ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 26 settembre 2014

Firenze, un «Alcesti» per pochi all’ex carcere delle Murate

Venti spettatori per rappresentazione, un solo mese di repliche, nessuna tournée e un luogo dalla storia antica, ma mai adibito a spazio scenico come il Semiottagono dell’ex carcere delle Murate a Firenze: ha tutti gli elementi per far parlare di sé lo spettacolo «Alcesti», rilettura del capolavoro di Euripide firmata da Massimiliano Civica (che ha curato anche la traduzione e l’adattamento del testo), in scena dal 30 settembre al 26 ottobre per iniziativa della Fondazione Pontedera Teatro e di Atto Due, in collaborazione con l’Amministrazione comunale guidata da Dario Nardella e con Rialto Santambrogio di Roma.
A metterà in scena la storia dell’eroina greca, diventata simbolo della sposa fedele disposta a sacrificare la propria vita per salvare quella del marito, sarà un cast pluripremiato formato da Daria Deflorian, Monica Demuru e Monica Piseddu.
I costumi della rappresentazione, che gode del riconoscimento del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e della Regione Toscana, portano, invece, la firma di Daniela Salernitano (nella cinquina finale dei Nastri d’Argento 2014 per «Song’e Napule»); mentre le maschere sono di Andrea Cavarra e le luci di Gianni Staropoli.
Massimiliano Civica racconta che il suo «Alcesti» è «uno spettacolo che mette in luce come il teatro viva solo perché muore tutte le sere». Nell’era digitale che offre l’illusione di essere «dappertutto e sempre», ciò che avviene su un palcoscenico è, infatti, mortale: accade in un luogo, davanti ad alcune persone, per una sera e quando è finito lo è per sempre. Nemmeno le riprese video possono restituire l’emozione che si vive assistendo a uno spettacolo, la fascinazione del «qui ed ora» di un racconto scritto centinaia di anni fa e ancora oggi attualissimo. Una prova, questa, del fatto che il teatro non è antico o contemporaneo, è eterno.
La regia parte dallo spazio, che non essendo riconducibile a nulla di teatrale ha il compito di purificare lo sguardo degli spettatori: alla sala del Semiottagono si accede attraverso una lunga galleria, una specie di diaframma che separa la città da questo luogo intimo, bianco, scandito nel suo vorticoso sviluppo verso l’alto, da una serie di ballatoi su cui si affacciano le porte delle vecchie celle. In alto il cielo, oltre i vetri di un lucernaio. Il pubblico disposto su un’unica fila di venti sedie bianche, circonderà l’azione scenica.
Le attrici Daria Deflorian e Monica Piseddu, attraverso l’uso delle maschere, daranno vita a tutti i personaggi della tragedia: dei e mortali, servi e nobili, uomini e donne, vecchi e giovani. Alla cantante/attrice Monica Demuru spetterà, invece, il compito di reinventare il canto della tragedia greca, ricercandone gli echi più profondi.
«L'Alcesti di Euripide -spiega il regista- è una tragedia che “dice” l’ineluttabilità della morte e l’obbligo che abbiamo di scegliere come vivere. Pone una domanda che dobbiamo imparare ad accettare come ineludibile: se dobbiamo morire, se dobbiamo ad un certo punto perdere tutto, se non possiamo esserci per sempre, che senso ha vivere? La risposta suona scandalosa alle nostre orecchie di contemporanei: la vita ha senso se scegliamo di vivere per qualcuno, se siamo pronti a sacrificarci per qualcuno. Non perché viviamo, ma per chi viviamo? Alcesti sceglie di morire affinché suo marito continui a vivere. E nella tragedia, per questo suo sacrificio, per questo suo atto d'amore, avviene il miracolo che la riporta in vita, accanto al suo amato. È solo una favola e Euripide lo sa bene, infatti non ci consola, ma ci offre in sacrificio il solo miracolo consentito agli uomini, quello di trovare un senso nell'amore».
Allo spettacolo sarà affiancato un percorso di approfondimento intitolato «Leggere il teatro»: fino al 28 settembre sarà possibile assistere alle anteprime dello spettacolo; mentre dal 20 al 24 ottobre sono in programma cinque incontri (per massimo cinque partecipanti) con il regista per indagare la relazione tra il testo e la complessa pratica di messa in scena nel teatro greco e in particolare nell’«Alcesti», un testo che evidenzia come il suo significato più profondo risieda nella rappresentazione più che nella forma letteraria.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Ex carcere delle Murate a Firenze. Foto: Duccio Burberi; [fig. 2] Daria Deflorian e Monica Piseddu. Foto: Duccio Burberi; [fig. 3] Daria Deflorian e Monica Piseddu. Foto: Duccio Burberi; 

Informazioni utili
«Alcesti». Ex carcere delle Murate, piazza della Madonna della Neve - Firenze. Orari: da martedì a sabato, ore 21.00; domenica, ore 18.00. Ingresso: intero € 12,00, ridotto € 10,00, ridotto speciale € 8,00. Informazioni e prenotazioni (obbligatorie) dello spettacolo: info@attodue.net o tel. 055.4206021. Sito internet: www.pontederateatro.it o www.attodue.net. Dal 30 settembre al 26 ottobre 2014. 

giovedì 25 settembre 2014

«Quartieri dell’Arte», Giancarlo Giannini interpreta Pietro Aretino nel Palazzo dei Papi di Viterbo

È una prima mondiale da non perdere quella che ha messo in cantiere per le serate di sabato 27 e domenica 28 settembre la diciottesima edizione del festival internazionale di teatro «Quartieri dell’Arte», manifestazione nata nel 1997 a Viterbo che vede alla direzione artistica Gian Maria Cervo e Alberto Bassetti e che quest’anno si intitola «Ci sarò non ci essendo come ci sarò essendoci», frase rubata alla commedia «Loipocrito» di Pietro Aretino, che vuole essere un invito a riflettere non tanto sui pur importanti risvolti economici della cultura o sulle relazioni tra Pil e spettacolo quanto sulla capacità che il teatro ha di creare inclusione e di ridefinire il concetto di cittadinanza.
Nel prossimo fine settimana, Giancarlo Giannini e Franco Zeffirelli, due grandi nomi della cultura italiana che si è fatta conoscere all’estero, saranno, infatti, i protagonisti dello spettacolo «Vita di Maria Vergine», uno dei più bei testi prodotti dal genio rinascimentale di Pietro Aretino, nell’ambito del suo lavoro di riscrittura della materia sacra, riadattato per l’occasione da Gian Maria Cervo, autore e traduttore napoletano i cui testi e graphic novel sono pubblicati da Editoria & Spettacolo in Italia e da Suhrkamp e Drei Masken Verlag in Germania.
Ad ospitare l’evento, una sorta di «Divina Commedia» dagli sfondi patetici e psicologici, sarà la prestigiosa e storica cornice del Palazzo dei Papi, location scelta non a caso perché fu qui, durante la festa teatrale del 1462 nella piazza San Lorenzo, che venne rappresentata l’«Assunzione della Vergine».
A dirigere la rappresentazione sarà Adriano De Santis, da molti anni strettissimo collaboratore di Giancarlo Giannini, responsabile della pianificazione e programmazione della Scuola nazionale di cinema al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e autore di prestigiosi allestimenti presentati in prima mondiale nelle passate edizioni di «Quartieri dell’Arte», tra i quali «Se sapessi cantare mi salverei» di Juan Mayorga.
Se Pietro Aretino si preoccupa, nella composizione, di calare il suo descrittivismo pittorico (che in alcuni momenti, molto drammatici, si colora dei toni dell’ascetismo) in una struttura narrativa dai ritmi serrati, concepita per avvincere, Gian Mario Cervo adatta e sintetizza l’opera in una narrazione teatrale per flash rivelando la sua straordinaria modernità.
«È soprattutto merito della lingua efficace e spedita dello scrittore rinascimentale -afferma l’autore partenopeo-. Io mi sono limitato a spostamenti, a piccoli emendamenti nelle scelte verbali e a tradurre il principio di causalità, già fortemente presente nell’opera, in termini più contemporanei. Questo è un lavoro molto ambiguo e, quindi, politico in senso moderno. Pietro Aretino lo scrive per ottenere la porpora cardinalizia, ma nonostante ciò rivendica il suo diritto alla Inventio, alla vivacità, alla riorganizzazione dei materiali sacri per creare una struttura avvincente e affermare la sua personalità d’artista. Credo che sia importante riscoprire un autore come lui, ottusamente censurato in passato. Affidarsi a Giancarlo Giannini, il genio della recitazione italiana, in questa operazione è, poi, un’avventura entusiasmante. Il testo è, inoltre, anche un omaggio a Viterbo. Aretino era in contatto con Vittoria Colonna mentre lo componeva e la poetessa, che gli dava feedback e pareri, abitava nella città in quel periodo» .
Novità dell’ultima ora è la partecipazione allo spettacolo, che si avvale dei movimenti di scena di Silvia Perelli e delle luci di Luigi Biondi, di Franco Zeffirelli, che interpreterà la parte di Dio. Un piccolo cammeo, quello del regista fiorentino, che pur non essere fisicamente presente sul palco, darà il proprio inestimabile contributo alla riuscita dell’evento, rispolverando una tradizione che vide nella Viterbo rinascimentale personaggi in vista interpretare ruoli di spicco in rappresentazioni teatrali.
La serata sarà introdotta dai «Sermones», uno spettacolo di e con Francesca Bartellini ambientato in un futuro prossimo immaginario, nel quale una donna arcivescovo, Madre Eva, che ha raggiunto il potere sacro nelle gerarchie ecclesiastiche della Chiesa cristiano-cattolica, parla ai suoi fedeli mentre riceve missive da una collega inglese che insinua in lei un dubbio: il percorso che l'ha portata fino a lì è giusto? È possibile aprirsi a una costruzione del sacro che abbracci i due principi, il femminile e il maschile, in un unico cerchio magico fondativo? Il finale è una possibile chiave di lettura per l’adattamento dell’opera aretiniana con Giancarlo Giannini e Franco Zeffirelli, un appuntamento per scoprire la scrittura ad argomento religioso di uno dei commentatori più mordaci di uomini ed eventi del Rinascimento.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Palazzo dei Papi a Viterbo; [fig. 2] Giancarlo Giannini, protagonista dello spettacolo «Vita di Maria Vergine» al festival «Quartieri dell’Arte»; [fig. 3] Franco Zeffirelli interpreterà Dio nello spettacolo «Vita di Maria Vergine» al festival «Quartieri dell’Arte»

Informazioni utili
«Vita di Maria Vergine». Palazzo dei Papi | Sala del Conclave, piazza San Lorenzo, 8 – Viterbo. Quando: sabato 27 e domenica 28 settembre 2014, ore 21.00. Ingresso: intero € 30,00, ridotto € 27,00. Informazioni sui biglietti: ufficiostampaquartieridellarte@gmail.com o www.boxofficelazio.it. Sito web: www.quartieridellarte.it.  

mercoledì 24 settembre 2014

Dai fratelli Forman al duo Cuocolo e Bosetti: al «Funaro» di Pistoia lo «slow show» è servito

Una «finestra sul mondo nel cuore della Toscana»: si presenta così il centro culturale «Il Funaro», interessante realtà di Pistoia con due sale teatrali, una biblioteca e una caffetteria che, per il sesto anno consecutivo, propone una stagione teatrale e una serie di attività formative per attori professionisti e pubblico che rivolgono la propria attenzione sia al territorio circostante che alle migliori esperienze internazionali.
A segnare l’avvio del nuovo anno culturale sarà un appuntamento più unico che raro in Italia: «Obludarium», spettacolo culto della compagnia praghese «Fratelli Forman», che da mercoledì 24 a domenica 28 settembre porterà il suo chapiteau nella splendida piazza del Duomo. Per cinque giorni, il pubblico sarà così traghettato in un’atmosfera da circo di inizio secolo, che miscela il sapore del cabaret a quello del più raffinato teatro di figura: marionette -talvolta giganti-, sirene, cavalli, ballerine, ombre, clown sonnolenti e pupazzi porteranno in scena, al ritmo di travolgenti musiche tzigane, il mondo degli esclusi ed il loro fascino. Si apre, dunque, all’insegna dello stupore fanciullesco e del divertimento giocoso il viaggio del centro culturale «Il Funaro» tra le produzione di Peter Brook, il duo Cuocolo e Bosetti, Cristina Pezzoli, Laura Marinoni, Cristiana Morganti, Enrique Vargas e il suo Teatro de Los Sentidos, Francesca Giaconi e molti altri, un viaggio al quale farà da filo rosso la domanda: «la diversità è un limite o una risorsa?».
Una risposta proverà già a darla il secondo titolo in cartellone: «The valley of astonishment» (20 e 21 novembre 2014), un percorso caleidoscopico nei misteri e nelle meraviglie del cervello umano, ispirato da anni di ricerca neurologica, da storie vere e dal poema epico-mistico «La conferenza degli uccelli» di Farid Al-Din Attar, che vede la firma di Peter Brook e Marie-Hélène Estienne e che sarà portato in scena da Kathryn Hunter, Marcello Magni e Jared McNeill. La programmazione proseguirà, quindi, con «Jessica and me» (11 e 12 dicembre 2014), di e con Cristiana Morganti, una produzione del centro culturale «Il Funaro» con la fondazione «I Teatri» di Reggio Emilia, nella quale la storica danzatrice del «Tanztheater Wuppertal» di Pina Bausch, giunta a un momento importante del suo percorso, si ferma a riflettere sul rapporto con il proprio corpo e con la danza, sul significato dello stare in scena, sul senso dell’«altro da sé» che implica il fare teatro.
Ad aprire il 2015 sarà, invece, il debutto dello spettacolo «La sposa paracadute» (23 e 24 gennaio 2015), un testo di Francesca Giaconi, con Arianna Marano ed Eleonora Spezi, che racconta la storia delle donne italiane nel secondo dopoguerra, una storia fatta di ombre, ricordi, abitudini quotidiane, risate, lettere, che germogliano dalle macerie e si intessono qui in un grande abito da sposa.
Segue, a febbraio, quasi un mese dedicato ad una compagnia la cui diversità si esprime a partire dalla scelta di privilegiare le case come luogo performativo: l’italo-australiana «Iraa Theatre» di Cuocolo/Bosetti. Tre gli spettacoli in agenda, di cui uno a seguito di una residenza creativa: «Serata Dickinson» (7 febbraio 2014), «The secret room» (dall’11 al 15 febbraio 2014) e «Autoritratto come un altro», in anteprima nazionale (27 e 28 febbraio 2014). Tocherà, quindi, esibirsi all’innovativa compagnia inglese di teatro di figura «Blind Summit», nota per aver firmato una parte della Cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012, che sarà a Pistoia con la prima nazionale di «The Table» (20 e 21 marzo 2014), un pluripremiato spettacolo di fama internazionale che vede protagonista un burattino-filosofo che, distrazioni permettendo, racconta la sua versione su Dio e Mosé, tramutandosi istantaneamente nel pezzo di cartone più divertente mai incontrato prima. Il 12 giugno andrà, infine, in scena Laura Marinoni, diretta da Cristina Pezzoli, nel reading musicale «L’amore ai tempi del colera», ispirato all’omonimo romanzo di Gabriel García Márquez.
Sono, inoltre, in calendario una serie di spettacoli per i più piccoli: «Le magiche sperimentazioni del dottor Ciokken», a cura di Christian Prestia, «Quasi una favola» del Teatro Velato, «Farfalle» della compagnia Tpo e «La Fata Sbiadita» di Barbini & Sons.
In questa stagione proseguirà, poi, il percorso della Scuola sulla poetica dei sensi di Enrique Vargas e del Teatro de los Sentidos, aperta non solo ad attori, ma anche a psicologi, architetti, insegnanti e a chiunque voglia approfittare dell’incontro con il metodo di un grande maestro che ha unito antropologia e mondo della scena.
Restando sempre in tema di formazione, vanno ricordati i laboratori annuali per tutte le tipologie di pubblico, dai giovanissimi agli anziani e ai diversamente abili: quattordici proposte, che annualmente vedono oltre trecento iscritti e che indirizzano alla recitazione, alla lettura ad alta voce, alla dizione, alla scrittura, al circo, e, novità di quest’anno, anche alla sartoria teatrale. La partenza è prevista per il 6 ottobre e la prima settimana è aperta e gratuita.
Non mancheranno, poi, un progetto legato alla cucina, «Vieni a cena che te le suono», e un laboratorio di letteratura e cinema, «Leggiamo poi si vedrà», ideata da Massimiliano Barbini, curatore della programmazione del «cinema più piccolo del mondo», il Cinetandem dove le proiezioni sono solo per due persone, a richiesta e rigorosamente a sorpresa. Al via, dunque, un nuovo anno di grandi appuntamenti per quella che Andres Neumann ha definito la culla dello «Slow Show», uno spazio che permette al pubblico di vivere il teatro a 360°.

Didascalia delle immagini 
[Fig. 1] Una scena dello spettacolo «Obludarium», con la compagnia praghese «Fratelli Forman»; [fig. 2] Cristiana Morganti, protagonista dello spettacolo «Jessica and me»; [fig. 3] Una scena dello spettacolo «The Table», con la compagnia inglese di teatro di figura «Blind Summit» 

Informazioni utili 
Centro culturale «Il Funaro», via del Funaro, 16/18 – Pistoia. Informazioni: tel. 0573.977225 o tel. 0573.976853, e-mail: info@ilfunaro.org. Sito web: www.ilfunaro.org.