
Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1995, quella curata di Jean Clair, la strada dell'artista toscano è stata costellata anche da importanti affermazioni fuori dai confini nazionali. Si ricordano, a tal proposito, la personale russa, all'Ermitage di San Pietroburgo, del 2001, e l’inaugurazione, l’anno successivo, dell’imponente museo giapponese a lui dedicato dal magnate Kiichiro Okano. L’edificio, costruito dall'architetto Munemoto a Mishima (non lontano da Tokyo e a contatto visivo col monte Fuji), si configura come una modernissima struttura, a picco sul mare, di circa 30.000 metri quadrati (dei quali 2000 coperti e 28.000 in forma di parco), al cui interno sono allocate oltre cento opere della vasta produzione marmorea e non di Vangi, vincitore di svariati premi internazionali, tra i quali il «Premium Imperiale» della Japan Art Association, una sorta di Nobel per pittori e scultori, assegnato in passato anche a Willem de Kooning, Robert Rauschenberg, Christo e Jean Claude.

In cinque sale del primo piano del Palazzo vescovile aretino sono allineate, in un allestimento curato da Daniela Galoppi, con l'interior design Luisa Danesi Gori e l'architetto Gianclaudio Papasogli Tacca, diciassette sculture in marmo, bronzo, avorio e legno e una dozzina di disegni e bozzetti preparatori.
L’insieme delle opere esposte, realizzate tra il 1987 e il 2012, offre una panoramica a tutto tondo sull'arte di Vangi, sulla sua capacità di coniugare il meglio della tradizione figurativa italiana con una ricerca stilistica contemporanea, inserita nel proprio tempo, il cui soggetto ispiratore è l’uomo, con le sue angosce, le sue inquietudini, le sue delusioni, le sue speranze, il suo vivere quotidiano. Emerge, dunque, nei lavori in mostra quella che Franco Russoli ha definito come un'impellente «necessità di dare forma a un'idea della condizione umana moderna, intesa come solitudine, ansia, muta domanda senza risposta».
Le statue del maestro toscano -«solide, compatte e rigorosamente chiuse in se stesse», come ebbe a scrivere Dino Buzzati– diventano biografia della sofferenza e della disperazione leopardiana del nostro tempo, metafore del disorientamento che ci coglie davanti al mistero dell'universo e paradigma del nostro smarrimento di fronte all'imperversare di uno stile di vita sempre più caratterizzato dal motto, di hobbesiana memoria, «Homo homini lupus est». Emblematici, in tal senso, sono la scultura «Stazzema» (2008) e i suoi disegni preparatori, ricordo delle vittime dell’eccidio nazi-fascista del 12 agosto 1944, nel quale è raffigurato un uomo con, in braccio, il suo bambino morto. Guarda, invece, alla storia più recente il disegno «Katrina» (2007), di chiara ispirazione goyesca, piccolo tassello dell’ampio lavoro che l’artista ha dedicato al violento uragano che, nel 2005, devastò New Orleans e la Florida.

Vangi ci parla, dunque, ancora una volta dell'uomo contemporaneo. Crea immagini che ci sorprendono e commuovo, che ci fanno meditare e che, nello stesso, ci trascinano fuori dal mondo. Immagini che, come ebbe a dire Dino Carlesi, rendono «irreale la realtà […] leggero il peso del dolore».
Didascalie delle immagini
[fig. 1] Giuliano Vangi, «Angelo», 2012. Particolare del presbiterio della Cattedrale di Arezzo; [fig. 2] Giuliano Vangi, «Giulia vestita di verde», 1990;[fig. 3] Giuliano Vangi, «Stazzema», 2008
Informazioni utili
Vangi. Sculture e disegni. Mudas Museum – Museo diocesano d’arte sacra c/o Palazzo vescovile, piazza Duomo, 3 - Arezzo. Orari: lunedì-domenica, 10.00-18.30. Ingresso: intero € 2,00, ridotto € 1,00. Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: tel. 0575.4027268. Sito web: http://www.diocesiarezzo.it/. Fino a domenica 3 giugno 2012.
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