L’opera, proveniente dalla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca, sarà esposta fino al prossimo 27 settembre nell’ambito del felice progetto «Ospite a palazzo», promosso da ormai più di dieci anni dall’Istituto di storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini, che dal 2014, estate dopo estate, porta in residenza temporanea nell'antica dimora lagunare di Vittorio Cini (1885–1977) opere di alto profilo storico-artistico provenienti da collezioni italiane e internazionali, pubbliche e private, così da generare nuove letture, inattese consonanze e profondi cortocircuiti visivi e culturali nelle loro relazione dialogica con i lavori della collezione permanente.
Palazzo Cini a San Vio, scrigno di capolavori e mecenatismo
Per comprendere appieno la sottile trama che lega l’opera di Pompeo Girolamo Batoni al contesto veneziano è necessario volgere lo sguardo alla natura stessa di Palazzo Cini, casa-museo affacciata sul Canal Grande e sul rio di San Vio, sorta nel 1984 per volontà degli eredi dell'imprenditore e mecenate ferrarese, tra i vertici del collezionismo novecentesco italiano.
Arredato con mobili d'epoca, porcellane settecentesche della manifattura Cozzi e rari avori, il palazzo custodisce nei suoi ambienti capolavori assoluti del Rinascimento toscano e ferrarese, da Giotto a Filippo Lippi, da Beato Angelico a Pontormo, da Sandro Botticelli a Piero di Cosimo, fino a Cosmè Tura e Dosso Dossi.
Grazie a un’ampia disponibilità di mezzi economici e all’amicizia con conoscitori d'arte come Bernard Berenson, Nino Barbantini, Tammaro de Marinis e Federico Zeri, Vittorio Cini diede vita a una dimora dall’atmosfera intima e, al contempo, raffinata che, ancora oggi, ne restituisce intatti il gusto colto e cosmopolita e la sensibilità da esteta del bello.
In questo contesto, ben diverso da un classico museo per i suoi ambienti che sembrano far rivivere, passo dopo passo, il respiro di chi li ha ideati e amati, sono giunti, anno dopo anno, ospiti illustri come Agnolo Bronzino, Lorenzo Lotto, Francesco Guardi, Andrea Mantegna, Paolo Uccello, Bernardo Bellotto, Artemisia Gentileschi e, da ultimo, Antoon van Dyck, costruendo un percorso espositivo dinamico e sempre inedito.
Quest'anno la formula si rinnova grazie a una virtuosa sinergia istituzionale con due enti di Lucca - la Cassa di risparmio e il Centro delle arti -, confermando un legame dalle antiche e profonde affinità storiche, come ha osservato Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini, sottolineando come il capoluogo veneto e la città toscana siano accomunate «dalla potente vocazione commerciale» e «da un virtuoso modello di governo repubblicano».
Un dipinto, un mito, una bottega
Datata tra il 1740 e il 1743, la grande tela «Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo» di Pompeo Girolamo Batoni affonda le proprie radici nel primo libro delle «Metamorfosi» di Ovidio (I, 76-88): il racconto della creazione dell’uomo per mano del titano Prometeo.
L’artista mette in scena il momento culminante del mito con un equilibrio compositivo che è insieme citazione e invenzione. Il corpo del giovane modellato nella creta riprende la bellezza ideale dell’Ermes Pio-Clementino, all’epoca noto come Antinoo del Belvedere; mentre la figura di Minerva viene ricondotta a quella della Minerva Giustiniani, qui però addolcita secondo un canone di grazia più intimo e moderno che ne attenua la rigidità archeologica. La farfalla che la dea porge - da sempre simbolo nell’iconografia classica della psiche, ovvero dell'anima pronta a infondere il soffio vitale e intellettivo alla materia inerte modellata dall'artefice - è il dettaglio che trasforma una scena erudita in un’immagine di rara delicatezza emotiva. La composizione si carica così di un significato filosofico oltre che estetico: la nascita dell’umanità come atto di conoscenza e grazia è preso in considerazione nel suo paragone con il lavoro artistico.
A commissionare la tela fu il marchese lucchese Lodovico Sardini, come testimonia una fitta corrispondenza epistolare con l’artista. È proprio grazie a queste lettere che si scopre come, curiosamente, l’opera fosse stata concepita come pendant di un’altra tela, «Atalanta piange Meleagro morente», riunita con il suo dipinto complementare nella collezione della fondazione lucchese.
La gestazione dei due capolavori - anche a causa dei continui viaggi di Pompeo Girolamo Batoni tra la città natale e Roma, dove si era affermato come pittore di soggetti mitologici, religiosi e storici - fu lunga: ci vollero tre anni di lavoro perché le tele fossero consegnate, nel novembre del 1743, complete di cornici, dopo che l’artista aveva ridefinito entrambi i suoi dipinti così da calibrare con assoluta precisione gli effetti luministici e l'impatto d'insieme sul fruitore.
Passata per via ereditaria ai conti Minutoli-Tegrimi e giunta, poi, sul mercato antiquario, con il rischio concreto di lasciare per sempre la città che l’aveva vista nascere, la tela «Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo» è stata recentemente riacquistata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca, con un’operazione di tutela che restituisce l’opera al proprio contesto storico e che oggi, grazie al prestito a Palazzo Cini, le regala anche una nuova, prestigiosa visibilità internazionale, proprio nei mesi in cui Venezia ospita la Biennale d’arte.
Batoni, il «nuovo Raffaello» del Settecento europeo
L’occasione espositiva diventa spunto anche per ricordare il valore della pittura di Pompeo Girolamo Batoni per i suoi contemporanei. Nato a Lucca nel 1708 e spentosi a Roma nel 1787, l'artista toscano fu una delle personalità più sfolgoranti del suo tempo. Definito dai contemporanei un «nuovo Raffaello», seppe conquistare le più alte sfere dell'aristocrazia e della diplomazia europea: dai pontefici Benedetto XIV, Clemente XIII e Pio VI, fino a regnanti della statura di Maria Teresa d'Austria, Federico II di Prussia e Caterina II di Russia.
Roma, nella seconda metà del secolo, era tappa obbligata del Grand Tour, e lo studio del pittore divenne uno dei luoghi dove i facoltosi viaggiatori stranieri amavano farsi ritrarre, tra rovine classiche e citazioni dall’antico. Ma fu proprio nei soggetti mitologici e religiosi, come questa «Minerva», che il pittore lucchese mise pienamente in mostra la propria cultura figurativa: un classicismo luminoso, capace di fondere il rigore del disegno romano con una sensibilità cromatica e una grazia compositiva di matrice tutta toscana.
Verso il futuro: Il nuovo Centro delle arti di Lucca
La mostra veneziana non rappresenta soltanto una felice parentesi espositiva, ma si inserisce in una precisa e lungimirante strategia culturale. Come ha dichiarato Massimo Marsili, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Lucca, la tutela e la valorizzazione degli artisti locali costituiscono un obiettivo primario dell'ente, che ha al vaglio un progetto architettonico e gestionale per rendere finalmente visibile al pubblico l’intera sua collezione.
Questo straordinario dipinto di Pompeo Girolamo Batoni è, infatti, destinato a diventare uno dei fulcri del nascente Centro delle arti di Lucca. A tal proposito, Alberto Fontana, presidente del nuovo ente, ha confermato l'avvio dei lavori di restauro e recupero di uno storico edificio nel cuore della città toscana che un tempo fu l'ospedale san Giuseppe, il cinema Nazionale, una scuola materna e il dopolavoro della Manifattura Tabacchi. Questi 2mila e 500 metri quadrati, articolati su quattro piani e abbelliti dagli affreschi di Pietro Paolo Scorsini (1659-1731) sono destinati a trasformarsi in un polo museale d'eccellenza e di respiro internazionale grazie a una virtuosa collaborazione con la Fondazione Ragghianti e all'intervento conservativo e di rigenerazione urbana firmato da Too Studio, realtà reggiana guidata dagli architetti Marco Denti e Monica Gambini.
La mostra a Palazzo Cini anticipa, dunque, idealmente il cammino dell’opera di Pompeo Girolamo Batoni, che a partire dal 2029 troverà la sua collocazione definitiva insieme alle altre gemme della collezione della Cassa di risparmio di Lucca.
Così a settembre, quando la farfalla di «Minerva» si leverà metaforicamente in volo per tornare a casa, a Venezia rimarrà il ricordo di un incontro tra la grazia del Settecento toscano e l'eleganza sospesa sull'acqua di una dimora che fu culla di amicizie intellettuali unite a doppio filo con l'arte. Mentre nella «città delle cento chiese» tornerà a spirare il soffio leggero della dea, quello che dà vita alla materia, trasformando un racconto antico in un’esperienza viva, in attesa che il nuovo museo di piazzale Verdi apra, finalmente, le porte al pubblico.
Didascalie delle immagini
1.Pompeo Girolamo Batoni,«Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo», 1740-1743, 1740-1743; 2., 3. 4., Vernice del progetto «Ospite a Palazzo», con la tela «Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo» di Pompeo Girolamo Batoni, alla Galleria di Palazzo Cini a San Vio in Venezia; 5. 6, 7., e 8., Rendering del nuovo Centro delle arti Lucca, la cui apertura è prevista per il 2029. Render: Too Studio
Informazioni utili
«Ospite a Palazzo», con a tela «Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo» di Pompeo Girolamo Batoni. Palazzo Cini, La Galleria – Dorsoduro (San Vio), 864 - Venezia.Orari: aperto tutti i giorni dalle 11:00 alle 19:00 (ultimo ingresso ore 18:15); chiuso il martedì. Ingresso: intero 10,00 euro, ridotto € 8,00 (gruppi superiori a 8 persone, ragazzi dai 15 ai 25 anni, Over 65, Soci Touring Club Italiano, Coop, Ali, Fai, Tgs Eurogroup), ridotto € 7,00 (Possessori di un biglietto del circuito Dorsoduro Museum Mile), ridotto € 5,00 (residenti nel Comune di Venezia; studenti e docenti delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, lettere o filosofia, con indirizzo archeologico o storico-artistico, e delle Accademie delle Belle Arti). Sito web: https://www.palazzocini.it. Fino al 27 settembre 2026









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