
Dopo il recital Giustizia, non vendetta (gennaio 2006), incentrato sulla vicenda di Simon Wiesenthal (l’uomo passato alla storia come il «cacciatore dei nazisti»), lo spettacolo Chi vuol vedere la mamma faccia un passo avanti (gennaio 2007), destinato alla memoria dei venti bambini di Bullenhuser Damm, e la rappresentazione Dedicato ad…Angelo (gennaio 2008), tesa a illustrare la drammatica esperienza del cittadino benemerito Angioletto Castiglioni nel lager di Flossemburg, il teatro Sociale di Busto Arsizio volge la propria attenzione a un tema ancora poco trattato dalla cosiddetta «saggistica e storiografia concentrazionaria»: quello della Shoah delle donne.

La nuova produzione del teatro Sociale di Busto Arsizio, il cui titolo è mutuato da un verso del noto incipit di Primo Levi al romanzo Se questo è un uomo, dà voce a quattro storie di donne, ebree e non, che vissero, negli anni dell’infanzia e della prima giovinezza, l’esperienza, inconcepibile e traumatizzante, della deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz.
Arianna, Loredana, Teresa e Zita: questi i nomi delle quattro protagoniste, ragazze dagli undici ai

Il testo teatrale si configura, dunque, come «una confessione a quattro voci», che, a distanza di settant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali e di più di sessant’anni dalla tragedia dell’Olocausto, restituisce la realtà della deportazione al femminile, con le sue varie «tappe»: l'arresto, l'interminabile viaggio nei vagoni piombati, l'arrivo al campo, la selezione e il distacco dalla famiglia, l’umiliazione della spoliazione e dell’immatricolazione, l’offesa della rasatura dei capelli e della depilazione del corpo, l’angoscioso “vivere” quotidiano nelle baracche e, in rari casi, la liberazione e il ritorno a casa, dove le sopravvissute alla Shoah si scontrarono con il muro dell’incomprensione, dell’imbarazzo e del silenzio.
Quello dello spettacolo Come una rana d’inverno. (L’Olocausto è..donna) non è, però, l’unico appuntamento promosso e organizzato dall’associazione culturale Educarte, in occasione la Giornata della

Lo spettacolo, per la regia di Delia Cajelli e con gli Attori del teatro Sociale, vedrà la partecipazione di un piccolo gruppo di allievi della scuola primaria Edmondo De Amicis e affronterà il tema dell’essere bambini all’epoca della Shoah, anche attraverso il racconto, in forma di favola, di vicende raccontate nei libri Come mio fratello di Uwe Timm (Mondadori, Milano 2003), ritratto di una generazione che ha reso possibile l’avvento del nazismo in Germania, L’amore mio non può di Lia Levi

Martedì 27 gennaio, sempre in mattinata (ore 10.15), si terrà, invece, il recital Se questo è un uomo, tratto dall’omonimo racconto che lo scrittore piemontese Primo Levi compose, tra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, per documentare la drammatica condizione degli ebrei nei campi di

Lo spettacolo, che dal 30 aprile 1997 (data del suo debutto) viene ininterrottamente rappresentato in teatri, auditorium e scuole del nord Italia, si configura come un documento-reportage dal lager, in cui attraverso parole, rumori come lo sferragliare del treno, canti yiddish e musiche del tempo e non, quali Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini e l’aria Lili Marlene di Hans Leip, resa famosa dall’interpretazione di Marlene Dietrich, si viene condotti alla scoperta dei ritmi di vita e delle storie di chi è stato prigioniero nelle fabbriche della morte del regime nazista, di chi è sopravvissuto e ha potuto raccontare l’orrore del folle «piano hitleriano di epurazione della razza ebraica», ma anche dei tanti che non hanno fatto più ritorno alle proprie case.
A portare in scena il testo –passato alla storia come «uno dei libri più alti sull'inferno dei lager»- sarà la compagnia Attori del teatro Sociale, sotto la regia di Delia Cajelli. Per il tredicesimo anno consecutivo, dunque, tra le pareti della sala di piazza Plebiscito risuoneranno i celebri versi che Primo Levi scrisse in apertura di “Se questo è un uomo”, quale invito ai contemporanei e agli uomini di domani a mantenere vivo il ricordo dell’Olocausto: «Voi che vivete sicuri / Nelle vostre tiepide case, / Voi che trovate tornando a casa / Il cibo caldo e visi amici / Considerate se questo è un uomo / Che lavora nel fango / Che non conosce pace / Che lotta per mezzo pane / Che muore per un sì e per un no. / Considerate se questa è una donna, / Senza capelli e senza nome / Senza più forza di ricordare. Vuoti gli occhi e freddo il grembo. Come una rana d’inverno. […] Meditate che questo è stato: / Vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore / Stando in casa / andando per via, / Coricandovi alzandovi; / Ripetetele ai vostri figli […]».
Lo spettacolo “Come una rana d’inverno” è destinato al pubblico adulto e alle famiglie; gli appuntamenti del mattino, che dato l’elevato numero di adesioni si terranno nella «sala grande» del teatro Sociale, sono riservati alle scuole di ogni ordine e grado. La favola C’era una volta il cattivo Adolf (Hitler)…, cui prenderanno parte oltre 350 alunni, è stata pensata per gli alunni delle scuole primarie; il recital Se questo è un uomo, che vedrà la partecipazione in qualità di spettatori di 300 giovani, è rivolto agli studenti delle medie inferiori e superiori. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero e gratuito.
Didascalie delle immagini
Scene di alcuni spettacoli sulla Shoah prodotti dal teatro Sociale di Busto Arsizio tra il 2005 e il 2009. Foto: teatro Sociale di Busto Arsizio
Informazioni
Il teatro Sociale srl, piazza Plebiscito 1, 21052 Busto Arsizio (Varese), tel. 0331 679000, fax. 0331 637289, info@teatrosociale.it, www.teatrosociale.it
Nessun commento:
Posta un commento