In questa stanza dove Sigmund Freud ideò e in parte scrisse la sua opera più rivoluzionaria, «L’interpretazione dei sogni» (1900), l’artista, filosofa e psicoanalista israeliana Bracha L. Ettinger (Tel Aviv, 1948) porta, nella settimana inaugurale della 61. Esposizione internazionale d’arte di Venezia, la mostra «Bracha. The Room Is Shared», a cura di Christov-Bakargiev.
Per sette giorni (da lunedì 4 a domenica 10 maggio) la camera freudiana, oggi all’interno di quello che dal 1987 è l’Hotel Metropole, viene trasformata in uno spazio pittorico e psichico, immersivo e raccolto, abitato da sette dipinti a olio, realizzati tra il 2006 e il 2025. Le superfici pittoriche dei quadri - attraversate da velature malva, rossi profondi e bianchi lattiginosi - non offrono immediatamente allo sguardo i soggetti ritratti. Volti spettrali e corpi dalle forme tremule emergono lentamente, come memorie che affiorano, e sembrano subito scomparire. Non si mostrano; si lasciano solo intravedere.
I titoli stessi dei dipinti compongono una geografia simbolica densa di significati: «Ophelia, Medusa n. 1» (2006–2013), «Angel of Carriance» (n. 2, 2015-2021 e n. 3, 2017–2021), «Annunciation - Birthing - Pieta n. 4» (2017–2021), «Annunciation, Birthing and a Girl» (2017–2023), «Angel of Carriance - Halala n. 3» (2017–2024) e «Eros – Pieta n. 7» (2019).
Immagini della tradizione occidentale come la shakespeariana Ofelia e la mitologica Medusa si sovrappongono, dunque, a una figura inventata dalla stessa artista: l'angelo della «carriance», termine in cui si fondono le azioni del «sostenere» e del «prendersi cura», per indicare un atto di trasporto compassionevole verso l'altro.
C’è così un sottile filo rosso a legare questo soggetto iconografico con il contenitore espositivo, un edificio, eretto nel 1346 per decreto del Senato della Serenissima, che ha attraversato i secoli cambiando funzione, senza mai perdere la propria vocazione di luogo di accoglienza, educazione e cura. Queste mura sono, infatti, state una casa per gli orfani di Venezia, una scuola di musica per giovani donne, un luogo di soggiorno per figure come Marcel Proust e Thomas Mann e, negli anni della Seconda guerra mondiale, un ospedale militare che guariva i feriti di ritorno dal fronte.
Accanto ai dipinti, dettati dal subconscio e frutto di un lavoro lungo e certosino, la mostra presenta anche alcune opere video inedite, che estendono il principio della stratificazione di memorie e risonanze al tempo cinematografico, e un’installazione di conchiglie, modellate dalle maree e dal tempo, e di cardo mariano. Questa pianta medicinale porta con sé una leggenda: si dice che cresca nel deserto grazie alle gocce di latte cadute dalla Vergine mentre allattava Gesù. È, dunque, un emblema silenzioso di nutrimento e resilienza in un mondo frammentato.
La camera dell’Hotel Metropole si trasforma così in quello che l’artista chiama uno spazio «matrixiale». Per comprendere questa parola - inventata a partire dal termine latino «matrix», che significa insieme «utero», «origine» e «registro» - è necessario entrare brevemente nel territorio della riflessione teorica di Bracha L. Ettinger come psicoanalista.
A partire dagli anni Novanta, la studiosa ha elaborato una proposta alternativa al dogma freudiano della soggettività come separazione traumatica dal corpo materno. A differenza del neurologo austriaco, l’artista ha proposto una visione relazionale prenatale dell’essere, nella quale io e non-io convivono e coesistono. Questa intuizione ha avuto conseguenze etiche sulla sua arte, caratterizzata da un'ampia riflessione sulla memoria collettiva e profondamente segnata dalla storia dei suoi genitori, sopravvissuti all'Olocausto.
Per Bracha L. Ettinger, la pittura non è soltanto rappresentazione. È un gesto, per sua stessa definizione, di «borderlinking» (connessione ai confini) e di «co-emergence» (co-emersione). Come osserva Christov-Bakargiev, che ha già curato esposizioni della pittrice alla 14ª Biennale di Istanbul (2015) e al Castello di Rivoli (2021–2023), questa mostra ci invita, dunque, a «sentire-con» piuttosto che a «guardare-a», creando un dialogo tra artista e spettatore, memoria individuale e trauma collettivo, che abbraccia le nostre fragilità e invita all’attenzione e alla cura.
C'è, poi, qualcosa di deliberatamente controcorrente in questo progetto espositivo. Nei giorni in cui Venezia diventa il palcoscenico più affollato, rumoroso e mediatizzato dell'arte contemporanea mondiale, «Bracha. The Room Is Shared» si propone come una «piccola» mostra, forse la più piccola di Venezia, con i suoi sette dipinti in una sola stanza, visitabili da gruppi di otto persone (ogni trenta minuti e con la prenotazione obbligatoria) e con il silenzio come conditio sine qua non dell'esperienza immersiva.
Lasciandosi alle spalle le ombre malva di corpi evanescenti e il profumo del cardo selvatico, resta la sensazione di aver respirato, come dice l’artista, «con-in-per» per l'altro. Bracha L. Ettinger non ci lascia risposte, ma ci restituisce una certezza: nell’increspatura di un riflesso o nel silenzio di una ferita, non siamo mai veramente soli. Siamo parte di un respiro comune, fili di una trama che continua a tessersi, ostinatamente, contro il buio della storia.
Lasciandosi alle spalle le ombre malva di corpi evanescenti e il profumo del cardo selvatico, resta la sensazione di aver respirato, come dice l’artista, «con-in-per» per l'altro. Bracha L. Ettinger non ci lascia risposte, ma ci restituisce una certezza: nell’increspatura di un riflesso o nel silenzio di una ferita, non siamo mai veramente soli. Siamo parte di un respiro comune, fili di una trama che continua a tessersi, ostinatamente, contro il buio della storia.
Didascalie delle immagini
1. Bracha L. Ettinger, Angel Waterdreaming, 2025, fotogramma da video digitale animato; 2. Bracha L. Ettinger. Photo M. L. Gioffre. Courtesy the artist; 3. Archival image of the Hotel Metropole, Venice; 4. Da sinistra a destra: Ophelia, Medusa n. 1, 2006-2013, olio su carta riportata su tela, 28 x 24,5 cm; Angel of Carriance n. 3, 2015-2021, olio su tela, 20 x 20 cm; Annunciation – Birthing – Pieta n. 4, 2017-2021, olio su tela, 25 x 25 cm; Angel of Carriance n. 2, 2017-2021, olio su tela, 25 x 25 cm; 5. Da sinistra a destra,Annunciation, Birthing and a Girl, 2017-2023, olio su tela, 50 x 43,5 cm; Angel of Carriance – Halala n.3, 2017-2024, olio su tela, 50 x 50 cm; Eros – Pieta n. 7, 2019, olio su tela, 25 x 25 cm
Informazioni utili
«Bracha. The Room Is Shared». Hotel Metropole, Riva degli Schiavoni 4149 (Vaporetto: San Zaccaria) - Venezia . 4–10 maggio 2026. Curata da Carolyn Christov-Bakargiev. Orari: 4–9 maggio, 10:00–20:00 | 10 maggio, 10:00–13:00. Visite ogni 30 minuti in gruppi di otto persone. Prenotazione anticipata obbligatoria a questo link: https://www.eventbrite.com/e/bracha-l-ettinger-bracha-the-room-is-shared-tickets-1983794687312. Pubblicazioni: la mostra è accompagnata da un leporello d’artista realizzato appositamente, concepito come estensione del progetto. Sarà inoltre disponibile una nuova monografia intitolata Bracha Lichtenberg Ettinger, curata da Marie Siguier e Laure Chauvelot del Centre Pompidou insieme all’artista, pubblicata in francese e inglese da Skira, Parigi. Contiene, tra gli altri, saggi di Carolyn Christov-Bakargiev, Donatien Grau, Laure Chauvelot / Marie Siguier e Griselda Pollock, nonché un’intervista di Hans Ulrich Obrist. Ufficio stampa Italia: stampa@stilema-to.it. Dal 4 al 10 maggio 2026

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