Il legame viscerale con questo territorio, tra le architetture barocche e i paesaggi assolati della provincia iblea, si è concretizzato con una donazione di oltre cento sculture e manufatti ceramici, testimonianza di un percorso creativo durato decenni e capace di attraversare i confini di cinque continenti, da Marsiglia a Washington, da Pechino a Taipei, da Shigaraki a Gimhae.
Da metà giugno questa collezione ha trovato una degna cornice espositiva in un nuovo museo, in piazza delle Erbe, dedicato proprio all’artista, oggi inserito nel sistema culturale cittadino, accanto al Museo civico di storia naturale, e nella Rete dei musei comunali promossa da Anci Sicilia, un network che collega oltre cento centri e più di duecento siti dell’isola.
Dalle atmosferiche arcaiche del Mediterraneo alle creazioni industriali: il percorso espositivo
L’apertura di questo spazio - in un'area dell'ex Mercato Casmeneo, scelta dallo stesso Nino Caruso - rappresenta la concretizzazione di un sogno durato tre lustri e l'assolvimento di una promessa, che ha le proprie radici nella mostra «Terra madre» del 2010, un evento fortemente voluto dalla Pro Loco cittadina, sotto la presidenza di Tina Vittoria, grazie al quale il maestro tornò nella terra dei suoi avi, dove aveva vissuto durante l’adolescenza e i primi anni della giovinezza, a partire dal 1942 e fino al 1947, mentre studiava all’Istituto professionale di Vittoria e lavorava in un oleificio della zona.
Fu allora che l'attuale sindaco di Cosimo, Maria Rita Schembari (all'epoca assessore alla Cultura), ebbe il privilegio di stringere un legame profondo con il maestro e fu sempre lei, durante l’ultima telefonata con l’artista, già in condizione di salute precarie, a promettere che avrebbe portato a termine il progetto museale, una vetrina d'eccezione per un’arte, dalla grande perizia manuale, che ha fatto di materiali semplici come la creta, l’acqua e il fuoco dei medium privilegiati per raccontare la storia millenaria della Sicilia e dell'intera civiltà mediterranea.
La realizzazione è stata resa possibile grazie a un finanziamento del Ministero della Cultura nell’ambito del Pac - Piano per l’arte contemporanea del 2024. Il progetto di allestimento è stato redatto dall’architetto Michele Liccese, con la collaborazione di Sandro La Perna, a partire dalle indicazioni dello stesso artista che voleva che la sua cinquantennale ricerca artistica fosse organizzata per cicli tematici e secondo un ordine cronologico.
Il museo, la cui gestione dei servizi è affidata a Logos in sinergia con Civita Sicilia, si articola in tre sale, ognuna delle quali prevede anche un percorso di fruizione tattile, secondo le direttive del Ministero della Cultura in materia di accessibilità, così da permettere anche ai non vedenti di esplorare direttamente alcune opere originali.
La prima sala presenta la serie «Arcaica», una selezione di lavori realizzati con l’antica tecnica a colombino (o a lucignolo), che utilizza l’argilla sotto forma di cordoni arrotolati a spirale, sovrapposti tra di loro per creare vasi o sculture in ceramica. Si tratta di lavori ispirati ad anfore greche, manufatti etruschi e tessiture rupestri trovate nelle grotte dell’Addaura in Sicilia: forme antropomorfe e zoomorfe rifinite con smalto grezzo, che sembrano emergere dalla preistoria del Mediterraneo. Accanto a questi lavori, viene presentata la serie «Design», che testimonia l’interesse dell’artista per l’oggetto d’uso e per le possibilità offerte dall’innovazione tecnologica. In questi lavori le maioliche superano la funzione decorativa grazie alla tecnica originale del colaggio con stampi in polistirolo, sviluppata dallo stesso Nino Caruso a partire dal 1965, soprattutto in ambito architettonico.
La seconda sala segna, invece, il passaggio dalla dimensione oggettuale a quella ambientale: le opere, realizzate sempre con la tecnica del colaggio, dialogano con lo spazio e l’architettura, esplorando temi mitologici e topografici del Mediterraneo. In questa fase, la ceramica diventa uno strumento per costruire relazioni tra superficie, luce e ambiente. Nella presente sezione sono esposte anche le «Lucerne», reinterpretazioni essenziali di forme della tradizione.
Infine, la terza sala esplora la maturità della ricerca carusiana, caratterizzata dall’integrazione tra arte, industria e architettura. Le opere della collezione «Marazzi Forme» testimoniano un approccio pionieristico alla modularità e alla produzione industriale. Nascono così elementi che superano la distinzione tra piastrelle e rivestimenti per diventare vere strutture architettoniche di arredo. Il percorso si conclude con il ciclo «Feticci», con opere essenziali e simboliche che riportano l’attenzione sui temi fondamentali della presenza umana e della memoria.
L’istituzione - anche per volontà dei figli dell'artista, Andrea e Stefano Caruso - è pensata non solo come «il ricordo o la testimonianza del lavoro di un artista», ma anche come un polo di contaminazione culturale: sono previste collaborazioni con licei artistici, accademie di belle arti e altri musei della ceramica, nonché workshop e laboratori per coltivare nelle giovani generazioni la conoscenza del materiale ceramico e delle sue innumerevoli applicazioni. «In un mondo sempre più digitale», la sfida è, dunque, quella di «offrire un cammino alternativo che riporti la manualità al centro della scena» e che accenda i riflettori sui talenti in erba, ovvero proprio su quei ragazzi a cui il maestro ha dedicato gran parte della propria vita attraverso l’insegnamento.
Un artista tra la Sicilia e il mondo
A Comiso viene, dunque, ripercorsa l’intera carriera di Nino Caruso, artista nato nel 1928 e morto nel 2017, che ha iniziato la propria attività di ceramista negli anni Cinquanta a Roma, nello studio di Salvatore Meli a villa Massimo, prima di aprire, dopo il diploma all’Istituto di Storia dell’arte nel 1954, un proprio laboratorio, inizialmente in via Ruggero Fauno, poi nel Monastero di San Salvatore in Lauro. Sono gli anni della Dolce vita e la capitale, secondo le cronache del tempo, è la culla delle Avanguardie italiane, con gli artisti di piazza del Popolo, via Margutta e via del Babuino.
In questo vivace clima culturale, Nino Caruso tiene la sua prima personale, nel 1956, con Renato Guttuso alla Galleria «L’incontro». La carriera internazionale decolla, invece, con decisione negli anni Sessanta, con la partecipazione alla Mostra internazionale di arte ceramica contemporanea, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo (1964).
Nel corso della sua attività, il maestro tripolino è presenza viva nel World Crafts Council e fonda il Centro internazionale di ceramica a Roma, un progetto avveniristico per l’epoca, antesignano delle contemporanee residenze d’artista, che rimane attivo dal 1967 al 1985.
È del 1970 la vittoria del concorso per la cattedra di Progettazione ceramica all’Istituto statale di Roma, dove sostituisce lo scultore Leoncillo Leonardi, prematuramente scomparso; mentre data al triennio 2004-2006 il ruolo di direttore dell’Accademia di Belle arti di Perugia, a suggello di un legame con l’Umbria, iniziato negli anni Novanta con l’apertura di uno studio a Todi.
Nel frattempo, il maestro tiene seminari in Europa, Stati Uniti e Giappone, incarnando una concezione dell’arte ceramica come pratica condivisa e come sistema strutturato di trasmissione del sapere. Le sue sculture, oltre a collocarsi in musei e collezioni private, caratterizzano l’arredo di numerose città in tutto il mondo, dalla stazione metropolitana di Marsiglia alla chiesa evangelica di Savona, dall’Ospedale di Tokyo alla piazza La Rotunda a Coimbra, a testimonianza di un percorso di respiro internazionale.
Nel 2016 Nino Caruso si racconta con grande onestà nel libro «Una vita inaspettata» di Castelvecchi editore, ultimo di una serie di volumi da lui scritti, tra i quali «Ceramica Raku» del 1982, dove esplicita – come ricorda la nota stampa del nuovo museo di Comiso - il suo modo di concepire la creazione artistica: «Antico far ceramica recuperato rinnovato inventato, per fare cose con gioia dentro, comunicata dalle mani che toccano smalti splendenti, fuori, nella natura, la terra, l'acqua, il fuoco, gli amici e l'amore ti fanno vivere giovane».
Comiso: cosa vedere intorno al museo
La visita al nuovo museo è anche una buona occasione per scoprire Comiso, una «città teatro», secondo una definizione di Gesualdo Bufalino, scrittore premiato con lo Strega, che offre ai visitatori un itinerario tra scenografiche atmosfere barocche della Val di Noto.
Il cuore pulsante del centro abitato è piazza Fonte Diana, con l’elegante palazzo comunale di epoca settecentesca, le cui fondamenta poggiano su resti romani scoperti solo negli anni Trenta. Da qui si può raggiungere, attraverso vicoli pittoreschi, la Basilica di Santa Maria delle Stelle, chiesa risalente al XV secolo e ricostruita dopo il terremoto del 1693, con la sua elegante cupola di stile neogotico. Imperdibili sono anche la Basilica Maria SS. Annunziata, con il suo soffitto ligneo affrescato, e il Santuario di San Francesco all’Immacolata, monumento nazionale con un chiostro quattrocentesco.
Sul centro storico, la cui piazza delle Erbe è impressa nell’immaginario televisivo legato al celebre commissario Montalbano, veglia il Castello dei Naselli, di impianto rinascimentale con radici medievali, che custodisce affreschi di epoca bizantina.
Particolarmente apprezzato dai visitatori è anche il Museo civico di storia naturale, allestito in parte nell’ex mercato ittico, la cui sezione sui cetacei è considerata la più grande dell’Italia meridionale.
Vale, infine, la pena salire fino alla Pagoda della pace, uno dei pochi esempi di questa tipologia architettonica presenti in Europa, eretta nel 1998 dal monaco giapponese Morishita su una collina di fronte a un’ex base missilistica Nato.
In fondo, è solo immergendosi nelle atmosfere di Comiso che si riesce a comprendere ancora meglio il valore del nuovo museo dedicato a Nino Caruso, un artista che, dopo aver conquistato il mondo, è voluto ritornare con le sue opere nel luogo dove affondano le sue radici più autentiche. Non per un nostalgico ripiegamento, ma per un puro atto d’amore. Perché questa piccola città siciliana, in provincia di Ragusa, non è mai stata per lui una semplice coordinata geografica: è stata la creta che, plasmata da eventi inaspettati e da incontri importanti, ha dato forma alla sua intera vita.
Nel 2016 Nino Caruso si racconta con grande onestà nel libro «Una vita inaspettata» di Castelvecchi editore, ultimo di una serie di volumi da lui scritti, tra i quali «Ceramica Raku» del 1982, dove esplicita – come ricorda la nota stampa del nuovo museo di Comiso - il suo modo di concepire la creazione artistica: «Antico far ceramica recuperato rinnovato inventato, per fare cose con gioia dentro, comunicata dalle mani che toccano smalti splendenti, fuori, nella natura, la terra, l'acqua, il fuoco, gli amici e l'amore ti fanno vivere giovane».
Comiso: cosa vedere intorno al museo
La visita al nuovo museo è anche una buona occasione per scoprire Comiso, una «città teatro», secondo una definizione di Gesualdo Bufalino, scrittore premiato con lo Strega, che offre ai visitatori un itinerario tra scenografiche atmosfere barocche della Val di Noto.
Il cuore pulsante del centro abitato è piazza Fonte Diana, con l’elegante palazzo comunale di epoca settecentesca, le cui fondamenta poggiano su resti romani scoperti solo negli anni Trenta. Da qui si può raggiungere, attraverso vicoli pittoreschi, la Basilica di Santa Maria delle Stelle, chiesa risalente al XV secolo e ricostruita dopo il terremoto del 1693, con la sua elegante cupola di stile neogotico. Imperdibili sono anche la Basilica Maria SS. Annunziata, con il suo soffitto ligneo affrescato, e il Santuario di San Francesco all’Immacolata, monumento nazionale con un chiostro quattrocentesco.
Sul centro storico, la cui piazza delle Erbe è impressa nell’immaginario televisivo legato al celebre commissario Montalbano, veglia il Castello dei Naselli, di impianto rinascimentale con radici medievali, che custodisce affreschi di epoca bizantina.
Particolarmente apprezzato dai visitatori è anche il Museo civico di storia naturale, allestito in parte nell’ex mercato ittico, la cui sezione sui cetacei è considerata la più grande dell’Italia meridionale.
Vale, infine, la pena salire fino alla Pagoda della pace, uno dei pochi esempi di questa tipologia architettonica presenti in Europa, eretta nel 1998 dal monaco giapponese Morishita su una collina di fronte a un’ex base missilistica Nato.
In fondo, è solo immergendosi nelle atmosfere di Comiso che si riesce a comprendere ancora meglio il valore del nuovo museo dedicato a Nino Caruso, un artista che, dopo aver conquistato il mondo, è voluto ritornare con le sue opere nel luogo dove affondano le sue radici più autentiche. Non per un nostalgico ripiegamento, ma per un puro atto d’amore. Perché questa piccola città siciliana, in provincia di Ragusa, non è mai stata per lui una semplice coordinata geografica: è stata la creta che, plasmata da eventi inaspettati e da incontri importanti, ha dato forma alla sua intera vita.
Didascalie delle immagini
1. Il Dubbio, 1956, Piatto in ceramica, diametro 45 cm; 2. Menade, 1987, Terracotta ingabbiata, h 80 cm; 3. Mitovaso, 1986-1987, Terracotta ingabbiata, h. 28 cm; 4. L'etrusco colpisce ancora, 1985, Terracotta ingabbiata, h 35 cm; 5. Selinunte, 1991, Terracotta a fuoco riducente, h 58 cm; 6. Vaso con coperchio, 1960-1964, Terraglia realizzata a stampa, h 24 cm; 7. Vaso con polipo, 1986-1987, terracotta ingabbiata, h 36 cm; 8. Scultura antropomorfa, 1959, terracotta, h 90 cm; 9. Lucerne, 1999-2000, terre sigillate;
Informazioni utili
Museo delle Arti ceramiche Nino Caruso, piazza delle Erbe, 13 - Comiso (Ragusa). Orari: sabato e domenica, ore 9:00-13:00 | da martedì a venerdì è aperto per i gruppi previa prenotazione. Biglietti: intero € 5,00; ridotto € 2,50 (studenti, gruppi; adulti over 70, ragazzi e giovani fino a 25 anni); ridotto residenti € 3,00; integrato intero con Museo di storia naturale € 9,00; integrato ridotto con Museo di storia naturale € 5,00. Catalogo: Dario Cimorelli Editore. Sito web: https://www.museoninocaruso.it






















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