ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 19 gennaio 2022

Da Leonardo a Rembrandt, Nexo Digital torna nei cinema con «la grande arte»

Artisti dalle vite bizzarre, trasgressive e imprevedibili. Quadri dai destini avventurosi. Storie che hanno il sapore della leggenda. Sono questi gli elementi che animano la nuova edizione del progetto «La grande arte al cinema», che vedrà in agenda nei primi mesi del 2022 quattro nuovi titoli, tutti distribuiti da Nexo Digital.
Il viaggio inizierà nella giornata del 21 marzo con il primo dei tre giorni di proiezione del «Leonardo. Il capolavoro perduto» di Andreas Koefoed, presentato in anteprima, con grande successo, alla Festa del cinema di Roma. Il documentario racconta la storia del «Salvator Mundi», il dipinto più costoso mai venduto (450 milioni di dollari la sua quotazione) ritenuto un capolavoro perduto gel genio toscano. 
«Dal momento in cui viene acquistato da una casa d'aste di New Orleans e i suoi acquirenti scoprono magistrali pennellate sotto un restauro a buon mercato, - si legge nella presentazione - il destino del «Salvator Mundi» è guidato da un'insaziabile ricerca di fama, denaro e potere. Ma man mano che il suo prezzo sale, aumentano anche i dubbi sulla sua autenticità. Questo dipinto multimilionario è davvero di Leonardo o semplicemente alcuni uomini di potere vogliono che lo sia? Svelando i piani segreti di alcuni tra i personaggi più ricchi del mondo e di alcune delle più potenti istituzioni artistiche, «Leonardo: il capolavoro perduto» rivela come spesso gli interessi diventino cruciali e la verità solo un elemento secondario. Anche nel mondo dell’arte».
La programmazione proseguirà dal 9 all’11 maggio con il documentario «Tutankhamon. L’ultima mostra», diretto da Ernesto Pagano e prodotto da Laboratoriorosso e Nexo Digital. Lo spettatore cinematografico verrà trasportato nell’imponente e misterioso Egitto dei faraoni e scoprirà la storia dell’archeologo ed egittologo britannico Howard Carter che, con ostinazione e passione, scoprì cento anni fa, nel 1922, a Luxor la camera sepolcrale della tomba di una delle figure più leggendarie di quel periodo storico: Tutankhamon. Sul grande schermo sarà possibile ammirare i centocinquanta manufatti che nel 2019 furono esposti prima a Los Angeles e poi in Francia, alla Grande Halle de la Villette di Parigi, per essere, quindi, presentati anche a Londra e in altre sedi museali di tutto il pianeta, in quello che è stato definito il loro «ultimo tour mondiale», prima di trovare una sede stabile al Cairo.
Il film si avvale della collaborazione del fotografo Sandro Vannini e, per la versione italiana, della voce di Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours, al quale era già stata affidata in passato la voce dell’io interiore di Caravaggio, in un’altra produzione Nexo.
Sarà, quindi, in programmazione dal 6 all’8 giugno , «Il mio Rembrandt» di Oeke Hoogendijk, un mosaico di storie avvincenti in cui la passione sfrenata per i dipinti dell’artista olandese porta a sviluppi drammatici e colpi di scena inattesi. «Mentre – si legge nella sinossi - collezionisti d'arte come Eijk e Rose-Marie De Mol van Otterloo, l'americano Thomas Kaplan e lo scozzese Duca di Buccleuch mostrano il legame speciale che hanno con i ‘loro’ Rembrandt, il banchiere Eric de Rothschild mette in vendita due opere dell’artista, innescando una dura battaglia politica tra il Rijksmuseum e il Louvre. Il film segue anche l'aristocratico mercante d'arte olandese Jan Six sulle tracce di due «nuovi» dipinti di Rembrandt, uno snervante viaggio di scoperta che pare la realizzazione del suo più grande sogno d'infanzia. Ma quando è accusato di avere violato l’accordo con un altro mercante d'arte, il suo mondo collassa». Rembrandt diventa così un espediente per condurre lo spettatore dietro le quinte del mondo dell’arte, facendogli scoprire ciò che si nasconde dietro un quadro appeso.
A chiudere la programmazione sarà, in autunno, il film «Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza», diretto da Marco Pianigiani. Lo spettatore verrà trasportato nella città toscana all’epoca di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, in pieno Rinascimento. La bellezza che usciva dalle botteghe degli artisti aveva il suo contraltare nelle lotte per il potere e in intrighi di efferata violenza. Un artista, più di tutti, seppe proiettare nelle sue opere, le luci e le ombre di quegli anni indimenticabili: Sandro Botticelli (1445-1510). Dall’esordio sotto l’ala dei Medici, l’artista, raffinato disegnatore e ritrattista rivoluzionario, si impose come l’inventore di una bellezza ideale, che trovò la sua massima espressione in opere come «Primavera» e «Nascita di Venere».
La morte di Lorenzo Il Magnifico, le prediche apocalittiche di Girolamo Savonarola e i falò delle vanità segnarono la parabola discendente del maestro fiorentino, destinato a un oblio di oltre tre secoli. La sua riscoperta da parte dei preraffaelliti diede inizio a un’autentica Botticelli-mania, che dal XIX secolo si protrae fino a oggi. Da Salvador Dalí a Andy Warhol, da David LaChapelle a Jeff Koons e a Lady Gaga, nessuno sembra immune al fascino eterno del maestro fiorentino e delle sue opere, continuamente re-immaginate dagli artisti di ogni sorta, fino a entrare nell’immaginario collettivo.

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lunedì 17 gennaio 2022

#notizieinpillole, cronache d'arte di inizio 2022

«Il clown dei clown», David Larible al teatro Menotti di Milano
Poetico ed esilarante, malinconico e dirompente: David Larible, unanimemente considerato «il più grande clown classico del nostro tempo», sarà in scena dal 26 al 30 gennaio al teatro Menotti di Milano con uno spettacolo che ha fatto il giro del mondo superando le oltre duecento repliche e stupendo personaggi del calibro di Francis F. Coppola, Richard Gere, Danny de Vito, Tom Cruise, Steven Spielberg, Leonardo di Caprio e Sandra Bullock.
Dopo aver fatto tappa in prestigiosi spazi di tutto il mondo - dal teatro Duse di Bologna al Theatre Princesse Grace di Monte Carlo, dal Gran Teatro Nacional di Lima (Perù) al teatro Vittoria di Roma, dal Simon Bolívar di Quito (Ecuador) al Bellini di Napoli e al Winter Theatre di Sochi (Russia), «Il clown dei clown» arriva, ora, per la prima volta all’ombra della Madonnina.
Lo spettacolo è il racconto di un uomo delle pulizie che sogna di diventare clown, e ci riesce. Arriva in punta di piedi, lo sguardo distratto, le mani in tasca, ma pochi gesti trasformano il suo incedere in una valanga di divertimento. Tenuto a bada da un gran cerimoniere, l’attore Andrea Ginestra, Larible propone uno stile di clownerie unico al mondo, con brani musicali eseguiti con sei strumenti e in dieci lingue, accompagnato al pianoforte dal maestro Mattia Gregorio.
Nelle sue gag l’artista, che ha ricevuto dalle mani del principe Ranieri di Monaco l’ambito «Clown d’oro», gioca con i grandi miti classici dell’italianità: la prima ballerina, l’opera lirica, la musica classica, con brani tratti da Mascagni e Leoncavallo. Il suo stile inconfondibile attinge dalla tradizione circense del clown Augusto e si incontra con Fellini, passando per la Commedia dell’arte, un racconto teatrale che lo rende ambasciatore nel mondo della cultura italiana. Sarà dunque un evento il ritorno in Italia, dopo diversi mesi di assenza, di David Larible, protagonista di un’occasione per concedersi una straordinaria serata di risate ed emozioni.
Il teaser di presentazione dello spettacolo è visibile al link: https://youtu.be/lWC2GDI7zhA. Per maggiori informazioni è possibile consultare i siti: www.teatromenotti.org | www.circoedintorni.it | www.davidlarible.it

La Treccani pubblica la prima enciclopedia dedicata all’arte contemporanea
Quattro volumi, quattrocentotrentacinque autori, oltre tremilaseicento voci e quasi quattromila immagini: sono questi i numeri della prima enciclopedia dedicata all'arte contemporanea, edita da Treccani.
L’opera enciclopedica offre una raccolta ragionata del panorama artistico del XX e XXI secolo, dal 1900 al 2021, spingendosi oltre una ricognizione fenomenologica dell’arte contemporanea e proponendo una catalogazione non solo degli artisti, ma anche di storici dell’arte, teorici, critici, curatori e di tutte le figure che hanno avuto e hanno un dialogo significativo con l’arte. Accanto alle persone, l’Enciclopedia presenta luoghi e contesti in cui si crea e si promuove l’arte, insieme ai principali movimenti e tecniche artistiche del nostro tempo.
L’opera presenta un progetto grafico innovativo curato da Polystudio e una ricca selezione di immagini e opere. In ogni volume è pubblicata un’opera d’arte inedita ispirata all’idea di enciclopedia, di alcune delle maggiori figure dell’arte contemporanea, chiamate a rappresentare uno specifico continente: Anish Kapoor l’Asia, William Kentridge l’Africa, Anselm Kiefer l’Europa e Joseph Kosuth l’America. A queste opere si aggiunge nel primo volume un portfolio di Shirin Neshat, artista che da sempre si muove tra mondi e linguaggi diversi.
I volumi contengono voci di vario tipo. Ci sono voci monografiche, che comprendono artisti singoli e gruppi, ma anche teorici, galleristi, collezionisti e mercanti, musei, mostre e riviste, e voci tematiche, in cui sono annoverati movimenti e tendenze, temi e situazioni al confine con altre discipline, nonché città rilevanti nel dibattito artistico. Scorrendo le pagine, appaiono, poi, voci-contenitore, che radunano in un unico lemma, esperienze, tecniche, tipologie espositive, gruppi legati a un’unica area geografica o tematica, e voci interdisciplinari e transnazionali che riguardano diverse aree geografiche o tematiche.
«L’opera «Arte contemporanea» - racconta Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto della enciclopedia italiana - si propone, dunque, di restituire un’architettura possibile della materia, una raccolta ragionata e un racconto corale delle maggiori esperienze artistiche della nostra epoca».
Per maggiori informazioni: www.treccaniarte.com

«Ὀδυσσεύσ, Odisseo», Roberta Conigliaro racconta a Firenze le storie dei migranti
Donne, uomini e bambini in fuga dal loro Paese, in viaggio verso una nuova vita, carica di sogni e di speranze, che passa attraverso i pericoli e le insidie del mar Mediterraneo. Sono questi i soggetti delle opere che la scultrice siracusana Roberta Conigliaro presenta nella mostra «Ὀδυσσεύς /Odisseo», allestita fino al 29 gennaio nelle sale della Crumb Gallery di Firenze.
In un allestimento particolarmente suggestivo, l’artista espone dieci sculture realizzate con varie materie (la terracotta, il legno, il ferro, il gesso, il bronzo, ma anche la pietra calcarea e saponaria) e un disegno di grandi dimensioni.
«La mano di Roberta Conigliaro – evidenzia la scrittrice Giuseppina Norcia in catalogo (Collana NoLines, diretta da Rory Cappelli) - sa essere potente pur senza mostrare ogni cosa; così le forme - nella scultura come nel tratto deciso del disegno - ci chiamano senza eccederci, prediligono l’evocazione nel volto abbozzato, nello sguardo che non si sottrae ma si fa interiore, è rivolto dentro e da dentro accende».
La mostra documenta vari aspetti della traversata. «C’è – si legge nella presentazione - il «Sogno d’acqua» delle conchiglie che come sentinelle osservano il mare insieme alla donna che le guarda dal basso quasi fossero, per la loro impossibilità, inarrivabili divinità. C’è la valigia, in «La sosta», che racchiude miraggio e disperazione. C’è l’attesa, forse in mare, forse nel limbo di un rifugio temporaneo, nelle figure appena accennate racchiuse nella pietra saponaria di Sospesi. C’è tutta la narrazione biblica della ricerca in «L’arca» e la capacità di percepire al di là dell’ovvio della donna di «In ascolto», figura solitaria, racchiusa in una forma che pare una conchiglia».
Sono tante le donne che Roberta Conigliaro raffigura nelle sue opere, protagoniste di una traversata che è anche e soprattutto scoperta di sé stesse e del mondo. Un’Odissea.
Per visitare la mostra è possibile telefonare al numero 347.3681894. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.crumbgallery.com.

Nella fotografia: Roberta-Conigliaro, La sosta, 2017. Terracotta e valigia, 35x34x26 cm- Photo: Marco-Cambon
 
«Moving Bodies, Open Your Mind», a Torino quattro spettacoli di Egribiancodanza
Si aprirà domenica 16 gennaio con «Leonardo da Vinci – Anatomie spirituali» la rassegna «Moving Bodies, Open Your Mind», quattro appuntamenti a cura di Ogr Torino e Fondazione Egri per la Danza/Ipuntidanza, con il supporto di Fondazione Crt, in cui il corpo e la performatività dialogheranno con le suggestive cornici di due spazi sabaudi, Sala Fucine e il Duomo di Org, grazie alle creazioni coreografiche di Raphael Bianco. Il primo appuntamento è un omaggio a Dante, che vedrà anche la presenza di Mario Acampa, attore e regista televisivo.
«Scritto sul mio corpo, spettacolo ideato durante il lungo lockdown dei teatri, è, invece, il titolo del secondo spettacolo in agenda per la serata di sabato 19 febbraio, la cui colonna sonora è firmata dai BowLand, presenti in live con la loro musica permeata di mistero.
Dopo la pausa estiva, sabato 10 settembre, sarà presentata la nuova produzione «Einstein – The Dark Matter», terza tappa di «Ergo Sum», progetto triennale dedicato a grandi pensatori che hanno esplorato il concetto di esistenza. La ricerca coreografica, che si avvale della collaborazione dell’artista e musicista Andrea Giomi, si spinge oltre il fisico e, ispirandosi alle intuizioni spiazzanti e geniali di Albert Einstein, scandaglia il concetto stesso di realtà attraverso un articolato lavoro di destrutturazione coreografica legato all’evoluzione della geometria spaziale in continua trasformazione.
La rassegna terminerà nel Duomo di Ogr nella serata di sabato 26 novembre con «Mystery Sonata», una performance modulare, scomponibile e assemblabile a seconda del luogo in cui si svolge, senza un reale inizio, né una fine. Dove sono l’inizio e la fine delle nostre azioni, e cosa rimane di noi agli altri? Quale è la realtà della natura delle cose? La nostra visibile, o quella impalpabile, oscura e a noi ignota che ci circonda? O entrambe? E, soprattutto, quale è il rapporto fra le due? Sono le domande al quale si prepara a rispondere il balletto, nato dall’incontro di Raphael Bianco con il duo Allis/Filliol.
Per maggiori informazioni: www.egribiancodanza.com o www.ogrtorino.it.

Il Mart sbarca su Internet Archive, la più importante biblioteca digitale al mondo
Il Mart sbarca su Internet Archive, la più nota e ricca piattaforma internazionale dedicata agli archivi, fondata nel 1996 da Brewster Kahle con l’intento di consentire un accesso universale alla conoscenza. Primo museo di arte contemporanea italiano presente su archive.org, l’istituzione trentina ha creato un account istituzionale nel quale riversare parte del suo patrimonio archivistico. Per l’apertura della pagina, il cui aggiornamento è curato dall’Archivio del ‘900, si è scelto di partire dalle radici stesse del Mart, ovvero dall’Avanguardia futurista, tramite la digitalizzazione del Manifesto del Futurismo e di oltre cinquanta opere di Filippo Tommaso Marinetti.
In questa vera e propria «antologia marinettiana» - conservata nell’Archivio di Nuova Scrittura, fondato nel 1988 dal collezionista Paolo Della Grazia e donato al Mart nel 2019 - sono presenti testi pre-futuristi come «Gabriele d’Annunzio intime» (1903) e scritti propagandistici dei primi anni Quaranta quali «La poesia sublime dell’esercito italiano» (1942). Si trovano, inoltre, capolavori della tipografia futurista come «Zang tumb tuuum» (1914) o «Les mots en liberté futuristes» (1919), quest’ultima opera documentata anche nell’edizione in lingua ceca del 1922, che presenta numerose differenze rispetto all’edizione francese nella composizione delle celebri tavole parolibere che si aprono nelle pagine come piccoli, preziosi manifesti.
Per facilitare la consultazione on-line, le schede bibliografiche relative a queste opere già inserite nel Catalogo bibliografico trentino presentano dei rimandi diretti alla versione digitale, in un incrocio tra banche dati che favorisce la messa a disposizione dei patrimoni. Le edizioni presenti su Internet Archive non sono, inoltre, «solo» consultabili online; di fatto sono esplorabili attraverso più modalità, compresa quella lessicografica: i testi caricati sulla piattaforma vengono trasformati automaticamente in numerosi formati e processati da un OCR (Optical Character Recognition) automatico che permette così di ricercare parole, nomi, date e frasi all’interno dei singoli testi o, all’occorrenza, di tutti i testi caricati sulla pagina del Mart – Archivio del ’900.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina: https://archive.org/details/mart-archivio-del-900.

«Federico Zeri ricostruttore di polittici», al museo Poldi Pezzoli e su zoom un incontro con Andrea De Marchi e Andrea Di Lorenzo
Si intitola «Federico Zeri ricostruttore di polittici: una sfida scientifica e divulgativa» l’incontro in programma lunedì 17 gennaio al Museo Poldi Pezzoli di Milano, e in streaming su Zoom, in occasione della mostra «Giorno per giorno nella pittura. Federico Zeri e Milano».
L'appuntamento sarà curato da Andrea De Marchi, storico dell'arte e professore ordinario di Storia dell’arte medioevale all’Università di Firenze, e da Andrea Di Lorenzo, co-curatore della mostra e direttore del Museo Ginori di Sesto Fiorentino.
Nell’esposizione milanese e, in particolare, nell'ultima sala espositiva - che è però in qualche modo il suo cuore pulsante -, un posto centrale occupa la ricostruzione di un polittico di Donato de' Bardi, pittore pavese naturalizzato in Liguria, che il grande studioso riscoprì praticamente da zero. La ricomposizione di polittici, smembrati a seguito delle soppressioni sette-ottocentesche e della loro dispersione sul mercato, ha rappresentato un punto di metodo qualificante del mestiere di Federico Zeri. La sfida posta da tale esercizio, univoco nei risultati come la soluzione di un puzzle, assume l'aspetto di rigore scientifico, non sempre riconosciuto alla disciplina storico-artistica.
Fortemente consapevole di questo, Federico Zeri, operando infinite ricostruzioni specie fra gli anni Cinquanta e Sessanta, si pose pure il problema di costruire, a partire da ciò, un racconto che andasse al di là della mera filologia e fosse in grado di far conoscere anche a un pubblico più vasto la specificità di culture apparentemente marginali, specialmente quelle appenniniche - care allo studioso - in cui i polittici conobbero espressioni assai varie e vivaci, dove i confini fra gotico e rinascimento sfuggono alle classificazioni scolastiche.
L’incontro è gratuito. I posti disponibili sono limitati. Per partecipare all'evento o ricevere il link Zoom, è necessario inviare una mail a: relazioni_istituzionali@museopoldipezzoli.it.

[Foto dell'allestimento a cura di Sistemamanifesto]

A Foligno una grande retrospettiva sulle «grandi opere» di Shōzō Shimamoto
Rimarrà aperta fino a domenica 1° maggio la retrospettiva su Shōzō Shimamoto (Osaka, 22 gennaio 1928 – 25 gennaio 2013), per la curatela di Italo Tommasoni, che la città di Foligno propone, negli spazi del Ciac - Centro italiano arte contemporanea, con il contributo della locale Fondazione Cassa di Risparmio. L’esposizione, il cui progetto è curato dalla Fondazione Morra di Napoli, presenta opere che spaziano dalle iniziali sperimentazioni dell’artista nel gruppo Gutai, intorno agli anni Cinquanta, alle esplosioni di colore dell’ultima fase creativa, che ha per scenario l’Italia.
La mostra, che propone anche focus di approfondimento e laboratori per bambini, intende, inoltre, evidenziare la grandezza della superficie pittorica su cui Shōzō Shimamoto ha sempre agito, rendendo la dimensione dell’opera un elemento che non ne costituisce la totale pienezza, ma un confine da superare, a favore di una sempre più ampia visione della dirompente materialità. Da sempre nel lavoro del maestro giapponese, sperimentatore audace e indipendente, che ha rotto con i tradizionali canoni espressivi orientali, sperimentando azioni performative, tecniche e materiali insoliti, la dimensione è considerata un punto di vista altro. «L’opera – raccontano gli organizzatori - si compone a una distanza tale che tra cielo e terra il suo gesto artistico trova una connessione che va oltre il tempo e lo spazio».
Per informazioni sulla mostra è possibile contattare il numero 0742.340090 o scrivere a ciacfoligno@gmail.com. Il sito internet di riferimento è www.shozoshimamoto.org.

«Mezz’ora d’arte»: quattro incontri su Zoom «intorno a Benozzo Gozzoli e la Cappella dei Magi»
Sono state Serena Nocentini e Valentina Zucchi a inaugurare il calendario della rassegna «Mezz’ora d’arte. Intorno a Benozzo Gozzoli e la Cappella dei Magi», un ciclo di quattro appuntamenti promosso tra gennaio e febbraio dalla Città metropolitana di Firenze e dal Mus.e per approfondire la vita e l’opera dell’artista rinascimentale.
«Benozzo, pittore fiorentino» è il titolo dell’appuntamento tenutosi nella serata di venerdì 14 gennaio, alle ore 18, visibile da tutti sulla piattaforma Zoom, che porterà il pubblico tra le sale di Palazzo Medici Riccardi, all’interno della Cappella dei Magi.
La rassegna proseguirà il 28 gennaio con Diane Cole Ahl, fra le più grandi studiose dell’artista, che parlerà su «L’esperienza di Benozzo Gozzoli a San Marco con l’Angelico». L’11 febbraio sarà la volta di Cristina Acidini, profonda conoscitrice degli affreschi gozzoliani della Cappella dei Magi, che terrà appunto la conferenza «La cappella, con il Viaggio dei Magi di Benozzo Gozzoli». Il 25 febbraio, infine, Laura Llewellyn, esperta della National Gallery di Londra, a cui si deve un prezioso prestito in mostra, parlerà de «La pala d’altare di Benozzo Gozzoli per la Compagnia della Purificazione e di san Zanobi».
Per partecipare agli incontri occorre scrivere una mail a info@musefirenze.it indicando nome, cognome e giorno scelto. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento dei posti disponibili. La prenotazione è obbligatoria. I prenotati, dopo una prima mail di conferma, riceveranno una seconda mail entro le ore 17:00 del giorno della visita virtuale con le credenziali per poter accedere a Zoom, da computer, tablet o smartphone.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.palazzomediciriccardi.it.

«Pour un oui ou pour un non», Orsini e Branciaroli in scena al Piccolo Teatro di Milano
Possono le parole «non dette» o le intonazioni ambigue provocare malintesi e guastare definitivamente un’amicizia? Prova a rispondere a questa domanda «Pour un oui ou pour un non» («Per un sì o per un no»), lo spettacolo con che inaugura la seconda parte della stagione 2021/2022 del Piccolo Teatro di Milano.
In cartellone dall’11 al 30 gennaio, la commedia di Nathalie Sarraute, una delle più importanti scrittrici francesi della seconda metà del Novecento, mette al centro della scena la forza delle parole, in una ragnatela di incomparabile abilità.
Due vecchi amici si ritrovano dopo un non motivato distacco e si interrogano sulle ragioni della loro separazione. Scoprono così che sono stati i silenzi tra le parole dette, ma soprattutto le ambiguità delle «intonazioni», a deformare la loro comunicazione, dato che ogni accento può essere variamente interpretato, in base alla disposizione d’animo di chi l’ascolta. «Per un sì o per un no – si legge nella presentazione - è quel nulla che può cambiare tutto, quel nonnulla che provoca lacerazioni profonde, ferite insanabili».
La prosa della Sarraute, nella sua complessità, è un banco di prova per due «manipolatori della parola» quali Franco Branciaroli e Umberto Orsini, che si ritrovano sulla scena dopo tanti anni, per dare vita, con la loro abilità, al terribile gioco al massacro che la commedia prevede. A guidare questo gioco sarà uno dei maestri indiscussi del teatro, Pier Luigi Pizzi, che ritorna al suo antico amore per la prosa.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina www.piccoloteatro.org.

venerdì 24 dicembre 2021

Da Bolzano a Roma, quando il Natale diventa arte

«Angelus Loci», quattro installazioni per il natale di Bolzano
Si intitola «Angelus Loci» il progetto di arte contemporanea che la città di Bolzano, con la collaborazione dello studio di comunicazione FranzLAB, ha ideato in occasione del Natale. Lo spazio pubblico cittadino sarà abitato, fino al prossimo 6 gennaio, da quattro installazioni site-specific firmate dagli artisti altoatesini Carla Cardinaletti, Michael Fliri, Elisa Grezzani e Hubert Kostner.
Per veicolare e comunicare messaggi positivi – soprattutto in una terra multilingue e multiculturale come l’Alto Adige - è stata scelta la figura dell’angelo, presente in ogni cultura e religione, e identificativa anche del genius loci, dello «spirito del luogo» di Bolzano. I serafini, per esempio, sono presenti in vari affreschi sacri del territorio.
Michael Fliri (Tubre - Val Monastero, 1978), recentemente premiato con l'Artist Award del Ministero della Cultura austriaco, ha utilizzato queste figure di luce per la sua installazione «Still With Earthly Desires + Aspirant», un mix di musica, video e fotografie di grande formato che trasportano il pubblico in una dimensione parallela: ali e corpi ipnotizzano lo sguardo, il movimento e il tempo si trasformano in incorporeità.
Elisa Grezzani (Bressanone, 1986) mette, invece, al centro della sua installazione - un grande arazzo decorato e coloratissimo, una sorta di talismano di pace e speranza – la figura del serafino Vehuiah, angelo a sei ali di pura luce o fuoco, appartenente alla più alta gerarchia celeste, secondo la Kabbalah porta con sé nuova energia luminosa, dissipando il caos.
Mentre Carla Cardinaletti (Bolzano, 1971) regala alla sua città l’«Angelo rosa», con la parola «Angel» in corsivo, scritta che, all’imbrunire, si illumina di rosa. Si illumina anche la scritta «L U C I» nell’opera di Hubert Kostner (Bressanone, 1971), che ha voluto così rendere omaggio a una parola che, nella sua brevità, può contenere una miriade di messaggi: da sempre, nei riti cristiani come in quelli pagani e di altre culture al solstizio d’inverno, se ne celebra con l’allungarsi del giorno il ritorno, come simbolo di rinascita.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito franzlab.com.
 
Al Museo Davia Bargellini l’arte presepiale secondo i bolognesi
Da quindici anni l’Istituzione Bologna Musei offre al suo pubblico una mostra dedicata all’arte presepiale tradizionale, come momento di avvicinamento e celebrazione collettiva della raffigurazione della Natività nella notte di Betlemme. Di anno in anno, l’iniziativa ha posto il pubblico a confronto con scuole di aree regionali diverse. Il nuovo appuntamento espositivo, in cartellone fino al 16 gennaio, è dedicato alla ricchissima e secolare tradizione iconografica bolognese.
Elisabetta Bertozzi, Leonardo Bozzetti, Giovanni Buonfiglioli, Mirta Carroli, Marco Dugo, Paolo Gualandi e Luigi Enzo Mattei sono gli artisti che espongono le proprie opere al museo Davia Bargellini, rendendo, contemporaneamente, omaggio alla scultrice e presepista Francamaria Fiorini, improvvisamente scomparsa nel 2020, di cui è esposto il bozzetto preparatorio del primo e unico «presepe ortodosso» mai realizzato, presentato e donato nel 2019 al patriarca di Mosca Cirillo I.
Le piccole statue in mostra sono versioni attualizzate delle figure del presepio classico felsineo, uscite dalle locali botteghe artigiane tra il XVIII e il XIX secolo. I vari personaggi riprendono, rinnovandole, iconografie storiche tradizionali come la «Meraviglia», l’«Adorazione», il «Dormiglione» e la «Tradizione» (ovvero l’adulto che accompagna i bambini a vedere il presepio, perché imparino la sapienza umana e divina). Sono testimoni di questa storia gli illustri modelli di grandi plasticatori bolognesi ed emiliani dei secoli passati, che si conservano proprio nella collezione del museo Davia Bargellini, frutto dell’intelligente impegno del suo fondatore Francesco Malaguzzi Valeri.
Dal pifferaio di Leonardo Bozzetti al brentadore (il trasportatore di vino) di Luigi Enzo Mattei, dal magio di Mirta Carroli al burattinaio di Marco Dugo, il presepe «made in Bologna, mette, dunque, in scena e trasfigura la vita quotidiana, mostrando esemplarmente ancora una volta come, parafrasando il cardinale Giacomo Biffi, «siamo tutti nel presepio», con il nostro volto e la nostra vocazione.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina www.museibologna.it/arteantica.

Biella festeggia il Natale con un’opera di Casorati

Il periodo natalizio è strettamente legato al tema della maternità e della nascita. Biella lo festeggia con l’esposizione, nella Cattedrale di Santo Stefano, del dipinto «Studio per La barca», opera del novarese Felice Casorati, uno dei maestri del Realismo italiano.
Appartenente a un collezionista privato biellese, l’opera è lo studio preparatorio per «La barca» (1934), tela esposta nella Galleria d'arte moderna «Ricci Oddi» di Piacenza.
Nel dipinto sono rappresentate due donne a bordo di una piccola imbarcazione: una in primo piano tiene in braccio un neonato mentre lo allatta; la seconda sta nello sfondo di spalle e in posizione quasi appartata. Non è noto per quale contesto o committente l'artista abbia dipinto quest'opera.
Le donne sembrano rappresentare delle fuggitive che scappano da qualcosa o da qualcuno per rifarsi una nuova vita, per preservare la piccola creatura, per garantirgli una rinascita in un posto sicuro, come una moderna e sempre attuale fuga in Egitto, dove all'asino e a San Giuseppe si sostituisce un tragitto via mare con la Madonna, il Bambino e una ancella.
La pittura in «Studio per La Barca», che viene esposto a Biella nell’ambito del progetto «Sia luce», per quanto sia grezza e lasciata solo in stadio di prova è allo stesso tempo anche evocativa del suo carattere neoclassico, non legata all'impressione o all'espressione. È una pittura più celebrale e astratta, mai impregnata da suggestioni vitalistiche, ma legata solo all'esperienza diretta della percezione e catalogazione della realtà.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare la pagina www.bi-boxartspace.com.

«Admirabile signum», La Spezia fa da scenario a una mostra sul presepe tra arte antica e contemporanea 
È un’opera di Marco Lodola (Dorno, Pavia, 1955), dal tradizionale impianto ludico e pop, ad aprire il percorso espositivo della mostra «Admirabile signum. Il presepe tra arte antica e contemporanea», allestita fino al 30 gennaio negli spazi della Fondazione Carispezia, per la curatela di Lara Conte e Alberto Salvadori che, per la parte relativa all’arte antica, hanno lavorato alla costruzione del percorso espositivo in dialogo con Simonetta Maione e Giulio Sommariva, con il contributo di Andrea Marmori.
La mostra mette in relazione importanti esemplari di presepe di produzione genovese e lombarda del XVIII secolo, principalmente provenienti dal Museo Luxoro di Genova, con un nucleo di opere e installazioni contemporanee, creando un ponte tra presente e passato, tra figurazione ed evocazione.
Attraverso media e linguaggi diversi, nel corso del XX secolo e nella contemporaneità gli artisti hanno continuato a confrontarsi con uno dei temi maggiormente rappresentati nella storia dell’arte occidentale, fornendone interpretazioni che vanno oltre l’iconografia e la dimensione figurativa tradizionale.
Accanto ai presepi settecenteschi il visitatore troverà creazioni di Roberto Almagno, Maria Lai, Marco Lodola, Fausto Melotti, Michelangelo Pistoletto e Guido Strazza. Per maggiori informazioni: https://foglidarte.blogspot.com/2021/12/admirabile-signum-presepe-tra-arte-antica-contemporanea-laspezia-fondazione-carispezia.html

Nella foto:  Roberto Almagno, Presepe foresta, 2001. Legno, Ø 300 cm. Museo Internazionale del Presepio Vanni Scheiwiller, Castronuovo Sant’Andrea (PZ)

Raffaello, Dante e Caravaggio nel presepe della Cappella Sistina
È una delle opere d’arte più importanti di tutti i tempi, il ciclo di affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina in Vaticano, a fare da cornice al presepe di stile e soggetto rinascimentale, visibile fino al prossimo 15 gennaio a Roma grazie al contributo della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti onlus.
L’opera, di circa tre metri di lunghezza e due di profondità, è un omaggio a Raffaello Sanzio nel cinquecentesimo anniversario dalla sua scomparsa (ricorrenza commemorata lo scorso anno), ma anche a Dante e Caravaggio, di cui, nel 2021, si sono celebrati rispettivamente i settecento anni dalla morte e i quattrocentocinquanta anni della nascita. Questi tre personaggi appaiono così all’interno del presepe, insieme a Giulio II, il papa mecenate. Ma i riferimenti ai tre intellettuali rinascimentali non finiscono qui. Giuseppe e Maria indossano, infatti, vestiti ispirati allo «Sposalizio della Vergine» di Raffaello. Mentre sopra la grotta - ambientata in un’architettura che ricorda il Serapeo di Villa Adriana a Tivoli e piazza della Cisterna a San Gimignano, ma anche alcuni scorsi caratteristici di Spoleto - è riprodotto in miniatura l'affresco con la «Scuola di Atene», situato nella Stanza della Segnatura all’interno dei Musei Vaticani, anche questo opera dell’urbinate.
Il presepe è stato realizzato nell’arco di nove mesi da un gruppo di artisti-artigiani (Giuseppe PasseriEva Maria Antulov e Alfonso Pepe) con grande attenzione ai dettagli e dopo aver effettuato studi su colori e su terre rare e di difficile reperimento. Il blu è stato, per esempio, ricavato dal più pregiato dei lapislazzuli al mondo, quello del Sar-e-Sang a nord dell’Afghanistan; mentre le azzurriti provengono dalla miniera di Alnif, in Marocco, e il diaspro, molto raro, dalle isole dell’arcipelago toscano.
Il presepe, donato al Vaticano, è anche e soprattutto un doveroso omaggio al marchese Giulio Sacchetti, scomparso nel 2010, già Delegato speciale della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. «Il mio rapporto con la Sistina, uno dei più importanti siti artistici al mondo, - ha detto la moglie, Giovanna Sacchetti, in occasione dell’inaugurazione - inizia nel 1980 con la firma del contratto di mio marito per seguire i lavori per la pulitura e termina nel 1994, con la messa solenne celebrata da papa Giovanni Paolo II, in occasione della presentazione dei restauri. In quei quattordici anni ho visitato molte volte il cantiere e tornare qui con un presepe dedicato a mio marito personalmente è molto commovente».
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina www.fondazionegiulioegiovannasacchetti.it.