ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 23 aprile 2026

A Bologna «Pasqua in nummis», una mostra sulla Passione di Cristo nella cultura numismatica europea

Nel loro metallo inciso, consumato dal tempo e dal contatto, le monete custodiscono tracce di gesti, di sguardi e di devozioni reiterate. La numismatica, tradizionalmente indagata quale fonte per la storia economica e istituzionale di un Paese, si configura così sempre più come un ambito privilegiato per l’analisi delle dinamiche culturali di un territorio. Da questo presupposto nasce il progetto espositivo «Il medagliere si rivela», avviato nell'ottobre 2023 al Museo civico archeologico di Bologna, scrigno d'arte ubicato all'interno del quattrocentesco Palazzo Galvani, in pieno centro storico, a pochi passi da piazza Maggiore.
L’iniziativa, che ha già proposto al pubblico sei piccole mostre tematiche, si propone di valorizzare uno dei patrimoni meno noti ma più ricchi del museo, che al suo interno conserva reperti di epoca egizia, della Grecia classica e dell’antica Roma, provenienti principalmente dalla raccolta del pittore Pelagio Pelagi (1775-1860). Stiamo parlando del Medagliere, che colleziona circa 100.000 esemplari numismatici, dalle prime forme di monetazione del VII secolo a.C. fino all’euro, oltre a un importante nucleo di quasi 16.0000 medaglie, tra cui quelle papali, che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri.

Dopo le esposizioni su San Petronio (il patrono della città), il Natale, le due Torri (la Garisenda e l’Asinelli, che rendono inconfondibile lo skyline bolognese), l’antico Egitto, l’ingegno delle donne e il ritratto d’artista, il Museo civico archeologico presenta, fino al prossimo 6 luglio, il focus espositivo «Pasqua in nummis», a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, con una selezione di una ventina di pezzi, tra monete e medaglie, raffiguranti temi iconografici legati agli episodi della vita di Gesù e ricordati nella liturgia pasquale.
Questi manufatti, con le loro raffigurazioni sulla crocifissione e la Passione di Cristo, trasmettono messaggi non solo devozionali ma anche politici e culturali. Permettono cioè di approfondire aspetti legati alle ragioni che portarono il committente a scegliere di raffigurare un determinato passo evangelico e di scoprire anche quale messaggio si volesse veicolare al pubblico di riferimento.
Si delinea, poi, un ulteriore livello di lettura che riguarda il rapporto tra la produzione numismatica e le arti figurative. Le medaglie, pur nella loro dimensione ridotta, si configurano, infatti, come luoghi di traduzione e rielaborazione di modelli iconografici e soluzioni compositive derivati da opere di più ampio formato. Emblematico è il caso di Giovanni Bernardi (Castel Bolognese, 1494 – Faenza, 1553), che ripropose su un tondello metallico la scena della Crocifissione già incisa per i medaglioni in cristallo di rocca commissionati dal cardinale Alessandro Farnese (Valenzano, 1520 – Roma, 1589), opera, oggi conservata alla Bibliothèque nationale de France a Parigi, di cui parla anche Giorgio Vasari.

Le medaglie papali rappresentano uno dei filoni più ricchi della mostra. Questi manufatti sono la principale tipologia di beni numismatici che attinge al repertorio evangelico: ogni pontefice scelse episodi della vita di Cristo molto spesso veicolando significati legati alla sua politica temporale e spirituale. Così Urbano VIII (papa dal 1623 al 1644) fece raffigurare per la sua medaglia d’elezione la scena della trasfigurazione di Cristo, suggerendo un sottile parallelismo tra la sua ascesa al soglio e quella del Signore al cielo. Mentre Pio V (papa dal 1566 al 1572) scelse come soggetto della sue medaglia la cacciata dei mercanti dal tempio per alludere al proprio programma di riforma ed epurazione della Chiesa.
In questo filone si innesta anche il doppio ducato d’oro di Clemente VII (papa dal 1523-1534), una delle più belle e rare monete del Rinascimento, incisa da Benvenuto Cellini (Firenze, 1500 – ivi, 1571) nel 1529 e raffigurante l’«Ecce Homo», il Cristo ferito dopo la fustigazione ed esposto alla folla. Il pontefice voleva così fare riferimento a un preciso momento della sua biografia, quello in cui aveva dovuto sopportare la prigionia durante il sacco di Roma.

Lungo il percorso espositivo, a fruizione gratuita, sono, poi, visibili medaglie raffiguranti la lavanda dei piedi che ricordano il gesto d’umiltà e l’esempio che Cristo volle lasciare ai suoi discepoli in occasione dell’Ultima cena, episodio rievocato nella messa del Giovedì santo celebrata prima della Pasqua. Questa iconografia si diffuse a partire dalla metà del XVI secolo, non solo a ricordo dell’episodio evangelico ma anche con l’intento di rafforzare e ribadire la centralità del rito nella liturgia post tridentina in opposizione alle critiche mosse dal Protestantesimo.
Tra le monete più interessanti sono, inoltre, esposte quelle della Zecca di Mantova che recano come raffigurazione la pisside contenente il prezioso sangue raccolto da Longino, il soldato romano che aveva ferito il costato di Cristo.

Non particolarmente pregiati dal punto di vista artistico e per i metalli utilizzati, ma particolarmente interessanti, sono, poi, alcuni esemplari a carattere puramente devozionale, destinati a pellegrini e devoti. La funzione di tali oggetti era quella di consentire al fedele di portare su di sé un’immagine sacra per favorire la preghiera e la meditazione sugli episodi centrali della vita di Gesù. Si tratta di medaglie e medagliette dotate di appiccagnolo per essere indossate al collo o forate per essere cucite su abiti e cappelli. L’aspetto è spesso consunto per l’usura causata dallo sfregamento sugli abiti o dal ripetuto tocco del fedele. Questi esemplari avevano anche una funzione apotropaica, come nel caso della medaglia della Scuola della Passione di Venezia, dove compare al dritto la deposizione e al rovescio Cristo al sepolcro, raffigurato a mezzo busto mentre emerge da un sarcofago attorniato dagli strumenti della passione (spugna, lancia, verghe, borsa con i denari, bacio di Giuda, tunica). L’iconografia, molto diffusa a partire dal Medioevo, era chiamata Arma Christi con l’evidente richiamo alla sua funzione di «arma difensiva» contro il demonio.

«Pasqua in nummis» non si limita, dunque, a restituire visibilità a un patrimonio spesso marginalizzato, ma invita anche a ripensare radicalmente lo statuto dell’oggetto numismatico. In queste superfici minute, attraversate dal tempo e dall’uso, si rivela, infatti, una straordinaria capacità di concentrare e di trasmettere significati complessi, capaci di articolare narrazioni in cui si intrecciano devozione, autorappresentazione e memoria storica, restituendo in forma concentrata la complessità dei sistemi di significato propri di una determinata epoca.

Didascalie delle immagini 
1. Zecca di Roma, Doppio ducato di Clemente VII (papa dal 1523-1534), 1529. Rovescio: Ecce Homo. Oro, mm 6,9 (diam). Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 67177; 2. Giuseppe Bernardi (Castel Bolognese, 1494 – Faenza, 1553), Medaglia religiosa, 1547. Rovescio: Crocifissione. Bronzo dorato, mm 6,9 (diam). Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 5000; 3. Anonimo della Scuola della Passione, Venezia, Medaglia religiosa, 1577. Rovescio: Cristo al sepolcro attorniato dai simboli della passione. Bronzo, mm 37,5 (diam). Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 5065

Informazioni utili
Il Medagliere si rivela. Pasqua in nummis. Museo civico archeologico, via dell'Archiginnasio 2 - 40124 Bologna. Orari di apertura (periodo invernale): Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 9.00 - 18.00 | Sabato, domenica, festivi ore 10.00 - 19.00 | Chiuso martedì non festivi e 1° maggio 2026 | Festa della Liberazione (sabato 25 aprile 2026) ore 10.00 - 19.00 | Festa della Repubblica (martedì 2 giugno 2026) ore 10.00 - 19.00. Orari di apertura (periodo estivo): Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 10.00 - 19.00 | Sabato, domenica, festivi ore 10.00 - 19.00 |Chiuso martedì non festivi. Informazioni: tel. +39 051 2757211 - https://www.museibologna.it/archeologico. Fino al 6 luglio 2026

Nessun commento:

Posta un commento