ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 8 novembre 2021

«Forever Green», quattro secoli di pittura all’insegna del verde

È la tinta del mantello di Beatrice nella «Divina Commedia» e quello della speranza sul fondo del vaso di Pandora. È il colore del movimento ambientalista, sinonimo di ciò che non inquina ed è biologico. È la luce rassicurante della batteria carica e il segnale di via libera sulle strade. Per gli occidentali, simboleggia la primavera, la rinascita e la calma. Per l’Islam, vuol dire gioia e leggerezza. Stiamo parlando del verde, il colore secondario creato dalla combinazione tra il giallo primario e il cyano (il blu), che nella storia dell’arte ha conosciuto fortune alterne, venendo addirittura associato, nei secoli bui del Medioevo, alle streghe, al male e al diavolo.
La tossicità dell'arsenico contenuto nel suo pigmento, che lo rendeva un vero e proprio veleno, non ha di certo contribuito alla fama positiva del verde. Solo l’Ottocento, il secolo della pittura di paesaggio, della scuola di Barbizon e degli impressionisti, ha visto l’affermazione di questo colore, al quale Ersel, società di Torino che si occupa di servizi di consulenza sugli investimenti, servizi fiduciari, di asset protection e di corporate advisory, dedica la sua nuova mostra.
Dopo «White Not» e «Red», l’ottocentesco Palazzo Ceriana in piazza Solferino, opera dell’architetto Carlo Ceppi, ospita così, fino al prossimo 26 novembre, «Forever Green», una panoramica sul colore verde, dalla pittura antica all’astrazione, a cura di Chiara Massimello, realizzata in collaborazione con la galleria Robilant+Voena di Torino e con alcuni collezionisti privati.
L’obiettivo dell’esposizione, che propone anche sguardo attento sugli artisti torinesi o su quelli che hanno gravitato nell’ambiente fecondo della città, «è di mostrare – raccontano gli organizzatori - come un quadro seicentesco possa essere felicemente accostato a un’opera di Schifano, oppure come un paesaggio ottocentesco dialoghi perfettamente con un’opera di Lucio Fontana».
Tra i pezzi storici è possibile ammirare un quadro di un’artista poco conosciuta come Giulia Crespi «Cerana», sorella del più noto Giovan Battista Crespi detto il Cerano, documentata a Milano dal 1610 al 1628, della quale viene esposto un ritratto di Sant’Isidoro (olio su tela, cm 87.5 x 66,5), il patrono dei raccolti e dei contadini, molto amato in vita per la sua generosità.
Rimanendo nell’ambito dell’arte più antica, in mostra si trovano anche un «Paesaggio classico» (olio su tela, 80 x 100 cm) del pittore fiammingo Hendrik Frans van Lint (Anversa 1684 – Roma 1763), che si specializzò a Roma nel genere della veduta, e la tela «Viaggio di Rebecca a Canaan» (olio su tela, 34x 59 cm) di Francesco Zuccarelli (Pitignano, 1702 – Firenze, 1788), esponente del rococò italiano. L’Ottocento è, invece, rappresentato da Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868 - Volpedo - 1907), con la tela «Fanciulla in campo» (olio su tela, firmata - 52 x 82 cm) del 1821, e da una serie di quattro «Allegorie» (Olio su tavola - 46 x 33 cm) di Scuola francese.
Grande protagonista dell’esposizione è, poi, il Novecento, che, attraverso autori come Gerardo Dottori, Bertozzi & Casoni, Maurizio Cattelan, Aldo MondinoHsiao Chin, Mario Merz, e Roberto Crippa, solo per fare qualche nome, propone un viaggio pittorico tra generi differenti, dal futurismo all’astrattismo, dall’informale al concettuale, dallo spazialismo alla pop art.
Tra i pezzi più interessanti esposti a Palazzo Ceriana c’è un paesaggio del torinese Giulio Boetto (Torino, 1894 – 1967), «Verso il pascolo» del 1927 (olio su tavola, 93 x 73cm), la cui pittura pastosa riesce a rendere perfettamente l’idea della luce estiva in montagna, l’aria tersa e il tempo lento. Mario Schifano (Homs, 1934 - Roma, 1998) è, invece, presente in mostra con un suo monocromo, «Piazzale solo» del 1970 (smalti su carta intelata, 120 x 120 cm); Lucio Fontana con un suo «Concetto spaziale» del 1966 (81 x 100 cm, pittura ad acqua su tela), una sequenza di buchi su fondo verde. Mentre di Salvo (Leonforte, 1947 – Torino, 2015) è esposto «25 Siciliani» del 1976 (olio su tavola, 23 x 30 cm), una piccola mappa della Sicilia, sua terra natale, su fondo e toni di verde.
A chiudere la carrellata, o meglio ad aprirla, è un lavoro di Mark Rothko (Latvia, 1903- New York, 1970): «Untitled» del 1964 (olio su carta intelata, 64,7 x 50,1 cm). L’artista crea, qui, un legame intimo e intenso con lo spettatore. Guardare la sua opera è come aprire una finestra sull’infinito e sull’incomprensibile. Non ci sono forme né figure, la superficie è divisa in rettangoli orizzontali, il colore verde domina con una forza ipnotica e totale. Si apre così a Torino un viaggio nel colore, che è anche un’esperienza contemplativa, dove grande protagonista è il mondo delle emozioni.

Didascalie delle immagini
1.Mark Rothko (Latvia, 1903- New York, 1970), Untitled, 1964. Olio su carta intelata, 64,7 x 50,1 cm. Collezione privata, Torino; 2. Giulio Boetto (Torino, 1894 – 1967), Verso il pascolo, 1927. Olio su tavola, 93 x 73cm. Collezione privata, Torino; 3. Lucio Fontana (Rosario di Santa Fé 1899 - 1968 Varese), Concetto Spaziale, 1964-1965. Acquerello su carta - 60 x 50 cm. Courtesy Collezione privata, Torino; 4. Giulia Crespi “Cerana” (documentata a Milano dal 1610 al 1628), Sant’Isidoro. Olio su tela, cm 87.5 x 66.5. Courtesy Robilant+Voena    

Informazioni utili

Forever Green. Ersel – Palazzo Ceriana, piazza Solferino, 11 - 10121 Torino. Orari: dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18. Ingresso libero. Fino al 26 novembre 2021

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