Scenario dell’appuntamento saranno le OGR - Officine grandi riparazioni di Torino, uno degli esempi più eloquenti di rigenerazione urbana nel panorama europeo contemporaneo, costruite tra il 1885 e il 1895 come complesso industriale per la manutenzione dei veicoli ferroviari, che, dopo un lungo periodo di abbandono, sono state restituite alla città nel 2017 e sono oggi un hub culturale e tecnologico di circa 35.000 metri quadrati.
Qui, nella Sala Fucine, «The Phair» presenta la sua settima edizione, riunendo quarantadue gallerie italiane e internazionali in un percorso espositivo unitario, che dà vita non a un semplice evento mercantile, ma a un vero e proprio cantiere creativo, dagli spazi uniformi e con un’idea curatoriale ben delineata, in cui centinaia di fotogrammi restituiscono una visione corale e organica che interroga la complessità del nostro tempo attraverso il medium fotografico.
La partecipazione internazionale si conferma robusta e in crescita: oltre alle gallerie italiane provenienti da Milano, Torino, Bologna, Roma, Genova e altre città, sono presenti istituzioni e spazi espositivi che giungono sotto la Mole da Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Montenegro e Svezia. Tra i nomi di spicco figurano Albumen Gallery di Londra, Jaeger Art di Berlino, Galerie Ira Leonis di Arles, Willas Contemporary di Stoccolma e Gian Enzo Sperone da Sent, nella Bassa Engandina.
Il comitato curatoriale, rinnovato e ampliato, riflette l'approccio multidisciplinare della fiera. Vi siedono galleristi come Umberto Benappi, collezionisti come Emilio Bordoli e Massimo Prelz Oltramonti, curatori come Lorenzo Bruni, esperti di mercato come Brandei Estes (già Head of Photography da Sotheby's), artisti come il fotografo Valerio Tazzetti, e professionisti della comunicazione come la giornalista e curatrice Carla Testore.
In un'epoca in cui l'immagine è prodotta, riprodotta e consumata in quantità vertiginose, «The Phair» sceglie la direzione opposta: quella della lentezza, della qualità, della complessità. Tra documento e interpretazione, tra permanenza e trasformazione, ogni opera presentata in fiera apre uno spazio di lettura, una soglia attraverso cui osservare la complessità del reale.
Emblematica in tal senso è la scelta dell'immagine guida di questa edizione: una fotografia di Nanda Lanfranco, scattata nel 1991, che ritrae Giuseppe Penone negli spazi del Castello di Rivoli. L'opera mostra l’artista come corpo in movimento, cogliendolo nell'attraversamento di una soglia immaginaria tra permanenza e trasformazione. Lo scatto diventa così una metafora perfetta per la vocazione della fiera sabauda e, al contempo, un omaggio alla profondità del legame tra la fiera, Torino e le sue istituzioni culturali.
La pluralità di approcci e linguaggi è del resto uno dei tratti più caratteristici di questa nuova edizione di «The Phair». Il visitatore può, per esempio, incontrare lungo il percorso un’indagine sulla natura, letta nella sua dimensione simbolica e trasformativa, come avviene nello scatto «Clematis Tangutica» di Helene Schmitz, presentata dalla galleria Willas Contemporary di Stoccolma. L’artista svedese si sofferma, qui, sui dettagli strutturali delle piante con una sensibilità quasi microscopica.
Mentre nell’opera «Sigos mes pasos» della fotografa cubana Keila Guilarte, proposta da Tallulah Studio Art di Milano, è centrale una riflessione sullo spazio urbano e sulla memoria dallo sguardo intimo: una scarpetta consumata dall'uso estremo diventa testimonianza di dedizione assoluta e incarnazione di un percorso di vita.
La dimensione ambientale e la responsabilità etica dell'immagine emergono, invece, con forza nel lavoro di Nick Brandt, esposto dalla Willas Contemporary di Stoccolma. Le opere in fiera appartengono alla serie «The Day May Break», realizzata tra Kenya, Zimbabwe, Bolivia, Fiji e Giordania. Si tratta di un'indagine potente sull'impatto della distruzione ambientale e del cambiamento climatico sulle comunità più vulnerabili e sul mondo naturale. Questo progetto, insieme duro e poetico, tesse un dialogo tra la fiera e il festival di fotografia «Exposed», e più precisamente con la rassegna dell’artista londinese allestita, fino al 6 settembre, alle Gallerie d'Italia di Torino, spazio di Intesa Sanpaolo, dove sono presenti sessanta immagini di persone e animali che si confrontano con la crisi ambientale.
Mentre la dimensione contemplativa è al centro del lavoro di Paul Cupido, portato nella Sala Fucine dalla MC2 Gallery, con sede a Milano e Tivat (in Montenegro), che trae ispirazione dal concetto giapponese di Mu, ovvero il vuoto, l'assenza significante.
La riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente naturale anima, invece, la ricerca dal norvegese Rune Guneriussen, presentato dalla Marcorossi Artecontemporanea, galleria attiva tra Milano, Pietrasanta, Roma, Torino e Verona. Sul versante concettuale, Giulio Paolini, in mostra grazie a Tucci Russo Studio per l'arte contemporanea di Torre Pellice, costruisce un teatro dell'evocazione che interroga il senso stesso dell'esporre: «cosa significa mostrare? Chi vede e cosa?» sono le domande a cui l’artista prova a dare risposta.
Uno dei temi più stimolanti di questa edizione è, infine, il confronto con la fotografia di moda come pratica artistica e patrimonio culturale. La fiera ospita quattro autori che, in modi diversi, hanno ridefinito i confini tra immagine editoriale e opera d'arte.
Si inizia con Giovanni Gastel, uno dei maestri della fotografia dell’haute couture, con all’attivo collaborazioni con «Vanity Fair», «Vogue» e le principali maison internazionali, rappresentato in fiera dalla Photo & Contemporary di Torino. Le opere presentate a «The Phair» - tra cui alcuni scatti realizzati nella storica piscina del Foro Italico nel 2008, già esposti al Maxxi di Roma e al Palazzo della Ragione di Bergamo in una mostra curata da Germano Celant - testimoniano il passaggio della fotografia di moda italiana da un carattere editoriale e commerciale a una dimensione museale e artistica.
Françoise Huguier porta, invece, a Torino, insieme con la Galerie Ira Leonis di Arles, la serie «Sublimes». Frutto di quindici anni di frequentazione di workshop e sfilate dell'alta moda, queste immagini scardinano la rappresentazione convenzionale degli abiti e delle modelle per restituire gli elementi più segreti del savoir-faire artigianale e la ricchezza dei materiali. Con questa artista fracese, la moda si reinventa come oggetto mitologico, come fonte di ispirazione artistica che va ben oltre la superficie patinata.
Mentre di Marco Glaviano, uno dei protagonisti della fotografia pop internazionale, in fiera grazie a Deodato arte di Milano, è presentata una selezione delle oltre cinquecento copertine realizzate per le più prestigiose riviste americane ed europee, a partire da «Vogue America» e «Harper's Bazaar», due testate con cui ebbe un contratto in esclusiva tra il 1982 e il 1994. Il suo lavoro pone al centro una domanda radicale: «chi costruisce ciò che desideriamo essere?». Le fotografie diventano così dispositivi di selezione e amplificazione del desiderio, non documenti neutri ma macchine semiotiche che orientano la percezione.
Infine, Michelangelo Di Battista, rappresentato dalla Jaeger Art di Berlino, è in mostra alle ORG di Torino con la serie «Mystery in the Moonlight», realizzata in collaborazione con Jake e Dinos Chapman, esponenti degli Young British Artists. Al centro di questi scatti c’è Claudia Schiffer, protagonista di un universo visivo surreale, con fondali dipinti a mano e ambientazioni ispirate all'estetica degli horror a basso budget degli anni Cinquanta. Il risultato è un'interrogazione sulla natura stessa della fotografia come costruzione narrativa e spazio dell'ambiguità visiva, dove i confini tra finzione e realtà, tra arte alta e cultura popolare, si dissolvono deliberatamente.
Accanto alle gallerie, «The Phair» ospita un ricco programma di talk con ospiti internazionali, visite guidate e momenti di approfondimento sul collezionismo, sulle pratiche curatoriali e sui mercati dell'immagine. È, questo, uno degli aspetti meno visibili ma più importanti della manifestazione: la costruzione di una comunità di pratiche attorno alla fotografia, la creazione di uno spazio discorsivo in cui l'opera non è soltanto da vedere, ma anche da pensare.
Vale, infine, la pena ricordare che la fiera è realizzata con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e della Regione Piemonte e con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione per l'arte moderna e contemporanea CRT e delle locali Camera di Commercio e Unione industriale: un tessuto di supporto istituzionale che garantisce la continuità di «The Phair» e ne sottolinea il valore non soltanto culturale, ma anche strategico per l'identità della città.
La manifestazione si inserisce, infatti, in un ecosistema più ampio che vede Torino candidarsi sempre più esplicitamente come polo italiano ed europeo della fotografia d'autore. La sinergia con «Exposed» (con le sue attuali diciotto mostre visibili fino al 2 giugno) è un segnale significativo in questa direzione: due manifestazioni di natura diversa - una fiera mercato e un festival curatoriale - che trovano in Torino un palcoscenico condiviso e nell’idea della fotografia come imprescindibile strumento per conoscere il mondo che ci circonda un’identica filosofia ispirativa.
Attraverso un equilibrio tra ricerca curatoriale, apertura internazionale e attenzione ai linguaggi emergenti, «The Phair», in questa sua settima edizione, costruisce, dunque, uno spazio in cui l’immagine smette di essere semplice superficie per diventare soglia: un passaggio tra visibile e invisibile, tra documento e arte. Quarantadue gallerie, centinaia di opere, decine di artisti da tutta Europa si uniscono, così, per farci un unico invito importante: fermarci davanti alle immagini, lasciare loro il tempo necessario per parlarci e ascoltare ciò che hanno da dirci sul mondo e su di noi. Nelle ORG, le officine che un tempo riparavano i treni, si ripara così oggi qualcosa di più sottile: la nostra capacità di guardare, di capire che cosa c’è sotto la superficie.
Didascalie delle immagini
1. Françoise Huguier, Christian Lacroix Haute Couture printemps-été 1999 ©Françoise Huguier. Galerie Ira Leonis; 2. Giovanni Gastel, Vanity Fair, 2008, 2008, tampa Pigmented Fine Art Giclée su carta Photo Rag, 80 x 100 cm. Photo & Contemporary; 3. Helene Schmitz, Clematis Tangutica, 2003, Archival pigment print, mounted on aluminium, Museum glass, walnut frame, Paper size 80 x 60 cm, with frame 84 x 64. WILLAS contemporary; 4. Keila Guilarte, Sigos mes pasos, Habana 2017 (stampa 2025), 2017-2025, ANALOGICA -Fine Art Giclée Print on Cotton Baryta, montata su Dibond 3mm., 72 x 92 cm. Tallulah Studio Art; 5. Giovanni Gastel, Beauty, Margarita, 2012, stampa Fine Art Hahnemühle, 60 x 80 cm. Photo & Contemporary; 6. Marco Glaviano, Paulina Porizkova (St. Barth), 1989, fotografia su carta, 60 x 80 cm. Deodato Arte; 7. Giovanni Gastel, Untitled, Roma 2008 Vanity Fair, 2008, stampa b_n, Fine Art Baryta Rag True Black, 67 x 89 cm circa. Photo & Contemporary; 8.Rune Guneriussen, Evolution, 2024, Digital c-print_aluminium_laminate, 120 x 80 cm. Marcossi Artecontemporanea
Informazioni pratiche
The Phair | Photo Art Fair – VII Edizione. Sala Fucine, OGR Torino – Corso Castelfidardo 22, Torino. Orari: ore 12.00 – 20.00 | ultimo ingresso 19.30. Ingresso: intero € 15,00, ridotto convenzionati (Abbonamento Musei Piemonte – Lombardia – Valle d’Aosta | Torino + Piemonte Card | Possessori Pass Exposed) € 10,00, ridotto (studenti universitari under 26 | ragazzi 14 ai 18 anni | accompagnatore disabile) € 8,00, omaggio bambini fino ai 14 anni. Sito Internet: https//www.thephair.com. Press Preview e Opening su invito: 21 maggio 2026. Aperta al pubblico: 22–24 maggio 2026



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