaio, uno dei luoghi simbolicamente più densi della città il cui nome ricorda la data del terremoto belìcino del 1968.
L’opera prevede l'ingrandimento in scala monumentale e la giustapposizione visiva di due banconote che hanno segnato la storia monetaria italiana ed europea, raffigurandone sia il recto che il verso: le 500mila lire dedicate a Raffaello Sanzio, con «La Scuola di Atene» e l'autoritratto dell'artista ripreso da un dettaglio del «Trionfo di Galatea», e i 500 euro, taglio ormai destinato a uscire di circolazione, con immagini di architetture inesistenti, un complesso contemporaneo sul recto, un ponte strallato che evoca quello di Messina sul verso.
L'artista fiorentino si propone così di far riflettere la collettività sul valore ambiguo, problematico ed enigmatico della carta moneta e dei flussi economici, utilizzando come supporto creativo un muro esposto allo sguardo quotidiano dei cittadini.
Nello stesso fine settimana, quello del 4 e 5 luglio, prenderà il via anche il «Gibellina Photoroad», il festival open air e site-specific che, dal 2016, trasforma la città in un museo a cielo aperto, creando un dialogo tra arte contemporanea e spazio urbano. Tra gli appuntamenti in agenda per questa decima edizione, promossa dall’associazione «On Image» e in cartellone fino al 6 settembre, si segnalano: la monumentale installazione inedita «Ruins of Renewal» dell’artista olandese Erik Kessels (realizzata con il sostegno dell’Ambasciata e del Consolato generale del Regno dei Paesi Bassi e di Mondriaan Fonds); il progetto itinerante «Roundtrip» di Alice Grassi, che parlerà di migrazioni dal Sud utilizzando come spazio espositivo le finestre delle case; e la videoinstallazione «Between» di Jacopo Di Cera al «Grande Cretto» di Alberto Burri.
Tra le mostre visitabili nei giorni delle «Orestiadi» c’è anche «Dal mare», aperta al teatro Pietro Consagra fino al 19 luglio, con opere di Adrian Paci e del duo Masbedo dedicate al Mediterraneo come orizzonte politico ed esistenziale. Mentre, negli spazi dell'EpiCentro della memoria viva, vengono proposti, fino al 31 dicembre, due percorsi intimi che, da prospettive opposte, indagano il rapporto fra arte e ricordo.
«Luce residua» di Rossana Taormina (Partanna, 1972), curata da Giuseppe Maiorana e Vito Chiaramonte, è un'installazione si sviluppa nell'ambiente ipogeo (sotterraneo) del museo. Tre neon a luce rossa ridisegnano lo spazio come fosse una via di mezzo tra una camera oscura e una rovina archeologica. Il titolo dell'opera richiama l'idea di un bagliore che permane anche quando la fonte che lo ha generato si è spenta. Si tratta di una metafora perfetta della memoria belìcina: un bagliore fragile ma ostinato, che resiste al tempo e ai tentativi di cancellazione.
«Mummie» di Philippe Berson
(Parigi, 1963 – Palermo, 2025), personale per la curatela di Gaetano Costa, celebra, invece, il trentennale percorso dell'artista parigino, recentemente scomparso, che fu gioielliere per Christian Lacroix negli anni Ottanta, e che, negli ultimi venticinque anni, aveva scelto la Sicilia come patria d'adozione. Le sue sculture antropomorfe, realizzate unendo metallo, terra e bitume, con saldature minute simili a ricami, si configurano come dei memento mori ironici e disarmanti, congelati fuori dal tempo in una perenne dialettica fra fragilità e resistenza. La rassegna, realizzata in collaborazione con il Riso - Museo regionale d'arte moderna e contemporanea, ruota attorno all'installazione «Cappuccini mon amour», ispirata alle Catacombe dei Cappuccini di Palermo: una corte di figure contorte, disposte in pose di intensa forza espressiva, in bilico tra teatralità e ritualità.

Verso l'autunno, e oltre 
Il calendario di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026 non si ferma, ovviamente, qui. 
Accanto alle residenze che nei prossimi mesi vedranno arrivare nella cittadina siciliana artisti come Sislej XhafaGiorgio Andreotta Calò e il collettivo libanese ZoukakTheatre, tra settembre e ottobre sono previste altre inaugurazioni, che porteranno l'arte contemporanea negli spazi della Fondazione Orestiadi – Museo delle trame mediterranee, della Chiesa Madre, del Giardino Segreto, intrecciando ancora una volta linguaggi diversi - dall'Art brut alla fotografia - con il paesaggio e la memoria del territorio. Si tratta, nello specifico, di: «Terra matta», con opere di Salvatore Bonura (Sabo) e Giovanni Bosco; di «Fawohodie», progetto del fotografo Francesco Bellina che mette in relazione la trasformazione urbana del territorio ghanese con le pratiche artistiche pubbliche e la rigenerazione delle città; di «Legami invisibili», a cura di Federica Fruttero, con interventi site-specific della scultrice Suzy Lelièvre, del fotografo Mathieu Oui e della performer e coreografa Mila Sarti; e di «Dialoghi di una vita. Omaggio a Peppe Morra», preziosa rassegna che coinvolgerà anche le città di Alcamo e Salemi presentando, tra l’altro, i «relitti» di Hermann Nitsch, le opere Joseph Beuys e Marina Abramović, il gruppo giapponese Gutai, le esperienze del movimento d’avanguardia Fluxus e i lavori di John Cage, Gina Pane e Julian Beck per il Living Theatre.
Se, alla fine di questo percorso a parole tra eventi e mostre, si torna con la mente tra le bianche quinte di cemento del «Grande Cretto» di Alberto Burri si comprende meglio il filo che lega tutti questi appuntamenti. Le luci rosse di Rossana Taormina, le figure di ferro di Philippe Berson, le mappe instabili del Mac, le banconote dipinte sul muro di piazza 15 gennaio, le voci dell'«Orestea» sulle macerie delle «Città vecchia» sono altrettanti modi di abitare le stesse domande, quelle che Gibellina si pone da più di mezzo secolo: come si trasforma una ferita in un linguaggio capace di dare speranza? Come si dà un futuro a delle rovine? Come si convertono delle macerie in un dispositivo critico e poetico capace di dare voce alla memoria? Il sindaco-intellettuale Ludovico Corrao, con la sua visionaria utopia diventata realtà, ci ha dato una risposta: la ricostruzione non deve essere mai solo un atto di mera ingegneria civile, ma un prolungato e ostinato esercizio di antropologia lirica.
La nomina di Gibellina a Capitale italiana dell'arte contemporanea restituisce alla comunità internazionale questa certezza: i resti di una città terremotata, laddove fecondati dallo sguardo dell'arte, smettono di essere il perimetro monumentale del dolore per farsi cantiere aperto, spazio pubblico e, infine, costellazione di futuri possibili, dove le crepe del passato si aprono a nuove possibilità di visione. Ed è proprio questa capacità di modificare un luogo di distruzione in uno spazio di elaborazione collettiva e di nuova immaginazione che rende, oggi, Gibellina uno dei racconti più forti e più distintivi della Sicilia.

Didascalie delle immagini
1. Gibellina. «Grande Cretto» di Alberto Burri. Archivio Regione Siciliana. Foto di Just Maria; 2. Gibellina. «Grande Cretto» di Alberto Burri. Archivio Regione Siciliana. Foto di Just Maria; 3. Mimmo Paladino, Montagna di Sale, 1992. Gibellina, Trapani. Siae 2025; 4.  Una scena di «Francesco lu Santo Jullare», per la regia di Giorgio Gallione e con Ugo Dighero, in scena il 3 luglio 2026 a Gibellina nell'ambito del Festival delle Orestiadi; 5. Immagine promozionale de «L'Orestea di Gibellina» di Emilio Isgrò, in scena dal 27 al 29 giugno 2026, al«Grande Cretto» di Alberto Burri; 6. Arnaldo Pomodoro, «Aratro di Didone», 1986. Gibellina, Trapani; 7. Vista del Museo delle trame mediterranee della Fondazione Orestiadi; 8. Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, in scena il 31 luglio 2026 al Festival delle Orestiadi; 9. Marco Baliani in «Kohlhaas», in scena il 1° agosto 2026 al Festival delle Orestiadi. Foto: Luca Deravignone; 10. Akram Zaatari, «L YM BSM. Ancient World New Age», 2026. Signed, dated, titled recto ink and acrylic on mulberry paper, 63.5 x 91.5 cm. 25X36in. © Akram Zaatari. Courtesy the artist, Sfeir-Semler Gallery and Thomas Dane Gallery. Opera esposta nella mostra collettiva «Domestic Displacement»; 11. William Kentridge, «Three Citizens», 2024 Courtesy Galleria Lia Rumma Milano_Napoli. Opera esposta nella mostra collettiva «Domestic Displacement»; 12. Ignazia Fontana. Foto di Giuseppe Ippolito. Opera esposta al Mac - Museo d'arte contemporanea «Ludovico Corrao» di Gibellina, nell'esposizione «Il Cretto è casa mia»; 13. Anna Maria Maiolino, «Sem Título (Untitled)», serie Leonardo «Engenho-Fotopoemação», 2007, Fotografia a colori, stampa digitale, cm 110x79. Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano - Albisola. Opera esposta nella mostra collettiva «Domestic Displacement»; 14-Flavio Favelli, Cinquecentomila, 2025, smalto su tela trovata, 54x65cm; 15. Vista della mostra «Dal mare, dialoghi con la città frontale». Masbedo, Adrian Paci, Teatro di Pietro Consagra,Gibellina, 2026. Foto di Gaia Giardina; 16. «Luce residua» di Rossana Taormina. Installazione. Archivio di Belìce - EpiCentro della Memoria Viva 2025. Foto: Giuseppe Maiorana; 17. Philippe Berson, Cappuccini (dettaglio). Foto di Gaetano Costa. Opera esposta nella mostra «Mummie» di Philippe Berson; 18. Salvatore Cuschera, «Scultura sdraiata», 1992. Gibellina, Trapani; 19. Giuseppe Spagnulo, «Scultura senza titolo», 1974. Gibellina, Trapani

Informazioni utili 

venerdì 22 maggio 2026

Un’estate nei luoghi dove il mito prende voce: teatro e musica nei parchi archeologici della Sicilia

C'è un momento, al calar del sole in Sicilia, in cui il confine tra il passato e il presente si dissolve. Le pietre antiche si tingono d'arancio, il vento del Mediterraneo porta con sé l'odore del timo selvatico e dalle gradinate di un teatro costruito oltre due millenni fa sale il respiro di migliaia di spettatori in attesa. Non è la scena di una finzione: è un rito antico che si rinnova. Tra colonne doriche e cavee millenarie, la parola scenica, la musica e il gesto tornano a risuonare come nell’antichità e si intrecciano con la memoria dei luoghi, dando vita a un’esperienza culturale che trascende il tempo e restituisce al patrimonio storico-artistico una funzione viva, partecipata e contemporanea.
L'iniziativa promossa dalla Regione Siciliana, che dà nuova linfa alle notti d’estate dei siti archeologici dell’isola, non si limita, dunque, a offrire una rassegna di eventi, ma propone un’esperienza estetica di rara potenza, tracciando un ponte ideale tra la classicità e l’espressione artistica contemporanea, riportando l'arte del racconto - la più antica tra le arti umane - nei luoghi che le appartengono per diritto di nascita.
Da Siracusa a Segesta, da Selinunte a Tindari, passando per Taormina e Morgantina, in questo 2026, teatri antichi, parchi archeologici e aree monumentali tornano, dunque, a trasformarsi in palcoscenici a cielo aperto per un programma che spazia dalle tragedie greche alle nuove drammaturgie, dalla danza alla lirica, dal cinema alla letteratura, senza dimenticare la musica sinfonica, con concerti non solo sotto le stelle, ma anche all’alba.

Siracusa: il cuore pulsante del teatro classico europeo

Il viaggio può partire da quella che è, a ragione, considerata una delle massime architetture teatrali greche in Occidente e da una città che, per le sue vestigia antiche, è Patrimonio mondiale dell’umanità di Unesco: il teatro greco di Siracusa, all’interno del Parco archeologico della Neapolis
Interamente scavato nella roccia calcarea del colle Temenite, con un diametro di oltre 138 metri, 67 ordini di gradini e una capienza originaria stimata tra i 15mila e i 17mila spettatori, il sito è la culla del dramma antico nel nostro Paese. La sua fondazione è attribuita al V secolo a.C. e al lavoro dell’architetto Damocopo detto Myrilla, anche se le forme oggi visibili riflettono una serie di interventi successivi, tra cui quelli compiuti in età romana, quando la struttura fu parzialmente trasformata per ospitare spettacoli di diversa natura, tra cui gli allora apprezzati giochi circensi, per poi conoscere secoli di silenzio e oblio.
Riaperto al pubblico nel 1914, dopo un significativo intervento di restauro conservativo, il teatro greco di Siracusa, con le sue imponenti cavea e skené che affascinarono viaggiatori settecenteschi del Grand Tour come il pittore Jean Pierre Houël e lo scrittore Dominique Vivant Denon, ospita da allora, per iniziativa della Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico, le «Rappresentazioni classiche», uno degli appuntamenti teatrali più antichi e significativi d'Europa.
La sessantunesima stagione, il cui manifesto dai cromatismi vivaci è firmato da Michelangelo Pistoletto, ruota attorno al tema degli «Sconfinamenti», configurandosi come un'indagine filologica sul concetto di superamento dei limiti umani, politici e divini e sulle conseguenze che ciò comporta.
Sono quattro gli allestimenti in programma per un totale di novantanove repliche, in agenda fino al prossimo 28 giugno: «Alcesti» di Euripide, con la regia di Filippo Dini e le musiche eseguite dal vivo da Paolo Fresu; «Antigone» di Sofocle, affidata alla visione registica di Robert Carsen; «I Persiani» di Eschilo, diretti da Àlex Ollé, tra i fondatori della Fura dels Baus, e con Alessio Boni nel cast; e, infine, «Iliade» da Omero, nella regia coreografica di Giuliano Peparini e con le musiche del compianto Beppe Vessicchio.
La scelta dei testi, accompagnata dalla mostra «Al di là dei limiti» al Museo archeologico «Paolo Orsi», testimonia la volontà di rileggere il patrimonio tragico alla luce delle urgenze del presente, interrogando temi quali il potere, la guerra e la responsabilità individuale.
Il filo tematico della stagione - lo «sconfinamento» - è affrontato in vari modi. Il confine tra vita e morte è al centro dell'«Alcesti», con la sua storia di amore e sacrificio. Il contrasto tra la legge dello Stato e la voce della coscienza individuale anima l'«Antigone», con la protagonista che viola le regole della polis per dare sepoltura al fratello, considerato un nemico in patria. La hýbris, l’arroganza del potere, è la causa della caduta, brutale e inaspettata, dei «Persiani» a Salamina, un evento realmente accaduto nel 480 a. C. che Eschilo, nel più antico testo greco a noi pervenuto e nella sua unica tragedia a tema non mitologico, racconta come una tísis, una sorta di punizione divina per aver voluto violare l’ordine cosmico e morale del mondo. 
Infine, l’«Iliade», proposta in una rilettura contemporanea che ambienta la storia in un carcere di massima sicurezza e che mette in scena oltre ottanta performer, intreccia in modo sincretico danza, musica, poesia e arti visive per dare forma, attraverso una contaminazione di linguaggi creativi, alla storia dell’assedio di Troia e alle eterne vicende di Achille, Patroclo ed Ettore, in bilico tra sete di vendetta e rispetto per il dolore altrui.

Taormina: il teatro che guarda l'Etna 
Altro luogo di indubbio fascino, tanto da meritarsi una citazione nel libro «Viaggio in Italia» (1787) di Johann Wolfgang Goethe, è il teatro antico di Taormina, con la sua vista da un lato sul cono fumante dell’Etna, dall'altro sul blu profondo del mar Ionio e della baia di Naxos: uno scenario che, duemila anni di storia dopo, continua a togliere il fiato.
Il teatro, con le sue origini greche databili al III secolo a.C. e il suo successivo ampliamento in età romana fino a raggiungere i 109 metri di diametro e una capienza di circa 10mila spettatori, è il secondo spazio scenico antico per dimensioni in Sicilia e uno dei monumenti più celebri d'Italia.
Qui, questa estate si terranno due grandi appuntamenti culturali internazionali. Dal 10 al 14 giugno, la 72ª edizione del «Taormina Film Festival», diretto da Tiziana Rocca, trasformerà le gradinate antiche in platea per le più attese anteprime cinematografiche internazionali in un cartellone ancora tutto da scoprire, che nei decenni passati ha accolto sul suo red capet figure come Federico Fellini, Woody Allen, Francis Ford Coppola e Martin Scorsese.
A seguire, dal 18 al 22 giugno, il «Taobuk – Taormina International Book Festival», ideato e diretto da Antonella Ferrara, riunirà oltre duecento protagonisti della cultura contemporanea provenienti da trenta Paesi. Voci letterarie di rilievo mondiale come Haruki Murakami, Abdulrazak Gurnah, Dacia Maraini e Jonathan Coe esploreranno il tema della «fiducia», scelto come filo rosso di questa sedicesima edizione.

Segesta, dove «ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace»
Spostandoci dalla costa orientale a quella occidentale, si incontra il Parco archeologico di Segesta, che custodisce i resti della più importante città degli Elimi, un popolo di origine ancora dibattuta che la tradizione antica vuole discendente dai fuggitivi di Troia. I due monumenti principali del parco - il tempio dorico del V secolo a.C., uno dei pochi esempi di architettura dorica mai collassata, e il teatro ellenistico del II secolo a.C., con la sua cavea da 4mila spettatori, affacciata sul golfo di Castellammare - costituiscono una delle testimonianze più complete dell'architettura antica del Mediterraneo.
Il teatro di Segesta, costruito sul monte Barbaro, è un unicum nel panorama archeologico nostrano: a differenza dei teatri greci tradizionali, la sua cavea fu interamente costruita e sostenuta da un potente muro di contenimento, l'analemma, piuttosto che scavata nella roccia collinare.
La visione di uno spettacolo, qui, è profondamente connessa al paesaggio: la collocazione della struttura su un’altura consente una visione aperta sulla campagna circostante, trasformando ogni spettacolo in un dialogo tra scena, natura e memoria storica.
Dal 26 luglio al 30 agosto, il Parco ospita il «Segesta Teatro Festival», una manifestazione interdisciplinare, giunta alla sua quinta edizione, che nelle intenzioni del direttore artistico, Claudio Collovà, vuole essere «un presidio di bellezza contro il fragore della guerra», dove «ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace, un’opportunità per riflettere sulle nostre radici comuni e sul nostro futuro collettivo».
Il programma intreccia prosa classica, musica e danza, con un cartellone di spettacoli distribuiti tra il teatro antico, che nella sua cavea può ospitare fino a mille e duecento persone, e il tempio di Afrodite Uranìa, con circa ottocento posti. Tra i protagonisti di questa edizione figurano Lella Costa con «Lisistrata» di Aristofane (29-31 luglio), Arianna Scommegna con «Ecuba» di Euripide (1 e 2 agosto), Roberto Latini con «Antigone» di Jean Anouhil (9-10 agosto), Moni Ovadia con «Le supplici» di Eschilo (15-16 agosto) e Maddalena Crippa con una rilettura dell’«Agamennone» (29-30 agosto) di Eschilo, nella riscrittura potente e poetica di Fabrizio Sinisi.
Saranno visibili nella cornice antica di Segesta anche un concerto degli Avion Travel (14 agosto), uno spettacolo di danza dei Kataklò (27 agosto), un assolo per piano di Durdust (16 agosto), la «Trilogia dei Vangeli» di Gabriele Vacis (17-18 agosto), una produzione under 35 dell'«Oreste» di Euripide (22-23 agosto) e lo scenografico «Sword of Wisdom» (5-6 agosto) della compagnia taiwanese U-Theatre, nel quale percussioni, arti marziali e danza rituale si intrecciano per raccontare la storia di un guerriero. Mentre a inaugurare il cartellone, che prevede anche serate astronomiche e molti altri appuntamenti con le sette note, sarà la prima nazionale de «L’arca di Noè» (26 luglio) di Giampiero Pizzol, con la regia di Piero Ganci, una rilettura brillante del racconto biblico del diluvio universale.
La diversità dei linguaggi artistici proposti riflette una precisa filosofia curatoriale: il sito antico come spazio aperto alla contemporaneità, capace di ospitare tanto la tragedia greca quanto la musica popolare e la danza acrobatica.

Selinunte, Vinicio Capossela e il suo «Ovunque proteggi»
Rimanendo nella costa ovest, ma spostandoci verso sud, incontriamo, poi, il Parco archeologico di Selinunte, tra i più estesi del mondo con i suoi oltre 270 ettari, al cui interno sono custoditi i resti di una delle più grandi colonie greche dell'Occidente antico. Fondata intorno al 628 a.C. da coloni di Megara Iblea, la cittadina - con un impianto urbanistico avanzato con acropoli, agorà e quartieri - raggiunse il suo massimo splendore tra il VI e il V secolo a.C., prima di essere distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C.. I suoi templi dorici, in parte ricostruiti attraverso pazienti lavori di anastilosi, ovvero di ricomposizione di pezzi originali crollati, continuano a dominare il paesaggio costiero con una forza scenografica senza pari.
La stagione «Selinunte Estate 2026», frutto della collaborazione tra il parco e CoopCulture, trasformerà, da metà luglio a settembre, il Tempio E (Hera), il teatro del parco, il Baglio Florio e le Cave di Cusa in un palcoscenico diffuso per un programma che comprende concerti, spettacoli teatrali, danza, incontri e lectio d'autore, con rassegne consolidate come il «Festival della Bellezza», che vedrà in scena  artisti come Stefano Massini e Alessandro Bergonzoni, e «Teatri di pietra», con un programma ancora da conoscere nel dettaglio.
L’evento cardine avrà luogo giovedì 16 luglio, ai piedi del maestoso Tempio Hera, dea della protezione e della continuità della vita, dove Vinicio Capossela celebrerà i vent’anni di una pietra miliare del cantautorato italiano, l’album «Ovunque proteggi», premiato con la targa Tenco, con un concerto-viaggio tra sacro, mito e natura umana che trova nel paesaggio di Selinunte la sua cornice ideale.

Morgantina e la villa romana del Casale: teatro e musica nel cuore antico della Sicilia

Proseguendo il viaggio verso il cuore dell’isola, e più precisamente giungendo sulle colline che circondano Aidone, in provincia di Enna, si raggiunge un altro sito archeologico importante: Morgantina, una città greca abbandonata nell'antichità senza essere mai stata riedificata sopra. L'assenza di stratificazioni successive ha preservato intatta la struttura urbana ellenistica, con l'agorà, il teatro, le case patrizie pavimentate a mosaico e gli edifici termali, tra i più antichi esempi conosciuti, anteriori a quelli romani, che presentano un’ingegnosa copertura con volte a botte. Il teatro antico, eretto nel III secolo a.C. e consacrato a Dioniso per volontà di un ricco cittadino di nome Archela, è oggi parte del circuito dei «Teatri di pietra» e torna periodicamente a ospitare eventi dal vivo.
L'estate 2026 porta a Morgantina la rassegna «Eyexei», dedicata al teatro classico siciliano. 
Il momento culminante sarà la prima nazionale de «Le troiane» di Euripide, diretta da Daniele Salvo (9 e 10 luglio). Il testo euripideo, uno dei più intensi e politicamente dirompenti dell'antichità, porta al centro della scena il destino delle donne vinte dopo la guerra, il dolore dei civili, la perdita della patria: temi che la tragedia antica sa consegnare al presente con un'efficacia che nessun linguaggio contemporaneo riesce a eguagliare.
La rassegna prevede anche eventi collaterali nella vicina Villa romana del Casale di piazza Armerina - sito Unesco celebre per i suoi straordinari mosaici tardo-imperiali - costruendo un itinerario culturale che unisce siti di epoche diverse.
A completare il cartellone della zona archeologica, c’è la sesta edizione del «Barbablù Fest» con il suo programma musicale di respiro nazionale. Tra gli ospiti si segnalano Mario Biondi (25 luglio) con il suo tour celebrativo per i vent’anni di «This Is What You Are», e Noemi (31 luglio), con le atmosfere pop della sua musica.

Tindari: il Tirreno come quinta scenica
Tra gli scenari più riconoscibili dell’estate teatrale e musicale siciliana, vi è, poi, Tindari, l'antica Tyndaris fondata nel 396 a.C. da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, su un promontorio a 230 metri sul livello del mare, affacciato sul golfo di Patti e sulle isole Eolie, con l’intento di avere un avamposto strategico sul Tirreno.
Il teatro greco, edificato tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C., occupa una posizione di straordinaria suggestione panoramica: con i suoi circa 3mila posti a sedere su una cavea che guarda verso il mare, è oggi uno dei luoghi più evocativi dell'archeologia siciliana.
In età romana l'edificio fu adattato ai giochi circensi; restaurato nel Novecento, dal 1956 ospita un festival artistico che ha fatto della sua cornice naturale uno degli elementi distintivi dell'esperienza spettacolare.
Giunta alla sua settantesima edizione, la manifestazione ritorna ad accendere i riflettori, dal 3 luglio al 30 agosto, con un programma, per la direzione artistica di Mario Incudine, che intreccia rappresentazioni classiche e contemporanee, teatro e danza, musica e narrazione, a cui fa da filo conduttore il tema «Abumanesimo - l’essere, il non essere, il perire». Una trentina di eventi, tra cui quattordici prima nazionali, compongono il cartellone, che vede tra gli ospiti Aldo Cazzullo, Eleonora Abbagnato, Isabella Ragonese, Ninni Bruschetta, Pamela Villoresi e Anna Galiena.

La rete dei «Teatri di pietra»: un itinerario lirico diffuso

A tenere insieme questa costellazione di luoghi è la rete «Teatri di pietra», che attraversa l'isola connettendo siti di diversa natura e vocazione, tra cui anche il teatro antico di Akrai a Palazzolo Acreide, l'area archeologica di Eraclea Minoa, il Parco di Lilibeo a Marsala, Palmintelli a Caltanissetta e non solo.
All'interno di questa rete, il Coro lirico siciliano propone un festival, che nella sua ultima edizione ha registrato oltre 70mila presenze e numerosi sold out e che ritorna dal 12 luglio, e fino al 18 settembre, a far dialogare la musica con le pietre antiche dei siti archeologici e il mare della Sicilia attraverso più di quaranta appuntamenti tra opera lirica, concerti sinfonici, gala, produzioni originali e contaminazioni musicali.
«Accarezzare eternità» è il tema scelto come filo conduttore per questo ottavo anno di attività che si aprirà nel segno dell'impegno civile con «Lu scrusciu di l'anima: una culla tra le pietre», un evento-rito che fonde arte e memoria a trent’anni dal sacrificio di Giuseppe Di Matteo, vittima innocente della mafia, ucciso a soli 14 anni.
Mentre il cuore operistico della stagione batterà nel nome di Giuseppe Verdi e del suo «Nabucco», che verrà presentato a Siracusa (18 luglio), Tindari (4 agosto) e Taormina (7 agosto); le pietre millenarie vibreranno grazie a un cast internazionale di assoluto prestigio, guidato dall'attesissimo debutto di Elena Mosuc e dalla potenza di Badral Chuluumbaatar.
Tra i titoli già annunciati ci sono, poi, l'innovativa produzione «Requiem di Mozart: l’opera del fuoco», alla sua prima esecuzione assoluta in Sicilia, ed omaggi a Franco Battiato, per gli ottant'anni dalla nascita, e a Ennio Morricone (il 19 agosto, a Taormina), per i quattro decenni dal debutto di «The Mission» e per i sessant'anni dalla prima proiezione del film «Il buono, il brutto, il cattivo». In agenda, al momento, compaiono anche «Elements of Light», trasfigurazione corale del minimalismo di Ludovico Einaudi (il 20 agosto, a Taormina), «Stranizza d'amuri» di Rita Botto (l'11 agosto, a Leonforte) e il progetto «La voce del silenzio» (il 9 agosto, a Canicattini Bagni), con la partecipazione di Lorenzo Licitra.

Il patrimonio come spazio partecipato
Ma la stagione 2026 nei parchi archeologici siciliani non è soltanto un inventario di eventi. È la manifestazione di un modello culturale che merita una riflessione per la sua capacità di unire valorizzazione del patrimonio storico-artistico, promozione turistica e, in molti casi, produzione spettacolare in loco e di qualità.
La Sicilia, con la sua straordinaria densità di teatri antichi ancora utilizzabili - un privilegio più unico che raro - ha sviluppato, nel tempo, una competenza specifica nella gestione di questi spazi, bilanciando esigenze conservative e apertura alla fruizione pubblica.
La scelta di portare tra le pietre millenarie dei parchi archeologici della regione non solo il repertorio classico, ma anche la musica contemporanea,  il cinema, la letteratura e la danza, risponde a una visione inclusiva del patrimonio culturale, che diviene così un bene fruibile non solo dagli amanti delle antichità e della storia, ma anche da tutti coloro che sanno ancora lasciarsi sorprendere dalla bellezza di un luogo e dalla potenza di un racconto. In questo senso, il programma estivo siciliano del 2026 è anche una dichiarazione politica: i beni culturali non sono un deposito del passato, ma una risorsa viva per il presente e per il futuro. Perché come ci hanno insegnato i greci, costruendo i loro teatri con lo sguardo rivolto al cielo, certe storie non finiscono mai e si rinnovano ogni volta che qualcuno si siede sui millenari gradini di una cavea, sotto il cielo stellato, ad ascoltare parole che vengono da un tempo lontano, ma che dicono qualcosa di noi e del nostro tempo.

Didascalie delle immagini
1. Agrigento - Archivio Regione Siciliana- ph. JM; 2. Teatro greco di Siracusa. Foto: Comune di Siracusa; 3. Manifesto di Michelangelo Pistoletto per la 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa; 4. Una scena di Antigone di Sofocle, per la regia Robert Carsen, in scena nell'ambito della 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa. Nello scatto: Camilla Semino Favro nel ruolo di Antigone. Foto Le Pera; 5. Una scena di Alcesti di Euripide, per la regia di Filippo Dini, in scena nell'ambito della 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa. Nello scatto: Deniz Ozdogan nei panni di Alcesti. Foto di Franca Centaro; 6. Taormina, teatro antico con vista sul monte Etna. Archivio Regione Siciliana, ph. JM; 7. Segesta, parco archeologico, tempio. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 8. La compagnia taiwanese U-Theatre, tra i protagonisti del Segesta Teatro Festival; 9. Una scena di Antigone di Jean Anouilh, per la regia Roberto Latini,in scena al Segesta Teatro Festival. Foto: Manuela Giusto; 10.  Selinunte. Archivio Regione Siciliana. Ph. S.Olimpo; 11. Villa romana del Casale di piazza Armerina - Mosaico. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 12. Aidone. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 13. Manifesto per la settantesima edizione del Tindari Festival; 14., 15. e 16. Immagini di repertorio di «Teatri di pietra». Courtesy: Coro lirico siciliano

Informazioni utili
Per informazioni aggiornate su date, programmi e biglietti si consiglia di consultare i siti ufficiali degli organizzatori (i link sono presenti nell'articolo); per informazioni turistiche generali si possono, invece, visitare i siti https://www.visitsicily.info | https://www.geoportale.osservatorioturistico.regione.sicilia.it 

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