Un artista toscano tra spiritualità ecologica ed esistenziale
Tra i protagonisti dell’ultima edizione della Biennale d’arte di Venezia, dove espone la sua opera «Il potere dell’amore» nel Padiglione della Guinea Equatoriale a Palazzo Donà delle Rose, Andrea Roggi nasce il 2 luglio 1962 a Castiglion Fiorentino, nella Val di Chiana aretina, da una famiglia contadina. L’infanzia nelle campagne toscane, il legame fisico con la terra, la radice agreste che lo lega ai suoi cari diventano il fondamento simbolico di tutta la sua poetica.
Dopo aver frequentato per alcuni mesi, nel 1982, appena ventenne, lo studio dello scultore Enzo Scatragli, l’artista apprende le prime nozioni di fusione a cera persa e inizia a costruire il proprio vocabolario plastico.
La svolta arriva durante una visita nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze: davanti all’affresco della «Trinità» di Masaccio, con la sua illusione ottica che sembra trasformare una superficie bidimensionale in uno spazio profondo e tridimensionale, il giovane matura la propria concezione della scultura come atto di presenza nel mondo.
Nel 1991 fonda, nella città natale, il suo laboratorio di lavoro, dove sviluppa un’instancabile ricerca creativa strutturata attorno ad alcuni nuclei tematici universali: l’amore, la pace, il tempo, la memoria, la spiritualità, la conoscenza, l'energia vitale, il rapporto simbiotico tra l’essere umano e la natura. Nascono così cicli tematici come «Imagine» (ispirato all’omonima canzone di John Lennon), «L’albero della vita», «Il volo della conoscenza» e «Il tempo», ma anche il progetto «Il parco della creatività» a Marciano, che coinvolge i più giovani con l’iniziativa «Art for Young».
La cifra stilistica più riconoscibile delle opere dello scultore si esprime nella reinterpretazione della figura umana, che spesso si fonde e si confonde con elementi vegetali, in particolare con l'albero di ulivo. Nelle mani di Andrea Roggi, la pianta cessa di essere un mero elemento naturalistico per farsi archetipo: simbolo di pace e di rigenerazione, con le sue radici profonde ben salde nella terra della memoria collettiva che tuttavia si protendono, attraverso i rami, verso il cielo della conoscenza e del futuro. L’artista toscano celebra così una spiritualità ecologica ed esistenziale, in cui ogni nascita è una rinascita e l'amore si configura come l'unica forza motrice dell'universo.
Tutte queste sue sculture sono accomunate da superfici dinamiche e slanci aerei e verticali; il bronzo sembra, infatti, voler sfuggire alla propria ponderosità e solidità per ascendere verso qualcosa di immateriale. Dal 2018 questa direzione di ricerca viene ulteriormente approfondita con l’invenzione della cosiddetta fusione dinamica, una tecnica originale, con tanto di brevetto, che fa sembrare l’opera ancora in movimento nel momento della solidificazione.
Il Mediterraneo come spazio poetico e culturale
Il progetto «Mare Nostrum» nasce da una domanda precisa: cosa accade quando la scultura monumentale lascia lo spazio neutro della galleria o del museo per confrontarsi con il paesaggio storico, con la luce specifica di un luogo, con la memoria collettiva di una città affacciata sul mare? Il Mediterraneo, evocato nel titolo con l’espressione latina usata dagli antichi romani, non è per Andrea Roggi uno sfondo geografico ma una categoria culturale: lo spazio in cui civiltà diverse si sono incontrate, contaminate e riconosciute attraverso secoli di scambi, migrazioni e linguaggi condivisi.
Il progetto si struttura come un itinerario diffuso, secondo una modalità espositiva che l’artista ha già sperimentato con successo in esperienze precedenti, come la recente mostra «Radici di umanità» nella Valle d’Itria. In ciascuna di queste occasioni la scultura si è fatta presenza viva nel tessuto urbano, non ornamento ma interlocutore, un oggetto che chiede all’osservatore di fermarsi, di confrontare la propria corporeità con la materia bronzea, di misurare la propria storia con quella del luogo. In «Mare Nostrum» questo dialogo si arricchisce di una dimensione ulteriore: il mare come denominatore comune, come forza che accomuna identità geograficamente distanti.
Le tappe in Liguria: Portofino, Genova, Alassio
Il percorso di inaugurazioni ha avuto avvio, nel mese di marzo, dal borgo ligure di Portofino, un anfiteatro naturale dove mare e vegetazione si abbracciano in un equilibrio perfetto di rara armonia. In questo scenario, dove il bronzo dialogherà con l’azzurro del mare e del cielo, rimarranno installate, fino al prossimo 30 agosto, le sculture «Levitas», in piazza Martiri dell’Olivetta, e «L’amore genera vita», in via Roma. La prima opera, a pochi passi dal porto, nasce dal tema dell’acqua, sorgente primordiale e principio generatore di vita: un uomo e una donna, a cavallo di un'onda marina, si incontrano e si uniscono in un gesto ascensionale. Il secondo lavoro raffigura, invece, un albero d'ulivo con le radici sottostanti ben visibili, inscritte in una forma sferica: è un auspicio di crescita, ma anche un richiamo al ciclo della vita.
Successivamente, ovvero nella giornata del 20 maggio, è stato tagliato il nastro al percorso espositivo che animerà, fino al prossimo 5 novembre, la città di Genova, antica Repubblica marinara, che per secoli fu punto di partenza per navi mercantili dirette verso il Mediterraneo orientale, il nord Africa e oltre, portando inscritta nella propria topografia l’esperienza millenaria dell’incontro tra culture eterogenee.
Le opere distribuite nel tessuto della «Superba», così chiamata da Francesco Petrarca, interagiscono con luoghi carichi di storia e di significato simbolico. In piazza De Ferrari, punto di connessione tra il centro storico e la modernità Liberty di via XX settembre, è stata collocata «Ki», una grande scultura dedicata all’energia vitale che attraversa l’esistenza e che, tramite il simbolo dell’albero della vita, mette in relazione passato, presente e futuro in un equilibrio profondo tra memoria, amore e possibilità di rinascita. Al Porto Antico, quello stesso spazio che è il cuore economico del capoluogo ligure e che Renzo Piano ha restituito alla città nel 1992 come luogo di cultura e di incontro civico, si trova «Il volo della conoscenza», che raffigura una figura femminile sospesa nell’aria, simbolo di libertà e di elevazione morale. Alla Stazione Brignole, nodo di transito e di attraversamento, trova, invece, posto l’opera inedita «Le radici della rinascita», dedicata al ciclo dell’albero della vita e incentrata sull'ibridazione formale tra un corpo umano e delle strutture arboree, in una riflessione sul tempo e sulla possibilità di un rinnovamento fondato su amore, altruismo e nuova consapevolezza. In piazza Fontane Marose, infine, è collocata «Campana incontro dei popoli», le cui figure antropomorfe intrecciate celebrano l'alterità e il dialogo interculturale come unici antidoti alla disgregazione sociale, trasformando il bronzo in un inno alla pace comunitaria.
L’ultima tappa in Liguria è Alassio, dove il 6 giugno, in occasione dell’inaugurazione del percorso espositivo, che rimarrà visibile fino al prossimo 5 novembre, Andrea Roggi ha ricevuto la propria mattonella sul celebre Muretto, la struttura nata nel 1953 da un’idea di Mario Berrino e Ernest Hemingway, oggi ricoperta di oltre mille piastrelle che recano le firme di personaggi come Vittorio De Sica, Jean Cocteau, Fabrizio De André e Lucio Dalla.
Per l’occasione sul molo è stata installata «L’amore genera vita», opera che intreccia il tema della sfera, simbolo del mondo e del ciclo dell’esistenza, con quello dell’albero, evidenziando così la fragilità intrinseca dell'ecosistema globale ma anche la sua inesauribile capacità di autorigenerazione. In corso Dante Alighieri ha trovato, invece, spazio «Immagina un mondo nuovo», scultura che evoca attraverso la forma dell’ulivo i temi della pace, della vita e della rigenerazione. Una versione in formato ridotto di questo lavoro è stata collocata direttamente sul Muretto di Alassio, accanto alla scultura bronzea «Innamorati» di Eros Pellini, diventando così un invito a credere in un presente più umano e virtuoso, capace di generare armonia, nuova vita e una visione positiva del domani.
La Sardegna e l’Elba: paesaggio e identità storica
Il progetto approderà, quindi, in Sardegna, dove tra il 25 e il 27 luglio verranno inaugurati i percorsi espositivi ideati per Porto Cervo, Arzachena e Porto Rotondo con l’installazione di dodici opere. Questi luoghi appartengono a uno dei tratti costieri più rinomati del Mediterraneo, la Costa Smeralda, i cui cinquantacinque chilometri di territorio hanno conosciuto a partire dagli anni Sessanta del Novecento una trasformazione radicale grazie alla visione del principe Karim Aga Khan IV, che intuì nella bellezza incontaminata della Gallura le condizioni per un turismo d’élite e di alta qualità.
La scelta di queste cittadine per il progetto «Mare Nostrum» non è priva di significato. La Sardegna è una regione in cui il Mediterraneo conserva ancora la forza di un mito primordiale; è un’isola in cui l’uomo convive con la natura, il vento, la luce cristallina del sole e la salsedine, oltre che con una memoria antica come avviene, per esempio, a Arzachena con le tombe dei giganti e le necropoli della Cultura dei circoli. Se, dunque, nel contesto ligure l'opera d'arte si è misurata con la stratificazione storica di piazze e architetture urbane, in terra sarda il bronzo di Andrea Roggi sarà chiamato a dialogare con la monumentale e primordiale macchia mediterranea.
In questo contesto, in cui il legame atavico tra uomo e ambiente conserva una potenza intatta e quasi epica, le sculture dell’artista toscano - con la loro vocazione all’ascensione, con i rami di bronzo che si aprono verso il cielo, con le sfere che sembrano trattenere la forma del mondo - troveranno un interlocutore di straordinaria intensità.
All’Isola d’Elba è, invece, in programma, dal 19 giugno, la mostra diffusa «50 Years of Creation», già presentata a Parigi. Dai disegni preparatori ai dipinti, dalle sculture alle sperimentazioni più recenti, l'esposizione ricostruisce la carriera del maestro toscano, in un percorso diffuso nelle residenze napoleoniche, tra la Palazzina dei Mulini e villa di San Martino, per giungere fino al molo di Portoferraio. Questa rassegna non costituisce un'entità separata, ma rappresenta un contrappunto concettuale perfetto a «Mare Nostrum». All'Elba, il tema del Mediterraneo si fonde con la grande storia europea e con i concetti filosofici di approdo e di esilio, in relazione alla figura di Napoleone Bonaparte che qui visse tra il 1814 e il 1815. Le sculture bronzee, dialogando con le severe architetture napoleoniche e con le banchine del porto, interrogheranno il visitatore sul destino dell'uomo, sul senso del potere, sulla transitorietà delle imprese umane, mentre il mare fare da scenografica quinta teatrale.
Arte pubblica e genius loci: una riflessione conclusiva
In tutte queste tappe c’è un’immagine che ritorna: quella del bronzo che incontra l’acqua. Non nel senso letterale - anche se alcune sculture sono collocate nei pressi del mare, dei porti e dei moli - ma in senso più profondo. La scultura di Andrea Roggi ha, infatti, la qualità di trattenere la luce nello stesso modo in cui la trattiene il mare: non riflettendola specularmente, ma assorbendola e restituendola trasformata, con qualcosa di aggiunto, che modifica la nostra percezione e attiva relazioni tra passato e presente, individuo e comunità, natura e cultura. L’arte pubblica non è, dunque, per lo scultore toscano un semplice arredo urbano, ma un atto di profonda archeologica spirituale che nasce dal confronto con il genius loci, ovvero con le caratteristiche proprie di uno spazio geografico.
In sintesi, Genova con la sua storia di attraversamenti, Alassio con il suo Muretto che raccoglie le firme del Novecento, Portofino con il suo anfiteatro naturale, la Sardegna con la sua luce arcaica, l’Elba con la sua parentesi napoleonica sono le tappe di un viaggio che, questa estate, racconta il nostro mare e la sua memoria storica, ma invita anche a riflettere sul rapporto dell’uomo con la natura, sul valore delle radici e sulla ricerca di armonia nel mondo contemporaneo.
In tutte queste tappe c’è un’immagine che ritorna: quella del bronzo che incontra l’acqua. Non nel senso letterale - anche se alcune sculture sono collocate nei pressi del mare, dei porti e dei moli - ma in senso più profondo. La scultura di Andrea Roggi ha, infatti, la qualità di trattenere la luce nello stesso modo in cui la trattiene il mare: non riflettendola specularmente, ma assorbendola e restituendola trasformata, con qualcosa di aggiunto, che modifica la nostra percezione e attiva relazioni tra passato e presente, individuo e comunità, natura e cultura. L’arte pubblica non è, dunque, per lo scultore toscano un semplice arredo urbano, ma un atto di profonda archeologica spirituale che nasce dal confronto con il genius loci, ovvero con le caratteristiche proprie di uno spazio geografico.
In sintesi, Genova con la sua storia di attraversamenti, Alassio con il suo Muretto che raccoglie le firme del Novecento, Portofino con il suo anfiteatro naturale, la Sardegna con la sua luce arcaica, l’Elba con la sua parentesi napoleonica sono le tappe di un viaggio che, questa estate, racconta il nostro mare e la sua memoria storica, ma invita anche a riflettere sul rapporto dell’uomo con la natura, sul valore delle radici e sulla ricerca di armonia nel mondo contemporaneo.
Informazioni utili
Mare Nostrum | Opere di Andrea Roggi
Liguria: Portofino, Genova, Alassio | Estate 2026
Sardegna: Porto Cervo, Arzachena, Porto Rotondo | 25–27 luglio 2026
50 Years of Creation | Isola d’Elba, dal 19 giugno 2026
Siti internet: https://www.andrearoggi.com/ | https://www.ravagnangallery.com/








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