ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 22 aprile 2026

Venezia, il Museo di Torcello e il suo nuovo corso con Muve

Era 1870 quando il conte Luigi Torelli, allora prefetto di Venezia, dava inizio alla storia del Museo di Torcello, acquisendo e restaurando il trecentesco Palazzo del Consiglio, edificio in stile gotico, ai tempi in stato di abbandono, con l'intento di raccogliere e conservare al suo interno alcuni reperti antichi trovati nelle isole della Laguna e nella vicina terraferma.
Due anni dopo la struttura, ubicata in una zona di notevole prestigio storico-artistico, con la vicina Basilica di Santa Maria Assunta e gli importanti cicli musivi di fattura bizantina, veniva donata alla Provincia di Venezia (dal 2015 Città metropolitana di Venezia) e diveniva un museo sotto la guida del cavalier Nicolò Battaglini.
Allo studioso, autore del volume «Torcello antica e moderna», succedeva cinque anni dopo, nel 1887, l’archeologo e collezionista Cesare Augusto Levi, al quale si deve l’ampliamento della raccolta museale con reperti antichi trovati in loco e altri di sua proprietà, nonché l’acquisizione del vicino Palazzo dell’Archivio, edificio dell’XI-XII secolo che, dopo un importante intervento di restauro, apriva le proprie porte alle collezioni archeologiche. Nasceva così il Museo dell'Estuario, inaugurato il 14 maggio 1889.
Nei decenni successivi, dopo un nuovo incremento dei reperti conservati, avvenuto grazie all’attività dell’archeologo Luigi Conton, «il pescatore di cocci» che lavorò nella necropoli di Adria e scrisse il libro «Le antiche ceramiche veneziane scoperte in Laguna», si procedeva al riordino della raccolta. Iniziava un importante lavoro di inventariazione, catalogazione, restauro e pubblicazione realizzato dall’archeologo e pittore Adolfo Callegari, direttore dal 1928 al 1948, che, nei suoi due primi anni di attività a Torcello, dava origine all’attuale fisionomia del museo, con la sezione archeologica nel Palazzo dell’Archivio e quella medioevale e moderna nel Palazzo del Trecento.
Questa preziosa storia, che si è intrecciata anche con le vicende umane e lavorative di Giulia Fogolari (alla direzione fino al 1997) e di Guido Zattera, rinnova ora la sua veste con il rilancio pensato dalla Fondazione musei civici di Venezia, l’attuale ente di gestione, dopo che il complesso è stato concesso al Comune di Venezia per la durata di nove anni a uso gratuito con il decreto del Sindaco metropolitano n. 55/2025 del 30 giugno 2025.
Il Museo di Torcello è entrato così a far parte del percorso dei Musei delle isole, con Murano e Burano, completando il racconto con una dimensione finora solo parzialmente esplorata, quella delle origini della civiltà veneziana.
Torcello, tra i più antichi insediamenti della Laguna e centro vitale già in età tardoantica e altomedievale, costituiva, infatti, un importante punto di approdo e scambio commerciale tra il mare e l’entroterra già dal I secolo dopo Cristo. Era una sorta di primo scalo per la città romana di Altino connessa alle principali antiche direttrici viarie di collegamento con l'est e il nord Europa: la via Annia e la via Claudia Augusta.
Tra i primi interventi attuati per la valorizzazione del contesto espositivo, la Fondazione musei civici di Venezia ha portato a termine una serie di interventi manutentivi, aggiornamenti sugli apparati didascalici e lo svelamento del deposito posto nella loggia del Palazzo dell’Archivio che, nuovamente a vista, mette in evidenza l'importante patrimonio lapideo qui conservato.
Tra i tesori della Sezione archeologica emergono materiali preistorici rinvenuti nell’area veneziana, vasi micenei e ciprioti che testimoniano l’esistenza di traffici marittimi già alla fine del II millennio a.C., e una significativa collezione glittica che comprende, tra l’altro, una corniola incisa con le mura di Troia e un sigillo islamico in agata recante l’invocazione «il regno di Allah». Di particolare valore per il legame con il territorio è la coppa firmata «Clemens», raro reperto romano rinvenuto a Torcello, affiancata dalle ampolle di San Menas, testimonianza della diffusione di culti di origine africana introdotti in laguna in epoca bizantina. L’eccellenza della scultura antica è rappresentata dall’Erma di Hermes Propylaios, copia romana da Alcamene, e dalla testa velata del dio Kronos, opere di alta qualità stilistica.
La Sezione medievale e moderna espone, invece, reperti e documenti datati dal VI secolo all’Ottocento, raccontando i secoli in cui Torcello si affermò come centro urbano di primaria importanza. I frammenti musivi del XII secolo raffiguranti il Cristo e gli angeli rivelano strette affinità con i mosaici della Basilica di San Marco, a testimonianza di una comune cultura artistica. Afferenti allo stesso periodo sono i lacerti raffiguranti il gruppo dei Giusti e un Angelo che facevano parte del Giudizio Universale posto sulla controfacciata della Basilica di Torcello, staccati durante un restauro nell’Ottocento. Di particolare rilievo sono, inoltre, le teste musive degli arcangeli Michele e Gabriele, provenienti dalla chiesa ravennate di San Michele in Africisco, e il frammento architettonico con l’iscrizione «…MPORI…», possibile riferimento alla definizione di Torcello come «emporion mega» riportata dall’imperatore Costantino Porfirogenito.
Il percorso si arricchisce della scultura lignea di Santa Fosca (XV secolo) e del ciclo di tele e portelle d’organo della chiesa di Sant’Antonio, attribuite a Paolo Veronese (o al fratello Benedetto) e alla sua bottega. La presenza di simboli della Serenissima, come il leone marmoreo e le «bocche di leone» per le denunce segrete, testimonia il ruolo civile e istituzionale che l’isola mantenne per secoli.
Con questa nuova gestione, Fondazione Musei Civici di Venezia offre, dunque, una chiave di lettura ancora più ampia e articolata per conoscere la storia veneziana, permettendo al pubblico di scoprire anche la magia di un territorio sospeso tra acqua e terra, immerso nella natura e nella tranquillità della Laguna. La visita al museo è, infatti, solo la prima tappa di un’esperienza più ampia che permette di immergersi nelle atmosfere antiche dell’isola con il Trono di Attila, il Ponte del diavolo, le chiese di Santa Maria e Santa Fosca.

Didascalie delle immagini 
Museo del Tocello. Foto di Nico Covre
 
Informazioni utili
Museo di Torcello, isola di Torcello (Venezia). Orari: da novembre a marzo | 11.00 > 17.00; da aprile a ottobre | 11.00 - 17.30; ultimo ingresso 30 min. prima della chiusura; chiuso il Lunedì. Biglietti: il biglietto è valido per le due sezioni espositive del Museo: la sezione Archeologica e la sezione Medievale e Moderna € 7.00 intero, € 3.50 ridotto; offerta "Seniors + Junior" biglietto ridotto per tutti i componenti paganti, per gruppi composti da due adulti e almeno un ragazzo (fino al 16 anni);  offerta Scuole € 3,50 a persona (tariffa valida dal 1.09 al 15.03). Biglietto Cumulativo I musei delle isole un unico biglietto per scoprire le isole e i loro musei (Museo del Vetro, Murano | Museo del Merletto, Burano | Museo di Torcello, Torcello) € 20.00 intero, € 10.00 ridotto; questo Biglietto ha validità per 3 mesi e consente una sola entrata in ciascun museo. Sito: https://www.visitmuve.it

lunedì 20 aprile 2026

Fuorisalone 2026, a Milano una settimana all'insegna del design

Eventi
, mostre, installazioni, momenti di condivisione e di confronto delle idee che invitano a «considerare il design come processo dinamico e imperfetto, capace di mettere in dialogo menti, culture e materiali, orientando nuove visioni per il futuro»: è questo lo scopo di «Essere progetto», la nuova edizione di «Fuorisalone.it», manifestazione che, fino a domenica 26 aprile, in concomitanza con il Salone del mobile e nell’ambito del palinsesto comunale della Design Week, trasformerà l’intera città di Milano in «una piattaforma di confronto e sperimentazione sulla progettazione contemporanea».
Tra materiali innovativi, alto artigianato, nuove interpretazioni dell’abitare, ibridazioni e dialoghi tra intelligenza artificiale e saper fare dalla manualità antica, le proposte di questa edizione riflettono in modo tangibile le trasformazioni della nostra epoca, sempre più frenetica e interconnessa, e raccontano anche come l’errore, il fallimento, lo sguardo lento sulle cose possano diventare importanti scintille creative, momenti in cui l’idea si misura con la realtà e scopre nuove direzioni possibili.
Il palinsesto del Fuorisalone è come sempre ricco, in un intreccio di migliaia di appuntamenti – imperdibili e di nicchia - promossi da importanti istituzioni culturali della città, gallerie mercantili, famose aziende del settore, showroom, palazzi storici, cortili, appartamenti privati, brand emergenti, scuole e università. Tutti i distretti milanesi del design sono coinvolti in questa festa dalle dimensioni tentacolari, che spazia da Brera a 5Vie, dalla Statale a Tortona, da Paolo Sarpi a Porta Venezia.

Il percorso alla scoperta degli eventi in agenda può partire da quella che a Milano è considerata in modo unanime «la casa del design e dell’architettura»: la Triennale. In questi spazi, il pubblico avrà la possibilità di visitare «Edward Barber | Jay Osgerby. Alphabet», monografica di recente inaugurazione, per la curatela di Marco Sammicheli e con allestimento di studiomille, dedicata alla carriera del duo londinese che ha disegnato la torcia olimpica per i Giochi del 2022 e mobili iconici come la lampada «Tab» per Flos e i tavoli «Iris» per Established and sons, in un percorso all’insegna della maestria artigianale e della sperimentazione che spazia dalla metà degli anni Novanta al 2022.
Palazzo dell’Arte farà da scenario anche alla retrospettiva «Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity», che racconta la vivacità culturale della Milano del Dopoguerra e l’allure cosmopolita di New York in un percorso tra oggetti, arredi, disegni, modelli e bozzetti realizzati dai due progettisti e graphic designer, che vede la curatela di Francesca Picchi con Marco Sammicheli e Studio Mut (Martin Kerschbaumer e Thomas Kronbichler), e il progetto di allestimento di Jasper Morrison Office for Design con David Saik.
Sempre in Triennale sarà visitabile «Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present», una grande monografica realizzata insieme a Fondation Cartier pour l’art contemporain, con concept e progetto di allestimento di Toyo Ito e per la curatela di Nina Bassoli e Michela Alessandrini, che allinea oltre quattrocento opere dell’architetto fiorentino tra installazioni ambientali, modelli e disegni, oggetti di piccole e grandi dimensioni, in un viaggio dalle prime sperimentazioni radicali con Archizoom, passando per Alchimia e Memphis, fino agli ultimi progetti dal carattere antropologico.
Completano il cartellone del palinsesto di Triennale il nuovo allestimento del Museo del design con quattrocentotrenta oggetti, realizzati dagli anni Venti del Novecento al Duemila, la rassegna «Nello spazio di un secolo. Rai Pubblicità, 100 anni di storia e oltre», la mostra «Ettore Sottsass. Design Metaphors», e progetti di istituzioni e aziende che, nei giorni del Salone del Mobile, hanno scelto Palazzo dell’Arte per raccontare le loro nuove visioni creative come Anonima Castelli, Eames Foundation, Fredericia, Gebrueder Thonet Vienna, Hyletech e Kvadrat.

Altro spazio milanese dedicato alla cultura del progetto è l’Adi Design Museum, che, in questi giorni primaverili, si anima con una settimana di esposizioni, installazioni e talk. In programma ci sono la mostra di chiusura della XXIX edizione del Compasso d’Oro, storico premio sul made in Italy fondato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti, la personale «bit by bit» della designer giapponese Haruka Misawa, un’installazione di Mario Botta ispirata a Le Corbusier e una di Piaggio per celebrare l'ottantesimo anniversario del primo modello della Vespa, oltre alla presentazione di progetti realizzati dalla Chicco e da Oluce.

Ci si può, quindi, spostare a Brera, il più vecchio distretto milanese di diffusione del design italiano e tra i principali punti di riferimento del Fuorisalone, con i suoi duecentodiciassette showroom permanenti e oltre trecento eventi in agenda. 
Nel Loggiato della Pinacoteca, cuore pulsante del quartiere, American Express presenta «Serotonin – the chemistry of happiness», una scenografica installazione immersiva di Sara Ricciardi che indaga il rapporto fra bellezza e felicità attraverso forme gonfiabili che si espandono e si contraggono delicatamente.
Un’altra installazione di grande impatto è quella che Veuve Clicquot porta alla Mediateca Santa Teresa: «Chasing the Sun», una celebrazione della gioia e dell'ottimismo firmata dall’artista e designer britannico-nigeriano Yinka Ilori che, con il suo usuale approccio audace e colorato, reinterpreta alcuni stilemi tipici della celebre maison del vino, a partire dal giallo sole usato sin dal 1987 per le etichette delle bottiglie.
A Palazzo Citterio va, invece, in scena «When Apricots Blossom», mostra immersiva ideata da Gayane Umerova e curata da Kulapat Yantrasast, che reinterpreta le tradizioni artigianali dell'Uzbekistan, principalmente quelle della regione del Karakalpakstan, legate a tre mestieri tipici della zona - la panificazione, la costruzione di yurte e la tessitura di nappe -, attraverso una visione contemporanea, quella di dodici architetti e designer che raccontano l’eredità nomade della regione e la grave crisi climatica che ha vissuto negli ultimi decenni.
Palazzo Moscova fa da quinta scenografica a Y.O.U. Your Own Universe», un'installazione firmata dal collettivo artistico Numero Cromatico per glo. Al centro, un grande portale interattivo - un cerchio arancione, simbolo di connessione e appartenenza – invita il pubblico a costruire un universo dove lo spazio non si osserva, ma si abita. «Luce, colore, suono, parola, tatto e profumo creano – si legge nella presentazione - un paesaggio multisensoriale in evoluzione, dove ogni gesto genera l’opera».
Al Piccolo Teatro Studio Melato, Grohe mette in scena «Aqua Sanctuary», un viaggio sensoriale attraverso l'acqua che invita a rallentare il tempo e a ritrovare la perfetta armonia tra corpo e mente. Al Castello Sforzesco, nella Sala dei pilastri, Stark presenta, invece, l’installazione «Albori», che riflette sul processo creativo, dall’intuizione alla composizione. Mentre nella scenografia cornice della Chiesa Anglicana Tutti i Santi, in via Solferino, il noto designer londinese Bodo Sperlein presenta Menu, una mostra che vede la partecipazione di Messein, Lobmeyr, Orea, Gustav van Treeck, Garpa, Gravelli, Morath e Lzf.
Tra gli highlights di Brera si segnalano, infine, la mostra interattiva «Blooming Imperfections – Relationships in Progress» in piazza Gae Aulenti, il progetto «The Nature of Time» di Grand Seiko alla Galleria Il Castello, che esplora il profondo legame tra tempo e natura nella cultura giapponese attraverso i lavori di Atsushi Shindo, Shingo Abe, Takakuni Kawahara, e l’esposizione «Giardino alchemico» dell’artista francese Julie Hamisky da Pandolfini Casa d’aste, un viaggio tra opere e gioielli alla scoperta dell’elettroplaccatura, tecnica che consiste nell’immergere fiori, foglie ed elementi vegetali in un bagno galvanico attraversato da corrente elettrica.

Restando nel centro cittadino, ma spostandoci verso il distretto 5Vie, che ha ideato un progetto condiviso dal titolo «Qualia of Things I Qualia come protagonisti», vale la pena visitare Palazzo Litta, sede milanese del Ministero della Cultura in corso Magenta, dove sarà allestita la nuova edizione di «MoscaPartners Variations», collettiva che quest'anno si sviluppa intorno al tema «Metamorphosis» e vede la presenza di venticinque espositori - tra aziende, architetti, designer, progettisti, artisti, creativi, scuole e università - provenienti da undici paesi del mondo.
Nel Cortile d’onore del palazzo costruito da Francesco Maria Richini, gioiello del barocchetto lombardo, l'architetto franco-libanese Lina Ghotmeh, alla sua prima opera outdoor in Italia, ha realizzato uno scenografico labirinto dalle tonalità rosate, prima tappa di un percorso espositivo sulle trasformazioni del design nel mondo contemporaneo che permette di incontrare, tra l’altro, i «Glass Bridge» di Emmanuel Babled, nati dalla collaborazione tre i vetrai di Murano e il laboratorio Shanga in Tanzania, il progetto «The Bukolisch Project» di Lucia Massari, ispirato dal fascino per i guardaroba dipinti tipici della regione tirolese, una selezione di icone Poltronova come lo specchio «Ultrafragola» e il divano «Superonda», e la collezione di sedute «Kawaguch-air» di Kazuhito Ishida, che riflette la sensibilità giapponese verso le sottili variazioni della natura.

Restando nel distretto 5Vie, la Basilica di Sant’Ambrogio apre, per l’occasione, due suoi luoghi di straordinario valore storico e culturale - l’Oratorio della Passione e il Chiostro dei Canonici -, mentre al Museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», sarà possibile vedere, tra l’altro, l’installazione «Alma Water – La stanza del mare», un progetto di Sara Ricciardi che traduce il paesaggio marino in un ambiente sonoro e partecipativo.
 
A Porta Venezia aprirà le porte Palazzo Donizetti con la quarta edizione di «L’Appartamento by Artemest», progetto espositivo che vede all’opera gli studi Sasha Adler Design, March and White Design, Rockwell Group, Charlap Hyman & Herrero e Urjowan Alsharif Interiors, impegnati a reinterpretare in chiave contemporanea l’identità di alcune tra le più emblematiche capitali culturali italiane: Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Mentre a Palazzo del Senato, sede dell'Archivio di Stato, Škoda Auto ridisegnerà il cortile con l'installazione «Ooooh, that’s EpiQ!». Lo Spazio Maiocchi ospiterà, invece, Ikea con «Food For Thought», una mostra immersiva, co-creata con l’architetto Midori Hasuike e lo spatial designer Emerzon, che unisce design, cibo e convivialità.

Zona Sarpi
, uno dei quartieri più dinamici e culturalmente ibridi di Milano, formatosi attraverso una quotidiana ibridazione tra Oriente e Occidente, in particolare tra Cina e Italia, presenterà per il Fuorisalone «Do it better. Together!», mostra diffusa per la curatela di Michele Brunello, Luca Fois, Vittorio Sun e Angela Zhou che sottolinea il valore della collaborazione e della condivisione come strumenti per immaginare nuove forme di convivenza urbana. Il visitatore viene accolto simbolicamente dal portale «Noi men» in piazza Baiamonti e attraverso un percorso scandito da grandi bandiere che raccontano i temi portanti del progetto espositivo - «Better District», «Better Mobility», «Better Street», «Better Connection», «Better Entertainment» e «Better Network» -incontra installazioni, arredi urbani temporanei, punti informativi e anche delle micro-capsule culturali che danno vita a una biblioteca urbana sul pensiero creativo cinese.
Tra gli interventi speciali di questa edizione, c'è l'omaggio a Matteo Ricci, figura simbolo dell’incontro tra Italia e Cina, sulla lunga cesata di cantiere all’angolo tra via Bramante e via Sarpi. Il Centro culturale cinese presenta, invece, laboratori partecipativi per i bambini e le famiglie, mentre al Teatro del Borgo, alla scuola Panzini e in via Verdi vengono proposti progetti realizzati da giovani designer cinesi che “parlano” anche di sostenibilità e responsabilità sociale.

Tra le tappe imprescindibili del Fuorisalone c’è, poi, Tortona, uno dei distretti più amati dai giovani architetti e designer, che quest’anno propone un percorso tra le sue varie anime - Base, SuperStudio e Tortona Rocks – all’insegna di installazioni immersive di grande scala e progetti sui nuovi linguaggi dell’abitare, che vedono tra i promotori anche marchi noti come Toyota, Hyundai, Swatch, McDonald’s e Maisons du Monde. Tra le tante iniziative si segnalano: l’installazione «Keep Your Bubble» dell’artista visivo slovacco Lousy Auber, un’architettura morbida realizzata con tessuti di mongolfiere dismesse che invita a riflettere sul tema della trasformazione e del riuso; l’opera «Soundsorial Design» di IQOS e Devialet, che ridefinisce i confini tra suono e spazio trasformando frequenze e vibrazioni in luce e movimento; e la mostra immersiva «Design Is an Act of Love» di Samsung, con dodici differenti aree che raccontano come il design possa rispondere alle esigenze e ai comportamenti in perenne cambiamento delle persone.

Infine, all’Università statale di via Festa del Perdono, ma anche all’Orto botanico di Brera e da Eataly Milano Smeraldo, va in scena uno degli appuntamenti più simbolici e attesi del Fuorisalone: la ormai tradizionale mostra-evento di «Interni», il magazine di interior e contemporary design del gruppo Mondadori. «Interni Materiae» è il titolo di questa edizione, che coinvolge oltre cinquanta architetti, designer e aziende, provenienti da più di dieci Paesi, chiamati a interpretare - si legge nella presentazione - «la materia non come semplice sostanza, ma come linguaggio del progetto e strumento di relazione tra spazio, corpo, tempo e società».
Tra gli ospiti ci sono: il distretto dello shopping Fidenza Village con «Wild Kong», scultura monumentale in resina rossa dell’artista francese Richard Orlinski; la maison degli yacht SanLorenzo con l'installazione «UN_Material» di Piero Lissoni, che ricostruisce il volume di un'imbarcazione a grandezza naturale; Mutti con «House of polpa», un’imponente architettura formata da ventimila lattine di passata di pomodoro; Holcim Italia con «Mater», opera site-specific sugli effetti della guerra e sui processi di ricostruzione, progettata da Alessandro Scandurra e con il progetto illuminotecnico di Deerns Italia, che ricrea un anello di macerie di circa sedici metri di diametro, attraversato da una passerella sospesa.
Milano diventa così, ancora una volta, un museo a cielo aperto e una città laboratorio per scoprire che cosa accade nel mondo del design.

Didascalie delle immagini
1 e 2. Museo del design. Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue - FTfoto © Triennale Milano; 3. Barber Osgerby, Bellhop,Flos,2017/ © David Brook/  Shoot Studio; 4. Andrea Branzi, Grandi Legni – GL02, 2009. Ruy Texeira. Courtesy Nilifar; 5. Vignelli, Vignelli Associates, Milano, brochure cover for COSMIT 1994. Courtesy Vignelli Center for Design Studies; 6. Yinka Ilori, autore dell'installazione «Chasing the Sun» per  Veuve Clicquot; 7. Immagine per «When Apricots Blossom», mostra immersiva ideata da Gayane Umerova e curata da Kulapat Yantrasast, sulle tradizioni artigianali dell'Uzbekistan; 8. Grohe Spa, Aqua Sanctuary, Key Visual; 9. MoscaPartners Variations 2026, Metamorphosis in Motion by Lina Ghotmeh — Architecture, Palazzo Litta, Milano, Italy. Installation views ©️ Nathalie Krag; 10. Ettore Sottsass jr, Ultrafragola, mirror and lamp, Centro Studi Poltronova, photo Serena Eller. Opera esposta da MoscaPartners Variations 2026; 11. Ikea, «Food For Thought», MDW 2026; 12. Samsung, «Design Is an Act of Love», MDW 2026; 13. «UN_Material» di Piero Lissoni a «Interni Materiae»; 14. «Wild Kong» di Richard Orlinski a  «Interni Materiae»

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domenica 19 aprile 2026

Albergo Pietrasanta, trent’anni di arte e ospitalità nel cuore della Versilia

Nel cuore medioevale di Pietrasanta, cittadina toscana ai piedi delle Alpi Apuane, a pochi chilometri dal mare della Versilia, i cui vicoli di pietra chiara raccontano una storia antica legata alla lavorazione e all'estrazione del marmo, che si dice abbia avuto inizio con Michelangelo Buonarroti, il «genio inquieto del Rinascimento» che considerava la scultura come un mezzo per liberare l’idea divina imprigionata nella materia, si cela un luogo di ospitalità e uno scrigno d’arte contemporanea dall’atmosfera intima, accogliente e, al contempo, lussuosa e raffinata. 

Stiamo parlando dell’Albergo Pietrasanta, un boutique hotel d’eccellenza - situato a pochi passi dalla vivace e armoniosa piazza Duomo, con la sua Collegiata di San Martino, il palazzo del Comune e i caffè e i ristoranti con i tavolini all’aperto -, che in questa stagione 2026 compie trent’anni di attività, consacrando il successo di una precisa filosofia imprenditoriale ed estetica, oggi sempre più di moda nel settore dell’hôtellerie, che guarda all’arte come «esperienza viva». Quadri, sculture, fotografie d’autore e pezzi di design diventano così non meri oggetti ornamentali, ma «presenze familiari» che accompagnano i gesti più semplici e quotidiani del soggiorno in una struttura ricettiva, dai primi istanti del risveglio in camera al relax serale nei salotti comuni, dopo una giornata di turismo culturale o di svago al mare o, ancora, di sperimentazione delle tradizioni enogastronomiche locali.

In questo senso, l’Albergo Pietrasanta non è, dunque, né un museo né una casa privata, ma uno «spazio attraversabile», in cui le opere accompagnano i passi degli ospiti e si offrono allo sguardo senza mediazioni, ovvero senza teche o cordoni divisori come avviene in una tradizionale area espositiva.
 
A fare da sontuosa cornice alla collezione, con il suo focus sugli sviluppi dell’arte italiana dalla seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri (con artisti come Alighiero Boetti, Mario Schifano e Gino De Dominicis), è uno degli edifici storici di Pietrasanta: Palazzo Barsanti Bonetti, costruito nel Seicento dalla dinastia di scultori Gamba Martelli, e abitato, a partire dagli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, prima dalla famiglia Bersanti, protagonista della produzione d’arte sacra locale, e poi dall’ammiraglio Bonetti. Negli anni Novanta il palazzo, su idea dei coniugi Rosa e Gilberto Sandretto, viene riqualificato con la creazione, tra la villa padronale e le antiche scuderie, di venti camere e suite, tutte diverse tra loro, ma accomunate da un’identica attenzione ai dettagli, e impreziosite dall’affaccio su un silenzioso giardino interno di palme secolari.
 
L’apertura al pubblico avviene nel 1996. Da allora sono passati tre decenni e l’Albergo Pietrasanta continua ad affascinare i suoi ospiti grazie a un armonioso e coinvolgente dialogo tra storia e creatività contemporanea. Un dialogo che, anno dopo anno, presenta nuovi accostamenti e inedite possibilità di sguardo. 

 Il portale d’accesso, le sale affrescate, la stratificazione architettonica dell’edificio, l’elegante veranda con la luce naturale a segnare lo scorrere delle ore, raccontano, infatti, un legame profondo con il lavoro degli artisti e degli artigiani che hanno fatto di Pietrasanta un centro riconosciuto a livello internazionale, la «piccola Atene» italiana per quel coacervo di laboratori del marmo, fonderie, gallerie e studi a poca distanza dalle cave di Carrara.

Le opere della collezione contemporanea parlano, invece, di una tradizione familiare, improntata al bello e alla relazione con gli altri, che continua e si rinnova, anche grazie all’ingresso nello staff di Carolina Sandretto, fotografa e development manager, che ha dato forma a nuovi progetti. È il caso di Magazzino Pietrasanta, uno spazio espositivo ricavato da un ex edificio industriale, articolato in oltre settecento metri quadrati e dotato di una cucina professionale e di una terrazza affacciata sulle Apuane, che ospita al suo interno una parte della collezione dei proprietari dell’albergo e che può, all’occorrenza, trasformarsi in un contenitore qualificato e suggestivo per mostre ed eventi di vario genere.

Il trentesimo anniversario dell’Albero Pietrasanta non segna, dunque, un cambio di passo, ma restituisce la forza e la lungimiranza di un progetto che, fin dagli esordi, ha scelto di condividere l’arte come forma di ospitalità, il bello come forma di dialogo.

Didascalie delle immagini
Albergo Pietrasanta, Pietrasanta. 2006.Ph. Carolina Sandretto

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Albergo Pietrasanta, via G. Garibaldi, 35, 55045 Pietrasanta - https://www.albergopietrasanta.com  - tel.+39.0584.793726