ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 5 maggio 2022

#notizieinpillole, dall'open call «Spazio libero» al Premio Nittardi: AAA artisti e curatori cercansi

Premio Nittardi, alla ricerca di sei artisti per le etichette e le carte veline del Chianti classico «Vigna Doghessa»
C’è un luogo nel cuore del Chianti Classico in cui, da secoli, il vino incontra l’arte. È la tenuta Nittardi, proprietà, nel Rinascimento, di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, Michelangelo Buonarroti, che, leggendo le carte antiche, la acquistò nel 1549, durante i lavori alla Cappella Sistina, mentre progettava anche alcune migliorie alle mura della Repubblica fiorentina, per offrire il suo vino come «dono genuino» a papa Giulio II.
Dal 1981 questa azienda sulle colline al confine tra le province di Firenze e Siena, situata tra Castellina in Chianti e la Maremma toscana, è di proprietà della storica veneziana Stefania Canali e del marito Peter Femfert, gallerista tedesco (Die Galerie) con una passione per le proposte contemporanee più promettenti e sfaccettate.
La vocazione artistica è, dunque, nel Dna di questa fattoria, che conta quaranta ettari vitati e che dal 2013 è gestita dal figlio Léon Femfert. Lo dimostra lo straordinario parco di sculture contemporanee: un sentiero abitato da quarantacinque opere di grandi artisti internazionali come Miguel Berrocal, Horst Antes, Victor Roman, Raymond Waydelich, Friedensreich Hundertwasser. Lo provano gli artisti d’eccezione che ogni anno, fin dal 1981, creano due opere – un’etichetta e una carta seta d’autore - dedicate allo storico Chianti classico. Emilio Tadini, Valerio Adami, Igor Mitoraj, Mimmo Paladino, Yoko Ono, il pittore Pierre Alechinsky, unico esponente in vita del famoso Gruppo CoBrA, Dario Fo e Fabrizio Plessi sono solo alcuni degli artisti che hanno collaborato al progetto, vestendo con i loro colori e i loro disegni le bottiglie dell’esclusivo Chianti prodotto dalla «Vigna Doghessa».
Per festeggiare l’annata 2020, la quarantesima che racconta la lunga storia d’amore tra vino e arte nella tenuta Nittardi, la famiglia Canali-Femfert ha deciso di scegliere non un solo artista ma ben sei per realizzare l’etichetta (dimensioni 30 cm di altezza x 39 cm di larghezza o 40 cm x 52 cm o 50 cm x 65 cm) e la carta velina (dimensioni 40 cm di altezza x 57 cm di larghezza o 50 cm x 71 cm o 60 cm x 85 cm) che avvolge le bottiglie Chianti Classico «Vigna Doghessa» 2020. Per coinvolgere anche i più giovani è stato così indetto il Premio Nittardi.
Gli interessati potranno presentare le proprie proposte entro il 3 luglio. Il motivo e la tecnica artistica (olio o acrilico su tela, pastello, gouache, collage, matita colorata o acquerello su cartone, fotografia o altre tecniche) sono a libera scelta dell'artista. I vincitori verranno premiati con una settimana di soggiorno per due persone durante l’autunno 2022 e con ventiquattro bottiglie di Chianti classico. Le loro opere d'arte saranno esposte, insieme a tutte le etichette e le veline delle 39 annate precedenti, il prossimo autunno a Firenze e nel 2023 alla Die Galerie di Francoforte (Germania).
Maggiori informazioni sono reperibili sul sito www.nittardi.com

Venezia, da Ca’ Select una open call per artisti e visual designer under 35
Era il 1920 quando i giovani Fratelli Pilla, grazie alla loro esperienza liquoristica, davano vita a Venezia, nel sestiere di Castello, al Select. Cento anni dopo l’azienda e il suo inconfondibile aperitivo ritornano nella città lagunare e, dal prossimo autunno, avranno una nuova sede nel sestiere di Cannaregio.
Il progetto di Ca’ Select, firmato dallo studio Marcante-Testa, prevede il recupero di un antico fabbricato industriale che, oltre ad ospitare il cuore del processo produttivo dell’aperitivo veneziano, sarà uno spazio esperienziale aperto alla città, con un’area degustazione, un’area eventi per iniziative sociali e culturali e un’area espositiva che racconterà in maniera multimediale e interattiva la storia di Select, così profondamente intrecciata a quella di Venezia.
Per l’occasione è stato lanciato un contest rivolto ad artisti e visual designer under 35 per la realizzazione di un’opera site specific, della larghezza di circa cinque metri, che reinterpreti l’immaginario e della tradizione veneziana attraverso il linguaggio della grafica. L’ intervento artistico sarà posizionato su una parete dell’area Bar&Mixology di Ca’ Select e vi rimarrà in esposizione per dodici mesi a partire dall’inaugurazione dello spazio.
Per aderire alla open call, le cui iscrizioni rimarranno aperte fino al 29 maggio, ogni partecipante dovrà prima di tutto motivare la propria personale connessione con la città di Venezia per esperienza diretta o per affinità ideale. 
I candidati saranno, poi, liberi di interpretare gli elementi della tradizione veneziana creando un’opera con una «connotazione grafica» nelle forme. Per la sua realizzazione, l’artista potrà scegliere tecniche diverse fra loro come pittura, collage, tessuto, wallpaper o poster, lavorando sull’astrazione o sulla figurazione. 
Al vincitore verrà, infine, richiesto di consegnare a Select una linear version dell’opera come testimonianza dell’intervento artistico realizzato nello spazio.
Le proposte artistiche saranno valutate da Aurora Fonda, curatrice del progetto e fondatrice della School for Curatorial Studies Venice, e da Federica Sala, curatrice e design advisor
Il bando è scaricabile dal sito www.caselectarte.it.

Ritorna la Nomadic School in alpeggio, aperta la open call di Oht – Office for a Human Theatre
Negli anni Sessanta l’architetto Cedric Price e la regista teatrale Joan Littlewood davano vita al progetto «Fun Palace» con l’intento di realizzare un’Università della strada, un laboratorio del divertimento. A questa esperienza guarda Oht [Office for a Human Theatre], studio di ricerca del regista teatrale e curatore Filippo Andreatta. Nasce così «Little Fun Palace», una piccola roulotte che si trasforma in luogo effimero di aggregazione, ospitando incontri, dialoghi, balli e ogni forma di spontaneità possibile.
Qui, dal 25 giugno al 3 luglio, si terrà anche la Scuola nomadica (Nomadic School) di Oht, progetto che sperimenta diverse possibilità di apprendimento e condivisione del sapere attorno alle arti performative. Con workshop, esperimenti, incontri, camminate e micro performance, i partecipanti sono incoraggiati a riconsiderare la propria centralità e perifericità all’interno di uno spazio condiviso come quello scenico.
Questa edizione della Scuola nomadica si terrà alle Torri del Vajolet, sulle Dolomiti, a 2.300 metri sul livello del mare. Dodici partecipanti – ospitati in un rifugio di montagna – saranno completamente immersi nel paesaggio alpino dove vita e studio diverranno un tutt’uno.
Per partecipare è necessario rispondere a un’open call aperta a chiunque abbia interesse nella produzione e percezione dello spazio e dello studio del paesaggio. I partecipanti dovranno provenire da discipline quali teatro, danza, architettura, geografia, antropologia, filosofia, scienze naturali, letteratura, musica, arti visive e design e avere conoscenza della lingua inglese. Per partecipare bisogna inviare, entro il 15 maggio, la propria candidatura, con un curriculum e un testo motivazionale, a info@oht.tn.it.
La Scuola nomadica – che sabato 2 e domenica 3 luglio accoglierà anche il pubblico generico – vede la partecipazione di alcuni mentori che, nel rispetto delle loro pratiche, affrontano il ruolo dello spazio e di come produce realtà. Per questa edizione sono stati coinvolti Enrico Malatesta (percussionista e sound-researcher), Chiara Pagano (artista ed ex Nomadica), Christian Casarotto (glaciologo e collaboratore del Muse), Industria Indipendente (collettivo di arti performative e visive), Gabriella Mastrangelo (spatial designer ed ex Nomadica), Annibale Salsa (antropologo), Stefania Tansini (danzatrice e coreografa), Daniel Blanga Gubbay (curatore e ricercatore), Rugilė Barzdžiukaitė (film-maker e regista teatrale), Davide Tomat (musicista e sound designer).
Per maggiori informazioni: http://www.oht.art/it/lfp-nomadic-school-2022.html.

«Spazio libero», a Milano una doppia open call per artisti e curatori
Un luogo in cui sperimentare i linguaggi della creatività e confrontare il proprio lavoro con gli altri: è questo l’obiettivo di «Spazio libero», la doppia open call lanciata dalla Casa degli artisti di Milano, luogo storico al centro del quartiere Garibaldi-Brera, con oltre cento anni di vita alle spalle, che ha riaperto le porte nel febbraio 2020, configurandosi da subito come centro di residenza, produzione e fruizione pubblica.
Il concorso si inserisce in «Human Nature», il programma ideato per il 2022 che sottende i tanti interrogativi su cosa significhi essere umani oggi nelle relazioni dell’uomo con sé stesso, con gli altri, con l’altro, con gli spazi che abita, con gli altri esseri viventi, con la natura.
Milovan Farronato - tutor della open call, le cui iscrizioni sono aperte fino all’8 maggio per i curatori e fino al 15 maggio per gli artisti - parla di «Spazio libero» come di «una pagina bianca»; «una casa aperta a nuovi fantasmi»; «terra fresca che chiama spore per complicarsi»; «un luogo che disconosce la neutralità»; «uno spazio in cui le coincidenze si dispongono a complicare la visione d’insieme». «Spazio libero» vuole, dunque, farsi cassa di risonanza delle domande, delle inquietudini, dell’incertezza e dei pericoli che tutti stiamo sentendo e lo fa con l’idea che l’arte possa offrire nuove possibilità alla nostra vita.
Il progetto coinvolgerà, nello specifico, due curatori e sei artisti, che nell’ultima settimana di giugno entreranno nelle sale di corso Garibaldi e lavoreranno insieme per stabilire come iniziare a muoversi nell’ambiente. Successivamente i prescelti, ai quali verrà assegnato un contributo spese di mille euro, prenderanno possesso degli atelier che saranno messi loro a disposizione per la residenza e la realizzazione dei progetti, lasciando emergere la circolarità della produzione artistica.
I risultati della residenza, qualsiasi forma conquisteranno, saranno presentati al pubblico in una open house nel mese di novembre, occupando integralmente ogni spazio disponibile di Casa degli artisti.
Le candidature devono pervenire alla mail: opencall@casadegliartisti.org. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.casadegliartisti.org.

Al via la terza edizione del Torino Social Impact Art Award, residenza per due giovani artisti con background multiculturale
È partita la macchina organizzativa per la terza edizione del «Torino Social Impact Art Award», open call ideata nell’ambito di «Artissima», che offre a due giovani talenti con una formazione nel mondo dell’arte contemporanea e un background multiculturale e migratorio una residenza d’artista per la creazione di un’opera fotografica o video.
Ogni edizione del concorso è caratterizzata da un bando rivolto a giovani under 35, diffuso nelle principali Accademie di belle arti e università italiane. Ai vincitori verranno offerti un contributo forfettario di 3mila euro e l’alloggio per trenta giorni all’hospitality partner Combo, un innovativo concept di ospitalità nel cuore di Porta Palazzo a Torino, quartiere storico e multiculturale.
Dopo «Quante Italie?» e «Zoom in/Zoom out», il bando del 2022 si intitola «Ribellioni e rinascite: il potenziale creativo del confronto» e invita gli artisti a riflettere sul tema del conflitto sociale nelle sue diverse manifestazioni e forme latenti. «Contestazione e dissenso – spiegano gli organizzatori - possono diventare uno strumento generativo e creativo se il confronto non sfocia in atteggiamenti e comportamenti distruttivi, ma viene mediato al fine di suscitare lo sviluppo di nuove visioni e trasformazioni sociali. Il conflitto sociale, infatti, oltre a mettere in luce questioni di giustizia sociale e spaziale, è generativo di nuove rappresentazioni, idee, esercizi di negoziazione e contaminazione, resistenza e mutuo-aiuto, che portano alla nascita di pratiche innovative e linguaggi inediti. All’interno della complessità del confronto sociale, l’arte non può che essere un alleato in questa sfida di ricomposizione e rigenerazione».
All’inizio della residenza è prevista un’intera giornata di workshop, con l’obiettivo di promuovere una relazione e uno scambio tra artisti e territorio. La città sarà attraversata da un capo all’altro con la linea 4 del tram, famoso a Torino per il suo tragitto che la ripercorre dal quartiere Mirafiori Sud al quartiere di Falchera, a Nord. Il percorso sarà inframezzato da incontri e visite a luoghi significativi, come gli Orti Generali o le Case dei quartieri, che, spesso in totale rottura con la propria storia passata, lavorano per affermare un certo immaginario di città, basato su valori quali la prossimità, le relazioni, le reti, le esperienze di collaborazione, la cura e il mutuo-aiuto, il rispetto per l’ambiente. Gli artisti potranno, inoltre, avvalersi di un servizio di tutoring a cura di Matteo Mottin e Ramona Ponzini, fondatori dell’art project Treti Galaxie.
I video o le fotografie prodotte nel periodo di residenza - lavori che diffondano messaggi capaci di trasformare positivamente la percezione di ciò che può comunemente apparire come lontano, estraneo o diverso - verranno presentati ad Artissima 2022 (3-6 novembre).
La scadenza per partecipare è il 23 maggio. Per maggiori informazioni è possibile scrivere all’indirizzo segreteria@artissima.it. Il sito di riferimento è www.torinosocialimpact.it.

Nelle fotografie: 1. Monia Ben Hamouda, winner of the second Torino Social Impact Art Award. © Giorgio Perottino. Courtesy Torino Social Impact and Artissima; 2. Caterina Shanta (winner of the first Torino Social Impact Art Award) at Combo Torino, working on the project “Talking about visibility”. © Giorgio Perottino; 3. Artissima 2021, stand Torino Social Impact Art Award, Oval Lingotto, Torino Crediti fotografici: Perottino-Piva / Courtesy Artissima

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