Scrittore, traduttore, consulente editoriale e intellettuale eclettico, Carlo Fruttero è noto soprattutto per il suo sodalizio con Franco Lucentini, con cui ha firmato alcune delle opere più significative della narrativa italiana contemporanea, tra cui il celebre romanzo giallo «La donna della domenica» (1972). Ma l’autore, insignito dei premi Campiello e Chiara alla carriera, è stato anche un lettore onnivoro, metodico, curioso e privo di gerarchie. Grandi classici, fantascienza, gialli, storie di fantasmi e di guerra, libri su casi di cronaca nera, drammi e fumetti sono finiti, l’uno accanto all’altro, nella sua libreria.
In occasione del centenario dalla nascita, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che conserva l'archivio personale dell'autore torinese, ne racconta l’universo sfaccettato, la pratica letteraria fondata sulla lettura e sulla scrittura a quattro mani e in solitaria, attraverso la mostra «Il Club Fruttero», allestita al Circolo dei lettori e delle lettrici, nelle sale barocche di Palazzo Graneri della Roccia a Torino, per la curatela di Rossella Marino.
L’esposizione, realizzata con il coinvolgimento diretto delle eredi Carlotta e Federica Fruttero, propone un percorso tematico che si concentra non tanto sulla biografia dell’autore quanto sul suo «modo di lavorare». L’obiettivo è quello di restituire una dimensione processuale dell’attività compositiva ed editoriale di Carlo Fruttero, mostrando come testi, idee e progetti nascano da una pratica quotidiana di lettura, annotazione, scrittura e riscrittura. Siano cioè frutto di un processo lento, stratificato e mai lineare, che ha visto lo scrittore lavorare per accumulo e trasformazione, tornando spesso sui suoi testi, per smontarli e ricomporli in una forma nuova.
Va, inoltre, sottolineato che questo metodo si colloca pienamente in una tradizione novecentesca in cui la scrittura non è più pensata come un gesto isolato, ma come il risultato di un intreccio di pratiche culturali: leggere, tradurre, lavorare in editoria e scrivere diventano così attività inseparabili; si alimentano e si arricchiscono reciprocamente.
Nella mostra, manoscritti, taccuini, lettere, documenti editoriali, fotografie, materiali promozionali, appunti vergati con l’amato Tratto Pen su fogli volanti (perfino su materiali occasionali e di recupero come le veline delle scarpe), nonché l’inseparabile Olivetti Valentine rossa scorrono sotto gli occhi del visitatore, accanto ad aforismi che ci interrogano sul conformismo culturale e sociale del Novecento e dei giorni nostri, diventando tracce di un pensiero brillante, in perenne e instancabile movimento.
Tra i materiali presentati emergono documenti meno noti come la prima traduzione pubblicata da Carlo Fruttero, risalente al 1946: una pièce di Jean Cocteau, dal titolo «Les Mariés de la Tour Eiffel», per la rivista teatrale «Il Dramma».
Sono esposti anche il taccuino preparatorio per «La linea di minor resistenza» (2012), una delle ultime opere pubblicate, una sorta di testamento umano «cesellato parola per parola», e una lettera inedita della fotografa, scrittrice e attivista Carla Cerati che racconta di aver rinunciato a una manifestazione pro-Vietnam per continuare a leggere «La donna della domenica», avvinta dalla bellezza del romanzo.
Un nucleo centrale della rassegna è dedicato alla collaborazione con Franco Lucentini, uno dei sodalizi più longevi e produttivi della letteratura italiana. I materiali legati al romanzo «A che punto è la notte» (1979), costruito nell’arco di sette anni, mostrano quanto la scrittura fosse, per i due autori, un lavoro condiviso in cui la costruzione del testo era frutto di negoziazione e stratificazione.
Accanto alla produzione narrativa, l’esposizione torinese mette in luce anche il ruolo di Carlo Fruttero come consulente editoriale. La sua attività per collane quali «Urania», storico punto di riferimento della fantascienza in Italia, e «Presa diretta», serie di libri polizieschi e noir dalle scelte culturali controcorrente e anticonformiste, uscita tra gli anni Sessanta e Settanta, testimonia una concezione dell’editoria come spazio critico, in cui «pubblicare significa scegliere ed esporsi», vuol cioè dire non selezionare per confermare, ma per discutere e mettere in discussione. Pubblicare era, dunque, per Carlo Fruttero una forma di responsabilità culturale, prima ancora che commerciale.
C’è in mostra anche una sala dedicata alla trasmissione televisiva «L’arte di non leggere», andata in onda negli anni Settanta sulla Rai, che insiste su quest’ultimo aspetto. Qui, l’intellettuale piemontese proponeva, con il collega Franco Lucentini, un’idea controcorrente, lontana dalla logica di consumo che dominava e domina il mercato editoriale. In studio non si facevano né classifiche né celebrazioni rituali. Si parlava di libri come si farebbe tra lettori esigenti: scegliendo, scartando, conversando. Con leggerezza, ma senza superficialità. Il punto non era leggere tutto - impresa impossibile - ma orientarsi, capire cosa merita davvero attenzione, difendere il diritto di avere gusti personali.
Uno scambio epistolare con Samuel Beckett, scrittore e drammaturgo irlandese del quale Carlo Fruttero curò le edizioni italiane di «Aspettando Godot» e «Finale di partita», uscite nel 1961 per i tipi di Einaudi, evidenzia, invece, la complessità del lavoro di traduzione, un processo di interpretazione e mediazione culturale che si muove tra scelte di parole e aggiustamenti continui del periodiare. Queste lettere documentano, dunque, come tradurre non sia mai un gesto neutro, ma sia sempre un compito silenzioso e spesso invisibile al grande pubblico, fondamentale, però, per la circolazione dei testi e per la loro comprensione in differenti contesti culturali.
La mostra è, poi, affiancata da una serie di appuntamenti, che ne ampliano il racconto e ne attivano i contenuti in forma partecipata. Il «Club Fruttero» sarà, per esempio, presente, al Salone internazionale del libro di Torino (dal 14 al 18 maggio), con uno stand ispirato al salotto televisivo della trasmissione «L’arte di non leggere», che ospiterà una sfida a colpi di incipit, la premiazione di un concorso per le scuole e la presentazione degli eventi estivi in Maremma.
Nel pomeriggio di sabato 14 maggio (alle 18), lo spazio si animerà, tra l’altro, con la conferenza «Fruttero100. Cretini, nottambuli e altre storie», dedicata a una figura centrale dell’immaginario del duo Fruttero & Lucentini, quella del cretino, chiave ironica e critica per mettere in scena il conformismo del mondo moderno. Parteciperanno all’appuntamento Carlotta Fruttero, Michele Serra, Alessandro Piperno, Angela Finocchiaro e Giacomo Papi.
A seguire, venerdì 29 maggio (dalle 10 alle 18), il Circolo dei lettori e delle lettrici farà da scenario alla maratona di lettura «Frullato Fruttero»: una staffetta di voci per attraversare testi, generi e stagioni dell'intellettuale torinese, arricchita dalla proiezione di un'intervista a cura di Fabio Fazio. La giornata si concluderà al Teatro romano, nell'area archeologica adiacente ai Musei reali di Torino, con le immagini e le atmosfere del film «La donna della domenica» (1975), diretto da Luigi Comencini e con Marcello Mastroianni nei panni del commissario Santamaria.
Seguirà, in settembre, una passeggiata letteraria, a cura della compagnia teatrale Confine Zero, nella pineta di Roccamare, nel Grossetano, un luogo amato da Carlo Fruttero, che ha ispirato il libro «Enigma in luogo di mare» (1991). Mentre, in autunno, uscirà «365 Notes», libro strenna della Fondazione Mondadori, a cura di Domenico Scarpa, sui taccuini dello scrittore, che verrà presentato, in ottobre, al Grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino e, successivamente, a BookCity Milano (dal 23 al 29 novembre).
A distanza di oltre un decennio dalla sua scomparsa, Carlo Fruttero continua, dunque, a parlarci con una voce sorprendentemente nitida. Non tanto attraverso le sue opere più note, quanto nel modo in cui le ha costruite: pazientemente, tra appunti, letture, ripensamenti. In un panorama culturale dominato dalla velocità e dalla sovrapproduzione, il metodo dell’intellettuale piemontese - fatto di lentezza, attenzione e spirito critico - suona sicuramente controcorrente e proprio per questo motivo appare quanto mai necessario. La mostra «Il Club Fruttero» riesce così in un’operazione non scontata: trasformare un anniversario in un’occasione di riflessione viva, in un invito a riscoprire il tempo calmo della scrittura e della lettura, la cultura come forma di resistenza alle brutture del mondo.
Informazioni utili
Il Club Fruttero. La mostra. Circolo dei lettori e delle lettrici - Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9 - Torino. Orari di apertura: da lunedì a sabato, ore 9:30-21. Ingresso libero. Siti internet: https://www.ilclubfruttero.it | https://www.circololettori.it | https://www.fondazionemondadori.it. Ufficio stampa: laWhite, press office and more, faam@lawhite.it. Fino al 31 maggio 2016














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