ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com
Visualizzazione post con etichetta In streaming. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta In streaming. Mostra tutti i post

mercoledì 31 marzo 2021

Da Nexo + a VatiVision: piattaforme on demand per l’arte e la cultura

Sarà una Pasqua in zona rossa con i musei, i cinema e i teatri chiusi al pubblico. Come lo scorso Natale mostre e spettacoli saranno, dunque, fruibili unicamente on-line sui siti e sui canali social delle principali istituzioni culturali italiane.

9 mondi, 4 canali dedicati, 40 playlist e 1500 ore di contenuti: nasce Nexo +
Novità di questo inizio di primavera per chi è alla ricerca di concerti, film d’autore, contenuti d’arte, documentari, musica, opera, balletto, teatro, approfondimenti culturali è Nexo+, la piattaforma di contenuti on demand per un tempo libero di qualità ideata da Nexo Digital, la casa di produzione e distribuzione italiana che, negli ultimi anni, ha portato l’arte sui grandi schermi dei nostri cinema.
Lanciata lo scorso 10 marzo, Nexo + offre, attualmente, oltre millecinquecento ore di contenuti, suddivise in nove mondi da esplorare. Si spazia dalle biografie dei grandi personaggi del passato alla musica sinfonica e pop in scena nei più importanti teatri del mondo, dai film premiati dal pubblico e dalla critica alla storia del nostro Paese, dai balletti con danzatori icone dei tempi recenti agli eventi on stage, senza dimenticare la sezione «Current» con al centro le infinite sfaccettature del presente raccontate in una selezione di documentari italiani e internazionali sui grandi temi del mondo in cui viviamo: sostenibilità, diversity e diritti civili.
Nei prossimi mesi su Nexo + si parlerà anche di fotografia, fashion, masterclass e formazione, design, architettura e sport. Sono, inoltre, state pensate delle Playlist; al momento sono circa una quarantina quelle on-line e tra queste c’è «Le signore delle arti», una selezione di documentari e film dedicati a grandi attrici, pittrici e donne della cultura, realizzata in occasione della mostra allestita a Milano, nelle sale di Palazzo Reale, sulle grandi artiste del Cinquecento e Seicento, attualmente fruibile on-line attraverso una serie di visite guidate.
Inoltre, con cadenza mensile, tutti gli utenti registrati riceveranno il «Monthly Magazine» con tutte le indicazioni circa le novità della piattaforma. Tra queste, al momento, ci sono quattro costellazioni, quelle di Elisabetta Sgarbi, Far East Film Festival, Feltrinelli Real Cinema e Scuola Holden, vere e proprie mappe per orientarsi nel nostro presente, che spesso percorrono percorsi meno battuti.
Ideata come in «una piazza in cui ci si incontra più che in un rifugio esclusivo, Nexo + si propone – affermano dallo staff della piattaforma - come un luogo in cui il proprio tempo diventa uno spazio per la mente, dove nutrire le proprie passioni e dove scoprirne di nuove». L’intento è quello di stimolare la partecipazione attiva degli utenti offrendo «un luogo che promuove la curiosità, tutela le differenze, amplifica il sapere, il divertimento, l'emozione».

Dalla serie su Salvador Dalì allo spettacolo su Beethoven di Alessandro Baricco: le prime proposte di Nexo + per «un tempo libero di qualità»
Tra i primi spettacoli disponibili sulla piattaforma Nexo + c’è «Ludwig Van Beethoven | 5 cose da sapere sulla sua musica», di e con Alessandro Baricco, realizzato per il teatro Comunale di Ferrara, che vede in scena anche la pianista Gloria Campaner, particolarmente apprezzata per la sua versatilità, e i trenta giovanissimi musicisti dell’Orchestra Canova, tutti under 25, diretti dall’altrettanto giovanissimo Enrico Saverio Pagano. È, inoltre, possibile vedere, dallo scorso 27 marzo, il docu-film «Il terremoto di Vanja» di Vinicio Marchioni, che parte dal capolavoro «Zio Vanja» di Anton Čechov e conduce gli spettatori nella provincia italiana distrutta dal terremoto, a dieci anni dal sisma che ha colpito L’Aquila e a tre da quello di Amatrice, riportando l’attenzione sulle persone che ancora oggi combattono contro i danni subiti da quei tragici eventi. 
Grazie al dialogo ideale tra Marchioni e Čechov - a cui ha prestato la voce Toni Servillo – all’alternanza dei luoghi e delle situazioni filmate ora a colori, ora in bianco e nero e ai contributi di Andrej Končalovskij, Gabriele Salvatores e Fausto Malcovati, il film prende per mano lo spettatore e lo conduce in un molteplice viaggio, che è «un atto d’amore, verso il teatro, la letteratura e gli esseri umani che resistono».
Per gli appassionati della musica classica sono, invece, visibili i concerti dell’ultima edizione del Festival Salisburgo, quella del centenario. Tra le chicche si segnalano: tre esibizioni con i Wiener Philharmoniker, condotti da Nelsons, Thielemann e Dudamel; il concerto del pianista russo-tedesco Igor Levit con le ultime tre sonate per pianoforte di Beethoven; i recital di Juan Diego Flórez e quello della soprano bulgara Sonya Yoncheva; il concerto con Martha Argerich e il violinista Renaud Capuçon.
Mentre per gli amanti del cantautorato italiano c’è il documentario «Note di viaggio» di Andrea Longhin e Claudio Spanu, che raccolta la raccolta di Francesco Guccini composta da canzoni scelte dallo stesso cantautore insieme a Mauro Pagani, reinterpretate dalle grandi voci della musica italiana come, tra gli altri, Elisa, Ligabue, Giuliano Sangiorgi, Nina Zilli, Malika Ayane, Samuele Bersani, Luca Carboni, Zucchero, Fiorella Mannoia, Roberto Vecchioni, Vinicio Capossela e Gianna Nannini.
Il catalogo di Nexo + contempla, al momento, anche tre belle proposte per gli amanti della pittura e della storia antica: dal documentario «Il catalogo Goering - una collezione di arte e sangue» di Laurence Thiriat e con François Gonce (sulle oltre cinquemila opere accumulate dal numero due del Terzo Reich nella sua residenza di Carinhall) alla mini-serie «Salvador Dalì – La ricerca dell’immortalità» del regista David Pujol, senza dimenticare i sedici episodi di «Mille e una notte in Egitto» di Ernesto Pagano e Sandro Vannini, un lungo, appassionato viaggio lungo il Nilo tra geroglifici, gioielli, cucina, arte, navi, agricoltura, mobilio, moda, superstizioni, piramidi, dinamiche familiari, animali, musica, feste.

Tra le novità di VatiVision i film «Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera» e «Un luogo, una carezza»

Mentre tutto tace sul fronte di «ItsArt, il nuovo palcoscenico virtuale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte», tanto voluto dal ministro Dario Franceschini, un’offerta culturale trasversale arriva anche da VatiVision, «la Netflix del Vaticano», piattaforma on-demand disponibile dallo scorso 8 giugno, nata dalla sinergia tra la società di produzione cinematografica «Officina della comunicazione» e «Vetrya», azienda di Orvieto leader nel settore della tecnologia.
«Cultura, arte e fede. Ovunque. Con te» è lo slogan di presentazione scelto, che spiega chiaramente i fili conduttori dell’offerta, il cui catalogo è in costante aggiornamento. La vita dei santi e dei papi, i luoghi sacri, i miracoli, la storia della Chiesa sono gli argomenti più trattati nei film e nei documentari presenti sulla piattaforma, ma non mancano proposte per gli amanti della pittura, della scultura e dei musei nelle sezioni «Vite per l’arte e nell’arte» ed «Elevarsi nell’arte». Tra i titoli disponibili ci sono: «Leonardo – Cinquecento» di Francesco Invernizzi, film uscito nelle sale in occasione dei cinquecento anni dalla morte del genio vinciano; il documentario «Botticelli – Inferno», per la regia di Ralph Loop, viaggio nella rappresentazione botticelliana dei gironi danteschi, fra gli Uffizi, gli archivi del Vaticano, Londra, Berlino e la Scozia; «Frida. Viva la vida» di Giovanni Troilo, racconto di un’icona del femminismo contemporaneo tra interviste esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni suggestive e opere; «Hokusai dal British Museum» di Patricia Wheatley, primo film inglese dedicato al grande pittore giapponese della fine del Settecento. 
Tra le novità c’è il film «Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera» di Jordan River, uscito lo scorso 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne promossa dall'Onu. Il docu-film, con l’attrice Angela Curri, ripercorre la storia della pittrice seicentesca, la prima donna a essere ammessa in un’Accademia di disegno e ad avere una propria bottega, la cui figura è stata a lungo legata alla storia dello stupro ad opera del pittore Agostino Tassi, che si concluse con un doloroso processo pubblico.
Da poco disponibile è anche il film «Un luogo, una carezza» del regista Marco Marcassoli, che racconta le fasi di realizzazione della chiesa dell’ospedale Papa Giovanni XXIII a Bergamo, simbolo non solo di dolore o di sconfitta, ma anche casa capace di accogliere e ridare la vita. «Due importanti artisti internazionali, Stefano Arienti e Andrea Mastrovito, affiancati dal maestro vetraio Lino Reduzzi e dall’architetto Pippo Traversi, hanno lavorato insieme – si legge nella presentazione - per rendere speciale questo luogo di contemplazione e consolazione: un vero e proprio spazio di luce capace di offrire ristoro dinanzi alle difficoltà o alle sofferenze che sono inevitabilmente legate a una struttura ospedaliera». Fede, preghiera e vissuto si aprono così al racconto della bellezza in un film che la Cei ha inserito nel sussidio pastorale per la Quaresima e la Pasqua e che è per tutti, fedeli e non, una «contro-meditazione» sugli eventi di quest’ultimo anno, sulle immagini del Covid impresse nella nostra memoria, a partire da quella con la lunga colonna di mezzi militari con a bordo i feretri delle vittime,  sul dolore e sul senso di precarietà.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Sonya Yoncheva, Cappella Mediterranea. Leonardo Alarcon, Festival di Salisburgo 2020; [figg. 2 e 3] Frame del film «Mille e una notte in Egitto» di Ernesto Pagano e Sandro Vannini; [fig. 4] Locandina del film «Il catalogo Goering - una collezione di arte e sangue» di Laurence Thiriat ; [fig. 5] Un frame del film «Salvador Dalì – La ricerca dell’immortalità» del regista David Pujol; [fig. 6] «Il terremoto di Vanja» di Vinicio Marchioni; [fig. 7] Locandina del film «Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera» di Jordan River; [figg. 8 e 9] Un frame del film  «Un luogo, una carezza» del regista Marco Marcassoli

Informazioni utili 

lunedì 29 marzo 2021

«Foresta M9», a Mestre seicento essenze arboree e duecento alberi per un’installazione green

Querce, carpini, farnie, oppi, olmi campestri, frassini, ciliegi, sanguinelle, noccioli, cornioli, sambuchi, frangole, biancospini, ligustri, rose canine, prugnoli e lantane: sono quasi seicento le essenze arboree scelte per la mostra, a cura di Luca Molinari e Claudio Bertorelli, che segna la ripartenza di M9 – Museo del Novecento a Mestre. Centoottanta alberi, alti fino a quattro metri, vanno a comporre una vera e propria foresta, un’oasi di pace e serenità, che sovrasta con la sua chioma la variegata vegetazione sottostante, tipica del sottobosco, con altezze tra i trenta e i quaranta centimetri, suggellando da un lato l’emblematico significato di risveglio, ripresa e rinascita, e celebrando dall’altro il forte legame con le radici della città lagunare e il territorio che le fa da cornice. L’installazione è riflessa sulle pareti del terzo piano del museo, grazie all’applicazione di una pellicola a specchio, sottolineando così il rapporto che unisce il territorio veneto ai suoi boschi e, nello stesso tempo, raccontando il fascino paesaggistico di un territorio che ha pochi eguali in Italia.
Quella foresta temporanea nel cuore di M9, luogo emotivo ed essenziale nella sua semplicità, vuole, dunque, essere anche una testimonianza della grande attenzione e lungimiranza del comprensorio veneziano, che, già dai tempi della Serenissima, rivolge la propria attenzione alla salvaguardia dell’ambiente. «Da almeno due decenni la terra veneta – ricordano, a tal proposito, i curatori - è teatro di pratiche di paesaggio finalizzate a rifondare, entro il 2050, il suo arcipelago di foreste, almeno fino alle dimensioni dei gloriosi tempi veneziani: 7.000 ettari di rovereti di pianura necessari alla flotta per mare, pari all’1% della superficie estesa. Tutto è cominciato grazie a comunità locali che hanno deciso di prendersi cura dei luoghi abitati, consapevoli e responsabili nei confronti delle generazioni future».
«Foresta M9. Un paesaggio di idee, comunità e futuro»
– questo il titolo della mostra a Mestre - non è, dunque, solo una suggestiva installazione temporanea, ma anche un dispositivo di orientamento culturale e politico per restituire senso a un territorio che è insieme urbano e rurale. L’esposizione vuole, inoltre, essere un gesto tangibile per le sue comunità di riferimento; per questo motivo, a conclusione della mostra, sette comuni di medie e grandi dimensioni della pianura veneta - Concordia Sagittaria, San Donà di Piave, San Stino di Livenza, Venezia, Padova, Treviso e Cessalto - riceveranno in dono da M9 alcuni degli alberi che animano l’installazione, per rinvigorire o dare avvio ad altrettante foreste che arricchiranno il territorio. Mentre le piante più giovani saranno donate, a fine mostra, ai cittadini per un collettivo guerrilla gardening che diffonda l'arte di coltivare la biodiversità, nel proprio giardino o nel proprio quartiere.
L’idea di questo dono nasce da un’idea vincente, che dovrebbe essere centrale nel fare di molti, se non di tutti noi: «gli alberi -raccontano ancora i curatori - non sono un ornamento alla moda, non lavano il nostro senso di colpa e l'indifferenza, ma sono nostri compagni di viaggio, vivono con noi, sono più di noi e ci ricordano che tutti apparteniamo a un mondo che sta soffrendo troppo e che merita conoscenza, cura e amore».
L’esperienza green di «Foresta M9» non si esaurirà con la mostra, ma prevede anche un «semestre verde» di laboratori e incontri, che si muove nel solco della vocazione ecosostenibile con cui il Polo M9, laboratorio permanente del contemporaneo ideato nel 2018, è stato progettato da Matthias Sauerbruch e Louisa Hutton. Nei prossimi mesi saranno, dunque, approfonditi i temi dell’Agenda 2030 dell’Onu per l’ambiente, organizzati laboratori e iniziative per bambini e ragazzi, con visite e letture dedicate agli alberi, giungendo all’inaugurazione della prima mostra satellite dedicata ai grandi alberi della storia italiana.
La presentazione di «Foresta M9», avvenuta rigorosamente in streaming secondo le disposizioni vigenti in materia di contrasto alla diffusione del Coronavirus e delle sue varianti, è stata anche l’occasione per far conoscere «M9 Impatto Zero», il progetto greentech, eseguito da RnB4culture, che intende rendere il complesso veneto il più grande museo italiano a impatto energetico zero. Il progetto si avvia in questi giorni con l’installazione di un nuovo grande impianto fotovoltaico sui tetti degli edifici del distretto M9, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità energetica entro il prossimo triennio. «L'impianto - raccontano dal museo - porterà a una espansione della potenza da 80 a 270 kW. RnB4culture sta realizzando l'intervento con 995 metri quadri di pannelli solari senza impatto visivo, con una produzione totale attesa di 6,4 milioni di kWh».
L’installazione sarà aperta al pubblico appena le condizioni legate alla situazione pandemica lo renderanno possibile, ma può già essere vista on-line grazie a una serie di appuntamenti. Si spazia dai «Forest sound» (il prossimo ci sarà venerdì 23 aprile, alle ore 21), concerti nella natura diffusi sui canali social di M9, agli incontri della rassegna «Il mio 900 in verde» (lunedì 29 marzo con Daniele Zovi, mercoledì 31 marzo con Giustino Mezzalira e lunedì 5 aprile con Maurizio Dissegna), dalle attività per i più piccoli (giovedì 1°, 8, 15 e 22 aprile) alle quattro lezioni (sabato 3, 10, 17 e 24 aprile) in streaming di yoga con Laura Lena. Foresta M9 ci offre così una pausa virtuale a contatto con la natura e ci regala un piccolo, ma significativo, attimo di pace dell’anima, «un'esperienza sensoriale e culturale unica – racconta Luca Molinari - in un momento in cui tutti noi siamo stati costretti nelle nostre case».

Didascalie delle immagini
Le fotografie sono di Alessandro Scarpa. Si ringrazia per le immagini lo studio associato di giornalisti BonnePresse di Milano

Informazioni utili
L’installazione sarà aperta al pubblico non appena le condizioni legate alla situazione pandemica lo renderanno possibile. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.m9museum.it

giovedì 25 febbraio 2021

«Baci dal mondo», le Terre Malatestiane festeggiano on-line l’anno dantesco con il «Francesca Day»

Dalle tragedie di Silvio Pellico e Gabriele D’Annunzio alla «Fantasia sinfonica» di Pëtr Il'ič Čajkovskij, senza dimenticare l’opera scultorea di Auguste Rodin, il ciclo incisorio di Gustave Dorè e la parodia teatrale di Antonio Petito. Ma anche i disegni e le pitture di Jean Auguste Dominique Ingres, Dante Gabriele Rossetti, Mosè Bianchi e Gaetano Previati. Sono innumerevoli gli artisti che, dal Settecento a oggi, hanno rivolto la propria attenzione all’appassionante storia d’amore e di morte tra Francesca da Polenta e Paolo Malatesta. Tanto è vero che si stima l’esistenza di 1078 componimenti letterari, 85 tragedie, 599 opere d’arte visiva, 435 eventi musicali, una decina di film e persino un fotoromanzo dedicati alla coppia adulterina che Dante Alighieri rese immortale nelle pagine del Canto V dell’«Inferno», quello incentrato sui «peccatori carnali che la ragion sommettono al talento», puniti da una «bufera infernal che mai non resta».
La storia dell’avvenente e sfortunata fanciulla ravennate, per la quale Gabriele D’Annunzio coniò l’espressione «un fiore in mezzo a tanto ferro», e del suo amante, il giovane uomo che Giovanni Boccaccio definì «piacevole» e «costumato», non poteva non tornare sotto i riflettori nell’anno in cui si celebra il settecentesimo anniversario dalla morte di Dante Alighieri.
Si aprirà, infatti, con il «Francesca Day», in programma l’8 marzo, il cartellone dei festeggiamenti danteschi promosso dai Comuni di Rimini e Gradara, con i territori malatestiani e le Regioni Emilia Romagna e Marche.
La scelta della data non è casuale. Si è, infatti, deciso di celebrare Francesca da Rimini nel giorno della festa della donna perché il suo «mito, che appare con Dante, -racconta Ferruccio Farina - esplode con l’Illuminismo e il Romanticismo per affermare una donna non più peccatrice, ma vittima innocente di inganni e di violenze, emblema di bellezza, libertà e coraggio». Francesca è, dunque, una donna a tutto tondo, «una donna guerriera», costretta a un matrimonio di interesse, per ragioni di guerra e potere, con il crudele e deforme signore di Rimini, ingannata anche dal padre che le fa credere che il suo futuro sposo sia «Paolo il bello», il cognato, e capace, con coraggio, di scegliere l’amore vero a costo della sua stessa vita.
«Baci dal mondo» è il titolo dell’iniziativa organizzata per l’occasione: un «flash mob ecumenico», nato da un’idea di Ferruccio Farina, che vedrà la regia del teatro Amintore Galli di Rimini e la partecipazione di ventuno università di tutto il mondo, «da Adelaide a Siena, da Parigi a San Paolo, da Quito a Ekaterinburg, da Friburgo a Buenos Aires, da Ravenna a Shanghai, da Santiniketan a New York, da Barcellona a Los Angeles, da Gottinga a Toronto, da Amsterdam a Johannesburg».
Insegnanti e universitari dai quattro angoli del pianeta reciteranno, animeranno e commenteranno, nella lingua del loro Paese, il canto V dell’«Inferno» con i versi più celebri al mondo dedicati alla passione e al bacio.
Le animazioni si susseguiranno on-line, in diretta streaming, a partire dalle ore 9.30 del mattino (UTC+1) e verranno diffuse attraverso il sito dedicato – www.bacidalmondo.com – e vari canali social. Dai filmati verrà ricavato un documentario e una pubblicazione a stampa da diffondere con finalità didattiche e divulgative.
Con «Baci dal mondo» si apre «Francesca 2021», un calendario di trenta appuntamenti all’insegna di Francesca da Rimini, uno dei personaggi più noti e amati della «Divina Commedia», che vedrà la straordinaria eroina d’amore e di passione invadere città e castelli delle vallate riminesi, con mostre, spettacoli teatrali, musicali e cinematografici, convegni, rievocazioni storiche e giornate di studio.
I vari appuntamenti, che verranno presentati entro il 28 febbraio, avranno per protagonista – si legge nella nota stampa - «Francesca non solo in veste di espressione poetica, di icona del bacio e della fedeltà, ma anche come simbolo di libertà e di affermazione di diritti, come, tra Otto e Novecento, l’hanno sentita, vissuta e descritta più di duemila artisti romantici d’ogni paese d’Europa e d’America». Emblematica, in tal senso, è la mostra «Rodin a Gradara», con «Il bacio», capolavoro dello scultore francese Auguste Rodin, in una fusione originale di proprietà della prestigiosa Fondazione Gianadda di Martigny, che avrà come sede la Rocca, scenario della passione infelice e contrastata tra Paolo e Francesca, di cui «galeotto fu ’l libro» sull’amore tra Ginevra e Lancillotto.
Multidisciplinarietà
, rigore scientifico, internazionalità, divulgazione e attenzione alla didattica sono le parole chiave che animeranno il programma, all’interno del quale ci saranno, tra l’altro, un convegno internazionale e numerose Lecturae Dantis con sessioni nei castelli della Valmarecchia, alle quali parteciperanno le più preparate autorità accademiche al mondo. Il tutto per raccontare il volto di una donna che è diventata, nei secoli, simbolo di valori positivi come l’amore, la passione, la fedeltà, il coraggio, la libertà, il rispetto della vita e dei diritti della persona, affascinando molti artisti, da Byron a Boccioni, da Keats a Guttuso, da Zandonai a Borges. (sam)

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Locandina per il progetto Francesca 2021. Sullo sfondo: Gustave Doré, Paolo e Francesca,  disegno preparatorio della tavola Poeta volentieri dell’Inferno, inchiostro a guazzo bianco su carta, 1861. Strasbourg, Musée d’Art Moderne et Contemporain; [fig. 2] Locandina per l'iniziativa Baci dal mondo. Sullo sfondo: Auguste Rodin, Le baiser, Il bacio, già Paolo e Francesca, 1886. Scultura, marmo, ht. 182,2 cm. Realizzata nel 1904 da Rodin per l’archeologo inglese Edward Perry Warren. Londra, Tate Gallery; [fig. 3] Amos Cassioli (1832-1891), Il bacio, olio su tela, 1870 ca.  Replica della prima versione del dipinto oggi disperso. È l’immagine più popolare del bacio di Paolo e Francesca ; [fig. 4] Ary Scheffer, Francesca da Rimini e Paolo Malatesta, 1855, olio su tela, cm 171 × 239. Parigi, Louvre. Provenienza: Legato del 1900 di Mme Marjolin-Scheffer, figlia dell’artista. E' una delle dieci repliche, almeno, della celebre tela del 1835; [fig. 5] Franz von Bayros, Francesca da Rimini, illustrazione per Dante Alighieri, Die Gottliche Komedie, Lipsia e Vienna, 1921

sabato 23 gennaio 2021

Nasce «Art.live!». Da Claude Monet ad Artemisia Gentileschi, la visita virtuale alle mostre è in diretta su Zoom

Oltre tremila biglietti venduti in pochi giorni e spettatori collegati non solo dall'Italia, ma anche da Francia, Canada, Portogallo e Stati Uniti: è stato un successo oltre le aspettative quello del progetto pilota di Art.live!, nuovo format tutto italiano nato per visitare le mostre quando i musei sono chiusi o non ci si può spostare da una regione all’altra.
Il primo esperimento, che ha ottenuto da più parti il plauso, è stato fatto durante le vacanze natalizie con la rassegna «Monet e gli Impressionisti», allestita a Bologna, negli spazi di Palazzo Albergati.
Dietro l’innovativo progetto c’è Arhemisia, azienda leader nel settore espositivo, da sempre sinonimo di innovazione e di arte al servizio di tutti - dagli addetti ai lavori ai semplici curiosi -, con le audioguide gratuite per ogni visitatore, il linguaggio pop delle presentazioni e dei contenuti esplicativi, le coinvolgenti campagne promozionali.
Ma che pregi in più ha Art.live rispetto alle solite mostre virtuali? A differenza dei tanti contenuti disponibili gratuitamente su Internet, - assicurano da Arthemisia- «la visita guidata in diretta coinvolge il pubblico in maniera più attiva», offrendo la stessa identica emozione che si prova passeggiando realmente tra le sale di un museo. «La diretta – spiegano ancora dall’azienda presieduta da Iole Siena - rende l’esperienza «vera» e, nonostante si sia collegati con centinaia di persone contemporaneamente, è come fare una visita privata ed esclusiva», al termine della quale è anche possibile fare domande e approfondire i temi della visita.
Partecipare è semplice. Dopo la prenotazione e il pagamento di un biglietto al costo simbolico di cinque euro, ci si connette in maniera intuitiva tramite Zoom e si entra nelle sale delle mostra – da soli, in compagnia degli amici o della famiglia e da qualsiasi luogo del mondo si voglia – ‘passeggiando’ tra le opere esposte, guidati da esperti comunicatori, come in «una visita guidata ‘in carne ed ossa’».
Dopo la fase sperimentale, Art.live! ha già pronti due nuovi appuntamenti per domenica 24 e 31 gennaio, alle ore 18, sempre all’interno delle sale di Palazzo Albergati. Sergio Gaddi, noto divulgatore d’arte, condurrà ancora una volta il pubblico alla scoperta della mostra «Monet e gli Impressionisti», curata da Marianne Mathieu: un viaggio unico tra le suggestioni pittoriche di quegli artisti che, sul finire dell'Ottocento, immortalarono sulla tela la luce e l'aria. L'offerta proseguirà, poi, anche nei mesi successivi. 
L’esposizione allinea, nello specifico, cinquantasette capolavori, provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, che portano la firma, tra gli altri, di Claude Monet, Eduard Manet, Pierre Auguste Renoir, Edgar Degas, Jean-Baptiste Camille Corot, Alfred Sisley, Gustave Caillebotte, Berthe Morisot, Eugéne Boudin, Camille Pissarro e Paul Signac.
Sala per sala, sarà possibile ammirare accanto a opere cardine dell’Impressionismo francese come «Portrait de Madame Ducros» (1858) di Degas, «Portrait de Julie Manet» (1894) di Renoir e «Nymphéas» (1916-1919 ca.) di Monet, lavori inediti perché mai usciti dal museo parigino. È il caso di «Portrait de Berthe Morisot étendue» (1873) di Édouard Manet, «Le Pont de l’Europe, gare Saint- Lazare» (1877) di Claude Monet e «Jeune Fille assise au chapeau blanc» (1884) di Pierre Auguste Renoir.
«Sono molto orgogliosa di questo progetto – dice Iole Siena -. Ho osservato le tante cose offerte da Internet in questo periodo, ma non mi convincevano, mancava qualcosa. La gratuità e l’accesso libero sminuiscono il valore dell’offerta, che peraltro è talvolta autoreferenziale e noiosa. Ho voluto sperimentare le visite in diretta senza aver nessun riferimento perché nessuno lo ha fatto prima di noi, e sono rimasta colpita dal seguito che abbiamo avuto. E la cosa che più mi piace di questo nuovo progetto, è che non finirà con il Covid, ma anzi si svilupperà sempre di più allargando il bacino di utenza delle mostre. La visita in diretta on-line non è un sostituto della visita ‘vera’, ma consente a tutti di vedere quelle mostre che non si potranno visitare per i motivi più diversi. Vedo del grande potenziale in questo progetto, e il mio obiettivo è di far visitare in questo modo tutte le mostre del mondo».
Nel frattempo, Arthemisia sta già pensando di proporre visite guidate in diretta per altre due sue mostre: «Manolo Valdés. Le forme del tempo», allestita al Museo di Palazzo Cipolla di Roma, e l’attesa esposizione «Le signore dell’arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600», in prossima apertura a Palazzo Reale di Milano.
La prima esposizione, per la curatela di Gabriele Simongini, allinea una sessantina di opere, alcune delle quali di grandi dimensioni, che danno conto della produzione di Valdés dai primi anni Ottanta a oggi. Nella ricerca figurativa e ludicamente visionaria dell'artista, i maestri del passato più o meno lontano - da Velázquez a Rubens e Zurbarán, da El Greco a Ribera fino a Léger, Matisse e Lichtenstein - diventano interlocutori con cui intrattenere un contatto giornaliero. L’immagine prelevata da Valdés nel passato più o meno recente si trasforma recependo i mutamenti dell’arte successiva (soprattutto attraverso l’informale e la Pop art) «fino ad approdare – spiegano da Arthemisia - in una nuova veste davanti a noi, con i buchi e le lacerazioni della materia impressi da questo lungo viaggio nel tempo».
«Le signore dell’arte» è, invece, il titolo della mostra, per la curatela di Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié, con cui Milano rende omaggio, nelle sale di Palazzo Reale, alle più grandi artiste vissute tra ‘500 e ‘600: Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Fede Galizia, Giovanna Garzoni e molte altre, anche poco note, come la nobildonna romana Claudia del Bufalo.
L'esposizione allinea, nello specifico, oltre centocinquanta opere di trentaquattro artiste, provenienti da sessantasette enti prestatori, tra cui - per rimanere nella sola Italia - le gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, il Castello Sforzesco, la Galleria nazionale dell’Umbria, la Galleria Borghese, i Musei reali di Torino e la Pinacoteca nazionale di Bologna.
Tra le opere esposte, ci sono la pala della «Madonna dell’Itria» di Sofonisba Anguissola, che non ha mai lasciato prima d’ora la Sicilia, la «Madonna Immacolata e san Francesco Borgia» di Rosalia Novelli, unica opera certa del catalogo dell’artista, e la tela «Matrimonio mistico di Santa Caterina» di Lucrezia Quistelli. Ma lungo il percorso espositivo si possono ammirare anche la «Consacrazione alla Vergine» di Lavinia Fontana, la «Giovane donna in vesti orientali» di Ginevra Cantofoli e l’iconica «Giuditta con la testa di Oloferne» di Fede Galizia.
Tre progetti espositivi di indubbio fascino si svelano così, grazie all’innovativo progetto di Arthemisia, anche agli occhi di chi, a causa della pandemia, non potrà spostarsi con agilità tra Bologna, Milano e Roma, rendendo un po’ più luminosi questi tempi bui per il mondo della cultura.



Didascalie delle immagini 
[Figg. 1, 2, 3  e 4] Inaugurazione della mostra «Monet e gli Impressionisti» al Palazzo Albergati di Bologna; [fig. 5] Fede Galizia, Giuditta con la testa di Oloferne, 1601. Olio su tela, 123x92 cm. Ministero per i beni e le Attività culturali e per il Turismo – Galleria Borghese; [fig. 6] Ginevra Cantofoli, Giovane donna in vesti orientali, seconda metà del XVII secolo. Olio su tela, 65x50 cm. Padova, Museo d'arte medioevale e moderna, legato del Conte Leonardo Emo Capodilista, 1864; [fig. 7] Elisabetta Sirani, Cleopatra, 1664 circa. Olio su tela, 110x91 cm. Collezione Privata
Art.live! con Monet. Acquisto su www.arthemisia.it o www.palazzoalbergati.com (acquisto possibile fino alle ore 14.00 del giorno di svolgimento della visita): Biglietto: 5€ (+ diritti d'agenzia). Modalità di partecipazione: App Zoom. Date e orari: - 24 gennaio, ore 18.00; - 31 gennaio, ore 18.00; 7 febbraio, ore 18.00; 14 febbraio, ore 18.00; 21 febbraio, ore 18.00; 28 febbraio, ore 18.00; 18 marzo, ore 19.00, con lo storico dell’arte Leonardo Catalano; 21 marzo, ore 18.00, con l’esperto d’arte Sergio Gaddi; giovedì 1° aprile, ore 19.00, con lo storico dell’arte Leonardo Catalano; sabato 3 aprile, ore 18.00, con l’esperto d’arte Sergio Gaddi; sabato 3 aprile, ore 18.00, con l’esperto d’arte Sergio Gaddi; domenica 11 aprile, ore 19.00, con lo storico dell’arte Leonardo Catalano; domenica 18 aprile, ore 19.00, con l’esperto d’arte Sergio Gaddi, domenica 25 aprile, ore 19.00, con l’esperto d’arte Sergio Gaddi. Istruzioni per partecipare:  - acquistare la visita su www.arthemisia.it o www.palazzoalbergati.com (*se si tratta di un regalo a terzi, specificare nei campi appositi i dati del partecipante all’evento: nome, cognome e email) | - a partire dalle ore 15.00 del giorno dell’evento, riceverete da Zoom la mail con il link e le credenziali di accesso per partecipare alla visita in diretta. In ogni caso, un’ora prima della partenza del tour, verrà inviata una mail di promemoria | - scaricare la app Zoom | - accedere a Zoom cliccando sul link ricevuto o inserendo le credenziali indicate |- momento Q&A alla fine della visita  (aggiornato sabato 3 aprile 2021, alle ore 11.30)

lunedì 11 gennaio 2021

«Venezia e lo Studio Glass americano»: artisti ed esperti internazionali raccontano il movimento che ha rivoluzionato l’arte del vetro

Verso la metà del XX secolo, all’interno dei laboratori del Toledo Museum of Art, nacque un impulso crescente nei confronti della tecnica della soffiatura del vetro, spinta che predispose le basi per la nascita dell’importante movimento conosciuto con il nome di Studio Glass. A quel tempo in America la produzione vetraria era interamente industrializzata e molte abilità manuali erano andate perdute; un gruppo di artisti decise di riportare questa lavorazione all’interno degli atelier e guardò all’Europa, in particolare a Venezia, come guida. Le tecniche tradizionali muranesi finirono così per esercitare un ruolo importante sull’arte vetraria americana, anche grazie al lavoro di maestri come Dale Chihuly, Benjamin Moore, Paul Marioni, William Morris e Lino Tagliapietra, che indirizzarono la ricerca verso percorsi non tradizionali, incentivando una progressiva vivacità di linguaggi.
A questa storia guarda l’ultima mostra allestita a «Le stanze del vetro», centro di ricerca fondato nel 2012 all’interno dell’Istituto di storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. In occasione dell’esposizione, visitabile fino al prossimo marzo grazie a un virtual tour 3D (a disposizione su prenotazione anche visite guidate online gratuite), l’ente lagunare propone per la serata di lunedì 11 gennaio, alle ore 18, un convegno in diretta streaming sul suo canale You Tube.
Dopo i saluti di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini, i curatori della rassegna, Tina Oldknow e William Warmus, daranno il via al simposio introducendo la mostra «Venezia e lo Studio Glass americano» e intervistando il maestro Lino Tagliapietra, uno dei primi vetrai muranesi ad andare negli Stati Uniti, e la gallerista Katya Heller.
Seguiranno poi le conversazioni con alcuni artisti americani che hanno esposto a Le stanze del vetro: Kim Harty modererà il dialogo tra Norwood Viviano e Deborah Czeresko; William Warmus quello tra Preston Singletary e Raven Skyriver; Tina Oldknow sarà, infine, la moderatrice dell’incontro con Flora Mace, Joey Kirkpatrick, Tina Aufiero e Kait Rhoads. Concluderà il simposio l’intervento del collezionista e storico dell’arte David Landau.
L’esposizione veneziana allinea più di centocinquanta eccezionali pezzi tra cui vasi, sculture e installazioni in vetro create da sessanta artisti, americani e veneziani. Tra i pezzi più significativi proposti un posto d’onore spetta a «Laguna Murano Chandelier», la spettacolare opera in vetro realizzata a Murano nel 1996 da Dale Chihuly insieme ai maestri Pino Signoretto e Lino Tagliapietra ed esposta - per la prima volta al di fuori degli Stati Uniti - nella Sala Carnelutti della Fondazione Giorgio Cini.
Testimonianza tangibile della lunga collaborazione e contaminazione avvenuta tra artisti americani e veneziani nel vetro americano contemporaneo, il «Laguna Murano Chandelier» fu realizzato per il progetto «Chihuly Over Venice», che consisteva nell’installare una serie di sculture sia all’esterno che all’interno della città lagunare: nonostante il lampadario fosse stato creato per l’occasione, non è mai stato esposto al di fuori degli Stati Uniti.
Formato da cinque enormi componenti, di cui due appese al soffitto e tre montate su armature fisse, lo Chandelier incorpora elementi scultorei che rimandano alla laguna veneziana con simboli quali un granchio, una medusa, una stella marina, un’anguilla, un polpo, un pesce palla, degli squali, una sirena e il Dio del mare, Nettuno, oltre all’esplosione di viticci ambrati che ne compongono l’intera massa.
La mostra, di cui rimarrà documentazione in un catalogo di Skira, Mette sotto i riflettori i lavori di artisti pionieristici come Dale Chihuly e Benjamin Moore, che a Venezia hanno imparato le tecniche e poi hanno invitato i maestri veneziani negli Stati Uniti per insegnare. Mentre Chihuly ha realizzato alcune serie di ispirazione veneziana nel corso della sua lunga e prolifica carriera, il corpus di Moore invece si concentra in particolare sulle idee veneziane. Richard Marquis, che pure è stato a Venezia, ha, invece, sviluppato usi completamente nuovi per la tecnica del mosaico veneziano, conosciuta come murrina, per i suoi oggetti ispirati alla bandiera americana, le teiere e i vasi «Marquiscarpa».
Altri artisti, come Dante Marioni, Nancy Callan e James Mongrain hanno imparato dai pionieri del vetro dello Studio Glass, ma soprattutto sono entrati in contatto con le tecniche dei maestri veneziani all'inizio delle loro carriere. Ciascuno di loro attinge in modi molto diversi alla storia del vetro veneziano per creare nuovi interessanti vasi, oggetti e installazioni. Mentre alcuni artisti si sono concentrati solo su vasi, altri si sono dedicati alla scultura, come William Morris e Martin Blank, che hanno studiato le tecniche di scultura veneziana. Partiti dalla realizzazione di vasi, Flora Mace e Joey Kirkpatrick hanno poi ampliato la loro visione cimentandosi nella realizzazione di grandi sculture, portando le tradizionali decorazioni veneziane in ambiti nuovi.
Josiah McElheny, Katherine Gray e Norwood Viviano rappresentano una nuova generazione di artisti che lavorano in stile veneziano affrontando il vetro in modo più narrativo, usando gli oggetti per raccontare paesaggi e storie.
Questo dimostra che gli artisti di oggi – sia che lavorino esclusivamente con il vetro, sia che approccino questo materiale pur provenendo da altri settori – grazie all’accesso libero agli studi, continuano a spingere in avanti i tradizionali confini dell'arte del vetro. 

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Laguna Murano Chandelier, di Dale Chihuly, ph. Enrico Fiorese; [fig. 2 e 3]  Installation view, ph. Enrico Fiorese; [fig. 4] John Kiley, Halo, 2018. H. 48,3 cm. Photo: Ben VanHouten; [fig. 5]  Stephen Rolfe Powell, Lascivious Torrid Cleavage (detail), 2003. H. 104,8 cm. Photo: Stephen Rolfe Powell; [fig. 6]  Harvey K. Littleton, Blue Projectile Impact, 1984. H. 61.6 cm. Courtesy Maurine Littleton Gallery

Per saperne di più 

Informazioni utili 
Centro studi del vetro - Istituto di storia dell’arte - Fondazione Giorgio Cini, tel. +39.041.2710306, centrostudivetro@cini.it. www.cini.it - www.lestanzedelvetro.org

giovedì 24 dicembre 2020

Il calendario delle feste: quattordici giorni di mostre virtuali, spettacoli in streaming ed eventi on-line da non perdere

È inutile negarlo. Tra tradizioni cancellate, restrizioni sugli spostamenti tra regioni e comuni, distanziamento sociale, cenoni con pochi intimi ci aspettano delle feste diverse dal solito. Il Covid-19 ha stravolto ancora una volta i nostri piani, portando l’Italia in zona rossa nei giorni del 24, 25, 26, 27 e 31 dicembre, 1, 2 e 3, 5 e 6 gennaio. I luoghi della cultura - musei, teatri e cinema - rimangono ancora chiusi, ma vivono on-line grazie a un ricco calendario di eventi. Di seguito quattordici appuntamenti, uno per ogni giorno di festa, da assaporare tra le pareti di casa.


  #Giovedì 24 dicembre 2020 
«UN CANTO DI NATALE» PER IL BAGATTI VALSECCHI DI MILANO 
Foto di Laila Pozzi

Una commovente storia sulla possibilità di modificare il proprio destino. Un’intensa riflessione su come solidarietà e bontà d’animo possano diventare motori per la creazione di un mondo migliore. Ma, soprattutto, una delle favole più toccanti che siano mai state scritte. Tutto questo è «Un canto di Natale», racconto scritto nel 1843 da Charles Dickens, che porta nelle nostre vite (e nel nostro calendario) la magia della festa per il compleanno di Gesù, un giorno speciale in grado di risvegliare sentimenti puri come l’amore e la tolleranza, il rispetto per gli altri e la serenità quotidiana del focolare domestico.
Questo racconto è al centro dello spettacolo prodotto dalla Fondazione Cologni dei mestieri d’arte, in collaborazione con la Civica scuola di teatro Paolo Grassi – Fondazione Milano e l’Associazione Noema, che sarà visibile da giovedì 24 dicembre sul sito del museo Bagatti Valsecchi di Milano (www.museobagattivalsecchi.org) in un video realizzato da Emanuele Zamponi.
Il racconto teatrale, che alterna musica e parole, porta la firma di Andrea Piazza, autore sia della riduzione scenica del romanzo dickensiano che della regia.
La storia è in parte rivisitata per l’occasione: due fantasmi, ex attori - interpretati da Riccardo Bursi e Fabrizio Calfapietra - si aggirano per le sale della casa-museo milanese ricordando i tempi passati e decidendo di rileggere la storia del tirchio ed egoista Ebenezer Scrooge, visitato nella notte di Natale da tre spiriti - il Natale del passato, del presente e del futuro – che gli fanno acquisire consapevolezza sui propri errori. Ad arricchire lo spettacolo saranno alcune carole natalizie interpretate dal quintetto dell’Ensemble vocale Harmonia Cordis, nei panni ultraterreni di ex coristi del teatro alla Scala di Milano, che evocheranno, di volta in volta, atmosfere festose, meditative e gioiose. 


# Venerdì 25 dicembre 2020 
GLI UFFIZI SUL WEB: UN VIRTUAL TOUR E DUE VIDEO SOTTO L’ALBERO 
È dedicata al celebre Trittico Portinari del pittore fiammingo Hugo Van der Goes, splendido capolavoro del Rinascimento, la mostra virtuale che gli Uffizi di Firenze (www.uffizi.it) hanno pensato per il Natale 2020, nell'ambito del progetto «Ipervisioni».
L'esposizione virtuale offre agli internauti l’opportunità di uno sguardo ravvicinato su tutti i particolari che compongono il lavoro e sulla raffinata tecnica pittorica con la quale fu realizzato.
Costituito da una tavola centrale con l’«Adorazione dei pastori» e due sportelli laterali raffiguranti i committenti accompagnati dai loro santi protettori, il gigantesco trittico fu dipinto nelle Fiandre tra 1473 e 1478 su commissione di Tommaso di Folco Portinari (1428-1501), banchiere fiorentino agente del Banco mediceo a Bruges e influente consigliere presso la corte borgognona. L'opera venne, poi, spedita a Firenze, dove giunse il 28 maggio 1483, dopo un avventuroso tragitto via mare e via fiume, per essere esposta nella chiesa di Sant’Egidio, annessa allo Spedale di Santa Maria Nuova.
Il lavoro suscitò subito enorme curiosità ed ammirazione in tutta la città. Artisti come Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli e Leonardo da Vinci restarono fortemente impressionati dagli effetti brillanti della tecnica a olio e dal realismo rivoluzionario della raffigurazione.
Coordinato e curato da Cristina Gnoni Mavarelli, storica dell’arte e curatrice delle Gallerie degli Uffizi, il percorso virtuale è strutturato in sezioni che illustrano con ampiezza di dettagli la storia, i protagonisti dell’opera e la sua complessa iconografia. Ma non solo: la moda e i costumi straordinari dei personaggi sono spiegati da Daniela Degli Innocenti, conservatrice del Museo del tessuto di Prato; i sontuosi gioielli indossati dai membri della famiglia Portinari e dagli angeli vengono, invece, interpretati dalla storica dell’arte Silvia Malaguzzi
In occasione del Natale, saranno realizzati anche due video speciali per la pagina Facebook.
Il primo è dedicato a uno dei notturni più famosi e suggestivi della storia dell’arte: l’«Adorazione del Bambino», realizzata tra il 1619 e il 1620 da Gherardo delle Notti. Nell’opera, Maria, Giuseppe e due angioletti osservano amorevolmente il neonato Gesù avvolto in fasce che, sprigionando luce dal suo corpo, illumina e riscalda i loro volti. A illustrare il dipinto è la storica dell’arte Monica Alderotti.
Nell'altro video, in uscita propria nel giorno di Natale, viene raccontata l’avventura di un gruppo di bambini che, accompagnati da Babbo Natale nelle vesti di Cicerone, vanno alla scoperta degli Uffizi curiosando tra le sale del museo chiuso. 


#Sabato 26 dicembre 2020 
A CASA CON CLAUDE MONET E GLI IMPRESSIONISTI 
Sono raramente usciti di casa, ma non per paura del virus. Stiamo parlando dei cinquantasette capolavori impressionisti, provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, attualmente ospitati nella solitudine delle sale di Palazzo Albergati a Bologna, in attesa che musei e spazi espositivi, chiusi in ottemperanza all’ultimo Dpcm per contrastare la diffusione del Coronavirus, possano riaprire al pubblico.
Claude Monet, Eduard Manet, Pierre Auguste Renoir, Edgar Degas, Jean-Baptiste Camille Corot, Alfred Sisley, Gustave Caillebotte, Berthe Morisot, Eugéne Boudin, Camille Pissarro e Paul Signac sono gli indiscussi protagonisti della mostra bolognese, curata da Marianne Mathieu, che nei giorni delle feste sarà possibile vedere on-line grazie a cinque visite guidate programmate per le giornate di giovedì 26 e mercoledì 30 dicembre, venerdì 1°, domenica 3 e mercoledì 6 gennaio, sempre alle ore 18.
Al prezzo di 5 euro si potrà accedere virtualmente nelle sale di Palazzo Albergati, con un semplicissimo collegamento Zoom.
La visita, con Sergio Gaddi, non è un tour virtuale pre-registrato, ma una vera e propria visita guidata, sala per sala, che permetterà di godersi - da soli o in compagnia della famiglia o degli amici - dal televisore, dal computer o anche dal proprio smartphone, un viaggio unico tra i capolavori di quegli artisti che, sul finire dell'Ottocento, immortalarono sulla tela la luce e l'aria.
Accanto a opere cardine dell’Impressionismo francese come «Portrait de Madame Ducros» (1858) di Degas, «Portrait de Julie Manet» (1894) di Renoir e Nymphéas (1916-1919 ca.) di Monet, sono esposti lavori inediti perché mai usciti dal museo parigino. È il caso di «Portrait de Berthe Morisot étendue» (1873) di Édouard Manet, «Le Pont de l’Europe, gare Saint- Lazare» (1877) di Claude Monet e «Jeune Fille assise au chapeau blanc» (1884) di Pierre Auguste Renoir.
La visita guidata può essere acquistata sui siti www.arthemisia.it o www.palazzoalbergati.com (se si tratta di un regalo a terzi, bisogna specificare nei campi appositi i dati del partecipante all’evento: nome, cognome ed e-mail). A partire dalle ore 15.00 del giorno dell’evento, sarà inviata da Zoom l’ e-mail con il link e le credenziali di accesso per partecipare alla visita in diretta. Alla fine dell’incontro, della durata di circa un’ora, sarà possibile fare domande e approfondire i temi della visita per conoscere ancora meglio uno dei generi pittorici, l’Impressionismo, più amati dal grande pubblico. 


#Domenica 27 dicembre 2020 
«CHE VIAGGIO IL TEATRO!»: BRACHETTI RACCONTA LA MAGIA DEL PALCOSCENICO 
Applausi, luci, quinte, risate, bauli, costumi: in una parola teatro. La magia del palcoscenico va in scena al Sociale di Trento, per iniziativa del Centro servizi culturali Santa Chiara
In scena ci sarà Arturo Brachetti, «l’uomo dai mille volti», l’artista italiano considerato in tutto il mondo «la leggenda del trasformismo».  Con la complicità di Andrew Basso, Luca Bono, Filiberto Selvi e I Lucchettino, l'attore torinese condurrà il pubblico per mano alla scoperta del palcoscenico e dei luoghi dello spettacolo, dal palco d'onore ai sotterranei.
«Che viaggio il teatro!», questo il titolo dello spettacolo, verrà trasmesso in streaming dal 24 al 28 dicembre, con i seguenti orari: il 24 dicembre alle ore 16.30, il 25 dicembre alle ore 16.30 e alle ore 21, il 26 dicembre alle ore 16.30 e alle ore 21, il 27 dicembre alle ore 21, il 28 dicembre alle ore 21.
L’evento sarà disponibile sul sito internet del Centro Santa Chiara (nella sezione Teatro virtuale - Streaming) e sarà possibile accedervi gratuitamente, previa prenotazione obbligatoria da effettuare on-line, all’interno della scheda relativa allo spettacolo. 
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.centrosantachiara.it o chiamare il numero verde 800013952. 


# Lunedì 28 dicembre 2020 
LA RIVISTA DI PALAZZO MADAMA SI SFOGLIA SUL WEB 
Era il 2010 quando Palazzo Madama, realtà afferente alla Fondazione Torino Musei, si dotava di una rivista, pubblicata da Silvana editoriale, con notizie sulla sua attività, dalle ricerche alla conservazione. Ridurre i costi e il consumo di carta, oltre che raggiungere un pubblico più ampio, erano obiettivi su cui si si discuteva già da un po’ all'interno del museo sabaudo. La pandemia da Covid-19 ha accelerato i tempi e ha costretto a rivedere le strategie di comunicazione. In un anno, come il 2020, dove un’enorme mole di materiali è confluita sui canali digitali e sui social, diventati lo strumento principale del nuovo dialogo tra i musei e i loro visitatori, anche la rivista di Palazzo Madama, poco prima di Natale, ha fatto il suo debutto sul Web con il quinto numero.
Da sempre riservata a specialisti e addetti ai lavori, la pubblicazione si apre così al grande pubblico con articoli in formato PDF scaricabili gratuitamente.
Per agevolare la scrittura dei testi, non semplice in un periodo di apertura a singhiozzo di archivi e biblioteche, si è scelta una modalità agile anche nel lavoro editoriale, che è stato scaglionato in previsione di tre uscite programmate da dicembre a marzo
Ora sono leggibili un intervento di Gabriele Rogina sul crocifisso romanico in bronzo del Museo civico d’arte antica, uno studio di Stefania Capraro sulla protezione delle opere d’arte dei musei civici di Torino tra la prima e la seconda guerra mondiale, un articolo di Cristina Maritano intitolato «Sulle tracce di Francesco Durantino a Torino» e una ricerca di Anna La Ferla sugli «Amici del Museo civico», con le loro prove di museo partecipativo nella ricostruzione culturale del secondo Dopoguerra (1947-1958).
Il primo numero on-line della rivista -scaricabile al link www.palazzomadamatorino.it/it/palazzo-madama-studi-e-notizie-0 - presenta, nel suo complesso, contribuiti che spaziano dagli smalti en ronde-bosse alla scultura lignea sudtirolese, dalla maiolica rinascimentale alla pittura napoletana. 
Oltre alle rubriche dedicate ai nuovi allestimenti, ai restauri e alla didattica, due importanti regesti costituiscono un bilancio dell’ultimo decennio di attività espositiva e di acquisizioni: il primo, già disponibile, è dedicato alle mostre realizzate a Palazzo Madama o dallo staff del museo sabaudo in altre sedi; il secondo è sulle acquisizioni del decennio 2011-2020. 
La Fondazione Torino Musei sperimenta così un nuovo modo di raccontare l’arte in tempi di lockdown, ben consapevole - come si legge nell’editoriale - che «affidarsi a Internet è come indossare gli stivali dalle sette leghe». La speranza è di andare molto, molto lontano. 


#Martedì 29 dicembre 2020 
A CASA DI RAFFAELLO 
Il 2020 è stato l'anno di Raffaello Sanzio. Mentre si avvia alla chiusura il cinquecentenario dalla morte del «Divin pittore», anniversario in larga parte funestato dall'epidemia di Covid 19, vale la pena sfruttare le potenzialità del Web e farsi una passeggiata virtuale a Urbino, tra le stanze della casa natale dell’artista (www.casaraffaello.com).
La visita, arricchita di documentazione fotografica e audio, ma anche di approfondimenti scritti, permette di immergersi a 360° nella dimora in cui il grande genio del Rinascimento mosse i suoi primi passi alla scuola del padre, il pittore Giovanni Santi, definito da Giorgio Vasari «di non gran merito, ma di buona intelligenza». In questo luogo, Raffaello ha «imparato -scrisse Carlo Bo, nel 1984- la divina proporzione degli ingegni, soprattutto ha imparato il valore della filosofia, della dignità da dare al suo lavoro di Pittore».
Dopo vari passaggi di proprietà, la casa, costruita nel XV secolo, venne acquisita nel 1873 dall’ Accademia Raffaello che, grazie a una pubblica sottoscrizione e al generoso contributo del nobile londinese John Morris Moore, vi pose la propria sede e ne divenne gelosa custode.
Grazie all’interesse di questa istituzione, la dimora si è arricchita nel tempo di numerose opere d’arte: dipinti, sculture, ceramiche e arredi lignei, in gran parte strettamente connessi alla figura di Raffaello.
Al primo piano si apre un'ampia sala con soffitto a cassettoni, dove è conservata un'«Annunciazione», tela di Giovanni Santi, assieme a copie ottocentesche da Raffaello: la «Madonna della Seggiola» e la «Visione di Ezechiele». Mentre in una piccola stanza attigua, ritenuta la stanza natale del pittore, è collocato l'affresco della «Madonna col Bambino», attribuito dalla critica ora a Giovanni Santi, ora a Raffaello giovane. Di particolare interesse, lungo il percorso espositivo, sono, poi, un disegno assegnato a Bramante (1444 - 1514) e la raccolta di ceramiche rinascimentali della Collezione Volponi. Al piano superiore sono, invece, conservati manoscritti, edizioni rare, monete, ritratti: tipici esempi della cultura ottocentesca con significato rievocativo e celebrativo.
Gli amanti di Raffaello possono completare il proprio approfondimento con la visita a due musei virtuali dedicati all’artista. Si può iniziare il viaggio dalla pinacoteca creata da Musement, piattaforma digitale per la prenotazione di attività turistiche e di biglietti per attrazioni ed eventi, che allinea un centinaio di opere, tra capolavori e gemme poco conosciute al grande pubblico, compresi gli affreschi, dalla «Madonna di casa Santi» alla «Scuola di Atene», nella Stanza della Segnatura in Vaticano. 
Mentre la piattaforma BricksLab, che ospita contenuti editoriali per la didattica, propone Raffaello VR, progetto che focalizza l’attenzione su ventidue opere dell’artista e ne racconta la vita offrendo informazioni, guide e approfondimenti utili. I contenuti, creati da Skylab Studios, prevedono anche una sezione Lis per i non udenti e sfruttano, tra l’altro, la tecnica del morphing: i protagonisti dei quadri diventano cartoni animati che raccontano la loro storia. 
 Questi giorni di festa diventano così l’occasione per scoprire o riscoprire l’arte del «Divin pittore», il «principe delle arti» che ha messo in scena un mondo che sembra non esistere se non in una dimensione platonica, metafisica. 


#Mercoledì 30 dicembre 2020 
«LA PRIMA ONDA», LA PANDEMIA A MILANO DIVENTA UN FILM 
Chi la scorderà mai la primavera del 2020 con le strade della città deserte, le code davanti ai supermercati, il bollettino giornaliero della Protezione civile e la lotta contro un virus, arrivato in sordina dalla Cina e destinato a cambiare per sempre il nostro modo di vivere? Quei giorni incerti e difficili, che ci hanno messo di fronte alla precarietà dei nostri progetti e che ci hanno dato in sorte un domani da disegnare con uno sguardo più solidale e attento all’altro, sono al centro del film «La prima onda – Milano al tempo del Covid 19», disponibile gratuitamente, fino al prossimo 19 gennaio, su Rai Cinema Channel (www.rai.it/raicinema), nella sezione Doc.
Circa un centinaio di artisti e professionisti dell’audiovisivo, tra cui cinquantasette registi e filmmaker, hanno partecipato alla produzione del lungometraggio raccontando quanto stava succedendo nei giorni della massima emergenza, dal 23 febbraio al 10 maggio, in modo artistico e creativo, non giornalistico.
Per settantuno minuti si dipana un racconto a più voci, che non si limita alla mera osservazione dell’emergenza, ma va oltre la superficie delle cose, offrendo delle letture personali di questa nuova realtà che si è chiamati ad affrontare, dando un nuovo significato agli eventi nel loro stesso divenire.
«Un episodio di portata storica e mondiale, ma che è stato vissuto in isolamento, - raccontano da Mir Cinematografica, ente co-produttore del progetto - assume così il carattere di esperienza collettiva grazie al cinema che, pur comprendendo momenti anche tragici, ne restituisce una rappresentazione che sconfigge il senso di solitudine». Siamo tutti sulla stessa barca. Solo insieme -distanti, ma uniti- riusciremo «a riveder le stelle». 


# Giovedì 31 dicembre 2020 
UN VECCHIONE DIGITALE E D’ARTISTA PER BOLOGNA 
È una delle tradizioni più sentite di Bologna. Da quasi un secolo, dal 1922, la città felsinea accoglie il Capodanno con il falò del Vecchione. Quest’anno, a causa delle misure sanitarie per contenere la diffusione del Coronavirus, non sarà possibile riunirsi in piazza Maggiore per vedere bruciare il gigantesco fantoccio di cartapesta, imbottito di petardi, che di anno in anno ha visto all’opera pittori e scultori contemporanei, da Sissi a Emilio Tadini, da Pirro Cuniberti a Sebastian Matta. Nell’annus horribilis del Covid -19 il rito scaramantico cambia pelle, coinvolgendo una delle disegnatrici più note a livello nazionale: Chiara Rapaccini, in arte Rap, autrice – tra l’altro - delle irresistibili tavole degli «Amori sfigati». 
Alle 23.45 di giovedì 31 dicembre collegandosi al sito www.comune.bologna.it sarà possibile scambiarsi un augurio a distanza e vedere un corto d’autore in cui l’artista fiorentina di nascita e romana d’adozione, autrice anche della cartolina d’auguri che verrà distribuita nei prossimi giorni in tutte le buchette postali della città, reinterpreta in chiave digitale il rogo del Vecchione; seguirà la visione di due video inediti prodotti dal teatro Comunale e dalla Cineteca di Bologna.
Al rogo telematico si affiancherà l’iniziativa di crowdfunding «Capodanno del cuore» a favore di Ageop ricerca e Piccoli grandi cuori onlus, due realtà che da decenni si occupano rispettivamente di piccoli pazienti oncologici e cardiopatici congeniti. Fino al prossimo 10 gennaio sarà possibile dare il proprio contributo solidale sul sito www.ideaginger.it.
Chi aiuterà, anche con pochi euro, questi servizi rivolti all’infanzia riceverà in cambio originali ricompense in stile Rap, tutte in edizione limitata ed esclusiva: mascherine, magneti, quaderni, shopper, fino ai bozzetti inediti della campagna Capodanno 2021, prodotti in serie numerata e autografati dall’artista.
Il primo di questi pezzi è già stato assegnato al vincitore della call dedicata ai Vecchioni del passato (www.comune.bologna.it/cultura/il-vecchione-d-artista). Si tratta di Sandro Rimondini, classe 1933, medico del Bellaria e poi del Maggiore, che ha raccolto nell'arco di più di trent’anni immagini e articoli di giornale sul Capodanno bolognese, e che ha vinto con una foto che raffigura il Vecchione del 1996, realizzato dal grande artista belga Jean-Michel Folon


# Venerdì 1° gennaio 2021 
PRATO, UN CAPODANNO TRA NOTE E COLORI AL MUSEO DI PALAZZO PRETORIO 
Si intitola come un lavoro di Alessandro Scarlatti, «Nel mar che bagna a Mergellina il piede», il recital musicale che l’ensemble Cappella neapolitana, diretto dal maestro Antonio Florio, ha ideato per il Capodanno 2021 del Museo di Palazzo Pretorio a Prato. 
In diretta streaming nella mattina di venerdì 1° gennaio, alle ore 11, sul sito e sui canali social dell’istituzione toscana (www.palazzopretorio.prato.it), il concerto offrirà brani inediti di autori del Seicento napoletano attraverso un’accattivante antologia che spazia da pezzi con accenti popolari ad altri di ricercata raffinatezza come la «Sonata K 29» di Domenico Scarlatti o «Lena mo’ sì ca propeto» di Giulio Cesare Rubino.
In scena ci saranno Valeria La Grotta (soprano), Ugo di Giovanni (arciliuto), Chiara Mallozzi (violoncello) e Luigi Trivisano (clavicembalo).
L’appuntamento si pone come analogo sonoro dello stile pittorico ospitato in questi giorni nelle sale di Palazzo Pretorio di Prato per la mostra «Dopo Caravaggio». 
L’esposizione, curata da Rita Iacopino e Nadia Bastogi, si configura come un viaggio che inizia con il naturalismo post caravaggesco, nelle diverse interpretazioni degli artisti napoletani, fino ad arrivare all’espressività pittorica del linguaggio barocco. Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, il Maestro dell’Annuncio ai Pastori, Bernardo Cavallino, Mattia Preti e Nicola Malinconico segnano le tappe di un’emozionante esperienza visiva ed emotiva.
La mostra è purtroppo chiusa al pubblico per effetto dell’ultimo Dpcm con le misure per contrastare il diffondersi della pandemia da Coronavirus, ma le sue suggestioni rivivono on-line nella piccola rassegna virtuale «Fiori dipinti del Seicento napoletano», che accosta due dipinti di Palazzo Pretorio a quattro tele della Fondazione De Vito raffiguranti nature morte di fiori, esempi di un genere che ebbe nel Seicento e Settecento napoletano uno straordinario sviluppo.
Della Fondazione De Vito, si presentano per la prima volta due esempi significativi di Luca Forte, caposcuola della natura morta napoletana di matrice caravaggesca, e due tele di Giuseppe Recco, esponente di successo di una delle più importanti famiglie di pittori partenopei specialisti del genere, già sensibile agli sviluppi barocchi, che animano le due fastose tele di Gasparo Lopez, artista amato anche dalla committenza medicea, appartenenti alle collezioni di Palazzo Pretorio. On-line, sul sito del museo, è scaricabile anche il catalogo della mostra, pubblicato da Claudio Martini editore, un’occasione in più per conoscere la grande eredità artistica del Seicento napoletano e il ruolo del collezionismo antico e moderno nella composizione delle raccolte museali. # 


# Sabato 2 gennaio 2021 
PINAULT COLLECTION, TRE GIORNI IN COMPAGNIA DI LIBRI BELLI 
La Pinault Collection a Venezia accompagna il pubblico nel nuovo anno con una sorpresa speciale: un inedito #OpenLab digitale dedicato a tutta la community on-line, che va ad aggiungersi ai workshop che, nei mesi passati, hanno avuto per protagonisti l’illustratrice Olimpia Zagnoli, il designer Giulio Iacchetti, il team di studio saòr, la scrittrice Ryoko Sekiguchi e, ancora, l’artista Erik Kessels, l’illustratore Emiliano Ponzi e il fotografo Marco Cappelletti.
Da venerdì 1 a domenica 3 gennaio, sui canali social di Palazzo Grassi e Punta Dogana andrà in scena «A book is a book is a book», un atelier in tre puntate proposto in un formato aperto, che consentirà così al pubblico di scegliere come e quando partecipare e, se lo desidera, di tornare anche più volte sull’attività proposta.
A segnare l’avvio della programmazione per il nuovo anno sarà Libri Belli, progetto Instagram ideato e curato da Livia Satriano che invita il pubblico a riscoprire i libri della tradizione letteraria italiana, attraverso le loro copertine.
L’account @libribelli_books presenta classici in edizioni pregiate, ma anche pubblicazioni che negli anni non hanno incontrato il successo che meritavano e che trovano in questo modo una seconda occasione.
Le tre attività che giornalmente saranno proposte, e che rimarranno sempre consultabili, invitano a una riflessione sul libro come oggetto, sulle sue vite più segrete e «materiche» e sui tanti significati che possiamo attribuire ad esso grazie al nostro sentire e alla nostra immaginazione.
Il pubblico sarà invitato a partecipare alle attività, seguendo semplici indicazioni, volte a stimolare punti di vista inediti. 
I workshop saranno fruibili sugli account Instagram e Facebook e sul sito di Palazzo Grassi – Punta della Dogana con gli hashtag #palazzograssiatyours e #openlab. 


# Domenica 3 gennaio 2021 
QUATTRO MOSTRE IMMERSIVE E VIRTUALI PER PARMA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 
Parma Capitale italiana della cultura 2020+21 non si ferma e, in occasione delle feste, lancia il suo primo calendario di mostre virtuali sul portale parma2020.it e sull’App di Parma 2020+21. I possessori di Parma Card, in vendita fino al prossimo 28 febbraio a un prezzo promozionale di 5,00 euro, potranno muoversi, grazie a una tecnologia immersiva a 360° all’avanguardia, nelle prestigiose sale dei luoghi della cultura parmigiani accompagnati dalla presentazione di guide d’eccezione, come Arturo Carlo Quintavalle, Leonardo Sangiorgi, Stefano Roffi, Vittorio Sgarbi, che racconteranno le storie e i segreti delle opere esposte. 
«Cultura aperta», questo il titolo dell’iniziativa, si è avvalsa della professionalità di Fabbrica Digitale che ha sviluppato per TIM una piattaforma di visitor xperience, dove è possibile trovare mostre immersive e virtual tour in ultra HD alla scoperta delle bellezze di Parma, dalla Pilotta alla Pinacoteca Stuard, dalla casa Natale di Toscanini al teatro Farnese. Sulla piattaforma ci sono anche informazioni sugli eventi e su quanto può interessare a turisti, cittadini e pendolari come l’offerta enogastronomica o commerciale.
Quattro sono le mostre immersive visibili in questi giorni
. Si parte con «Hospitale - Il futuro della memoria», la più grande installazione di Parma 2020, scaturita dall''immaginario di Studio Azzurro e raccontata dalle parole del curatore Leonardo Sangiorgi. Il tour virtuale permette di muoversi all'interno di una vera e propria installazione che racconta, attraverso un percorso animato dalle nuove tecnologie, la storia dell’Hospitale nato dalle acque – i suoi canali, i mulini, le alluvioni – per accogliere i malati, poveri, orfani, famiglie in difficoltà, pellegrini che transitavano per la via Emilia e la via Francigena. 
Stefano Roffi
, critico d'arte e direttore della Fondazione Magnani Rocca, accompagna, invece, i visitatori attraverso la mostra «L’ultimo romantico», omaggio a Luigi Magnani, musicologo-collezionista che amò e promosse con determinazione il dialogo tra pittura, musica e letteratura. 
 La visita immersiva permette di scoprire una ricca esposizione di opere, grazie alla quale si indagano i rapporti più sottili e segreti tra le espressioni artistiche e si riflette sui numerosi possibili interscambi, trasferendo la pittura nel tempo e la musica nello spazio. 
Il tour permette di vedere, nello specifico, più di un centinaio di lavori che raccontano l'amore di Luigi Magnani per la pittura, la musica, la letteratura, attraverso i suoi interessi e le grandi personalità di ogni tempo che frequentò o alle quali si appassionò, da Eugenio Montale a Giorgio Morandi, da Mozart a Beethoven, da Goethe a Proust.
Mentre il racconto dello storico e critico dell'arte Arturo Carlo Quintavalle accompagna i visitatori a toccare quasi con mano le statue dei Mesi e delle Stagioni di Benedetto Antelami, le opere che nell'anno di Parma Capitale hanno lasciato la loro storica collocazione sul loggiato interno del Battistero per mostrarsi ai visitatori, vicine come mai prima.
Vittorio Sgarbi accompagna, infine, il pubblico attraverso le maestose sale sotterranee di Palazzo Tarasconi per indagare la particolare empatia verso il mondo animale che accomuna Antonio Ligabue e Michele Vitaloni.
La tecnologia viene così in nostro aiuto per farci immergere nell’arte in questi lunghi mesi di pandemia, con gli spazi della cultura ancora chiusi al pubblico e il programma di Parma Capitale italiana della cultura in gran parte rovinato, ma sempre ricco di nuovi spunti. 


# Lunedì 4 gennaio 2021 
CHIQUITA, I BOLLINI BLU CELEBRANO L’ARTE 

Dalla «Nascita di Venere» di Sandro Botticelli alla «Dama con l’ermellino» di Leonardo da Vinci, da un autoritratto di Frida Kahlo alle immagini pop di Roy Lichtenstein e Andy Warhol: gli iconici bollini blu di Chiquita incontrano il mondo dell’arte.
A realizzare le simpatiche e originali illustrazioni, che sarà possibile trovare fino a metà gennaio in tutti i supermercati italiani sui caschi di banane del noto brand ortofrutticolo, è la giovane designer ventitreenne Mariangela Rinaldi, che con il suo stile ironico e divertente ha dato nuova vita a dodici tra i più famosi ritratti femminili della storia dell’arte.
L’omaggio artistico di Edgard Degas alla danza è fonte di ispirazione, per esempio, per «L'étoile banana Chiquita». L’intramontabile immagine dell’attrice Marilyn Monroe riprodotto serialmente da Andy Warhol, il papà della Pop art, dà, invece, vita all’illustrazione «Chiquita Monroe». Mentre si cela il genio di Frida Kahlo dietro all’esotico «Autoritratto in buccia di banana Chiquita». Leonardo da Vinci viene, quindi, ricordato con la rilettura di due sue opere famose, da cui nascono la pura e riservata «Dama Banana con l’ermellino» e l’enigmatica «Monna Chiquita». «B-Banana» è, invece, un evidente omaggio allo stile fumettistico di Roy Lichtenstein
Nella galleria artistica di Chiquita, per la quale è stato ideato anche un album scaricabile dal sito internet del brand, si possono ammirare, inoltre, il collo lungo del «Ritratto di una banana Chiquita con cappello», le ombre d’oro e d’argento del «Ritratto di Adele Bloch-Chiquita», l’arrangiamento in grigio e nero dell’opera «La madre di Chiquita», l'iconica «Chiquita Dora Maar», la sensuale «Nascita di Chiquita» e i turbolenti cieli sullo sfondo di «Giovane Chiquita con cappello di paglia», illustrazioni ispirate rispettivamente ad Amedeo Modigliani, Gustav Klimt, James Whistler, Pablo Picasso, Sandro Boticelli e Pierre-Auguste Renoir
«Ogni banana diventa così un modo nuovo e divertente per concedersi un momento di ottimo gusto, con la frutta come con l’arte», spiegano da Chiquita, che per l’occasione ha ideato anche una serie di ricette creative e gustose per portare l’arte in tavola e festeggiare all'insegna della salute e del sapore. 
Per saperne di più è possibile consultare la pagina chiquita.it/banana-capolavoro


# Martedì 5 gennaio 2021 
TUTTI A CASA DI LEOPARDI 
Il calamaio con cui fu scritto «L’Infinito», la culla, l’abito del battesimo, i giochi d’infanzia, i primi autografi puerili: è ricco di curiosità il percorso dei virtual tour che la Casa Leopardi di Recanati ha da poco aperto al grande pubblico, dopo aver dato occasione nelle settimane passate alle scuole di compiere visite didattiche in diretta streaming.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Università di Macerata, prevede una visita nel cuore della biblioteca, tra le migliaia di volumi che Giacomo Leopardi ha approfondito alla ricerca della felicità: dalla poesia al pensiero, dallo studio delle lingue alle «sudate carte», dalla ricerca di un antidoto alla noia al desiderio di gloria. 
È, inoltre, incluso un focus tra le sale del museo, dove è raccolto un notevole patrimonio di oggetti e documenti, che permettono di ripercorrere le tappe fondamentali della vita dello scrittore, proprio negli spazi che hanno visto formarsi e crescere il suo genio. 
La visita guidata in streaming ha un prezzo di 20,00 euro. Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere a biglietteria@giacomoleopardi.it o telefonare ai numeri tel. 071.7573380, cell. 339.2039459.

# Mercoledì 6 gennaio 2021 
«REGALI DA ASCOLTARE», ON-LINE FINO ALL’EPIFANIA I PODCAST NATALIZI DEL PICCOLO TEATRO 
Si intitola «Regali da ascoltare» la serie di podcast, in sei puntate giornaliere, in onda da giovedì 24 a martedì 29 dicembre, sui canali social del Piccolo Teatro di Milano. Ad aprire il cartellone è Sonia Bergamasco con la lettura del libro «Cattedrale» di Raymond Carver, con l’introduzione natalizia di «Un Natale» di Truman Capote. Roberto Latini legge, invece, il «Buon Natale» di Dino Buzzati e subito dopo il brano «Prima notte» da «Le notti bianche» di Fëdor Dostoevskij. Mentre Federica Fracassi accosta «Il dono dei magi» di O.Henry a «Incontro» da «Goethe muore» di Thomas Bernhard.
Il programma prevede anche tre podcast in lingua. Francesco Petruzzelli legge «On Christmas» da «Poetry. A Magazine of Verse» di Marion Strobel e «The Happy Prince» di Oscar Wilde. Mentre Catherine Bertoni si cimenta con «Chanson pour les enfants l’hiver» di Jacques Prévert e «Une passion dans le désert» di Honoré de Balzac. Sebastian Luque Herrera interpreta, infine, «San Gabriel» di Federico García Lorca e «Un señor muy viejo con unas alas enormes» di Gabriel García Márquez
Tutti i podcast rimangono disponibili su Facebook, Instagram e Twitter fino al 6 gennaio. L’Epifania, dunque, è l’ultimo giorno disponibile per scartare questo bel regalo del Piccolo Teatro, che punta sul potere delle parole, offrendo sguardi sulla realtà e mappe per il domani che ci aspetta, in attesa di ritornare - si spera presto - a farci riassaporare lo spettacolo dal vivo.

Buone feste!