ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

martedì 30 marzo 2021

Tre virtual tour per il progetto ravennate «Dante. Gli occhi e la mente»

È visibile anche sul Web il progetto «Dante. Gli occhi e la mente», che riunisce le tre mostre promosse dal Comune di Ravenna e organizzate dal Mar - Museo d'arte della città e dalla Biblioteca classense, in occasione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri.
In un momento storico così particolare e difficile, che ha reso inagibili tanti luoghi di cultura su tutto il territorio nazionale, in molti non si sono fermati, ma anzi hanno lavorato intensamente per portare mostre e collezioni museali nelle case degli italiani e non solo.
Punta sull’offerta digitale anche la città di Ravenna che, in collaborazione con Zeranta Edutainment Srl, ha dato vita a una piattaforma con tre virtual tour, che permettono di visionare ben sette ambienti virtuali a 360°, oltre un centinaio di opere e circa sessanta contenuti multimediali tra interviste, piccoli documentari e un divertente video musicale pop, che contiene un brano composto ed eseguito per l’occasione dal cantautore e teatrante Ivan Talarico. La popolarità dei versi di «Dante, il sommo poeta dal naso importante, persona volgare e talvolta scostante», come recita con ironia l’incipit della canzone, viene ripercorsa, con questo contributo, attraverso la citazione di brani di noti cantautori, da Antonello Venditti e Fabrizio De Andrè, che si solo fatti suggestionare dalla storia di Paolo e Francesca, a Luciano Ligabue e Daniele Silvestri, che hanno preso a prestito il verso «nel mezzo del cammin di nostra vita», senza dimenticare Francesco Gabbani, Franco Battiato e Gianluca Grignani. Il video fa parte del percorso promozionale di «Un’epopea pop», la mostra curata da Giuseppe Antonelli, professore di linguistica all’Università di Pavia, la cui inaugurazione è prevista per il prossimo 4 settembre al Mar - Museo d’arte della città.
Dalle illustrazioni di Gustav Dorè alle figurine dei dadi Liebig, dall’«Inferno» di Topolino alla pubblicità della Magnesia San Pellegrino, dalle monete ai francobolli, il virtual tour racconta la fortuna dell’Alighieri e della sua «Commedia» in un viaggio che spazia dal Trecento ai giorni nostri. Nel video iniziale Giuseppe Antonelli spiega, infatti, che il poeta era già famoso ai suoi tempi e, a conferma di questa tesi, riporta un episodio tramandato nelle «Trecentonovelle» di Franco Sacchetti, nel quale si racconta di Dante che, passeggiando per Firenze, sente prima un fabbro poi un asinaio cantare pezzi del suo libro. E tutte e due le volte si arrabbia: col primo perché «tramestava i versi suoi, smozzicando e appiccando»; col secondo perché, «quando avea cantato un pezzo, toccava l’asino, e diceva: Arri».
Intrecciato alla mostra, il Mar propone un percorso d’arte contemporanea, a cura di Giorgia Salerno, con una selezione di opere di artisti contemporanei scelte in attinenza concettuale a riferimenti danteschi con temi guida come le anime, la figura femminile, il sogno, il viaggio e la luce. Edoardo Tresoldi, Richard Long, Kiki Smith e Robert Rauschenberg sono solo alcuni degli artisti che sarà possibile incontrare nel virtual tour, che si chiude con «Stella-acidi» di Gilberto Zorio, uno tra i maggiori esponenti dell’Arte Povera.
Un’altra mostra non ancora allestita, ma che si può già in parte visitare on-line, è «Le arti al tempo dell’esilio», a cura di Massimo Medica, direttore dei Musei civici di arte antica di Bologna, in programma dal 24 aprile al 4 luglio nella Chiesa di San Romualdo. Brevi interventi audio spiegano alcune delle preziose opere trecentesche che comporranno il percorso espositivo, a partire dal «Polittico di Badia» di Giotto - importante prestito delle Gallerie degli Uffizi - che l'artista realizzò per l'altare maggiore della Badia Fiorentina, chiesa vicina all'allora abitazione di Dante a Firenze, e che, con ogni probabilità, il poeta ebbe modo di vedere durante la sua realizzazione. Cimabue, Arnolfo di Cambio, Giovanni e Nicola Pisano sono gli altri artisti documentati nella mostra virtuale, che si chiude con la visita a 360° del ciclo di affreschi per Santa Chiara in Ravenna, attribuito a Pietro da Rimini.
Sul portale, realizzato con la consulenza di Jader Giraldi e la produzione multimediale di Flatmind Videoproduction, è possibile vedere anche la mostra «Inclusa est flamma. Ravenna 1921: Il secentenario della morte di Dante», a cura di Benedetto Gugliotta, attualmente allestita nel Corridoio Grande della Biblioteca Classense. Libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti e numerosi oggetti d'arte offerti come omaggio a Dante e alla città che fu il suo «ultimo rifugio» raccontano l'amore degli italiani verso quello che viene considerato il padre della nostra lingua. A scandire il percorso ci sono diversi Albi di firme della Tomba di Dante e della Classense, con autografi di visitatori illustri, ma anche di comuni cittadini. 
Lungo il percorso espositivo sono presenti, inoltre, il manifesto realizzato da Galileo Chini per il seicentenario e i sacchi in tela di juta, contenenti foglie di alloro in omaggio a Dante, donati da Gabriele D'Annunzio e decorati da Adolfo De Carolis con il motto «Inclusa est flamma» («la fiamma è all'interno»). Sul portale non manca, infine, una testimonianza dei lavori di restauro alla Tomba di Dante, con un intervento di Maurizio Tarantino, il direttore della Biblioteca Classense, che racconta come il titolo del progetto ravennate sia ispirato a un verso del canto XXVII del «Paradiso»: «pigliare occhi, per aver la mente», ovvero catturare l'attenzione attraverso lo sguardo dello spettatore per averne il pensiero.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] [Fig. 1] Galileo Chini, Dante, 1921, manifesto per il secentenario della morte di Dante Alighieri. È esposta nella mostra «Dante. Gli occhi e la mente. Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante», Biblioteca Classense; [fig. 2] Virtual tour della mostra «Un’epopea pop»; [fig. 3] Giotto, «Polittico di Badia», tempera su tavola, 142x337cm, 1300 circa, Firenze, Galleria degli Uffizi; [fig. 4] Maestro della Croce 434, «San Francesco riceve le stimmate», tempera e oro su tavola, 81x51cm, 1250 circa, Firenze, Galleria degli Uffizi; [fig. 5] Virtual tour della mostra «Le arti al tempo dell’esilio» 
 
Informazioni utili
Per accedere alla piattaforma: www.mar.ra.it/dante-vitual-tour-2021

lunedì 29 marzo 2021

«Foresta M9», a Mestre seicento essenze arboree e duecento alberi per un’installazione green

Querce, carpini, farnie, oppi, olmi campestri, frassini, ciliegi, sanguinelle, noccioli, cornioli, sambuchi, frangole, biancospini, ligustri, rose canine, prugnoli e lantane: sono quasi seicento le essenze arboree scelte per la mostra, a cura di Luca Molinari e Claudio Bertorelli, che segna la ripartenza di M9 – Museo del Novecento a Mestre. Centoottanta alberi, alti fino a quattro metri, vanno a comporre una vera e propria foresta, un’oasi di pace e serenità, che sovrasta con la sua chioma la variegata vegetazione sottostante, tipica del sottobosco, con altezze tra i trenta e i quaranta centimetri, suggellando da un lato l’emblematico significato di risveglio, ripresa e rinascita, e celebrando dall’altro il forte legame con le radici della città lagunare e il territorio che le fa da cornice. L’installazione è riflessa sulle pareti del terzo piano del museo, grazie all’applicazione di una pellicola a specchio, sottolineando così il rapporto che unisce il territorio veneto ai suoi boschi e, nello stesso tempo, raccontando il fascino paesaggistico di un territorio che ha pochi eguali in Italia.
Quella foresta temporanea nel cuore di M9, luogo emotivo ed essenziale nella sua semplicità, vuole, dunque, essere anche una testimonianza della grande attenzione e lungimiranza del comprensorio veneziano, che, già dai tempi della Serenissima, rivolge la propria attenzione alla salvaguardia dell’ambiente. «Da almeno due decenni la terra veneta – ricordano, a tal proposito, i curatori - è teatro di pratiche di paesaggio finalizzate a rifondare, entro il 2050, il suo arcipelago di foreste, almeno fino alle dimensioni dei gloriosi tempi veneziani: 7.000 ettari di rovereti di pianura necessari alla flotta per mare, pari all’1% della superficie estesa. Tutto è cominciato grazie a comunità locali che hanno deciso di prendersi cura dei luoghi abitati, consapevoli e responsabili nei confronti delle generazioni future».
«Foresta M9. Un paesaggio di idee, comunità e futuro»
– questo il titolo della mostra a Mestre - non è, dunque, solo una suggestiva installazione temporanea, ma anche un dispositivo di orientamento culturale e politico per restituire senso a un territorio che è insieme urbano e rurale. L’esposizione vuole, inoltre, essere un gesto tangibile per le sue comunità di riferimento; per questo motivo, a conclusione della mostra, sette comuni di medie e grandi dimensioni della pianura veneta - Concordia Sagittaria, San Donà di Piave, San Stino di Livenza, Venezia, Padova, Treviso e Cessalto - riceveranno in dono da M9 alcuni degli alberi che animano l’installazione, per rinvigorire o dare avvio ad altrettante foreste che arricchiranno il territorio. Mentre le piante più giovani saranno donate, a fine mostra, ai cittadini per un collettivo guerrilla gardening che diffonda l'arte di coltivare la biodiversità, nel proprio giardino o nel proprio quartiere.
L’idea di questo dono nasce da un’idea vincente, che dovrebbe essere centrale nel fare di molti, se non di tutti noi: «gli alberi -raccontano ancora i curatori - non sono un ornamento alla moda, non lavano il nostro senso di colpa e l'indifferenza, ma sono nostri compagni di viaggio, vivono con noi, sono più di noi e ci ricordano che tutti apparteniamo a un mondo che sta soffrendo troppo e che merita conoscenza, cura e amore».
L’esperienza green di «Foresta M9» non si esaurirà con la mostra, ma prevede anche un «semestre verde» di laboratori e incontri, che si muove nel solco della vocazione ecosostenibile con cui il Polo M9, laboratorio permanente del contemporaneo ideato nel 2018, è stato progettato da Matthias Sauerbruch e Louisa Hutton. Nei prossimi mesi saranno, dunque, approfonditi i temi dell’Agenda 2030 dell’Onu per l’ambiente, organizzati laboratori e iniziative per bambini e ragazzi, con visite e letture dedicate agli alberi, giungendo all’inaugurazione della prima mostra satellite dedicata ai grandi alberi della storia italiana.
La presentazione di «Foresta M9», avvenuta rigorosamente in streaming secondo le disposizioni vigenti in materia di contrasto alla diffusione del Coronavirus e delle sue varianti, è stata anche l’occasione per far conoscere «M9 Impatto Zero», il progetto greentech, eseguito da RnB4culture, che intende rendere il complesso veneto il più grande museo italiano a impatto energetico zero. Il progetto si avvia in questi giorni con l’installazione di un nuovo grande impianto fotovoltaico sui tetti degli edifici del distretto M9, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità energetica entro il prossimo triennio. «L'impianto - raccontano dal museo - porterà a una espansione della potenza da 80 a 270 kW. RnB4culture sta realizzando l'intervento con 995 metri quadri di pannelli solari senza impatto visivo, con una produzione totale attesa di 6,4 milioni di kWh».
L’installazione sarà aperta al pubblico appena le condizioni legate alla situazione pandemica lo renderanno possibile, ma può già essere vista on-line grazie a una serie di appuntamenti. Si spazia dai «Forest sound» (il prossimo ci sarà venerdì 23 aprile, alle ore 21), concerti nella natura diffusi sui canali social di M9, agli incontri della rassegna «Il mio 900 in verde» (lunedì 29 marzo con Daniele Zovi, mercoledì 31 marzo con Giustino Mezzalira e lunedì 5 aprile con Maurizio Dissegna), dalle attività per i più piccoli (giovedì 1°, 8, 15 e 22 aprile) alle quattro lezioni (sabato 3, 10, 17 e 24 aprile) in streaming di yoga con Laura Lena. Foresta M9 ci offre così una pausa virtuale a contatto con la natura e ci regala un piccolo, ma significativo, attimo di pace dell’anima, «un'esperienza sensoriale e culturale unica – racconta Luca Molinari - in un momento in cui tutti noi siamo stati costretti nelle nostre case».

Didascalie delle immagini
Le fotografie sono di Alessandro Scarpa. Si ringrazia per le immagini lo studio associato di giornalisti BonnePresse di Milano

Informazioni utili
L’installazione sarà aperta al pubblico non appena le condizioni legate alla situazione pandemica lo renderanno possibile. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.m9museum.it

venerdì 26 marzo 2021

Una nuova identità visiva per l’Asolo art film festival. Ola Niepsuj firma l’immagine guida dell’edizione 2021

Dagli anni Settanta racconta il meglio della produzione cinematografica legata ai film sull’arte e sulle biografie degli artisti. Stiamo parlando dell’Asolo art film festival, nato nel 1973 quale distaccamento della Biennale d’arte di Venezia su impulso della critica e saggista Flavia Paulon e patrocinato all’epoca da Unesco. Per la trentanovesima edizione, in agenda dal 24 al 27 giugno (pandemia permettendo), la manifestazione, che vede alla direzione artistica Thomas Torelli, si rinnova e trova a Sarmede, il «paese della fiaba», un’altra eccellenza veneta, la sua nuova identità visiva.
Alla selezione dell’immagine ha, infatti, preso parte la Mostra internazionale dell’illustrazione per l’infanzia e in particolare il suo presidente Umberto di Remigio, che ha messo a disposizione dell’Asolo art film festival, una rosa di opere ricevute nell’ultimo biennio da autori di tutto il mondo.
La scelta è caduta su un disegno dell’artista e illustratrice polacca Ola Niepsuj, scelto da Thomas Torelli per esprimere visivamente il tema del festival 2021: «Fai della tua vita un’opera d’arte».
L’immagine selezionata è stata, poi, elaborata graficamente da Saglietti.Branding+Digital di Torino.
«In questa raffigurazione – spiega il direttore del festival - ho riconosciuto quei sentimenti di allegria e speranza che dovranno accompagnare noi e le generazioni future nei prossimi decenni, fondamentali per creare quel futuro che tutti auspichiamo in cui possa rinascere un nuovo umanesimo e una coscienza maggiore di comunità come genere umano, non ‘proprietario’ del pianeta terra, ma ‘appartenente’ al sistema pianeta terra».
In questa immagine troviamo vari elementi che conducono verso questo auspicio. Ci sono tre figure che rappresentano: il nostro passato con un adulto, il nostro presente con un bambino e la natura con un cane, tutti rivolti verso destra, che guardano avanti, quindi, verso il futuro.
Sono vicini, formano un gruppo, una comunità, ma l’adulto, a differenza del bambino e del cane, raffigurati in cammino, è fermo, come a volerli accompagnare con lo sguardo verso il futuro, come a dire «andate avanti, io mi fermo qui, non voglio portare i miei errori nel futuro».
L’adulto disegnato con la testa piccola, quasi a simboleggiare il suo dolore per gli errori commessi, spinge il bambino, con la testa enorme, piena di idee rivoluzionarie, e il suo cane, a vivere le loro vite come opere d’arte.
A coronare il tutto abbiamo il sole, logo storico del festival, simbolo eterno di rinascita e speranza che rende tutto colorato, come in una sorta di nuova primavera che porterà a un’estate di pace e armonia.
Lo stile grafico dell’immagine è chiaramente di ispirazione futurista richiamando ancora una volta quella speranza nel futuro e nel cambiamento, sebbene basata su presupposti e strumenti decisamente diversi, che animò i primi decenni del XX secolo.
«Asolo Art film festival 2021 – spiega ancora Thomas Torelli - lancia così un messaggio di opposizione all’omologazione e alla cupezza del periodo, attraverso la spinta creativa che l’arte infonde in tutti gli individui. Invita a credere nella forza creativa che alberga in ognuno di noi e che attraverso la spinta catartica dell’arte può emergere facendoci trovare la nostra vera via». 

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