ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com
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giovedì 28 maggio 2026

«I luoghi del cuore» del Fai: un censimento partecipativo tra memoria, identità e futuro

C’è una chiesa trecentesca a Penne, nel Pescarese, dove il guano dei piccioni si deposita sugli affreschi come una coltre di oblio. C'è un'isola nella laguna meridionale di Venezia, Poveglia, che giace completamente abbandonata con le sue storie leggendarie su fantasmi di appestati e di pazienti psichiatrici. C’è una rete di sentieri in arenaria bianca tra le Cinque Terre e Portovenere, costruita per permettere ai contadini di scendere al mare anche di notte, che ora frana sotto il passo incauto dei visitatori. E c’è anche un parco archeologico, alle porte dell’Aquila, dove Sallustio guardò forse per la prima volta il cielo, oggi dimenticato fra i pascoli. Ognuno di questi luoghi custodisce una memoria, un’identità, una promessa di tutela non mantenuta. Tutti aspettano di tornare a vivere.

Dal 2003
il Fai – Fondo per l’ambiente italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, lancia periodicamente un censimentounico nel suo genere in Europa - per mappare tutto questo patrimonio storico-artistico italiano che merita una maggiore cura e valorizzazione: «piccole chiese di provincia, borghi spopolati, dimore storiche disabitate, aree agricole incolte o spazi di natura che sempre più soffrono gli effetti del cambiamento climatico o del dissesto idrogeologico».
Giunto alla tredicesima edizione, il censimento «I luoghi del cuore» - che si avvale del patrocinio del ministero della Cultura e che vede nella Rai il main media partner - ritorna a risvegliare il senso civico degli italiani e la loro voglia di fare comunità per dare un futuro a quei beni culturali e ambientali, spesso estranei ai circuiti turistici più battuti, che, parafrasando il poeta Iosif Brodskij, fanno parte di una speciale «cartina geografica», quella «disegnata (…) nella mente», che ci ha parlato «un giorno di bellezza».
Il meccanismo è semplice nella forma, ma straordinario negli effetti: fino al prossimo 15 dicembre, chiunque può candidare e votare i luoghi che ritiene meritevoli di attenzione e salvaguardia, attraverso il sito www.iluoghidelcuore.it o tramite gli appositi moduli cartacei scaricabili on-line. Ogni voto è insieme un gesto affettivo e un atto politico: il riconoscimento che quel luogo esiste, conta per la comunità di riferimento e merita di sopravvivere.

I numeri del censimento, recentemente presentati alla stampa, restituiscono la misura di un fenomeno culturale di proporzioni eccezionali. Nelle dodici edizioni finora concluse, il programma ha raccolto oltre 13milioni e mezzo di voti, di cui 2.316.984 solo nel 2024, l’anno con maggior partecipazione nella storia dell’iniziativa. Nel complesso sono stati segnalati più di 41mila luoghi distribuiti in oltre 6mila e cinquecento comuni italiani, pari all’83% del totale nazionale. La crescita dagli inizi a oggi è vertiginosa: dalle 24.200 segnalazioni del 2003 si è giunti alle oltre 2,3 milioni dell’ultima edizione.
Il programma si articola su un ciclo biennale: gli anni pari sono dedicati alla fase di censimento, quelli dispari all’apertura del bando per il finanziamento dei progetti. Per l’edizione 2026, Fai e Intesa Sanpaolo mettono a disposizione 600mila euro per sostenere restauri e interventi di valorizzazione. I primi tre luoghi classificati per numero di voti riceveranno premi rispettivamente di 70mila, 60mila e 50mila euro; tutti i siti che avranno raggiunto la soglia minima - alzata in questa edizione da 2.500 a 3.000 voti – potranno, invece, accedere a un bando con contributi fino a 50mila euro per proposta.

Dal 2003 a oggi sono stati finanziati centoottanta progetti in venti regioni italiane, una rete di interventi che ha agito, come precisa la documentazione ufficiale del Fai, come «scintilla» capace di trainare altri stanziamenti istituzionali e privati.
A tal proposito, risulta emblematico il caso della Chiesetta di San Pietro dei Samari a Gallipoli, edificio dell’XI secolo in stato di grave degrado, che ha vinto il censimento 2022 grazie a una mobilitazione che ha coinvolto quarantadue soggetti diversi tra scuole, confraternite, associazioni e commercianti. Il contributo del Fai e di Intesa Sanpaolo (di 50mila euro) ha innescato ulteriori stanziamenti da parte del Comune di Gallipoli (70mila euro) e della Provincia di Lecce (300mila euro), per un totale di oltre 400mila euro destinati al restauro, ora in corso, dopo decenni di abbandono e inagibilità. Vale la pena sottolineare che la chiesetta di Gallipoli è solo uno dei tanti edifici di culto ad aver ricevuto un contributo nell’ambito dell’iniziativa «I luoghi del cuore»: 73 dei 180 progetti fino ad oggi sostenuti riguardano, infatti, il patrimonio ecclesiastico, a conferma che l’Italia era ed è il «Paese dei campanili».

La cornice teorica entro cui si inscrive il censimento rimanda alla «Convenzione di Faro» del Consiglio d’Europa, stipulata nel 2005, che definisce le «comunità di patrimonio» come gruppi di persone che attribuiscono valore a specifici aspetti dell’eredità culturale e desiderano trasmetterli alle generazioni future. In questa prospettiva, l’iniziativa del Fai non è soltanto uno strumento di mappatura, ma un vero e proprio dispositivo di costruzione comunitaria. Dal 2003 ad oggi, queste comunità sono passate da una manciata di comitati a oltre 1.500 realtà attive, con oltre 5.000 stakeholder locali, capaci di aggregare scuole, parrocchie e associazioni in un impegno civico senza precedenti.
Uno degli aspetti più rilevanti della traiettoria recente del censimento è la crescita della partecipazione scolastica. Nell’edizione 2024 hanno aderito 538 istituti italiani, distribuiti in diciassette regioni, ai quali si sono aggiunte novantadue scuole con sede all’estero. Il dato suggerisce che il programma stia progressivamente diventando uno strumento di educazione al patrimonio, capace di formare nuove sensibilità civiche.

Una ricerca condotta nel 2024 dalla Fondazione Santagata per l’economia della cultura ha documentato, inoltre, come il programma generi impatti culturali, sociali, ambientali ed economici misurabili, in particolare nelle aree interne e nei piccoli centri, dove la capacità progettuale locale è spesso limitata. Il caso di Monesteroli, nel Parco nazionale delle Cinque Terre, illustra questo effetto moltiplicatore: accanto al restauro della scalinata storica sostenuto dal Fai, sono nati progetti di recupero agricolo, con l’assegnazione di terreni abbandonati a giovani viticoltori, e un accordo quadro con l’Amministrazione comunale spezzina e il Parco nazionale delle Cinque Terre per la salvaguardia dei versanti franosi. Una semplice firma e un voto fatto con un rapido click hanno, dunque, innescato una importante visione di futuro.
Mentre la risonanza ottenuta da via Vandelli, tra le prime strade carrozzabili europee, costruita nel Settecento tra l’Appennino modenese e la Garfagnana per collegare Modena e Massa attraverso le Alpi Apuane, ha portato al suo riconoscimento come «cammino», prima da parte della Regione Emilia-Romagna e poi della Toscana.

Quest'anno la tutela non passa solo dal restauro fisico, ma anche dalla narrazione. Tra le novità più significative della XIII edizione vi è, infatti, il lancio del video-podcast «I luoghi che leggiamo», ideato e condotto dalla scrittrice Marta Stella, ora disponibile sul sito www.iluoghicheleggiamo.it e su Spotify. Il progetto, realizzato in collaborazione con quattro studenti dell’Università Iulm, coinvolge dieci autori di primo piano della letteratura italiana contemporanea - Viola Ardone, Marta Barone, Daria Bignardi, Maria Grazia Calandrone, Giulia Caminito, Donatella Di Pietrantonio, Antonio Franchini, Melania Mazzucco, Marco Missiroli e Bianca Pitzorno – in un viaggio narrativo dal nord al sud della penisola, alla scoperta dei luoghi che hanno nutrito la loro immaginazione o che portano nel cuore.
La scelta di coinvolgere gli scrittori non è puramente comunicativa: la letteratura e la tutela del patrimonio condividono una radice comune, che è quella del racconto. Donatella Di Pietrantonio, Premio Strega 2024, osserva, a tal proposito, che nei suoi romanzi i luoghi «trasformano le mere ambientazioni in protagonisti, al pari dei personaggi umani». Per lei il «luogo del cuore» è la chiesa di Sant’Agostino a Penne, in stato di abbandono avanzato: gli affreschi interni sono deturpati dal guano dei piccioni, le finestre rotte. Melania Mazzucco, Premio Strega 2003, segnala, invece, l’isola di Poveglia a Venezia, le catacombe romane lungo la via Salaria e il convento di San Liberatore in Valnerina, gravemente danneggiato dal sisma del 2016, con al suo interno un ciclo di affreschi di Paolo da Visso, artista marchigiano del ‘400 molto importante e rappresentato anche al Louvre. Mentre Daria Bignardi racconta nel podcast il Delta del Po e la sua Ferrara, riscoperta con nuovo amore dopo il terremoto emiliano del 2012.

Proseguendo, per Antonio Franchini il luogo del cuore è la Valsesia con i suoi impetuosi fiumi e torrenti. Per Viola Ardone è Napoli, della quale porta nel cuore piazza Bellini. Mentre Marco Missiroli è indeciso fra la realtà di Rimini, dove è nato, e quella di una grande città come l’adottiva Milano.
I ricordi d’infanzia e di gioventù segnano i luoghi più amati anche per Giulia Caminito, con il molo di Anguillara Sabazia, e per Marta Barone, con piazza Vittorio a Torino, città nella quale è cresciuta, e con il paese della madre, Villafranca Piemonte. Bianca Pitzorno, invece, ama perdersi nella campagna sarda, con il suo «azzurro color di lontananza».

I testimonial del censimento 2026 comprendono anche voci del mondo televisivo e dello spettacolo: Carlo Conti segnala le Terme del Corallo a Livorno, Carlo Carrara il Cappellone della Basilica di San Nicola da Tolentino nelle Marche terremotate, Antonella Clerici gli scavi romani di Libarna in Piemonte, Bruno Vespa il Parco archeologico di Amiternum, a dieci chilometri dall’Aquila, città che nel 2026 è Capitale italiana della cultura. Mentre Dario Vergassola, con la consueta verve poetica, invoca la protezione della rete di sentieri che collega La Spezia alle Cinque Terre, costruita con arenarie bianche visibili al chiaro di luna perché i contadini potessero scendere al mare anche di notte: manufatto idraulico e paesaggistico di straordinaria ingegnosità, oggi minacciato dall’incuria e dai cinghiali.
Le testimonianze dei vip raccolte evidenziano una pluralità di prospettive: dalle chiese abbandonate alle aree archeologiche, dai borghi colpiti da calamità naturali ai paesaggi rurali. Dal censimento, di anno in anno, emerge, infatti, una geografia varia, con le sue storie di fragilità, ma anche di resilienza e di desiderio di riscatto. I luoghi segnalati non sono soltanto beni materiali da preservare, ma dispositivi di senso, capaci di attivare appartenenza e responsabilità, parlandoci della conservazione non come un atto statico, ma come un processo dinamico che trasforma l’affetto in azione e la memoria in progetto. Ogni firma, ogni voto digitale, non è, dunque, solo un mattone posato per dare nuova vita a un luogo, ma è anche il racconto di una comunità che si unisce promettendo alle generazioni future che la bellezza ricevuta in dono non andrà perduta sotto il peso del silenzio. Perché un Paese che sa curare le proprie cicatrici è un Paese che ha ancora il coraggio di sognare.

Didascalie delle immagini
1. Isola di Poveglia, Venezia. Luogo del cuore di Melania Mazzucco, Premio Strega 2003, tra i protagonisti di video-podcast «I luoghi che leggiamo»; 2. Chisa di Sant'Agostino, Penne (Pescara). Luogo del cuore di Donatella Di Pietrantonio, Premio Strega 2024, tra i protagonisti di video-podcast «I luoghi che leggiamo».Foto di Katia Camplone. Courtesy: Fai - Fondo per l'ambiente italiano; 3. Stintino, Luogo del cuore di Bianca Pitzorno, tra i protagonisti di video-podcast «I luoghi che leggiamo»; 4. Monesteroli (La Spezia), nel Parco nazionale delle Cinque Terre, tra i beni segnalati nelle precedenti edizioni del censimento «I luoghi del cuore». Foto: Massimo Amato. Courtesy: Fai - Fondo per l'ambiente italiano; 5. Monesteroli (La Spezia), nel Parco nazionale delle Cinque Terre, tra i beni segnalati nelle precedenti edizioni del censimento «I luoghi del cuore». Foto: Davide Marcesini. Courtesy: Fai - Fondo per l'ambiente italiano;  6. e 7. Via Vandelli, tra Emilia e Toscana, tra i beni segnalati nelle precedenti edizioni del censimento «I luoghi del cuore». Foto: Davide Marcesini. Courtesy: Fai - Fondo per l'ambiente italiano; 8. e 9. Chiesetta di San Pietro dei Samari nel parco di Gallipoli (Lecce), tra i beni segnalati nelle precedenti edizioni del censimento «I luoghi del cuore». Foto: Silvio Zecca. Courtesy: Fai - Fondo per l'ambiente italiano; 10. Complesso Santa Croce di Campese, a Bassano del Grappa, tra i beni segnalati nelle precedenti edizioni del censimento «I luoghi del cuore». Foto: Tommaso Prugnola. Courtesy: Fai - Fondo per l'ambiente italiano  

Informazioni utili

Per votare e candidare un luogo: www.iluoghidelcuore.it | Videopodcast I luoghi che leggiamo: www.iluoghicheleggiamo.it e Spotify | Censimento aperto fino al 15 dicembre 2026

venerdì 22 maggio 2026

Un’estate nei luoghi dove il mito prende voce: teatro e musica nei parchi archeologici della Sicilia

C'è un momento, al calar del sole in Sicilia, in cui il confine tra il passato e il presente si dissolve. Le pietre antiche si tingono d'arancio, il vento del Mediterraneo porta con sé l'odore del timo selvatico e dalle gradinate di un teatro costruito oltre due millenni fa sale il respiro di migliaia di spettatori in attesa. Non è la scena di una finzione: è un rito antico che si rinnova. Tra colonne doriche e cavee millenarie, la parola scenica, la musica e il gesto tornano a risuonare come nell’antichità e si intrecciano con la memoria dei luoghi, dando vita a un’esperienza culturale che trascende il tempo e restituisce al patrimonio storico-artistico una funzione viva, partecipata e contemporanea.
L'iniziativa promossa dalla Regione Siciliana, che dà nuova linfa alle notti d’estate dei siti archeologici dell’isola, non si limita, dunque, a offrire una rassegna di eventi, ma propone un’esperienza estetica di rara potenza, tracciando un ponte ideale tra la classicità e l’espressione artistica contemporanea, riportando l'arte del racconto - la più antica tra le arti umane - nei luoghi che le appartengono per diritto di nascita.
Da Siracusa a Segesta, da Selinunte a Tindari, passando per Taormina e Morgantina, in questo 2026, teatri antichi, parchi archeologici e aree monumentali tornano, dunque, a trasformarsi in palcoscenici a cielo aperto per un programma che spazia dalle tragedie greche alle nuove drammaturgie, dalla danza alla lirica, dal cinema alla letteratura, senza dimenticare la musica sinfonica, con concerti non solo sotto le stelle, ma anche all’alba.

Siracusa: il cuore pulsante del teatro classico europeo

Il viaggio può partire da quella che è, a ragione, considerata una delle massime architetture teatrali greche in Occidente e da una città che, per le sue vestigia antiche, è Patrimonio mondiale dell’umanità di Unesco: il teatro greco di Siracusa, all’interno del Parco archeologico della Neapolis
Interamente scavato nella roccia calcarea del colle Temenite, con un diametro di oltre 138 metri, 67 ordini di gradini e una capienza originaria stimata tra i 15mila e i 17mila spettatori, il sito è la culla del dramma antico nel nostro Paese. La sua fondazione è attribuita al V secolo a.C. e al lavoro dell’architetto Damocopo detto Myrilla, anche se le forme oggi visibili riflettono una serie di interventi successivi, tra cui quelli compiuti in età romana, quando la struttura fu parzialmente trasformata per ospitare spettacoli di diversa natura, tra cui gli allora apprezzati giochi circensi, per poi conoscere secoli di silenzio e oblio.
Riaperto al pubblico nel 1914, dopo un significativo intervento di restauro conservativo, il teatro greco di Siracusa, con le sue imponenti cavea e skené che affascinarono viaggiatori settecenteschi del Grand Tour come il pittore Jean Pierre Houël e lo scrittore Dominique Vivant Denon, ospita da allora, per iniziativa della Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico, le «Rappresentazioni classiche», uno degli appuntamenti teatrali più antichi e significativi d'Europa.
La sessantunesima stagione, il cui manifesto dai cromatismi vivaci è firmato da Michelangelo Pistoletto, ruota attorno al tema degli «Sconfinamenti», configurandosi come un'indagine filologica sul concetto di superamento dei limiti umani, politici e divini e sulle conseguenze che ciò comporta.
Sono quattro gli allestimenti in programma per un totale di novantanove repliche, in agenda fino al prossimo 28 giugno: «Alcesti» di Euripide, con la regia di Filippo Dini e le musiche eseguite dal vivo da Paolo Fresu; «Antigone» di Sofocle, affidata alla visione registica di Robert Carsen; «I Persiani» di Eschilo, diretti da Àlex Ollé, tra i fondatori della Fura dels Baus, e con Alessio Boni nel cast; e, infine, «Iliade» da Omero, nella regia coreografica di Giuliano Peparini e con le musiche del compianto Beppe Vessicchio.
La scelta dei testi, accompagnata dalla mostra «Al di là dei limiti» al Museo archeologico «Paolo Orsi», testimonia la volontà di rileggere il patrimonio tragico alla luce delle urgenze del presente, interrogando temi quali il potere, la guerra e la responsabilità individuale.
Il filo tematico della stagione - lo «sconfinamento» - è affrontato in vari modi. Il confine tra vita e morte è al centro dell'«Alcesti», con la sua storia di amore e sacrificio. Il contrasto tra la legge dello Stato e la voce della coscienza individuale anima l'«Antigone», con la protagonista che viola le regole della polis per dare sepoltura al fratello, considerato un nemico in patria. La hýbris, l’arroganza del potere, è la causa della caduta, brutale e inaspettata, dei «Persiani» a Salamina, un evento realmente accaduto nel 480 a. C. che Eschilo, nel più antico testo greco a noi pervenuto e nella sua unica tragedia a tema non mitologico, racconta come una tísis, una sorta di punizione divina per aver voluto violare l’ordine cosmico e morale del mondo. 
Infine, l’«Iliade», proposta in una rilettura contemporanea che ambienta la storia in un carcere di massima sicurezza e che mette in scena oltre ottanta performer, intreccia in modo sincretico danza, musica, poesia e arti visive per dare forma, attraverso una contaminazione di linguaggi creativi, alla storia dell’assedio di Troia e alle eterne vicende di Achille, Patroclo ed Ettore, in bilico tra sete di vendetta e rispetto per il dolore altrui.

Taormina: il teatro che guarda l'Etna 
Altro luogo di indubbio fascino, tanto da meritarsi una citazione nel libro «Viaggio in Italia» (1787) di Johann Wolfgang Goethe, è il teatro antico di Taormina, con la sua vista da un lato sul cono fumante dell’Etna, dall'altro sul blu profondo del mar Ionio e della baia di Naxos: uno scenario che, duemila anni di storia dopo, continua a togliere il fiato.
Il teatro, con le sue origini greche databili al III secolo a.C. e il suo successivo ampliamento in età romana fino a raggiungere i 109 metri di diametro e una capienza di circa 10mila spettatori, è il secondo spazio scenico antico per dimensioni in Sicilia e uno dei monumenti più celebri d'Italia.
Qui, questa estate si terranno due grandi appuntamenti culturali internazionali. Dal 10 al 14 giugno, la 72ª edizione del «Taormina Film Festival», diretto da Tiziana Rocca, trasformerà le gradinate antiche in platea per le più attese anteprime cinematografiche internazionali in un cartellone ancora tutto da scoprire, che nei decenni passati ha accolto sul suo red capet figure come Federico Fellini, Woody Allen, Francis Ford Coppola e Martin Scorsese.
A seguire, dal 18 al 22 giugno, il «Taobuk – Taormina International Book Festival», ideato e diretto da Antonella Ferrara, riunirà oltre duecento protagonisti della cultura contemporanea provenienti da trenta Paesi. Voci letterarie di rilievo mondiale come Haruki Murakami, Abdulrazak Gurnah, Dacia Maraini e Jonathan Coe esploreranno il tema della «fiducia», scelto come filo rosso di questa sedicesima edizione.

Segesta, dove «ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace»
Spostandoci dalla costa orientale a quella occidentale, si incontra il Parco archeologico di Segesta, che custodisce i resti della più importante città degli Elimi, un popolo di origine ancora dibattuta che la tradizione antica vuole discendente dai fuggitivi di Troia. I due monumenti principali del parco - il tempio dorico del V secolo a.C., uno dei pochi esempi di architettura dorica mai collassata, e il teatro ellenistico del II secolo a.C., con la sua cavea da 4mila spettatori, affacciata sul golfo di Castellammare - costituiscono una delle testimonianze più complete dell'architettura antica del Mediterraneo.
Il teatro di Segesta, costruito sul monte Barbaro, è un unicum nel panorama archeologico nostrano: a differenza dei teatri greci tradizionali, la sua cavea fu interamente costruita e sostenuta da un potente muro di contenimento, l'analemma, piuttosto che scavata nella roccia collinare.
La visione di uno spettacolo, qui, è profondamente connessa al paesaggio: la collocazione della struttura su un’altura consente una visione aperta sulla campagna circostante, trasformando ogni spettacolo in un dialogo tra scena, natura e memoria storica.
Dal 26 luglio al 30 agosto, il Parco ospita il «Segesta Teatro Festival», una manifestazione interdisciplinare, giunta alla sua quinta edizione, che nelle intenzioni del direttore artistico, Claudio Collovà, vuole essere «un presidio di bellezza contro il fragore della guerra», dove «ogni spettacolo è un mattone posato per costruire un ponte di pace, un’opportunità per riflettere sulle nostre radici comuni e sul nostro futuro collettivo».
Il programma intreccia prosa classica, musica e danza, con un cartellone di spettacoli distribuiti tra il teatro antico, che nella sua cavea può ospitare fino a mille e duecento persone, e il tempio di Afrodite Uranìa, con circa ottocento posti. Tra i protagonisti di questa edizione figurano Lella Costa con «Lisistrata» di Aristofane (29-31 luglio), Arianna Scommegna con «Ecuba» di Euripide (1 e 2 agosto), Roberto Latini con «Antigone» di Jean Anouhil (9-10 agosto), Moni Ovadia con «Le supplici» di Eschilo (15-16 agosto) e Maddalena Crippa con una rilettura dell’«Agamennone» (29-30 agosto) di Eschilo, nella riscrittura potente e poetica di Fabrizio Sinisi.
Saranno visibili nella cornice antica di Segesta anche un concerto degli Avion Travel (14 agosto), uno spettacolo di danza dei Kataklò (27 agosto), un assolo per piano di Durdust (16 agosto), la «Trilogia dei Vangeli» di Gabriele Vacis (17-18 agosto), una produzione under 35 dell'«Oreste» di Euripide (22-23 agosto) e lo scenografico «Sword of Wisdom» (5-6 agosto) della compagnia taiwanese U-Theatre, nel quale percussioni, arti marziali e danza rituale si intrecciano per raccontare la storia di un guerriero. Mentre a inaugurare il cartellone, che prevede anche serate astronomiche e molti altri appuntamenti con le sette note, sarà la prima nazionale de «L’arca di Noè» (26 luglio) di Giampiero Pizzol, con la regia di Piero Ganci, una rilettura brillante del racconto biblico del diluvio universale.
La diversità dei linguaggi artistici proposti riflette una precisa filosofia curatoriale: il sito antico come spazio aperto alla contemporaneità, capace di ospitare tanto la tragedia greca quanto la musica popolare e la danza acrobatica.

Selinunte, Vinicio Capossela e il suo «Ovunque proteggi»
Rimanendo nella costa ovest, ma spostandoci verso sud, incontriamo, poi, il Parco archeologico di Selinunte, tra i più estesi del mondo con i suoi oltre 270 ettari, al cui interno sono custoditi i resti di una delle più grandi colonie greche dell'Occidente antico. Fondata intorno al 628 a.C. da coloni di Megara Iblea, la cittadina - con un impianto urbanistico avanzato con acropoli, agorà e quartieri - raggiunse il suo massimo splendore tra il VI e il V secolo a.C., prima di essere distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C.. I suoi templi dorici, in parte ricostruiti attraverso pazienti lavori di anastilosi, ovvero di ricomposizione di pezzi originali crollati, continuano a dominare il paesaggio costiero con una forza scenografica senza pari.
La stagione «Selinunte Estate 2026», frutto della collaborazione tra il parco e CoopCulture, trasformerà, da metà luglio a settembre, il Tempio E (Hera), il teatro del parco, il Baglio Florio e le Cave di Cusa in un palcoscenico diffuso per un programma che comprende concerti, spettacoli teatrali, danza, incontri e lectio d'autore, con rassegne consolidate come il «Festival della Bellezza», che vedrà in scena  artisti come Stefano Massini e Alessandro Bergonzoni, e «Teatri di pietra», con un programma ancora da conoscere nel dettaglio.
L’evento cardine avrà luogo giovedì 16 luglio, ai piedi del maestoso Tempio Hera, dea della protezione e della continuità della vita, dove Vinicio Capossela celebrerà i vent’anni di una pietra miliare del cantautorato italiano, l’album «Ovunque proteggi», premiato con la targa Tenco, con un concerto-viaggio tra sacro, mito e natura umana che trova nel paesaggio di Selinunte la sua cornice ideale.

Morgantina e la villa romana del Casale: teatro e musica nel cuore antico della Sicilia

Proseguendo il viaggio verso il cuore dell’isola, e più precisamente giungendo sulle colline che circondano Aidone, in provincia di Enna, si raggiunge un altro sito archeologico importante: Morgantina, una città greca abbandonata nell'antichità senza essere mai stata riedificata sopra. L'assenza di stratificazioni successive ha preservato intatta la struttura urbana ellenistica, con l'agorà, il teatro, le case patrizie pavimentate a mosaico e gli edifici termali, tra i più antichi esempi conosciuti, anteriori a quelli romani, che presentano un’ingegnosa copertura con volte a botte. Il teatro antico, eretto nel III secolo a.C. e consacrato a Dioniso per volontà di un ricco cittadino di nome Archela, è oggi parte del circuito dei «Teatri di pietra» e torna periodicamente a ospitare eventi dal vivo.
L'estate 2026 porta a Morgantina la rassegna «Eyexei», dedicata al teatro classico siciliano. 
Il momento culminante sarà la prima nazionale de «Le troiane» di Euripide, diretta da Daniele Salvo (9 e 10 luglio). Il testo euripideo, uno dei più intensi e politicamente dirompenti dell'antichità, porta al centro della scena il destino delle donne vinte dopo la guerra, il dolore dei civili, la perdita della patria: temi che la tragedia antica sa consegnare al presente con un'efficacia che nessun linguaggio contemporaneo riesce a eguagliare.
La rassegna prevede anche eventi collaterali nella vicina Villa romana del Casale di piazza Armerina - sito Unesco celebre per i suoi straordinari mosaici tardo-imperiali - costruendo un itinerario culturale che unisce siti di epoche diverse.
A completare il cartellone della zona archeologica, c’è la sesta edizione del «Barbablù Fest» con il suo programma musicale di respiro nazionale. Tra gli ospiti si segnalano Mario Biondi (25 luglio) con il suo tour celebrativo per i vent’anni di «This Is What You Are», e Noemi (31 luglio), con le atmosfere pop della sua musica.

Tindari: il Tirreno come quinta scenica
Tra gli scenari più riconoscibili dell’estate teatrale e musicale siciliana, vi è, poi, Tindari, l'antica Tyndaris fondata nel 396 a.C. da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, su un promontorio a 230 metri sul livello del mare, affacciato sul golfo di Patti e sulle isole Eolie, con l’intento di avere un avamposto strategico sul Tirreno.
Il teatro greco, edificato tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C., occupa una posizione di straordinaria suggestione panoramica: con i suoi circa 3mila posti a sedere su una cavea che guarda verso il mare, è oggi uno dei luoghi più evocativi dell'archeologia siciliana.
In età romana l'edificio fu adattato ai giochi circensi; restaurato nel Novecento, dal 1956 ospita un festival artistico che ha fatto della sua cornice naturale uno degli elementi distintivi dell'esperienza spettacolare.
Giunta alla sua settantesima edizione, la manifestazione ritorna ad accendere i riflettori, dal 3 luglio al 30 agosto, con un programma, per la direzione artistica di Mario Incudine, che intreccia rappresentazioni classiche e contemporanee, teatro e danza, musica e narrazione, a cui fa da filo conduttore il tema «Abumanesimo - l’essere, il non essere, il perire». Una trentina di eventi, tra cui quattordici prima nazionali, compongono il cartellone, che vede tra gli ospiti Aldo Cazzullo, Eleonora Abbagnato, Isabella Ragonese, Ninni Bruschetta, Pamela Villoresi e Anna Galiena.

La rete dei «Teatri di pietra»: un itinerario lirico diffuso

A tenere insieme questa costellazione di luoghi è la rete «Teatri di pietra», che attraversa l'isola connettendo siti di diversa natura e vocazione, tra cui anche il teatro antico di Akrai a Palazzolo Acreide, l'area archeologica di Eraclea Minoa, il Parco di Lilibeo a Marsala, Palmintelli a Caltanissetta e non solo.
All'interno di questa rete, il Coro lirico siciliano propone un festival, che nella sua ultima edizione ha registrato oltre 70mila presenze e numerosi sold out e che ritorna dal 12 luglio, e fino al 18 settembre, a far dialogare la musica con le pietre antiche dei siti archeologici e il mare della Sicilia attraverso più di quaranta appuntamenti tra opera lirica, concerti sinfonici, gala, produzioni originali e contaminazioni musicali.
«Accarezzare eternità» è il tema scelto come filo conduttore per questo ottavo anno di attività che si aprirà nel segno dell'impegno civile con «Lu scrusciu di l'anima: una culla tra le pietre», un evento-rito che fonde arte e memoria a trent’anni dal sacrificio di Giuseppe Di Matteo, vittima innocente della mafia, ucciso a soli 14 anni.
Mentre il cuore operistico della stagione batterà nel nome di Giuseppe Verdi e del suo «Nabucco», che verrà presentato a Siracusa (18 luglio), Tindari (4 agosto) e Taormina (7 agosto); le pietre millenarie vibreranno grazie a un cast internazionale di assoluto prestigio, guidato dall'attesissimo debutto di Elena Mosuc e dalla potenza di Badral Chuluumbaatar.
Tra i titoli già annunciati ci sono, poi, l'innovativa produzione «Requiem di Mozart: l’opera del fuoco», alla sua prima esecuzione assoluta in Sicilia, ed omaggi a Franco Battiato, per gli ottant'anni dalla nascita, e a Ennio Morricone (il 19 agosto, a Taormina), per i quattro decenni dal debutto di «The Mission» e per i sessant'anni dalla prima proiezione del film «Il buono, il brutto, il cattivo». In agenda, al momento, compaiono anche «Elements of Light», trasfigurazione corale del minimalismo di Ludovico Einaudi (il 20 agosto, a Taormina), «Stranizza d'amuri» di Rita Botto (l'11 agosto, a Leonforte) e il progetto «La voce del silenzio» (il 9 agosto, a Canicattini Bagni), con la partecipazione di Lorenzo Licitra.

Il patrimonio come spazio partecipato
Ma la stagione 2026 nei parchi archeologici siciliani non è soltanto un inventario di eventi. È la manifestazione di un modello culturale che merita una riflessione per la sua capacità di unire valorizzazione del patrimonio storico-artistico, promozione turistica e, in molti casi, produzione spettacolare in loco e di qualità.
La Sicilia, con la sua straordinaria densità di teatri antichi ancora utilizzabili - un privilegio più unico che raro - ha sviluppato, nel tempo, una competenza specifica nella gestione di questi spazi, bilanciando esigenze conservative e apertura alla fruizione pubblica.
La scelta di portare tra le pietre millenarie dei parchi archeologici della regione non solo il repertorio classico, ma anche la musica contemporanea,  il cinema, la letteratura e la danza, risponde a una visione inclusiva del patrimonio culturale, che diviene così un bene fruibile non solo dagli amanti delle antichità e della storia, ma anche da tutti coloro che sanno ancora lasciarsi sorprendere dalla bellezza di un luogo e dalla potenza di un racconto. In questo senso, il programma estivo siciliano del 2026 è anche una dichiarazione politica: i beni culturali non sono un deposito del passato, ma una risorsa viva per il presente e per il futuro. Perché come ci hanno insegnato i greci, costruendo i loro teatri con lo sguardo rivolto al cielo, certe storie non finiscono mai e si rinnovano ogni volta che qualcuno si siede sui millenari gradini di una cavea, sotto il cielo stellato, ad ascoltare parole che vengono da un tempo lontano, ma che dicono qualcosa di noi e del nostro tempo.

Didascalie delle immagini
1. Agrigento - Archivio Regione Siciliana- ph. JM; 2. Teatro greco di Siracusa. Foto: Comune di Siracusa; 3. Manifesto di Michelangelo Pistoletto per la 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa; 4. Una scena di Antigone di Sofocle, per la regia Robert Carsen, in scena nell'ambito della 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa. Nello scatto: Camilla Semino Favro nel ruolo di Antigone. Foto Le Pera; 5. Una scena di Alcesti di Euripide, per la regia di Filippo Dini, in scena nell'ambito della 61° edizione delle «Rappresentazioni classiche» di Fondazione Inda - Istituto nazionale del dramma antico al teatro greco di Siracusa. Nello scatto: Deniz Ozdogan nei panni di Alcesti. Foto di Franca Centaro; 6. Taormina, teatro antico con vista sul monte Etna. Archivio Regione Siciliana, ph. JM; 7. Segesta, parco archeologico, tempio. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 8. La compagnia taiwanese U-Theatre, tra i protagonisti del Segesta Teatro Festival; 9. Una scena di Antigone di Jean Anouilh, per la regia Roberto Latini,in scena al Segesta Teatro Festival. Foto: Manuela Giusto; 10.  Selinunte. Archivio Regione Siciliana. Ph. S.Olimpo; 11. Villa romana del Casale di piazza Armerina - Mosaico. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 12. Aidone. Archivio Regione Siciliana. Ph. Paolo Barone; 13. Manifesto per la settantesima edizione del Tindari Festival; 14., 15. e 16. Immagini di repertorio di «Teatri di pietra». Courtesy: Coro lirico siciliano

Informazioni utili
Per informazioni aggiornate su date, programmi e biglietti si consiglia di consultare i siti ufficiali degli organizzatori (i link sono presenti nell'articolo); per informazioni turistiche generali si possono, invece, visitare i siti https://www.visitsicily.info | https://www.geoportale.osservatorioturistico.regione.sicilia.it 

Ufficio stampa nazionale Regione Siciliana - Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo: Open Mind Consulting, c.so Valdocco 2 c/o Copernico Garibaldi - Torino | sito internet: https://openmindconsulting.it/it/

lunedì 20 aprile 2026

Fuorisalone 2026, a Milano una settimana all'insegna del design

Eventi
, mostre, installazioni, momenti di condivisione e di confronto delle idee che invitano a «considerare il design come processo dinamico e imperfetto, capace di mettere in dialogo menti, culture e materiali, orientando nuove visioni per il futuro»: è questo lo scopo di «Essere progetto», la nuova edizione di «Fuorisalone.it», manifestazione che, fino a domenica 26 aprile, in concomitanza con il Salone del mobile e nell’ambito del palinsesto comunale della Design Week, trasformerà l’intera città di Milano in «una piattaforma di confronto e sperimentazione sulla progettazione contemporanea».
Tra materiali innovativi, alto artigianato, nuove interpretazioni dell’abitare, ibridazioni e dialoghi tra intelligenza artificiale e saper fare dalla manualità antica, le proposte di questa edizione riflettono in modo tangibile le trasformazioni della nostra epoca, sempre più frenetica e interconnessa, e raccontano anche come l’errore, il fallimento, lo sguardo lento sulle cose possano diventare importanti scintille creative, momenti in cui l’idea si misura con la realtà e scopre nuove direzioni possibili.
Il palinsesto del Fuorisalone è come sempre ricco, in un intreccio di migliaia di appuntamenti – imperdibili e di nicchia - promossi da importanti istituzioni culturali della città, gallerie mercantili, famose aziende del settore, showroom, palazzi storici, cortili, appartamenti privati, brand emergenti, scuole e università. Tutti i distretti milanesi del design sono coinvolti in questa festa dalle dimensioni tentacolari, che spazia da Brera a 5Vie, dalla Statale a Tortona, da Paolo Sarpi a Porta Venezia.

Il percorso alla scoperta degli eventi in agenda può partire da quella che a Milano è considerata in modo unanime «la casa del design e dell’architettura»: la Triennale. In questi spazi, il pubblico avrà la possibilità di visitare «Edward Barber | Jay Osgerby. Alphabet», monografica di recente inaugurazione, per la curatela di Marco Sammicheli e con allestimento di studiomille, dedicata alla carriera del duo londinese che ha disegnato la torcia olimpica per i Giochi del 2022 e mobili iconici come la lampada «Tab» per Flos e i tavoli «Iris» per Established and sons, in un percorso all’insegna della maestria artigianale e della sperimentazione che spazia dalla metà degli anni Novanta al 2022.
Palazzo dell’Arte farà da scenario anche alla retrospettiva «Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity», che racconta la vivacità culturale della Milano del Dopoguerra e l’allure cosmopolita di New York in un percorso tra oggetti, arredi, disegni, modelli e bozzetti realizzati dai due progettisti e graphic designer, che vede la curatela di Francesca Picchi con Marco Sammicheli e Studio Mut (Martin Kerschbaumer e Thomas Kronbichler), e il progetto di allestimento di Jasper Morrison Office for Design con David Saik.
Sempre in Triennale sarà visitabile «Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present», una grande monografica realizzata insieme a Fondation Cartier pour l’art contemporain, con concept e progetto di allestimento di Toyo Ito e per la curatela di Nina Bassoli e Michela Alessandrini, che allinea oltre quattrocento opere dell’architetto fiorentino tra installazioni ambientali, modelli e disegni, oggetti di piccole e grandi dimensioni, in un viaggio dalle prime sperimentazioni radicali con Archizoom, passando per Alchimia e Memphis, fino agli ultimi progetti dal carattere antropologico.
Completano il cartellone del palinsesto di Triennale il nuovo allestimento del Museo del design con quattrocentotrenta oggetti, realizzati dagli anni Venti del Novecento al Duemila, la rassegna «Nello spazio di un secolo. Rai Pubblicità, 100 anni di storia e oltre», la mostra «Ettore Sottsass. Design Metaphors», e progetti di istituzioni e aziende che, nei giorni del Salone del Mobile, hanno scelto Palazzo dell’Arte per raccontare le loro nuove visioni creative come Anonima Castelli, Eames Foundation, Fredericia, Gebrueder Thonet Vienna, Hyletech e Kvadrat.

Altro spazio milanese dedicato alla cultura del progetto è l’Adi Design Museum, che, in questi giorni primaverili, si anima con una settimana di esposizioni, installazioni e talk. In programma ci sono la mostra di chiusura della XXIX edizione del Compasso d’Oro, storico premio sul made in Italy fondato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti, la personale «bit by bit» della designer giapponese Haruka Misawa, un’installazione di Mario Botta ispirata a Le Corbusier e una di Piaggio per celebrare l'ottantesimo anniversario del primo modello della Vespa, oltre alla presentazione di progetti realizzati dalla Chicco e da Oluce.

Ci si può, quindi, spostare a Brera, il più vecchio distretto milanese di diffusione del design italiano e tra i principali punti di riferimento del Fuorisalone, con i suoi duecentodiciassette showroom permanenti e oltre trecento eventi in agenda. 
Nel Loggiato della Pinacoteca, cuore pulsante del quartiere, American Express presenta «Serotonin – the chemistry of happiness», una scenografica installazione immersiva di Sara Ricciardi che indaga il rapporto fra bellezza e felicità attraverso forme gonfiabili che si espandono e si contraggono delicatamente.
Un’altra installazione di grande impatto è quella che Veuve Clicquot porta alla Mediateca Santa Teresa: «Chasing the Sun», una celebrazione della gioia e dell'ottimismo firmata dall’artista e designer britannico-nigeriano Yinka Ilori che, con il suo usuale approccio audace e colorato, reinterpreta alcuni stilemi tipici della celebre maison del vino, a partire dal giallo sole usato sin dal 1987 per le etichette delle bottiglie.
A Palazzo Citterio va, invece, in scena «When Apricots Blossom», mostra immersiva ideata da Gayane Umerova e curata da Kulapat Yantrasast, che reinterpreta le tradizioni artigianali dell'Uzbekistan, principalmente quelle della regione del Karakalpakstan, legate a tre mestieri tipici della zona - la panificazione, la costruzione di yurte e la tessitura di nappe -, attraverso una visione contemporanea, quella di dodici architetti e designer che raccontano l’eredità nomade della regione e la grave crisi climatica che ha vissuto negli ultimi decenni.
Palazzo Moscova fa da quinta scenografica a Y.O.U. Your Own Universe», un'installazione firmata dal collettivo artistico Numero Cromatico per glo. Al centro, un grande portale interattivo - un cerchio arancione, simbolo di connessione e appartenenza – invita il pubblico a costruire un universo dove lo spazio non si osserva, ma si abita. «Luce, colore, suono, parola, tatto e profumo creano – si legge nella presentazione - un paesaggio multisensoriale in evoluzione, dove ogni gesto genera l’opera».
Al Piccolo Teatro Studio Melato, Grohe mette in scena «Aqua Sanctuary», un viaggio sensoriale attraverso l'acqua che invita a rallentare il tempo e a ritrovare la perfetta armonia tra corpo e mente. Al Castello Sforzesco, nella Sala dei pilastri, Stark presenta, invece, l’installazione «Albori», che riflette sul processo creativo, dall’intuizione alla composizione. Mentre nella scenografia cornice della Chiesa Anglicana Tutti i Santi, in via Solferino, il noto designer londinese Bodo Sperlein presenta Menu, una mostra che vede la partecipazione di Messein, Lobmeyr, Orea, Gustav van Treeck, Garpa, Gravelli, Morath e Lzf.
Tra gli highlights di Brera si segnalano, infine, la mostra interattiva «Blooming Imperfections – Relationships in Progress» in piazza Gae Aulenti, il progetto «The Nature of Time» di Grand Seiko alla Galleria Il Castello, che esplora il profondo legame tra tempo e natura nella cultura giapponese attraverso i lavori di Atsushi Shindo, Shingo Abe, Takakuni Kawahara, e l’esposizione «Giardino alchemico» dell’artista francese Julie Hamisky da Pandolfini Casa d’aste, un viaggio tra opere e gioielli alla scoperta dell’elettroplaccatura, tecnica che consiste nell’immergere fiori, foglie ed elementi vegetali in un bagno galvanico attraversato da corrente elettrica.

Restando nel centro cittadino, ma spostandoci verso il distretto 5Vie, che ha ideato un progetto condiviso dal titolo «Qualia of Things I Qualia come protagonisti», vale la pena visitare Palazzo Litta, sede milanese del Ministero della Cultura in corso Magenta, dove sarà allestita la nuova edizione di «MoscaPartners Variations», collettiva che quest'anno si sviluppa intorno al tema «Metamorphosis» e vede la presenza di venticinque espositori - tra aziende, architetti, designer, progettisti, artisti, creativi, scuole e università - provenienti da undici paesi del mondo.
Nel Cortile d’onore del palazzo costruito da Francesco Maria Richini, gioiello del barocchetto lombardo, l'architetto franco-libanese Lina Ghotmeh, alla sua prima opera outdoor in Italia, ha realizzato uno scenografico labirinto dalle tonalità rosate, prima tappa di un percorso espositivo sulle trasformazioni del design nel mondo contemporaneo che permette di incontrare, tra l’altro, i «Glass Bridge» di Emmanuel Babled, nati dalla collaborazione tre i vetrai di Murano e il laboratorio Shanga in Tanzania, il progetto «The Bukolisch Project» di Lucia Massari, ispirato dal fascino per i guardaroba dipinti tipici della regione tirolese, una selezione di icone Poltronova come lo specchio «Ultrafragola» e il divano «Superonda», e la collezione di sedute «Kawaguch-air» di Kazuhito Ishida, che riflette la sensibilità giapponese verso le sottili variazioni della natura.

Restando nel distretto 5Vie, la Basilica di Sant’Ambrogio apre, per l’occasione, due suoi luoghi di straordinario valore storico e culturale - l’Oratorio della Passione e il Chiostro dei Canonici -, mentre al Museo nazionale della scienza e della tecnica «Leonardo da Vinci», sarà possibile vedere, tra l’altro, l’installazione «Alma Water – La stanza del mare», un progetto di Sara Ricciardi che traduce il paesaggio marino in un ambiente sonoro e partecipativo.
 
A Porta Venezia aprirà le porte Palazzo Donizetti con la quarta edizione di «L’Appartamento by Artemest», progetto espositivo che vede all’opera gli studi Sasha Adler Design, March and White Design, Rockwell Group, Charlap Hyman & Herrero e Urjowan Alsharif Interiors, impegnati a reinterpretare in chiave contemporanea l’identità di alcune tra le più emblematiche capitali culturali italiane: Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Mentre a Palazzo del Senato, sede dell'Archivio di Stato, Škoda Auto ridisegnerà il cortile con l'installazione «Ooooh, that’s EpiQ!». Lo Spazio Maiocchi ospiterà, invece, Ikea con «Food For Thought», una mostra immersiva, co-creata con l’architetto Midori Hasuike e lo spatial designer Emerzon, che unisce design, cibo e convivialità.

Zona Sarpi
, uno dei quartieri più dinamici e culturalmente ibridi di Milano, formatosi attraverso una quotidiana ibridazione tra Oriente e Occidente, in particolare tra Cina e Italia, presenterà per il Fuorisalone «Do it better. Together!», mostra diffusa per la curatela di Michele Brunello, Luca Fois, Vittorio Sun e Angela Zhou che sottolinea il valore della collaborazione e della condivisione come strumenti per immaginare nuove forme di convivenza urbana. Il visitatore viene accolto simbolicamente dal portale «Noi men» in piazza Baiamonti e attraverso un percorso scandito da grandi bandiere che raccontano i temi portanti del progetto espositivo - «Better District», «Better Mobility», «Better Street», «Better Connection», «Better Entertainment» e «Better Network» -incontra installazioni, arredi urbani temporanei, punti informativi e anche delle micro-capsule culturali che danno vita a una biblioteca urbana sul pensiero creativo cinese.
Tra gli interventi speciali di questa edizione, c'è l'omaggio a Matteo Ricci, figura simbolo dell’incontro tra Italia e Cina, sulla lunga cesata di cantiere all’angolo tra via Bramante e via Sarpi. Il Centro culturale cinese presenta, invece, laboratori partecipativi per i bambini e le famiglie, mentre al Teatro del Borgo, alla scuola Panzini e in via Verdi vengono proposti progetti realizzati da giovani designer cinesi che “parlano” anche di sostenibilità e responsabilità sociale.

Tra le tappe imprescindibili del Fuorisalone c’è, poi, Tortona, uno dei distretti più amati dai giovani architetti e designer, che quest’anno propone un percorso tra le sue varie anime - Base, SuperStudio e Tortona Rocks – all’insegna di installazioni immersive di grande scala e progetti sui nuovi linguaggi dell’abitare, che vedono tra i promotori anche marchi noti come Toyota, Hyundai, Swatch, McDonald’s e Maisons du Monde. Tra le tante iniziative si segnalano: l’installazione «Keep Your Bubble» dell’artista visivo slovacco Lousy Auber, un’architettura morbida realizzata con tessuti di mongolfiere dismesse che invita a riflettere sul tema della trasformazione e del riuso; l’opera «Soundsorial Design» di IQOS e Devialet, che ridefinisce i confini tra suono e spazio trasformando frequenze e vibrazioni in luce e movimento; e la mostra immersiva «Design Is an Act of Love» di Samsung, con dodici differenti aree che raccontano come il design possa rispondere alle esigenze e ai comportamenti in perenne cambiamento delle persone.

Infine, all’Università statale di via Festa del Perdono, ma anche all’Orto botanico di Brera e da Eataly Milano Smeraldo, va in scena uno degli appuntamenti più simbolici e attesi del Fuorisalone: la ormai tradizionale mostra-evento di «Interni», il magazine di interior e contemporary design del gruppo Mondadori. «Interni Materiae» è il titolo di questa edizione, che coinvolge oltre cinquanta architetti, designer e aziende, provenienti da più di dieci Paesi, chiamati a interpretare - si legge nella presentazione - «la materia non come semplice sostanza, ma come linguaggio del progetto e strumento di relazione tra spazio, corpo, tempo e società».
Tra gli ospiti ci sono: il distretto dello shopping Fidenza Village con «Wild Kong», scultura monumentale in resina rossa dell’artista francese Richard Orlinski; la maison degli yacht SanLorenzo con l'installazione «UN_Material» di Piero Lissoni, che ricostruisce il volume di un'imbarcazione a grandezza naturale; Mutti con «House of polpa», un’imponente architettura formata da ventimila lattine di passata di pomodoro; Holcim Italia con «Mater», opera site-specific sugli effetti della guerra e sui processi di ricostruzione, progettata da Alessandro Scandurra e con il progetto illuminotecnico di Deerns Italia, che ricrea un anello di macerie di circa sedici metri di diametro, attraversato da una passerella sospesa.
Milano diventa così, ancora una volta, un museo a cielo aperto e una città laboratorio per scoprire che cosa accade nel mondo del design.

Didascalie delle immagini
1 e 2. Museo del design. Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue - FTfoto © Triennale Milano; 3. Barber Osgerby, Bellhop,Flos,2017/ © David Brook/  Shoot Studio; 4. Andrea Branzi, Grandi Legni – GL02, 2009. Ruy Texeira. Courtesy Nilifar; 5. Vignelli, Vignelli Associates, Milano, brochure cover for COSMIT 1994. Courtesy Vignelli Center for Design Studies; 6. Yinka Ilori, autore dell'installazione «Chasing the Sun» per  Veuve Clicquot; 7. Immagine per «When Apricots Blossom», mostra immersiva ideata da Gayane Umerova e curata da Kulapat Yantrasast, sulle tradizioni artigianali dell'Uzbekistan; 8. Grohe Spa, Aqua Sanctuary, Key Visual; 9. MoscaPartners Variations 2026, Metamorphosis in Motion by Lina Ghotmeh — Architecture, Palazzo Litta, Milano, Italy. Installation views ©️ Nathalie Krag; 10. Ettore Sottsass jr, Ultrafragola, mirror and lamp, Centro Studi Poltronova, photo Serena Eller. Opera esposta da MoscaPartners Variations 2026; 11. Ikea, «Food For Thought», MDW 2026; 12. Samsung, «Design Is an Act of Love», MDW 2026; 13. «UN_Material» di Piero Lissoni a «Interni Materiae»; 14. «Wild Kong» di Richard Orlinski a  «Interni Materiae»

Informazioni utili

domenica 19 aprile 2026

Albergo Pietrasanta, trent’anni di arte e ospitalità nel cuore della Versilia

Nel cuore medioevale di Pietrasanta, cittadina toscana ai piedi delle Alpi Apuane, a pochi chilometri dal mare della Versilia, i cui vicoli di pietra chiara raccontano una storia antica legata alla lavorazione e all'estrazione del marmo, che si dice abbia avuto inizio con Michelangelo Buonarroti, il «genio inquieto del Rinascimento» che considerava la scultura come un mezzo per liberare l’idea divina imprigionata nella materia, si cela un luogo di ospitalità e uno scrigno d’arte contemporanea dall’atmosfera intima, accogliente e, al contempo, lussuosa e raffinata. 

Stiamo parlando dell’Albergo Pietrasanta, un boutique hotel d’eccellenza - situato a pochi passi dalla vivace e armoniosa piazza Duomo, con la sua Collegiata di San Martino, il palazzo del Comune e i caffè e i ristoranti con i tavolini all’aperto -, che in questa stagione 2026 compie trent’anni di attività, consacrando il successo di una precisa filosofia imprenditoriale ed estetica, oggi sempre più di moda nel settore dell’hôtellerie, che guarda all’arte come «esperienza viva». Quadri, sculture, fotografie d’autore e pezzi di design diventano così non meri oggetti ornamentali, ma «presenze familiari» che accompagnano i gesti più semplici e quotidiani del soggiorno in una struttura ricettiva, dai primi istanti del risveglio in camera al relax serale nei salotti comuni, dopo una giornata di turismo culturale o di svago al mare o, ancora, di sperimentazione delle tradizioni enogastronomiche locali.

In questo senso, l’Albergo Pietrasanta non è, dunque, né un museo né una casa privata, ma uno «spazio attraversabile», in cui le opere accompagnano i passi degli ospiti e si offrono allo sguardo senza mediazioni, ovvero senza teche o cordoni divisori come avviene in una tradizionale area espositiva.
 
A fare da sontuosa cornice alla collezione, con il suo focus sugli sviluppi dell’arte italiana dalla seconda metà del Novecento fino ai giorni nostri (con artisti come Alighiero Boetti, Mario Schifano e Gino De Dominicis), è uno degli edifici storici di Pietrasanta: Palazzo Barsanti Bonetti, costruito nel Seicento dalla dinastia di scultori Gamba Martelli, e abitato, a partire dagli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, prima dalla famiglia Bersanti, protagonista della produzione d’arte sacra locale, e poi dall’ammiraglio Bonetti. Negli anni Novanta il palazzo, su idea dei coniugi Rosa e Gilberto Sandretto, viene riqualificato con la creazione, tra la villa padronale e le antiche scuderie, di venti camere e suite, tutte diverse tra loro, ma accomunate da un’identica attenzione ai dettagli, e impreziosite dall’affaccio su un silenzioso giardino interno di palme secolari.
 
L’apertura al pubblico avviene nel 1996. Da allora sono passati tre decenni e l’Albergo Pietrasanta continua ad affascinare i suoi ospiti grazie a un armonioso e coinvolgente dialogo tra storia e creatività contemporanea. Un dialogo che, anno dopo anno, presenta nuovi accostamenti e inedite possibilità di sguardo. 

 Il portale d’accesso, le sale affrescate, la stratificazione architettonica dell’edificio, l’elegante veranda con la luce naturale a segnare lo scorrere delle ore, raccontano, infatti, un legame profondo con il lavoro degli artisti e degli artigiani che hanno fatto di Pietrasanta un centro riconosciuto a livello internazionale, la «piccola Atene» italiana per quel coacervo di laboratori del marmo, fonderie, gallerie e studi a poca distanza dalle cave di Carrara.

Le opere della collezione contemporanea parlano, invece, di una tradizione familiare, improntata al bello e alla relazione con gli altri, che continua e si rinnova, anche grazie all’ingresso nello staff di Carolina Sandretto, fotografa e development manager, che ha dato forma a nuovi progetti. È il caso di Magazzino Pietrasanta, uno spazio espositivo ricavato da un ex edificio industriale, articolato in oltre settecento metri quadrati e dotato di una cucina professionale e di una terrazza affacciata sulle Apuane, che ospita al suo interno una parte della collezione dei proprietari dell’albergo e che può, all’occorrenza, trasformarsi in un contenitore qualificato e suggestivo per mostre ed eventi di vario genere.

Il trentesimo anniversario dell’Albero Pietrasanta non segna, dunque, un cambio di passo, ma restituisce la forza e la lungimiranza di un progetto che, fin dagli esordi, ha scelto di condividere l’arte come forma di ospitalità, il bello come forma di dialogo.

Didascalie delle immagini
Albergo Pietrasanta, Pietrasanta. 2006.Ph. Carolina Sandretto

Informazioni utili
Albergo Pietrasanta, via G. Garibaldi, 35, 55045 Pietrasanta - https://www.albergopietrasanta.com  - tel.+39.0584.793726