Diretta da Emanuele Montibeller, questa singolare realtà, lontana dalle definizioni più immediate di parco di sculture e di museo all’aperto per configurarsi piuttosto come una piattaforma multidisciplinare dove la natura smette definitivamente di essere scenario per diventare un’infrastruttura concettuale, ha da poco riaperto con nuovi progetti, tutti perfettamente integrati nell’ambiente, tanto da trasformare una camminata, tra macchie di conifere e boschi di latifoglie, in un atto di scoperta che coinvolge percezione, immaginazione e pensiero critico.
Grande protagonista di questa nuova stagione, aperta fino al 1° novembre, è l’artista concettuale Arne Quinze (Gand - Belgio, 1971), la cui ricerca si colloca da anni al crocevia tra spazio urbano, ecologia e percezione sensoriale e che si interessa quotidianamente alle biodiversità ambientali anche grazie al giardino di fiori selvatici intorno al suo atelier, un tripudio di colori in continuo mutamento che dà humus alla sua pittura e alle sue opere pubbliche.
La presenza dell’artista belga a Oca – Oasy Contemporary Art and Architecture si articola in un duplice intervento: la mostra pittorica «I’m a Gardener» e l’installazione «Ceramorphia», già presentata nello scenografico Chiostro della Chiesa di San Francesco della Vigna a Venezia, durante la Biennale del 2024, nell'ambito dell'esposizione «Are We The Aliens», a cura di Hervé Mikaeloff.
Quest’ultimo lavoro in ceramica si presenta come una proliferazione di forme che evocano organismi vegetali (steli, germinazioni e crescite spontanee) senza, però, alcuna volontà mimetica. Arne Quinze costruisce così una «natura altra», una riformulazione dell’esistente attraverso lo sguardo e l’azione dell’uomo. Questa ambiguità diventa un invito a riflettere su come tutti noi, pur incidendo in modo sempre più radicale sugli ecosistemi, appaiamo, al contempo, distanti dai processi naturali che contribuiamo a trasformare. In tal senso, l’opera non rappresenta la natura, ma ne mette in scena la crisi e la possibilità di una nuova alleanza.
La mostra «I’m a Gardener», nello spazio espositivo di Oca – Oasy Contemporary Art and Architecture, prosegue questa indagine sul piano pittorico. Le tele, caratterizzate da stratificazioni cromatiche e dinamiche gestuali, restituiscono un’energia vitale che sfugge alla rappresentazione mimetica del paesaggio. Si tratta piuttosto di campi di forze in cui crescita, collisione e metamorfosi diventano principi compositivi. Il riferimento al giardino dell’artista, osservato quotidianamente per oltre trent’anni, ci introduce in una dimensione intima che vede la natura come un ecosistema autonomo, irriducibile a qualsiasi ordine progettuale e con il quale convivere armoniosamente nel rispetto del ritmo delle stagioni e dei cambiamenti climatici.
Quella di Arne Quinze non sarà l’unica nuova installazione site specific ad arricchire il percorso di Oca – Oasy Contemporary Art and Architecture questa estate. Nelle prossime settimane, il collettivo fuse* presenterà «Vanishing Horizon», un’installazione che, attraverso strutture in acciaio corten, traduce in forma spaziale fenomeni astrofisici come i buchi neri. Mentre Stefano Boeri, con «Deus Sive Natura – What I Believe», lavoro realizzato in occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, inviterà alla contemplazione della natura attraverso un inginocchiatoio in marmo bianco di Carrara lungo dieci metri, orientato verso l’orizzonte. Il progetto si ispira non solo al «Cantico delle creature» francescano, ma anche al credo laico «What I Believe» di James G. Ballard e, più in generale, al panteismo spinoziano, secondo cui Dio e l’Universo sono la medesima sostanza immanente e necessaria.
Ovviamente, lungo il percorso sono visibili tutte le opere inaugurate in passato. Il cammino tra boschi e radure offre, inizialmente, l’incontro con il «Dynamo Pavilion» di Kengo Kuma, una struttura che si distingue per la sua capacità di dissolversi nel paesaggio, evocando una presenza leggera e quasi atmosferica, che si insinua tra le piante come una folata di vento. Si prosegue con «Nella terra il cielo», lavoro di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi che intreccia poesia e architettura in una riflessione su mito e memoria. Poi, Matteo Thun, con «Fratelli tutti», un’installazione ispirata all’omonima enciclica di papa Francesco e ai valori universali di fraternità e pace, fa camminare il visitatore tra monoliti disposti in forma circolare, introducendo così una dimensione rituale e contemplativa che vuole richiamare i cicli naturali della vita. Proseguendo, si incontra «Erosions» di Quayola, dove algoritmi generativi modellano la pietra lavica, rendendo visibile la tensione tra processi naturali e artificiali. A questo lavoro si affianca «Self-regulation» di Alejandro Aravena, che trasforma una struttura preesistente in una riflessione sulle forme dell’abitare contemporaneo. Completano il percorso le opere «Home of the World», di David Svensson, e «Plastic bags», di Pascale Marthine Tayou.
Nel suo insieme, Oca – Oasy Contemporary Art and Architecture si configura, dunque, come un laboratorio in cui l’esperienza estetica diventa inseparabile da una presa di posizione critica. Lungi dall’offrire una semplice immersione nella natura, il progetto apre, infatti, uno spazio di interrogazione, in cui il visitatore è chiamato a ridefinire il proprio rapporto con il mondo. Ed è forse proprio questo aspetto a rendere la camminata d’arte fra la natura dell’Appennino pistoiese quanto mai attuale e indispensabile.
Didascalie delle immagini
fig 1. e fig 2. Quinze, Ceramorphia, 2026. OCA Oasy Contemporary Art and Architecture. ©Mattia Marasco; da fig. 3 a fig. 6.Quinze, I'am gardener, 2026. OCA Oasy Contemporary Art and Architecture. ©Mattia Marasco
Informazioni utili
OCA Oasy Contemporary Art and Architecture. Parcheggio per visitatori SP 633 n° 15, località Piteglio (PT). Orario: dal giovedì alla domenica, ore 10.00 – 18.00.. Ingresso mostra: gratuito. Ingresso percorso guidato nella riserva, solo su prenotazione ad orari prestabiliti, consultabili sul sito web: intero 20,00 €, bambini fino ai 10 anni gratuito. Informazioni: Tel. 0573 1716197. Sito web: https://www.oasycontemporaryart.com






Nessun commento:
Posta un commento