ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 4 maggio 2026

Riaprono le Galeazze dell’Arsenale. Venezia ospita una performance di Faustin Linyekula

C’è stato un tempo in cui, all’interno dell’Arsenale di Venezia, il suono dominante non era quello dell’acqua, ma quello del lavoro: un frastuono costante di martelli battuti sul ferro, uno stridio ritmico e ripetitivo di legno tagliato, assordanti cigolii di carrucole in movimento, un rincorrersi di voci e comandi dei maestri d’ascia. Erano gli anni della Serenissima e la potenza della città lagunare non risiedeva solo nelle rotte commerciali lungo le quali viaggiavano esotiche spezie e pietre preziose provenienti dall’Oriente, ma anche nel ritmo incessante e metodico della sua produzione navale.
Se l’Arsenale era il cuore pulsante e strategico della Repubblica veneziana, dove nel periodo di massimo splendore trovarono lavoro più di sedicimila persone, le Galeazze ne erano il nodo produttivo più complesso e specializzato.

In questi spazi, costruiti nel Cinquecento per progettare un nuovo tipo di vascello da guerra, destinato a rilevarsi decisivo per la vittoria della Lega Santa di papa Pio V nella battaglia di Lepanto (1571) contro l’Impero Ottomano, la carpenteria navale si faceva architettura monumentale. E le dimensioni del cantiere produttivo, luogo emblematico della proto-industrializzazione europea, venivano adatte alle esigenze costruttive di queste nuove grandi imbarcazioni, veri e propri «fortini viaggianti» che univano la potenza di fuoco di un galeone con la facilità di manovra di una galea.
Una superficie di oltre tremila metri quadrati (indispensabile per ospitare lo scheletro di navi che potevano superare i cinquanta metri di lunghezza), un susseguirsi di navate aperte al cielo con un'altezza di oltre quattordici metri e l’affaccio sull’acqua definiscono, infatti, l’architettura delle Galeazze, struttura, nell’Arsenale Nord, custodita per secoli dietro mura che, dopo la caduta della Serenissima e il conseguente declino delle grandi commesse belliche, pochi veneziani hanno avuto il privilegio di varcare.

Oggi, dopo decenni di silenzio interrotto solo dallo sciabordio dell’acqua e nell’ambito di un primo intervento di restauro e di valorizzazione promosso dai Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia, in collaborazione con Vela Spa, queste navate tornano a svelarsi al grande pubblico.

In occasione della 61. Esposizione internazionale d'arte di Venezia, curata da Koyo Kouoh e intitolata «In Minor Keys», la Scuola Piccola Zattere, che ha in gestione lo spazio, presenta, per le giornate di martedì 5 e mercoledì 6 maggio, l’intervento performativo «The Galeazze Project», a firma del danzatore, coreografo e regista africano Faustin Linyekula (Ubundu – Zaire, 1974), fondatore degli Studios Kabako a Kisangani e docente alla New York University Abu Dhabi, la cui pratica si sviluppa da oltre due decenni all’intersezione tra danza, narrazione e memoria, in dialogo con il contesto della Repubblica democratica del Congo e con le sue eredità coloniali. Nel linguaggio creativo dell’artista, che ha presentato i suoi lavori anche al Moma di New York e al Festival d’Avignone, il corpo è visto come un archivio attivo, ovvero come un luogo di sedimentazione e riscrittura delle storie attraverso il movimento, la voce e il respiro.

A Venezia Faustin Linyekula riattiva l’architettura delle Galeazze usandola non come un semplice palcoscenico, ma come parte integrante della sua performance. Il progetto assume, infatti, la forma di un «cantiere temporaneo», in cui piattaforme, impalcature e sistemi luminosi ridefiniscono continuamente la percezione e l’uso dello spazio.

Accanto al coreografo, una rete di performer e musicisti veneziani, tra cui il collettivo Cosmogram, contribuisce a costruire la tessitura relazionale e sonora della performance, ulteriormente articolata dalla presenza del musicista Heru Shabaka-Ra, figura chiave del free jazz e dell’afrofuturismo. La curatela del progetto, promosso dalla Scuola Piccola Zattere con Studio Kabako, è, invece, affidata a Edoardo Lazzari; mentre il progetto spaziale è sviluppato da Cosimo Ferrigolo e Dirk Bell.

All’interno di questo quadro coreografico viene evocata la figura del còdega, il tradizionale portatore di luce veneziano che guidava i passanti attraverso le calli buie. La luce si trasforma così in dispositivo coreografico: orienta i corpi, li espone o li sottrae allo sguardo, ne articola le relazioni con gli ambienti, costruendo una drammaturgia visiva che sostituisce la frontalità teatrale con una condizione immersiva.
Il pubblico, infatti, non è spettatore passivo ma parte di un ambiente condiviso. Muovendosi all’interno dello spazio, contribuisce a ridefinire le relazioni percettive e politiche della performance. In questo senso, «The Galeazze Project» si inscrive in una linea di pratiche contemporanee che interrogano la partecipazione non come interattività spettacolare, ma come co-presenza situata.

Per due sere Venezia tornerà, dunque, ad abitare il suo glorioso passato. Le pareti di mattoni rossi delle Galeazze, con tutta la loro rugosità cinquecentesca, ritorneranno a vivere. E questo è una notizia non da poco. Perché quei corpi che si libreranno nell'aria, quei suoni che dilagheranno tra le navate, quei riflessi di luci e d'acqua che dialogheranno con il cielo dimostrano qualcosa di semplice e rivoluzionario insieme: l'arte, la danza, la cultura possono restituire vita ai manufatti dell’archeologia industriale.
Faustin Linyekula porta, dunque, a Venezia una lezione che ha imparato nella sua terra: i luoghi feriti dalla storia possono essere reinventati, possono tornare a parlarci con una nuova voce. Il còdega ha davvero fatto il suo lavoro: ha acceso la lanterna, ha indicato la strada. Ora non resta che continuare a camminare.

Didascalie delle immagini
©Giacomo Bianco

Informazioni utili

«The Galeazze Project». Una performance di Faustin Linyekula, in collaborazione con Heru Shabaka-Ra. Con Marco Bertani, Davide Di Liberto, Gaia Ginevra Giorgi, Trevor Louw, Luca Maino, Bianca Martinelli, Tulls Primultini, Nuvola Ravera, Vittorio Tommasi e Denise Tosato e con Simone Carraro, Sofia Pozdniakova, Gabriele Tai ed Emanuele Wiltsch Barberio. Galeazze, Arsenale Nord - Venezia. Come arrivare: per raggiungere l'evento sono disponibili due punti di accesso: • Celestia — fermata del vaporetto (linee 4.1, 4.2, 5.1, 5.2), da qui si percorre la passerella di Calle Giazzo; • Shuttle dalla Biennale — disponibile prima dell'evento per chi arriva dagli spazi della Biennale nell'Arsenale Sud. Punto d'incontro: Giardino delle Vergini. Performance: 5-6 maggio 2026, dalle ore 19.00. L'ingresso è gratuito su registrazione. Ufficio stampa: Barbati Maria Elena, hello@mebarbati.com | Bertolissi Bianca Maria, hello@bmbertolissi.com La prenotazione è disponibile al seguente link: https://www.eventbrite.com/e/the-galeazze-project-by-faustin-linyekula-tickets-1987392452324.

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