ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 30 aprile 2026

A Roma un «Cantiere aperto» per il restauro di Palazzo Venezia

Era il 1455 quando il cardinale veneziano Pietro Barbo (1417-1471), asceso nel 1464 al soglio pontificio con il nome di Paolo II, dava incarico di costruire, nel cuore di Roma, tra piazza Venezia e via del Plebiscito, con il travertino proveniente dal Colosseo e dal teatro Marcello, uno dei primi esempi di architettura rinascimentale della città: Palazzo Venezia.
Questi ambienti erano destinati a diventare uno dei luoghi più rappresentativi dell’Urbe, ricoprendo funzioni istituzionali di altissimo profilo, da sede diplomatica a luogo simbolico del potere novecentesco, soprattutto per quando riguarda le Sale monumentali, ovvero la Sala del Mappamondo, la Sala delle Battaglie e la Sala Regia.

Inizialmente residenza di papi e cardinali, fra cui Paolo III Farnese (1534-1549), il palazzo divenne, nel 1564, casa degli ambasciatori della Repubblica di Venezia presso la Santa Sede e, a partire dal 1797, con la stipula del Trattato di Campoformio fra il generale Napoleone Bonaparte (1769-1821) e il conte Johann Ludwig Josef von Cobenzl (1741-1810), dimora dei rappresentanti dell’Impero austro-ungarico.
In questi primi tre secoli dalla costruzione, centinaia di ospiti illustri, compresi lo scrittore Erasmo da Rotterdam (1466?-1536), l’imperatore Carlo V d’Asburgo (1500-1558), il compositore Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), lo scultore Antonio Canova (1757-1822) e il pittore Francesco Hayez (1791-1882), varcarono l'ingresso della dimora, attratti dalle bellezze nascoste all’interno delle mura.
Poi, con l’Unità d’Italia e a partire dal 1916, le sale furono destinate ad accogliere il Museo del Medioevo e del Rinascimento, prima che nel 1922 Benito Mussolini (1883-1945) le scegliesse come sede di rappresentanza del governo fascista. Dal balcone affacciato direttamente su piazza Venezia, che consentiva di riunire folle oceaniche, il Duce pronunciò alcuni dei suoi discorsi più celebri, incluso quello per l’entrata in guerra del 10 giugno 1940.
All’indomani del secondo conflitto bellico, il palazzo ritornò a essere sede museale, con una spiccata attenzione per le arti applicate. Al suo interno, vennero anche accolti gli Uffici della tutela, ai tempi un centro fondamentale per il recupero e la restituzione delle opere saccheggiate dai nazisti. E si tennero importanti esposizioni temporanee come «Capolavori della pittura europea» (1944), «Arazzi francesi dal Medioevo» (1953), la «Mostra storica nazionale della miniatura» (1959) e la «Mostra di disegni delle Collezioni reali d’Inghilterra a Windsor» (1961).
Con la rassegna «Garibaldi. Arte e storia» del 1982, iniziò una nuova fase di gestione degli spazi, che prevedeva l’ospitalità, nelle Sale monumentali di Palazzo Venezia, di mostre di rilevanza internazionale e nazionale, capaci di unire qualità scientifica e alta divulgazione come le monografiche su Pietro da Cortona (1997), Lorenzo Bernini, Caravaggio (2001) e Sebastiano del Piombo (2008), quasi tutte curate da Claudio Strinati.
Questa densità storica si riflette anche nella compresenza di linguaggi artistici differenti: elementi quattrocenteschi convivono con interventi novecenteschi, in particolare quelli promossi sotto la direzione del soprintendente Federico Hermanin (1868-1953), che, attraverso soffitti lignei, lampadari e pitture parietali, reinterpretò il Rinascimento secondo una sensibilità storicista tipica del primo Novecento.

Oggi, per questi spazi, che fecero anche da scenario all’incontro tra Michelangelo Buonarroti (1475-1564) e papa Paolo III per parlare della Cappella Sistina e alla prima rappresentazione (nel 1842) dello «Stabat Mater» di Gioachino Rossini (1792-1868), si scrive una nuova pagina della loro storia, quella che porterà all’inaugurazione di un percorso stabile, con la museografia di Michele De Lucchi, dedicato al «Fatto in Italia», ovvero alla grande tradizione artistica e artigiana del nostro Paese dal Medioevo alle soglie del Made in Italy.
Le Sale monumentali sono, infatti, oggetto, in questi mesi, di un importante intervento di restauro, condotto nell’ambito dei lavori di realizzazione della stazione Venezia della Linea C della metropolitana di Roma, una delle più complesse operazioni infrastrutturali attualmente in corso nel tessuto storico europeo.

Per l’occasione, viene presentato da «Vive - Vittoriano e Palazzo Venezia», istituto del ministero della Cultura che gestisce il patrimonio culturale nel cuore di Roma, il progetto «Cantiere aperto», che trasforma un processo tecnico, tradizionalmente invisibile e solitario, in un'esperienza culturale condivisa. Ponteggi visitabili e un diario on-line permetteranno al pubblico, giorno dopo giorno, di seguire lo stato dei lavori nelle Sale monumentali.
Il visitatore viene così invitato non solo a osservare, ma anche a comprendere metodologie, criticità e decisioni che sottendono ogni intervento di restauro, in linea con i principi della moderna teoria conservativa, sviluppata in Italia a partire da Cesare Brandi, che concepisce l’opera come unità storica e estetica da preservare nella sua complessità stratificata.
Sul sito ufficiale di «Vive - Vittoriano e Palazzo Venezia», ente che in passato si è occupato anche dei «cantieri aperti» all’Altare della Patria e all’Appartamento Barbo a Palazzo Venezia, video-interviste esclusive ai restauratori illustreranno le operazioni in corso, dal consolidamento alla pulitura, fino alla reintegrazione delle superfici pittoriche. Inoltre, due volte al mese, tra maggio (il 2 e il 23) e giugno (il 6 e il 20), il pubblico potrà salire direttamente sui ponteggi del cantiere e, in compagnia degli addetti ai lavori, osservare da vicino le decorazioni del palazzo e conoscere le complesse operazioni in corso.

L’attuale intervento conservativo si confronta con una materia profondamente stratificata. I soffitti lignei, compromessi da ossidazioni e infiltrazioni, stanno rivelando - attraverso accurate operazioni di pulitura - la brillantezza originaria delle dorature. 
Ancora più complesso è il lavoro sulle superfici murarie, dove le pitture conservano tracce di interventi successivi che richiedono un’analisi stratigrafica puntuale. 
In questo senso, il cantiere si configura come un laboratorio di ricerca, in cui diagnosi scientifica e sensibilità storico-artistica convergono per restituire leggibilità all’insieme senza cancellarne la memoria. Tale approccio riflette una linea metodologica consolidata nel panorama italiano, che privilegia la conservazione delle tracce del tempo rispetto a interventi di ripristino integrale, evitando ogni forma di «falsificazione storica».
«Cantiere aperto» rappresenta, dunque, un caso emblematico di come il patrimonio storico possa essere ripensato in chiave contemporanea, suggerendo un modello in cui la tutela diventa pratica collettiva. In una città come Roma, dove ogni intervento sul tessuto urbano implica un confronto con la storia, iniziative di questo tipo indicano una possibile via: non sottrarre il patrimonio allo sguardo durante la sua trasformazione, ma renderlo occasione di conoscenza, consapevolezza e partecipazione.

Informazioni utili
Cantiere aperto. Le Sale monumentali di Palazzo Venezia. Palazzo Venezia, via del Plebiscito, 118 - Roma. 

Diario online

Visite guidate
Date e orari
Sabato 2 e 23 maggio, 6 e 20 giugno, ore 10.00 e 11.30
Le visite sono gratuite fino a esaurimento posti. È obbligatoria la prenotazione su Eventbrite:
Per partecipare occorre indossare i Dispositivi di Protezione Individuale che verranno forniti dall’organizzazione e sottoscrivere una dichiarazione di manleva.

Nessun commento:

Posta un commento