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mercoledì 3 novembre 2021

Tra fede e bellezza, nuova luce per le opere della Basilica di Sant’Antonio a Padova

Il 24 luglio 2021 Padova entrava per la seconda volta nella World Heritage List dell’Unesco. La prima volta era avvenuta nel 1997 con l’Orto botanico, considerato patrimonio mondiale dell’umanità quale «rappresentazione della culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura». L’anno scorso il celebre riconoscimento è stato, invece, assegnato all’urbs picta, ovvero ai cicli di affreschi trecenteschi che impreziosiscono la città, a partire da quello della Cappella degli Scrovegni compiuto da Giotto.
Tra gli otto luoghi che costituiscono il nuovo museo diffuso di Padova - «3.694 metri quadrati di pareti affrescate per mano di 6 artisti lungo 95 anni di storia» - c’è l’Oratorio di San Giorgio, edificio che si affaccia sul sagrato della basilica di Sant’Antonio, commissionato come cappella sepolcrale di famiglia da Raimondino Lupi di Soragna, guerriero e diplomatico al servizio della Signoria dei Carraresi. I suoi affreschi, realizzati tra il nel 1377 e il 1384 da Altichiero da Zevio, sono recentemente stati sottoposti a un importante intervento di «restauro percettivo». Sono cioè stati dotati di un sistema di illuminazione innovativo, realizzato sotto la direzione dell’architetto Antonio Susani, che ha permesso ha permesso di cogliere con pienezza la qualità della pittura.
Forte del risultato ottenuto da questo restauro, la Veneranda Arca di S. Antonio ha deciso di proseguire ulteriormente nella valorizzazione del patrimonio artistico che dal 1396 è chiamata a tutelare, avvalendosi ancora una volta del sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e di iGuzzini illuminazione spa, azienda leader nel settore dell'illuminazione architetturale. È nata così l’idea - dichiara l’avvocato Emanuele Tessari, presidente capo della Veneranda Arca - «di rivalutare nella sua interezza il modo di vedere l’interno della basilica, di percorrerla, di sostare per fede e per amore della bellezza davanti ai suoi tanti capolavori».
Verranno, dunque, dotati dello stesso tipo di tecnologia avanzata la cinquecentesca cappella dell’Arca, scrigno in bianco e oro che conserva l’urna del Santo, la cappella del Beato Luca Belludi, con i dipinti di Giusto de’ Menabuoi, la cappella di San Giacomo, i cui affreschi di Altichiero e Jacopo Avanzi sono appena stati riconosciuti patrimonio Unesco, e il presbiterio, con i bronzi di Donatello, Bartolomeo Bellano e Andrea Riccio realizzati nel Quattrocento.
L'innovativo sistema di illuminazione sarà realizzato con apparecchi iGuzzini ad altissima resa cromatica e minimo ingombro visivo, in grado di rispondere alle molte sfide illuminotecniche presenti ed esaltare la ricchezza cromatica e materica del ricchissimo apparato decorativo della Basilica.
Il visitatore della basilica, ponendosi in un’ideale posizione al centro della chiesa, sotto la cupola dell’Angelo e davanti all’ingresso del presbiterio, potrà, quindi, «guardare, come mai fino a ora è stato possibile, -assicurano da Padova - i bronzi di Donatello sull’altare maggiore, come una specie di Sacra Conversazione che prenderà nuova vita grazie alla luce».
Quella posizione, al centro della chiesa, ha un valore particolare, perché lì, nel 1263, fu posta la tomba di Sant’Antonio, prima di essere spostata, definitivamente, nell’attuale cappella dell’Arca (1350). In essa lavorarono decine di artisti lungo il Cinquecento ed è stupefacente questo senso di grande coerenza, di colto classicismo, di misura equilibrata tra bellezza all’antica e fede cristiana, che si respira dai suoi nove grandi rilievi che raccontano episodi e miracoli di Antonio. La Basilica permette, infatti, ai suoi visitatori un viaggio nel meglio della pittura e della scultura transitata in città tra Trecento e Cinquecento, facendo confrontare il fedele e il turista con artisti quali Andriolo de’ Santi, Altichiero, Jacopo Avanzi, Donatello, Bartolomeo Bellano, Andrea Riccio, Tullio e Antonio Lombardo, Sansovino, Danese Cattaneo, Falconetto.
Insieme ai restauri, proseguirà l’inventariazione dei documenti dell’Archivio storico della Veneranda Arca, il punto d’inizio da cui partire per comprendere la storia della basilica. Il precedente collegio di presidenza aveva curato l’inventariazione dei documenti dalla data di fondazione della Veneranda Arca, nel 1396, fino al 1950. Grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, l’attuale collegio di presidenza ha proseguito e portato a compimento le ultime fasi del progetto, mandando in stampa l’inventario dell’archivio e attuando la messa on-line dello stesso, con la creazione di un sito dedicato (www.archivioarcadelsanto.org). L’obiettivo ora è estendere l’inventariazione fino al 1973, una data importante per l’Arca, quando assetti finanziari ed economici dell’ente mutano profondamente per la vendita della gastaldia di Anguillara, già donata da Francesco Novello da Carrara all’Arca nel 1405. Si prevede, per l’occasione, l’assunzione, per un anno, di un giovane, formato in ambito umanistico, che lavorerà a stretto contatto con la responsabile dell’archivio, la dottoressa Chiara Dal Porto.
Al termine del lavoro la Basilica del Santo brillerà di più, non solo per la nuova illuminazione delle sue opere, ma anche per il riordino delle carte che svelano la sua lunga storia. 

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Crediti delle immagini 
La galleria fotografica è a cura di Giovanni Pinton 

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