ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 20 aprile 2026

Fuorisalone 2026, a Milano una settimana all'insegna del design

Eventi
, mostre, installazioni, momenti di condivisione e di confronto delle idee che invitano a «considerare il design come processo dinamico e imperfetto, capace di mettere in dialogo menti, culture e materiali, orientando nuove visioni per il futuro»: è questo lo scopo di «Essere progetto», la nuova edizione di «Fuorisalone.it», manifestazione che, fino a domenica 26 aprile, in concomitanza con il Salone del mobile e nell’ambito del palinsesto comunale della Design Week, trasformerà l’intera città di Milano in «una piattaforma di confronto e sperimentazione sulla progettazione contemporanea».
Tra materiali innovativi, alto artigianato, nuove interpretazioni dell’abitare, ibridazioni e dialoghi tra intelligenza artificiale e saper fare dalla manualità antica, le proposte di questa edizione riflettono in modo tangibile le trasformazioni della nostra epoca, sempre più frenetica e interconnessa, e raccontano anche come l’errore, il fallimento, lo sguardo lento sulle cose possano diventare importanti scintille creative, momenti in cui l’idea si misura con la realtà e scopre nuove direzioni possibili.
Il palinsesto del Fuorisalone è come sempre ricco, in un intreccio di migliaia di appuntamenti – imperdibili e di nicchia - promossi da importanti istituzioni culturali della città, gallerie mercantili, famose aziende del settore, showroom, palazzi storici, cortili, appartamenti privati, brand emergenti, scuole e università. Tutti i distretti milanesi del design sono coinvolti in questa festa dalle dimensioni tentacolari, che spazia da Brera a 5Vie, dalla Statale a Tortona, da Paolo Sarpi a Porta Venezia.

Il percorso alla scoperta degli eventi in agenda può partire da quella che a Milano è considerata in modo unanime «la casa del design e dell’architettura»: la Triennale. In questi spazi, il pubblico avrà la possibilità di visitare «Edward Barber | Jay Osgerby. Alphabet», monografica di recente inaugurazione, per la curatela di Marco Sammicheli e con allestimento di studiomille, dedicata alla carriera del duo londinese che ha disegnato la torcia olimpica per i Giochi del 2022 e mobili iconici come la lampada «Tab» per Flos e i tavoli «Iris» per Established and sons, in un percorso all’insegna della maestria artigianale e della sperimentazione che spazia dalla metà degli anni Novanta al 2022.
Palazzo dell’Arte farà da scenario anche alla retrospettiva «Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity», che racconta la vivacità culturale della Milano del Dopoguerra e l’allure cosmopolita di New York in un percorso tra oggetti, arredi, disegni, modelli e bozzetti realizzati dai due progettisti e graphic designer, che vede la curatela di Francesca Picchi con Marco Sammicheli e Studio Mut (Martin Kerschbaumer e Thomas Kronbichler), e il progetto di allestimento di Jasper Morrison Office for Design con David Saik.
Sempre in Triennale sarà visitabile «Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present», una grande monografica realizzata insieme a Fondation Cartier pour l’art contemporain, con concept e progetto di allestimento di Toyo Ito e per la curatela di Nina Bassoli e Michela Alessandrini, che allinea oltre quattrocento opere dell’architetto fiorentino tra installazioni ambientali, modelli e disegni, oggetti di piccole e grandi dimensioni, in un viaggio dalle prime sperimentazioni radicali con Archizoom, passando per Alchimia e Memphis, fino agli ultimi progetti dal carattere antropologico.
Completano il cartellone del palinsesto di Triennale il nuovo allestimento del Museo del design con quattrocentotrenta oggetti, realizzati dagli anni Venti del Novecento al Duemila, la rassegna «Nello spazio di un secolo. Rai Pubblicità, 100 anni di storia e oltre», la mostra «Ettore Sottsass. Design Metaphors», e progetti di istituzioni e aziende che, nei giorni del Salone del Mobile, hanno scelto Palazzo dell’Arte per raccontare le loro nuove visioni creative come Anonima Castelli, Eames Foundation, Fredericia, Gebrueder Thonet Vienna, Hyletech e Kvadrat.

Altro spazio milanese dedicato alla cultura del progetto è l’Adi Design Museum, che, in questi giorni primaverili, si anima con una settimana di esposizioni, installazioni e talk. In programma ci sono la mostra di chiusura della XXIX edizione del Compasso d’Oro, storico premio sul made in Italy fondato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti, la personale «bit by bit» della designer giapponese Haruka Misawa, un’installazione di Mario Botta ispirata a Le Corbusier e una di Piaggio per celebrare l'ottantesimo anniversario del primo modello della Vespa, oltre alla presentazione di progetti realizzati dalla Chicco e da Oluce.

Ci si può, quindi, spostare a Brera, il più vecchio distretto milanese di diffusione del design italiano e tra i principali punti di riferimento del Fuorisalone, con i suoi duecentodiciassette showroom permanenti e oltre trecento eventi in agenda. 
Nel Loggiato della Pinacoteca, cuore pulsante del quartiere, American Express presenta «Serotonin – the chemistry of happiness», una scenografica installazione immersiva di Sara Ricciardi che indaga il rapporto fra bellezza e felicità attraverso forme gonfiabili che si espandono e si contraggono delicatamente.
Un’altra installazione di grande impatto è quella che Veuve Clicquot porta alla Mediateca Santa Teresa: «Chasing the Sun», una celebrazione della gioia e dell'ottimismo firmata dall’artista e designer britannico-nigeriano Yinka Ilori che, con il suo usuale approccio audace e colorato, reinterpreta alcuni stilemi tipici della celebre maison del vino, a partire dal giallo sole usato sin dal 1987 per le etichette delle bottiglie.
A Palazzo Citterio va, invece, in scena «When Apricots Blossom», mostra immersiva ideata da Gayane Umerova e curata da Kulapat Yantrasast, che reinterpreta le tradizioni artigianali dell'Uzbekistan, principalmente quelle della regione del Karakalpakstan, legate a tre mestieri tipici della zona - la panificazione, la costruzione di yurte e la tessitura di nappe -, attraverso una visione contemporanea, quella di dodici architetti e designer che raccontano l’eredità nomade della regione e la grave crisi climatica che ha vissuto negli ultimi decenni.
Palazzo Moscova fa da quinta scenografica a Y.O.U. Your Own Universe», un'installazione firmata dal collettivo artistico Numero Cromatico per glo. Al centro, un grande portale interattivo - un cerchio arancione, simbolo di connessione e appartenenza – invita il pubblico a costruire un universo dove lo spazio non si osserva, ma si abita. «Luce, colore, suono, parola, tatto e profumo creano – si legge nella presentazione - un paesaggio multisensoriale in evoluzione, dove ogni gesto genera l’opera».
Al Piccolo Teatro Studio Melato, Grohe mette in scena «Aqua Sanctuary», un viaggio sensoriale attraverso l'acqua che invita a rallentare il tempo e a ritrovare la perfetta armonia tra corpo e mente. Al Castello Sforzesco, nella Sala dei pilastri, Stark presenta, invece, l’installazione «Albori», che riflette sul processo creativo, dall’intuizione alla composizione. Mentre nella scenografia cornice della Chiesa Anglicana Tutti i Santi, in via Solferino, il noto designer londinese Bodo Sperlein presenta Menu, una mostra che vede la partecipazione di Messein, Lobmeyr, Orea, Gustav van Treeck, Garpa, Gravelli, Morath e Lzf.
Tra gli highlights di Brera si segnalano, infine, la mostra interattiva «Blooming Imperfections – Relationships in Progress» in piazza Gae Aulenti, il progetto «The Nature of Time» di Grand Seiko alla Galleria Il Castello, che esplora il profondo legame tra tempo e natura nella cultura giapponese attraverso i lavori di Atsushi Shindo, Shingo Abe, Takakuni Kawahara, e l’esposizione «Giardino alchemico» dell’artista francese Julie Hamisky da Pandolfini Casa d’aste, un viaggio tra opere e gioielli alla scoperta dell’elettroplaccatura, tecnica che consiste nell’immergere fiori, foglie ed elementi vegetali in un bagno galvanico attraversato da corrente elettrica.

Restando nel centro cittadino, ma spostandoci verso il distretto 5Vie, che ha ideato un progetto condiviso dal titolo «Qualia of Things I Qualia come protagonisti», vale la pena visitare Palazzo Litta, sede milanese del Ministero della Cultura in corso Magenta, dove sarà allestita la nuova edizione di «MoscaPartners Variations», collettiva che quest'anno si sviluppa intorno al tema «Metamorphosis» e vede la presenza di venticinque espositori - tra aziende, architetti, designer, progettisti, artisti, creativi, scuole e università - provenienti da undici paesi del mondo.
Nel Cortile d’onore del palazzo costruito da Francesco Maria Richini, gioiello del barocchetto lombardo, l'architetto franco-libanese Lina Ghotmeh, alla sua prima opera outdoor in Italia, ha realizzato uno scenografico labirinto dalle tonalità rosate, prima tappa di un percorso espositivo sulle trasformazioni del design nel mondo contemporaneo che permette di incontrare, tra l’altro, i «Glass Bridge» di Emmanuel Babled, nati dalla collaborazione tre i vetrai di Murano e il laboratorio Shanga in Tanzania, il progetto «The Bukolisch Project» di Lucia Massari, ispirato dal fascino per i guardaroba dipinti tipici della regione tirolese, una selezione di icone Poltronova come lo specchio «Ultrafragola» e il divano «Superonda», e la collezione di sedute «Kawaguch-air» di Kazuhito Ishida, che riflette la sensibilità giapponese verso le sottili variazioni della natura.

Restando nel distretto 5Vie, la Basilica di Sant’Ambrogio apre, per l’occasione, due suoi luoghi di straordinario valore storico e culturale - l’Oratorio della Passione e il Chiostro dei Canonici -, mentre al Museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», sarà possibile vedere, tra l’altro, l’installazione «Alma Water – La stanza del mare», un progetto di Sara Ricciardi che traduce il paesaggio marino in un ambiente sonoro e partecipativo.
 
A Porta Venezia aprirà le porte Palazzo Donizetti con la quarta edizione di «L’Appartamento by Artemest», progetto espositivo che vede all’opera gli studi Sasha Adler Design, March and White Design, Rockwell Group, Charlap Hyman & Herrero e Urjowan Alsharif Interiors, impegnati a reinterpretare in chiave contemporanea l’identità di alcune tra le più emblematiche capitali culturali italiane: Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Mentre a Palazzo del Senato, sede dell'Archivio di Stato, Škoda Auto ridisegnerà il cortile con l'installazione «Ooooh, that’s EpiQ!». Lo Spazio Maiocchi ospiterà, invece, Ikea con «Food For Thought», una mostra immersiva, co-creata con l’architetto Midori Hasuike e lo spatial designer Emerzon, che unisce design, cibo e convivialità.

Zona Sarpi
, uno dei quartieri più dinamici e culturalmente ibridi di Milano, formatosi attraverso una quotidiana ibridazione tra Oriente e Occidente, in particolare tra Cina e Italia, presenterà per il Fuorisalone «Do it better. Together!», mostra diffusa per la curatela di Michele Brunello, Luca Fois, Vittorio Sun e Angela Zhou che sottolinea il valore della collaborazione e della condivisione come strumenti per immaginare nuove forme di convivenza urbana. Il visitatore viene accolto simbolicamente dal portale «Noi men» in piazza Baiamonti e attraverso un percorso scandito da grandi bandiere che raccontano i temi portanti del progetto espositivo - «Better District», «Better Mobility», «Better Street», «Better Connection», «Better Entertainment» e «Better Network» -incontra installazioni, arredi urbani temporanei, punti informativi e anche delle micro-capsule culturali che danno vita a una biblioteca urbana sul pensiero creativo cinese.
Tra gli interventi speciali di questa edizione, c'è l'omaggio a Matteo Ricci, figura simbolo dell’incontro tra Italia e Cina, sulla lunga cesata di cantiere all’angolo tra via Bramante e via Sarpi. Il Centro culturale cinese presenta, invece, laboratori partecipativi per i bambini e le famiglie, mentre al Teatro del Borgo, alla scuola Panzini e in via Verdi vengono proposti progetti realizzati da giovani designer cinesi che “parlano” anche di sostenibilità e responsabilità sociale.

Tra le tappe imprescindibili del Fuorisalone c’è, poi, Tortona, uno dei distretti più amati dai giovani architetti e designer, che quest’anno propone un percorso tra le sue varie anime - Base, SuperStudio e Tortona Rocks – all’insegna di installazioni immersive di grande scala e progetti sui nuovi linguaggi dell’abitare, che vedono tra i promotori anche marchi noti come Toyota, Hyundai, Swatch, McDonald’s e Maisons du Monde. Tra le tante iniziative si segnalano: l’installazione «Keep Your Bubble» dell’artista visivo slovacco Lousy Auber, un’architettura morbida realizzata con tessuti di mongolfiere dismesse che invita a riflettere sul tema della trasformazione e del riuso; l’opera «Soundsorial Design» di IQOS e Devialet, che ridefinisce i confini tra suono e spazio trasformando frequenze e vibrazioni in luce e movimento; e la mostra immersiva «Design Is an Act of Love» di Samsung, con dodici differenti aree che raccontano come il design possa rispondere alle esigenze e ai comportamenti in perenne cambiamento delle persone.

Infine, all’Università statale di via Festa del Perdono, ma anche all’Orto botanico di Brera e da Eataly Milano Smeraldo, va in scena uno degli appuntamenti più simbolici e attesi del Fuorisalone: la ormai tradizionale mostra-evento di «Interni», il magazine di interior e contemporary design del gruppo Mondadori. «Interni Materiae» è il titolo di questa edizione, che coinvolge oltre cinquanta architetti, designer e aziende, provenienti da più di dieci Paesi, chiamati a interpretare - si legge nella presentazione - «la materia non come semplice sostanza, ma come linguaggio del progetto e strumento di relazione tra spazio, corpo, tempo e società».
Tra gli ospiti ci sono: il distretto dello shopping Fidenza Village con «Wild Kong», scultura monumentale in resina rossa dell’artista francese Richard Orlinski; la maison degli yacht SanLorenzo con l'installazione «UN_Material» di Piero Lissoni, che ricostruisce il volume di un'imbarcazione a grandezza naturale; Mutti con «House of polpa», un’imponente architettura formata da ventimila lattine di passata di pomodoro; Holcim Italia con «Mater», opera site-specific sugli effetti della guerra e sui processi di ricostruzione, progettata da Alessandro Scandurra e con il progetto illuminotecnico di Deerns Italia, che ricrea un anello di macerie di circa sedici metri di diametro, attraversato da una passerella sospesa.
Milano diventa così, ancora una volta, un museo a cielo aperto e una città laboratorio per scoprire che cosa accade nel mondo del design.

Didascalie delle immagini
1 e 2. Museo del design. Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue - FTfoto © Triennale Milano; 3. Barber Osgerby, Bellhop,Flos,2017/ © David Brook/  Shoot Studio; 4. Andrea Branzi, Grandi Legni – GL02, 2009. Ruy Texeira. Courtesy Nilifar; 5. Vignelli, Vignelli Associates, Milano, brochure cover for COSMIT 1994. Courtesy Vignelli Center for Design Studies; 6. Yinka Ilori, autore dell'installazione «Chasing the Sun» per  Veuve Clicquot; 7. Immagine per «When Apricots Blossom», mostra immersiva ideata da Gayane Umerova e curata da Kulapat Yantrasast, sulle tradizioni artigianali dell'Uzbekistan; 8. Grohe Spa, Aqua Sanctuary, Key Visual; 9. MoscaPartners Variations 2026, Metamorphosis in Motion by Lina Ghotmeh — Architecture, Palazzo Litta, Milano, Italy. Installation views ©️ Nathalie Krag; 10. Ettore Sottsass jr, Ultrafragola, mirror and lamp, Centro Studi Poltronova, photo Serena Eller. Opera esposta da MoscaPartners Variations 2026; 11. Ikea, «Food For Thought», MDW 2026; 12. Samsung, «Design Is an Act of Love», MDW 2026; 13. «UN_Material» di Piero Lissoni a «Interni Materiae»; 14. «Wild Kong» di Richard Orlinski a  «Interni Materiae»

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domenica 19 aprile 2026

Albergo Pietrasanta, trent’anni di arte e ospitalità nel cuore della Versilia

Nel cuore medioevale di Pietrasanta, cittadina toscana ai piedi delle Alpi Apuane, a pochi chilometri dal mare della Versilia, i cui vicoli di pietra chiara raccontano una storia antica legata alla lavorazione e all'estrazione del marmo, che si dice abbia avuto inizio con Michelangelo Buonarroti, il «genio inquieto del Rinascimento» che considerava la scultura come un mezzo per liberare l’idea divina imprigionata nella materia, si cela un luogo di ospitalità e uno scrigno d’arte contemporanea dall’atmosfera intima, accogliente e, al contempo, lussuosa e raffinata. 

Stiamo parlando dell’Albergo Pietrasanta, un boutique hotel d’eccellenza - situato a pochi passi dalla vivace e armoniosa piazza Duomo, con la sua Collegiata di San Martino, il palazzo del Comune e i caffè e i ristoranti con i tavolini all’aperto -, che in questa stagione 2026 compie trent’anni di attività, consacrando il successo di una precisa filosofia imprenditoriale ed estetica, oggi sempre più di moda nel settore dell’hôtellerie, che guarda all’arte come «esperienza viva». Quadri, sculture, fotografie d’autore e pezzi di design diventano così non meri oggetti ornamentali, ma «presenze familiari» che accompagnano i gesti più semplici e quotidiani del soggiorno in una struttura ricettiva, dai primi istanti del risveglio in camera al relax serale nei salotti comuni, dopo una giornata di turismo culturale o di svago al mare o, ancora, di sperimentazione delle tradizioni enogastronomiche locali.

In questo senso, l’Albergo Pietrasanta non è, dunque, né un museo né una casa privata, ma uno «spazio attraversabile», in cui le opere accompagnano i passi degli ospiti e si offrono allo sguardo senza mediazioni, ovvero senza teche o cordoni divisori come avviene in una tradizionale area espositiva.
 
A fare da sontuosa cornice alla collezione, con il suo focus sugli sviluppi dell’arte italiana dalla seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri (con artisti come Alighiero Boetti, Mario Schifano e Gino De Dominicis), è uno degli edifici storici di Pietrasanta: Palazzo Barsanti Bonetti, costruito nel Seicento dalla dinastia di scultori Gamba Martelli, e abitato, a partire dagli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, prima dalla famiglia Bersanti, protagonista della produzione d’arte sacra locale, e poi dall’ammiraglio Bonetti. Negli anni Novanta il palazzo, su idea dei coniugi Rosa e Gilberto Sandretto, viene riqualificato con la creazione, tra la villa padronale e le antiche scuderie, di venti camere e suite, tutte diverse tra loro, ma accomunate da un’identica attenzione ai dettagli, e impreziosite dall’affaccio su un silenzioso giardino interno di palme secolari.
 
L’apertura al pubblico avviene nel 1996. Da allora sono passati tre decenni e l’Albergo Pietrasanta continua ad affascinare i suoi ospiti grazie a un armonioso e coinvolgente dialogo tra storia e creatività contemporanea. Un dialogo che, anno dopo anno, presenta nuovi accostamenti e inedite possibilità di sguardo. 

 Il portale d’accesso, le sale affrescate, la stratificazione architettonica dell’edificio, l’elegante veranda con la luce naturale a segnare lo scorrere delle ore, raccontano, infatti, un legame profondo con il lavoro degli artisti e degli artigiani che hanno fatto di Pietrasanta un centro riconosciuto a livello internazionale, la «piccola Atene» italiana per quel coacervo di laboratori del marmo, fonderie, gallerie e studi a poca distanza dalle cave di Carrara.

Le opere della collezione contemporanea parlano, invece, di una tradizione familiare, improntata al bello e alla relazione con gli altri, che continua e si rinnova, anche grazie all’ingresso nello staff di Carolina Sandretto, fotografa e development manager, che ha dato forma a nuovi progetti. È il caso di Magazzino Pietrasanta, uno spazio espositivo ricavato da un ex edificio industriale, articolato in oltre settecento metri quadrati e dotato di una cucina professionale e di una terrazza affacciata sulle Apuane, che ospita al suo interno una parte della collezione dei proprietari dell’albergo e che può, all’occorrenza, trasformarsi in un contenitore qualificato e suggestivo per mostre ed eventi di vario genere.

Il trentesimo anniversario dell’Albero Pietrasanta non segna, dunque, un cambio di passo, ma restituisce la forza e la lungimiranza di un progetto che, fin dagli esordi, ha scelto di condividere l’arte come forma di ospitalità, il bello come forma di dialogo.

Didascalie delle immagini
Albergo Pietrasanta, Pietrasanta. 2006.Ph. Carolina Sandretto

Informazioni utili
Albergo Pietrasanta, via G. Garibaldi, 35, 55045 Pietrasanta - https://www.albergopietrasanta.com  - tel.+39.0584.793726

venerdì 17 aprile 2026

«Visioni sulla luce» per «Parma 360 Festival della creatività contemporanea»

Compie dieci anni «Parma 360 Festival della creatività contemporanea», manifestazione che, anno dopo anno, ha costruito un modello virtuoso di valorizzazione capillare del territorio emiliano attraverso una settantina di mostre ed eventi di vario tipo (da incontri a performance, da concorsi a concerti), coinvolgendo oltre duecento artisti della creatività contemporanea e della fotografia italiana come Michelangelo Pistoletto, i Cracking Art, Studio Azzurro, Franco Fontana, Mario Giacomelli, Gabriele Basilico e Nino Migliori.
Quest’anno l’appuntamento, che vede la curatela di Chiara Canali e Camilla Mineo, è in agenda dal 18 aprile al 2 giugno, quando la città di Parma si trasformerà, ancora una volta, in un museo diffuso grazie a progetti di pittura, fotografia, arte digitale e scultura, per un totale di otto mostre e sei laboratori che coinvolgeranno complessivamente venticinque artisti.
«Lux. Visioni sulla luce» è il tema scelto per questa decima edizione, realizzata con il sostegno del Mic e della Siae, che si configura come «un invito» - si legge nella presentazione - «a riscoprire la luce come materia viva e mezzo espressivo» attraverso «installazioni, performance e opere che interrogano il confine tra reale e percepito, tra energia e forma, costruendo una narrazione collettiva sull’uso della luce nell’arte contemporanea». Il visitatore del festival - assicurano le curatrici - «non sarà semplice spettatore, ma parte integrante di un viaggio sensoriale che restituisce alla luce la sua dimensione esperienziale e relazionale».

La prima mostra a inaugurare sarà – nel pomeriggio di sabato 18 aprile, alle ore 15 - «Synthetic Horizons. Nuove geografie dell’intelligenza artificiale», a cura di Chiara Canali, che porterà negli spazi della Casa del suono sei artisti under 35 con le loro opere realizzate con l’IA e la luce digitale fatta di pixel e algoritmi: macchine sonore, video, installazioni immersive, sculture di dati e narrazioni transmediali, che propongono una riflessione sui concetti di autorialità, memoria, corpo e futuro. 
Lungo il percorso espositivo, il visitatore sarà protagonista attivo grazie a Svccy (1997), il cui lavoro «Il cavaliere» permetterà al pubblico di generare immagini in tempo reale, e a Luca Martinelli, in arte Vandalo Ruins (1998), che presenterà a Parma «Tutti i re in ascolto», una macchina corale vivente che reinterpreta in maniera interattiva un’opera di Italo Calvino trasformando la voce dei visitatori in una memoria sonora condivisa, in un vero e proprio coro polifonico destinato ad arricchirsi giorno dopo giorno. In mostra sarà possibile vedere anche «The Pørnøgraphər», un lavoro del collettivo Hariel (composto da Pietro Lafiandra, Flavio Pizzorno e Andrea Rossini) che mette in crisi l’immagine cinematografica tradizionale, e «The Artist», una riflessione di Andrea Crespi (1992) sull’identità nell’epoca post-digitale, che si muove tra presenza e assenza, tra umano e artificiale. Sara Destri, in arte Ex.Favilla (1995), tenterà, invece, di dare forma alla relazione tra nostalgia e reminiscenza con il suo lavoro «Le figure del ricordo», mentre Manuel Macadamia (1997) presenterà «Sunset AI World», un osservatorio sperimentale sulle possibilità narrative e visive dell’intelligenza artificiale creato per sensibilizzare sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che è già stato presentato in diversi contesti culturali in Italia e all’estero, e che per l’occasione verrà arricchito da un nuovo episodio («sunset 2066»).

Ci si sposterà, quindi, a Palazzo Pigorini dove - sempre sabato 18 aprile, alle ore 16 – inaugurerà la mostra «Michael Kenna. Il fiume Po. Scritture di luce», a cura di Sandro Parmiggiani, con settanta delle cento immagini realizzate dal fotografo inglese nell’arco di dodici anni, tra il 2007 e il 2019, lungo il corso d’acqua più lungo d’Italia, a partire dalla sorgente alpina per giungere alla foce adriatica, attraversando i paesaggi della Pianura Padana. Riuniti in un libro pubblicato nel 2020 da Corsiero editore di Reggio Emilia, questi scatti nascono da un «approccio lento e contemplativo», frutto di vere e proprie «conversazioni» visive con la presenza potente e magnetica del Po, paragonato da Michael Kenna a un «vecchio e saggio amico», con cui c’è stato «uno scambio di energia in ogni incontro».
La luce è un elemento centrale di questo progetto fotografico, nato da un’attenta osservazione delle condizioni atmosferiche dei luoghi ritratti: nebbie, riflessi sull’acqua, cieli lattiginosi e orizzonti rarefatti diventano la materia espressiva con cui il fotografo inglese dà vita a paesaggi essenziali, sospesi, costruiti su silenzi e sottili equilibri.
Fondamentale è l’uso del bianco e nero, considerato dall’artista britannico «una riduzione essenziale della stimolazione sensoriale che consente alla nostra immaginazione di lavorare di più». Le immagini si configurano così come interpretazioni liriche più vicine alla poesia, soprattutto ai brevi haiku giapponesi, che alla descrizione documentaria. Completa il percorso una video-intervista di quindici minuti che offre uno sguardo diretto sul processo creativo di Michael Kenna lungo il fiume.

Restando a Palazzo Pigorini seguirà, alle ore 17 di sabato 18 aprile, l’inaugurazione di altre due mostre: «Una nuova luce», per la curatela della Galleria Caracol, e «Quadrifluox», a cura di Piergiuseppe Molinar.
La prima esposizione riunisce le opere di tre protagonisti dell’illustrazione francese contemporanea, al debutto sulla scena italiana, le cui opere declinano la luce come materia narrativa e principio generativo dell’immagine in modi differenti. Jean Mallard costruisce con l’acquerello paesaggi visionari e stratificati, attraversati da una moltitudine di dettagli e micro-narrazioni, nei quali la luce, dal taglio teatrale, accende i contrasti e amplifica la dimensione fantastica della narrazione. Per mezzo dell’uso di pastelli e matite, Clément Thoby rilegge, invece, l’eredità dei Fauves in chiave contemporanea attraverso atmosfere morbide e cinematografiche, capaci di evocare profondità e sospensione. Infine, Florian Pigé utilizza il pastello per creare una luce intima e avvolgente, che modella i volumi e sospende la scena in un tempo dilatato.
La mostra «Quadrifluox» trasforma, invece, l’inchiostro fluorescente in un linguaggio artistico autonomo, ridefinendo il rapporto tra carta, immagine e percezione. «Sotto la luce di Wood - si legge nella presentazione - l’opera cambia stato: l’immagine si accende, si espande, rivela livelli nascosti e dettagli invisibili. La fluorescenza non è un effetto speciale o decorativo, ma parte integrante della costruzione visiva». Per l’occasione viene presentata una selezione di opere a stampa, tra cui le graphic novel «Torino 8290» di Alessandro “Kalla” Calabrese, «Panico Paura» di Andra Rosta (Alessandra Rostagnotto) e «Rêve» di Antoine Orand.
L’esposizione mette in mostra anche il progetto «Hello Fluo!», dove - affermano gli organizzatori - «la logica della programmazione si fonde con la materia della stampa tipografica, rendendo tangibile il dialogo tra arte digitale e sperimentazione analogica».
Completa il percorso espositivo a Palazzo Pigorini una selezione di opere tratte dalla mostra «Draw the Light», presentata nel 2022, in occasione della prima edizione del Ripido Illustration Festival di Brunico. Davide Bonazzi, Ilaria Urbinati, Andrea Serio, Riccardo Guasco, Giulia Neri, Maria Martini e Marco Cazzato sono alcuni degli artisti esposti, invitati a confrontarsi con una domanda tanto semplice quanto complessa: «è possibile disegnare la luce?» Ne emerge un percorso ricco e sorprendente, dove linguaggi e sensibilità diverse dialogano tra di loro.

Ci si sposterà, quindi, alla Galleria San Ludovico dove – sabato 18 aprile, alle ore 18 - inaugurerà «Morphology Light. Viaggio nella forma della luce», personale di Antonio Barrese (Milano, 1945), esponente della sperimentazione italiana tra arte, design, percezione visiva e cultura scientifica sin dagli anni Sessanta, quando, con Alberto Marangoni, Alfonso Grassi e Gianfranco Laminarca, fonda il Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione), movimento che condivide una visione dell’opera come dispositivo dinamico, aperto, fondato su processi di trasformazione e sul coinvolgimento attivo dello spettatore.
La singolarità del lavoro di Antonio Barrese, nella sua giovinezza esponente dell’arte cinetica e programmatica italiana, è stata puntualmente colta da Peter Weibel, teorico della media art e direttore per ventiquattro anni dello ZKM - Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe, che ha parlato dell’artista milanese come di un «agente provocatore», ovvero di un autore capace di generare «scarti di pensiero», cioè perturbazioni mentali in grado di anticipare trasformazioni culturali profonde che diventeranno visibili solo nei decenni successivi.
La mostra, per la curatela di Chiara Canali, riunisce opere storiche e lavori recenti, che mettono al centro la luce intesa come materia plastica, fenomeno fisico e struttura percettiva capace di generare forma. Non mancano lungo il percorso espositivo documenti e apparati esplicativi, con l’obiettivo di offrire strumenti di approfondimento e chiavi di lettura.
All’interno del percorso espositivo, che dialoga efficacemente con la storia e l’architettura della Galleria San Ludovico, assumono particolare rilievo le opere che esplorano la dimensione ambientale e immersiva, come «Disco Strobo» ed «Electric Savana». Sono, inoltre, visibili i cicli «Big» e «Mini Shining», dove la luce non è semplice elemento di illuminazione o effetto scenico, ma struttura generativa.

Completa il calendario il progetto multimediale «Del sublime», firmato dal Duo Es, con il compositore Nicola Evangelisti, per il Torrione Visconteo. La mostra, la cui inaugurazione è prevista per le ore 19 di sabato 18 aprile, poco prima dell’opening party al locale notturno ColonneVentotto (ore 21), vede ancora una volta la curatela di Chiara Canali.
Il concetto di «sublime», nel suo significato originario di «alto» ed «elevato», teorizzato nella Grecia antica sin dai tempi di Platone, è reso attraverso suoni e varchi di luce, assimilabili a rosoni, che conducono il visitatore in un percorso ascensionale attraverso i quattro livelli dello spazio espositivo.
Il percorso inizia con «Transies Euntis», opera video proiettata sulla volta a botte del seminterrato, che si configura – raccontano gli organizzatori - come «un’esperienza contemplativa che unisce scienza, arte e spiritualità, aprendo una finestra di connessione tra la realtà sensibile e soprasensibile».
Al primo piano sono, invece, esposte un paio di opere in black light art, realizzate con vernici fosforescenti. In «Quantum Simmetry» un’iride diventa metafora del rosone e punto di incontro tra terreno e trascendente. Riprendendo la teologia paolina del «corpo come tempio», l’opera afferma, dunque, la centralità dell’essere umano come luogo di rivelazione e coscienza dell’infinito.
Proseguendo, si incontra il trittico delle spirali auree di
Nicola Evangelisti
, con tre strutture spaziali in cristallo e specchi incisi e retro-illuminati tese a raccontare la tensione tra ordine e caos, tra razionalità e irrazionalità. Il percorso culmina al quarto piano con la stampa digitale di un rosone tratto dal video «Transies Euntis», la fotoceramica del Duo Es e due opere di Silvia Serenari che rappresentano il sublime come esperienza di contemplazione della natura.

Come consuetudine, il festival emiliano ha anche un ricco Circuito Off, che coinvolge una cinquantina di spazi creativi della città di Parma, tra negozi, ristoranti, librerie, studi d’artista ed esercizi vari. Tra queste attività c’è lo Starhotels du Parc, albergo con preziosi interni in stile Liberty, situato accanto al Parco Ducale, che ospiterà in questi giorni l’esposizione «Fiori di Luce» dell’artista e fotografa parmigiana Caterina Orzi, con opere dalle tecniche diverse, dalla fotografia al pastello, che tratteggiano una natura dalla dimensione intima, silenziosa e quasi meditativa.
A «Parma 360» la luce si mostra, dunque, come materia viva e forma di pensiero. Si posa sulle superfici per trasformarle. Scivola sui corpi dei visitatori rendendoli presenza attiva. Attraversa gli spazi e ne modifica l’usuale percezione. Si racconta come metafora del nostro tempo: iper-visibile, sempre sotto i riflettori, e dominato dall’incertezza e dalla fragilità.

Didascalie delle immagini 
1. Opera di Riccardo Guasco; 2. Opera di Macadamia; 3. SVCCY, I tre cavalieri - Cavaliere 1; 4. M. Kenna, Nuvole drammatiche – Sannazzaro de’ Burgondi, Pavia, 2019; 5. M. Kenna, Ponti di Spagna, Bondeno, Ferrara, 2018; 6. Opera di Mallard; 7.Progetto Quadriflox; 8 e 9. Opera di Antonio Barrese; 10. Duo Es, Transies Euntis, 2026; still da video; 11.Evangelisti, Spirale Aurea Z8, 2016; 605x605x70 mm; cristallo alluminio Led

Informazioni utili
Parma 360 Festival della creatività contemporanea (X Edizione). LUX. Visioni sulla luce. Parma, sedi varie. Dal 18 aprile al 2 giugno 2026. Orari: tutte le sedi da lunedì a domenica 11-20, chiuso mercoledì e giovedì: Casa del suono da mercoledì a domenica 10-18; chiuso lunedì – martedì. Biglietti e info su: https://www.parma360festival.it