ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 17 luglio 2026

Pietre, pixel e onde: il nuovo percorso multimediale del Castello Svevo di Trani

C’è un momento, nel pomeriggio pugliese, in cui il sole declina obliquo sul Castello Svevo di Trani e la pietra calcarea locale - quella pietra bianca che i normanni chiamavano «lapis tranensis» - splende di una luce ambrata, quasi liquida. La fortezza sembra allora galleggiare sul mare, così come era nelle intenzioni di re Federico II di Svevia quando fece costruire, nel 1233, questo baluardo difensivo sul Mediterraneo a protezione del Regno delle Due Sicilie. La luce fisica che colpisce le pietre del maniero, e che al tramonto offre uno degli spettacoli più suggestivi della regione in un amalgamarsi di toni oro e arancio in contrasto con il blu dell’acqua, incontra oggi la luce artificiale degli schermi e delle proiezioni. Dalla metà di giugno, il Castello Svevo, a breve distanza dalla celebre Cattedrale romanica, ha, infatti, aperto una nuova stagione della propria vita, nella quale la memoria millenaria delle sue mura, che dal fulgore medievale dello «stupor mundi» passarono alle cupe atmosfere ottocentesche di un carcere borbonico, incontra la tecnologia e i linguaggi della contemporaneità.
Nell'ambito di un'articolata strategia di conservazione, riordino, digitalizzazione e riqualificazione del patrimonio storico-artistico, ideata e coordinata dall'architetto Anita Guarnieri (al momento della progettazione direttrice del museo tranese e oggi soprintendente ad interim per le province di Foggia e Barletta-Adria-Trani), il Castello Svevo ha visto l’inaugurazione di un innovativo percorso multimediale ed esperienziale volto ad aggiornare i tradizionali confini della fruizione e della narrazione museale.
Il progetto, che si è articolato anche in calibrati interventi di restauro, è stato finanziato con circa un milione e mezzo di euro attraverso una doppia linea di risorse pubbliche: il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con i fondi dedicati al «Miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione attraverso il patrimonio digitale», e le risorse della Legge speciale 190/2014 per interventi di manutenzione straordinaria e progettazione degli allestimenti, nell’ambito del Programma operativo nazionale «Cultura e sviluppo» Fesr 2014-2020.
Il piano di studio scientifico ha trovato la sua traduzione spaziale e interattiva nelle soluzioni dello studio di design Dotdotdot, fondato nel 2004 da Laura Dellamotta, Giovanna Gardi, Alessandro Masserdotti e Fabrizio Pignoloni, tra i primi in Italia a operare nell’ambito dell’Interaction Design applicato ai contesti museali con la creazione di ambienti narrativi in cui la tecnologia non agisce come un fine autoreferenziale, ma come un potente mediatore accessibile a pubblici di ogni età e competenza.
Nel corso di oltre vent’anni di attività, l’azienda, con sede a Milano, ha collaborato con istituzioni di primo piano – dal Parco archeologico del Colosseo alla Triennale di Milano, dal Castello di Thiene a Terre Borromeo sul lago Maggiore – maturando un approccio riconoscibile: la tecnologia non come protagonista, ma come strumento al servizio del racconto.
Per il Castello Svevo sono state ideate tre installazioni permanenti sulla storia, sul bestiario medievale e sul legame con il mare, che trovano ciascuna collocazione in una specifica sala espositiva, integrandosi armoniosamente con le architetture dell’edificio, le sue stratificazioni storico-artistiche e il patrimonio custodito.
Si tratta, dunque, di uno strumento utile per approfondire la storia del maniero, uno dei luoghi più emblematici dell’architettura federiciana, la cui edificazione, iniziata nel 1233, fu completata nel 1249 su progetto dell’ingegnere militare Filippo Cinardo e sotto la supervisione di Stefano di Romualdo Carabarese.
L’impianto planimetrico è quello tipico dei castelli crociati di Terra Santa: un quadrilatero di sobria perfezione geometrica, rinforzato ai vertici da quattro torri quadrate di uguale altezza, con un ampio cortile centrale attorno al quale si organizzano le sale residenziali e difensive. I paramenti esterni, realizzati in grandi blocchi di pietra di Trani bugnata, si ergono per circa venti metri sul livello del mare, coronati da una merlatura piana.
La storia del maniero è costellata di eventi di straordinaria risonanza. Nel 1259, il figlio di Federico, Manfredi, vi celebrò le nozze con Elena Comneno d’Epiro con celebrazioni di grande sfarzo. Pochi anni dopo, Carlo I d’Angiò lo elesse a propria corte, festeggiandovi il matrimonio con Margherita di Borgogna nel 1268. Con il Cinquecento e l’avvento delle armi da fuoco, l’imperatore Carlo V dispose importanti adeguamenti difensivi, abbassando le torri e aggiungendo il bastione lanceolato a sud-ovest.
Nell’Ottocento, infine, l’edificio ospitò il carcere provinciale, che qui rimase fino al 1974. Restaurato dalla Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici della Puglia, il castello ha riaperto i battenti nel 1998, iniziando una feconda stagione di musealizzazione.
Ritornando alle installazioni, va sottolineato che il progetto tranese si inscrive in un dibattito più ampio, e sempre più urgente, sul ruolo delle tecnologie digitali nei contesti del patrimonio culturale. Tali pratiche rispondono non solo a esigenze di attrattività turistica, ma anche a nuove modalità di apprendimento, sempre più esperienziali e multisensoriali. A tal proposito, un recente report del progetto «Dicolab» del Ministero della Cultura, redatto nel 2025, offre dati preziosi sulla percezione del pubblico italiano: audioguide interattive, tavoli touch, video mapping, realtà aumentata sono apprezzate soprattutto «quando arricchiscono la visita con contesti, storie e dettagli che valorizzano le opere», rispondendo al desiderio di esperienze «più inclusive, narrative e coinvolgenti».
Si muove proprio su questa direttiva il progetto del Castello Svevo di Trani: le installazioni non sono aggiunte decorative né attrattori di consenso immediato, ma strumenti narrativi pensati per restituire profondità a un patrimonio già ricchissimo.
Particolarmente significativa, in questa prospettiva, è la cura dedicata all’accessibilità. Le tre installazioni sono, infatti, progettate – si legge nella nota stampa - per «raggiungere diverse profondità di coinvolgimento» e per essere «accessibili a pubblici diversi per età e competenze»: un obiettivo che traduce sul piano pratico i principi di inclusività che le linee guida internazionali - dall’Icom all’Unesco - indicano come irrinunciabili per la musealizzazione contemporanea.
La prima installazione, collocata nel bastione a nord-est, si configura come un «archivio tattile» ispirato al modellino ligneo settecentesco del castello. Una riproduzione consente un contatto diretto e fisico con la morfologia del monumento, mentre un tavolo interattivo touch permette un’esplorazione tridimensionale che attraversa le sale e le epoche storiche. Il visitatore accede, inoltre, a un archivio virtuale di cinquanta reperti e, interagendo con sei riproduzioni realizzate con stampante 3D, attiva una proiezione sulla volta del torrione guidata dalla voce dell’attore e doppiatore Fabrizio Vidale. La scelta di partire dal tatto non è casuale: introduce il visitatore all’esperienza attraverso il canale sensoriale più intimo e diretto, rendendo il monumento accessibile anche a pubblici con limitazioni visive.
La seconda installazione, nella Sala Manfredi, valorizza, invece, il bestiario medievale custodito nelle collezioni lapidee del castello. Frammenti di drago, leone, felino, aquila, grifone e altre creature fantastiche sono esposti su un sistema di supporti appositamente progettati. Una proiezione sulla parete di fondo è dedicata agli «animali fantastici» e offre livelli multipli di coinvolgimento: narrativo e storico per il pubblico adulto, ludico e creativo per i più giovani. Attraverso una filastrocca da comporre con parole che indicano caratteristiche fisiche o caratteriali degli animali, il visitatore può dar vita alla propria creatura fantastica, che viene illustrata, proiettata sulla parete e, se lo si desidera, scaricata tramite QR code. Le illustrazioni originali realizzate per il progetto rimandano agli stessi animali lapidei presenti in altri contesti architettonici di Trani e del territorio pugliese, istituendo un dialogo iconografico tra il castello, la cattedrale, le chiese romaniche e i palazzi cittadini.
Infine, la terza installazione occupa lo spazio delle cosiddette scuderie, «un ambiente leggermente ipogeo» dove trovano posto palle di cannone, abbeveratoi e pozzi. Qui, un «mare generativo» si anima sulla parete con onde create interamente da codice e algoritmi - senza l’utilizzo di riprese video - in un loop di circa tre minuti accompagnato da un sound design spazializzato appositamente composto. L’evoluzione narrativa segue un crescendo: dalla quiete alla tempesta simulata, durante la quale il suono si intensifica e l’acqua sembra interagire con lo spazio architettonico, fino alla ricostruzione digitale della facciata esterna del castello progressivamente avvolta dal Mediterraneo, prima del ritorno alla calma. Inoltre, un video mapping a pavimento mette in evidenza i principali reperti presenti, inserendoli nel flusso narrativo senza ricorrere a didascalie tradizionali. È questa la più poetica delle tre installazioni perché riconnette il castello alla sua origine più profonda, quella di fortezza nata per dominare e dialogare con il mare.
Il progetto non si esaurisce nelle installazioni digitali. Nella Sala Federico II, un sistema di rampe - che diventa elemento espositivo ospitando alcuni reperti della collezione - dialoga con lo spazio architettonico e consente nuovi affacci verso il mare. La realizzazione di una nuova passerella metallica con accesso dal cortile centrale e l’apertura della Porta a mare permettono di accedere all’inedito ballatoio sul fronte nord, creando un suggestivo «cannocchiale visivo» capace di evocare la memoria degli antichi approdi e di offrire una prospettiva inedita sulla famosa cattedrale di Trani. Questi interventi di design architettonico ampliano il perimetro fisico della fruizione del monumento, integrando la dimensione digitale con quella esperienziale e corporea.
Con il nuovo percorso espositivo, la memoria si fa, dunque, esperienza e il patrimonio impara a parlare lingue nuove senza dimenticare la propria voce più antica. Il visitatore cessa di essere un mero spettatore per farsi parte integrante di una trama narrativa in cui passato e presente si intrecciano indissolubilmente. Mentre lo sguardo si apre verso il mare, tra flutti reali e onde digitali, la fisicità della fortezza si impone con rinnovata potenza: un’architettura costruita per resistere al vento e alle onde, per essere presidio e rifugio affacciato sul Mediterraneo. La storia, allora, non appare più come un retaggio immobile, ma come un flusso vivo che scorre tra le pieghe del tempo e l’immaterialità della tecnologia. Ed è questa, forse, la misura del successo di un percorso multimediale ben concepito: non lo stupore fine a se stesso, ma la capacità di risvegliare il vissuto profondo e l’eco emotiva di chi ha abitato quelle stanze nei secoli, strappando al silenzio delle pietre storie, passioni e paure umane.

Didascalie delle immagini
Castello Svevo di Trani. Progetto multimediale di Dotdotdot. Fotografie: @ Edoardo Delille

Informazioni utili
Castello Svevo di Trani, piazza Manfredi, 16 - Trani (BAT - Barletta, Andria, Trani). Orari: lunedì - sabato, ore 8:30-19:30; domenica, ore 8:30-13:30 (la biglietteria chiude alle ore 18:30 nei giorni feriali e alle ore 12:30 nei giorni festivi). Ingresso: intero € 8,00, ridotto € 2,00, gratuito la prima domenica del mese e sempre per gli aventi diritto. Informazioni: tel. 0883.506603 o cs-ba.castelloditrani@cultura.gov.it. Sito internet: https://museipuglia.cultura.gov.it/musei/castello-svevo-di-trani/ || https://aditusculture.com/esperienze/trani/musei-parchi-archeologici/castello-svevo-di-trani

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