ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 4 dicembre 2020

Crespi d’Adda, da venticinque anni è sito Unesco. Tra i doni per l’anniversario il Museo interattivo delle memorie

Da venticinque anni è uno dei siti italiani dell’Unesco. Era, infatti, il 5 dicembre 1995 quando a Berlino, nella riunione del Comitato per il Patrimonio dell’Umanità, si annunciava che, insieme a Siena, Ferrara e Napoli, anche il villaggio operaio di Crespi d’Adda era stato inserito nella World Heritage List. Si trattava, allora, dell’undicesimo sito in Italia, il terzo in Lombardia e il quinto al mondo per l’archeologia industriale a meritarsi il prezioso riconoscimento.
La motivazione addotta dagli esperti delegati dall’Unesco dettagliava come Crespi d’Adda fosse «un esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, che vide la luce in Europa e nell’America del Nord tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, espressione della filosofia predominante tra gli industriali illuminati nei riguardi dei loro operai».
L’Unesco premiava anche l’integrità architettonica del luogo, fondato nel 1878 intorno al Cotonificio Benigno Crespi, collocato in prossimità del fiume Adda, proprio sul confine tra le provincie di Milano e Bergamo, e più precisamente nel Comune di Capriate San Gervasio.
Il villaggio aveva e ha ancora oggi una struttura molto particolare: l’impianto regolare delle strade e la sua fisionomia urbanistica permetteva e permette di individuare in modo chiaro tutti gli edifici che formano il paese, composto, oltre che dalla fabbrica e dalle abitazioni, anche da strutture sociali e, un tempo, a uso pubblico come il lavatoio, il dopolavoro, l’albergo, il piccolo ospedale, la scuola, il teatro, la chiesa, i bagni pubblici con piscina e il cimitero.
Venticinque anni fa, il villaggio operaio di Crespi d’Adda otteneva il prezioso riconoscimento grazie all’audace iniziativa di alcuni giovani universitari locali, riuniti nel goliardico «Centro sociale Fratelli Marx», in grado, con un supporto più formale che sostanziale da parte delle istituzioni locali, di promuovere e far comprendere al mondo il valore di questo piccolo luogo italiano, insediamento rappresentativo di una cultura industriale divenuta vulnerabile per l’impatto di cambiamenti sociali ed economici irreversibili.
Al fine di tutelare il villaggio operaio dalla aggressione di una spregiudicata speculazione edilizia supportata da una parte della comunità, negli anni Novanta, questi giovani elaborarono, infatti, un «progetto di rivalutazione culturale per Crespi d’Adda», all’interno del quale era previsto, oltre a una serie di azioni di promozione turistica, l’ambizioso progetto di presentare la necessaria documentazione per l’inserimento del sito nella World Heritage List.
Due anni dopo, il sogno diventava realtà e ora questa storia rivivrà in un libro, che vedrà la luce la prossima primavera. L’autore, Giorgio Ravasio, fu testimone di tutta la vicenda che portò all’inserimento del villaggio operaio tra i Patrimoni mondiali dell'Umanità e, in occasione dell'anniversario, ripercorrerà i fatti, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa. «Voglio raccontare come andarono realmente le cose in quegli anni -dichiara, infatti, l’autore-. Molti si sono arrogati meriti non propri e molti che osteggiarono la nomination sono poi saliti sul carro dei vincitori. Nel mentre, ai veri eroi di questa esperienza non sono mai stati riconosciuti i meriti di questo risultato incredibile. Sarà l’occasione per fare chiarezza su un periodo importantissimo della nostra storia».
Va ricordato che questi venticinque anni non sono sempre stati facili. Nel 2003 il villaggio di Crespi d’Adda è, infatti, stato chiuso definitivamente. Dieci anni dopo, nel 2013, l’imprenditore bergamasco Antonio Percassi lo ha acquisito con l’idea di farne la sede operativa delle proprie aziende nonché un campus dell'innovazione e dell'arte aperto ad altri partner, con un museo e zone espositive accessibili al pubblico.
Il punto centrale dell'esperienza di interpretazione e conoscenza del luogo è oggi l’Unesco Visit Center, dove si trovano la biglietteria, il museo multimediale, l’archivio storico, il bookshop e le aule laboratoriali. Ma per il futuro si hanno in mente tanti altri progetti di valorizzazione, come per esempio la restituzione al pubblico dell’ex edicola, che diventerà un Book crossing point, e del cinema.
Al villaggio Crespi d’Adda, -racconta ancora Giorgio Ravasio- «siamo riusciti a dispetto di tutto e di tutti, a creare valore e a riconsegnare un possibile futuro lavorativo alla discarica dei sogni imprenditoriali della manifattura italiana attraverso l’azione della comunità, o almeno di parte di essa. Mi immagino la Crespi d’Adda 2.0 come a un significativo indirizzo simbolico per l’impresa del futuro: sostenibile, intelligente, visionaria. Una Sylicon Valley bergamasca permeata, densa e carica di cultura, elemento indispensabile per una industria responsabile e di successo che guardi al domani come una sfida colma di possibilità».
Quella di Crespi d’Adda è, dunque, una storia da festeggiare e, Covid-19 permettendo, lo si farà la prossima primavera, con una serie di iniziative che andranno ad affiancare la normale programmazione di visite guidate.
Donatella Pirola
, assessore alla Cultura del Comune di Capriate San Gervasio, promette l’inaugurazione, per il prossimo mese di maggio, dell’Archivio storico che, con il supporto di Fondazione Legler, è stato riordinato, inventariato e catalogato. Per divulgarne il contenuto verrà pubblicato un libro fotografico che valorizzerà le straordinarie immagini fissate sulle lastre di vetro preservate nell’archivio.
Durante il periodo di chiusura forzata per l’emergenza pandemica da Coronavirus, al villaggio operaio di Crespi d’Adda sono riusciti anche a lavorare alla progettazione e alla realizzazione del Museo interattivo delle memorie, a disposizione del pubblico e delle scuole dalla prossima primavera.
Uno strumento in più, questo, per scoprire o riscoprire un luogo significativo della nostra storia industriale, magari iniziando già a progettare una gita fuoriporta per i prossimi mesi, appena l'Unesco Visit Center di Capriate San Gervasio sarà totalmente fruibile e l’allentarsi delle misure restrittive per frenare la diffusione del Coronavirus renderà più liberi i nostri spostamenti.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Crespi d'Adda, Unesco Visitor Centre e Monumento ai caduti - ©Marlin Dedaj, Associazione Crespi d'Adda; [fig. 2] Crespi d'Adda, Ingresso della fabbrica - ©Walter Carrera, Associazione Crespi d'Adda; [fig. 3] Crespi d'Adda, Panorama dal belvedere - ©Walter Carrera, Associazione Crespi d'Adda; [fig. 4] Crespi d'Adda, Massa di operai nella fabbrica - ©Archivio Storico di Crespi d'Adda; [fig. 5] Crespi d'Adda, Sala caldaie - ©Archivio Storico di Crespi d'Adda; [fig. 6] Crespi d'Adda, Spaccio di generi alimentari - ©Archivio Storico di Crespi d'Adda; [fig. 7] Crespi d'Adda, Veduta aerea - ©Archivio Storico di Crespi d'Adda

Informazioni utili
Il luogo è visitabile prenotando una guida al numero 02.90939988 o scrivendo all’indirizzo e-mail a info@crespidadda.it; a partire dal mese di marzo e fino a tutto novembre, ogni domenica e tutti i giorni festive, è aperto un punto informazioni che distribuisce mappe e organizza visite guidate anche senza prenotazione. Per informazioni è possibile contattare anche il Comune di Capriate San Gervasio al numero 02.9091712 o all’indirizzo e-mail info@visitcrespi.it. I siti internet di riferimento sono www.crespidadda.it o www.visitcrespi.it

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