ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 19 maggio 2014

I Templari , in mostra a Genova una storia che sa di leggenda

Ci sono il «San Pietro» di Simone Martini (Siena, 1284 circa – Avignone, 1344), che con il suo raffinato impianto gotico rappresenta una degli elementi più prestigiosi del ricco sistema museale di Orvieto, e l’elegante «Madonna del colloquio», disegnata nel marmo bianco da Giovanni Pisano (Pisa, 1248 circa – Siena, 1315 circa) intorno al 1280 e oggi conservata al Museo dell’Opera del Duomo di Pisa, tra i reperti che compongono il percorso espositivo della mostra «Templari: storia e leggenda dei cavalieri del Tempio», allestita negli spazi romanici del museo-teatro della Commeda di Prè, a due passi dall’Acquario di Genova, per iniziativa della Fondazione DnArt di Milano e in collaborazione con il Mu.Ma - Istituzione musei del mare e delle migrazioni, sotto l’alto patronato del Pontificium Consilium de Cultura e dell’Arcidiocesi di Genova.
La rassegna, curata da Cosimo Damiano Fonseca e Giancarlo Andenna, ripercorre la storia dell’ordine religioso templare, difensore dei pellegrini in Terrasanta e attore fondamentale durante le Crociate contro i musulmani d’Oriente, conosciuto anche con il nome di Pauperes commilitones Christi templique Salomonis, attraverso un articolato percorso espositivo in otto sezioni, di alto valore scientifico e di impagabile fascino.
Passeggiando sotto le antiche volte dello spazio espositivo genovese, sottoposto cinque anni fa ad accurato restauro, il visitatore si trova, infatti, a confronto con significativi reperti storico-artistici come icone, scrigni, reliquiari, manoscritti, statue, troni, sigilli, lastre tombali e codici miniati, dati in prestito da prestigiosi archivi e musei italiani ed europei, tra i quali la British Library di Londra, l’Archivio di Stato di Parigi, l’Accademia dei Lincei, la Biblioteca apostolica vaticana, la Galleria nazionale dell’Umbria, il Museo dell’Opera del Duomo a Orvieto, la Cattedrale di Modena e la Basilica del Santo Sepolcro di Barletta.
Quella che scorre sotto gli occhi del visitatore nel suggestivo complesso ligure, gioiello medioevale di singolare bellezza costruito nel 1180 come luogo di assistenza a pellegrini e crociati che si recavano o tornavano dalla Terrasanta, è una storia di tonaca e spada lunga due secoli. Il percorso espositivo prende, infatti, avvio dal XII secolo, epoca di fondazione dell’ordine dei monaci-cavalieri i cui valori fondanti erano la protezione dei deboli, la subordinazione degli interessi particolari al bene generale e l’abnegazione al dovere. E si chiude settecento anni fa, il 18 marzo 1314, quando Jacques de Molay, ultimo Gran maestro dei cavalieri del Tempio, viene bruciato sulla pubblica piazza a Parigi per volontà del re Filippo IV il Bello, più stimolato a conquistare le immense ricchezze del gruppo e a sopprimere nel sangue il suo senso di autonomia nei confronti del potere che a combattere una presunta eresia.
Dal prezioso codice manoscritto con la Regola di fondazione dei Templari, oggi conservato all’Accademia dei Lincei, fino alla bolla «Vox in excelso» e alla «Pergamena di Chinon», documenti provenienti dall’Archivio segreto Vaticano, a firma di papa Clemente V, che prima accusano e poi assolvono l’ordine monastico-cavalleresco, si dipana una vicenda che ha il sapore della leggenda e che si intreccia con le storie di re Baldovino, del feroce Saladino, di Riccardo Cuor di Leone e di san Bernardo di Chiaravalle, alla cui opera «De laude novae militiae» guardano i primi milites, i sette fondatori dell’ordine, guidati da Ugo da Payns, per darsi una propria Regola di vita, approvata nel 1128 dal Concilio di Troyes.
L’esposizione, giocata principalmente intorno a due elementi quali il fascino dell’Oriente e il processo contro il Tempio, propone anche un focus sulla figura di Caffaro, un uomo politico genovese che fu in Terrasanta al tempo di re Baldovino. E ricostruisce per la prima volta il Giardino dei Templari, grazie a una ricerca condotta dal professor Marcello Maimone e della III A dell’Istituto tecnico agrario «Bernardo Marsano» di Genova, che ha portato a scoprire l’impiego di un particolare humus per il compostaggio e ricette medicinali come l’unguento di iperico e l’«Elisir di Gerusalemme», una miscela di vino di palma, polpa di aloe e di canapa che si diceva garantisse una straordinaria longevità. Un aspetto, questo, poco conosciuto dei Templari, il cui mantello bianco con la Croce rossa sulla spalla sinistra, simbolo del sangue versato in nome di Gesù Cristo, è entrato nel mito, legandosi a leggende esoteriche e occulte come quella narrata per la prima volta dal poeta Wolfram von Eschenbach, secondo cui l’ordine è custode del Santo Graal.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Croce Stradale in marmo lavorato a bassorilievo, fine XII-inizi XIII secolo. Museo nazionale d’arte medioevale, Arezzo; [fig. 2] «L’esecuzione dei Templari», miniatura dal «Grandes chronique de France», The British Library, Londra; [fig. 3] Stauroteca, Crux Veliterna, prima metà XII secolo d.C.. Museo Capitolare, Velletri

Informazioni utili
«Templari: storia e leggenda dei cavalieri del Tempio». Commenda di Prè, piazza della Commenda, 1 - Genova. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-19.00; chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00, scuole € 5,00, ridotto AcquarioVillage € 5,00.  Informazioni e prenotazioni: tel. 010.5573681, info@fondazionednart.it o templari@fondazionednart.it. Fino al 2 giugno 2014. 

venerdì 16 maggio 2014

Dall’Asia alla Zegna, lungo la via della seta con i video di Studio Azzurro

Un viaggio attraverso i secoli, verso terre lontane, per scoprire l’origine di uno dei filati più preziosi e misteriosi della storia tessile: ecco quanto propone la mostra «La seta dall’Asia alla Zegna», progettata da Marco Strina per Casa Zegna, archivio storico e polo di aggregazione culturale di Trivero, località del Biellese.
Attraverso un percorso multimediale, con contributi video di Studio Azzurro, il visitatore potrà ripercorrere l’avventura millenaria dell’impalpabile e magico tessuto, a partire dalla metamorfosi del baco da seta (nome comune per indicare la larva di Bombix mori) per giungere ai sapienti gesti artigianali che hanno dato vita alle collezioni di Ermenegildo Zegna.
Si volerà così virtualmente in Cina, dove si dice che nel 2640 a.C. sia nata la bachicoltura per iniziativa dell’imperatrice Xi Ling Shi, per poi fare tappa in Giappone, dove i primi bachi da seta giunsero nel 300 d.C., e in Europa, i cui principali poli di sviluppo dell’industria serica furono, in Italia, Catanzaro, Como e Palermo a partire dal XII secolo, e, in Francia, Lione, sul finire del Seicento. In questo viaggio, da Oriente ad Occidente, si farà tappa anche a Biella, città che ha vissuto il suo periodo d’oro dei bachi e dei gelsi nel Settecento, e in un altro centro piemontese, Caraglio, il cui «Filatoio Rosso», costruito intorno al 1670 da Giovanni Francesco e Giovanni Girolamo Galleani, è indicato come «il più antico setificio ancora esistente in Europa».
Largo spazio nella mostra ha ovviamente l’avventura ideativa della seta Zegna, esempio di sinergia vincente tra tradizione e innovazione.
Nel 2009, il gruppo manifatturiero piemontese ha acquisito la Tessitura di Novara, fondata nel 1932; la storia feconda e il know how di questa azienda hanno stimolato nuovi progetti e nuove sfide. Sino ad allora, infatti, la «Ermenegildo Zegna» aveva utilizzato la seta solo come elemento di caratterizzazione e decorazione dei suoi tessuti o in ambiti specifici, come la maglieria intima o quella sportiva. Oggi il gruppo ha totalmente rivoluzionato il modo di intendere questo filato, visto non più e non solo come materia estiva e leggera per antonomasia.
Il lanificio rimane, infatti, il più importante partner nella nuova storia della Tessitura di Novara ed è questa joint venture interna al gruppo piemontese a rappresentare un connubio industriale che vede, ad oggi, nella seta cardata, realizzata per la stagione autunno/inverno 2013, il suo più apprezzabile e inedito risultato tecnico-creativo.
Il prezioso tessuto che evoca ricordi di antichi viaggi sulle rotte dell'estermo Oriente  viene così lanciato verso utilizzi nuovi, anche invernali, con aspetti e colori simili al più pregiato cashmere.
Attraverso una ricerca sulla lavorazione della fibra, il lanificio è stato anche in grado di sviluppare di recente, in collaborazione con la centenaria casa automobilistica Maserati, un tessuto per l’auto che mantenesse non solo l’aspetto di un abito da uomo con un pattern tipico, lo spigato, del look maschile e della tradizione tessile, ma tutta la sensorialità tattile, la morbidezza, la sofficità e la preziosità di un tessuto Zegna in 100% seta.
«Elegante, dandy, easy, colorata, sempre sofisticata», per usare le parole di una pubblicità del gruppo, la seta che esce dalla Tessitura di Novara ha ancora molte carte in tavola da giocare, ma ora è tempo di celebrare il passato per progettare il futuro.

Informazioni utili 
 «La seta dall’Asia alla Zegna». Casa Zegna, via Marconi, 23 - Trivero (Biella). Orari: domenica, ore 14.00-18.00. Ingresso gratuito. Informazioni: tel. 015.7591463 o archivio.fondazione@zegna.com. Sito internet: www.casazegna.org. Inaugurazione: sabato 17 maggio, dalle ore 16.00, con laboratori gratuiti per bambini. Da domenica 18 maggio a domenica 29 giugno 2014.

giovedì 15 maggio 2014

Venezia, Bollani mette in musica i «Tondi» di Vedova

Bollani «sostiene» Vedova. Si potrebbe riassumere così, parafrasando il titolo della trasmissione musicale di Rai Tre andata in onda lo scorso autunno, l’appuntamento in programma giovedì 16 maggio a Venezia, nei suggestivi spazi dei Magazzini del Sale alle Zattere, a pochi passi dalla collezione Pinault di Punta Dogana e dalla Guggenheim, in quello che è stato ribattezzato il «chilometro dell’arte veneziano».
La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, presieduta da Alfredo Bianchini, ha, infatti, deciso di affidare al talentuoso ed eclettico pianista jazz, che ha suonato con prestigiose orchestre sinfoniche e che ha collaborato con artisti pop come Jovanotti e Claudio Baglioni, l’evento di inaugurazione (rigorosamente a numero chiuso, per comprensibili motivi di spazio) della nuova mostra dedicata al maestro veneziano, in programma dal 17 maggio al 2 novembre, nei giorni della quattordicesima edizione della Biennale d’architettura.
Dopo gli eccezionali appuntamenti che hanno visto fianco a fianco le opere di Emilio Vedova (1919-2006) con i lavori di Louise Bourgeois, le installazioni di Anselm Kiefer, l’architettura dei teatri di Aldo Rossi e le sculture di Roy Lichtenstein, sarà, infatti, nuovamente attivata la straordinaria macchina espositiva progettata da Renzo Piano, in funzione dal giugno 2009 quando i cinquecenteschi Magazzini del Sale sono stati riaperti alla fruizione del pubblico, dopo un accurato intervento di restauro che ne ha preservato le originarie pareti in mattoni e le capriate a sostegno della copertura.
L’occasione è offerta dalla mostra «Vedova in tondo», che propone al pubblico un aspetto peculiare della ricerca artistica del maestro veneziano, ovvero il passaggio alla pittura e alla scultura circolare, sviluppatosi a partite dal 1984.
Cinque grandi «Tondi», realizzati nel biennio 1985-1987, sono stati collocati lungo le pareti del magazzino, in dialogo con un «Disco» del ciclo «Non dove ’86», posto sul pavimento, e una selezione di opere della serie «Oltre» e di grandi teleri degli anni Ottanta, molti dei quali inediti, movimentati dalle navette robotizzate nello spazio della grande navata che fu deposito di sale ai tempi della Serenissima.
Stefano Bollani darà voce, con la sua curiosità creativa e la sua forza vitale, alla mostra alle Zattere, ovvero ai «Tondi» di Emilio Vedova, con alcune improvvisazioni in loco, per le quali il presidente della fondazione veneziana, Alfredo Bianchini, ha parlato di «Quadri da un’esposizione», citando per assonanza la partitura di Modest Musorgskij che esprime il tentativo di tradurre in musica alcuni disegni e acquerelli dell’amico artista Viktor Aleksandrovic Hartmann.
È la prima volta nella storia dell’istituzione lagunare che si propone un accostamento diretto con la musica, al fine di evocare l’attenzione particolare di Emilio Vedova per questa forma di espressione artistica che lo ha visto coprotagonista, nel 1984, dell’indimenticabile «Prometeo» di Luigi Nono, assieme, ancora una volta, a Renzo Piano.
La performance di Stefano Bollani verrà registrata e il video della serata sarà, poi, riproposto per l’intera durata della mostra. Un modo, questo, per far vivere l’emozione di uno specialissimo incontro tra l’astrattismo della pittura vedoviana e il virtuosismo delle sette note bollaniane anche a chi non potrà entrare, il giorno dell’inaugurazione, negli splendidi spazi dei Magazzini del Sale.

Didascalie delle immagini
[fig.1 ] Ritratto di Stefano Bollani. Foto di Valentina Cenni; [fig. 2] Emilio Vedova, «Tondo '85 - 2», 1985. Pittura su tela, diametro 280 cm. Foto di Vittorio Pavan. Magazzini del Sale, Venezia; [fig. 3] La macchina di Renzo Piano in funzione. Foto di Michele Crosera 

Informazioni utili 
«Vedova in tondo». Magazzino del Sale, Zattere 266 – Venezia. Orari: 10.30-18.00; chiuso il martedì. Informazioni: tel. 041.5226626 o info@fondazionevedova.org. Sito internet: www.fondazionevedova.org. Dal 17 maggio al 2 novembre 2014.