ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

martedì 26 maggio 2026

«Torino Comics» compie trent’anni e cambia pelle

(sam) Nell'immaginario collettivo, il fumetto ha da tempo superato i confini dell'intrattenimento leggero per affermarsi come una forma d'arte poliedrica e un potente vettore di indagine sociologica. In questo contesto di continua evoluzione, la trentesima edizione di «Torino Comics» si pone non solo come un traguardo celebrativo, ma come un autentico spartiacque.
Abbandonando le consuete architetture fieristiche del Lingotto (che sono state casa per oltre vent’anni), la manifestazione, che nel 2025 ha toccato la soglia degli oltre 60mila visitatori, esce dai confini cittadini ed elegge a propria dimora la suggestiva cornice storica della Certosa reale e del parco Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di Collegno.
Il monumentale portale di ingresso, eretto nel 1737 per volere di re Carlo Alberto III, su disegno dell’architetto e scenografo Filippo Juvarra, si fa così soglia d’accesso per immergersi in un universo colorato e pop che profuma di carta stampata, quella delle tavole illustrate e delle narrazioni seriali, e che ha come sottofondo sonoro il brulichio dei cosplayer, gli appassionati che indossano costumi e accessori per interpretare personaggi della cultura di massa.

Con Pietro Micca verso un «festival a cielo aperto» 
Tra i chiostri barocchi della Certosa reale, costruita nel 1641 per iniziativa della duchessa Maria Cristina di Francia, e l’area verde del parco circostante, «Torino Comics» veste, dunque, i panni inediti di «festival a cielo aperto», per essere più permeabile, più urbano, più orientato alla sostenibilità e più vicino a quella «partecipazione autentica» che gli organizzatori dichiarano come obiettivo centrale del progetto. 

Tra le novità più rilevanti di questa edizione, organizzata da Just for fun in joint venture con P&P Italia,  vi è la ridefinizione degli accessi: l’area commerciale - con stand dedicati a fumetti vintage, gadget, carte collezionabili, memorabilia, magliette e oggettistica legata alla cultura pop - sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti, favorendo così un primo contatto con l'universo nerd per i neofiti. Al contempo, il biglietto d'accesso diventerà il passaporto per accedere a un'area culturale di profondo spessore, con mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali, sezioni dedicate agli autori e al fumetto erotico, concerti e incontri di vario genere.
Altra scelta significativa è quella di rendere gratuita la partecipazione allo spazio dedicato a fumettisti, illustratori e disegnatori indipendenti. Si tratta di un gesto importante che vuole essere, nelle parole degli organizzatori, «un’assunzione di responsabilità» verso la comunità creativa: il riconoscimento che senza artisti (oltre che senza pubblico) non esisterebbe nessun festival.

A suggellare questa transizione è il manifesto ufficiale firmato da Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore stesso di «Torino Comics». Protagonista dell’illustrazione è Pietro Miccia, la storica mascotte dell’evento, raffigurato in cima alla Mole Antonelliana mentre allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti e come una «vedetta» scopre «una nuova terra, un’isola del tesoro»: la Certosa reale di Collegno, appunto, che assurge così a metafora di una manifestazione che, forte delle proprie radici, non teme di esplorare territori ignoti, ben consapevole che «la fantasia non ha limiti né confini», come racconta lo stesso Vittorio Pavesio.

Milo Manara e l'arte del racconto 
Ospite principale di questa edizione è Milo Manara (Luson – Bolzano, 12 settembre 1945), riconosciuto universalmente come uno dei maestri del fumetto europeo contemporaneo. La sua formazione universitaria - studi di architettura e, poi, di pittura all’Accademia di Brera - si riflette in un tratto di rara eleganza e di raffinata sensualità, che coniuga la precisione del disegno classico con la libertà espressiva del fumetto come medium di massa.
Dopo il debutto nel 1969 sulle pagine della collana erotico-poliziesca «Genius», l’artista trentino compie il salto verso il fumetto d’autore, illustrando un'opera di forte impatto civile come «Un fascio di bombe» (1975), su testi di Alfredo Castelli e Mario Gomboli, e collaborando con Silverio Pisu nella realizzazione di due lavori emblematici: «Lo Scimmiotto» (1976), rivisitazione del romanzo cinquecentesco «Il viaggio in Occidente» di Wu Cheng’en, dove il personaggio di Sun Wu-Kung diviene metafora di Mao Zedong, e «Alessio, il borghese rivoluzionario» (1977), opera di critica sociale, tipica del clima culturale italiano della fine degli anni Settanta del Novecento.
Il 1978 è l'anno della consacrazione: Milo Manara crea, sceneggia e disegna il suo primo, grande personaggio di successo: Giuseppe Bergman, un esploratore di mondi onirici e filosofici. Quattro anni dopo, nel 1982, con «Il gioco», fumetto erotico commissionato dalla rivista «Playmen», il fumettista diventa famoso a livello internazionale.
Da quel momento il suo tratto inconfondibile compare sulle pagine delle più importanti testate italiane e francesi di settore - «CortoMaltese», «Totem», «Metal Hurlant», «Pilote» – e anche sulle riviste americane «Marvel» e «Dc Comics».
La sua statura di artista completo attira l'attenzione di altri giganti del racconto. Nascono così collaborazioni leggendarie come quella con il suo grande amico e maestro Hugo Pratt, per cui disegna due capolavori, «Tutto ricominciò con un’estate indiana» (1983) ed «El Gaucho» (1991, 1995).
Il suo ecclettismo non conosce confini di genere. Milo Manara collabora con Federico Fellini per «Viaggio a Tulum» (1986) e il mai realizzato film «Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet», con Luc Besson per una campagna pubblicitaria per il profumo «Chanel n. 5» (1998), e con Alejandro Jodorowsky per l’epopea de «I Borgia» (2004-2010). Firma le copertine di alcuni album di Lucio Dalla, Enzo Avitabile, Riccardo Cocciante e David Riondino. Si dedica alla trasposizione a fumetti di grandi classici della letteratura come «Gulliveriana» (1996), «Kamasutra» (1998), «L’asino d’oro» di Apuleio (1999) e «Il nome della rosa» di Umberto Eco (2023). Si immerge nella storia dell'arte per raccontare la vita di uno dei suoi più grandi protagonisti, Caravaggio, in una acclamata biografia in due volumi pubblicata da Panini Comics: «La tavolozza e la spada» (2015) e «La grazia» (2019). Collabora con il teatro, realizzando, tra l’altro, le affiches per il «Tristano e Isotta» (2004) di Richard Wagner e per il il «Falstaff» (2006) di Giuseppe Verdi al teatro San Carlo di Napoli, il manifesto sulle olimpiadi invernali per l’«Opera Festival» (2026) dell’Arena di Verona, e le scenografie e costumi per la messa in scena del «Così fan tutte» (2023) di Wolfang Amadeus Mozart, su regia di Stefano Vizioli, coprodotto dai teatri di Jesi, Modena, Rovigo, Pisa e Metz.

A «Torino Comics» il fumettista trentino è celebrato con la mostra «Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia», allestita nella Sala delle arti del parco Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.  Ma anche con due incontri: uno in programma lunedì 1° giugno, alle 12, nel teatro Lavanderia a Vapore, in dialogo con Ivo Milazzo e Fabrizio Accatino; l'altro, alle 16, nella Sala delle arti.

L’esposizione - già aperta al pubblico e visibile fino al prossimo 28 giugno - presenta una ricca selezione di oltre cinquanta opere tra tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali rari in formati che variano dai 50×70 ai 70×100 cm.
Il percorso espositivo mette in luce la capacità dell’artista di attingere ai grandi patrimoni della cultura mondiale per rielaborarli attraverso il proprio segno inconfondibile, uno stile nel quale rigore compositivo, precisione tecnica, finezza del tratto e potenza narrativa dialogano tra di loro. Accanto a lavori che rievocano la collaborazione con Federico Fellini e alle tavole che rileggono il genio di Caravaggio, trovano spazio lungo il percorso espositivo ritratti e illustrazioni su protagonisti della musica, del cinema e della cultura, oltre ai disegni sensuali con Miele e Molly Malone.
Quest'ultimi lavori si relazionano con la sezione «Eros ed ethos» del «Torino Comics», che presenta nomi storici del fumetto erotico e underground italiano come Roberto Baldazzini, Marco Bianchini, William Bondi, Andrea Bulgarelli e Fabrizio Pasini, accanto a creator,  realtà associative e attivisti impegnati nella costruzione di nuovi immaginari legati al corpo, all’identità e alla sessualità. Fanno parte di questo settore del festival anche la rassegna «Venti di Pride», dedicata ai manifesti storici delle venti edizioni del Pride torinese, e la mostra «Sensuability: ti ha detto niente la mamma?», inserita nel progetto «Sensuability®️» ideato nel 2016 da Armanda Salvucci che, attraverso tutti i linguaggi artistici, vuole abbattere gli stereotipi e i pregiudizi su sessualità e disabilità.

Torna il Quartiere giapponese: ospite Kenta Suzuki
L’edizione 2026 del festival, che nell'area dedicata agli autori vedrà la partecipazione di oltre cinquanta ospiti tra fumettisti, illustratori e sceneggiatori, ospita, poi, un grande ritorno, quello del Quartiere giapponese, spazio tematico dedicato alla cultura nipponica assente dalla manifestazione da oltre dieci anni.
Realizzato in collaborazione con l’associazione Okugi, il progetto, che trova sede nel Chiostro maggiore della Certosa reale, non si limita a celebrare l'estetica giapponese dei manga e degli anime, ma propone anche un approccio etnografico e laboratoriale alle tradizioni del Sol Levante. Il palinsesto si articola, infatti, in attività di fine artigianato: dai laboratori di pittura Sumi-e su carta di riso (con Samantha Scuri) all'arte degli origami (con l'artigiana orafa Francesca Godeas), fino alla vestizione del tradizionale yukata (con Selena Gabriele).
Sono previsti, inoltre, incontri di approfondimento con storici e saggisti come Enzo Tripodina, Massimo Nicora, Jacopo MistèGuglielmo Signora e Jacopo Nacci, che animeranno tavole rotonde sulle evoluzioni stilistiche e narrative dell'animazione giapponese, ponendo un accento critico sulla genesi e sull'eredità del «fenomeno anime». Il fulcro della riflessione sociologica sarà, però, affidato a Kenta Suzuki. Attraverso l'incontro «La differenza nella relazione sentimentale e nella vita scolastica tra Italia e Giappone» (in programma domenica 31 maggio, alle ore 11), il divulgatore, conosciuto sui social come @kenta.giappone, offrirà un'analisi comparata delle dinamiche relazionali e dell'espressione dei sentimenti, decostruendo stereotipi e analizzando il complesso rapporto tra individuo e collettività nella società asiatica.

Dai games alla musica, dallo sport agli incontri: un cartellone per tutti
Oltre al ritorno del Quartiere giapponese, lo sfaccettato universo della trentesima edizione del  «Torino Comics» ha, però, molte altre sorprese in cartellone per gli amanti della «nona arte». 
L’area games conterà ottocento postazioni dedicate a giochi da tavolo, giochi di ruolo, modellismo e carte collezionabili, con oltre trenta associazioni, autori indipendenti, realtà culturali e università. Qui il gioco sarà valorizzato anche come strumento educativo, sociale e culturale. Le attività proposte affronteranno temi ambientali, sicurezza, logica, crescita personale, migrazioni e sicurezza sul lavoro. Mentre l’area videogames, nella Lavanderia a Vapore, proporrà free play, tornei su Fortnite, Ea Sports Fc e Mario Kart, il debutto del videogioco «Ourion – The Rise of the Elements» e sedici progetti di videogiochi indie selezionati con Igda Italy. 
Non mancherà nel festival un'ampia area sport, con esibizioni, workshop e attività interattive che spaziano dagli sport da combattimento alle discipline acrobatiche, dalle arti marziali alla scherma storica, dal medieval combat alla pet therapy, ma non solo. Ci sarà anche spazio per le competizioni cosplay, la musica e lo spettacolo con Giovanni Muciaccia, i Gremlins Soundtracks, Giorgio Vanni e Cristina D'Avena
«Torino Comics» rilancia, poi, il Premio Pietro Miccia, dedicato ai talenti emergenti della  «nona arte», che vede una mostra dei dieci finalisti nella «Self area». 
Ricco è, infine, il cartellone degli incontri, tra cui si segnalano il ricordo di Alfredo Castelli e del suo impatto sull’immaginario fumettistico italiano (sabato 30 maggio, alle ore 14) e «Tutto fa storia»  (sabato 30 maggio, alle ore 18), panel dedicato alle grandi parodie disneyane: da Fantozzi a Francesco Totti, da Rugantino a Giacomo Puccini fino all’Eneide. 

«Torino Comics» non è, dunque, solo una semplice fiera di settore, ma un vero e proprio simposio della creatività contemporanea. Tra i colonnati e il portale juvarriano della Certosa reale, dove un tempo regnava il rigore della spiritualità monastica, vibreranno così le voci degli autori, l'energia vitale dei fan e le visioni cromatiche dei maestri del fumetto. In questo felice cortocircuito temporale, il festival ci ricorda che la fantasia non è un lusso. È il modo più antico che l’umanità conosca per raccontarsi e stare insieme.

Didascalie delle immagini
1. Locandina di «Torino Comics»; 2. Milo Manara, guest star della 30° edizione di «Torino Comics». Foto di Simona Florena; 3. Illustrazione per la locandina della mostra «Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia»; 4.  Illustrazione di Milo Manara per la copertina del secondo volume del romanzo «Il nome della rosa» di Umberto Eco; 5. Illustrazione di Milo Manara per l'opera su Caravaggio pubblicata da Panini Comics; 6. Illustrazione di Milo Manara con Miele; 7.Esempio di pittura Sumi-e su carta di riso 8.Esempio di origami; 8. Arazzo DK di Massaglia; 9. Autoritratto di Giorgio Cavazzano
  
Informazioni utili
# «Torino Comics» – 30° edizione. Certosa reale e parco Generale Carlo Dalla Chiesa, via Martiri XXX aprile, 16 – Collegno (Torino). Orari di apertura: tutti i giorni, ore 10:00-19:30. Biglietti: intero - in promo € 15,00 + diritti di prevendita fino a esaurimento, poi € 18,00 + diritti | ridotto (bambini 6-12 anni, over 65, persone con disabilità) € 15,00 + diritti di prevendita | ridotto cosplay: € 12,00 + diritti di prevendita | biglietto Family (2 adulti + 2 bambini 6–12 anni) € 46,00 + diritti di prevendita | prevendita on-line su ticketone.it. Ufficio stampa - Thunder Communication: Edoardo Parolisi 339 5996798|Alfonsa Sabatino 347 0151911 | comics@thundercommunication.it. Sito internet: https://torinocomics.it. Dal 30 maggio al 1° giugno 2026 

# «Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia». Parco Generale Carlo Dalla Chiesa - Sala delle arti, via Torino, 7 – Collegno (Torino). Orari di apertura: dal martedì al venerdì, dalle ore 15:00 alle ore 19:00; sabato e domenica, dalle ore 10:00 alle ore 19:00; lunedì chiuso. Biglietti: € 9,00 + diritti di prevendita | prevendite on-line su ticketone.it. Nota: non manca in mostra un bookshop, all’interno del quale è possibile acquistare le opere del maestro, litografie, poster autografati e merchandising a tema. Fino al 28 giugno 2026

lunedì 25 maggio 2026

«Circuit»: a Mestre un nuovo hub creativo sui new media e l’arte digitale

C’è una luce che, pur abbagliando lo sguardo, resta intrinsecamente fredda. È il riflesso bluastro degli schermi dei computer e degli smartphone, che se da un lato annullano le distanze geografiche, dall'altro consumano silenziosamente il nostro tempo e le nostre energie. Viviamo così in un’epoca di paradossale «abbronzatura digitale», in una saturazione di pixel che ci fa dimenticare il tocco autentico del sole sulla pelle. Questo disagio dei giorni nostri ha ispirato il titolo di «Sunburn» (in italiano «scottatura solare»), il progetto espositivo di Federica Di Pietrantonio (Roma, 1996) per «Circuit», piattaforma di ricerca sui nuovi media e l'arte digitale recentemente inaugurata a Mestre.

A pochi passi dal Centro culturale Candiani, polo che ha visto nei giorni scorsi la nascita di Muvec - Casa delle contemporaneità, il nuovo spazio nasce da un significativo intervento di rigenerazione urbana, della durata di due anni, che ha restituito vitalità a quattro locali commerciali a lungo rimasti inutilizzati, trasformando una superficie di oltre cento metri quadrati al civico 16 di Calle del Gambero in un nuovo baricentro per la ricerca artistica nel cuore della terraferma veneziana.

Sotto la guida del direttore Herwig Egon Casadoro Kopp (Heck), artista e filosofo il cui percorso di ricerca si concentra sull’impatto delle nuove tecnologie sulla società e sul sistema dell’arte contemporanea, e con un comitato organizzativo composto da Elena Casadoro Kopp, Francesca Fungher e Andrea M. Campo, la nuova realtà veneta vuole essere - dichiarano gli organizzatori - «un luogo insieme fisico e teorico per l’esplorazione, la riflessione critica e la resistenza alla trasformazione digitale totalizzante, un laboratorio aperto alla comunità, capace di generare incontri».
«Circuit» non è così solo uno spazio espositivo, ma un vero e proprio hub creativo, che accoglie un bookshop specializzato sui new media e uno spazio per incontri e corsi di formazione, e che ospita, al piano superiore, la redazione della rivista online art-frame e della casa editrice art-frame books.

La mostra inaugurale, curata da Laura Cocciolillo e accolta anche dagli spazi della Project Room in via Giordano Bruno 31, presenta nove opere cardine della ricerca di Federica Di Pietrantonio, artista laziale, vincitrice del premio Videocittà Awards 2024 e protagonista della diciottesima Quadriennale di Roma (2025), che - attraverso pittura, installazione e videoarte - indaga le forme di connessione e isolamento che definiscono l’esperienza contemporanea.

Il titolo della rassegna, «Sunburn», ha una funzione allegorica precisa e spietata. «Evoca una condizione ambivalente: esposizione e vulnerabilità, la scottatura della pelle non più abituata all’esposizione solare e all’ambiente esterno naturale. È una metafora dell’essere online oggi: costantemente esposti, connessi, irradiati da schermi che illuminano e consumano allo stesso tempo ma lontani dalla luce del sole», spiega la curatrice Laura Cocciolillo.

Il percorso espositivo, visitabile fino al 30 maggio, si configura come una discesa nelle sottoculture e comunità nate o radicalizzate nell’ecosistema digitale: dagli hikikomori ai gold farmer, da chi sceglie il ritiro sociale a chi abita economie virtuali parallele.
La mostra si apre con l’opera «SuspenseState» (2025), un’installazione ambientale che funge da soglia sensoriale tra il mondo organico e quello sintetico. L'artista manipola il concetto informatico di default sleep - lo stato di sospensione energetica di un sistema - trasponendolo in un’esperienza che ricalca i ritmi circadiani dell'essere umano, evidenziando un’inattesa sincronia tra cicli biologici e processi di calcolo. Un piumone con stringhe di codice stampate digitalmente e una traccia mp3 diffusa ambientalmente costruiscono uno spazio liminale dove hardware e corpo umano condividono un linguaggio comune di vulnerabilità e riposo. L’oggetto domestico per eccellenza, il letto, diventa interfaccia tra coscienza e macchina.
Le opere successive esplorano stati liminali e situazioni di equilibrio precario. Nel grande smalto su tela «Das Eismeer (office core)» (2024), Federica Di Pietrantonio compie un’operazione stilisticamente raffinata: il celebre dipinto di Caspar David Friedrich, emblema romantico del sublime, viene traslato in un paesaggio d’ufficio contemporaneo, con sedie da gaming, posture reclinate, schiene esposte. La pittura mantiene un'algida levigatezza che richiama lo schermo, eppure è il risultato di stratificazioni lente e irreversibili di smalto. In questo processo, l'immagine digitale - per sua natura effimera, a-temporale e infinitamente riproducibile - subisce una metamorfosi radicale: i pixel acquisiscono peso e si trasformano in una presenza fisica ingombrante. «Il quadro - afferma la curatrice - non simula lo schermo: lo re-incarna».
Nella serie «the edge of collapse» (2025), recentemente esposta alla Quadriennale di Roma e della quale a Mestre vengono presentate due opere, Federica Di Pietrantonio esplora, poi, la pratica del contatto visivo, l’incrocio degli sguardi con un avatar, mettendo in discussione il confine tra realtà e virtualità.

Infine, nella Project Room di via Giordano Bruno 31, la ricerca si espande in un ambiente installativo che intreccia immaginario videoludico, economia virtuale e desiderio di fuga. Qui il video «The Field» (2023) dialoga con opere come «screenshot 13_35_35» (2023) e «New Mod From Game…» (2023), in cui la stampa digitale su alluminio e il supporto monitor evocano la grammatica dell’interfaccia.

Come complemento alla mostra, di cui rimarrà documentazione in un catalogo di art-frame books, «Sunburn» presenta una serie di nove multipli d’artista in edizione di tre, dal titolo «echoes from the edge of collapse». Ogni elemento è costituito da due lastre di plexiglass unite con viti in acciaio inox, con la parte superiore retro-incisa a laser con frammenti narrativi prelevati dagli script delle opere. L’operazione richiama la tradizione della cultura elettronica e della programmazione, in cui sviluppatori e progettisti celano messaggi nascosti all’interno dell’hardware o del codice.
Come queste lastre di plexiglass - che rendono permanente ciò che era effimero, che solidificano il codice in materia - anche la pittura di Federica Di Pietrantonio svolge un compito discreto e necessario: toglie precarietà e dà materialità a un’esperienza che il digitale dissolve nel momento stesso in cui la produce e ci ricorda che dietro ogni schermo c’è sempre una persona.

Didascalie delle immagini
Federica Di Pietrantonio, «Sunburn». Vista dell'installazione. Foto di Massimo Pastore; nell'ultima foto: Bookshop di Circuit. Foto di Massimo Pastore  

Informazioni utili 
Federica Di Pietrantonio, «Sunburn». Circuit, Calle del Gambero 16 / Project Room, Via Giordano Bruno 31 - Mestre (Venezia). Orari: mercoledì–venerdì, 11–13 e 15–18. Ingresso gratuito. Catalogo: Circuit / art-frame books | con saggi di H.E. Casadoro-Kopp, V. Catricalà, L. Cocciolillo e L. Aspesi | euro 18,00. Sito internet: https://www.circuit-space.art. Fino al 30 maggio 2026

venerdì 22 maggio 2026

Un’estate nei luoghi dove il mito prende voce: teatro e musica nei parchi archeologici della Sicilia

C'è un momento, al calar del sole in Sicilia, in cui il confine tra il passato e il presente si dissolve. Le pietre antiche si tingono d'arancio, il vento del Mediterraneo porta con sé l'odore del timo selvatico e dalle gradinate di un teatro costruito oltre due millenni fa sale il respiro di migliaia di spettatori in attesa. Non è la scena di una finzione: è un rito antico che si rinnova. Tra colonne doriche e cavee millenarie, la parola scenica, la musica e il gesto tornano a risuonare come nell’antichità e si intrecciano con la memoria dei luoghi, dando vita a un’esperienza culturale che trascende il tempo e restituisce al patrimonio storico-artistico una funzione viva, partecipata e contemporanea.
L'iniziativa promossa dalla Regione Siciliana, che dà nuova linfa alle notti d’estate dei siti archeologici dell’isola, non si limita, dunque, a offrire una rassegna di eventi, ma propone un’esperienza estetica di rara potenza, tracciando un ponte ideale tra la classicità e l’espressione artistica contemporanea, riportando l'arte del racconto - la più antica tra le arti umane - nei luoghi che le appartengono per diritto di nascita.
Da Siracusa a Segesta, da Selinunte a Tindari, passando per Taormina e Morgantina, in questo 2026, teatri antichi, parchi archeologici e aree monumentali tornano, dunque, a trasformarsi in palcoscenici a cielo aperto per un programma che spazia dalle tragedie greche alle nuove drammaturgie, dalla danza alla lirica, dal cinema alla letteratura, senza dimenticare la musica sinfonica, con concerti non solo sotto le stelle, ma anche all’alba.

Siracusa: il cuore pulsante del teatro classico europeo

Il viaggio può partire da quella che è, a ragione, considerata una delle massime architetture teatrali greche in Occidente e da una città che, per le sue vestigia antiche, è Patrimonio mondiale dell’umanità di Unesco: il teatro greco di Siracusa, all’interno del Parco archeologico della Neapolis
Interamente scavato nella roccia calcarea del colle Temenite, con un diametro di oltre 138 metri, 67 ordini di gradini e una capienza originaria stimata tra i 15mila e i 17mila spettatori, il sito è la culla del dramma antico nel nostro Paese. La sua fondazione è attribuita al V secolo a.C. e al lavoro dell’architetto Damocopo detto Myrilla, anche se le forme oggi visibili riflettono una serie di interventi successivi, tra cui quelli compiuti in età romana, quando la struttura fu parzialmente trasformata per ospitare spettacoli di diversa natura, tra cui gli allora apprezzati giochi circensi, per poi conoscere secoli di silenzio e oblio.
Riaperto al pubblico nel 1914, dopo un significativo intervento di restauro conservativo, il teatro greco di Siracusa, con le sue imponenti cavea e skené che affascinarono viaggiatori settecenteschi del Grand Tour come il pittore Jean Pierre Houël e lo scrittore Dominique Vivant Denon, ospita da allora, per iniziativa della Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico, le «Rappresentazioni classiche», uno degli appuntamenti teatrali più antichi e significativi d'Europa.
La sessantunesima stagione, il cui manifesto dai cromatismi vivaci è firmato da Michelangelo Pistoletto, ruota attorno al tema degli «Sconfinamenti», configurandosi come un'indagine filologica sul concetto di superamento dei limiti umani, politici e divini e sulle conseguenze che ciò comporta.
Sono quattro gli allestimenti in programma per un totale di novantanove repliche, in agenda fino al prossimo 28 giugno: «Alcesti» di Euripide, con la regia di Filippo Dini e le musiche eseguite dal vivo da Paolo Fresu; «Antigone» di Sofocle, affidata alla visione registica di Robert Carsen; «I Persiani» di Eschilo, diretti da Àlex Ollé, tra i fondatori della Fura dels Baus, e con Alessio Boni nel cast; e, infine, «Iliade» da Omero, nella regia coreografica di Giuliano Peparini e con le musiche del compianto Beppe Vessicchio.
La scelta dei testi, accompagnata dalla mostra «Al di là dei limiti» al Museo archeologico «Paolo Orsi», testimonia la volontà di rileggere il patrimonio tragico alla luce delle urgenze del presente, interrogando temi quali il potere, la guerra e la responsabilità individuale.
Il filo tematico della stagione - lo «sconfinamento» - è affrontato in vari modi. Il confine tra vita e morte è al centro dell'«Alcesti», con la sua storia di amore e sacrificio. Il contrasto tra la legge dello Stato e la voce della coscienza individuale anima l'«Antigone», con la protagonista che viola le regole della polis per dare sepoltura al fratello, considerato un nemico in patria. La hýbris, l’arroganza del potere, è la causa della caduta, brutale e inaspettata, dei «Persiani» a Salamina, un evento realmente accaduto nel 480 a. C. che Eschilo, nel più antico testo greco a noi pervenuto e nella sua unica tragedia a tema non mitologico, racconta come una tísis, una sorta di punizione divina per aver voluto violare l’ordine cosmico e morale del mondo. 
Infine, l’«Iliade», proposta in una rilettura contemporanea che ambienta la storia in un carcere di massima sicurezza e che mette in scena oltre ottanta performer, intreccia in modo sincretico danza, musica, poesia e arti visive per dare forma, attraverso una contaminazione di linguaggi creativi, alla storia dell’assedio di Troia e alle eterne vicende di Achille, Patroclo ed Ettore, in bilico tra sete di vendetta e rispetto per il dolore altrui.

Taormina: il teatro che guarda l'Etna 
Altro luogo di indubbio fascino, tanto da meritarsi una citazione nel libro «Viaggio in Italia» (1787) di Johann Wolfgang Goethe, è il teatro antico di Taormina, con la sua vista da un lato sul cono fumante dell’Etna, dall'altro sul blu profondo del mar Ionio e della baia di Naxos: uno scenario che, duemila anni di storia dopo, continua a togliere il fiato.
Il teatro, con le sue origini greche databili al III secolo a.C. e il suo successivo ampliamento in età romana fino a raggiungere i 109 metri di diametro e una capienza di circa 10mila spettatori, è il secondo spazio scenico antico per dimensioni in Sicilia e uno dei monumenti più celebri d'Italia.
Qui, questa estate si terranno due grandi appuntamenti culturali internazionali. Dal 10 al 14 giugno, la 72ª edizione del «Taormina Film Festival», diretto da Tiziana Rocca, trasformerà le gradinate antiche in platea per le più attese anteprime cinematografiche internazionali in un cartellone ancora tutto da scoprire, che nei decenni passati ha accolto sul suo red capet figure come Federico Fellini, Woody Allen, Francis Ford Coppola e Martin Scorsese.
A seguire, dal 18 al 22 giugno, il «Taobuk – Taormina International Book Festival», ideato e diretto da Antonella Ferrara, riunirà oltre duecento protagonisti della cultura contemporanea provenienti da trenta Paesi. Voci letterarie di rilievo mondiale come Haruki Murakami, Abdulrazak Gurnah, Dacia Maraini e Jonathan Coe esploreranno il tema della «fiducia», scelto come filo rosso di questa sedicesima edizione.

Segesta, dove «ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace»
Spostandoci dalla costa orientale a quella occidentale, si incontra il Parco archeologico di Segesta, che custodisce i resti della più importante città degli Elimi, un popolo di origine ancora dibattuta che la tradizione antica vuole discendente dai fuggitivi di Troia. I due monumenti principali del parco - il tempio dorico del V secolo a.C., uno dei pochi esempi di architettura dorica mai collassata, e il teatro ellenistico del II secolo a.C., con la sua cavea da 4mila spettatori, affacciata sul golfo di Castellammare - costituiscono una delle testimonianze più complete dell'architettura antica del Mediterraneo.
Il teatro di Segesta, costruito sul monte Barbaro, è un unicum nel panorama archeologico nostrano: a differenza dei teatri greci tradizionali, la sua cavea fu interamente costruita e sostenuta da un potente muro di contenimento, l'analemma, piuttosto che scavata nella roccia collinare.
La visione di uno spettacolo, qui, è profondamente connessa al paesaggio: la collocazione della struttura su un’altura consente una visione aperta sulla campagna circostante, trasformando ogni spettacolo in un dialogo tra scena, natura e memoria storica.
Dal 26 luglio al 30 agosto, il Parco ospita il «Segesta Teatro Festival», una manifestazione interdisciplinare, giunta alla sua quinta edizione, che nelle intenzioni del direttore artistico, Claudio Collovà, vuole essere «un presidio di bellezza contro il fragore della guerra», dove «ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace, un’opportunità per riflettere sulle nostre radici comuni e sul nostro futuro collettivo».
Il programma intreccia prosa classica, musica e danza, con un cartellone di spettacoli distribuiti tra il teatro antico, che nella sua cavea può ospitare fino a mille e duecento persone, e il tempio di Afrodite Uranìa, con circa ottocento posti. Tra i protagonisti di questa edizione figurano Lella Costa con «Lisistrata» di Aristofane (29-31 luglio), Arianna Scommegna con «Ecuba» di Euripide (1 e 2 agosto), Roberto Latini con «Antigone» di Jean Anouhil (9-10 agosto), Moni Ovadia con «Le supplici» di Eschilo (15-16 agosto) e Maddalena Crippa con una rilettura dell’«Agamennone» (29-30 agosto) di Eschilo, nella riscrittura potente e poetica di Fabrizio Sinisi.
Saranno visibili nella cornice antica di Segesta anche un concerto degli Avion Travel (14 agosto), uno spettacolo di danza dei Kataklò (27 agosto), un assolo per piano di Durdust (16 agosto), la «Trilogia dei Vangeli» di Gabriele Vacis (17-18 agosto), una produzione under 35 dell'«Oreste» di Euripide (22-23 agosto) e lo scenografico «Sword of Wisdom» (5-6 agosto) della compagnia taiwanese U-Theatre, nel quale percussioni, arti marziali e danza rituale si intrecciano per raccontare la storia di un guerriero. Mentre a inaugurare il cartellone, che prevede anche serate astronomiche e molti altri appuntamenti con le sette note, sarà la prima nazionale de «L’arca di Noè» (26 luglio) di Giampiero Pizzol, con la regia di Piero Ganci, una rilettura brillante del racconto biblico del diluvio universale.
La diversità dei linguaggi artistici proposti riflette una precisa filosofia curatoriale: il sito antico come spazio aperto alla contemporaneità, capace di ospitare tanto la tragedia greca quanto la musica popolare e la danza acrobatica.

Selinunte, Vinicio Capossela e il suo «Ovunque proteggi»
Rimanendo nella costa ovest, ma spostandoci verso sud, incontriamo, poi, il Parco archeologico di Selinunte, tra i più estesi del mondo con i suoi oltre 270 ettari, al cui interno sono custoditi i resti di una delle più grandi colonie greche dell'Occidente antico. Fondata intorno al 628 a.C. da coloni di Megara Iblea, la cittadina - con un impianto urbanistico avanzato con acropoli, agorà e quartieri - raggiunse il suo massimo splendore tra il VI e il V secolo a.C., prima di essere distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C.. I suoi templi dorici, in parte ricostruiti attraverso pazienti lavori di anastilosi, ovvero di ricomposizione di pezzi originali crollati, continuano a dominare il paesaggio costiero con una forza scenografica senza pari.
La stagione «Selinunte Estate 2026», frutto della collaborazione tra il parco e CoopCulture, trasformerà, da metà luglio a settembre, il Tempio E (Hera), il teatro del parco, il Baglio Florio e le Cave di Cusa in un palcoscenico diffuso per un programma che comprende concerti, spettacoli teatrali, danza, incontri e lectio d'autore, con rassegne consolidate come il «Festival della Bellezza», che vedrà in scena  artisti come Stefano Massini e Alessandro Bergonzoni, e «Teatri di pietra», con un programma ancora da conoscere nel dettaglio.
L’evento cardine avrà luogo giovedì 16 luglio, ai piedi del maestoso Tempio Hera, dea della protezione e della continuità della vita, dove Vinicio Capossela celebrerà i vent’anni di una pietra miliare del cantautorato italiano, l’album «Ovunque proteggi», premiato con la targa Tenco, con un concerto-viaggio tra sacro, mito e natura umana che trova nel paesaggio di Selinunte la sua cornice ideale.

Morgantina e la villa romana del Casale: teatro e musica nel cuore antico della Sicilia

Proseguendo il viaggio verso il cuore dell’isola, e più precisamente giungendo sulle colline che circondano Aidone, in provincia di Enna, si raggiunge un altro sito archeologico importante: Morgantina, una città greca abbandonata nell'antichità senza essere mai stata riedificata sopra. L'assenza di stratificazioni successive ha preservato intatta la struttura urbana ellenistica, con l'agorà, il teatro, le case patrizie pavimentate a mosaico e gli edifici termali, tra i più antichi esempi conosciuti, anteriori a quelli romani, che presentano un’ingegnosa copertura con volte a botte. Il teatro antico, eretto nel III secolo a.C. e consacrato a Dioniso per volontà di un ricco cittadino di nome Archela, è oggi parte del circuito dei «Teatri di pietra» e torna periodicamente a ospitare eventi dal vivo.
L'estate 2026 porta a Morgantina la rassegna «Eyexei», dedicata al teatro classico siciliano. 
Il momento culminante sarà la prima nazionale de «Le troiane» di Euripide, diretta da Daniele Salvo (9 e 10 luglio). Il testo euripideo, uno dei più intensi e politicamente dirompenti dell'antichità, porta al centro della scena il destino delle donne vinte dopo la guerra, il dolore dei civili, la perdita della patria: temi che la tragedia antica sa consegnare al presente con un'efficacia che nessun linguaggio contemporaneo riesce a eguagliare.
La rassegna prevede anche eventi collaterali nella vicina Villa romana del Casale di piazza Armerina - sito Unesco celebre per i suoi straordinari mosaici tardo-imperiali - costruendo un itinerario culturale che unisce siti di epoche diverse.
A completare il cartellone della zona archeologica, c’è la sesta edizione del «Barbablù Fest» con il suo programma musicale di respiro nazionale. Tra gli ospiti si segnalano Mario Biondi (25 luglio) con il suo tour celebrativo per i vent’anni di «This Is What You Are», e Noemi (31 luglio), con le atmosfere pop della sua musica.

Tindari: il Tirreno come quinta scenica
Tra gli scenari più riconoscibili dell’estate teatrale e musicale siciliana, vi è, poi, Tindari, l'antica Tyndaris fondata nel 396 a.C. da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, su un promontorio a 230 metri sul livello del mare, affacciato sul golfo di Patti e sulle isole Eolie, con l’intento di avere un avamposto strategico sul Tirreno.
Il teatro greco, edificato tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C., occupa una posizione di straordinaria suggestione panoramica: con i suoi circa 3mila posti a sedere su una cavea che guarda verso il mare, è oggi uno dei luoghi più evocativi dell'archeologia siciliana.
In età romana l'edificio fu adattato ai giochi circensi; restaurato nel Novecento, dal 1956 ospita un festival artistico che ha fatto della sua cornice naturale uno degli elementi distintivi dell'esperienza spettacolare.
Giunta alla sua settantesima edizione, la manifestazione ritorna ad accendere i riflettori, dal 3 luglio al 30 agosto, con un programma, per la direzione artistica di Mario Incudine, che intreccia rappresentazioni classiche e contemporanee, teatro e danza, musica e narrazione, a cui fa da filo conduttore il tema «Abumanesimo - l’essere, il non essere, il perire». Una trentina di eventi, tra cui quattordici prima nazionali, compongono il cartellone, che vede tra gli ospiti Aldo Cazzullo, Eleonora Abbagnato, Isabella Ragonese, Ninni Bruschetta, Pamela Villoresi e Anna Galiena.

La rete dei «Teatri di pietra»: un itinerario lirico diffuso

A tenere insieme questa costellazione di luoghi è la rete «Teatri di pietra», che attraversa l'isola connettendo siti di diversa natura e vocazione, tra cui anche il teatro antico di Akrai a Palazzolo Acreide, l'area archeologica di Eraclea Minoa, il Parco di Lilibeo a Marsala, Palmintelli a Caltanissetta e non solo.
All'interno di questa rete, il Coro lirico siciliano propone un festival, che nella sua ultima edizione ha registrato oltre 70mila presenze e numerosi sold out e che ritorna dal 12 luglio, e fino al 18 settembre, a far dialogare la musica con le pietre antiche dei siti archeologici e il mare della Sicilia attraverso più di quaranta appuntamenti tra opera lirica, concerti sinfonici, gala, produzioni originali e contaminazioni musicali.
«Accarezzare eternità» è il tema scelto come filo conduttore per questo ottavo anno di attività che si aprirà nel segno dell'impegno civile con «Lu scrusciu di l'anima: una culla tra le pietre», un evento-rito che fonde arte e memoria a trent’anni dal sacrificio di Giuseppe Di Matteo, vittima innocente della mafia, ucciso a soli 14 anni.
Mentre il cuore operistico della stagione batterà nel nome di Giuseppe Verdi e del suo «Nabucco», che verrà presentato a Siracusa (18 luglio), Tindari (4 agosto) e Taormina (7 agosto); le pietre millenarie vibreranno grazie a un cast internazionale di assoluto prestigio, guidato dall'attesissimo debutto di Elena Mosuc e dalla potenza di Badral Chuluumbaatar.
Tra i titoli già annunciati ci sono, poi, l'innovativa produzione «Requiem di Mozart: l’opera del fuoco», alla sua prima esecuzione assoluta in Sicilia, ed omaggi a Franco Battiato, per gli ottant'anni dalla nascita, e a Ennio Morricone (il 19 agosto, a Taormina), per i quattro decenni dal debutto di «The Mission» e per i sessant'anni dalla prima proiezione del film «Il buono, il brutto, il cattivo». In agenda, al momento, compaiono anche «Elements of Light», trasfigurazione corale del minimalismo di Ludovico Einaudi (il 20 agosto, a Taormina), «Stranizza d'amuri» di Rita Botto (l'11 agosto, a Leonforte) e il progetto «La voce del silenzio» (il 9 agosto, a Canicattini Bagni), con la partecipazione di Lorenzo Licitra.

Il patrimonio come spazio partecipato
Ma la stagione 2026 nei parchi archeologici siciliani non è soltanto un inventario di eventi. È la manifestazione di un modello culturale che merita una riflessione per la sua capacità di unire valorizzazione del patrimonio storico-artistico, promozione turistica e, in molti casi, produzione spettacolare in loco e di qualità.
La Sicilia, con la sua straordinaria densità di teatri antichi ancora utilizzabili - un privilegio più unico che raro - ha sviluppato, nel tempo, una competenza specifica nella gestione di questi spazi, bilanciando esigenze conservative e apertura alla fruizione pubblica.
La scelta di portare tra le pietre millenarie dei parchi archeologici della regione non solo il repertorio classico, ma anche la musica contemporanea,  il cinema, la letteratura e la danza, risponde a una visione inclusiva del patrimonio culturale, che diviene così un bene fruibile non solo dagli amanti delle antichità e della storia, ma anche da tutti coloro che sanno ancora lasciarsi sorprendere dalla bellezza di un luogo e dalla potenza di un racconto. In questo senso, il programma estivo siciliano del 2026 è anche una dichiarazione politica: i beni culturali non sono un deposito del passato, ma una risorsa viva per il presente e per il futuro. Perché come ci hanno insegnato i greci, costruendo i loro teatri con lo sguardo rivolto al cielo, certe storie non finiscono mai e si rinnovano ogni volta che qualcuno si siede sui millenari gradini di una cavea, sotto il cielo stellato, ad ascoltare parole che vengono da un tempo lontano, ma che dicono qualcosa di noi e del nostro tempo.

Didascalie delle immagini
1. Agrigento - Archivio Regione Siciliana- ph. JM; 2. Teatro greco di Siracusa. Foto: Comune di Siracusa; 3. Manifesto di Michelangelo Pistoletto per la 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa; 4. Una scena di Antigone di Sofocle, per la regia Robert Carsen, in scena nell'ambito della 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa. Nello scatto: Camilla Semino Favro nel ruolo di Antigone. Foto Le Pera; 5. Una scena di Alcesti di Euripide, per la regia di Filippo Dini, in scena nell'ambito della 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa. Nello scatto: Deniz Ozdogan nei panni di Alcesti. Foto di Franca Centaro; 6. Taormina, teatro antico con vista sul monte Etna. Archivio Regione Siciliana, ph. JM; 7. Segesta, parco archeologico, tempio. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 8. La compagnia taiwanese U-Theatre, tra i protagonisti del Segesta Teatro Festival; 9. Una scena di Antigone di Jean Anouilh, per la regia Roberto Latini,in scena al Segesta Teatro Festival. Foto: Manuela Giusto; 10.  Selinunte. Archivio Regione Siciliana. Ph. S.Olimpo; 11. Villa romana del Casale di piazza Armerina - Mosaico. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 12. Aidone. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 13. Manifesto per la settantesima edizione del Tindari Festival; 14., 15. e 16. Immagini di repertorio di «Teatri di pietra». Courtesy: Coro lirico siciliano

Informazioni utili
Per informazioni aggiornate su date, programmi e biglietti si consiglia di consultare i siti ufficiali degli organizzatori (i link sono presenti nell'articolo); per informazioni turistiche generali si possono, invece, visitare i siti https://www.visitsicily.info | https://www.geoportale.osservatorioturistico.regione.sicilia.it 

Ufficio stampa nazionale Regione Siciliana - Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo: Open Mind Consulting, c.so Valdocco 2 c/o Copernico Garibaldi - Torino | sito internet: https://openmindconsulting.it/it/