ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 25 ottobre 2024

Roma: riapre al pubblico la Loggia dei Vini, un gioiello restaurato nel parco di Villa Borghese

Il Barocco incontra l’arte contemporanea. Succede a Roma, negli spazi di Villa Borghese. L’occasione è offerta dalla presentazione al pubblico della prima parte dell’intervento di restauro conservativo che sta interessando la Loggia dei Vini, originale ed elegante architettura a pianta ovale impreziosita da decorazioni e affreschi, edificata tra il 1609 e il 1618, sotto la direzione prima di Flaminio Ponzio e poi di Giovanni Vasanzio, per volontà del cardinale e collezionista d’arte Borghese Scipione (1575-1633), nipote di papa Paolo V (1605-1621), e utilizzata, durante il periodo estivo, per riunioni e feste conviviali, nelle quali si servivano, al fresco della penombra, vini pregiati e prelibati sorbetti.

In questo luogo, definito dalle fonti coeve il «tinello de’ li gentil’ homini», è stato allestito, per essere visibile per tutto l’autunno e per buona parte dell’inverno, il progetto d’arte contemporanea «Lavinia», a cura di Salvatore Lacagnina, con opere site specific degli artisti Ross Birrell & David Harding, Monika Sosnowska, Enzo Cucchi, Gianni Politi, Piero Golia e Virginia Overton. Il titolo della rassegna – che prevede anche performance, letture, laboratori e attività didattiche, orchestrate secondo una narrazione unitaria – è un omaggio alla pittrice manierista Lavinia Fontana, tra le prime artiste riconosciute nella storia dell’arte, presente nella collezione Borghese dai primi del Seicento.

Proposto con l’intento di valorizzare i restauri appena terminati che hanno interessato la volta interna, con le cornici in stucco e l’affresco centrale del pittore urbinate Archita Ricci, nonché i pilastri danneggiati da infiltrazioni d’acqua e la scala semicircolare di accesso al padiglione, il progetto espositivo «aspira – nelle intenzioni del curatore, esplicitate in una nota stampa - a entrare silenziosamente nella vita quotidiana. Si rivolge a chi passeggia nel parco, evitando qualsiasi forma di auctoritas. Mette in discussione le nozioni di arte pubblica e di tradizione, il rapporto fra arte e architettura, apre al potenziale dello storytelling».

A scendere in campo per il restauro, nello spirito dei mecenati di un tempo, è stata, in occasione dei centotrenta anni dalla sua fondazione, l’azienda Ghella, colosso multinazionale nel campo delle costruzioni con oltre seimila dipendenti in quindici Paesi e in quattro continenti quali Oceania, Europa, America ed Estremo Oriente, che intende farsi promotrice di nuovo modello di sviluppo, più sostenibile e orientato al benessere collettivo.
La cura scientifica e l’effettiva realizzazione dell’intervento conservativo, che nei prossimi anni interesserà anche il ripristino dell’emiciclo e della sua pavimentazione in cotto, portano, invece, la firma, rispettivamente, della Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali e di R.O.M.A. Consorzio.

Da tempo chiusa al pubblico, e già interessata da un intervento di restauro negli anni Sessanta del Novecento, la Loggia dei Vini fa parte di un complesso architettonico che comprende anche la sottostante Grotta, destinata alla conservazione della «copiosissima dispensa di nettari e d’ambrosie», per usare le parole dello scrittore seicentesco Jacomo Manilli, ed è collegata alle cucine del Casino Nobile di Villa Borghese attraverso un passaggio sotterraneo.

L’edificio costituiva lo scenografico fondale di uno dei viali laterali del parco e risultava ben visibile a tutti gli ospiti che si recavano in visita dal cardinale Scipione Borghese.
Attraverso un percorso ombroso si accedeva tramite una scala a doppia rampa all’invaso del padiglione, delimitato – scriveva sempre Jacomo Manilli, nel 1650 - da alti muri ricoperti d’edera, «tappezzeria proporzionata all’habitazione del Dio Bacco».

L’originaria sontuosità del complesso è testimoniata dalle fonti letterarie del tempo - tra le quali il libro «Villa Borghese fuori di Porta Pinciana», scritto nel 1700 da Domenico Montelatici - che ricordano la presenza di due sfingi egizie poste ai lati della rampa di accesso all’invaso, oggi alla Ny Carlsberg Gliptotek di Copenaghen, di una fontana rustica incassata nel sottoscala con una statua di divinità fluviale, di cui restano oggi alcuni «tartari» dell’originaria scogliera, e di otto grandi uccelli in peperino, collocati a coronamento della copertura, opera dei fratelli scalpellini Agostino e Belardino Radi, insieme a Lorenzo Malvisti. Lungo il perimetro dell’invaso erano poste due tavole marmoree destinate a «credenza e bottiglieria», mentre al centro della loggia era collocato un grande tavolo di marmo bianco, anch’esso realizzato dai fratelli Radi e da Lorenzo Malvisti, su cui erano stati praticati degli incavi, in cui scorreva acqua per mantenere fresche le bevande nei bicchieri. Per stupire ulteriormente i commensali era stato, infine, montato un congegno meccanico sul soffitto, che consentiva di riversare una pioggia di petali profumati sugli ospiti al termine del convito.

L’interno, al quale il restauro ha tolto la patina grigia del tempo, era riccamente ornato grazie a vari interventi e a differenti artisti. A tal proposito, tra il 1612 e il 1613 è attestata la presenza in cantiere dello scalpellino Vincenzo Soncino. Al 1617 risale, invece, la realizzazione della decorazione a stucco dei pennacchi e della cornice ovale dell’affresco sulla volta, riferibile ai fratelli Marcantonio e Pietro Fontana, in associazione con Santi Fiamberti; i due mastri muratori e stuccatori era attivi nei medesimi anni in diversi altri cantieri legati alla committenza della famiglia Borghese, tra cui la cappella Paolina al Quirinale, la chiesa di San Crisogono e l’Uccelliera.

Nello stesso anno arrivò alla Loggia dei Vini anche il pittore urbinate Archita Ricci, attivo in quel periodo nella chiesa di San Sebastiano fuori le Mura e in diversi altri cantieri di committenza della famiglia Borghese. Porta la sua firma il «Convito degli dei», affresco realizzato tra il 1617 e il 1618, che ripropone l’iconografia tradizionale con le divinità dell’Olimpo sedute intorno a una tavola in marmo imbandita. «A capotavola, sulla sinistra della scena, - racconta Sandro Santolini nella scheda di restauro - siedono Giove e Giunone, figure purtroppo quasi del tutto scomparse, con il coppiere Ganimede, che porge loro il vino. Seguono Plutone, Apollo, Diana, Mercurio, figura oggi completamente perduta, Marte e Venere con Cupido. Completano la scena i tre amorini in volo che versano vino e gettano fiori sulla tavola».

Secondo la descrizione di Domenico Montelatici, fondamentale per la ricostruzione iconografica degli affreschi, il pittore aveva realizzato non solo «il convito degli dei, entro un ovato abbellito intorno da festoni di stucco di gentil lavoro», ma anche, sulle pareti tra gli archi, «nove Muse di natural grandezza con Istromenti musici nelle mani». Questi ultimi affreschi, così come quelli nelle vele con gli emblemi araldici della famiglia Borghese, l’aquila e il drago, sono quasi totalmente andati persi. In fase di restauro, racconta ancora Sandro Santolini, le superfici sono state così «tinteggiate a calce e successivamente patinate ad acquerello per armonizzarle con il conteso originale».

Dopo il Giardino delle Erme, viene, quindi, aperto a Roma un altro prestigioso spazio di Villa Borghese: la Loggia dei Vini. «Questo - ha raccontato l’assessore alla Cultura Miguel Gotor - è un importante tassello della riqualificazione del nostro patrimonio storico e artistico, in cui l’arte contemporanea si affianca al restauro di uno spazio pubblico. Con questa riapertura portiamo avanti due delle principali missioni culturali che Roma Capitale ha perseguito con questa amministrazione: la valorizzazione dei luoghi e la promozione culturale».

L’occasione è, dunque, da festeggiare, magari nello spirito del cardinale Scipione Borghese, con un sorbetto di frutta e ghiaccio tritato, come quello all’«arancia e erba cedrina» realizzato per l’occasione dalla gelateria Pellegrino di Roma, un piccolo piacere da assaporare in un luogo di delizia e convivialità del Barocco romano, dove il gusto incontrava, e ancora oggi incontra, l’arte.

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Didascalie delle immagini 
[fig.1 ] Loggia dei vini, Villa Borghese, crediti fotografici Daniele Molajoli, courtesy Ghella; [fig. 2] Restauro, Loggia dei Vini - Particolare, Villa Borghese, Roma. Crediti fotografici Daniele Molajoli, courtesy Ghella; [fig. 3] Restauro, Loggia dei Vini - Particolare, Villa Borghese, Roma. Crediti fotografici Daniele Molajoli, courtesy Ghella; [figg. 4 e 5] Loggia dei vini. Foto Monkeys Video Lab; [fig. 6] Enzo Cucchi, No title, 2024. Opera per il progetto Lavinia alla Loggia dei Vini di Villa Borghese a Roma. Crediti fotografici: il posto del calzino; [fig. 7]  Piero Golia, Fontana, LAVINIA (Blue), 2024. Opera per il progetto Lavinia alla Loggia dei Vini di Villa Borghese a Roma.Crediti fotografici: il posto del calzino; [fig. 8] Gianni Politi, sentimento latino, 2024. Opera per il progetto Lavinia alla Loggia dei Vini di Villa Borghese a Roma.Crediti fotografici: il posto del calzino

Informazioni utili 
Lavinia - Loggia dei Vini a Villa Borghese (Roma). Orari: dal giovedì alla domenica dalle 9:00 alle 19:00 fino alla chiusura della mostra; dalle 9:00 alle 17:00 dal 27 ottobre 2024 al 26 gennaio 2025. Ingresso gratuito. Informazioni: https://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/ville_e_parchi_storici/ville_dei_nobili/villa_borghese. Fino al 26 gennaio 2025

giovedì 24 ottobre 2024

Matera ritrova Palazzo Lanfranchi, il suo Museo nazionale d’arte medioevale e moderna

È conosciuta come «la città dei sassi» per via del suo nucleo urbano originario, dichiarato nel 1993 Patrimonio mondiale dell’Umanità da Unesco, che si sviluppa a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali quali il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano. Ma Matera, piccolo gioiello della Lucania dalla «dolente bellezza», definita da Carlo Levi «espressiva e toccante», ha ancora molte carte da giocare per attirare i turisti, malgrado gli evidenti problemi di collegamento ferroviario e aeroportuale. Lo ha dimostrato tutte le volte che le sue abitazioni rupestri sono state scelte come location per film importanti, da «Il Vangelo secondo Matteo» (1964) di Pier Paolo Pasolini a «Cristo si è fermato ad Eboli» (1979) di Francesco Rosi, da «L'uomo delle stelle» (1995) di Giuseppe Tornatore a «La Passione di Cristo» (2004) di Mel Gibson, da «Il sole anche di notte» (1990) di Paolo e Vittorio Taviani a «007 No time to die» (2019) di Cary Fukunaga, con Daniel Craig nei panni dell’agente segreto più famoso del cinema. E lo ha dimostrato anche nel 2019, l’anno in cui è stata Capitale europea della Cultura, affascinando il pubblico internazionale con la sua antica anima di tufo, un vero e proprio presepe, che le ha fatto dare l’appellativo di «Betlemme d’Italia», costruito attorno alla Cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio, nel quale le case si sovrappongono l’una all’altra aprendosi e dischiudendosi su cortili, scalinate, vicoli e piazze, e dove molti edifici sono stati riqualificati per ospitare raffinati boutique hotel, ristoranti tipici, botteghe artigiane.

Matera, con il suo «velo di poesia e di malinconia», per dirla con le parole di Giovanni Pascoli, è, dunque, di per sé un museo a cielo aperto e offre molti itinerari agli amanti della cultura, dal circuito delle chiese rupestri (a partire dalla splendida Cripta del peccato originale, denominata «la Cappella Sistina della pittura parietale su roccia») al Palombaro Lungo (un’enorme cisterna fatta costruire nell’Ottocento) e al Castello di Tramontano, senza dimenticare i tanti musei, che consentono di far un viaggio che spazia dal Paleolitico all’età medioevale, dall’arte moderna alle nuove frontiere del multimediale. È il caso del Museo nazionale «Domenico Ridola», di Casa Ortega, del Musma – Museo della scultura contemporanea a Palazzo Pomarici o, ancora, di Casa Noha, bene protetto dal Fai – Fondo per l’ambiente italiano, che narra una storia millenaria scritta su una roccia friabile e porosa come il tufo attraverso un inedito e avvincente viaggio multimediale che narra il territorio da diverse prospettive - dall’architettura alla storia dell’arte, dall’archeologia al linguaggio cinematografico – con il documentario «I Sassi invisibili - Viaggio straordinario nella storia di Matera» di Giovanni Carrada.

A questo percorso tra i musei si è aggiunto, da qualche giorno, Palazzo Lanfranchi, elegante edificio progettato tra il 1668 e il 1672 dal frate Francesco da Copertino su commissione del vescovo Vincenzo Lanfranchi, che dal 2003 ospita il Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata. Dopo un significativo intervento di restauro e valorizzazione degli spazi espositivi, questo prezioso scrigno del Barocco materano ha riaperto i battenti con un rinnovato percorso espositivo.

I lavori di riqualificazione hanno coinvolto, in questi ultimi anni, sia le superfici architettoniche esterne, su cui ora risaltano i dettagli originali, incluse le rime epigrafiche sugli architravi delle finestre (anche grazie a un progetto di illuminotecnica valoriale a Led), sia gli interni dell'edificio, con una particolare attenzione all’accessibilità e alla valorizzazione delle opere, anche grazie all’utilizzo delle tecnologie multimediali.

Al piano terra di Palazzo Lanfranchi, sono state inaugurate due nuove sale dedicate alle opere di altrettanti maestri dell’arte del Novecento: una con i lavori di Carlo Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975) - compresa la monumentale tela «Lucania '61» -, che ha visto la curatela Daniela Fonti, e l'altra con centocinquanta tele di Luigi Guerricchio (Matera, 1932-1996), a cura di Maria Adelaide Cuozzo. Al primo piano, invece, sono fruibili la sezione «Arte del territorio», che riunisce un gruppo di opere locali di arte sacra dal Medioevo al Settecento, e la prestigiosa collezione di pittura napoletana seicentesca raccolta nell'Ottocento da Camillo d’Errico, la cui esposizione si avvale della curatela di Stefano Causa.
 
Una delle grandi innovazioni di questa riapertura è l’introduzione di tre nuove sale multimediali. La prima è una camera immersiva che, grazie a una sapiente combinazione di arte, creatività e intelligenza artificiale (AI), permette un’interazione unica con i dipinti di Carlo Levi. La visita alle sale che ospitano le opere di Luigi Guerricchio è, invece, introdotta da una video-narrazione a cura dell’artista, attraverso un racconto biografico pensato per catturare l’attenzione del visitatore.

Infine, la sala dedicata alla pinacoteca di Camillo d'Errico offre un’esperienza multisensoriale che arricchisce la fruizione delle opere della celebre collezione con una grande proiezione a tutta parete. 
Due tavoli multimediali touch screen dedicati alla gamification e un’imponente riproduzione del telero «Lucania ’61» di Carlo Levi, dipinto in occasione della mostra «Italia 1961», organizzata a Torino per celebrare il Centenario dell’Unità d’Italia, e ora ricostruito con l’impiego di oltre 220.000 mattoncini LEGO®, aspettano, invece, i piccoli visitatori nella nuova sala didattica, progettata integrando strumenti tecnologici al rinnovato allestimento degli arredi. Si tratta di un esempio unico di come la combinazione di tecnologia, design e creatività possa dare vita a spazi didattici innovativi e multifunzionali, adatti a un pubblico eterogeneo, nel pieno rispetto delle finalità culturali del museo lucano, che intende essere sempre più inclusivo e partecipativo.

Palazzo Lanfranchi si configura così come un punto di riferimento imprescindibile per l’arte e la cultura di Matera e della Basilicata, una tappa obbligatoria per chi voglia vedere come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per raccontare il nostro patrimonio.

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mercoledì 23 ottobre 2024

Sul Treno del Foliage alla scoperta dell’arte di Lorenzo Peretti e Gian Maria Rastellini

Quattro ore di viaggio, cinquantadue chilometri di binari, quattro valli incontaminate, ottantatré ponti, trentuno gallerie e un paesaggio sempre differente, nel quale dominano le tonalità calde degli ocra, dei rossi, degli aranciati e dei marroni che colorano boschi di castagni, vigneti, prati per il pascolo, faggeti e paesi ricchi di testimonianze del passato: sono questi i numeri di un’esperienza da vivere tra il Lago Maggiore e la Valle d’Ossola, che rende l’autunno ancora più speciale. Stiamo parlando del Treno del Foliage®, linea panoramica sulla storica Ferrovia Vigezzina-Centovalli, che dal 25 novembre 1923 collega la piemontese Domodossola alla ticinese Locarno.

Attiva trecentosessantacinque giorni all'anno, nel periodo autunnale questa tratta ferroviaria è in grado di regalare una variopinta avventura sui suoi caratteristici trenini vintage bianchi e blu, tutti con ampie vetrate panoramiche, che lascia la meraviglia negli occhi, tanto da essere stata inserita dalla «Lonely Planet» tra le dieci linee più spettacolari d’Europa.

Definito «uno dei must turistici autunnali» tra il nostro Paese e la Svizzera, il Treno del Foliage®, sperimentabile fino al 17 novembre con un biglietto A/R dalla tariffa promozionale, comprensivo di una sola fermata facoltativa lungo il percorso, parte, per quanto riguarda la tratta italiana, dalla cittadina di Domodossola, con i suoi gioielli architettonici come la splendida piazza del Mercato e Palazzo san Francesco. Sale, poi, fino alla «valle dei pittori», la Valle Vigezzo, con il suo punto più alto nel borgo di Santa Maria Maggiore. A questa altitudine i treni proseguono fino al confine, toccando Re con il suo celebre Santuario della Madonna del Sangue. Superato il valico, i binari iniziano a scendere lentamente attraverso le Centovalli fino a raggiungere Locarno e la sponda elvetica del Lago Maggiore, prima di rifare il viaggio in senso opposto.

Tra le tappe intermedie della ferrovia ci sono anche il borgo vigezzino di Malesco e le località svizzere di Intragna, con il campanile più alto del Ticino e il Museo regionale, e di Verdasio, da cui partono due funivie per raggiungere comodamente le alte quote e ammirare i colori dell’autunno da un punto di osservazione privilegiato.

Ma quest’anno il Treno del Foliage® non è solo un viaggio nella natura illuminata da una tavolozza di colori caldi, talvolta incorniciata dal bianco delle prime nevicate sulle vette alpine, ma è anche un’occasione per scoprire i pittori di questi territori, ma non solo. A Domodossola, nelle sale dei Musei civici «Gian Giacomo Galletti» è, per esempio, visitabile la mostra «I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte», a cura di Antonio D’Amico, Stefano Papetti e Federico Troletti. Si tratta di un percorso nell’interpretazione del concetto di bellezza come frutto di un equilibrio tra valori estetici ed etici, secondo una concezione antica espressa dal termine greco kalokagathìa, che spazia dall’epoca romana al Novecento, attraverso quarantasei opere – dipinti e sculture in marmo e bronzo, provenienti da importanti musei italiani e da prestigiose collezioni private – che portano la firma di artisti del calibro di Peter Paul Rubens, Ludovico Carracci, Antonio Canova, Pompeo Batoni, Achille Funi, Mario Sironi, Massimo Campigli e Giorgio De Chirico. Punto di riferimento per questo percorso che racconta come, attraverso i secoli, gli artisti abbiano guardato ai modelli antichi come punto di riferimento per il loro lavoro è la statuaria classica del Museo nazionale romano e delle Terme di Diocleziano, esposto per la prima volta nel capoluogo ossolano.

Sempre a Domodossola si può visitare, a Casa De Rodis, la mostra «Lorenzo Peretti (1871-1953). Natura e mistero», curata da Elena Pontiggia e organizzata dalla Collezione Poscio, che ripercorre tutta la breve vicenda di questo singolare artista vigezzino, dal «carattere misantropo» (per usare le parole del suo maestro Enrico Cavalli), che ha dipinto solo una dozzina d’anni, non ha mai esposto durante la sua vita e nel suo studio non faceva entrare nessuno. Il percorso espositivo si articola in un’ottantina di opere che offrono uno sguardo completo sulla produzione di questo pittore colto e misterioso, ancora poco conosciuto, da qualcuno considerato addirittura un alchimista in odore di stregoneria. Attraverso tele di impronta divisionista (che colpirono anche l’attenzione di Angelo Morbelli) come «Oratorio», «Lavandaie alla lanca di Toceno» e «Paesaggio» (tutti del 1895-97), un quadro visionario come «Bosco dei druidi» (1898 ca), l’incompleto lavoro «Parigi» (1903) e, ancora, paesaggi, ritratti dei familiari e autoritratti, il visitatore può ripercorrere una storia che spazia dal 1980, l’anno in cui Lorenzo Peretti è compagno di studi di Carlo Fornara alla scuola «Rossetti Valentini» di Santa Maria Maggiore, sino al «Testamento filosofico» dei primi anni del Novecento, documento recentemente ritrovato, pervaso di una forte tensione religiosa, nel quale l’artista piemontese spiegava che la natura è un riflesso dell’infinito e nel mondo non c’è nulla che non sia un riverbero di Dio.

Spostandoci a Santa Maria Maggiore merita, infine, una visita, proprio la Scuola di Belle arti «Rossetti Valentini», dove studiò Lorenzo Peretti, che fa da scenografia alla mostra «Gian Maria Rastellini nella Milano di Grubicy e Tosi», a cura di Lorella Giudici e Elisabetta Staudacher: un avvincente viaggio nella pittura ottocentesca italiana, tra paesaggi ossolani, marine ligure, nature morte, ritratti della borghesia lombarda, ma anche numerosi documenti, registri scolastici, lettere, cartoline, oggetti personali e due album fotografici realizzati da Emilio Sommariva.

Viene così ripercorsa la formazione e l’attività pittorica di Gian Maria Rastellini (Buttogno Ossola, 1869 – Milano, 1927), artista che ci ha raccontato il mondo con cromie seducenti, riverberi luminosi e un’attenzione al vero tipica di quel periodo storico, ma anche di suo fratello Gian Battista (Buttogno Ossola, 1860–Milano, 1926), anch’egli pittore e decoratore, attivo soprattutto nel campo del restauro di artisti come il seicentesco Daniele Crespi, in mostra con lavori «di largo impasto, di fermo costrutto e disegno» raffiguranti prevalentemente gente del popolo e nature morte.

Come in un gioco di specchi le mostre di Domodossola e di Santa Maria Maggiore ci raccontano, dunque, il paesaggio della Valli Vigezzo e d’Ossola nell’Ottocento. Mettono davanti ai nostri occhi crinali di montagne, sagome aguzze di campanili, prati, boschi e case immerse nella natura. Ci fanno vedere quello stesso paesaggio che, pur nelle diversità date dallo scorrere dei secoli, il Treno del Foliage® ci restituisce ammantato da una tavolozza di colori ruggine e albicocca, porpora e zafferano, diversi alla luce del sole o sotto la pioggia di una giornata brumosa. Vengono così in mente, guardando fuori dal finestrino e ripensando all’arte di Lorenzo Peretti e Gian Maria Rastellini, le parole di Vincent Van Gogh: «Finché dura l'autunno, non avrò abbastanza mani, tele o colori per dipingere le cose belle che vedo».

Didascalie delle immagini 
[fig. 1] Treno del Foliage - Ferrovia Vigezzina-Centovalli - Foto Emanuela Ricci; [fig. 2] Treno del Foliage - Ferrovia Vigezzina-Centovalli - Foto Marco Benedetto Cerini per visitossola; [figg. 3 e 4] Allestimento della mostra «I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte» a Domodossola, nelle sale dei Musei civici «Gian Giacomo Galletti». Foto: © Michela Piccinini; [fig. 5] Lorenzo Peretti, Oratorio, 1895-97. Opera esposta nella mostra «Lorenzo Peretti (1871-1953). Natura e mistero» alla Casa De Rodis di Domodossola; [figg. 6, 7 e 8] Vista della mostra «Gian Maria Rastellini nella Milano di Grubicy e Tosi» a Santa Maria Maggiore. Foto di Marco De Bernardi 
 
Informazioni utili
Treno del Foliage® - Da Domodossola a Locarno. Prezzi: sabato, domenica, festivi e prefestivi - adulti 1a classe € 50 – 2a classe € 40 – biglietto comprensivo di una sola fermata intermedia facoltativa
(all'andata o al ritorno); altri giorni - adulti 1a classe € 46 – 2a classe € 36 – biglietto comprensivo di una sola fermata intermedia facoltativa (all'andata o al ritorno); bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni non compiuti viaggiano con lo sconto del 50%; sotto i 6 anni viaggiano gratis se non occupano un posto a sedere. Note: pper i viaggiatori in arrivo dalla Lombardia, è consigliabile intraprendere il viaggio della Ferrovia VigezzinaCentovalli con partenza dal capolinea svizzero di Locarno, la cui stazione è raggiungibile comodamente con il treno diretto TILO RE80 che collega quotidianamente Milano Centrale a Locarno. I dettagli e il link alla biglietteria online per il Treno del Foliage® sono disponibili su www.vigezzinacentovalli.com/foliage. Informazioni: www.distrettolaghi.it 

«I tempi del Bello. Tra mondo classico, Guido Reni e Magritte»
. Musei civici «Gian Giacomo Galletti» in Palazzo San Francesco - Domodossola (Vb). Giorni e orari d’apertura: da giovedì a domenica: 10-12 / 15-18; lunedì, martedì e mercoledì chiuso. Costi del biglietto: € 8,00 intero; € 6,00 ridotto over 65, tesserati AMO; € 3,00 ridotto bambini/ragazzi da 6 a 19 anni, universitari, guide interpreti e accompagnatori turistici senza gruppo, scuole, accompagnatori diversamente abili; € 15,00 famiglia (genitori con almeno un figlio); gratis: bambini fino 5 anni, diversamente abili con disability card, docenti accompagnatori classi scuole, guide turistiche dell’UE e interpreti turistici nell'esercizio della propria attività professionale; giornalisti; studiosi e ricercatori con esigenze attestate dalle istituzioni di appartenenza- Info e prenotazioni: info@museicivicidomodossola.it - cell. 3385029591. Sito internet: www.museicivicidomodossola.it. Fino al 12 gennaio 2025

«Lorenzo Peretti (1871-1953). Natura e mistero». Casa De Rodis, piazza Mercato 8 - Domodossola (Vb). Orari di apertura: venerdì dalle ore 15 alle ore 19; sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19. Ingresso: € 5.00 (biglietto nominativo, dà diritto a un successivo ingresso gratuito esibendo un documento), gratuito bambini e studenti con tesserino, visite guidate per scolaresche durante la settimana su prenotazione. Informazioni e prenotazioni: tel. +39.347.7140135, e-mail info@collezioneposcio.it. Sito web: www.collezioneposcio.it. Fino al 26 ottobre 2024

«Gian Maria Rastellini nella Milano di Grubicy e Tosi». Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, Santa Maria Maggiore (VCO). Orari: sabato e domenica dalle 10 alle 12:30 e dalle 16 alle 18.Ingresso a contribuzione responsabile, Informazioni: www.fondazionerossettivalentini.it. Fino al 3 novembre 2024