ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 8 luglio 2026

«Riti e visioni», nel Casentino la fotografia racconta il confine tra visibile e invisibile

C’è una valle, in Toscana, che è terra di castelli medievali, pievi romaniche, eremi scavati nella roccia e paesaggi naturali abitati da un silenzio eloquente, quello di una spiritualità sedimentata nei secoli. È il Casentino, territorio nell’alto bacino dell’Arno, tra le creste del Pratomagno e le foreste millenarie dell’Appennino tosco-romagnolo, che da più di mille anni racconta due storie legate al misticismo: quella del monaco ravennate Romuald che nel 1012 fondò Camaldoli, uno dei più antichi luoghi di vita eremitica dell’Occidente cristiano; e quella di Francesco d’Assisi, che, secondo la tradizione, nella primavera del 1213 ricevette in dono dal conte Orlando Cattani il monte della Verna, trasformandolo in un luogo di penitenza e di raccoglimento, storicamente famoso per essere stato, nel settembre del 1224, lo scenario in cui il santo ricevette le stigmate.

Tre borghi e un festival fotografico sulle forme del sacro
In questa valle, oggi in gran parte custodita dal Parco nazionale delle foreste casentinese, le cui pietre parlano della ricerca spirituale dell’essere umano e della sua indagine dell’invisibile che dà forma al mondo, torna, per il terzo anno consecutivo, il Festival della fotografia italiana, promosso dalla Fiaf (la Federazione italiana associazioni fotografiche, nata nel 1948 a Torino e oggi composta da circa 5mila associati e 500 circoli affiliati), con il sostegno cruciale della Fondazione CR Firenze.
Sotto la direzione artistica di Denis Curti e Roberto Rossi, la manifestazione trasforma in un laboratorio diffuso e pulsante di cultura visuale i borghi storici di Poppi, Pratovecchio Stia e Bibbiena, cittadina medioevale, nella provincia di Arezzo, che dal 2005 ospita, in un ex carcere mandamentale ottocentesco oggi restaurato, il Cifa - Centro italiano della fotografia d’autore, e che dal 2016 ha dato il via a una Galleria permanente a cielo aperto sulle facciate degli edifici del centro storico, attualmente composta da una cinquantina di grandi opere fotografiche dei più prestigiosi autori italiani.
Il tema di quest'anno, «Riti e visioni. Tra spirituale e materiale», guarda proprio alla storia del Casentino, la cui eco profonda si fa sentire ancora più forte in questo 2026 in cui si commemorano gli ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi. Il festival, in cartellone fino al 6 settembre, si misura così con il confine tra sacro e profano, fede e superstizione, materia e trascendenza, e con i molti modi in cui la spiritualità si manifesta nella nostra vita: nelle pratiche religiose collettive e nei gesti individuali, nelle sopravvivenze pagane e nella superstizione di atavica memoria, in una ricerca di senso che permea la quotidianità di tutti.
Il programma, interamente gratuito, si distribuisce attraverso un impianto ormai consolidato: una grande mostra centrale che rappresenta il cuore identitario della manifestazione, un nucleo di rassegne collaterali che sviluppano il tema scelto per l’anno attraverso linguaggi e approcci differenti, progetti dedicati ai nuovi autori, iniziative editoriali, talk con fotografi e studiosi, masterclass e letture di portfolio.

La mostra centrale: «Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro»
Il cuore espositivo di quest’ultima edizione è «Corpo a corpo. Visioni a confronto sul sacro», collettiva curata da Denis Curti per il Cifa di Bibbiena. La mostra muove da una domanda di natura ontologica: come dare un'immagine e una consistenza materica a ciò che, per definizione, sfugge allo sguardo ed evita la cattura empirica? Per rispondere, il curatore ha riunito ventuno autori organizzati in dieci confronti generazionali e tematici, costruiti come veri e propri campi di tensione visiva e filosofica tra epoche, linguaggi e modi di guardare il sacro.
«L’aspirazione al divino, il confine mobile tra sacro e profano, il corpo come luogo di rivelazione e autodeterminazione, l’ambiguità morale, l’espiazione, il paesaggio come spazio meditativo, la magia, la luce, il viaggio spirituale e la riemersione del mito» sono i temi che accompagnano il visitatore lungo il percorso.
L’esposizione si apre mettendo a confronto due modi opposti di avvicinarsi al divino: da un lato c’è Ferdinando Scianna, con la ritualità terrena, barocca e teatrale delle feste religiose siciliane; dall’altro Massimo Sestini, con uno sguardo dall’alto, distaccato e quasi onnisciente, sulla contemporaneità. Segue un dialogo a tre voci tra Bruno Cattani, Massimo Siragusa e Fabrizio Spucches, fotografi che attraversano il territorio incerto in cui devozione, voodoo, apparizioni mariane e messa in scena ritualistica si intrecciano, rivelando il bisogno umano di credere e di dare forma all’inspiegabile.
Proseguendo nel percorso, il corpo diventa protagonista nel confronto tra Valentino Giannini, che indaga il silenzio dei confessionali, e Tarin, che rivendica la carnalità delle donne e il loro diritto all’autodeterminazione, al desiderio e alla libertà consapevole. Mentre Fabiana Zanola e Attilio Solzi penetrano, con il loro sguardo, nelle zone d'ombra delle sagrestie, negli spazi sottratti all'occhio comune, mappando le assenze, le tracce e i margini dell'istituzione ecclesiastica. Kicca Tommasi e Vito Sforza portano, invece, il tema dell’espiazione su un piano più interiore, dove la vulnerabilità fisica, il dolore e il confronto ineludibile con la mortalità si convertono in strumenti di catarsi e attraversamento spirituale.
Il contrasto formale e ideale tra la documentazione lirica della vita popolare e dei valori contadini tradizionali di Pepi Merisio e le geografie mentali, rarefatte e sospese di Silvia Camporesi anima, dunque, la sezione sulla dimensione meditativa del paesaggio. Mentre Antonio Biasiucci e Teresa Bucca esplorano il mondo dei tributi votivi e della magia, dove oggetti, gesti e pratiche arcaiche diventano forme di relazione con l’ignoto. Giovanni Chiaramonte e Alessia Rollo lavorano, invece, sulla luce come apparizione e memoria, capace di spostare il confine del visibile verso una dimensione emotiva e quasi sensoriale.
Chiudono il percorso espositivo il viaggio spirituale di Tiziano Terzani e Amalia Violi, tra pellegrinaggio fisico e ricerca interiore, e il ritorno al mito di Daniele Bondì e Eleonora Paciullo, che rintracciano iconografie cristiane e presenze arcaiche ancora vive nel presente.
Attraverso questa architettura per confronti, la mostra costruisce una mappa complessa e stratificata del sacro contemporaneo, in cui la fotografia agisce come soglia tra documento e visione, tra materia e simbolo, esperienza individuale e memoria collettiva.

Le «Proposte» del festival: altre geografie della spiritualità

A completamento e ampliamento della mostra centrale, la sezione «Proposte» offre uno spaccato documentario e antropologico di respiro internazionale attraverso le ricerche autonome di grandi interpreti della fotografia italiana. Questi progetti estendono la riflessione verso comunità ed esperienze di fede radicali e marginali. Michele Borzoni indaga con rigore le comunità cristiane in Medio Oriente, mentre Giulio Di Sturco restituisce la complessità del fiume Gange, dove il dramma della trasformazione ambientale si intreccia con la memoria culturale e la dimensione sacrale del paesaggio. Il compianto Ivo Saglietti ci conduce nel monastero siro-antiocheno di Deir Mar Musa, baluardo storico di dialogo interreligioso tra Cristianesimo e Islam. Fausto Podavini esplora, invece, il cristianesimo ortodosso etiope come una vera e propria architettura spirituale e sociale.
Proseguendo nel percorso, appare di forte impatto politico e antropologico il lavoro di Nausicaa Giulia Bianchi sulle donne prete cattoliche, che analizza il cortocircuito tra vocazione interiore, istituzione dogmatica e disobbedienza canonica. Infine, lo sguardo si sposta verso forme di ascesi e misticismo alternativo: l’eremetismo moderno e la scelta del silenzio indagati da Carlo Bevilacqua; l'universo delle pratiche neo-sciamaniche e la sacralizzazione della natura documentati da Valeria Gradizzi; gli archetipi femminili di Paola Fiorini e la micro-comunità isolata dedita alla preghiera e all'educazione ritratta da Francesco Comello.
Nel loro insieme, questi lavori compongono una geografia del sacro contemporaneo che attraversa tradizioni religiose diverse, pratiche marginali e forme di resistenza spirituale.

«L’abito fa il monaco»: al Castello di Poppi un confronto fra il sacro e il cinema
Tra gli appuntamenti più attesi dell’edizione 2026 c’è, poi, la mostra ospitata al Castello dei Conti Guidi di Poppi, uno dei monumenti medievali meglio conservati della Toscana, oggi sede comunale e scrigno della Biblioteca Rilliana, con oltre 25mila volumi antichi, manoscritti preziosi e incunaboli.
Le prime tracce del maniero risalgono al 1191; fu, però, il conte Simone da Battifolle, a partire dal 1274, a trasformarlo da fortilizio in residenza signorile, con l’intervento, secondo la tradizione, degli architetti Lapo e Arnolfo Di Cambio, che pochi anni dopo avrebbero firmato Palazzo Vecchio a Firenze. Davanti al castello si combatté, nel 1289, la battaglia di Campaldino; tra le sue mura visse in esilio, fra il 1307 e il 1311, Dante Alighieri, che secondo la tradizione locale qui compose parte dell’«Inferno».
C’è, in questa scelta di sede, una circolarità che vale la pena di sottolineare: fu proprio Simone da Battifolle a finanziare nel Duecento la Cappella delle stimmate alla Verna, il luogo che ha reso il Casentino una delle terre di San Francesco e uno dei simboli della spiritualità religiosa in Italia.
Il castello, legato anche alla leggenda della contessa Matelda, una «vedova nera» medioevale il cui fantasma si aggirerebbe ancora oggi tra i bastioni e le antiche mura, ospita la mostra «L’abito fa il monaco. Porporati e preti, suore e frati nel cinema e nella fiction italiani degli ultimi decenni», a cura di Antonio Maraldi, figura di riferimento della fotografia di scena e storico animatore del Centro cinema città di Cesena.
«Basta una tonaca, una veste cardinalizia, un velo o un saio per rendere immediatamente leggibile un personaggio, evocare potere, crisi, vocazione, ironia, desiderio, mistero o autorità», raccontano gli organizzatori del festival. Da questo assunto prende spunto un percorso espositivo che - grazie a immagini di scena, ritratti e materiali provenienti dai set, in parte conservati dalla Biblioteca Malatestiana e dal fondo «CliCiak» di Cesena - attraversa oltre trent’anni di cinema e serialità italiana, restituendo una galleria di preti, papi, cardinali, monaci, frati e suore che ha popolato schermi piccoli e grandi.
Protagonisti o comprimari, presenze comiche o drammatiche, figure perturbanti o popolari, questi religiosi, talvolta realmente esistenti, talaltra di fantasia, offrono uno spaccato di come i film e le fiction abbiano saputo trasformare l’immaginario religioso in materia narrativa e visiva.
Dalle inquietudini curiali di «Habemus Papam» di Nanni Moretti alle sfarzose geometrie pop e dissacranti di «The Young Pope» di Paolo Sorrentino, dal rigore filosofico e claustrofobico che anima «Le confessioni» di Roberto Andò alla sensualità della mini-serie «L'arte della gioia» di Valeria Golino, sino alle atmosfere pauperistiche e liriche del «Francesco» di Michele Soavi o ai recenti progetti «Il Gattopardo», con Kim Rossi Stuard, e «Vermiglio» di Maura Delpero, la mostra guarda alla figura del religioso come presenza culturale oltre che spirituale, che diviene, di volta in volta, archetipo capace di muoversi tra dramma e commedia, solennità e paradosso, devozione e rappresentazione popolare.
 
Le nuove generazioni e l’editoria fotografica: le mostre delle call 
Il festival riserva, inoltre, da sempre uno spazio specifico alle nuove generazioni e all’editoria con due strumenti concreti attraverso cui costruire continuità tra ricerca, formazione e riconoscimento professionale. Con la call «Nuovi sguardi», per gli under 35, i progetti selezionati trovano una vetrina ufficiale accanto a una selezione di lavori provenienti dalle principali accademie di fotografia italiane. Quest’anno sono state individuate per essere esposte a Bibbiena le opere «The Waste Land» di Gianmarco Aquilani, «Dove ricordi» di Maria Elisa Ferraris, «Bruciano le piante dei giardini» di Matilde Gucciardi, «Selene In Rockaway Beach» di Elisa Pedrani e «Pasaule» di Christian Velcich. Mentre con «Percorsi – Dal progetto al libro fotografico», un reportage – in questa terza edizione tocca all’opera «Indian Icons» di Andrea Bettancini - viene pubblicato in un volume della collana monografica Fiaf ed esposto insieme ad altri lavori selezionati dalla giuria, ovvero «Gently gently Syria» di Sergio Attanasio, «Il segno dell’acqua» di Andrea Bernabini, «Neve» di Simona Bonanno e «Dove scomincia el mar» di Marco Lumini.
In ultima analisi, il Festival della fotografia italiana 2026 riesce nell'intento di dimostrare come il sacro non sia una reliquia del passato, bensì una forza viva, magmatica e ambigua che continua ad attraversare la nostra cultura visuale e materiale. Incastonato nell'anno francescano e protetto dalle geometrie severe del Casentino, con la sua stratificazione di storia e spiritualità, l'evento si offre al visitatore non come una semplice sfilata di immagini, ma come un autentico pellegrinaggio visivo, che si muove su una linea di confine labile, in bilico tra la pesantezza della materia e lo slancio inafferrabile della trascendenza.

Didascalie delle immagini
1. Una scena del film «Le confessioni» (2016), diretto da Roberto Andò, con Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino e Daniel Auteui. Fotografie di scena: Lia Pasqualino; 2. Una scena della serie televisiva «The Young Pope» (2016), ideata e diretta da Paolo Sorrentino, con Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando. Fotografie di scena: Gianni Fiorito; 3. Una scena del film «Habemus Papam» (2011) di Nanni Moretti, con Michel Piccoli. Fotografie di scena: Philippe Antonello; 4. Una scena della serie televisiva «The Young Pope» (2016), ideata e diretta da Paolo Sorrentino, con Jude Law, con Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando. Fotografie di scena: Gianni Fiorito; 5.Una scena del film Vermiglio (2024) di Maura Delpero, con  Tommaso Ragno, Giuseppe De Domenico, Roberta Rovelli, Martina Scrinzi, Orietta Notari. Fotografie di scena: Fabrizio De Blasio; 6. Ferdinando Scianna, Uno scatto dal progetto fotografico «Le feste religiose» in Sicilia, 1965. Fotografia esposta nella mostra «Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro» al Festival della fotografia italiana di Fiaf; 7. Silvia Camporesi, «Le citta del pensiero», 2015. Fotografia esposta nella mostra «Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro» al Festival della fotografia italiana di Fiaf; 8. Fabiana Zanola, Uno scatto dal progetto Sagrestie, 2017-in corso. Fotografia esposta nella mostra «Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro» al Festival della fotografia italiana di Fiaf; 9. Teresa Bucca, Uno scatto dal progetto «Cosa c'è di vivo», 2025-in corso. Fotografia esposta nella sezione «Proposte» del Festival della fotografia italiana di Fiaf; 10. Giulio di Sturco, Uno scatto dal reportage fotografico «Ganga Ma», sul fiume Gange; 11. Paola Fiorini, Uno scatto dal progetto fotografico «Dee». Fotografia esposta nella sezione «Proposte» del Festival della fotografia italiana di Fiaf; 12. Carlo Bevilacqua, «Gianni Menichetti, Eremita per amore». Fotografia inserita nel progetto fotografico «Into The Silence. Eremiti del terzo millennio» © Carlo Bevilacqua. Fotografia esposta nella sezione «Proposte» del Festival della fotografia italiana di Fiaf ; 13. Ivo Saglietti, uno scatto dal progetto fotografico «Deir Mar Musa», dedicato alla comunità religiosa fondata dal gesuita Padre Paolo Dall’Oglio. Fotografia esposta nella sezione «Proposte» del Festival della fotografia italiana di Fiaf 

Informazioni utili
«Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro» - Festival della fotografia italiana 2026. Sedi: BIBBIENA (AR) >> Cifa - Centro italiano della fotografia d'autore, via delle Monache, 2 | >> Palazzo Ferri, piazza Leonfranco Ferri, 1 | >> Borgo Martellini, via Borgo Martellini | >> Via Bernardo Dovizi | >> Via Garibaldi |>> Galleria Parentesi, via XXVI Agosto || POPPI (AR) >> Palazzo Giorgi, via Cesare Battisti | >> Castello dei Conti Guidi, piazza della Repubblica, 1 || PRATOVECCHIO (AR) >> Galleria Mariæ Nivis, via Garibaldi, 14 | >> Galleria Mariæ Nivis, via Garibaldi, 32 | >> Galleria Mariæ Nivis, via Garibaldi, 63 | >> EX-COOP, piazza Paolo Uccello || STIA (AR) >> Galleria Mariæ Nivis, piazza Tanucci, 47 | >> piazza Tanucci, 4 | >> Limonaia del Palagio Fiorentino, via Vittorio Veneto, 35. Orari delle mostre: giugno >> da giovedì a domenica, ore 10:00-13:00 / 16:00-19:00 | luglio >> da giovedì a domenica, ore 10:00-13:00 / 16:00-19:00 | agosto >> da mercoledì a domenica, ore 10:00-13:00 / 16:00-19:00 | settembre >> da giovedì a domenica, ore 10:00-13:00 / 16:00-19:00. Biglietto: ingresso libero in tutte le sedi. Informazioni: tel. 0575.1653924, festivalfotografiaitaliana@gmail.com. Sito internet: https://www.festivalfotografiaitaliana.it. Fino al 6 settembre 2026

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