
Dopo la pittura seducente di Milo Manara e quella onirica di Luca Giovagnoli, dopo il disegno pop di Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti), il segno cine-pittorico di Gianluigi Toccafondo e le forme concettuali di Pablo Echaurren, la lunga stagione dell’affiche balneare riminese (iniziata negli anni Venti del XX secolo, interrottasi nel secondo Dopoguerra e ripresa nel 2000), si apre, dunque, a un capitolo ancora poco esplorato. Saranno, infatti, la forma e il suono della parola a raccontare l’anima e la storia della città che diede i natali a Francesca da Polenta e a Federico Fellini. Una città che, nel corso del Novecento,

Spunto per l’inedita “creatura verbale” di Alessandro Bergonzoni, uno dei più surreali esploratori contemporanei del linguaggio, è la frase «onde per cui scendere dal tempo e ammarare; onde per cui rompere le clessidre e spiaggiarsi; onde per cui dire Rimini è come dir rimani; onde per cui cambi arie e non te le dai; onde per cui ci và in vacanza anche la vacanza (quando finisce)».
La nuova opera verrà esposta nel Museo della Città, ma soprattutto campeggerà sui manifesti,

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Manifesto di Alessandro Bergonzoni per Rimini 2009; [fig. 2] Manifesto di Milo Manara per Rimini 2004: [fig. 3] Manifesto di Marco Morosini per Rimini 2008
Per saperne di più
Rimini nei manifesti balneari
Balnea – Museo virtuale dei bagni di mare e del turismo balneare
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