ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 22 marzo 2021

«Primo vere», sei gallerie e quindici giovani artisti per Firenze e il suo «nuovo Umanesimo»

Sei gallerie d’arte contemporanea
e quindici giovani artisti per un progetto che vuole parlare di rinascita culturale, proprio nei giorni dell’equinozio di primavera, la stagione simbolo dei nuovi inizi: si potrebbe riassumere così il progetto «Primo vere», nato da un’idea di Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze, in programma da ieri, domenica 21 marzo, al 24 aprile, salvo restrizioni e limiti di apertura dovuti all’emergenza sanitaria per il Coronavirus.
Frittelli, Il Ponte, La Portineria, Poggiali, Santo Ficara e Secci sono i sei spazi che si sono messi in rete per dimostrare la vivacità culturale di Firenze, non solo culla del Rinascimento, ma anche vero e proprio laboratorio del contemporaneo per tanti giovani che, negli ultimi anni, hanno deciso di risiedere o di gravitare stabilmente nella città toscana e qui vivere esperienze formative e intercettare l’interesse degli operatori del settore. 
Gli artisti selezionati sono: Jessica Fillini, Veronica Greco, Melissa Morris, Gianluca Tramonti, Regan Wheat (Galleria Frittelli); Jacopo Buono, Matteo Coluccia, Stefano Giuri (Galleria Il Ponte); Marco Mazzoni (Galleria La Portineria); Francesca Banchelli, Irene Lupi, Virginia Zanetti (Galleria Poggiali); Davide D’Amelio, Gabriele Mauro (Galleria Santo Ficara); Max Mondini (Galleria Secci).
«Primo vere» - il cui titolo rinvia all’esordio editoriale, appena sedicenne, di Gabriele D’Annunzio con un libro di poesie - vuole così puntare i riflettori sul talento creativo in un momento tanto difficile come quello che stiamo vivendo, nel quale sono fortemente penalizzati proprio i più giovani e chi si occupa di arte e di cultura. Per un intero mese quindi, ogni galleria presenterà il lavoro di uno o più artisti, coordinati dalla supervisione scientifica da Sergio Risaliti, con l’intento di «ribadire – si legge nella brochure di presentazione - il concetto di sistema, sfatando luoghi comuni che vedono Firenze come città di perenni Guelfi e Ghibellini, città museo, luogo ostile alla sperimentazione più radicale».
L’ideatore di questa mostra diffusa, Sergio Risaliti appunto, afferma che «Primo vere» è «un tassello importante per la ripartenza di Firenze nel cambiamento e nell’orbita di una politica culturale che riconosca nei cittadini, e nei giovani in particolare, i protagonisti della rinascita, e nell’arte il volano storicamente necessario per la costruzione di un nuovo umanesimo, che non viva e coltivi il desiderio di bellezza in una sola direzione, il passato».
Della stessa opinione è l'Amministrazione comunale fiorentina. «L’idea di un progetto che metta insieme le gallerie d’arte della città e ovviamente una comunità di giovani artisti, alcuni affermati, altri emergenti, è un’idea vincente - ha  dichiarato, a tal proposito, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi -. Lo è per tanti motivi e lo sarebbe anche fuori dal momento difficile che stiamo vivendo. Chiaramente l’idea che questo avvenga nel mezzo di una crisi pandemica rende questo progetto ancora più speciale. Mai come in questo momento la comunità di artisti, curatori, operatori della cultura si è dimostrata attiva nel non spengere la luce, nel tenere viva quella fiammella straordinaria della proposta e della produzione di cultura che aiuta ad attraversare un periodo. La cultura, l’accesso al patrimonio culturale, anche contemporaneo, anche quello degli artisti di oggi, è un bene preziosissimo che non può essere tolto alle nostre vite».
Un altro importante intervento a favore del progetto è stato quello di Cristina Acidini, presidente dell’Accademia delle arti del disegno e già Soprintendente del Polo museale fiorentino, che ha dichiarato: «L'iniziativa mette a punto un modello innovativo di collaborazione tra pubblico e privato, che va nella direzione - a mio avviso quanto mai opportuna per rivitalizzare il tessuto culturale della città e del territorio - di disseminare un'offerta di incontri con l'arte varia, molteplice, distribuita. Sembra cucita su misura per quel pubblico di visitatori indipendenti e curiosi, anche e specialmente locali, che da sempre ci impegniamo a sensibilizzare e ad attirare».
La proposta espositiva è delle più varie. Si passa dal lavoro sulla memoria collettiva di Irene Lupi a quello sulle piccole cose della quotidianità di Gianluca Tramonti, dalle opere ad inchiostro Bic di Veronica Greco ai dipinti elegiaci di Regan Wheat, dalle sculture di Max Mondini alle riflessioni in bilico tra analogico e digitale di Jessica Fillini, dalle griglie pittoriche di Melissa Morris alla performance «Piton de la Furnaise» di Matteo Coluccia, senza dimenticare le ricerche di Marco Mozzoni, Davide D’Amelio, Stefano Giuri, Gabriele Mauro, Jacopo Buono, Francesca Banchelli e Virginia Zanetti: modi differenti per dire che l’arte è viva e che si può ripartire dalla creatività per colorare di nuove energie il nostro futuro, per disegnare un «nuovo Umanesimo».

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Virginia Zanetti, I Pilastri della Terra, 2020, tecnica stampa su carta baryta e Dibond, cm 100x150; [fig.2] Max Mondini, Intradosso, 2021, stampa Inkjet, struttura in legno, calcestruzzo, cm 430x110x80; [fig. 3] Gianluca Tramonti, Deviazione fuorilegge, 2020, striscione su stendino, misure variabili, circa cm 180x50x90 (altezza da terra), striscione cm 210 h x 120; [fig. 4] Irene Lupi, Guido Lisi, 2017, foto alluminio Dibond cm 165x110 sonoro 6’41” mp4 

Informazioni utili 
Primo vere - Mostra collettiva e diffusa. Varie gallerie d’arte, Firenze. Sedi espositive: Frittelli, via Val di Marina 15, tel. 055.410153, info@frittelliarte.it, http://www.frittelliarte.it | Il ponte, via di Mezzo 42/b, tel. 055.240617, info@galleriailponte.com, www.galleriailponte.com | La portineria, viale Eleonora Duse, 30, tel. 348 5655831, info@laportineria.art, www.laportineria.art/ | Poggiali, via della Scala 35/a, tel. 055.287748, info@galleriapoggiali.com, www.galleriapoggiali.com | Santa Ficara, via Arnolfo, 6L, tel. 055.2340239, info@santoficara.it, www.santoficara.it | Eduardo Secci, piazza Carlo Goldoni, 2, tel. 055.661356, gallery@eduardosecci.com,www.eduardosecci.com.  Ingresso libero. Fino al 24 aprile 2021.  

venerdì 19 marzo 2021

Svizzera, ad aprile riapre il Monte Verità. Michelangelo Pistoletto, Joseph Beuys ed Elisàr von Kupffer tra i protagonisti della nuova stagione culturale

Negli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento il versante svizzero del Lago Maggiore diventò destinazione privilegiata di un gruppo di solitari anticonvenzionali, che trovarono nel Canton Ticino un terreno fertile in cui piantare una sorta di società hippie ante litteram. Il territorio del Monte Monescia, sopra Ascona, rappresentava, infatti, per questi pensatori emancipati l’antitesi a un mondo industrializzato, un santuario per lo spirito, dove dedicarsi all’amore libero, al vegetarismo, ai bagni di sole, al nudismo e alla psicanalisi.
I fondatori giunsero da ogni dove: Henry Oedenkoven da Anversa, la pianista Ida Hofmann dal Montenegro, l’artista Gusto Gräser e il fratello Karl Gräser dalla Transilvania. 
Unite da un ideale comune, queste persone fondarono sulla montagna svizzera, ribattezzata Monte Verità, un'organizzazione sociale basata su un sistema cooperativo e autarchico, che vedeva teosofi, riformatori, anarchici, comunisti, socialdemocratici, psicoanalisti, scrittori e artisti, alcune tra le menti più brillanti di tutta Europa, vivere lavorando giardini e campi, costruendo capanne in legno, rilassandosi tra le bellezze della natura, che interpretavano simbolicamente come un'opera d’arte ultima.
Negli anni, il Monte Verità vide approdare figure come Hermann Hesse o il coreografo Rudolf von Laban, le danzatrici Mary Wigman e Isadora Duncan, gli artisti Hugo Ball, Hans Arp, Marianne von Werefkin e Alexej von Jawlensky.
Nel 1920, dopo che i fondatori emigrarono in Brasile, al Monte Verità seguì un breve periodo bohémien, che durò finché il complesso venne acquistato come residenza dal barone von der Heydt, banchiere dell’ex imperatore Guglielmo II e uno dei maggiori collezionisti di arte contemporanea ed extra-europea. il Monte Verità visse così una seconda straordinaria stagione culturale.
La costruzione di un albergo in stile Bauhaus fu affidata all'architetto Emil Fahrenkamp, progettista dell’edificio Shell di Berlino. Grazie alla costruzione dell’albergo, molti maestri del Bauhaus abitarono la collina. Tra di loro ci furono Gropius, Albers, Bayer, Breuer, Feiniger, Schlemmer, Schawinksy o Moholy-Nagy, tutti sedotti e affascinati dal magnetismo di un luogo dove – come disse Ise Gropius – «la nostra fronte sfiora il cielo…».
Nel 1964, alla morte del barone Eduard von der Heydt, il Monte Verità diventò, per lascito testamentario, proprietà del Cantone Ticino, che lo trasformò in un luogo per manifestazioni culturali, una realtà poliedrica che è insieme un albergo, un ristorante, una piattaforma per convegni del Politecnico di Zurigo e un centro per esposizioni e incontri dedicati all'arte, alla filosofia, alla letteratura e all'attualità.
«Gli ultimi dodici mesi - racconta Nicoletta Mongini, responsabile culturale della Fondazione Monte Verità - sono stati complessi anche per la programmazione delle proposte per il pubblico. La nostra bussola è sempre rimasta puntata sul dialogo, sull’incontro e sullo scambio con le persone che, prima possibile, potranno tornare a frequentare il Monte Verità. Le riflessioni e gli stimoli che in questo ultimo anno hanno coinvolto tutti hanno consolidato la nostra consapevolezza di essere in un luogo dove natura, interiorità, spiritualità, arte e bellezza sono stati principi fondativi e mai abbandonati».
Anche se l’anno in corso presenta ancora molte incognite, giovedì 1° aprile il Monte Verità ritornerà ad accogliere nuovamente il pubblico con un appuntamento speciale, atteso dallo scorso anno: tornerà alla luce il «Chiaro mondo dei beati», il grande polittico circolare di Elisàr von Kupffer (1872-1942) esposto nel Padiglione Elisarion, che suggella il completamento del complesso museale dopo un importante restauro ritardato dalla pandemia.
Il grande dipinto panoramico, con ottantaquattro figure nude e vagamente aureolate, qui e là ornate di fiori o nastri, immerge il visitatore nella poetica di un artista unico nel suo genere, inserito nel contesto della collina asconese grazie alla lungimiranza e alla visione del celebre curatore Harald Szeemann.
A seguire, nel mese di maggio, tornerà il momento dedicato a «Giardini in arte», rassegna simbolo della stretta unione tra arte e natura, che caratterizza l’attività di Monte Verità sin dalla sua nascita. Protagonisti di questa edizione quattro artisti italiani e svizzeri – Francesca Gagliardi, Marco Cordero, Johanna Gschwend e Moritz Hossli – che, dopo una residenza nell’estate 2020, presenteranno una serie di lavori ispirati agli umori e l'identità del luogo.
Partendo da trine e ricami, Francesca Gagliardi realizzerà scudi in bronzo e alluminio, allegoria di una femminilità forte e volitiva, e una scultura monumentale a forma di rossetto, feticcio totemico che allude alla fragilità della bellezza e alla caparbia fermezza femminile. Marco Cordero presenterà, invece, un calco della celebre roccia affacciata sul Lago Maggiore, uno dei punti magnetici del Monte Verità, e quello di una parete di pietra, prelievo semantico di una porzione di natura. Inoltre, nella biblioteca del barone von der Heydt, l’artista modificherà lo spazio con volte di libri cuciti, scavati, scolpiti, mattoni di un’architettura di carta. Mentre Johanna Gschwend e Moritz Hossli proporranno un video del dialogo aperto tra il lavoro di Gagliardi e Cordero e l’ambiente circostante, documentando il loro avvicinamento allo spirito originale del Monte Verità. Infine, con l’installazione «Monte», Johanna Gschwend inviterà il visitatore a deporre piccoli pezzi di corteccia su un nastro mobile, partecipando alla costruzione di un piccolo cumulo, allegoria del monte e della sua genesi.
Sempre a maggio il Monte Verità ospiterà una nuova versione del «Terzo Paradiso» di Michelangelo Pistoletto, un’opera che è la perfetta espressione del concetto di infinito e di incontro tra natura e artificio che verrà realizzata con le pietre della collina.
Mentre a luglio Fabrizio Dusi porterà sul Monte Verità un nucleo di opere site-specific: neon, ceramiche e forme in alluminio con parole-simbolo ispirate ai temi iconici dell'ideale monteveritano del paradiso anarchico come «Liberi», «Anarchy» e «Utopia», oltre a immagini evocative di un ritorno allo stato di natura. 
Nel cuore del parco la coppia «Eva e Adamo» si ricollegherà al ciclo pittorico «Giardino dell’Eden» nella sala congressi: una narrazione di circa sette metri con scene tipiche della vita della colonia, fra girotondi, danze, bagni di sole, con un evidente rimando visivo al «Il chiaro mondo dei beati» del Padiglione Elisarion. Alcune di queste opere entreranno a far parte del patrimonio della Fondazione Monte Verità.
Ad agosto, inoltre, il «Cabaret Voltaire» si trasferirà al Monte Verità per un fine settimana di performance e letture sceniche con artisti internazionali, tornando alle origini del filo ideale che univa Zurigo e Ascona alla nascita del movimento Dada.
Nonostante le incertezze e le necessarie limitazioni, il programma 2021 comprenderà anche appuntamenti di riflessione e di approfondimento, in presenza e on-line: dall’omaggio a Joseph Beuys nel centenario dalla sua nascita agli incontri dedicati a figure femminili di Casa Anatta, come la baronessa Saint Léger, Olga Fröbe Kapteyn e Charlotte Bara.
Tornerà al Monte Verità anche Stefania Mariani, con una passeggiata teatrale nella natura, in cui lo spettatore sarà protagonista di un’esperienza immersiva. Un calendario, dunque, ricco quello messo in cantiere per il 2021, un altro anno che sarà caratterizzato dal turismo di prossimità e da un'estate all'insegna delle bellezze naturali. 

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Esercizio di euritmia sul Monte Verità, 1904. Al centro, Raphael Friedeberg (con cappello), poi da s. a d. Henri Oedenkoven e Ida Hofmann, Anni Pracht, Cornelius Gabes Gouba e  Mimi Sohr. Sullo sfondo, Casa Selma. Courtesy Fondazione Monte Verità e Fondo Harald Szeemann; [fig. 2] Rudolf von Laban con le sue allieve, tra le quali Mary Wigmann, Ascona, 1914. Fondo Suzanne Perrottet. (in particolare, da sinistra: Totimo, Suzanne Perrottet, Katja Wulff, Maja Lederer, Betty Baaron Samoa e Rudolf von Laban), Fotografia di Johann Adam Meisenbach. Courtesy Fondazione Monte Verità e Fondo Harald Szeemann; [fig. 3] Fabrizio Dusi. Vaso; [fig. 4] Francesca Gagliardi. Corona; [fig. 5] Marco Cordero. Cora; [figg. 6 e 7] Elisàr von Kupffer, Il Chiaro Mondo dei Beati, particolare

Informazioni utili 
Fondazione Monte Verità, Strada Collina, 84 – Ascona (Svizzera), tel. +41917854040, fax +41917854050, info@monteverita.org. Sito internet: www.monteverita.org

giovedì 18 marzo 2021

Una nuova casa per il «Polittico dell’Agnello mistico». Alla cattedrale di San Bavone apre il Visitor Center

«Immensamente prezioso e stupendamente bello»: con queste parole Albrecht Dürer parlava, nel 1521, del «Polittico dell’Agnello mistico», monumentale capolavoro (della grandezza di 470×300 cm) a firma di fratelli Hubert e Jan van Eyck, realizzato tra il 1426 e il 1432 per la cattedrale di San Bavone a Gand, nelle Fiandre, dove tutt’oggi è conservato.
La preziosa pala d’altare - caposaldo del Rinascimento fiammingo con i suoi dodici pannelli di quercia con al centro il tema iconografico della redenzione, otto dei quali dipinti recto e verso, - è fresca di uno dei più ambiziosi progetti di restauro intrapresi in Belgio, che ha visto al lavoro negli ultimi sette anni il prestigioso Kik-Irpa - Koninklijk instituut voor het kunstpatrimonium-Institut royal du patrimoine artistique di Bruxelles, sotto la direzione di Hélène Dubois.
L’opera sarà visibile dal prossimo 25 marzo all’interno dell’atteso Visitor Center, avveniristico centro esperienziale dedicato alla cattedrale gotica e alle opere d’arte custodite al suo interno.
Il visitatore vi accederà dalla cripta, che è stata oggetto di un importante lavoro di ampliamento e ristrutturazione. Da qui avrà inizio un tour che permetterà di rivivere la travagliata storia del Polittico, per mezzo di una tecnologia all’avanguardia che si avvale della realtà aumentata.
Il percorso sarà accompagnato da un assistente virtuale, disponibile in nove lingue, che guiderà il visitatore da una cappella all'altra. In ognuna, per mezzo di occhiali speciali o di un tablet di realtà aumentata, sarà possibile vedere l'ambiente circostante, ma l'immagine in 3D si sovrapporrà a quella reale, diventando parte integrante dell'esperienza.
Il Polittico dei fratelli van Eyck sarà collocato, nello specifico, nella Cappella del Sacramento, nel deambulatorio, che è risultato essere il luogo più adatto, essendo sufficientemente spazioso per accogliere la teca in vetro, che garantirà il microclima ottimale per la conservazione dell’opera, ma anche per consentire la visuale sia sui pannelli esterni che interni.
Il progetto di restauro che ha portato alla creazione del Visitor Center, realizzato da Bressers Architects, è stata una sfida importante: in passato, infatti, della cattedrale di San Bavone a Gand era accessibile solo la chiesa inferiore; dal 25 marzo, con l’aggiunta di un nuovo ascensore e di scale, oltre che con la riprogettazione di alcuni degli antichi muri in pietra della cattedrale, anche la cripta, il coro e le cappelle absidali saranno interamente visitabili.
Commissionata nel 1426 a Hubert van Eyck - «maior quo nemo repertus», «pittore di cui non si è trovato uno più grande» - dal nobile Joos Vijd, l’opera fu portata a termine sei anno dopo dal fratello dell’artista, Jan van Eyck. Il passaggio di consegne si nota in un’iscrizione collocata sulla cornice del polittico, che il recente restauro ha confermato essere originale.
Al momento del suo completamento, nel 1432, il lavoro sorprese i contemporanei per la brillantezza, la vivacità e l’utilizzo dei colori, ma anche per i mille dettagli mai superflui delle ventisei scene realizzate, che raffigurano l’Agnello Mistico, simbolo di Cristo, adorato nel giardino del Paradiso da Angeli, Santi, Buoni Giudici, Cavalieri, Eremiti, Pellegrini.
Il Polittico dei fratelli van Eyck ha una storia avventurosa che oggi, grazie al Visitor Center, sarà possibile scoprire. Montato, smontato, disassemblato, venduto, contrabbandato, copiato, censurato, attaccato dagli iconoclasti, nascosto, e addirittura segato – oggetto di ben tredici reati e sette furti -, il dipinto rischiò di andare quasi distrutto in un incendio, scoppiato il 1° giugno del 1640 all’interno della Cattedrale di Gand.
Non sorte migliore ebbe nei secoli successivi, soprattutto in epoca recente. Nel 1794 l’opera trovò, per esempio, sulla sua strada Napoleone Bonaparte, che trafugò i pannelli centrali, restituiti a Gand solo nel 1815.
Durante la Prima guerra mondiale, il dipinto venne nuovamente smembrato, ma con il Trattato di Versailles tutti gli scomparti, anche quelli legalmente acquistati dal mercante Edward Solly nel 1816, per entrare a far parte delle collezioni dei Musei reali di Berlino, vennero restituiti per contribuire al risarcimento che la Germania doveva versare agli Stati vittoriosi e in parziale compensazione per i danni inflitti al Belgio in guerra. 
La storia si ripeté durante la Seconda guerra mondiale quando, come viene raccontato anche nel film «Monuments Men», i nazisti sottrassero l’opera, che era stata trasferita per sicurezza in Francia - in un museo locale a Pau, sui Pirenei francesi-, e la nascosero in una miniera di sale di Altaussee. Qui fu recuperata, nel 1945, dalla Task Force degli Alleati dedicata alla messa in salvo delle opere d’arte europee. Alla cerimonia che sancì il ritorno a Gand i belgi non vollero i francesi, stigmatizzando il collaborazionismo del Governo di Vichy per aver consegnato l’opera ad Adolf Hitler, che voleva esporla nel suo mai nato museo di Linz.
Ecco perché oggi, a causa di queste tante rocambolesche vicende, sembra quasi un miracolo riuscire ad ammirare il polittico in tutta la sua ritrovata bellezza, scoprendone dettagli e curiosità anche grazie alle più recenti scoperte della tecnologia.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Jan van Eyck e Hubert van Eyck, Polittico dell'Agnello Mistico, 1426-1432. Olio su tela, cm 258 x 375.Cattedrale di San Bavone, Gand. Polittico aperto; [fig. 2] Jan van Eyck e Hubert van Eyck, Polittico dell'Agnello Mistico, 1426-1432. Olio su tela, cm 258 x 375.Cattedrale di San Bavone, Gand. Polittico aperto. Polittico chiuso; [fig. 3] Render del nuovo Visitor Center di Gand by De Kwekerij; [figg. 4 e 5] Visitatori a Gand. Foto di Bas Bogaert; [fig. 6] Jan van Eyck e Hubert van Eyck, Polittico dell'Agnello Mistico, 1426-1432. Olio su tela, cm 258 x 375.Cattedrale di San Bavone, Gand. Particolare Adamo e Coro angelico 

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