È da questa soglia sospesa che prende forma la mostra «Oltre l'inchiostro: nuovi orizzonti della calligrafia cinese contemporanea», ospitata dalle Collezioni comunali d'arte di Palazzo d'Accursio, nel cuore di Bologna, in quelli che erano gli appartamenti invernali dei Cardinali legati, i rappresentanti del potere pontificio che governarono la città dal tardo Medioevo all’Unità d’Italia, e che oggi ospitano opere di Donato Creti, Ludovico Carracci e Francesco Hayez, tra gli altri .
La doppia natura di «arte della parola» e «arte della linea» è ciò che ha reso la calligrafia cinese terreno fertile per la sperimentazione creativa dei giorni nostri. A partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento, con il fermento seguito alla fine della Rivoluzione culturale, questa disciplina ha intrapreso una metamorfosi radicale: artisti di generazioni e sensibilità diverse hanno cominciato a interrogarne i fondamenti, a decostruirne i codici, a proiettarla in dialogo con l'arte concettuale, l'espressionismo astratto, la performance e i nuovi media.
Questa trasformazione è al centro del progetto di ricerca «Write - New Forms of Calligraphy in China: A Contemporary Culture Mirror», coordinato dall'Università di Bologna, sotto la guida della professoressa Adriana Iezzi, e finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (Erc).
In quasi un decennio di indagine, lo studio ha prodotto un corpus straordinario di analisi su artisti, correnti e opere, che ora prende forma nella mostra bolognese, curata dalla stessa Adriana Iezzi con Marta R. Bisceglia, Daniele Caccin e Martina Merenda.
Il progetto espositivo - primo in Europa nel suo genere - presenta oltre cinquantacinque opere di più di quaranta artisti, che rivelano come oggi la calligrafia sia un linguaggio fluido, capace di attraversare discipline e media: dalle arti visive al digitale, dalla performance al design.
Tra i protagonisti della mostra spicca Wang Dongling (Rudong, 1945), figura centrale della scena internazionale, noto per aver ridefinito la calligrafia come esperienza performativa attraverso la sua luanshu («scrittura caotica»), nella quale il corpo diventa pennello e lo spazio si trasforma in pagina.
Formatosi sotto la guida dei maestri Lin Sanzhi e Sha Menghai, l’artista ha percorso un cammino che da una padronanza assoluta delle forme tradizionali lo ha condotto verso un'innovazione radicale. Tra il 1989 e il 1992 ha insegnato come visiting professor all'Università del Minnesota e all'Università della California a Santa Cruz. Qui l'incontro con le avanguardie occidentali - dall'action painting all'espressionismo astratto - ha fertilizzato la sua ricerca, portandolo a sviluppare un proprio linguaggio specifico: la Iuanshu, appunto, presentata attraverso azioni performative in importanti realtà culturali di tutto il mondo come il British Museum di Londra, il Moma di New York e l’Accademia di belle arti di Roma.
In questa pratica, presentata a Bologna anche con la «Musicalligraphy Performance» nella serata inaugurale, scompare la regola fondamentale della calligrafia tradizionale, che vuole le colonne di caratteri ben separate e distinte, e diventa centrale l'energia del movimento (il qi), in un sovrapporsi e intrecciarsi di caratteri, che finisce per rendere il tutto quasi illeggibile. I grafemi mantengono una parvenza di riconoscibilità, ma il senso linguistico si dissolve in un campo amorfo e pulsante, vicino alla pittura gestuale.
Accanto a Wang Dongling, la mostra presenta artisti come Xu Bing (Chongquing, 1955) e Gu Wenda (Shangai, 1955), che hanno costruito interi sistemi di segni inventati, creando alfabeti impossibili che interrogano il rapporto tra lingua, potere e identità e il senso ultimo della comunicazione. In queste loro pratiche, la calligrafia si avvicina all’arte concettuale: il significato non risiede più nella parola, ma nella sua assenza o trasformazione. Il segno si emancipa dal contenuto per diventare forma pura, tensione visiva, gesto politico.
Il segno calligrafico smette di essere connesso a un sistema linguistico significante anche in Zhang Qiang (1962), protagonista di una performance a Bologna lo scorso 10 maggio e conosciuto per essere l’ideatore della «Traceology», un genere performativo ispirato alla Body Art, nel quale l’artista traccia segni calligrafici sui corpi nudi delle modelle o sui loro vestiti di carta, con un pennello intriso di inchiostro attraverso la cosiddetta tecnica del «Mangshu», ovvero della «calligrafia cieca» nella quale si scrive e si disegna senza mai guardare direttamente la superficie.
Tra i nomi in mostra figurano, poi, Luo Qi (Hangzhou, 1960) con la sua «musica del segno scritto», Wei Ligang (Datong 1964) con la sua «tecnica dei quadrati» di ispirazione matematica, Feng Mengbo con la sua calligrafia reinterpretata attraverso i new media, ma anche Pu Lieping (classe 1959), Wang Nanming (classe 1962), Chu Chu (Hangzhou, 1975) e Shao Yan (classe 1962), artisti che, ciascuno a proprio modo, hanno ridefinito il perimetro di ciò che un’arte antica può essere e fare oggi.
La calligrafia diventa così tridimensionale, digitale, persino video-ludica: alcune opere esplorano la realtà aumentata come spazio per il segno calligrafico, altre lo trasformano in abito, in installazione sonora, in graffiti urbani.
Quest'ultima dimensione, quella della street art, offre un angolo di riflessione particolarmente acuto: nelle mani di artiste e artisti che portano la tradizione sui muri della città, il gesto calligrafico diventa strumento di lotta per l'equità di genere e la libertà di espressione.
Una sezione speciale della mostra è dedicata a oggetti di pregio che testimoniano il dialogo tra calligrafia e design di lusso, come un servizio di ceramiche Hermès, realizzato in collaborazione con il calligrafo Fung Ming Chip (classe 1951), e le litografie di etichette del celebre vino Château Mouton Rothschild, firmate dai maestri Gu Gan (Changsha, 1942) e Xu Bing (classe 1955). Questa ibridazione testimonia come la calligrafia non sia un residuo del passato, ma un dispositivo attivo nella cultura globale, capace di dialogare con moda, mercato e comunicazione visiva.
Una delle scelte curatoriali più significative della rassegna è l'attenzione riservata alle artiste donne. Li Xinmo (Heilongjiang, 1976), Echo Morgan (nome d’arte di Xie Rong) e Wu Xixia (classe 1993) lavorano su terreni diversi ma convergenti: quello dell'identità femminile nella Cina contemporanea, delle aspettative culturali che pesano sul corpo e sulla scrittura al femminile, della calligrafia come gesto di resistenza e rivendicazione. La loro presenza in mostra non è un omaggio formale alla parità, ma una scelta intellettualmente necessaria: senza queste voci, la mappa della calligrafia contemporanea resterebbe incompleta e parziale.
In questo contesto, si inserisce la presentazione al pubblico di «Write Digital Archive»: il primo archivio digitale al mondo dedicato alla calligrafia cinese contemporanea, un passaggio fondamentale verso la conservazione e la diffusione di queste pratiche in chiave globale e accessibile. Questo strumento, consultabile nelle sale del museo bolognese, raccoglie le opere analizzate durante la ricerca finanziata dall’Erc, offrendo una risorsa senza precedenti per ricercatori, istituzioni e appassionati di tutto il mondo.
Si scrive così la seconda pagina di una storia che racconta il sodalizio più ampio tra il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell'Università di Bologna e i Musei civici della città, inaugurato nel 2023 con l'esposizione «INKiostro di Voci. Luo Qi e 30 anni di calligrafismo» al Museo internazionale e biblioteca della musica. Questo progetto espositivo verrà ricordato nel pomeriggio di mercoledì 17 giugno (alle ore 17) con la presentazione del libro «Sounds of Ink» e una performance di Luo Qi alla Cappella Farnese. L'artista tradurrà musiche del repertorio classico europeo in una concatenazione di segni calligrafici ispirati al più antico sistema di notazione musicale cinese, il Dunhuang qupu, basato su simboli che indicano andamento melodico e ritmo. La calligrafia diventerà così partitura visiva, mentre il gesto si trasformerà in suono e movimento.
Tra gli eventi collaterali della mostra - di cui rimarrà documentazione in un catalogo pubblicato da Bologna University Press, con contributi anche di Romano Prodi e di Silvia Battistini - si segnala, poi, la «La bolla: teatro di un’esistenza sospesa», che, sabato 16 maggio (alle ore 17), vedrà l'artista Wu Xixia esibirsi, in piazza Maggiore, in una performance calligrafica all’interno di una sfera gonfiabile trasparente del diametro di due metri.
Alla fine del percorso, ciò che rimane non è soltanto l’immagine di un segno, ma l’eco di un gesto. La calligrafia, nel suo farsi contemporanea, ci ricorda che ogni scrittura è un atto vivo: fragile, irripetibile, umano.
«Oltre l'inchiostro» abita esattamente questo spazio. Non ci offre un catalogo ordinato di tendenze e movimenti. Ci invita, piuttosto, a stare sulla soglia - tra il leggibile e l'illeggibile, tra la tradizione millenaria e l'esperimento più audace, tra la Cina e il mondo - e a guardare con occhi nuovi qualcosa di antico che non ha mai smesso di parlare. Liberato dal peso del significato letterale, l’inchiostro continua a scorrere, guardando al futuro, oltre i margini della carta per farsi ancora una volta «pittura del cuore».
La doppia natura di «arte della parola» e «arte della linea» è ciò che ha reso la calligrafia cinese terreno fertile per la sperimentazione creativa dei giorni nostri. A partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento, con il fermento seguito alla fine della Rivoluzione culturale, questa disciplina ha intrapreso una metamorfosi radicale: artisti di generazioni e sensibilità diverse hanno cominciato a interrogarne i fondamenti, a decostruirne i codici, a proiettarla in dialogo con l'arte concettuale, l'espressionismo astratto, la performance e i nuovi media.
Questa trasformazione è al centro del progetto di ricerca «Write - New Forms of Calligraphy in China: A Contemporary Culture Mirror», coordinato dall'Università di Bologna, sotto la guida della professoressa Adriana Iezzi, e finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (Erc).
In quasi un decennio di indagine, lo studio ha prodotto un corpus straordinario di analisi su artisti, correnti e opere, che ora prende forma nella mostra bolognese, curata dalla stessa Adriana Iezzi con Marta R. Bisceglia, Daniele Caccin e Martina Merenda.
Il progetto espositivo - primo in Europa nel suo genere - presenta oltre cinquantacinque opere di più di quaranta artisti, che rivelano come oggi la calligrafia sia un linguaggio fluido, capace di attraversare discipline e media: dalle arti visive al digitale, dalla performance al design.
Tra i protagonisti della mostra spicca Wang Dongling (Rudong, 1945), figura centrale della scena internazionale, noto per aver ridefinito la calligrafia come esperienza performativa attraverso la sua luanshu («scrittura caotica»), nella quale il corpo diventa pennello e lo spazio si trasforma in pagina.
Formatosi sotto la guida dei maestri Lin Sanzhi e Sha Menghai, l’artista ha percorso un cammino che da una padronanza assoluta delle forme tradizionali lo ha condotto verso un'innovazione radicale. Tra il 1989 e il 1992 ha insegnato come visiting professor all'Università del Minnesota e all'Università della California a Santa Cruz. Qui l'incontro con le avanguardie occidentali - dall'action painting all'espressionismo astratto - ha fertilizzato la sua ricerca, portandolo a sviluppare un proprio linguaggio specifico: la Iuanshu, appunto, presentata attraverso azioni performative in importanti realtà culturali di tutto il mondo come il British Museum di Londra, il Moma di New York e l’Accademia di belle arti di Roma.
In questa pratica, presentata a Bologna anche con la «Musicalligraphy Performance» nella serata inaugurale, scompare la regola fondamentale della calligrafia tradizionale, che vuole le colonne di caratteri ben separate e distinte, e diventa centrale l'energia del movimento (il qi), in un sovrapporsi e intrecciarsi di caratteri, che finisce per rendere il tutto quasi illeggibile. I grafemi mantengono una parvenza di riconoscibilità, ma il senso linguistico si dissolve in un campo amorfo e pulsante, vicino alla pittura gestuale.
Accanto a Wang Dongling, la mostra presenta artisti come Xu Bing (Chongquing, 1955) e Gu Wenda (Shangai, 1955), che hanno costruito interi sistemi di segni inventati, creando alfabeti impossibili che interrogano il rapporto tra lingua, potere e identità e il senso ultimo della comunicazione. In queste loro pratiche, la calligrafia si avvicina all’arte concettuale: il significato non risiede più nella parola, ma nella sua assenza o trasformazione. Il segno si emancipa dal contenuto per diventare forma pura, tensione visiva, gesto politico.
Il segno calligrafico smette di essere connesso a un sistema linguistico significante anche in Zhang Qiang (1962), protagonista di una performance a Bologna lo scorso 10 maggio e conosciuto per essere l’ideatore della «Traceology», un genere performativo ispirato alla Body Art, nel quale l’artista traccia segni calligrafici sui corpi nudi delle modelle o sui loro vestiti di carta, con un pennello intriso di inchiostro attraverso la cosiddetta tecnica del «Mangshu», ovvero della «calligrafia cieca» nella quale si scrive e si disegna senza mai guardare direttamente la superficie.
Tra i nomi in mostra figurano, poi, Luo Qi (Hangzhou, 1960) con la sua «musica del segno scritto», Wei Ligang (Datong 1964) con la sua «tecnica dei quadrati» di ispirazione matematica, Feng Mengbo con la sua calligrafia reinterpretata attraverso i new media, ma anche Pu Lieping (classe 1959), Wang Nanming (classe 1962), Chu Chu (Hangzhou, 1975) e Shao Yan (classe 1962), artisti che, ciascuno a proprio modo, hanno ridefinito il perimetro di ciò che un’arte antica può essere e fare oggi.
La calligrafia diventa così tridimensionale, digitale, persino video-ludica: alcune opere esplorano la realtà aumentata come spazio per il segno calligrafico, altre lo trasformano in abito, in installazione sonora, in graffiti urbani.
Quest'ultima dimensione, quella della street art, offre un angolo di riflessione particolarmente acuto: nelle mani di artiste e artisti che portano la tradizione sui muri della città, il gesto calligrafico diventa strumento di lotta per l'equità di genere e la libertà di espressione.
Una sezione speciale della mostra è dedicata a oggetti di pregio che testimoniano il dialogo tra calligrafia e design di lusso, come un servizio di ceramiche Hermès, realizzato in collaborazione con il calligrafo Fung Ming Chip (classe 1951), e le litografie di etichette del celebre vino Château Mouton Rothschild, firmate dai maestri Gu Gan (Changsha, 1942) e Xu Bing (classe 1955). Questa ibridazione testimonia come la calligrafia non sia un residuo del passato, ma un dispositivo attivo nella cultura globale, capace di dialogare con moda, mercato e comunicazione visiva.
Una delle scelte curatoriali più significative della rassegna è l'attenzione riservata alle artiste donne. Li Xinmo (Heilongjiang, 1976), Echo Morgan (nome d’arte di Xie Rong) e Wu Xixia (classe 1993) lavorano su terreni diversi ma convergenti: quello dell'identità femminile nella Cina contemporanea, delle aspettative culturali che pesano sul corpo e sulla scrittura al femminile, della calligrafia come gesto di resistenza e rivendicazione. La loro presenza in mostra non è un omaggio formale alla parità, ma una scelta intellettualmente necessaria: senza queste voci, la mappa della calligrafia contemporanea resterebbe incompleta e parziale.
In questo contesto, si inserisce la presentazione al pubblico di «Write Digital Archive»: il primo archivio digitale al mondo dedicato alla calligrafia cinese contemporanea, un passaggio fondamentale verso la conservazione e la diffusione di queste pratiche in chiave globale e accessibile. Questo strumento, consultabile nelle sale del museo bolognese, raccoglie le opere analizzate durante la ricerca finanziata dall’Erc, offrendo una risorsa senza precedenti per ricercatori, istituzioni e appassionati di tutto il mondo.
Si scrive così la seconda pagina di una storia che racconta il sodalizio più ampio tra il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell'Università di Bologna e i Musei civici della città, inaugurato nel 2023 con l'esposizione «INKiostro di Voci. Luo Qi e 30 anni di calligrafismo» al Museo internazionale e biblioteca della musica. Questo progetto espositivo verrà ricordato nel pomeriggio di mercoledì 17 giugno (alle ore 17) con la presentazione del libro «Sounds of Ink» e una performance di Luo Qi alla Cappella Farnese. L'artista tradurrà musiche del repertorio classico europeo in una concatenazione di segni calligrafici ispirati al più antico sistema di notazione musicale cinese, il Dunhuang qupu, basato su simboli che indicano andamento melodico e ritmo. La calligrafia diventerà così partitura visiva, mentre il gesto si trasformerà in suono e movimento.
Tra gli eventi collaterali della mostra - di cui rimarrà documentazione in un catalogo pubblicato da Bologna University Press, con contributi anche di Romano Prodi e di Silvia Battistini - si segnala, poi, la «La bolla: teatro di un’esistenza sospesa», che, sabato 16 maggio (alle ore 17), vedrà l'artista Wu Xixia esibirsi, in piazza Maggiore, in una performance calligrafica all’interno di una sfera gonfiabile trasparente del diametro di due metri.
Alla fine del percorso, ciò che rimane non è soltanto l’immagine di un segno, ma l’eco di un gesto. La calligrafia, nel suo farsi contemporanea, ci ricorda che ogni scrittura è un atto vivo: fragile, irripetibile, umano.
«Oltre l'inchiostro» abita esattamente questo spazio. Non ci offre un catalogo ordinato di tendenze e movimenti. Ci invita, piuttosto, a stare sulla soglia - tra il leggibile e l'illeggibile, tra la tradizione millenaria e l'esperimento più audace, tra la Cina e il mondo - e a guardare con occhi nuovi qualcosa di antico che non ha mai smesso di parlare. Liberato dal peso del significato letterale, l’inchiostro continua a scorrere, guardando al futuro, oltre i margini della carta per farsi ancora una volta «pittura del cuore».
Didascalie delle immagini
1. Performance di Wang Dongling, 2005; 2. Wang Dongling, Dante Alighieri «Lo meo servente core», 2026. Inchiostro su carta, cm 90 x 90 cm; 3. Chu Chu, Writing Landscapes, 2017. Inchiostro, matita, matite colorate e colla su carta, cm 28 x 840; 4. Wei Ligang, The Geese Flying Over Southern Cloud, 2014. Inchiostro e acrilico su carta, cm 97 x 189; 5. Kwanyin Clan (EricTin, Nat), New Style, 2008. Vernice spray su muro, Pechino; 6 e 7. Gu Gan per Château Mouton Rothschild, Coeur à Coeur. Etichetta per lo Château Mouton Rothschild 1996, bottiglia e litografia cm 33 x 46. Mostra “Paintings for the Labels”, Pauillac (Francia); 8. Wu Xixia, Writing the Orchid Pavilion Preface One Time, 2021. Sfera di plastica gonfiabile in PVC con iscrizioni calligrafiche, cm 200 (diam.); 9. Wang Dongling, Filling the World with Love, 2021. Opera digitale su iPad, 2388x668 px
Informazioni utili
«Oltre l'inchiostro: nuovi orizzonti della calligrafia cinese contemporanea». Collezioni Comunali d'Arte, Palazzo d'Accursio, piazza Maggiore, 6 - Bologna. Orari: martedì e gioverdì ore 14:00–19:00 | mercoledì e venerdì ore 10:00–19:00 | sabato, domenica e festivi ore 10:00–18:30 | Festa della Repubblica (martedì 2 giugno 2026) ore 10:00 - 19:00 | chiuso i lunedì non festivi | la biglietteria chiude un'ora prima. Ingresso: € 6,00 intero | € 4,00 ridotto | € 2,00 ridotto giovani 19–25 anni | gratuito possessori Card Cultura. Informazioni: tel +39.051.2193998, museiarteantica@comune.bologna.it. Sito internet: https://www.museibologna.it/arteantica | https://linktr.ee/WRITE_Exhibition. Catalogo: Bologna University Press. Eventi: “La bolla: Teatro di un’esistenza sospesa”, Performance dell’artista e calligrafa Wu Xixia - sabato 16 maggio, ore 17:00 - Piazza Maggiore | Presentazione del libro “Sounds of Ink” e performance del maestro calligrafo Luo Qi - mercoledì 17 giugno, ore 17 - Cappella Farnese. Worhshop e visite guidate: sabato 23 maggio, ore 19:00 – Visita guidata alla mostra a cura di Marta R. Bisceglia | mercoledì 10 giugno, ore 17:00 – Workshop di calligrafia cinese per adulti a cura di Daniele Caccin (evento su prenotazione scrivendo a daniele.caccin2@unibo.it) | sabato 27 giugno, ore 15:30 - Visita guidata alla mostra a cura di Maria R. Bisceglia. Fino al 5 luglio 2026



















