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giovedì 4 novembre 2021

«Messa in scena», in mostra a Padova i vetri e i gioielli di Paolo Marcolongo

All’inizio del 2021, in occasione della Giornata della memoria, Paolo Marcolongo (Padova, 1956) donava al Museo Antoniano di Padova un «Reliquiario-Testimonianza» in memoria di padre Placido Cortese, il frate francescano, «martire della carità e del silenzio», morto sotto tortura in una cella della Gestapo di Trieste e probabilmente cremato nella Risiera di San Sabba. L’opera, che contiene al suo interno alcune schegge del muro della cella triestina e un frammento di carta dove il sacerdote scrisse di suo pugno la parola «santo», riprende in chiave contemporanea la figura del putto donatelliano. La piccola scultura offre sulla mano sinistra un bianco uovo, simbolo della creazione e della perfezione compiuta, mentre sorregge con la testa un’ampolla di vetro rosso soffiato, «una sorta di novello Graal – racconta l’autore - protetto da un involucro spinoso».
Circa dieci mesi dopo, Paolo Marcolongo, che nel 2015 ha vinto il Bayerischer Staatspreis a Monaco, ritorna al Museo Antoniano di Padova con una mostra dal titolo «Messa in scena», che espone per la prima volta al pubblico un caleidoscopio di nuove creazioni originali, frutto di un lavoro di ricerca che unisce la tradizione vetraria e l’arte orafa.
L’avvicinamento alla grande tradizione veneziana del vetro soffiato, avvenuta con la collaborazione di Paolo Cenedese, alla guida dal 1978 dello studio «La Corte del Fabbro» a Murano, ha dato vita a opere dalle forme sinuose, che fanno convivere fragilità e vigore, ingegno e poesia.
Nei suoi vasi, l’artista ha impresso al procedimento una serie di alterazioni rivoluzionarie quali l’intrusione, prima del raffreddamento, di filamenti ferrosi che, incorporati al materiale, conferiscono ai manufatti un’insospettata qualità organica capace di articolarsi in versatili inflorescenze vegetali che si mantengono però effimere, poiché comunque imprigionate nelle trasparenti alchimie del vetro. 
Affini ai vasi, sono i gioielli, da sempre al centro del lavoro di Paolo Marcolongo, tra i maestri della Scuola orafa di Padova con Gianpaolo Babetto, Mario Pinton, Alberto Zorzi e Maria Zanella. In occasione della mostra questi oggetti, concepiti dall’artista come minimali operazioni scultoree, vengono esposti al Museo Antoniano nel soppalco che ospita le teche dove sono conservati i capolavori dell’oreficeria storica, mostrando così come le più moderne creazioni possano abitare, con delicata magnificenza, gli spazi adibiti per ospitare i più antichi manufatti rinnovando la percezione di quei luoghi senza però tradirne lo spirito.
L’arte del vetro di Murano agisce in stretta simbiosi con la pratica dell’artista anche nella realizzazione degli «Astri Terrestri», pietre lunari in cui l’arte della sabbiatura e un massiccio ispessimento dell’involucro hanno conferito opaca e porosa gravezza. Simili a una colata lavica ormai fossile, questi manufatti rimandano a un enigmatico universo minerale di forme e segni. 
La sperimentazione sui materiali ha portato l’artista a confrontarsi anche con le mille potenzialità della carta. Il risultato sono i cicli «Geografie di carta» e «Arature», dove il materiale perde la sua caratteristica di bidimensionale tabula rasa per acquisire una prospera vitalità formale. La punta che la intarsia, come un vomere, riversa ai bordi eleganti rimasugli di cellulosa da riporto che, a sbalzo, tramutano il foglio in una minuta geografia di crinali e avvallamenti.
Sempre intarsiando la carta, regolando un incisore meccanico in concomitanza ad accuratissime modificazioni di spessori, Paolo Marcolongo ha ultimamente perfezionato una tecnica di lavorazione che permette la produzione di piccoli riquadri a geometria variabile, ampiamente rappresentati nelle sale della mostra, e raggruppati in sequenza, permettendo così ai visitatori non solo di apprezzare il singolo «pezzo», ma di vedere il progetto nel suo insieme.
«Nelle carte graffiate si ripropone quella antica e significativa connessione tra manufatto e cornice. - racconta Baldissin Molli -. Quest’ultima nei documenti tardomedievali è definita, come è noto, ornamentum, come quel principio di compiutezza e definizione che rende pienamente ricca di significato l’opera, che, senza di essa, rimarrebbe di percezione scempia. È dunque un’esposizione dove il linguaggio dell’oggi può richiamare molteplici suggestioni all’indietro e, crediamo, anche in avanti, per quello che verrà dopo».

Didascalie delle immagini
[Fig. 1]Datura 2015, Anello, Ag 925 e vetro di Murano; [fig.2] In Finitum 2019, Vaso, Vetro di Murano e ferro; [fig.3] Collana 2012, Ag925 e vetro di Murano; [fig. 4] Forma, Ombra, Segno, 2015, Vetro di Murano e ferro 

Informazioni utili
«Messa in scena». Personale di Paolo Marcolongo. Basilica del Santo – Museo Antoniano, piazza del Santo, 11 – Padova. Orari di apertura: martedì – domenica, ore 9:00 – 13:00 e ore 14:00 – 18:00. Sito internet: www.arcadelsanto.org. Dal 5 novembre al 27 marzo 2022.

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