La chitarra è la sua grande passione insieme alle matite colorate, che lo porteranno ad iscriversi, nel 1966, all’istituto d’arte di Urbino.
La città natale di Raffaello, adagiata lungo le verdi colline marchigiane tra la valle del Metauro e la valle del Foglia, non è certo il centro del mondo. Ma è pur sempre un polo universitario in cui è facile trovare qualcuno con cui condividere le proprie passioni. Ivan Graziani incontra Velio Gualazzi e Walter Monacchi, con cui fonda gli «Anonima Sound». «Parla tu», la b-side del loro primo 45 giri intitolato «Fuori Piove», piace a Renzo Arbore e Gianni Boncompagni; il disco passa spesso in radio e arriva così la partecipazione al «Cantagiro», allora la manifestazione canora più importante della penisola assieme al Festival di Sanremo.
Per Ivan Cattaneo è l’inizio di una bella carriera nel mondo della musica ed è con lui, personaggio fuori dagli schemi e decisamente “avanti” rispetto ai suoi contemporanei, che il rock incontra per la prima volta la canzone d’autore. Nascono, anno dopo anni, singoli di successo come «Lugano addio», «Firenze (canzone triste)», «Pigro», «Agnese», «E sei così bella», «Monna Lisa», «Maledette malelingue». Ma Ivan Cattaneo non abbandona mai in tutto l’arco della sua breve vita le amate matite colorate, la carta e la china. Il suo percorso nelle arti visive, da molti definito il suo lato B, è in questi giorni al centro della mostra «Il disegnatore è libero», curata da Olivia Spatola e Manuela Valentini, in collaborazione con Francesco Colafella.
Il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna continua così il ciclo delle personali dedicate agli artisti che hanno messo al centro il dialogo tra arte e musica, avviato con «ALIAS capitolo secondo» di Giorgio Faletti e con la personale «Quando la musica si mostra. Una nota al museo» di Francesco Tricarico.
Il cantautore abruzzese amava dire che «il disegnatore è libero di fare quello che vuole», a differenza del cantante che «è sempre nelle mani di troppa gente». Da questa affermazione -che ben documenta il carattere ribelle dell’artista, poco incline a scendere a patti con le ingerenze dei discografici- prende spunto il titolo della mostra, nella quale sono raccolte oltre trenta opere, molte delle quali inedite. Si tratta di disegni, incisioni e grafiche provenienti dall’archivio della famiglia Graziani, tratte da quaderni di schizzi e appunti che l’artista aggiornava con regolarità.

I disegni di Ivan Graziani - ricorda Vincenzo Mollica- «vivevano con le sue canzoni come vasi comunicanti, si alimentavano della stessa fonte di emozioni». A conferma di questo, la rassegna bolognese presenta una serie di schizzi che si riferiscono ad alcuni dei più grandi successi del cantautore come «Firenze» o «Maledette malelingue», presentata a Sanremo nel 1994. In un’opera, poi, si può riconoscere la «Signora Bionda dei Ciliegi» o nell’uomo che piange si può riscontrare quella che avrebbe dovuto essere la copertina di uno dei suoi primi album «Desperation», pubblicato nel 1973 dall'etichetta Freedom Records.
La mostra, allestita nella Sala mostre temporanee al piano terra di Palazzo Sanguinetti, si completa con l’esposizione di alcuni oggetti personali appartenuti allo scomparso artista abruzzese, che entrano in dialogo con la collezione permanente del museo nelle sale al primo piano: un autoritratto, alcuni quaderni con schizzi e una chitarra elettrica Kramer Neptune NJ, decorata dallo stesso Graziani agli inizi degli anni ‘80 con un’immagine della moglie Anna e dei figli piccoli sul corpo dello strumento, che è stata una delle più usate nei suoi live.

Informazioni utili
«Il disegnatore è libero».Museo internazionale e biblioteca della musica, Strada Maggiore, 34 - Bologna. Orari: da martedì a domenica (festivi compresi), ore 10.00 – 18.30; lunedì chiuso. Ingresso (comprende l'accesso al museo):
intero € 5,00 | ridotto € 3,00 | giovani tra 18 e 25 anni € 2,00 | gratuito per possessori Card Musei Metropolitani Bologna e il giovedì nelle ultime due ore di apertura del museo. Informazioni: tel. +39.051. 2757711 o museomusica@comune.bologna.it. Sito internet: www.museibologna.it/musica. Fino al 23 giugno 2019
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