Quest’anno l’appuntamento, che vede la curatela di Chiara Canali e Camilla Mineo, è in agenda dal 18 aprile al 2 giugno, quando la città di Parma si trasformerà, ancora una volta, in un museo diffuso grazie a progetti di pittura, fotografia, arte digitale e scultura, per un totale di otto mostre e sei laboratori che coinvolgeranno complessivamente venticinque artisti.
«Lux. Visioni sulla luce» è il tema scelto per questa decima edizione, realizzata con il sostegno del Mic e della Siae, che si configura come «un invito» - si legge nella presentazione - «a riscoprire la luce come materia viva e mezzo espressivo» attraverso «installazioni, performance e opere che interrogano il confine tra reale e percepito, tra energia e forma, costruendo una narrazione collettiva sull’uso della luce nell’arte contemporanea». Il visitatore del festival - assicurano le curatrici - «non sarà semplice spettatore, ma parte integrante di un viaggio sensoriale che restituisce alla luce la sua dimensione esperienziale e relazionale».
La prima mostra a inaugurare sarà – nel pomeriggio di sabato 18 aprile, alle ore 15 - «Synthetic Horizons. Nuove geografie dell’intelligenza artificiale», a cura di Chiara Canali, che porterà negli spazi della Casa del suono sei artisti under 35 con le loro opere realizzate con l’IA e la luce digitale fatta di pixel e algoritmi: macchine sonore, video, installazioni immersive, sculture di dati e narrazioni transmediali, che propongono una riflessione sui concetti di autorialità, memoria, corpo e futuro.
Lungo il percorso espositivo, il visitatore sarà protagonista attivo grazie a Svccy (1997), il cui lavoro «Il cavaliere» permetterà al pubblico di generare immagini in tempo reale, e a Luca Martinelli, in arte Vandalo Ruins (1998), che presenterà a Parma «Tutti i re in ascolto», una macchina corale vivente che reinterpreta in maniera interattiva un’opera di Italo Calvino trasformando la voce dei visitatori in una memoria sonora condivisa, in un vero e proprio coro polifonico destinato ad arricchirsi giorno dopo giorno. In mostra sarà possibile vedere anche «The Pørnøgraphər», un lavoro del collettivo Hariel (composto da Pietro Lafiandra, Flavio Pizzorno e Andrea Rossini) che mette in crisi l’immagine cinematografica tradizionale, e «The Artist», una riflessione di Andrea Crespi (1992) sull’identità nell’epoca post-digitale, che si muove tra presenza e assenza, tra umano e artificiale. Sara Destri, in arte Ex.Favilla (1995), tenterà, invece, di dare forma alla relazione tra nostalgia e reminiscenza con il suo lavoro «Le figure del ricordo», mentre Manuel Macadamia (1997) presenterà «Sunset AI World», un osservatorio sperimentale sulle possibilità narrative e visive dell’intelligenza artificiale creato per sensibilizzare sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che è già stato presentato in diversi contesti culturali in Italia e all’estero, e che per l’occasione verrà arricchito da un nuovo episodio («sunset 2066»).
Ci si sposterà, quindi, a Palazzo Pigorini dove - sempre sabato 18 aprile, alle ore 16 – inaugurerà la mostra «Michael Kenna. Il fiume Po. Scritture di luce», a cura di Sandro Parmiggiani, con settanta delle cento immagini realizzate dal fotografo inglese nell’arco di dodici anni, tra il 2007 e il 2019, lungo il corso d’acqua più lungo d’Italia, a partire dalla sorgente alpina per giungere alla foce adriatica, attraversando i paesaggi della Pianura Padana. Riuniti in un libro pubblicato nel 2020 da Corsiero editore di Reggio Emilia, questi scatti nascono da un «approccio lento e contemplativo», frutto di vere e proprie «conversazioni» visive con la presenza potente e magnetica del Po, paragonato da Michael Kenna a un «vecchio e saggio amico», con cui c’è stato «uno scambio di energia in ogni incontro».
La luce è un elemento centrale di questo progetto fotografico, nato da un’attenta osservazione delle condizioni atmosferiche dei luoghi ritratti: nebbie, riflessi sull’acqua, cieli lattiginosi e orizzonti rarefatti diventano la materia espressiva con cui il fotografo inglese dà vita a paesaggi essenziali, sospesi, costruiti su silenzi e sottili equilibri.
Fondamentale è l’uso del bianco e nero, considerato dall’artista britannico «una riduzione essenziale della stimolazione sensoriale che consente alla nostra immaginazione di lavorare di più». Le immagini si configurano così come interpretazioni liriche più vicine alla poesia, soprattutto ai brevi haiku giapponesi, che alla descrizione documentaria. Completa il percorso una video-intervista di quindici minuti che offre uno sguardo diretto sul processo creativo di Michael Kenna lungo il fiume.
Restando a Palazzo Pigorini seguirà, alle ore 17 di sabato 18 aprile, l’inaugurazione di altre due mostre: «Una nuova luce», per la curatela della Galleria Caracol, e «Quadrifluox», a cura di Piergiuseppe Molinar.
La prima esposizione riunisce le opere di tre protagonisti dell’illustrazione francese contemporanea, al debutto sulla scena italiana, le cui opere declinano la luce come materia narrativa e principio generativo dell’immagine in modi differenti. Jean Mallard costruisce con l’acquerello paesaggi visionari e stratificati, attraversati da una moltitudine di dettagli e micro-narrazioni, nei quali la luce, dal taglio teatrale, accende i contrasti e amplifica la dimensione fantastica della narrazione. Per mezzo dell’uso di pastelli e matite, Clément Thoby rilegge, invece, l’eredità dei Fauves in chiave contemporanea attraverso atmosfere morbide e cinematografiche, capaci di evocare profondità e sospensione. Infine, Florian Pigé utilizza il pastello per creare una luce intima e avvolgente, che modella i volumi e sospende la scena in un tempo dilatato.
La mostra «Quadrifluox» trasforma, invece, l’inchiostro fluorescente in un linguaggio artistico autonomo, ridefinendo il rapporto tra carta, immagine e percezione. «Sotto la luce di Wood - si legge nella presentazione - l’opera cambia stato: l’immagine si accende, si espande, rivela livelli nascosti e dettagli invisibili. La fluorescenza non è un effetto speciale o decorativo, ma parte integrante della costruzione visiva». Per l’occasione viene presentata una selezione di opere a stampa, tra cui le graphic novel «Torino 8290» di Alessandro “Kalla” Calabrese, «Panico Paura» di Andra Rosta (Alessandra Rostagnotto) e «Rêve» di Antoine Orand.
L’esposizione mette in mostra anche il progetto «Hello Fluo!», dove - affermano gli organizzatori - «la logica della programmazione si fonde con la materia della stampa tipografica, rendendo tangibile il dialogo tra arte digitale e sperimentazione analogica».
Completa il percorso espositivo a Palazzo Pigorini una selezione di opere tratte dalla mostra «Draw the Light», presentata nel 2022, in occasione della prima edizione del Ripido Illustration Festival di Brunico. Davide Bonazzi, Ilaria Urbinati, Andrea Serio, Riccardo Guasco, Giulia Neri, Maria Martini e Marco Cazzato sono alcuni degli artisti esposti, invitati a confrontarsi con una domanda tanto semplice quanto complessa: «è possibile disegnare la luce?» Ne emerge un percorso ricco e sorprendente, dove linguaggi e sensibilità diverse dialogano tra di loro.
Ci si sposterà, quindi, alla Galleria San Ludovico dove – sabato 18 aprile, alle ore 18 - inaugurerà «Morphology Light. Viaggio nella forma della luce», personale di Antonio Barrese (Milano, 1945), esponente della sperimentazione italiana tra arte, design, percezione visiva e cultura scientifica sin dagli anni Sessanta, quando, con Alberto Marangoni, Alfonso Grassi e Gianfranco Laminarca, fonda il Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione), movimento che condivide una visione dell’opera come dispositivo dinamico, aperto, fondato su processi di trasformazione e sul coinvolgimento attivo dello spettatore.
La singolarità del lavoro di Antonio Barrese, nella sua giovinezza esponente dell’arte cinetica e programmatica italiana, è stata puntualmente colta da Peter Weibel, teorico della media art e direttore per ventiquattro anni dello ZKM - Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe, che ha parlato dell’artista milanese come di un «agente provocatore», ovvero di un autore capace di generare «scarti di pensiero», cioè perturbazioni mentali in grado di anticipare trasformazioni culturali profonde che diventeranno visibili solo nei decenni successivi.
La mostra, per la curatela di Chiara Canali, riunisce opere storiche e lavori recenti, che mettono al centro la luce intesa come materia plastica, fenomeno fisico e struttura percettiva capace di generare forma. Non mancano lungo il percorso espositivo documenti e apparati esplicativi, con l’obiettivo di offrire strumenti di approfondimento e chiavi di lettura.
All’interno del percorso espositivo, che dialoga efficacemente con la storia e l’architettura della Galleria San Ludovico, assumono particolare rilievo le opere che esplorano la dimensione ambientale e immersiva, come «Disco Strobo» ed «Electric Savana». Sono, inoltre, visibili i cicli «Big» e «Mini Shining», dove la luce non è semplice elemento di illuminazione o effetto scenico, ma struttura generativa.
Completa il calendario il progetto multimediale «Del sublime», firmato dal Duo Es, con il compositore Nicola Evangelisti, per il Torrione Visconteo. La mostra, la cui inaugurazione è prevista per le ore 19 di sabato 18 aprile, poco prima dell’opening party al locale notturno ColonneVentotto (ore 21), vede ancora una volta la curatela di Chiara Canali.
Il concetto di «sublime», nel suo significato originario di «alto» ed «elevato», teorizzato nella Grecia antica sin dai tempi di Platone, è reso attraverso suoni e varchi di luce, assimilabili a rosoni, che conducono il visitatore in un percorso ascensionale attraverso i quattro livelli dello spazio espositivo.
Il percorso inizia con «Transies Euntis», opera video proiettata sulla volta a botte del seminterrato, che si configura – raccontano gli organizzatori - come «un’esperienza contemplativa che unisce scienza, arte e spiritualità, aprendo una finestra di connessione tra la realtà sensibile e soprasensibile».
Al primo piano sono, invece, esposte un paio di opere in black light art, realizzate con vernici fosforescenti. In «Quantum Simmetry» un’iride diventa metafora del rosone e punto di incontro tra terreno e trascendente. Riprendendo la teologia paolina del «corpo come tempio», l’opera afferma, dunque, la centralità dell’essere umano come luogo di rivelazione e coscienza dell’infinito.
Proseguendo, si incontra il trittico delle spirali auree di
Nicola Evangelisti, con tre strutture spaziali in cristallo e specchi incisi e retro-illuminati tese a raccontare la tensione tra ordine e caos, tra razionalità e irrazionalità. Il percorso culmina al quarto piano con la stampa digitale di un rosone tratto dal video «Transies Euntis», la fotoceramica del Duo Es e due opere di Silvia Serenari che rappresentano il sublime come esperienza di contemplazione della natura.
Come consuetudine, il festival emiliano ha anche un ricco Circuito Off, che coinvolge una cinquantina di spazi creativi della città di Parma, tra negozi, ristoranti, librerie, studi d’artista ed esercizi vari. Tra queste attività c’è lo Starhotels du Parc, albergo con preziosi interni in stile Liberty, situato accanto al Parco Ducale, che ospiterà in questi giorni l’esposizione «Fiori di Luce» dell’artista e fotografa parmigiana Caterina Orzi, con opere dalle tecniche diverse, dalla fotografia al pastello, che tratteggiano una natura dalla dimensione intima, silenziosa e quasi meditativa.
A «Parma 360» la luce si mostra, dunque, come materia viva e forma di pensiero. Si posa sulle superfici per trasformarle. Scivola sui corpi dei visitatori rendendoli presenza attiva. Attraversa gli spazi e ne modifica l’usuale percezione. Si racconta come metafora del nostro tempo: iper-visibile, sempre sotto i riflettori, e dominato dall’incertezza e dalla fragilità.
Ci si sposterà, quindi, a Palazzo Pigorini dove - sempre sabato 18 aprile, alle ore 16 – inaugurerà la mostra «Michael Kenna. Il fiume Po. Scritture di luce», a cura di Sandro Parmiggiani, con settanta delle cento immagini realizzate dal fotografo inglese nell’arco di dodici anni, tra il 2007 e il 2019, lungo il corso d’acqua più lungo d’Italia, a partire dalla sorgente alpina per giungere alla foce adriatica, attraversando i paesaggi della Pianura Padana. Riuniti in un libro pubblicato nel 2020 da Corsiero editore di Reggio Emilia, questi scatti nascono da un «approccio lento e contemplativo», frutto di vere e proprie «conversazioni» visive con la presenza potente e magnetica del Po, paragonato da Michael Kenna a un «vecchio e saggio amico», con cui c’è stato «uno scambio di energia in ogni incontro».
La luce è un elemento centrale di questo progetto fotografico, nato da un’attenta osservazione delle condizioni atmosferiche dei luoghi ritratti: nebbie, riflessi sull’acqua, cieli lattiginosi e orizzonti rarefatti diventano la materia espressiva con cui il fotografo inglese dà vita a paesaggi essenziali, sospesi, costruiti su silenzi e sottili equilibri.
Fondamentale è l’uso del bianco e nero, considerato dall’artista britannico «una riduzione essenziale della stimolazione sensoriale che consente alla nostra immaginazione di lavorare di più». Le immagini si configurano così come interpretazioni liriche più vicine alla poesia, soprattutto ai brevi haiku giapponesi, che alla descrizione documentaria. Completa il percorso una video-intervista di quindici minuti che offre uno sguardo diretto sul processo creativo di Michael Kenna lungo il fiume.
Restando a Palazzo Pigorini seguirà, alle ore 17 di sabato 18 aprile, l’inaugurazione di altre due mostre: «Una nuova luce», per la curatela della Galleria Caracol, e «Quadrifluox», a cura di Piergiuseppe Molinar.
La prima esposizione riunisce le opere di tre protagonisti dell’illustrazione francese contemporanea, al debutto sulla scena italiana, le cui opere declinano la luce come materia narrativa e principio generativo dell’immagine in modi differenti. Jean Mallard costruisce con l’acquerello paesaggi visionari e stratificati, attraversati da una moltitudine di dettagli e micro-narrazioni, nei quali la luce, dal taglio teatrale, accende i contrasti e amplifica la dimensione fantastica della narrazione. Per mezzo dell’uso di pastelli e matite, Clément Thoby rilegge, invece, l’eredità dei Fauves in chiave contemporanea attraverso atmosfere morbide e cinematografiche, capaci di evocare profondità e sospensione. Infine, Florian Pigé utilizza il pastello per creare una luce intima e avvolgente, che modella i volumi e sospende la scena in un tempo dilatato.
La mostra «Quadrifluox» trasforma, invece, l’inchiostro fluorescente in un linguaggio artistico autonomo, ridefinendo il rapporto tra carta, immagine e percezione. «Sotto la luce di Wood - si legge nella presentazione - l’opera cambia stato: l’immagine si accende, si espande, rivela livelli nascosti e dettagli invisibili. La fluorescenza non è un effetto speciale o decorativo, ma parte integrante della costruzione visiva». Per l’occasione viene presentata una selezione di opere a stampa, tra cui le graphic novel «Torino 8290» di Alessandro “Kalla” Calabrese, «Panico Paura» di Andra Rosta (Alessandra Rostagnotto) e «Rêve» di Antoine Orand.
L’esposizione mette in mostra anche il progetto «Hello Fluo!», dove - affermano gli organizzatori - «la logica della programmazione si fonde con la materia della stampa tipografica, rendendo tangibile il dialogo tra arte digitale e sperimentazione analogica».
Completa il percorso espositivo a Palazzo Pigorini una selezione di opere tratte dalla mostra «Draw the Light», presentata nel 2022, in occasione della prima edizione del Ripido Illustration Festival di Brunico. Davide Bonazzi, Ilaria Urbinati, Andrea Serio, Riccardo Guasco, Giulia Neri, Maria Martini e Marco Cazzato sono alcuni degli artisti esposti, invitati a confrontarsi con una domanda tanto semplice quanto complessa: «è possibile disegnare la luce?» Ne emerge un percorso ricco e sorprendente, dove linguaggi e sensibilità diverse dialogano tra di loro.
Ci si sposterà, quindi, alla Galleria San Ludovico dove – sabato 18 aprile, alle ore 18 - inaugurerà «Morphology Light. Viaggio nella forma della luce», personale di Antonio Barrese (Milano, 1945), esponente della sperimentazione italiana tra arte, design, percezione visiva e cultura scientifica sin dagli anni Sessanta, quando, con Alberto Marangoni, Alfonso Grassi e Gianfranco Laminarca, fonda il Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione), movimento che condivide una visione dell’opera come dispositivo dinamico, aperto, fondato su processi di trasformazione e sul coinvolgimento attivo dello spettatore.
La singolarità del lavoro di Antonio Barrese, nella sua giovinezza esponente dell’arte cinetica e programmatica italiana, è stata puntualmente colta da Peter Weibel, teorico della media art e direttore per ventiquattro anni dello ZKM - Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe, che ha parlato dell’artista milanese come di un «agente provocatore», ovvero di un autore capace di generare «scarti di pensiero», cioè perturbazioni mentali in grado di anticipare trasformazioni culturali profonde che diventeranno visibili solo nei decenni successivi.
La mostra, per la curatela di Chiara Canali, riunisce opere storiche e lavori recenti, che mettono al centro la luce intesa come materia plastica, fenomeno fisico e struttura percettiva capace di generare forma. Non mancano lungo il percorso espositivo documenti e apparati esplicativi, con l’obiettivo di offrire strumenti di approfondimento e chiavi di lettura.
All’interno del percorso espositivo, che dialoga efficacemente con la storia e l’architettura della Galleria San Ludovico, assumono particolare rilievo le opere che esplorano la dimensione ambientale e immersiva, come «Disco Strobo» ed «Electric Savana». Sono, inoltre, visibili i cicli «Big» e «Mini Shining», dove la luce non è semplice elemento di illuminazione o effetto scenico, ma struttura generativa.
Completa il calendario il progetto multimediale «Del sublime», firmato dal Duo Es, con il compositore Nicola Evangelisti, per il Torrione Visconteo. La mostra, la cui inaugurazione è prevista per le ore 19 di sabato 18 aprile, poco prima dell’opening party al locale notturno ColonneVentotto (ore 21), vede ancora una volta la curatela di Chiara Canali.
Il concetto di «sublime», nel suo significato originario di «alto» ed «elevato», teorizzato nella Grecia antica sin dai tempi di Platone, è reso attraverso suoni e varchi di luce, assimilabili a rosoni, che conducono il visitatore in un percorso ascensionale attraverso i quattro livelli dello spazio espositivo.
Il percorso inizia con «Transies Euntis», opera video proiettata sulla volta a botte del seminterrato, che si configura – raccontano gli organizzatori - come «un’esperienza contemplativa che unisce scienza, arte e spiritualità, aprendo una finestra di connessione tra la realtà sensibile e soprasensibile».
Al primo piano sono, invece, esposte un paio di opere in black light art, realizzate con vernici fosforescenti. In «Quantum Simmetry» un’iride diventa metafora del rosone e punto di incontro tra terreno e trascendente. Riprendendo la teologia paolina del «corpo come tempio», l’opera afferma, dunque, la centralità dell’essere umano come luogo di rivelazione e coscienza dell’infinito.
Proseguendo, si incontra il trittico delle spirali auree di
Nicola Evangelisti, con tre strutture spaziali in cristallo e specchi incisi e retro-illuminati tese a raccontare la tensione tra ordine e caos, tra razionalità e irrazionalità. Il percorso culmina al quarto piano con la stampa digitale di un rosone tratto dal video «Transies Euntis», la fotoceramica del Duo Es e due opere di Silvia Serenari che rappresentano il sublime come esperienza di contemplazione della natura.
Come consuetudine, il festival emiliano ha anche un ricco Circuito Off, che coinvolge una cinquantina di spazi creativi della città di Parma, tra negozi, ristoranti, librerie, studi d’artista ed esercizi vari. Tra queste attività c’è lo Starhotels du Parc, albergo con preziosi interni in stile Liberty, situato accanto al Parco Ducale, che ospiterà in questi giorni l’esposizione «Fiori di Luce» dell’artista e fotografa parmigiana Caterina Orzi, con opere dalle tecniche diverse, dalla fotografia al pastello, che tratteggiano una natura dalla dimensione intima, silenziosa e quasi meditativa.
A «Parma 360» la luce si mostra, dunque, come materia viva e forma di pensiero. Si posa sulle superfici per trasformarle. Scivola sui corpi dei visitatori rendendoli presenza attiva. Attraversa gli spazi e ne modifica l’usuale percezione. Si racconta come metafora del nostro tempo: iper-visibile, sempre sotto i riflettori, e dominato dall’incertezza e dalla fragilità.
Didascalie delle immagini
1. Opera di Riccardo Guasco; 2. Opera di Macadamia; 3. SVCCY, I tre cavalieri - Cavaliere 1; 4. M. Kenna, Nuvole drammatiche – Sannazzaro de’ Burgondi, Pavia, 2019; 5. M. Kenna, Ponti di Spagna, Bondeno, Ferrara, 2018; 6. Opera di Mallard; 7.Progetto Quadriflox; 8 e 9. Opera di Antonio Barrese; 10. Duo Es, Transies Euntis, 2026; still da video; 11.Evangelisti, Spirale Aurea Z8, 2016; 605x605x70 mm; cristallo alluminio Led
Informazioni utili
Parma 360 Festival della creatività contemporanea (X Edizione). LUX. Visioni sulla luce. Parma, sedi varie. Dal 18 aprile al 2 giugno 2026. Orari: tutte le sedi da lunedì a domenica 11-20, chiuso mercoledì e giovedì: Casa del suono da mercoledì a domenica 10-18; chiuso lunedì – martedì. Biglietti e info su: https://www.parma360festival.it










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