ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 8 novembre 2010

Gorizia, un parco letterario per «Il porto sepolto» di Ungaretti

«Incomincio il Porto sepolto, dal primo giorno della mia vita in trincea, e quel giorno era il [...] Natale del 1915, e io ero sul Carso, sul Monte di San Michele. Ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto di noi ed era cento volte più armato di noi. Nelle trincee, quasi sempre nelle trincee. [...] per un anno si svolsero i combattimenti». Così Giuseppe Ungaretti (1888-1970) ricorda la genesi del suo primo libro di poesie, Il Porto sepolto, pubblicato nel 1916, in edizione limitata a ottanta copie, presso una tipografia di Udine e rieditato nel 1923 dalla Stamperia Apuana di La Spezia, sempre per interessamento dell'amico e compagno d’armi Ettore Serra. Le trentatré liriche che compongono questo piccolo volume, così come le sezioni Naufragi e Girovago della raccolta L'allegria (1919 e 1931), tutte riunite nella collana Vita di un uomo (1969), narrano l'esperienza della prima guerra mondiale, vissuta dallo stesso poeta, allora ventisettenne, come soldato semplice presso il XIX Battaglione di fanteria, stanziato nelle fangose e pietrose trincee del Carso, vicino a San Michele, San Martino, Versa e Mariano.
In queste zone, e più precisamente a Sagrado, nella località di Castelnuovo, è stato da poco inaugurato il Parco Ungaretti, un percorso di memoria e di meditazione, una sorta di «laica via crucis» tra le prime composizioni dello scrittore di Alessandria d’Egitto. Opere, queste, che avrebbero illuminato e innovato tutto il panorama del Novecento letterario, aprendo la strada all’ermetismo.
Il «museo all’aperto», ideato da Gianfranco Trombetta e realizzato da Paolo Bornello, trova casa nella cinquecentesca villa Della Torre Valsassina Hohenloe e nei verdi terreni del parco circostante, oggi sede dell’azienda agricola e viticola Castelvecchio di Mirella e Leopoldo Terraneo. In questo contesto paesaggistico di rara bellezza, dove lo sguardo può spaziare verso l’Isonzo e il Bosco Cappuccio (scenari della Grande guerra), le più significative pagine della raccolta Il porto sepolto (una decina di poesie in tutto) rivivono grazie a opere d’arte e a incisioni su stele di pietra carsica, ma anche a materiale audiovisivo, documenti letterari e testimonianze storiche legate agli eventi dell’epoca.
Scritti su «cartoline in franchigia, margini di vecchi giornali, spazi bianchi di care lettere ricevute», i versi ungarettiani dal fronte, sempre corredati da una data e dall'indicazione di un luogo, hanno il sapore delle pagine di un diario intimo. Sono il racconto della vita di un uomo solo, in mezzo a tanti uomini soli, di un uomo costretto a vivere, giorno e notte, a contatto con l'odio e la violenza, a sperimentare l'esperienza della caducità della vita e della riduzione di ogni spazio della propria esistenza a maceria, a «brandello di muro».
«Stando lì tra la morte, i morti, non c'era il tempo: bisognava dire delle parole decise, assolute», così Ungaretti parla della nascita del suo «linguaggio spoglio, nudo, estremamente espressivo». Un linguaggio nel quale il verso è frammentato, la parola sillabata e carica di «un'intensità straordinaria di significato», la punteggiatura quasi inesistente, così da esprimere la condizione di fragilità e di inquietudine esistenziale che la guerra porta sempre con sé. Ne danno perfetto esempio le liriche I fiumi, Veglia, Il porto sepolto e Sono una creatura che si incontrano lungo il percorso del parco nelle tre soste di riflessione e di riposo ricreate tra gli ulivi e i vigneti della villa: la Torre, il Recinto sacro e il Sacrario. Il parco ospita anche due opere d’arte: una grande lastra in ferro arrugginito recante il ritratto del poeta in età matura, a firma dell’incisore goriziano Franco Dugo, e scultura in bronzo, a grandezza naturale, con la quale lo scultore Paolo Annibali ha voluto rendere omaggio al giovane fante Ungaretti.
L’aspro territorio goriziano si fa, dunque, teatro di poesia, così come aveva profetizzato lo stesso autore di Vita di un uomo ritornando, nel maggio del 1966, sul terre che lo avevano visto soldato: «ho ripercorso ieri qualche luogo del Carso. Quella pietraia – a quei tempi resa, dalle spalmature appiccicose di fango colore come d’una ruggine del sangue, infida a chi, tra l’incrocio fatto del miagolio delle pallottole, l’attraversava smarrito nella notte – oggi il rigoglio dei fogliami la riveste. E’ incredibile, oggi il Carso appare quasi ridente. Pensavo: ecco, il Carso non è più un inferno, è il verde della speranza; ecco, pensavo, si fa sede pacifica di poesia, invita a raccolta chi si propone di diffondere poesia, cioè fede e amore».

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Scultura di Paolo Annibali per il Parco Ungaretti di Sagrado (Gorizia). Foto: Mario Pierro; [fig. 2] Incisione di Franco Dugo per il Parco Ungaretti di Sagrado (Gorizia). Foto: Mario Pierro; [fig. 3] La Torre del Parco Ungaretti di Sagrado (Gorizia). Foto: Mario Pierro; [fig. 4] Il recinto sacro del Parco Ungaretti di Sagrado (Gorizia). Foto: Mario Pierro; [fig. 5] Il Sacrario del Parco Ungaretti di Sagrado (Gorizia). Foto: Mario Pierro.
[Le foto sono state messe a disposizione da Emanuela Testori dall’ufficio stampa Orange – Gruppo Rem di Udine]

Informazioni utili
Parco Ungaretti, via Castelnuovo, 2 - Sagrado (Gorizia), Informazioni: tel. 0481.99742 ed e-mail:
eventi@castelvecchio.com. Sito internet: http://www.amicidicastelnuovo.it/.

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