ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 9 aprile 2014

Torino, Caravaggio va in visita da Ettore Spalletti

Caravaggio arriva a Torino con uno dei suoi più straordinari capolavori e la Galleria d’arte moderna gli riserva un’accoglienza speciale. Da giovedì 10 aprile il percorso espositivo della mostra «Ettore Spalletti Un giorno così bianco, così bianco» sarà arricchita da una celebre opera del maestro seicentesco della luce: la tela «Ragazzo morso dal ramarro», proveniente dalla Fondazione Longhi di Firenze.
Non è la prima volta che il museo piemontese mette in dialogo l’antico con il contemporaneo: negli ultimi cinque anni sono stati accostati, lungo il percorso espositivo, Mario Merz e Antonio Fontanesi, Giorgio Morandi e Fausto Melotti, Antonio Canova e Marina Abramović, Giorgio De Chirico e Pierre-Auguste Renoir.
Il dipinto ad olio del Caravaggio, del quale esiste anche una versione conservata alla National Gallery di Londra, è stato realizzato tra il 1595 e il 1596, e raffigura il dolore sordo e lo spavento di un giovanetto per l’inatteso morso di un ramarro, nascosto tra i fiori, i frutti e gli oggetti della natura morta raffigurata.
La forte contrazione del volto e il rigore plastico del ragazzo dipinto, accostato da alcuni al «David» di Michelangelo, attenuano il tono elegiaco proprio di altre opere giovanili caravaggesche ed evidenziano una maggiore violenza espressiva e mimetica che Mina Gregori collega «con le ricerche sulle reazioni psico-fisiche, sia del riso che del dolore», approfondite in Lombardia nel Cinquecento e sollecitate anche da Leonardo.
Punto di contatto tra l’opera di Michelangelo Merisi e quella di Ettore Spalletti è l’uso dell’elemento luminoso.
Il chiarore diffuso e intenso e le sfumature di bianco, rosa e azzurro che caratterizzano il lavoro del maestro di Cappelle sul Tavo vengono stravolte da una sorta di inversione, un coup de théâtre espositivo che si avvale di un allestimento raccolto e che enfatizza la potenza della luce fuori campo del quadro «Ragazzo morso dal ramarro», proveniente da una finestra chiaramente riflessa sulla caraffa.
La luce come espressione della quiete e della pace interiore che caratterizza l’opera di Ettore Spalletti viene, dunque, contrapposta alla visione del Merisi, per cui l’elemento luministico è un mezzo per esaltare la forza e la drammaticità delle emozioni.
La mostra torinese, parte di un ampio omaggio che coinvolge anche il Maxxi di Roma e il Madre di Napoli, si propone di ricostruire l’atmosfera dello studio del maestro pescarese. L’intento non è quello di riprodurre fisicamente lo spazio in sé quanto di trasmettere la poetica dell’artista ricreando l’energia che si respira in quell’ambiente.
Ettore Spalletti vive emotivamente i suoi luoghi: qui trascorre le sue giornate, e lo studio, al pari della sua casa, è a tutti gli effetti un rifugio protetto, un punto di osservazione privilegiato del mondo circostante, in cui nasce la sua personale riflessione e interpretazione dell’essenza delle cose che lo circondano. È il luogo che accoglie i pensieri da cui nascono le sue opere, fedeli compagne di vita. La convivenza con esse è continua e persistente: non si riduce al momento creativo o al lungo periodo di lavorazione durante il quale l’artista sceglie con cura i materiali, studia e controlla la trasformazione dei pigmenti e l’effetto finale dei colori.
Le opere che popolano lo studio abbracciano un arco temporale molto ampio che va dagli anni ’80 ad oggi, ma convivono armoniosamente abitando lo stesso spazio fisico, in una dimensione temporale sospesa. Sono loro che accolgono l’artista ogni giorno in maniera nuova, inaspettata a seconda delle luci o della collocazione, sempre diversa, con cui vengono disposte nello spazio, in una costante ricerca di ordine e di equilibrio perfetto.
Per ricreare l’atmosfera di queste stanze sono state scelte dalla Gam di Torino venticinque tele, tra le quali sarà possibile vedere un’opera proveniente da una importante collezione privata belga, «Coppa» del 1982, e un disegno a mano libera del 1981, presentato in anteprima nazionale.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Michelangelo Merisi da Caravaggio, «Ragazzo morso dal ramarro», 1595-1596. Olio su tela, cm 65,8 cm × 52,3. Fondazione Longhi, Firenze; [fig. 2]  Ettore Spalletti, «Salle des départs, Garches», 1996. Foto: Attilio Maranzano; [fig. 3] Ettore Spalletti, «Fontana», 2004. Foto: Attilio Maranzano

Informazioni utili 
«Ettore Spalletti Un giorno così bianco, così bianco». Gam, via Magenta, 31 – Torino. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-18.00; chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00. Informazioni: centralino, tel. 011 4429518; segreteria, tel. 011 4429595. Sito web: www.gamtorino.it. Fino al 15 giugno 2014.

martedì 8 aprile 2014

Tra totem africani e tarocchi, un viaggio nell’arte di Enrico Prometti

La città di Bergamo e i suoi musei si uniscono in un percorso comune per raccontare il multiforme itinerario artistico di Enrico Prometti (Bergamo, 1945-2008), artista viaggiatore che ha esplorato le culture di alti Paesi, soprattutto delle civiltà Dogon e Tuareg, durante i suoi lunghi viaggi in Africa, dando vita a una ricerca figurativa, unica nel panorama nazionale, che ha attraversato i terreni della pittura, della scultura, della grafica, della realizzazione di gioielli e di oggetti d’uso quotidiano.
L’articolato progetto espositivo, intitolato «Prometti dal mito dalla storia dalla strada», è promosso dall’Accademia Carrara di Belle arti, dalla Fondazione Bergamo nella storia, dalla Fondazione Credito bergamasco e dalla Gamec – Galleria d’arte moderna e contemporanea, in collaborazione con il Museo civico di Scienze naturali «Enrico Caffi». E nasce da un’idea di Maria Grazia Recanati, che si è avvalsa della consulenza di Serena e Vania Prometti e del fondamentale apporto organizzativo di Roberta Marchetti, Rosanna Paccanelli, Angelo Piazzoli, Maria Cristina Rodeschini, Marco Valle e Claudio Visentin.
Il risultato è una mostra diffusa sul territorio, che si propone non solo di ricordare la figura dell’artista bergamasco, ma anche di costruire un percorso di conoscenza e incontro della poetica del viaggio e della cultura africana di cui Enrico Prometti era grande estimatore e conoscitore.
Insofferente ad ogni cristallizzazione intellettuale, l’autore lombardo ha indagato con assoluta libertà le potenzialità della materia e gli sviluppi della ricerca formale contemporanea, senza cedimenti né a facili esotismi né alle mode talora imperanti del mercato, contaminando elementi naturali e artificiali per generare risultati misteriosi, potentemente espressivi nelle loro infinite combinazioni.
Enrico Prometti ha restituito al nostro immaginario un mondo popolato di fantasmi totemici, maternità ancestrali, bestiari fantastici, pianeti colorati, soli e tarocchi. È stato non solo scultore di fervidissima ispirazione, abile pittore e incisore, ma anche autore di affascinanti gioielli e oggetti d’uso come coltelli, maschere e sedie.
Il racconto del suo viaggio artistico prende il via dal Museo storico di Bergamo con una sezione che ospita grandi dipinti, tra i quali una drammatica «Crocefissone», realizzata a collage con frammenti di giornali, diari, disegni e fotografie con visioni dell’Africa e dell’arte rupestre Dogon. Si entra, poi, nel mondo delle grandi sculture fatte con materie naturali (come il legno) o con materiali di riciclo (quali il cartone, la gomma, la plastica); tra di esse colpiscono l’attenzione la serie dei «Pianeti», grandi globi scolpiti in legno di iroko e dipinti, e alcune opere in pietra e tufo.
La sezione etnografica del Museo civico di scienze naturali «Enrico Caffi» -che conserva anche la collezione di reperti africani donata nel 1989 da Aldo Perolari alla città di Bergamo, ordinata nell’attuale allestimento da Walter Barbero in collaborazione con Enrico Prometti- ospita, invece, la «Grande maternità afro». Mentre la Gamec accoglie gioielli realizzati in legno, intarsi d’ambra e madreperla, pietre dure, coltelli-scultura, maschere, ornamenti per il corpo, sedie scolpite e una serie di «Arcani Maggiori», fotolitografie colorate a mano, testimonianza di un interesse per l’elaborazione dei Tarocchi che l’artista ha coltivato per tutta la vita e che rappresenta uno dei risultati più affascinanti della sua produzione.
Contemporaneamente alla mostra, Bergamo ospiterà una serie di eventi collaterali, da un concerto del mediatore museale Dudù Kouate al ciclo di conferenze «Arte, cura, memoria: dialoghi con l’Africa», dal progetto sonoro di Francesco Crovetto a laboratori di fotografia e di scrittura sul tema del viaggio, senza dimenticare la mostra «Punti di vista: l’Africa nello sguardo di Tito e Sandro Spini, Carlo Leidi, Walter Barbero», aperta dal 19 aprile al 18 maggio e promossa dagli Amici del museo storico di Bergamo.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Enrico Prometti, «Pianeta bianco», 2005. Legno di iroko intagliato e dipinto, h cm 45. © Foto Virgilio Fidanza. Archivio Fondazione Credito Bergamasco; [fig.2] Enrico Prometti, «Tarocchi, Arcani Maggiori: La Papessa, L'Imperatrice, Il Papa, L'Eremita», 1978. Fotolitografie colorate a mano, cm 26 x 16. © Foto Virgilio Fidanza. Archivio Fondazione Credito Bergamasco; [fig. 3] Enrico Prometti, «Sedia», anni 2000. Legno, stracci, cm 74x66. © Foto Virgilio Fidanza. Archivio Fondazione Credito Bergamasco

Informazioni utili 
Enrico Prometti (1945-2008). Dal mito dalla storia dalla strada. 
- Museo storico di Bergamo - Convento di San Francesco, piazza Mercato del Fieno 6/a – Bergamo Alta. Orari: martedì-domenica, ore 9.30-13.00 e ore 14.30-18.00; chiuso il lunedì non festivo. Ingresso libero: Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: tel. 035.247116. Sito internet: www.bergamoestoria.it
- Gamec - Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo, via San Tomaso 53 – Bergamo. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-13.00 e ore 15.00-19.00; chiuso lunedì. . Ingresso libero: Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: tel. 035.270272. Sito internet: www.gamec.it
- Museo civico di scienze naturali «Enrico Caffi», piazza Cittadella, 10 – Bergamo Alta. Orari: ore 9.00-12.30 e ore 14.30-18.00; sab e festivi 9.00-19.00; chiuso il lunedì. . Ingresso libero: Catalogo: disponibile in mostra.Informazioni: tel. 035.286011. Sito internet:  www.museoscienzebergamo.it
Fino al 2 giugno 2014. 

lunedì 7 aprile 2014

«Solide Senses»: cinque artisti, un pianoforte e il marmo di Carrara. Robot City si presenta al Salone del Mobile

Una mostra come biglietto da visita: è questa la scelta compiuta da Robot City - Italian Art Factory, nuova realtà imprenditoriale creativa nel settore del marmo, guidata da Gualtiero Vanelli, che ha scelto di presentarsi al palcoscenico internazionale del design, durante i giorni del Salone internazionale del mobile di Milano, con il progetto espositivo «Solide Senses».
Quattro grandi protagonisti dell’architettura e della progettazione sono stati invitati a cimentarsi con il marmo di Carrara, per dar vita a oggetti unici, in grado di esaltare le potenzialità espressive e funzionali di questo materiale antico e affascinante che ha reso famoso il territorio apuano sin dai tempi di Michelangelo, traducendolo nella più avanzata contemporaneità, ognuno secondo il proprio stile e linguaggio.
Stefano Boeri, Stefano Giovannoni, Alessandro Mendini e Paolo Ulian, questi i quattro artisti invitati, hanno realizzato appositamente per Robot City- Italian Art Factory una serie di opere inedite in tiratura limitata: preziosi oggetti d’arredo, che fanno dialogare, spesso in modo imprevedibile, forma e funzione, estetica ed ergonomia, tradizione e innovazione.
Stefano Boeri presenta, per esempio, il «Tavolo onda», firmato boeridesign: un monolite in marmo paonazzo, sagomato secondo il disegno da una macchina a controllo numerico, a sostenere un piano in cristallo.
Mentre Alessandro Mendini ha scritto un nuovo capitolo nella storia della sua opera più iconica, la poltrona «Proust» del 1978, realizzata per l’occasione in marmo; il candore e il peso di questo materiale conferiscono all’ oggetto un aspetto iper-realista e un’aura quasi surreale con un tocco di contemporaneità estetica.
Stefano Giovannoni ha, invece, progettato un tavolo in marmo fitomorfo con sedie zoomorfe: «Tree Table». Un oggetto, questo, che unisce funzionalità e dimensione ludica, coniugando l’elemento narrativo e una raffinata e innovativa ingegneria strutturale con lo stile che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Infine, Paolo Ulian ha realizzato, con l’aiuto di Moreno Ratti, due oggetti che ben esprimono la sua poetica basata sull’eco-sostenibilità: «Land», una seduta ottenuta da due lastre piane di marmo tagliate in modo concentrico, e «Comb», un oggetto multifunzionale, panca e libreria componibile.
Ad inaugurare la mostra, nella serata di martedì 8 aprile (a partire dalle ore 20.30 e solo per gli invitati), sarà il concerto-performance «Carrara Idol», che vedrà in scena David Bryan, cofondatore della band Bon Jovi di cui è a tutt’oggi tastierista. L'artista si esibirà in esclusiva suonando alcuni dei suoi brani più famosi con  l'M-Piano, lo straordinario Steinway & Sons a coda intorno al quale è stata creata una silhouette in marmo pregiato che lo contiene interamente.
Accanto al musicista ci sarà una band d’eccezione, formata per l’occasione e composta dal chitarrista Matt O'Ree, dal tastierista Eric Safka, dal batterista John Hummel, dal basso Scott Bennert e dal sassofonista Michael Ghegan.
Il concerto, che sarà introdotto dal gruppo toscano Vice, è la seconda edizione di «Carrara Idol», uno special tour internazionale di sole tre tappe, ideato dallo stesso David Bryan con Gualtiero Vanelli, che è andato in scena a Carrara nel 2012, nella suggestiva scenografia di una cava, e che animerà ora il FuoriSalone di Milano, prima di essere presentato a New York.
L'M-Piano, frutto di una raffinata e innovativa ingegnerizzazione che sfrutta tecnologia all’avanguardia e altissimo artigianato, rimarrà esposto al pubblico in una sala adiacente al percorso espositivo della mostra «Solide Senses», visitabile fino al 13 aprile nella living room dello Spazio Ventura di Milano.

Didascalie delle immagini
 [Figg. 1 e 2]  M-piano; [fig. 3] Alessandro Mendini, rivisitazione in marmo di Carrara della poltrona «Proust» del 1978

Informazioni utili 
«Solide Senses». Opere di Stefano Boeri, Stefano Giovannoni, Alessandro Mendini, Paolo Ulian / «Carrara Idol». Concerto di David Bryan. Ventura Lambrate,  via Giovanni Ventura, 14 (ingresso da via Massimiano, 23 o da via Giovanni Ventura, 6) - Milano. Orari: da martedì 8 a sabato 12 aprile, ore 10.00–20.00; domenica 13 aprile, ore 10.00 – 18.00; giovedì 9 aprile, aperto anche dalle ore 20.00 alle ore 22.00. Ingresso libero. Sito internet: www.venturaprojects.com. Dall' 8 al 13 aprile 2014.