«Fogli d'arte» è una pubblicazione identificata univocamente da un codice ISSN (International Standard Serial Number), attribuito in data 7 marzo 2008: ISSN 1974-4455. Per comunicazioni: foglidarte@gmail.com.

lunedì 31 marzo 2014

Palazzo Madama diventa un’aula di tribunale. Alla sbarra la pittrice Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi ritorna alla sbarra. Accade a Torino, nella Sala del Senato di Palazzo Madama, dove mercoledì 2 aprile si rivivrà il celebre processo che vide protagonista, nel Cinquecento, la pittrice romana, nota per aver contribuito alla diffusione del caravaggismo nella città di Napoli e per essere stata vittima di uno stupro da parte di Agostino Tassi, amico e collega pittore del padre Orazio.
L’appuntamento, in programma dalle ore 21, è inserito nel format «Personaggi e protagonisti: incontri con la storia» di Elisa Greco che, in passato, ha visto al banco dei testimoni anche Winston Churchill, Margaret Thatcher e Tony Blair, interpretati da professionisti provenienti dal mondo giuridico, politico e intellettuale come l’onorevole Paolo Gentiloni e il dirigente d’azienda Chicco Testa.
A far rivivere Artemisia Gentileschi e la sua dolorosa vicenda processuale, una tra le più seguite causes célèbres dell'epoca, sarà Giovanna Milella, giornalista Rai e per cinque edizioni segretario generale del Prix Italia; mentre il presidente della Corte sarà interpretato da Franco Debenedetti, editorialista e politico italiano. L’accusa verrà sostenuta dal pubblico ministero Stefano Dambruoso, magistrato, membro della Commissione Giustizia e Questore della Camera dei Deputati, con il collegio di Difesa composto da Giovanni Monchiero, componente della Commissione permanente Affari sociali della Camera dei Deputati, e da Anna Simioni, talent leader di Ernest&Young. Testimone di difesa sarà, invece, suor Giuliana Galli, membro del Consiglio di amministrazione della Compagnia di San Paolo. Al termine del dibattimento (che non prevede un copione prestabilito), il pubblico esprimerà, con una propria votazione, il verdetto finale reso noto dal Presidente della Corte.
«Protagonista del processo -racconta Elisa Greco- sarà un'Artemisia non solo artista, ma figlia e donna, che con la sua arte è riuscita a superare i suoi tempi». La Gentileschi è, infatti, non solo un’apprezzata interprete della prima espressione pittorica «di genere», ma anche un’eroina del femminismo moderno. Di lei si ricordano tele di grande richiamo come «Susanna e i vecchioni», «Autoritratto come allegoria della pittura» o «Giuditta che decapita Oloferne», che la fecero definire da Roberto Longhi, in un articolo del 1916, «l'unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura e colore, e impasto, e simili essenzialità». Ma la pittrice romana è anche un’artista che è stata capace di affermarsi in un mondo, fino ad allora (e ancora per molto tempo), totalmente maschile. Merito, questo, della raffinata pittura e del forte carattere, grazie al quale la Gentileschi sopportò anche le tortuosità burocratiche e le tante calunnie che animarono il processo ad Agostino Tassi.
Occasione per ripercorrere la storia dell’autrice seicentesca è una delle mostre attualmente in corso a Palazzo Madama, dove è esposta la «Santa Caterina» degli Uffizi, una tela datata 1620, in dialogo con due opere di Orazio Gentileschi: il «San Gerolamo» (che ebbe come soggetto Pietro Molli) e una «Santa Caterina» già attribuita a Bassante e proveniente dalla collezione Einaudi.
Il lavoro di Artemisia Gentileschi, usualmente conservato nel museo fiorentino, potrebbe essere un autoritratto, o anche raffigurare Maria Maddalena d’Austria, moglie del duca Cosimo II de Medici. La donna dipinta indossa una ricca veste di velluto e una corona tempestata di gemme, a ricordare le sue nobili origini ed è raffigurata in un atteggiamento contemplativo. La mano sinistra è appoggiata sulla ruota dentata, uno degli strumenti con cui l'artista fu torturata durante il processo. La destra regge la palma simbolo del martirio. Il risultato è una figura di forte presenza fisica, che si staglia dal fondo scuro come affacciandosi sulla ribalta di un palcoscenico.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Artemisia Gentileschi, «Autoritratto come allegoria della Pittura», 1638-39, Royal Collection, Windsor; [fig. 2] Artemisia Gentileschi, «Santa Caterina», 1620 circa, Uffizi, Firenze

Informazioni utili 
Il processo di Artemisia Gentileschi. Palazzo Madama – Sala di Palazzo Madama, piazza Castello – Torino. Quando: mercoledì 2 aprile 2014, ore 21. Ingresso: € 30,00. Informazioni e prenotazioni: tel. 011.5211788 , e-mail prenotazioniftm@arteintorino.com

Artemisia Gentileschi. La Santa Caterina degli Uffizi. Palazzo Madama, piazza Castello – Torino. Orari: martedì-sabato, ore 10.00-18.00; domenica, ore 10.00-19.00; chiuso il lunedì (a biglietteria chiude un'ora prima). Ingresso (valido per la visita a tutte le collezioni di Palazzo Madama): intero € 10,00, ridotto € 8,00, libero per tutti il primo martedì del mese (se feriale). Informazioni: tel. 011.4433501. Sito web: www.palazzomadamatorino.it. Fino al 3 giugno 2014.

venerdì 28 marzo 2014

«Jessica and Me», un racconto autobiografico a passo di danza. In scena Cristina Morganti

Il debutto è previsto per il prossimo ottobre al Cavallerizza di Reggio Emilia, nell'ambito del «Festival Aperto» promosso dalla fondazione «I Teatri». Le prime date della tournée italiana saranno, in dicembre, a Piacenza e Rimini. Ma Cristiana Morganti, storica danzatrice del «Tanztheather Wuppertal Pina Bausch», ha già pronta la sua nuova creazione e ha deciso di presentarla in anteprima assoluta a Pistoia. Le date da segnarsi in agenda sono quelle di venerdì 4 e sabato 5 aprile, quando il Centro culturale «Il Funaro» farà da scenario allo spettacolo «Jessica and Me», che vede la collaborazione artistica di Gloria Paris, la consulenza musicale di Kenji Takagi, video ad opera di Connie Prantera e disegno luci a cura di Laurent P. Berger.
Dopo il successo di «Moving with Pina», l’omaggio alla Bausch ideato nel 2010 e presentato anche nell’ambito della Biennale Danza di Venezia, Cristina Morganti si confronta ancora una volta con il delicato tema della memoria, delle radici e delle eredità.
Come gestire l’influenza artistica di un grande maestro? Come non cedere alla consuetudine di una certa estetica? Come rielaborare un passato di studi di danza classica lavorando al Wuppertal? Queste sono le tre domande che stanno alla base del nuovo lavoro dell’artista, solista della compagnia tedesca dal 1993 e interprete in spettacoli come «Masurca Fogo» e «Bamboo Blues», che ha voluto con questa creazione ripercorrere il proprio lungo e straordinario cammino professionale con l’intento di comprendere meglio il viaggio percorso e di ripartire carica di nuovi stimoli verso il futuro.
Quella di Cristina Morganti è una storia che ha inizio con il diploma in danza classica all’Accademia nazionale di Roma e con quello in danza contemporanea alla Folkwang Hochschule di Essen e che è, poi, continuata attraverso prestigiose collaborazioni con Susanne Linke, Urs Dietrich, Joachim Schlömer e Felix Ruckert. La ballerina, vincitrice del «Premio Positano per la danza Leonide Massine» nel 2011, vanta, inoltre, una cattedra al Conservatoire Nationale Superieure de Paris e la partecipazione ai film «Parla con lei» di Pedro Almodovar e «Pina» di Wim Wenders.
«Avevo bisogno di buttare uno sguardo indietro per potermi proiettare in avanti» - ha affermato Cristiana Morganti, parlando di questa sua nuova creazione - «lavoro a Wuppertal da vent’anni e vivo in Germania da quasi trenta. Fondamentalmente volevo capire chi sono diventata nel frattempo».
Non tutti -va detto- hanno la fortuna di incontrare un maestro come Pina Bausch. La maggior parte delle persone lamenta la loro mancanza. Ma tutti conoscono la complessità della gestione di un passato «ingombrante». Quasi sempre vale la pena tenerne molti pezzi per il viaggio futuro, anche se, per trovare la propria originale identità, è necessario un superamento. Ed è questo quello che fa Cristina Morganti con «Jessica and Me», riflessione ironica, poetica e spiazzante a passo di danza, che si sviluppa in un continuo infrangere i limiti di cosa è dentro e cosa è fuori lo spettacolo. Un assolo, dunque, di grande impatto visivo ed emotivo quello proposto dall’artista, che ha preso come spunto la frase di un autore anonimo: «All’ombra di un grande albero non cresce mai nulla». Sarà vero? Guardando la carriera di Cristina Morganti, allieva dell'insuperabile Pina Bausch, si direbbe proprio di no.

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 2] Cristina Morganti. Foto di Antonella Carrara. 

Informazioni utili
«Jessica and Me», con Cristina Morganti. Il Funaro, via del Funaro, 16/18 – Pistoia. Informazioni: tel. 0573.977225 o tel 0573.976853; info@ilfunaro.org. Ingresso: intero € 20,00, ridotto € 18,00. Sito internet: www.ilfunaro.org. Venerdì 4 e sabato 5 aprile 2014, ore 20.45. 

giovedì 27 marzo 2014

«Cantando sotto la pioggia», in scena tutta la magia di Broadway

«Due ore di gioia contagiosa e di musica famosissima», con «gag divertenti, momenti di profondo sentimento e una forte originalità»: così la compagnia «Corrado Abbati» presenta il musical «Cantando sotto la pioggia», prodotto da «Inscena» in esclusiva italiana per la stagione 2013/2014 (tra le prossime piazze ospitanti Busto Arsizio e Reggio Emilia) e la cui tournée, visto il grande successo di pubblico che lo spettacolo sta riscuotendo, proseguirà anche il prossimo anno su tutto il territorio nazionale.
L’allestimento, per la regia dello stesso Corrado Abbati e con le indimenticabili musiche di Nacio Herb Brown e le liriche di Arthur Freed, si avvale della collaborazione della londinese «Up Stage Designs» e dei suoi scenografi Phil R. Daniels e Charles Cusick Smith, autori di un’inedita messa in scena multimediale che avrà per filo conduttore l’ambientazione cinematografica e che ha visto all’opera, nella realizzazione, Giorgio Cassinadri. Le coreografie sono firmate da Giada Bardelli, mentre la direzione musicale è affidata a Maria Galantino. Sul palco, accanto a Corrado Abbati, saliranno Dario Donda, Cristina Calisi, Davide Cervato, Marta Calandrino, Antonella Degasperi, Carlo Monopoli, Fabrizio Macciantelli, Francesca Dulio, Francesca Araldi, Matteo Catalini, Lucia Antinori, Marco Gabrielli ed Elisa Mazzoli.
Giudicato dalla critica come «il più grande e il più amato di tutti i musical sul grande schermo» e diventato il titolo-simbolo del teatro musicale americano,
«Cantando sotto la pioggia» è la rivisitazione del celebre spettacolo di Broadway, reso famoso dall’omonimo film del 1952, diretto da Stanley Donen e Gene Kelly, che aveva tra i suoi interpreti lo stesso Gene Kelly, Debbie Reynolds e Donald O’Connor.
La storia è ambientata nell'elegante e affascinante mondo di Hollywood, quando il cinema passava al sonoro. L’attore Don Lockwood, acclamata stella del muto, non sopporta la sua partner sullo schermo, la bionda e svampita Lina Lamont. Il successo dei primi film sonori costringe il loro produttore a trasformare l’ultima pellicola interpretata dalla coppia, «Il cavaliere spadaccino», in un lungometraggio parlato, ma l’idea si rivela impraticabile a causa dell’insopportabile voce gracchiante della primattrice. Dopo uno screen test fallimentare, il ballerino Cosmo Brown, miglior amico di Don, suggerisce di trasformare la pellicola in musical, facendo doppiare Lina dalla giovane attrice e cantante Kathy Selden, di cui Don si è nel frattempo innamorato. Scoperto l’inganno, Lina tenta di sabotare la storia d’amore tra i due e il futuro di Kathy nel cinema, ma non ci riesce. Finisce, anzi, per far scoprire a tutti il suo inganno.
Tra le canzoni note che il pubblico potrà ascoltare in versione italiana: «You Are My Lucky Star», «Good Morning» e «Singin’in the Rain», nella quale il personaggio principale, Don Lockwood, nel pieno della felicità di un uomo che ha trovato l’amore, sente che «il sole splende nel suo cuore» e, chiudendo l’ombrello, inizia a cantare e ballare sotto la pioggia scrosciante. Un momento, questo, di gioia contagiosa per una sera a teatro che farà rivivere al pubblico tutta la magia scintillante di Broadway.

Didascalie delle immagini
[Figg. 1, 2, 3 e 4] Una scena del musical «Cantando sotto la pioggia», per la regia di Corrado Abbati

Informazioni utili 
«Cantando sotto la pioggia», musiche di Nacio Herb Brown; liriche di Arthur Freed; adattamento italiano e regia di Corrado Abbati; coreografie di Giada Bardelli; direzione musicale di Maria Galantino; allestimento di Charles Cusick Smith & Phil R. Daniels (Up-Stage Designs, Londra); scenografo realizzatore: Giorgio Cassinadri; con Dario Donda, Cristina Calisi, Davide Cervato, Marta Calandrino, Antonella Degasperi, Carlo Monopoli, Fabrizio Macciantelli, Francesca Dulio, Francesca Araldi, Matteo Catalini, Lucia Antinori, Marco Gabrielli ed Elisa Mazzoli; produzione: Inscena Compagnia Corrado Abbati, con Up-Stage Designs. Musical. Informazioni: INscena srl - produzione spettacoli, via Galgana, 6 - 42121 Reggio Emilia, tel. 0522.455193, sito internet: www.inscena.it

mercoledì 26 marzo 2014

Miart 2014, tre notti di «Cine Dreams» al Civico Planetario «Ulrico Hoepli»

È tutto pronto a Milano per la diciannovesima edizione di MiArt, la fiera d’arte moderna e contemporanea, curata da Vincenzo De Bellis, che da venerdì 28 a domenica 30 marzo animerà gli spazi di Fieramilanocity. Centoquarantotto gallerie, di cui sessanta straniere in rappresentanza di venti Paesi del mondo, saranno in mostra per tre giorni al Padiglione 3; tra di loro ci sono delle eccellenze come la Lisson Gallery di Londra, la Massimo Minini di Brescia e la Continua di San Gimignano, Beijing e Le Moulin, ma anche delle realtà emergenti, da tenere sott’occhio, come la Freedman Fitzpatrick di Los Angeles o la Mathew di Berlino.
Quattro le sezioni in cui si articola questa edizione: Established, suddivisa al suo interno in Master e Contemporary, presenta una selezione delle più importanti realtà d’arte moderna e contemporanea di tutto il mondo; Emergent mette in mostra venti gallerie d’avanguardia focalizzate sulla ricerca dei next to be del panorama artistico internazionale; THENnow propone diciotto dialoghi tra un artista storicizzato e uno appartenente a una generazione più recente; Object è, invece, interamente dedicata alle gallerie di design. In mostra ci sarà, poi, anche una piattaforma, soprannominata Conflux, all’interno della quale saranno proposti cinque progetti site-specific di artisti contemporanei internazionali, rappresentati da importanti gallerie provenienti da America Latina, Medio Oriente, Stati Uniti ed Europa.
Non mancheranno, inoltre, le consuete Miartalks: conversazioni, incontri e interviste, realizzate in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand, che coinvolgeranno trentotto personaggi internazionali, tra artisti, designer, direttori di museo, critici, curatori e collezionisti.
Tra i progetti più interessanti di questa edizione di MiArt spicca «Cine Dreams», un piccolo festival nato dalla collaborazione tra la Fiera di Milano e la Fondazione Nicola Trussardi, con l’appoggio dell’Assessorato comunale alla Cultura, che porterà l’arte e il cinema nell’eccezionale cornice del Civico Planetario «Ulrico Hoepli», capolavoro architettonico in stile neoclassico progettato da Piero Portaluppi alla fine degli anni Venti e donato alla città nel 1929, che si trova ai margini dei giardini pubblici «Indro Montanelli», verso Porta Venezia.
Per tre sere installazioni, proiezioni multimediali, interventi sonori e video di Stan VanDerBeek, Jeronimo Voss e Katie Paterson -tre artisti selezionati dai curatori Massimiliano Gioni e Vincenzo De Bellis- racconteranno storie di costellazioni e di universi. Un modo nuovo, questo, per vivere uno spazio votato alla scienza che, dalla sua apertura, è stato visitato da oltre cinque milioni di persone e la cui tecnologia d’avanguardia permette di proiettare sull’ampia cupola, del diametro di quasi venti metri, l’intera volta stellata.
Ad aprile il cartellone di eventi, tutti a ingresso gratuito, sarà la proiezione dell’opera che dà il titolo alla rassegna, «Cine Dreams: Future Cinema of The Mind», dell'americano Stan VanDerBeek (New York, 1927 – Baltimora, 1984), famoso fin dagli inizi della sua carriera per la ricerca pionieristica nel cinema e nell'animazione sperimentale, che lo portò a essere uno dei primi artisti invitati a insegnare al Mit (Massachussets Institute of Technology) nel suo celebre programma di integrazione tra arte e tecnologia.
L’opera, presentata per la prima volta nel 1972 al Strassenburgh Planetarium di Rochester (nello Stato di New York), consiste nella proiezione simultanea di ventuno film sulla volta del planetario, sulla quale scorreranno anche proiezioni della calotta celeste. Il risultato è un’esplosione di forme, suoni e colori, che mescola scienza e psichedelia, spettacolo e critica della società delle immagini.
Il progetto, riproposto nella sua versione originale, durerà in tutto otto ore e si terrà venerdì 28 marzo, dalle 22 alle 6 del mattino successivo. Gli spettatori sono invitati a portare cuscini e coperte e a passare la notte sotto la cupola del planetario; si potrà, come nella presentazione originale, sonnecchiare, guardare i film in dormiveglia o a occhi chiusi, sperimentando lo stato individuale e inconscio del sogno in un contesto collettivo e di gruppo.
Sarà, poi, la volta di Jeronimo Voss (Hamm, Germania, 1981), artista tedesco che nelle sue installazioni manipola materiale storico e scientifico per dare vita a nuove storie di costellazioni e universi paralleli. Dopo la presentazione al MMK di Francoforte e ai planetari di Kassel e di Berlino, l'opera «Eternity through The Stars» -il cui titolo è ispirato all’omonimo saggio del 1872 del francese Louis-Auguste Blanqui sulla possibilità dell'esistenza di dimensioni parallele infinite- farà la sua prima apparizione in Italia in occasione di «Cine Dreams». Il lavoro filmico, visibile nella serata di sabato 29 marzo (dalle 22 alle 24), consiste nella proiezione sulla volta del planetario di immagini tratte da antiche diapositive astronomiche raffiguranti rivoluzioni di pianeti e viaggi di comete nel sistema solare.
A chiudere il programma sarà, invece, Katie Paterson (Glasgow, 1981), il cui lavoro indaga i grandi temi che da secoli affascinano l’arte e la connettono alla scienza, spaziando in modo poetico e sorprendente dalla natura all’ecologia, dalla geologia alla cosmologia. Per l’evento milanese l’artista scozzese realizzerà una nuova performance ispirata al lavoro «Earth-Moon-Earth», nella quale le note della «Sonata al chiaro di luna» di Ludwig van Beethoven sono state trasmesse sulla superficie lunare sotto forma di onde radio e, una volta ritornate sulla terra, sono state tradotte in suoni e silenzi da un pianoforte automatico. La nuova versione del «Sonata», accompagnata dalla proiezione sulla volta del planetario di ventisettemila stelle morte, sarà eseguita dal vivo nella serata di domenica 30 marzo, a chiusura di «Cine Dreams». Non aspettatevi la solita musica. Sarà una partitura nuova e strana, frutto dei  magici legami tra arte e scienza. Ascoltare per credere.

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 2] Jeronimo Voss, Eternity through the Stars, 2012. Planetarium, Orangerie, Kassel. Photo: Anders Sune Berg. Courtesy the artist & d(13); [figg. 3 e 4]   Stan VanDerBeek, Movie-Drome interior, Stony Point, New York, 1965 | © Estate of Peter Moore / VAGA, New York | Photo: Peter Moore

Informazioni utili
MiArt 2014. Fieramilanocity - Gate 5, pad. 3, ingresso viale Scarampo - Milano. Orari: venerdì e sabato, ore 12.00-19.00; domenica, ore 11.00-19.00. Ingresso: intero € 15,00, ridotto € 10,00. Informazioni: tel. +39.02.49971 o miart@fieramilano.it. Sito internet: www.miart.it. Da giovedì 27 (inaugurazione ad inviti alle ore 18) a domenica 30 marzo 2014. «Cine Dreams. Civico Planetario Ulrico Hoepli, corso Venezia 57 - Milano.  

«Cine Dreams». Civico Planetario Ulrico Hoepli, corso Venezia, 57 – Milano. Programma delle serate: venerdì 28 marzo, dalle 22.00 alle 6.00 - Stan VanDerBeek: «Cine Dreams: Future Cinema of The Mind»; sabato 29 marzo, dalle 22.00 alle 24.00 - Jeronimo Voss: «Eternity through the Stars»; domenica 30 marzo, dalle 22.00 alle 24.00 - Katie Paterson: «Earth-Moon-Earth». Ingresso libero. Informazioni: Fondazione Nicola Trussardi, tel. +39.02.8068821 o info@fondazionenicolatrussardi.com. Sito internet: www.fondazionenicolatrussardi.com. Da venerdì 28 a domenica 30 marzo 2014. 

martedì 25 marzo 2014

«Chapeau, madame!»: ottanta cappelli per raccontare cinquant’anni di stile

Non chiamatelo semplicemente accessorio. È un termine troppo riduttivo per un capo d’abbigliamento capace di regalare eleganza, stile e fascino. Lo dimostra chiaramente il percorso espositivo «Chapeau, madame!», ideato dalla Fondazione Torino Musei per la Sala dei tessuti di Palazzo Madama, dove sono attualmente allineati ottanta cappelli che raccontano il gusto e lo stile della moda femminile nella città sabauda tra il 1920 e il 1970.
L’intera raccolta, in mostra fino al 1° marzo 2015 al secondo piano del monumentale edificio di piazza Castello, proviene dal liceo artistico musicale «Passoni» di Torino ed è frutto di varie donazioni cittadine.
Dalle cloches degli anni Venti ai volumi alla Schiaparelli degli anni Trenta, dai baschi alla Greta Garbo ai cappelli a larga tesa della fine degli anni Settanta, senza dimenticare la deliziose calotte fiorite o le stravaganti bombette di piume degli anni Cinquanta: la carrellata delle fogge più amate dalle signore torinesi nell’arco di cinquant’anni regala ai visitatori uno straordinario viaggio nella storia del costume novecentesco, l’epoca d’oro del cappello.
Usato già nel tardo Medioevo dai ceti più abbienti, il copricapo diventa, infatti, un vero e proprio must-have agli inizi del secolo scorso, quando donne di ogni classe sociale fanno a gara per avere il modello più raffinato e à la page nel proprio armadio. Torino è, allora, la capitale della moda italiana e le signore che vivono all’ombra della Mole, aggiornate sulle ultime tendenze sartoriali della vicina Francia, sono simbolo di un’eleganza discreta da imitare. Alcune di loro si servono da couvre-chefs di famose sartorie parigine come la Maison Lewis, in rue Royale, o come l’atelier di Caroline Reboux, designer nota anche per aver abbigliato il capo dell’imperatrice Eugenia. Altre fanno acquisti da modisterie di alto livello come Vassallo e David, e altre ancora rivolgono la propria attenzione alle creazioni di sartine semisconosciute, ma abilissime nell’interpretare il gusto dei propri clienti come Giuditta Brasseur, ragazzina orfana che apprese l'arte del taglio e del cucito nel Collegio Figlie dei Militari, o come Angela Gallia, che iniziò la propria attività di cappelleria nel 1904 con il marito Filippo.
Anche nei decenni successivi, modisterie eccellenti, quali Cerrato, Maria Volpi, Gina Faloppa, Chiusano e Rigo, mantengono un rapporto privilegiato con la capitale francese e propongono, accanto alle proprie creazioni, modelli originali o copie su licenza di maison come Pierre Balmain, Christian Dior, Jean Barthet e Claude Saint Cyr.
Lungo il percorso espositivo si trovano così cappelli capaci di affascinare ogni donna per l’eleganza delle linee essenziali, per l’eccentricità della fattura o per la vivacità coloristica dei tessuti. Si spazia, infatti, dalla raffinata cloche in feltro rosa della parigina Maria Guy ai bellissimi ballon di pelliccia degli anni Sessanta, da modelli realizzati con materiali poveri in tempo di guerra a capricapo stravaganti come quelli in piume di Maria Volpi e quello in petali di Diorval.
Insieme alla mostra, Palazzo Madama lancia anche il progetto «Storie di moda», mirato all’indagine sulle sartorie, le modisterie e le calzolerie torinesi attive tra il 1860 e il 1960. Il museo chiederà l’aiuto e la collaborazione del suo pubblico per censire e raccogliere documentazione e testimonianze su attività che hanno rappresentato un’eccellenza della creatività e dell’industria torinese. L’obiettivo è quello di creare un nuovo archivio di comunità che verrà reso disponibile sulle piattaforme web di Palazzo Madama. Un modo, questo, per ritrovare momenti importanti della storia cittadina e per condividerli con le nuove generazioni vicine e lontane.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Cappello Diorval, Torino, 1960-65; [fig. 2]Cappello di piume Maria Ennas, Torino, 1965 ca; [Fig. 3] Cappello di piume Maria Volpi, Torino, 1955-60

Informazioni utili 
«Chapeau, madame!». Palazzo Madama – Museo civico d’arte antica, piazza Castello – Torino. Orari: martedì – sabato, ore 10.00-18.00; domenica, ore 10.00-19.00; chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00, gratuito fino a 18 anni e abbonati Musei Torino Piemonte. Visite guidate: 30 marzo - 6 aprile - 4 maggio - 1 giugno, ore 17.00 - € 4,00. Informazioni e prenotazioni: tel. 011.5211788 o tel. 800.329329. Dal 25 marzo 2014 al 1° marzo 2015.

lunedì 24 marzo 2014

I De Pisis segreti di Alberto Rossi alla Gam di Torino

Si è inaugurata con la mostra «I De Pisis di Alberto Rossi: una collezione segreta» la nuova Wunderkammer della Gam – Galleria d’arte moderna di Torino, progetto che da cinque anni presenta al pubblico preziosi nuclei del patrimonio grafico del museo. La nuova dislocazione dello spazio, attigua al Gabinetto disegni e stampe, rende più immediata la relazione tra il progetto espositivo e l’ampia raccolta grafica conservata nel piano interrato dell’edificio di via Magenta, ribadendo la specifica vocazione della Wunderkammer: offrire al pubblico saggi sulla qualità e le peculiarità della vasta collezione posseduta dal museo, tra le maggiori raccolte grafiche italiane, il cui arco cronologico si estende dagli ultimi anni del Settecento alla contemporaneità.
Se il Gabinetto disegni e stampe, inaugurato il 6 marzo 2013 grazie al contributo della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, è divenuto in questi primi mesi un punto di riferimento per il pubblico interessato a ricevere informazioni, condurre ricerche e consultare gli originali conservati, la Wunderkammer può consolidare la sua missione allestendo in questa nuova sala rassegne di maggiore ampiezza, che consentono veri e propri approfondimenti rispetto ad autori e temi trattati, con la possibilità di ospitare significativi nuclei di opere appartenenti anche ai fondi grafici di musei italiani e stranieri.
La mostra allestita per l’inaugurazione è dedicata a un’ampia scelta di acquerelli ed oli di Filippo De Pisis, parte del generoso lascito disposto da Alberto Rossi (Induno Olona-Varese, 1893 – Torino, 1956) nel 1956, periodo in cui la galleria d’arte moderna era sollecitata a rafforzare la qualità e l’importanza della propria collezione in vista della riapertura nel nuovo edificio progettato da Bassi e Boschetti (1959).
Uomo di profonda cultura letteraria, artistica, musicale e cinematografica, Alberto Rossi fu presenza fondamentale delle pagine culturali de «La Stampa». In un momento drammatico della propria esistenza, il critico e giornalista lombardo volle lasciare al museo torinese la sua raccolta d’arte comprendente anche importanti lavori di Giorgio Morandi, Arturo Tosi, Felice Casorati e altri artisti del Novecento.
Le opere esposte -selezionate da Luigi Ficacci, sovrintendente delle Belle arti di Bologna- sono testimonianza del rapporto che unì Rossi a De Pisis e dipendono dalle circostanze dei loro reciproci contatti. La scelta di queste tele, acquarelli e disegni consente di descrivere le fasi salienti dello stile del pittore ferrarese e la peculiarità della sua evoluzione in ambito europeo.
Lungo il percorso espositivo si spazia, infatti, dal dipinto a olio «Natura Morta in grigio con caffettiera» del 1923, che è un’interpretazione tipica della generale tendenza classicistica post-avanguardistica, a una serie di disegni del periodo parigino, realizzati tra il 1925 e il 1939, che illustrano l’apertura delle forme a un respiro pittorico senza pari nel panorama artistico, recuperando la libertà della pittura del romanticismo e dell’impressionismo.
Oltre a significative opere del successivo periodo milanese (1939-1943), il culmine dell’esposizione consiste in una serie di magnifici fogli e dipinti del periodo veneziano (1943-1948), con nudi, volti di ragazzi e nature morte, caratterizzati da una sconvolgente esuberanza pittorica. Mentre gli ultimi struggenti acquerelli del disperato periodo finale della vita dell’artista, durante i ricoveri a Villa Fiorita di Brugherio, esprimono in dissolvenza diafana un’altissima qualità poetica.
Le opere che dalla segretezza discreta della passione artistica di Alberto Rossi emersero alla sua morte come patrimonio destinato ad arricchire la galleria torinese, sono, dunque, una guida utile alla comprensione del vertiginoso talento e dell’originalità inventiva di Filippo De Pisis.
In questi stessi giorni, alla Gam di Torino sono visibili anche i nuovi percorsi dei progetti «Surprise» e «Vitrine», l’uno incentrato sulla ricerca artistica torinese tra gli anni Sessanta e Settanta, l’altro sui giovani creativi piemontesi. Il primo appuntamento è dedicato a Pinot Gallizio, in occasione della presentazione del dipinto «La Notte barbara» del 1962, mai inserito prima d’ora nel percorso espositivo del museo e recentemente oggetto di un intervento di restauro alla Venaria Reale, realizzato in collaborazione con l’Università di Torino. La seconda occasione espositiva propone, invece, un focus su Manuele Cerutti con l’installazione «Pause», che presenta una carrellata di nature morte di ispirazione morandiana.

Informazioni utili 
«I De Pisis di Alberto Rossi: una collezione segreta». Gam, via Magenta, 31 – Torino. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-18.00; chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00. Informazioni: centralino, tel. 011 4429518; segreteria, tel. 011 4429595. Sito web: www.gamtorino.it. Fino al 6 aprile 2014.

venerdì 21 marzo 2014

Félicien David, un compositore tra esotismo e suggestioni parigine. A Venezia un festival in suo onore

Ci sono autori diventati celebri per una sola opera. È il caso del compositore francese Félicien David (Cadenet, 13 aprile 1810 – Saint-Germain-en-Laye, 29 agosto 1876), contemporaneo di Hector Berlioz. La sua notorietà è, infatti, legata all’ode-sinfonia «Le Désert», una composizione dai tratti orientaleggianti, rappresentata per la prima volta nel 1844 al Théâtre-Italien di Parigi, che, per i più, avrebbe lanciato la moda dell’orientalismo in musica. L’opinione è, in realtà, riduttiva per una duplice ragione: innanzitutto perché non tiene conto di molte altre opere che, sin dalla fine del Settecento, avevano rinfocolato il gusto per il pittoresco del pubblico francese, da «Les Indes galantes» di Jean-Philippe Rameau a «La Caravane du Caire» di André Grétry, fino a «Les Bayadères» di Charles Simon Catel. In secondo luogo perché Félicien David, lungi dal relegarsi al mero talento per il colore locale, ha lasciato altri lavori di grande interesse musicale, a cominciare dall’opéra-comique «Lalla-Roukh» (1862), nella quale l’autore si approccia a un lirismo poetico e meditativo distribuendo i vari ruoli a tenori acuti e soprani leggeri, più adatti -secondo lui- a colorare le sottili sfumature della malinconia e della disperazione.
Non meno interessanti si rivelano, poi, altre sue composizioni come l'«Herculanum» (1859), fastoso grand opéra dagli accenti verdiani, «La Captive» (1864) e «Le Saphir» (1865), lavori nei quali si coniugano humour e tenerezza. Félicien David si dimostrò, inoltre, curioso a tutti i generi musicali in voga nella Parigi degli anni Cinquanta: trio e quartetto, melodie e musica pianistica, opéra-comique e grand opéra. Pregevole si rivela, dunque, l’iniziativa che il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française di Venezia dedica al compositore di Cadenet, che amava dire di sé: «voglio pensare di essere romantico alla maniera di Beethoven e Weber. Ossia nuovo, originale, profondo come loro».
Il programma del festival, in cartellone dal 27 marzo al 17 maggio, prevede l’integrale dei quartetti per archi, due trii con pianoforte, una scelta rappresentativa di melodiés e di pezzi pianistici e un’affascinante selezione delle sapide «Quatre Saisons» per quintetto con contrabbasso.
Ad aprire la rassegna, intitolata «Félicien David, da Parigi al Cairo», sarà una conversazione con Alexandre Dratwicki, direttore scientifico del Palazzetto Bru Zane (giovedì 27 marzo, ore 18), accompagnata da un concerto del Quator Giardini. Seguirà l’esecuzione, negli spazi della Scuola grande di San Giovanni evangelista, dell’opéra-comique «Le Saphir» (sabato 5 aprile, ore 20), ispirata alla commedia «Tutto è bene quel che finisce bene» di William Shakespeare, e di un concerto del Trio Chausson, «Panorama» (domenica 6 aprile, ore 17), che prevede l'esecuzione del «Trio con pianoforte n. 3 in do minore» di Félicien David, oltre a una trascrizione del secondo movimento della «Symphonie fantastique» di Berlioz (1830) e del «Trio con pianoforte in sol minore op. 30» di René Lenormand (1893). Spazio, dunque, a una conferenza di Adriana Guarnieri sull’esotismo nell’Ottocento (martedì 8 aprile, ore 18) e a due incontri con il  pianista Jonas Vitaud: il concerto «Sogno ad occhi aperti» (sabato 12 aprile, ore 17) e un appuntamento per le famiglie (domenica 13 aprile, ore 16), durante il quale si cercherà di avvicinare i più piccoli alla magia della musica classica.
Toccherà, quindi, conquistare il pubblico al quintetto Opus V, con l’esecuzione di un estratto de «Le quattro stagioni» di Félicien David (giovedì 17 aprile, ore 20.00), e ai vincitori del concorso internazionale di canto di Clermont-Ferrand, con l’appuntamento «Nei salotti del secondo impero» (sabato 26 aprile, ore 17), che vedrà esibirsi anche il pianista Jeff Cohen. A seguire il Quatuor Mosaïques (giovedì 8 maggio, ore 20) proporrà la prima tappa dell’ascolto integrale dei «Quartetti» del compositore francese, la cui esecuzione vedrà, poi, all’opera anche il Quatuor Cambini-Paris (sabato 17 maggio, ore 17). Completa il ricco programma l’ascolto dell’aria «La nuit», contenuta nell’opera sinfonia «Le Désert» e proposta dal Quatuor Giardini (domenica 11 maggio, ore 17).
Un programma, dunque, ricco di suggestioni quello messo in cantiere dal Palazzetto Bru Zane, casa fatta costruire nel 1695 da Marino Zane all’architetto barocco Antonio Gaspari, con l’obiettivo di creare uno spazio intimo, separato dall’ufficialità del palazzo principale, le cui pitture videro all’opera Sebastiano Ricci, autore dei due affreschi principali: «Il Tempo che rapisce la Verità», sul soffitto della scala d’ingresso, ed «Ercole tra la Gloria e la Virtù», sulla volta della sala principale.

Didascalie delle immagini
[Fig. ] Ritratto di Félicien David, dipinto attribuito a Léon Coigniet; [fig. 2] Caricatura di Félicien David, litografia in possesso della Biblioteca nazionale di Francia; [fig. 3] Copertina dell'«Herculanum» di Félicien David 

Informazioni utili 
«Félicien  David, da Parigi al Cairo». Palazzetto Bru Zane - Centre de musique romantique française di Venezia, San Polo, 2368 e Scuola Grande San Giovanni Evangelista, San Polo, 2454 - Venezia. Ingresso:intero € 20,00 (spettacolo alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista) o € 15,00 (concerti al Palazzetto Bru Zane), ridotto (riservato a studenti e minori di 28 anni) € 5,00. Prenotazioni: dal lunedì al venerdì, dalle ore 14.30 alle ore 17.30 e un'ora prima dello spettacolo. Programma: www.bru-zane.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/David_depliant.pdf.  Informazioni: tel. 041.5211005 o tickets@bru-zane.com. Dal 27 marzo al 17 maggio 2014. 

giovedì 20 marzo 2014

Un wikipediano al Mart

Era il 2010 quando l’australiano Liam Wyatt entrava al British Museum con il compito di redarre alcune voci relative al prestigioso museo londinese per Wikipedia, enciclopedia on-line, multilingue e gratuita, redatta grazie al contributo di volontari.
Da allora l'esperienza dei wikipediani in residenza è diventata una realtà in molti spazi espositivi del mondo, a cominciare dal Museo Picasso di Barcellona e dalla Reggia di Versailles.
Il Mart - museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto ha deciso di seguire le orme di queste prestigiose realtà internazionali e di aderire, nell'ambito di un più articolato programma di applicazione delle vecchie e nuove tecnologie alla cultura, al progetto Glam.
Da maggio a ottobre, il museo diretto da Cristiana Collu aprirà, dunque, le proprie porte, anche grazie al sostegno del Digital Commons Lab della Fondazione Bruno Kessler di Trento, a un wikipediano, a un creativo-informatico selezionato direttamente da Wikimedia Italia, la corrispondente italiana ufficiale di Wikimedia Foundation, Inc...
Per sei mesi, il nuovo collaboratore lavorerà fianco a fianco con i curatori, gli archivisti, i bibliotecari e i comunicatori del museo, portando su Wikipedia i contenuti di qualità sviluppati dal Mart, per rendere liberamente accessibile a un pubblico molto vasto il patrimonio di dati conservati dall'istituzione trentina, a partire dalle collezioni dedicate al Futurismo, all'arte verbo-visuale e alla poesia sonora, per passare agli archivi di architettura e al materiale della ricca biblioteca. La residenza sarà anche l’occasione per immettere in rete, eventualmente modificandone lo status giuridico in base alle esigenze del museo, materiale iconografico e documentario di interesse per le comunità di studiosi e per il grande pubblico. Al wikipediano verrà, inoltre, offerta l’occasione di acquisire nuove conoscenze professionali e di confrontarsi con gli standard e le pratiche museali.
Il candidato ideale è una persona con ottime capacità redazionali in lingua italiana, precedente esperienza di contribuzione a Wikipedia e interesse per i beni culturali e la storia. Per il prescelto è previsto una retribuzione complessiva di cinque mila euro, più ulteriori contributi per vitto e alloggio. Gli interessati possono mandare il proprio curriculum vitae, con una lettera motivazionale di accompagnamento, entro domenica 13 aprile all’indirizzo wir@wikimedia.it, indicando nell’oggetto «Candidatura wikipediano in residenza - Mart».
Un’occasione, dunque, interessante quella offerta dal museo trentino, uno dei più noti e attivi del nostro Paese, per approfondire la conoscenza delle sue collezioni e, nello stesso tempo, per studiare come la Rete possa essere veicolo per avvicinare nuovi fruitori alla cultura.

Informazioni utili
Un wikipediano al Mart. Per candidarsi basta inviare entro domenica 13 aprile 2014 il proprio curriculum vitæ in formato pdf e una lettera di accompagnamento all’indirizzo wir@wikimedia.it indicando nell’oggetto «Candidatura wikipediano in residenza - Mart». La call è aperta a candidati di ogni nazionalità, età e genere.Il testo completo della call è disponibile al link: http://bit.ly/wikipedianoalmart

mercoledì 19 marzo 2014

Dal nuovo «Riedel Award» allo storico «Confini»: banditi tre concorsi per designer, maestri vetrai, fotografi e curatori

«Glass in Venice», riconoscimento di prestigio per artisti e maestri vetrai che lavorano nel solco della tradizione muranese, si arricchisce di un nuovo premio. Ad idearlo è stato l’Istituto veneto di scienze, lettere e arti, importante istituzione culturale veneziana da sempre dedita alla valorizzazione del patrimonio vetrario, con la Riedel Crystal, azienda austriaca di centenaria tradizione familiare attiva nella produzione di calici e decanter in cristallo soffiato.
il premio, ribattezzato «Riedel Award», si rivolge ad artisti e designer under 30; gli interessati devono presentare, entro sabato 31 maggio, un portfolio del proprio lavoro e, se richiesto per un più approfondito esame della loro produzione, anche un prodotto in vetro.
Il materiale verrà esaminato da un’apposita commissione di professionisti del settore costituita dall’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti e presieduta da Georg J. Riedel, ex Ceo dell’azienda austriaca.
Al vincitore, la cui designazione si avrà nell’ottobre 2014 durante la premiazione del «Glass in Venice», verrà offerta un’ospitalità di tre giorni a Venezia, nella foresteria dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti. Al primo classificato verrà donato anche un viaggio di quattro giorni (dal 27 al 30 novembre) a Kufstein, presso la Riedel, durante il quale si terrà una full immersion nell'arte della soffiatura del vetro ed è prevista una visita a Salisburgo.
Premia, invece, i curatori under 35 il concorso «Premiere», promosso dall’associazione culturale «Blob Art», con la compartecipazione del Comune di Livorno e della Regione Toscana, al fine di creare un dialogo sempre aperto tra varie figure dell’arte contemporanea.
Le iscrizioni alla competizione, nata da una costola del «Combat Prize», rimarranno aperte fino al 18 giugno; mentre la segnalazione del miglior progetto si avrà il 5 luglio, dopo l’incontro tra i membri della commissione giudicante, composta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Francesca Baboni, Filippo Maggia, Andrea Bruciati, Alberto Salvadori e Stefano Taddei.
Gli interessati, toscani o domiciliati sul territorio, devono inviare un cd contenente il proprio curriculum, l’idea espositiva, il nominativo degli artisti e il titolo delle opere scelte per la mostra alla sede dell’associazione culturale «Blob Art»; il primo classificato avrà la possibilità di veder realizzato il prossimo autunno il proprio progetto alla «Sala degli archi» del Comune di Livorno.
Tra i premi appena lanciati si segnala, infine, quello per «Confini12», rassegna sulla fotografia contemporanea, che vede tra i propri partner culturali il sito «Photographers.it», la rivista «Il fotografo» e l’associazione «Deaphoto». Il termine ultimo per le iscrizioni è quello del 15 giugno; gli interessati devono caricare on-line, sul portale www.photographers.it, un proprio portfolio con dieci/dodici immagini, anche contagiate da altre tecniche visive.
Gli scatti inseriti devono essere accompagnati da un breve testo di presentazione del progetto e da un’altrettanto breve biografia dell’autore. In fase di registrazione, il fotografo deve comunicare anche le caratteristiche delle opere da esporre: dimensioni, tecnica di stampa, tipo di carta fotografica e supporto su cui verrà montata ogni opera (cornice con passepartout, cornice al vivo, montaggio su pannello,… ).
La commissione, che emetterà i propri risultati entro il 15 luglio, sarà formata da Clelia Belgrado («VisionQuesT»), Leo Brogioni («Polifemo Fotografica»), Fulvio Bortolozzo («Camera Doppia»), Maurizio Chelucci («MassenzioArte»), Fulvio Merlak («Sala Fenice»), Francesco Tei («PhotoGallery»), Fausto Raschiatore («CivicoCinque»), Pippo Pappalardo, Antonio Armentano («A.C. l'Impronta»), Sandro Iovine («Il Fotografo») e Angelo Cucchetto («Photographers»).
Fra i progetti con forti contaminazioni linguistiche presentati on-line saranno scelti almeno due degli autori di «Confini12», mostra itinerante che, fra settembre 2014 e settembre 2015, toccherà le città di Roma, Milano, Trieste, Genova, Venezia-Mestre, Torino, Pistoia, Catanzaro e Catania.

Didascalie delle immagini
[Fig.1]Veduta di insieme della «Sala degli archi» del Comune di Livorno, sede espositiva del concorso «Premiere»; [fig. 2] Fabrizio Intonti, «Metanimalia», 2013. Opera selezionata per «Confini11»; [fig. 3] Lavorazione del vetro a Murano

Informazioni utili 
«Riedel Award». Ente banditore: Istituto veneto di scienze, lettere e arti di Venezia, con la Riedel Crystal. Data ultima di consegna dei materiali: 31 maggio 2014. Informazioni e indirizzo per la consegna del portfolio: Istituto veneto di scienze, lettere e arti di Venezia, Campo Santo Stefano, 2945 - 30124 Venezia, glassinvenice@istitutoveneto.it. Sito web: www.glassinvenice.it.

«Premiere». Ente banditore: associazione culturale «Blob Art», con il Comune di Livorno e la Regione Toscana. Data ultima di consegna dei materiali: 18 giugno 2014. Informazioni e indirizzo per la consegna dei materiali: associazione culturale «Blob Art»,   corso Amedeo, 118 - 57125 Livorno (Livorno), tel.0586.881165 e  info@premiocombat.it. Sito web: www.premiocombat.it/premiere

«Confini12». Ente banditore: Confini, con il sito «Photographers.it», la rivista  «Il fotografo» e l’associazione «Deaphoto». Data ultima di consegna dei materiali: 15 giugno 2014. Quota di ammissione: € 30,00, da versare on-line al momento del caricamento delle foto sul sito . Informazioni e indirizzo on-line per la consegna dei materiali:  www.photographers.it/bandi.php?id=37. Sito web: www.confini.eu.

martedì 18 marzo 2014

«Sacre Armonie», quando le arti raccontano la spiritualità e la scienza

Padova torna a riflettere sui rapporti tra sacro, profano, spiritualità e sapere. La primavera riporta in città il festival «Sacre Armonie», promosso dall’amministrazione comunale, in collaborazione con la scuola di musica «Gershwin». Undici gli appuntamenti in programma per questa quarta edizione della manifestazione che, da sabato 29 marzo a venerdì 30 maggio, porterà in Veneto importanti protagonisti dello spettacolo dal vivo e della scena culturale internazionale come il trombettista Paolo Fresu, il pianista Uri Caine, il trio vocale africano Insingizi, la scrittrice Antonia Arslan, la danzatrice Maya Devi e l’attore Natalino Balasso.
Il programma, che prevede molte prime assolute per il Nord-Est, «intreccia –spiega Maurizio Camardi, direttore artistico della rassegna- mondi e culture in un'apparente relazione di incontro/scontro, a partire dalla scelta dei palcoscenici degli spettacoli: cattedrali profane che ospiteranno traiettorie di rara spiritualità e luoghi del sacro che si presteranno a diventare veri e propri teatri». L’obiettivo è quello di mostrare i vari volti di Padova, città della scienza e del sapere, con la sua prestigiosa università e gli esperimenti di Galileo, ma anche città dell'arte e della fede, baciata dal genio artistico di grandi maestri in diversi periodi storici, Giotto sopra tutti, e dal culto per sant'Antonio, riferimento per molti pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
Ad aprire la rassegna sarà, nella serata di sabato 29 marzo alla Sala dei Giganti del Liviano, l’unica tappa nel Nord Italia del progetto musicale «Things/Think!», nato dalla collaborazione tra due protagonisti di punta del jazz internazionale: il noto trombettista Paolo Fresu e il grande pianista americano Uri Caine. «Un concerto che ti mette in pace con il mondo» è la frase con cui la critica ha definito questo spettacolo, nel quale il timbro malinconico e onirico della tromba dell’uno si sposa con il virtuosismo pianistico dell’altro, fatto di mille citazioni, dalla canzone americana al blues, fino alla musica classica. Tra i brani, oltre a standard come «Darn that dream» e «Doxy», sarà possibile ascoltare delle vere e proprie perle musicali, da una versione da brividi di «Lascia ch'io pianga» di Georg Friedrich Händel al fantastico medley che unisce un classico della canzone italiana come «Non ti scordar di me» con «Centochiodi», brano scritto da Paolo Fresu per la colonna sonora dell’omonimo film di Ermanno Olmi.
Il secondo appuntamento in cartellone vedrà, invece, dialogare pittura e religione: venerdì 11 aprile, alla Sala della Carità, andrà in scena lo spettacolo «Come piuma sul respiro di Dio. Artemisia e le altre», a cura degli «Amici della musica» di Venezia, che vedrà in scena la soprano Susanna Armani accompagnata al fortepiano da Bruno Volpato. «Le storie delle eroine bibliche diventano nelle scene dipinte dalla Gentileschi –si legge nella sinossi della rappresentazione- mezzo di espressione di una realtà femminile che si rispecchia e si rivela in suggestivi paralleli con le azioni sacre cantate dalle celebri Figlie da Choro negli ospedali veneziani nel Settecento: le eroine della Bibbia sono, quindi, metafore o allegorie dietro cui sembra di intravvedere aspirazioni e conflitti di genere ancor oggi irrisolti».
Toccherà, quindi, esibirsi sotto i riflettori del festival «Sacre Armonie» all’attore Natalino Balasso, accompagnato sul palco da un trio musicale d’eccezione composto da Claudio Carboni al sax, Carlo Maver al bandoneon e Pasquale Mirra al vibrafono.
L’appuntamento è per mercoledì 16 aprile al Multisala MPX,dove andrà in scena la celebre battaglia tra topi, rane e granchi della «Batracomiomachia», uno dei pochi testi pervenutici integri del filone di poesia parodica e scherzosa molto diffusa nella letteratura greca, in questa versione impreziosito dalla traduzione in forma poetica fluente e ricca di Giacomo Leopardi.
Dalla prosa comica si passerà alla musica con il concerto «Canti sacri dal mondo» che mercoledì 30 aprile vedrà in scena, alla chiesa di San Gaetano, il Coro interreligioso di Trieste, una formazione nata nel 2000, per iniziativa del maestro Fabio Nossal, con l'intento di far conoscere il vasto e multiforme repertorio della musica sacra di varie confessioni religiose.
Le sette note saranno ancora protagoniste domenica 11 maggio al Centro culturale Altinate/San Gaetano con la prima assoluta dello spettacolo «Mystic Gipsy Soul», nato dalla collaborazione con il Nomad Dance Fest International, il festival internazionale di culture, musica e danze nomadi in Italia e in India. Anuj Mishra, Neha Singh, Maya Devi e il Rajput Maharani Ensemble proporranno un viaggio, mistico e indimenticabile, dall'India all'antica Persia, dall'Egitto al Marocco, dalla Turchia al Mar Mediterraneo, alla scoperta di ritmi e melodie antiche come la danza sufi, la rajasthani dance o il flamenco gitano.
Mentre mercoledì 14 maggio, nella Chiesa degli Eremitani, sarà possibile assistere a un concerto dell’Orchestra di Padova e del Veneto e del coro «La stagione armonica», compagini dirette rispettivamente da Zsolt Hamar e da Sergio Balestracci, che saranno accompagnate in scena dalla soprano Martina Nawrath, dalla mezzosoprano Lucia Megyesi Schwartz, dal tenore Markus Francke e dal baritono Thomas De Vries. «Abbracciatevi, moltitudini!», l’incitamento alla fratellanza universale contenuto nell’«Ode alla gioia» della Sinfonia n. 9 di Beethoven, insieme al «Benedictus» dalla «Missa Solemnis» (nella versione per violino e orchestra che ne fece Busoni), e a uno tra i più grandi monumenti in musica all’Olocausto, «Un sopravvissuto di Varsavia op. 46» di Schoenberg, compongono il programma della serata.
Quest’anno «Sacre Armonie» si inserisce anche nelle manifestazioni francescane per il centenario del ritorno dei frati nella chiesa di San Francesco Grande. Per l’occasione, giovedì 15 maggio l'ensemble vocale Insingizi, formazione composta da tre percussionisti e danzatori provenienti dallo Zimbabwe, proporrà lo spettacolo «An African Gospel», una serie di canti gospel e spiritual della tradizione africana.
Giovedì 22 maggio andrà, invece, in scena alla Sala dei Giganti del Liviano la prima nazionale di «Kalelov (camminando)», spettacolo scritto da Antonia Arslan e Massimo Carlotto, che si avvale di musiche tradizionali armene e di composizioni originali di Maurizio Camardi e Mauro Palmas. La rappresentazione, che vede in scena due scrittori e quattro musicisti con in comune la passione del racconto e l'amore per la cultura della propria terra, costituisce –affermano gli organizzatori- «un viaggio tra parole e musica da Marsiglia alle coste della Sardegna, da Venezia ai paesaggi dell'Armenia anatolica, lungo le rotte del Mediterraneo e oltre. Un viaggio nel tempo tra passato, presente e futuro che ci racconta storie di donne, uomini, luoghi reali e immaginari».
La rassegna proseguirà, venerdì 23 maggio al Palazzo Moroni, con la presentazione del romanzo «Le inutili vergogne» di Eduardo Savarese. Tornerà, poi, ancora protagonista del festival l'Orchestra di Padova e del Veneto, diretta da Gabriele Dal Santo, che giovedì 29 maggio proporrà al Santuario della Madonna Pellegrina un ricordo del compositore Carl Philipp Emanuel Bach (8 marzo 1714 - 14 dicembre 1788), nel trecentesimo anniversario della nascita, con l’esecuzione della «Sinfonia in si min. Wq 182 n.5» e del «Concerto Wq 35 per organo e orchestra», ma anche delle «Tre sonate da chiesa K 336, K 244, K 245 per organo e orchestra» e dell’«Adagio e fuga in do minore K 546 per archi» di Mozart. Un evento speciale chiuderà venerdì 30 maggio la quarta edizione di «Sacre Armonie», manifestazione che da sempre racconta il passato e il presente con uno sguardo aperto al futuro.

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 2] Una scena dello spettacolo «Mystic Gipsy Soul», nato dalla collaborazione con il Nomad Dance Fest International; [fig. 3] L'ensemble vocale Insingizi; [fig. 4]   Il trombettista Paolo Fresu e il pianista americano Uri Caine;[fig. 5] Il Coro interreligioso di Trieste

Informazioni utili
«Sacre Armonie»  - Edizione 2014. Padova, sedi varie. Informazioni: Spazio Gershwin – Scuola di Musica «Gershwin», tel. 342.1486878 o  info@universidiversi.com. Punti vendita dei biglietti: Gabbia Dischi, via Dante 8  (tel. 049.8751166); Coin Ticket Store, via Altinate (tel. 049.8364084); Multisala MPX, via Bonporti 22 (tel. 049.8774325); Musica Musica, via Altinate 20 (tel. 049.8761545), Scuola di Musica Gershwin, via Tonzig, 9 (tel. 342.1486878). Sito web: www.universidiversi.com - www.spaziogershwin.org. Dal 29 marzo al 30 maggio 2014. 



lunedì 17 marzo 2014

Bologna, tra le ricette di Giorgio Morandi con Massimo Bottura e Marta Pulini

Parte da Bologna uno dei progetti artistici di Expo 2015: «aroundmorandi – natura morta con pane e limone», percorso multidisciplinare in bilico tra design, arte culinaria e cultura dell’innovazione costruito intorno alla figura di Giorgio Morandi (Bologna, 20 luglio 1890 – 18 giugno 1964), artista comunemente conosciuto come il «pittore delle bottiglie».
L’iniziativa -curata dall’associazione «wonderingstars», con la preziosa collaborazione della rete civica Bologna Musei- animerà da giovedì 27 a domenica 30 marzo gli spazi del Mambo, il museo d’arte moderna della città che, dal novembre 2012, accoglie tra le sue mura ottantacinque tele facenti parte della raccolta donata dalla sorella dell’artista, Maria Teresa Morandi, al Comune di Bologna.
Un evento performativo e un’installazione dedicati al maestro emiliano e al suo rapporto con gli oggetti domestici e con la quotidianità familiare, più alcuni incontri, laboratori per bambini e workshop, compongono il progetto, nel quale gioca un ruolo fondamentale Carlo Zucchini, expertiser e amico del pittore bolognese, che è anche garante della donazione Morandi all’amministrazione comunale felsinea.
Con lui saranno protagonisti negli spazi dell’ex Forno del pane anche due chef dell’avanguardia culinaria: Marta Pulini, la mente creativa di BibenduM, e Massimo Bottura, proprietario dell’Osteria Francescana di Modena, che si è appena aggiudicato il prestigioso White Guide Global Gastronomy Award, conosciuto nel mondo come il Nobel della gastronomia.
Il cuoco emiliano animerà nella serata di giovedì 27 marzo, dalle 20.30 alle 24, la performance «A taste of Morandi», che lo vedrà all’opera con Carlo Zucchini: il primo reinterpreterà le suggestioni della poetica morandiana in chiave culinaria, l’altro calerà il pubblico nell’universo dell’artista e, attingendo al suo epistolario, all’esperienza della frequentazione della famiglia e alla conoscenza delle sue opere.
La tavola sarà il cuore dell’evento che farà incontrare l’arte con il design, l’alta cucina e il racconto. Allestita con oggetti e tovagliati di design ispirati all’opera del maestro bolognese, la performance richiamerà, nello specifico, la convivialità della famiglia Morandi e al tempo stesso la storia di una terra tra passato e futuro, tra sapori da conservare e innovare. Alle due voci dei protagonisti se ne aggiungerà una terza, quella dell’attrice Marinella Manicardi, che interpreterà una delle sorelle del pittore.
Durante l’incontro una sessantina di convitati assaggeranno un piatto di ispirazione morandiana; mentre il ricettario della famiglia dell’artista, rielaborato da Marta Pulini, sarà oggetto di una pubblicazione in uscita nel corso del 2014 per i tipi di Corraini editore.
In occasione dell’evento, il dipartimento educativo del Mambo ha studiato, in collaborazione con l’associazione «Il tempo ritrovato», un inedito percorso tra educazione estetica e alimentare rivolto più piccoli: i laboratori «Pranzi Di-segni. A tavola con Giorgio Morandi». Due gli incontri in agenda: sabato 29 marzo, a partire dalle ore 16, toccherà alla fascia d’età tra gli 8 e gli 11 anni; domenica 30 marzo, alle stessa ora, sarà la volta dei bambini dai 5 ai 7 anni. Gli adulti potranno, invece, approfondire la propria conoscenza del maestro bolognese con il workshop «aroundmorandi - a color inspiration» (domenica 30 marzo, ore 12), a cura della Color Designer Vicky Syriopoulou, o con la tavola rotonda «A talk aroundmorandi» (sabato 29 marzo, ore 11), che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Alberto Alessi, Marzia Corraini, Giuliana Cesari e Aldo Colonetti.
Durante tutti e quattro i giorni dell’iniziativa al Mambo, sarà, inoltre, possibile vedere, nella Sala delle Ciminiere, la mostra «extraordinary ordinary objects - Giorgio Morandi inspires design», con oggetti ordinari di ispirazione morandiana, straordinariamente reinterpretati da alcuni tra i più grandi designer e artisti contemporanei. Un’occasione, questa, per dimostrare come i soggetti pittorici dell’artista emiliano – ciotole, bottiglie e vasi, dipinti con pochi colori- abbiano piantano semi fruttiferi in chi si occupa di cultura artistica. Semi che ancora oggi germogliano, anche in territori inconsueti.

Per saperne di più
La collezione Morandi trova casa al Mambo

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1,2 e 3] Immagine promozionale del progetto «aroundmorandi – natura morta con pane e limone»

Informazioni utili 
«aroundmorandi – natura morta con pane e limone». MAMbo – Museo d’arte moderna,  via Don Minzoni, 14 e Casa Morandi, via Fondazza, 36 - Bologna. Informazioni: tel.  051.9917794 o info@wonderingstars.it. Sito internet: www.wonderingstars.it o www.mambo-bologna.org. Dal 27 al 30 marzo 2014. 
Elenco incontri 
«A taste of Morandi» - performance con lo chef Massimo Bottura. Data: giovedì 27 marzo, dalle ore 20.30 alle ore 24.  Ingresso (comprensivo della visita al Museo Morandi e alla Casa Morandi): intero € 18,00, ridotto € 15,00 (la riduzione è riservata agli iscritti all’Ordine degli architetti di Bologna). Prenotazioni: tel.  051.9917794 o info@wonderingstars.it
«Pranzi Di-segni. A tavola con Giorgio Morandi» - laboratori per bambini. Data: sabato 29 marzo, ore 16.00 (dagli 8 agli 11 anni); domenica 30 marzo, ore 16.00 (dai 5 ai 7 anni). Ingresso: € 5,00. Prenotazioni:    tel. 051. 6496628 (lunedì-venerdì, ore 10.00-13.00),  mamboedu@comune.bologna.it
«A talk aroundmorandi» - tavola rotonda con Carlo Zucchini, Marta Pulini, Alberto Alessi, Marzia Corraini, Giuliana Cesari e Aldo Colonetti. Data: sabato 29 marzo, ore 11. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. 
«aroundmorandi - a color inspiration» - laboratorio a cura della «Color Designer Vicky Syriopoulou», con Carlo Zucchini, presso la Casa Morandi. Data: domenica 30 marzo, ore 12. Ingresso: intero € 8,00, ridotto € 5,00  (la riduzione è riservata agli iscritti all’Ordine degli architetti di Bologna). Prenotazioni: tel.  051.9917794 o info@wonderingstars.it
«extraordinary ordinary objects - Giorgio Morandi inspires design» - mostra. Orari: da venerdì 28 a domenica 30 marzo, ore 12.00-20.00. Ingresso: € 4,00. Informazioni: tel. 051.6496611 o info@mambo-bologna.org.   

venerdì 14 marzo 2014

Val d’Elsa, l’arte arriva tra banchi di scuola con «Fenice Contemporanea»

L’arte dei nostri giorni arriva tra banchi di scuola. Succede nella Val d'Elsa grazie a «Fenice Contemporanea», progetto promosso dai Comuni di Poggibonsi, San Gimignano e Colle di Val d’Elsa, con la collaborazione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, di Vernice Progetti Culturali e della Fondazione Elsa e con il contributo economico della Regione Toscana nell’ambito di ToscaninContemporanea2013.
Per tutto il mese di marzo più di cento studenti delle scuole medie inferiori e superiori dell’area valdelsana, saranno coinvolti in un percorso di conoscenza dei linguaggi artistici a noi coevi a partire dalle installazioni presenti sul territorio: dalle opere di Mimmo Paladino a quelle di Antony Gormley, fino alle tante testimonianze artistiche ormai impresse nella geografia del paesaggio toscano.
Dopo aver fatto tappa al liceo classico e scientifico «Alessandro Volta» di Colle di Val d’Elsa e agli istituti «Roncalli-Sarrocchi» di Poggibonsi, gli incontri di presentazione di «Fenice Contemporanea», curati dagli storici dell’arte di «CultureAttive» e realizzati grazie alla collaborazione di «Arte Continua» e di «Comincon», faranno tappa, martedì 18 e mercoledì 20 marzo, alle scuole medie e superiori di San Gimignano.
I ragazzi potranno così andare virtualmente alla scoperta delle opere di Niccolò Cannicci e di Marcel Duchamp, ma anche di quelle di Felix Gonzales Torres e Maurizio Cattelan, per poi analizzare lavori più storicizzati dell’arte contemporanea, come quelli di Piero Manzoni e di Pino Pascali, fino a prendere in considerazione le installazioni presenti in Valdelsa: l'UMoCA di Cai Guo Qiang, le opere di Jospeh Kosuth e le sculture antropomorfe in bronzo di Antony Gormley.
Ad aprile e maggio, al termine degli incontri introduttivi, i ragazzi saranno, poi, coinvolti in una serie di laboratori e workshop durante i quali potranno lavorare e interagire direttamente con artisti e fumettisti di fama nazionale e internazionale, in residenza sul territorio della Val d’Elsa, dalla scultrice e pittrice americana Kiki Smith al collettivo di fumettisti Delebile, passando per Massimo Ricciardo e Maria Pecchioli.
Un progetto interessante, dunque, quello di «Fenice Contemporanea» che permette ai più giovani di conoscere due realtà come «Arte all’arte», iniziativa ideata nel 1996 dall’associazione «Arte Continua», e «Affinità», progetto lanciato nel 1994 da Giuliano Briganti e Luisa Laureati che ha visto dialogare con le architetture medioevali di San Gimignano artisti del calibro di Giulio Paolini, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci e Nunzio Di Stefano. Ed è proprio «Arte all’arte» ad aver portato una ventata di contemporaneità sul territorio, conosciuto dai più per le sue opere medioevali, dalle sculture di Arnolfo di Cambio agli affreschi di Taddeo di Bartolo, Ridolfo del Ghirlandaio e Alessandro Allori per la chiesa di Sant’Agostino a Colle Val d’Elsa. In poco meno di una ventina d’anni, la manifestazione ha avuto per protagonisti grandi nomi della scena artistica internazionale, da Ilya Kabakov a Sol LeWitt, da Marina Abramovic e Jannis Kounellis.
Ecco così abitare la Val d’Elsa opere come «I dormienti» di Mimmo Paladino e gli «Omini di ferro» del progetto «Fai spazio, prendi posto» di Antony Gormley a Poggibonsi, «I Gatti» di  Sislej Xhafa alla chiesa di Mensano o, ancora, l’installazione di Anish Kapoor a San Gimignano, all’interno del torrione di Sant’Agostino: tante testimonianze di come l'arte contemporanea possa ridisegnare il volto di un paesaggio.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Mimmo Paladino, «I dormienti» , 2000. Poggibonsi (Siena), Fontana delle fate;  [fig. 2]Antony Gormley, «Fai spazio, Prendi posto» , 2004. Poggibonsi (Siena), sedi varie [fig. 3] Sislej Xhafa, «Gatti» , 2001. Casole d'Elsa (Siena), chiesa di Mensano

Informazioni utili
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giovedì 13 marzo 2014

Silvano Bozzolini in mostra al nuovo Accabì-Hospitalburresi di Poggibonsi

Il vecchio ospedale diventa un centro di cultura: succede a Poggibonsi, in provincia di Siena, dove è stato recentemente inaugurato Accabì-Hospitalburresi, tremilaseicento metri quadri che comprendono una biblioteca con oltre quarantamila volumi più i fondi antichi, una scuola di musica e sale per incontri culturali, mostre e convegni. A tenere a battesimo gli spazi espositivi è la rassegna «Silvano Bozzolini, pitture 1946–1992», promossa dal Comune di Poggibonsi, dalla Fondazione Elsa, da Vernice progetti culturali e dalla Fondazione Monte dei Paschi nell’ambito delle iniziative culturali di Siena Capitale europea della cultura.
Sessantasei dipinti, selezionati da Beatrice Buscaroli e Luca Bozzolini, ripercorrono la parabola creativa dell’artista toscano, maestro dell’astrattismo europeo, attivo tra Italia e Francia nel secondo dopoguerra, che vanta studi alla Scuola di nudo di Felice Carena, presso l’accademia di Belle arti di Firenze, e le cui opere sono conservate in spazi espositivi quali la Collezione VAF-Stiftung di Rovereto, il Museo di Magi ‘900 di Pieve di Cento, la Galleria internazionale d’arte moderna di Firenze e la Biblioteca nazionale di Parigi.
I dipinti in mostra, visibili fino al prossimo 13 aprile, provengono dalla collezione del Comune di Poggibonsi, dall’Archivio Pieraccini-Bozzolini, da gallerie d’arte italiane ed europee, e da prestigiose collezioni private di Poggibonsi, Firenze, Roma, Milano, Genova, Bergamo e Parigi.
L’esposizione, cui rimarrà documentazione in un catalogo pubblicato da Carlo Cambi editori, offre l’opportunità di conoscere meglio Silvano Bozzolini, artista che amava definirsi un «operaio della pittura», a partire dalla produzione relativa al periodo fiorentino, caratterizzato dalla fondazione della rivista «Posizioni» e dalle esperienze con il gruppo «Arte d’oggi», per giungere a quello parigino, che lo vide stringere amicizia con Alberto Magnelli e Sonia Delaunay, esporre presso la galleria Denise René e fondare, con André Bloc, il «Groupe Espace».
Interprete profondo dell’esigenza di rinnovamento di un gusto novecentesco ormai in crisi, l’artista toscano ha saputo spingere la propria ricerca oltre il linguaggio figurativo e oltre l’ambito di un certo astrattismo di maniera, verso la comprensione di ciò che egli stesso ha definito «un'altra realtà visiva che ha la sua radice nell’osservazione delle cose, dei fatti, della vita e dell’esistenza quotidiana dei nostri giorni: cioè non di ieri né di domani». Silvano Bozzolini è riuscito, dunque, a mettere l’accento su quel «nulla visivo» che per l’artista rappresenta l’insieme delle forme esteriori che definiscono l’uomo e le cose tutte, giungendo a cogliere anche le necessità più spirituali, con il ricorso a forme geometriche, conquiste spaziali, dinamismi visivi, incastri e contrasti cromatici, che si accompagnano ad una sorprendente capacità di invenzione e a quel rigore e quella severità nella composizione che caratterizzano gran parte della sua opera. La sua ricerca, infine, ha sempre mantenuto il legame fondamentale con la terra d’origine, l’identità toscana che è da sempre il tratto distintivo anche del suo essere stato un «Italien de Paris».
La mostra di Poggibonsi restituisce anche la storia dell’uomo Bozzolini, autodidatta della pittura a diciannove anni, operaio in un magazzino di tessuti a Milano, soldato nei Balcani e poi clandestino per non aver aderito all’esercito della Repubblica di Salò, ma soprattutto instancabile viaggiatore sulle strade di Svizzera, Austria, Jugoslavia e Bulgaria con la sua amata bicicletta.
La rassegna è anche un viaggio tra i paesi del cuore dell’artista toscano. Se l’Elba è il luogo del lavoro e del contatto fisico con la natura, Poggibonsi rappresenta per il maestro astrattista il profondo legame culturale con la realtà sociale italiana e toscana in particolare. E’ qui che per lunghi periodi soggiorna la moglie ed è qui che risiedono i grandi amici scelti nel periodo del dopoguerra e coltivati per tutta la vita. Se all’Elba l'artista gode della luce dell’isola e dell’amore dei figli e nipoti, a Parigi lo accompagna la presenza dei molti colleghi con i quali spesso espone. Nella grande casa di Procchio le sue tele rispondono, dunque, ai colori e all’armonia dell’ambiente, mentre nello studio di rue Camille Tahan viene privilegiata una maggiore introspezione e una più severa composizione. 

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Ritratto di Silvano Bozzolini; [fig. 2] Silvano Bozzolini, «Situation positive» 1960, olio su tela, 146x114 cm. Collezione privata

Informazioni utili
«Silvano Bozzolini, pitture 1946–1992». Accabì-Hospitalburresi, via Carducci, 1 - Poggibonsi (Siena). Orari: mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica, ore 17.00-20.00. Ingresso gratuito. Catalogo: Carlo Cambi Editori. Informazioni: Ufficio Cultura, tel. 0577.986335, Fondazione Elsa tel. 0577.985697, Urp di Poggibonsi, tel. 0577.986203. Sito internet: www.comune.poggibonsi.si.it e www.politeama.info. Fino al 13 dicembre 2014.

mercoledì 12 marzo 2014

Dal British Museum a Martigny: la bellezza secondo l’antica Grecia

Ci sono le riproduzioni del «Discobolo» di Mirone e del «Diadumeno» di Policleto tra le sculture che il British Museum di Londra ha prestato alla Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, pregevole centro culturale svizzero con una ricca collezione di opere dei più grandi maestri del XIX e del XX secolo, in occasione della mostra «La bellezza del corpo nell’antica Grecia», curata da Ian Jenkins.
Fondato nel 1753 e aperto al pubblico sei anni dopo, il museo britannico è senz’altro uno dei importanti al mondo con le sue raccolte costituite da oltre sette milioni di oggetti, ma deve la propria notorietà soprattutto alle ventiquattro stanze che raccontano Roma e l’antica Grecia, all’interno delle quali si trovano manufatti che vanno dall’inizio della preistoria all'età bizantina.
Su espressa richiesta dello stesso British Museum a Léonard Gianadda, presidente dell’istituzione elvetica, una pregevole selezione di queste opere è in mostra, fino al prossimo 9 giugno, a Martigny, cittadina nella valle del Rodano che vanta origini celtiche e che è ricca di vestigia di epoca gallo-romana, a cominciare dai resti del tempietto su cui sorge proprio la Fondazione Gianadda.
Un felice connubio di pietra, bronzo e marmo unirà, dunque, per i prossimi tre mesi la sezione antica di uno dei musei più visitati al mondo con la capitale del Vallese romano, il Forum Claudii Vallensium, e con le sue testimonianze di un passato glorioso, dalla possente testa bronzea del «Toro tricorne» ai due torsi virili, provenienti dal Mediterraneo orientale e usati probabilmente come ornamento di una sala termale, che sono stati ritrovati nel 2011 in occasione della realizzazione di una nuova strada del quartiere delle Morasses. Entrambi i lavori, raffiguranti un «Ercole con mantello leonino» e un «Apollo Citaredo», sono in mostra nelle sale del museo svizzero, accanto a una piccola replica in marmo bianco dell’«Afrodite di Cnido» di Prassitele, trovata anch’essa a Martigny nel 1939. Il cuore della rassegna è, però, rappresentato dalle opere del British Museum, attraverso le quali si celebra la bellezza seguendo il filo rosso di sette temi: la prestanza del corpo maschile e la grazia di quello femminile, lo sport, la nascita, il matrimonio, la morte, l‘amore e il desiderio. Ecco così apparire davanti al visitatore le forme toniche ed eleganti del «Discobolo» di Mirone, raffigurato in una scultura in marmo del II secolo a.C., copia romana di un originale in bronzo, fuso nel V secolo a.C. e oggi perduto.
Ammalia per il suo portamento statuario anche il «Il Diadumeno», opera in marmo databile intorno al 50 a.C. e ritrovata in Provenza nel 1862, che raffigura un giovane atleta con la testa cinta dalla benda della vittoria ai Giochi olimpici dell'antica Grecia e che riproduce la famosa scultura in bronzo realizzata da Policleto nel V secolo a.C..
Nella sezione dedicata al corpo femminile spiccano, invece, una terracotta del 300-200 a.C. con le fattezze di una nobildonna greca, elegantemente abbigliata con una lunga tunica e un ampio cappello, e una statua bronzea del VI secolo a.C., forse di origine spartana, raffigurante «Una giovane donna che corre» secondo gli usi del tempo, stando a quanto scrive Pausania: «capelli al vento, tunica abbassata fin sotto le ginocchia, spalla destra completamente nuda e spogliata fino al seno».
Lungo il percorso espositivo, di cui è stato pubblicato un catalogo a documentazione, si trovano anche un possente Zeus in bronzo del I-II secolo a.C., un’anfora a figure nere di fattura greca con l’effige del dio Dioniso (520 a.C.) e una copia della piccola scultura «Eros mentre tende il suo arco» di Lisippo, databile alla fine del IV sec. a.C..
Fra divinità del passato e corpi tonici, è esposta anche una statuetta in terracotta del II secolo a.C. raffigurante il «tenutario del bordello», uno dei personaggi ricorrenti del teatro greco, con addosso la maschera da anziano e con la testa incoronata da strisce frammentate. Tanti volti, dunque, scorrono tra le sale della Fondazione Pierre Giannada a raccontare la bellezza, quella virtù che Stendhal definiva «promessa di felicità».

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Il Discobolo, Marmo, periodo romano, II sec. d. C . © The Trustees of the British Museum (2014). All rights reserved; [fig. 2] Il Diadumeno, marmo, 50 d.C. © The Trustees of the British Museum (2014). All rights reserved; [Fig. 3] Giovane donna che corre, bronzo, Grecia, VI sec. a. C. © The Trustees of the British Museum (2014). All rights reserved; [fog. 4] Afrodite di Cnido di Prassitele, marmo © Fondation Pierre Gianadda, Martigny 

Informazioni utili 
«La bellezza del corpo nell’antica Grecia». Fondazione Pierre Giannada, Rue du Forum, 59 - Martigny (Svizzera). Orari: ore 10.00-18.00. Ingresso: adulti ChF 15/€ 12,50; terza età ChF 13/€ 11,00, famiglie ChF 35/€ 28,00; bambini oltre 10 anni e studenti ChF 8/€ 6,00. Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: tel.(+41)27.7223978. Informazioni in Italia: tel. 031.269393. Sito internet: www.gianadda.ch. Fino al 9 giugno 2014.