ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 27 maggio 2026

«Creativamente Roero», residenze d’artista tra borghi e castelli

(sam) Tra le morbide colline del Roero, dove il paesaggio vitivinicolo dialoga da secoli con la memoria storica di antichi castelli e un paesaggio geologicamente unico in Europa, l’arte si fa laboratorio a cielo aperto e abita il territorio. Tra torri medievali che in autunno emergono dalla nebbia mattutina, borghi dove il tempo sembra essersi fermato, chiese romaniche immerse nelle campagne, cantine scavate nelle marne e filari di vite che si arrampicano lungo i declivi argillosi delle «rocche» - singolari pareti che il fiume Tanaro ha scavato per millenni -, qualcosa di vivo e inatteso accade ogni anno: un artista entra in punta di piedi, ascolta, osserva, si lascia permeare e, poi, lascia un segno. Realizza un’opera che, da quel momento, appartiene al luogo tanto quanto un campanile o una roggia che scorre a valle.
È questo il cuore di «Creativamente Roero – Residenze d’artista tra borghi e castelli», un progetto di valorizzazione territoriale attraverso la cultura, nato nel 2018, che è ormai diventato un modello di riferimento nel panorama italiano dell’arte pubblica e partecipativa.

Ideato e diretto da Patrizia Rossello, l'appuntamento giunge quest'anno alla sua ottava edizione presentando un itinerario diffuso tra San Martino Alfieri, Antignano, Govone e Castellinaldo d’Alba, cittadine che fanno parte di un angolo di Piemonte, entrato nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità di Unesco, quale «testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite» ed «esempio eccezionale di interazione dell’uomo con il suo ambiente naturale».
In questo contesto di notevole densità storica, paesaggistica e culturale, la presenza dell’arte contemporanea non costituisce un innesto estraneo, ma una nuova stratificazione di senso generata dal dialogo tra uomo e territorio: le opere nascono dal luogo e per il luogo, in un percorso articolato di studio, sopralluogo, relazione e produzione, della durata di circa un mese, che vede l’artista in dialogo con le comunità locali.

Il coinvolgimento diretto degli abitanti nel percorso creativo non è accessorio, ma strutturale: la comunità diventa co-autrice, testimone e custode del lavoro realizzato. Come racconta la direttrice artistica Patrizia Rossello: «punto di partenza resta l’incontro, motore di relazioni e di nuovi legami che, tramite la sensibilità dell’artista e la disponibilità degli abitanti, incoraggia il racconto delle esperienze individuali per cogliere successivamente quelle sfumature che costituiscono la chiave di lettura per entrare in contatto con la vita della collettività e della sua storia».

Le opere che ne risultano sono site specific: la loro esistenza è inscindibile dal contesto fisico, sociale e storico che le ha generate. Rimosse dal luogo, perderebbero il loro senso, e, infatti, vanno a comporre un museo a cielo aperto tra borghi e castelli, che si arricchisce di anno in anno e che oggi conta più di trenta installazioni realizzate da ventotto artisti, un archivio di sguardi e dialoghi che integra e potenzia l’offerta turistica del territorio.

Ogni edizione di «Creativamente Roero» è tradizionalmente accompagnata da un tema guida: «Il nostro lavoro» nel 2018, «Vocazione natura» nel 2019, «A due passi dal mare» nel 2020-2021, «Esercizi di memoria» nel 2022, «Biodiversità: l’equilibrio della coesistenza» nel 2023, «Bloc-Notes: appunti di viaggio» nel 2024 e «In agricoltura» nel 2025.
L’edizione 2026 compie una scelta inedita e per certi versi audace: il titolo è «Tema libero». Nessun argomento imposto e nessuna cornice tematica predefinita definiscono, dunque, i lavori realizzati quest'anno, presentati nella giornata di domenica 24 maggio con una festa itinerante all’insegna di degustazioni enogastronomiche, musica, danza e suoni di campane. Come spiega Patrizia Rossello, l’idea è stata di «lasciare totale indipendenza agli artisti nell’individuazione di quei fattori che rendono un territorio unico e speciale, rimarcando così la potenza del loro sguardo che va ben oltre la superficie».

La scelta non è un abbandono della cornice metodologica, ma la sua maturazione più alta: la fiducia, conquistata in otto anni di pratica condivisa, che lo sguardo artistico sappia trovare da solo la chiave di accesso ai luoghi. 
Come afferma Pablo Picasso in una frase scelta come sottotitolo di questa edizione: «L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno». Chi, dunque, meglio di lui può capire un luogo e chi lo vive?

I quattro borghi coinvolti nel 2026 — Antignano e San Martino Alfieri in provincia di Asti, Govone e Castellinaldo d’Alba in provincia di Cuneo — costituiscono un campionario della diversità di questo territorio: borghi di pianura e di collina, paesi con forti radici agricole e comuni con una storia nobiliare e castellana, comunità che si affacciano sul Tanaro e altre perdute tra i vigneti del Roero.

Altrettanti differenti sono i linguaggi creativi dei quattro artisti coinvolti - Carlo Gloria, Francesco Meloni, Giuseppe Gavazza e Saverio Todaro -, che rappresentano ambiti di ricerca eterogenei anche se accomunati da una forte attenzione al rapporto tra individuo, ambiente e sistemi sociali.

Il percorso può partire da San Martino Alfieri e dall’intervento di Carlo Gloria, artista piemontese che dal 1996 costruisce una pratica in bilico tra fotografia, pittura, disegno e tecnologie digitali, con una riflessione costante sul tema dell’identità multipla e sulla complessità dell’espressione di sé. Particolarmente significativa è la sua vocazione per l’arte pubblica, che lo ha portato a intervenire con installazioni in ospedali, spazi urbani e contesti produttivi.
La sua opera per «Creativamente Roero» è attraversata da un tema centrale e urgente, idealmente in linea con la vocazione agricola del territorio: il paesaggio agrario che scompare, la cultura contadina erosa dalla modernità, il rapporto tra uomo e natura in un’epoca di crisi ecologica.
Carlo Gloria interviene a San Martino Alfieri, nell’area dell’ex bocciofila in via Tanaro, trasformandola con una pittura murale e progettando un giardino botanico pubblico: un’opera che non solo decora ma ri-abita uno spazio abbandonato, restituendolo alla comunità come luogo di bellezza e di memoria. Il gesto artistico si sovrappone così a quello civico, e l’estetica diventa strumento di rigenerazione urbana e sociale.

Proseguendo verso Antignano si incontra il lavoro di Francesco Meloni (Cagliari, 1973), artista multidisciplinare - noto fino al 2020 con lo pseudonimo di Mei Ziqian - che indaga le relazioni tra materia, territorio e comunità, focalizzandosi sulle dinamiche del lavoro e delle interazioni sociali.
Segnalato per la partecipazione a «Creativamente Roero» dalla Fondazione Bartoli Felter per l’arte di Cagliari, l’autore sardo, che si divide tra la sua terra e Milano, ha ideato un’installazione per via Malabaila, frutto di una riflessione sul costruire e l’abitare. Si tratta di «Roof#A», un’opera che si sviluppa a partire da alcuni elementi minimi dell’architettura come il tetto e le tegole per creare un luogo di incontro e di sosta: una specie di pensilina dalle tonalità bluastre, che si trova al culmine di una scalinata panoramica e sul lato della Chiesa di San Rocco, la cui sagoma indica una freccia, una direzione.

Nella tappa successiva, Govone, si incontra, invece, il lavoro di Giuseppe Gavazza, compositore e ricercatore di formazione internazionale, attivo nel campo della musica contemporanea e delle tecnologie del suono, con alle spalle studi al Conservatorio di Milano e collaborazioni con istituti di ricerca di primo piano come il Csc dell’Università di Padova, l’Ircam di Parigi e l’Experimental Studio di Friburgo, ma non solo.
La sua residenza nel Roero è nata da un dialogo con il Centre de recherche sur l’espace sonore (Cresson) dell’École nationale supérieure d’architecture di Grenoble: un istituto che studia gli ambienti architettonici in prospettiva sonora. 
Il risultato è l’opera time specific «e la presente e viva e il suon di lei – Giardino d’ascolto», ispirata a «L’infinito» di Giacomo Leopardi e installata nel roseto storico di re Carlo Felice e Maria Cristina di fronte al Castello di Govone, sito Unesco dal 2014, che ora fa parte anche del progetto «I luoghi del Belsentire», dedicato a realtà italiane in cui è valorizzato e promosso l’aspetto acustico. 
L’opera, che è anche un invito all'attenzione, trasforma il giardino in uno spazio d’ascolto permanente: il paesaggio smette di essere sfondo visivo e diventa partitura, invitando chi lo attraversa a percepirlo con un’attenzione sensoriale rinnovata. 
Immersi nel verde, si scorgono degli indicatori sui quali sono apposti dei QR Code, che permettono di accedere, tramite il proprio cellulare, a dei file audio. Una serie di nomi di rose e di suoni ambientali raccolti in situ accompagnano la visita in maniera discreta. Il visitatore può liberamente girovagare a caccia delle tracce sonore, sedersi sulle panchine per godere del panorama o rintanarsi nella nicchia scavata nel muro.

Infine, a Castellinaldo d’Alba troviamo il lavoro di Saverio Todaro (Berna, 1970), scultore formatosi all’Accademia Albertina di belle arti di Torino, la cui poetica si nutre dei codici della biologia, della comunicazione e della tecnologia digitale, indagando scenari che emergono dalla connessione globale e dal loro impatto sull’identità individuale e collettiva.
L’artista ha un legame lungo con «Creativamente Roero»: nel 2018 aveva realizzato l’opera «Share» sull’ex torre dell’acqua del paese. La sua partecipazione all’ottava edizione ha, dunque, il carattere di un ritorno: completare e arricchire un dialogo già avviato con uno spazio diventato nel tempo, per sua stessa ammissione, «un luogo identitario che appartiene a tutti». 
Per l’occasione è stata realizzata, all'esterno, una panchina bianca, che riprende il simbolo dello share, già presente sulla torre: tre cerchi uniti da due linee. Mentre all'interno dell'architettura è stato allestito uno spazio per l’esposizione di bottiglie di barbera dei produttori locali, principale ricchezza del territorio. I QR Code posizionati sotto ogni bottiglia raccontano la storia delle aziende del territorio.

Inserito in una rete territoriale più ampia che comprende «Orma. Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero» e il programma «Alba Capitale dell’arte contemporanea 2027», il progetto si configura, dunque, come un modello virtuoso di sinergia tra arte contemporanea e sviluppo territoriale, basato sulla cura, sull’ascolto, sulla co-creazione.
In un’epoca in cui il patrimonio culturale è spesso ridotto a una risorsa da consumare per attirare like e follower, «Roero Contemporanea» va così in controtendenza e sceglie il passo lento, la presenza fisica, il radicamento nel territorio. Il risultato è un museo diffuso che non ha né orari d’ingresso né biglietti da acquistare: è aperto all’alba e al tramonto, sotto la pioggia di novembre e la luce di maggio, a chiunque sappia camminare lentamente e guardare con curiosità.

Didascalie delle immagini
1. Inaugurazione 2026 - Castellinaldo. Foto di Mattia Gaido; 22. Carlo Gloria, Agriparco, San Martino Alfieri. Foto Mattia Gaido; 3. Giuseppe Gavazza, e la presente e viva e il suon di lei, Govone - Giardino d'ascolto. Immagine guida del progetto; 4.Giuseppe Gavazza, …e la presente e viva e il suon di lei. Giardino d’ascolto - Govone - Foto di Mattia Gaido; 5.Inaugurazione 2026 - Castellinaldo d'Alba. Saverio Todaro, Share. Foto di Mattia Gaido;  6. Enrica Borghi, Piante d'acqua - fiore di loto, Ceresole d'Alba. Foto di Mattia Gaido e Rebecca Pati (opera inserita nel museo a cielo aperto di Creativamente Roero); 7. Bruno Meloni, L'uomo albero, Cisterna d'Asti. Foto di Mattia Gaido  (opera inserita nel museo a cielo aperto di Creativamente Roero); 8. Johannes Pfeiffer, La Vita, Govone. Foto Giorgia Alloisio, Anna Paola Francavilla, Mattia Gaido, Miriam Mancuso, Matteo Scotti  (opera inserita nel museo a cielo aperto di Creativamente Roero); 9. Carlo Gloria, Agriparco - San Martino Alfieri. Foto di Mattia Gaido

martedì 26 maggio 2026

«Torino Comics» compie trent’anni e cambia pelle

(sam) Nell'immaginario collettivo, il fumetto ha da tempo superato i confini dell'intrattenimento leggero per affermarsi come una forma d'arte poliedrica e un potente vettore di indagine sociologica. In questo contesto di continua evoluzione, la trentesima edizione di «Torino Comics» si pone non solo come un traguardo celebrativo, ma come un autentico spartiacque.
Abbandonando le consuete architetture fieristiche del Lingotto (che sono state casa per oltre vent’anni), la manifestazione, che nel 2025 ha toccato la soglia degli oltre 60mila visitatori, esce dai confini cittadini ed elegge a propria dimora la suggestiva cornice storica della Certosa reale e del parco Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di Collegno.
Il monumentale portale di ingresso, eretto nel 1737 per volere di re Carlo Alberto III, su disegno dell’architetto e scenografo Filippo Juvarra, si fa così soglia d’accesso per immergersi in un universo colorato e pop che profuma di carta stampata, quella delle tavole illustrate e delle narrazioni seriali, e che ha come sottofondo sonoro il brulichio dei cosplayer, gli appassionati che indossano costumi e accessori per interpretare personaggi della cultura di massa.

Con Pietro Micca verso un «festival a cielo aperto» 
Tra i chiostri barocchi della Certosa reale, costruita nel 1641 per iniziativa della duchessa Maria Cristina di Francia, e l’area verde del parco circostante, «Torino Comics» veste, dunque, i panni inediti di «festival a cielo aperto», per essere più permeabile, più urbano, più orientato alla sostenibilità e più vicino a quella «partecipazione autentica» che gli organizzatori dichiarano come obiettivo centrale del progetto. 

Tra le novità più rilevanti di questa edizione, organizzata da Just for fun in joint venture con P&P Italia,  vi è la ridefinizione degli accessi: l’area commerciale - con stand dedicati a fumetti vintage, gadget, carte collezionabili, memorabilia, magliette e oggettistica legata alla cultura pop - sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti, favorendo così un primo contatto con l'universo nerd per i neofiti. Al contempo, il biglietto d'accesso diventerà il passaporto per accedere a un'area culturale di profondo spessore, con mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali, sezioni dedicate agli autori e al fumetto erotico, concerti e incontri di vario genere.
Altra scelta significativa è quella di rendere gratuita la partecipazione allo spazio dedicato a fumettisti, illustratori e disegnatori indipendenti. Si tratta di un gesto importante che vuole essere, nelle parole degli organizzatori, «un’assunzione di responsabilità» verso la comunità creativa: il riconoscimento che senza artisti (oltre che senza pubblico) non esisterebbe nessun festival.

A suggellare questa transizione è il manifesto ufficiale firmato da Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore stesso di «Torino Comics». Protagonista dell’illustrazione è Pietro Miccia, la storica mascotte dell’evento, raffigurato in cima alla Mole Antonelliana mentre allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti e come una «vedetta» scopre «una nuova terra, un’isola del tesoro»: la Certosa reale di Collegno, appunto, che assurge così a metafora di una manifestazione che, forte delle proprie radici, non teme di esplorare territori ignoti, ben consapevole che «la fantasia non ha limiti né confini», come racconta lo stesso Vittorio Pavesio.

Milo Manara e l'arte del racconto 
Ospite principale di questa edizione è Milo Manara (Luson – Bolzano, 12 settembre 1945), riconosciuto universalmente come uno dei maestri del fumetto europeo contemporaneo. La sua formazione universitaria - studi di architettura e, poi, di pittura all’Accademia di Brera - si riflette in un tratto di rara eleganza e di raffinata sensualità, che coniuga la precisione del disegno classico con la libertà espressiva del fumetto come medium di massa.
Dopo il debutto nel 1969 sulle pagine della collana erotico-poliziesca «Genius», l’artista trentino compie il salto verso il fumetto d’autore, illustrando un'opera di forte impatto civile come «Un fascio di bombe» (1975), su testi di Alfredo Castelli e Mario Gomboli, e collaborando con Silverio Pisu nella realizzazione di due lavori emblematici: «Lo Scimmiotto» (1976), rivisitazione del romanzo cinquecentesco «Il viaggio in Occidente» di Wu Cheng’en, dove il personaggio di Sun Wu-Kung diviene metafora di Mao Zedong, e «Alessio, il borghese rivoluzionario» (1977), opera di critica sociale, tipica del clima culturale italiano della fine degli anni Settanta del Novecento.
Il 1978 è l'anno della consacrazione: Milo Manara crea, sceneggia e disegna il suo primo, grande personaggio di successo: Giuseppe Bergman, un esploratore di mondi onirici e filosofici. Quattro anni dopo, nel 1982, con «Il gioco», fumetto erotico commissionato dalla rivista «Playmen», il fumettista diventa famoso a livello internazionale.
Da quel momento il suo tratto inconfondibile compare sulle pagine delle più importanti testate italiane e francesi di settore - «CortoMaltese», «Totem», «Metal Hurlant», «Pilote» – e anche sulle riviste americane «Marvel» e «Dc Comics».
La sua statura di artista completo attira l'attenzione di altri giganti del racconto. Nascono così collaborazioni leggendarie come quella con il suo grande amico e maestro Hugo Pratt, per cui disegna due capolavori, «Tutto ricominciò con un’estate indiana» (1983) ed «El Gaucho» (1991, 1995).
Il suo ecclettismo non conosce confini di genere. Milo Manara collabora con Federico Fellini per «Viaggio a Tulum» (1986) e il mai realizzato film «Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet», con Luc Besson per una campagna pubblicitaria per il profumo «Chanel n. 5» (1998), e con Alejandro Jodorowsky per l’epopea de «I Borgia» (2004-2010). Firma le copertine di alcuni album di Lucio Dalla, Enzo Avitabile, Riccardo Cocciante e David Riondino. Si dedica alla trasposizione a fumetti di grandi classici della letteratura come «Gulliveriana» (1996), «Kamasutra» (1998), «L’asino d’oro» di Apuleio (1999) e «Il nome della rosa» di Umberto Eco (2023). Si immerge nella storia dell'arte per raccontare la vita di uno dei suoi più grandi protagonisti, Caravaggio, in una acclamata biografia in due volumi pubblicata da Panini Comics: «La tavolozza e la spada» (2015) e «La grazia» (2019). Collabora con il teatro, realizzando, tra l’altro, le affiches per il «Tristano e Isotta» (2004) di Richard Wagner e per il il «Falstaff» (2006) di Giuseppe Verdi al teatro San Carlo di Napoli, il manifesto sulle olimpiadi invernali per l’«Opera Festival» (2026) dell’Arena di Verona, e le scenografie e costumi per la messa in scena del «Così fan tutte» (2023) di Wolfang Amadeus Mozart, su regia di Stefano Vizioli, coprodotto dai teatri di Jesi, Modena, Rovigo, Pisa e Metz.

A «Torino Comics» il fumettista trentino è celebrato con la mostra «Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia», allestita nella Sala delle arti del parco Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.  Ma anche con due incontri: uno in programma lunedì 1° giugno, alle 12, nel teatro Lavanderia a Vapore, in dialogo con Ivo Milazzo e Fabrizio Accatino; l'altro, alle 16, nella Sala delle arti.

L’esposizione - già aperta al pubblico e visibile fino al prossimo 28 giugno - presenta una ricca selezione di oltre cinquanta opere tra tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali rari in formati che variano dai 50×70 ai 70×100 cm.
Il percorso espositivo mette in luce la capacità dell’artista di attingere ai grandi patrimoni della cultura mondiale per rielaborarli attraverso il proprio segno inconfondibile, uno stile nel quale rigore compositivo, precisione tecnica, finezza del tratto e potenza narrativa dialogano tra di loro. Accanto a lavori che rievocano la collaborazione con Federico Fellini e alle tavole che rileggono il genio di Caravaggio, trovano spazio lungo il percorso espositivo ritratti e illustrazioni su protagonisti della musica, del cinema e della cultura, oltre ai disegni sensuali con Miele e Molly Malone.
Quest'ultimi lavori si relazionano con la sezione «Eros ed ethos» del «Torino Comics», che presenta nomi storici del fumetto erotico e underground italiano come Roberto Baldazzini, Marco Bianchini, William Bondi, Andrea Bulgarelli e Fabrizio Pasini, accanto a creator,  realtà associative e attivisti impegnati nella costruzione di nuovi immaginari legati al corpo, all’identità e alla sessualità. Fanno parte di questo settore del festival anche la rassegna «Venti di Pride», dedicata ai manifesti storici delle venti edizioni del Pride torinese, e la mostra «Sensuability: ti ha detto niente la mamma?», inserita nel progetto «Sensuability®️» ideato nel 2016 da Armanda Salvucci che, attraverso tutti i linguaggi artistici, vuole abbattere gli stereotipi e i pregiudizi su sessualità e disabilità.

Torna il Quartiere giapponese: ospite Kenta Suzuki
L’edizione 2026 del festival, che nell'area dedicata agli autori vedrà la partecipazione di oltre cinquanta ospiti tra fumettisti, illustratori e sceneggiatori, ospita, poi, un grande ritorno, quello del Quartiere giapponese, spazio tematico dedicato alla cultura nipponica assente dalla manifestazione da oltre dieci anni.
Realizzato in collaborazione con l’associazione Okugi, il progetto, che trova sede nel Chiostro maggiore della Certosa reale, non si limita a celebrare l'estetica giapponese dei manga e degli anime, ma propone anche un approccio etnografico e laboratoriale alle tradizioni del Sol Levante. Il palinsesto si articola, infatti, in attività di fine artigianato: dai laboratori di pittura Sumi-e su carta di riso (con Samantha Scuri) all'arte degli origami (con l'artigiana orafa Francesca Godeas), fino alla vestizione del tradizionale yukata (con Selena Gabriele).
Sono previsti, inoltre, incontri di approfondimento con storici e saggisti come Enzo Tripodina, Massimo Nicora, Jacopo MistèGuglielmo Signora e Jacopo Nacci, che animeranno tavole rotonde sulle evoluzioni stilistiche e narrative dell'animazione giapponese, ponendo un accento critico sulla genesi e sull'eredità del «fenomeno anime». Il fulcro della riflessione sociologica sarà, però, affidato a Kenta Suzuki. Attraverso l'incontro «La differenza nella relazione sentimentale e nella vita scolastica tra Italia e Giappone» (in programma domenica 31 maggio, alle ore 11), il divulgatore, conosciuto sui social come @kenta.giappone, offrirà un'analisi comparata delle dinamiche relazionali e dell'espressione dei sentimenti, decostruendo stereotipi e analizzando il complesso rapporto tra individuo e collettività nella società asiatica.

Dai games alla musica, dallo sport agli incontri: un cartellone per tutti
Oltre al ritorno del Quartiere giapponese, lo sfaccettato universo della trentesima edizione del  «Torino Comics» ha, però, molte altre sorprese in cartellone per gli amanti della «nona arte». 
L’area games conterà ottocento postazioni dedicate a giochi da tavolo, giochi di ruolo, modellismo e carte collezionabili, con oltre trenta associazioni, autori indipendenti, realtà culturali e università. Qui il gioco sarà valorizzato anche come strumento educativo, sociale e culturale. Le attività proposte affronteranno temi ambientali, sicurezza, logica, crescita personale, migrazioni e sicurezza sul lavoro. Mentre l’area videogames, nella Lavanderia a Vapore, proporrà free play, tornei su Fortnite, Ea Sports Fc e Mario Kart, il debutto del videogioco «Ourion – The Rise of the Elements» e sedici progetti di videogiochi indie selezionati con Igda Italy. 
Non mancherà nel festival un'ampia area sport, con esibizioni, workshop e attività interattive che spaziano dagli sport da combattimento alle discipline acrobatiche, dalle arti marziali alla scherma storica, dal medieval combat alla pet therapy, ma non solo. Ci sarà anche spazio per le competizioni cosplay, la musica e lo spettacolo con Giovanni Muciaccia, i Gremlins Soundtracks, Giorgio Vanni e Cristina D'Avena
«Torino Comics» rilancia, poi, il Premio Pietro Miccia, dedicato ai talenti emergenti della  «nona arte», che vede una mostra dei dieci finalisti nella «Self area». 
Ricco è, infine, il cartellone degli incontri, tra cui si segnalano il ricordo di Alfredo Castelli e del suo impatto sull’immaginario fumettistico italiano (sabato 30 maggio, alle ore 14) e «Tutto fa storia»  (sabato 30 maggio, alle ore 18), panel dedicato alle grandi parodie disneyane: da Fantozzi a Francesco Totti, da Rugantino a Giacomo Puccini fino all’Eneide. 

«Torino Comics» non è, dunque, solo una semplice fiera di settore, ma un vero e proprio simposio della creatività contemporanea. Tra i colonnati e il portale juvarriano della Certosa reale, dove un tempo regnava il rigore della spiritualità monastica, vibreranno così le voci degli autori, l'energia vitale dei fan e le visioni cromatiche dei maestri del fumetto. In questo felice cortocircuito temporale, il festival ci ricorda che la fantasia non è un lusso. È il modo più antico che l’umanità conosca per raccontarsi e stare insieme.

Didascalie delle immagini
1. Locandina di «Torino Comics»; 2. Milo Manara, guest star della 30° edizione di «Torino Comics». Foto di Simona Florena; 3. Illustrazione per la locandina della mostra «Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia»; 4.  Illustrazione di Milo Manara per la copertina del secondo volume del romanzo «Il nome della rosa» di Umberto Eco; 5. Illustrazione di Milo Manara per l'opera su Caravaggio pubblicata da Panini Comics; 6. Illustrazione di Milo Manara con Miele; 7.Esempio di pittura Sumi-e su carta di riso 8.Esempio di origami; 8. Arazzo DK di Massaglia; 9. Autoritratto di Giorgio Cavazzano
  
Informazioni utili
# «Torino Comics» – 30° edizione. Certosa reale e parco Generale Carlo Dalla Chiesa, via Martiri XXX aprile, 16 – Collegno (Torino). Orari di apertura: tutti i giorni, ore 10:00-19:30. Biglietti: intero - in promo € 15,00 + diritti di prevendita fino a esaurimento, poi € 18,00 + diritti | ridotto (bambini 6-12 anni, over 65, persone con disabilità) € 15,00 + diritti di prevendita | ridotto cosplay: € 12,00 + diritti di prevendita | biglietto Family (2 adulti + 2 bambini 6–12 anni) € 46,00 + diritti di prevendita | prevendita on-line su ticketone.it. Ufficio stampa - Thunder Communication: Edoardo Parolisi 339 5996798|Alfonsa Sabatino 347 0151911 | comics@thundercommunication.it. Sito internet: https://torinocomics.it. Dal 30 maggio al 1° giugno 2026 

# «Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia». Parco Generale Carlo Dalla Chiesa - Sala delle arti, via Torino, 7 – Collegno (Torino). Orari di apertura: dal martedì al venerdì, dalle ore 15:00 alle ore 19:00; sabato e domenica, dalle ore 10:00 alle ore 19:00; lunedì chiuso. Biglietti: € 9,00 + diritti di prevendita | prevendite on-line su ticketone.it. Nota: non manca in mostra un bookshop, all’interno del quale è possibile acquistare le opere del maestro, litografie, poster autografati e merchandising a tema. Fino al 28 giugno 2026

lunedì 25 maggio 2026

«Circuit»: a Mestre un nuovo hub creativo sui new media e l’arte digitale

C’è una luce che, pur abbagliando lo sguardo, resta intrinsecamente fredda. È il riflesso bluastro degli schermi dei computer e degli smartphone, che se da un lato annullano le distanze geografiche, dall'altro consumano silenziosamente il nostro tempo e le nostre energie. Viviamo così in un’epoca di paradossale «abbronzatura digitale», in una saturazione di pixel che ci fa dimenticare il tocco autentico del sole sulla pelle. Questo disagio dei giorni nostri ha ispirato il titolo di «Sunburn» (in italiano «scottatura solare»), il progetto espositivo di Federica Di Pietrantonio (Roma, 1996) per «Circuit», piattaforma di ricerca sui nuovi media e l'arte digitale recentemente inaugurata a Mestre.

A pochi passi dal Centro culturale Candiani, polo che ha visto nei giorni scorsi la nascita di Muvec - Casa delle contemporaneità, il nuovo spazio nasce da un significativo intervento di rigenerazione urbana, della durata di due anni, che ha restituito vitalità a quattro locali commerciali a lungo rimasti inutilizzati, trasformando una superficie di oltre cento metri quadrati al civico 16 di Calle del Gambero in un nuovo baricentro per la ricerca artistica nel cuore della terraferma veneziana.

Sotto la guida del direttore Herwig Egon Casadoro Kopp (Heck), artista e filosofo il cui percorso di ricerca si concentra sull’impatto delle nuove tecnologie sulla società e sul sistema dell’arte contemporanea, e con un comitato organizzativo composto da Elena Casadoro Kopp, Francesca Fungher e Andrea M. Campo, la nuova realtà veneta vuole essere - dichiarano gli organizzatori - «un luogo insieme fisico e teorico per l’esplorazione, la riflessione critica e la resistenza alla trasformazione digitale totalizzante, un laboratorio aperto alla comunità, capace di generare incontri».
«Circuit» non è così solo uno spazio espositivo, ma un vero e proprio hub creativo, che accoglie un bookshop specializzato sui new media e uno spazio per incontri e corsi di formazione, e che ospita, al piano superiore, la redazione della rivista online art-frame e della casa editrice art-frame books.

La mostra inaugurale, curata da Laura Cocciolillo e accolta anche dagli spazi della Project Room in via Giordano Bruno 31, presenta nove opere cardine della ricerca di Federica Di Pietrantonio, artista laziale, vincitrice del premio Videocittà Awards 2024 e protagonista della diciottesima Quadriennale di Roma (2025), che - attraverso pittura, installazione e videoarte - indaga le forme di connessione e isolamento che definiscono l’esperienza contemporanea.

Il titolo della rassegna, «Sunburn», ha una funzione allegorica precisa e spietata. «Evoca una condizione ambivalente: esposizione e vulnerabilità, la scottatura della pelle non più abituata all’esposizione solare e all’ambiente esterno naturale. È una metafora dell’essere online oggi: costantemente esposti, connessi, irradiati da schermi che illuminano e consumano allo stesso tempo ma lontani dalla luce del sole», spiega la curatrice Laura Cocciolillo.

Il percorso espositivo, visitabile fino al 30 maggio, si configura come una discesa nelle sottoculture e comunità nate o radicalizzate nell’ecosistema digitale: dagli hikikomori ai gold farmer, da chi sceglie il ritiro sociale a chi abita economie virtuali parallele.
La mostra si apre con l’opera «SuspenseState» (2025), un’installazione ambientale che funge da soglia sensoriale tra il mondo organico e quello sintetico. L'artista manipola il concetto informatico di default sleep - lo stato di sospensione energetica di un sistema - trasponendolo in un’esperienza che ricalca i ritmi circadiani dell'essere umano, evidenziando un’inattesa sincronia tra cicli biologici e processi di calcolo. Un piumone con stringhe di codice stampate digitalmente e una traccia mp3 diffusa ambientalmente costruiscono uno spazio liminale dove hardware e corpo umano condividono un linguaggio comune di vulnerabilità e riposo. L’oggetto domestico per eccellenza, il letto, diventa interfaccia tra coscienza e macchina.
Le opere successive esplorano stati liminali e situazioni di equilibrio precario. Nel grande smalto su tela «Das Eismeer (office core)» (2024), Federica Di Pietrantonio compie un’operazione stilisticamente raffinata: il celebre dipinto di Caspar David Friedrich, emblema romantico del sublime, viene traslato in un paesaggio d’ufficio contemporaneo, con sedie da gaming, posture reclinate, schiene esposte. La pittura mantiene un'algida levigatezza che richiama lo schermo, eppure è il risultato di stratificazioni lente e irreversibili di smalto. In questo processo, l'immagine digitale - per sua natura effimera, a-temporale e infinitamente riproducibile - subisce una metamorfosi radicale: i pixel acquisiscono peso e si trasformano in una presenza fisica ingombrante. «Il quadro - afferma la curatrice - non simula lo schermo: lo re-incarna».
Nella serie «the edge of collapse» (2025), recentemente esposta alla Quadriennale di Roma e della quale a Mestre vengono presentate due opere, Federica Di Pietrantonio esplora, poi, la pratica del contatto visivo, l’incrocio degli sguardi con un avatar, mettendo in discussione il confine tra realtà e virtualità.

Infine, nella Project Room di via Giordano Bruno 31, la ricerca si espande in un ambiente installativo che intreccia immaginario videoludico, economia virtuale e desiderio di fuga. Qui il video «The Field» (2023) dialoga con opere come «screenshot 13_35_35» (2023) e «New Mod From Game…» (2023), in cui la stampa digitale su alluminio e il supporto monitor evocano la grammatica dell’interfaccia.

Come complemento alla mostra, di cui rimarrà documentazione in un catalogo di art-frame books, «Sunburn» presenta una serie di nove multipli d’artista in edizione di tre, dal titolo «echoes from the edge of collapse». Ogni elemento è costituito da due lastre di plexiglass unite con viti in acciaio inox, con la parte superiore retro-incisa a laser con frammenti narrativi prelevati dagli script delle opere. L’operazione richiama la tradizione della cultura elettronica e della programmazione, in cui sviluppatori e progettisti celano messaggi nascosti all’interno dell’hardware o del codice.
Come queste lastre di plexiglass - che rendono permanente ciò che era effimero, che solidificano il codice in materia - anche la pittura di Federica Di Pietrantonio svolge un compito discreto e necessario: toglie precarietà e dà materialità a un’esperienza che il digitale dissolve nel momento stesso in cui la produce e ci ricorda che dietro ogni schermo c’è sempre una persona.

Didascalie delle immagini
Federica Di Pietrantonio, «Sunburn». Vista dell'installazione. Foto di Massimo Pastore; nell'ultima foto: Bookshop di Circuit. Foto di Massimo Pastore  

Informazioni utili 
Federica Di Pietrantonio, «Sunburn». Circuit, Calle del Gambero 16 / Project Room, Via Giordano Bruno 31 - Mestre (Venezia). Orari: mercoledì–venerdì, 11–13 e 15–18. Ingresso gratuito. Catalogo: Circuit / art-frame books | con saggi di H.E. Casadoro-Kopp, V. Catricalà, L. Cocciolillo e L. Aspesi | euro 18,00. Sito internet: https://www.circuit-space.art. Fino al 30 maggio 2026