Oggi la Palazzina di Caccia di Stupinigi, a Nichelino, è uno dei Patrimoni dell’umanità di Unesco presenti nel nostro Paese e con i suoi oltre 31 mila metri quadrati di estensione, circondati da un meraviglioso parco, riesce sempre a regalare nuove occasioni di visita.
Recentemente lungo il percorso espositivo sono state inaugurate due nuove sale - la Crivelli e la Principini - che raccontano un capitolo poco conosciuto del Museo dell’ammobiliamento, lì ospitato dal 1919: quello delle quadrerie storiche, una preziosa raccolta di dipinti composta da oltre duecento opere datate tra XVII e XIX secolo, giunte a Stupinigi negli anni Venti del Novecento, che allineano nature morte, pittura di animali e ritrattistica infantile di corte.
La prima sala è dedicata a un nucleo di quindici dipinti di Angelo Maria Crivelli, detto il Crivellone, e del figlio Giovanni, il Crivellino, due apprezzati artisti lombardi attivi tra la fine del Seicento e la metà del Settecento. Le opere esposte, provenienti dal Castello di Moncalieri e in parte recentemente restaurate, raccontano un genere molto presente nelle residenze sabaude, quello delle scene di cortile, selvaggina, pesci, paesaggi boschivi e composizioni floreali costruite con attenzione naturalistica e forte impatto decorativo, in un dialogo continuo tra osservazione del dato reale e costruzione scenografica dell’immagine.
La maggior parte delle tele del Crivellone raffigura animali colti in momenti di quiete. «Fagiana, galline e pulcini» e «Fagiani e altra selvaggina di penna con gazza» mostrano un gruppo di uccelli di differenti specie in un paesaggio boschivo. Mentre «Pavone, conigli e fiori», «Pavone, conigli e quaglie» e «Pollame e conigli» raccontano scene di cortile animate da un’attenzione minuziosa alla resa di piumaggi, pellicce e dettagli naturali. Più dinamico appare «Anatre in un laghetto assalite da due cani», quadro nel quale il pittore costruisce una scena di caccia caratterizzata da un’impostazione movimentata e drammatica. Gli animali sono colti nell’attimo immediatamente precedente all’azione: un gruppo di anatre selvatiche viene sorpreso da due cani da caccia che irrompono nello stagno con le fauci spalancate, mentre sullo sfondo un’anatra in volo si staglia contro un cielo nuvoloso.
Nelle opere del Crivellino, autore anche degli otto paracamini del Salone centrale della palazzina, prevalgono, invece, le grandi nature morte di pesci, ambientate all’aperto e arricchite da conchiglie, funghi, verdure e dettagli naturalistici. In «Pesci all’aperto con cesto di verdure e mastello con rete e lumaca», l’artista costruisce una composizione densa di elementi, sul cui sfondo si apre un paesaggio marino attraversato da una luce crepuscolare. Mentre in «Pesci all’aperto con conchiglie e funghi porcini» e «Pesci all’aperto con secchio di gamberi» il tema della natura morta si intreccia con l’ambientazione boschiva e con una ricerca attenta agli effetti materici e luministici. Infine, «Pavone con fagiani, anatre e altri volatili intorno ai fiori» riprende le tipiche composizioni del Crivellone, in cui il pavone domina la scena con la coda dai riflessi verdi e oro, attorno al quale si dispongono diversi volatili in un equilibrio di movimenti e direzioni che ordina l’intera composizione.
La sala Principini, nel Gabinetto di toeletta dell’Appartamento della regina e nella sala successiva, presenta, invece, una ventina di ritratti di bambini e infanti diretti discendenti della casa Savoia o a essa correlati. Sono lavori interessanti per conoscere la moda e l’iconografia fanciullesca tra XVII e XVIII secolo, che vennero studiati per la prima volta in modo sistematico da Angela Griseri e Elisabetta Ballaira, insieme con Federico Zeri, negli anni Novanta del Novecento.
Recentemente lungo il percorso espositivo sono state inaugurate due nuove sale - la Crivelli e la Principini - che raccontano un capitolo poco conosciuto del Museo dell’ammobiliamento, lì ospitato dal 1919: quello delle quadrerie storiche, una preziosa raccolta di dipinti composta da oltre duecento opere datate tra XVII e XIX secolo, giunte a Stupinigi negli anni Venti del Novecento, che allineano nature morte, pittura di animali e ritrattistica infantile di corte.
La prima sala è dedicata a un nucleo di quindici dipinti di Angelo Maria Crivelli, detto il Crivellone, e del figlio Giovanni, il Crivellino, due apprezzati artisti lombardi attivi tra la fine del Seicento e la metà del Settecento. Le opere esposte, provenienti dal Castello di Moncalieri e in parte recentemente restaurate, raccontano un genere molto presente nelle residenze sabaude, quello delle scene di cortile, selvaggina, pesci, paesaggi boschivi e composizioni floreali costruite con attenzione naturalistica e forte impatto decorativo, in un dialogo continuo tra osservazione del dato reale e costruzione scenografica dell’immagine.
La maggior parte delle tele del Crivellone raffigura animali colti in momenti di quiete. «Fagiana, galline e pulcini» e «Fagiani e altra selvaggina di penna con gazza» mostrano un gruppo di uccelli di differenti specie in un paesaggio boschivo. Mentre «Pavone, conigli e fiori», «Pavone, conigli e quaglie» e «Pollame e conigli» raccontano scene di cortile animate da un’attenzione minuziosa alla resa di piumaggi, pellicce e dettagli naturali. Più dinamico appare «Anatre in un laghetto assalite da due cani», quadro nel quale il pittore costruisce una scena di caccia caratterizzata da un’impostazione movimentata e drammatica. Gli animali sono colti nell’attimo immediatamente precedente all’azione: un gruppo di anatre selvatiche viene sorpreso da due cani da caccia che irrompono nello stagno con le fauci spalancate, mentre sullo sfondo un’anatra in volo si staglia contro un cielo nuvoloso.
Nelle opere del Crivellino, autore anche degli otto paracamini del Salone centrale della palazzina, prevalgono, invece, le grandi nature morte di pesci, ambientate all’aperto e arricchite da conchiglie, funghi, verdure e dettagli naturalistici. In «Pesci all’aperto con cesto di verdure e mastello con rete e lumaca», l’artista costruisce una composizione densa di elementi, sul cui sfondo si apre un paesaggio marino attraversato da una luce crepuscolare. Mentre in «Pesci all’aperto con conchiglie e funghi porcini» e «Pesci all’aperto con secchio di gamberi» il tema della natura morta si intreccia con l’ambientazione boschiva e con una ricerca attenta agli effetti materici e luministici. Infine, «Pavone con fagiani, anatre e altri volatili intorno ai fiori» riprende le tipiche composizioni del Crivellone, in cui il pavone domina la scena con la coda dai riflessi verdi e oro, attorno al quale si dispongono diversi volatili in un equilibrio di movimenti e direzioni che ordina l’intera composizione.
La sala Principini, nel Gabinetto di toeletta dell’Appartamento della regina e nella sala successiva, presenta, invece, una ventina di ritratti di bambini e infanti diretti discendenti della casa Savoia o a essa correlati. Sono lavori interessanti per conoscere la moda e l’iconografia fanciullesca tra XVII e XVIII secolo, che vennero studiati per la prima volta in modo sistematico da Angela Griseri e Elisabetta Ballaira, insieme con Federico Zeri, negli anni Novanta del Novecento.
Queste opere portano la firma di autori importanti come Francesco Cairo (pittore attivo alla corte sabauda tra il 1633 e il 1639), Maria Giovanna Battista Clementi detta «La Clementina» (1690-1761), Giuseppe Duprà (1703-1784), che lavorarono alla corte sabauda, ma anche di pittori francesi della cerchia di Nicolas de Largillière (1656-1746) e Pierre Gobert (1662-1744), che ritrassero i principi della casata Lorena.
Cuore dell’allestimento permanente è il grande ritratto di Francesco Giacinto e Carlo Emanuele II con racchetta da tennis, opera del 1636 riconducibile a Francesco Cairo, più volte esposte in importanti mostre in in Italia e all’estero.
La nuova sala rappresenta, inoltre, due serie omogenee di ritratti. Da una parte appaiono i figli che Carlo Emanuele III di Savoia (1701-1773) ebbe dalle prime due mogli: Anna Cristina del Palatinato-Sulzbach e Polissena d’Assia. Il piccolo Vittorio Amedeo Teodoro (1723-1725), dipinto con la frusta e il cagnolino al guinzaglio, simboli maschili, veste un ampio abito all’apparenza femminile, utilizzato per praticità nei primi anni di vita dei bambini. L’erede al trono, il futuro Vittorio Amedeo III, è raffigurato in un ricco abito in seta e galloni argento, mentre gioca con un uccellino. La sorella Eleonora (1728-1781) è, invece, ritratta con un abito con le bretelle che servivano come aiuto per i primi passi. L’altra sorella, Luisa Gabriella (1729-1767), appare in un dipinto firmato dalla pittrice di corte Giovanna Battista Clementi e datato 1733; mentre il fratellino Emanuele Filiberto duca d’Aosta (1731-1735) indossa, nel suo ritratto, una bellissima veste blu e oro, con una piuma azzurra sulla testa che indica l’alto rango di secondo in linea di successione. Nella sala sono presenti anche tre ritratti di Vittorio Amedeo III, in differenti fasce d’età.
Dall’altra parte appare la serie dei figli di Vittorio Amedeo III e di Maria Antonia Ferdinanda di Spagna, dipinti da Giuseppe Duprà. Il futuro Carlo Emanuele IV (1751 –1819), all’età di circa 10 anni, posa da sovrano in marsina rossa e fusciacca azzurra. Mentre il suo successore, Vittorio Emanuele I (1759-1824), indossa un abito azzurro e un manto di ermellino. Ci sono in esposizione anche i ritratti di Carlo Felice in abito verde e oro (1765-1831) e del duca di Monferrato, Maurizio Giuseppe (1762-1799), con una ricca veste rossa e un piccolo cane.
La visita alla Palazzina di Caccia di Stupinigi offre anche, in questi giorni, l’occasione per vedere la mostra temporanea «Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna», allestita nella Citroniera di Ponente, in un percorso sul mondo dei trasporti tra XIX e XX secolo, che dalla lentezza e dalla ritualità dei viaggi con i mezzi a trazione animale, segno evidente di rango e potere, passa al fascino dei primi veicoli a motori, modelli unici, spesso realizzati su misura e destinati a una committenza limitata e selezionata.
L’esposizione mette per la prima volta a confronto undici automobili storiche provenienti dal Mauto di Torino, tra cui la Isotta Fraschini BN 30/40 HP, la Oldsmobile 6C Curved Dash, la Benz Victoria e la Fiat Tipo Zero A, con nove carrozze ottocentesche della collezione Nicolotti Furno, come la Landau Ronde, la Stanhop Phaeton e la Coupè Brougham.
Il racconto si intreccia con la figura di Margherita di Savoia, che durante la sua permanenza a Stupinigi visse in prima persona la fase di transizione tra i due mezzi di trasporto.
Attenta alle innovazioni e alle nuove tecnologie, la regina utilizzò sia le carrozze tradizionali sia le prime automobili, diventando testimone e protagonista dei modelli di mobilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Lei stessa aveva la patente di guida e possedeva una scuderia di tredici automobili, ciascuna identificata da un nome di uccello: Palombella, Falco, Falchetto, Sparviero, Aquila, Alcione, Condor, Allodola, Stornello e non solo.
Alla prima regina d'Italia, di cui ricorrono i cento anni dalla sua scomparsa, la Palazzina di Caccia di Stupinigi dedica, dal 10 giugno, anche un'esposizione con gli abiti di scena originali realizzati per il film «Puccini» di Carmine Gallone (1953), un percorso che intreccia musica, cinema e storia attraverso materiali rari e preziosi, per ricordare che la sovrana sostenne economicamente gli studi del giovane compositore, accompagnandone gli esordi artistici. Saranno presentati gli abiti originali realizzati dalla Sartoria teatrale Werther e dall’atelier delle sorelle Fontana su disegno del costumista Georges Annenkov, insieme a cimeli del film interpretato da Gabriele Ferzetti, Marta Toren, Nadia Gray e Paolo Stoppa. In mostra sarà esposta anche una rarissima cinepresa 35 mm «Reporter», costruita dalla S.A. Cinemeccanica negli anni Quaranta su progetto di Alfredo Donelli.
Cuore dell’allestimento permanente è il grande ritratto di Francesco Giacinto e Carlo Emanuele II con racchetta da tennis, opera del 1636 riconducibile a Francesco Cairo, più volte esposte in importanti mostre in in Italia e all’estero.
La nuova sala rappresenta, inoltre, due serie omogenee di ritratti. Da una parte appaiono i figli che Carlo Emanuele III di Savoia (1701-1773) ebbe dalle prime due mogli: Anna Cristina del Palatinato-Sulzbach e Polissena d’Assia. Il piccolo Vittorio Amedeo Teodoro (1723-1725), dipinto con la frusta e il cagnolino al guinzaglio, simboli maschili, veste un ampio abito all’apparenza femminile, utilizzato per praticità nei primi anni di vita dei bambini. L’erede al trono, il futuro Vittorio Amedeo III, è raffigurato in un ricco abito in seta e galloni argento, mentre gioca con un uccellino. La sorella Eleonora (1728-1781) è, invece, ritratta con un abito con le bretelle che servivano come aiuto per i primi passi. L’altra sorella, Luisa Gabriella (1729-1767), appare in un dipinto firmato dalla pittrice di corte Giovanna Battista Clementi e datato 1733; mentre il fratellino Emanuele Filiberto duca d’Aosta (1731-1735) indossa, nel suo ritratto, una bellissima veste blu e oro, con una piuma azzurra sulla testa che indica l’alto rango di secondo in linea di successione. Nella sala sono presenti anche tre ritratti di Vittorio Amedeo III, in differenti fasce d’età.
Dall’altra parte appare la serie dei figli di Vittorio Amedeo III e di Maria Antonia Ferdinanda di Spagna, dipinti da Giuseppe Duprà. Il futuro Carlo Emanuele IV (1751 –1819), all’età di circa 10 anni, posa da sovrano in marsina rossa e fusciacca azzurra. Mentre il suo successore, Vittorio Emanuele I (1759-1824), indossa un abito azzurro e un manto di ermellino. Ci sono in esposizione anche i ritratti di Carlo Felice in abito verde e oro (1765-1831) e del duca di Monferrato, Maurizio Giuseppe (1762-1799), con una ricca veste rossa e un piccolo cane.
La visita alla Palazzina di Caccia di Stupinigi offre anche, in questi giorni, l’occasione per vedere la mostra temporanea «Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna», allestita nella Citroniera di Ponente, in un percorso sul mondo dei trasporti tra XIX e XX secolo, che dalla lentezza e dalla ritualità dei viaggi con i mezzi a trazione animale, segno evidente di rango e potere, passa al fascino dei primi veicoli a motori, modelli unici, spesso realizzati su misura e destinati a una committenza limitata e selezionata.
L’esposizione mette per la prima volta a confronto undici automobili storiche provenienti dal Mauto di Torino, tra cui la Isotta Fraschini BN 30/40 HP, la Oldsmobile 6C Curved Dash, la Benz Victoria e la Fiat Tipo Zero A, con nove carrozze ottocentesche della collezione Nicolotti Furno, come la Landau Ronde, la Stanhop Phaeton e la Coupè Brougham.
Il racconto si intreccia con la figura di Margherita di Savoia, che durante la sua permanenza a Stupinigi visse in prima persona la fase di transizione tra i due mezzi di trasporto.
Attenta alle innovazioni e alle nuove tecnologie, la regina utilizzò sia le carrozze tradizionali sia le prime automobili, diventando testimone e protagonista dei modelli di mobilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Lei stessa aveva la patente di guida e possedeva una scuderia di tredici automobili, ciascuna identificata da un nome di uccello: Palombella, Falco, Falchetto, Sparviero, Aquila, Alcione, Condor, Allodola, Stornello e non solo.
Alla prima regina d'Italia, di cui ricorrono i cento anni dalla sua scomparsa, la Palazzina di Caccia di Stupinigi dedica, dal 10 giugno, anche un'esposizione con gli abiti di scena originali realizzati per il film «Puccini» di Carmine Gallone (1953), un percorso che intreccia musica, cinema e storia attraverso materiali rari e preziosi, per ricordare che la sovrana sostenne economicamente gli studi del giovane compositore, accompagnandone gli esordi artistici. Saranno presentati gli abiti originali realizzati dalla Sartoria teatrale Werther e dall’atelier delle sorelle Fontana su disegno del costumista Georges Annenkov, insieme a cimeli del film interpretato da Gabriele Ferzetti, Marta Toren, Nadia Gray e Paolo Stoppa. In mostra sarà esposta anche una rarissima cinepresa 35 mm «Reporter», costruita dalla S.A. Cinemeccanica negli anni Quaranta su progetto di Alfredo Donelli.
Nella dimora di Nichelino, dove il 20 e il 21 giugno è prevista una rievocazione storica per ricordare l'arrivo della regina a Stupinigi nel giugno 1901, è possibile visitare, inoltre, il percorso «Le stanze di Margherita», con una serie di pannelli tematici, con grafica dedicata, che mettono a confronto gli ambienti attuali con fotografie d’epoca.
Ne emerge il ritratto di una donna elegante, curiosa del nuovo, attenta alla moda e sorprendentemente contemporanea. Gli ambienti, da lei rivisitati, furono pubblicati sulle riviste del tempo come esempio di stile, innovazione e cultura dell’abitare per il sapiente accostamento eclettico di arredi barocchi, con un amore particolare per le opere di Piero Piffetti, e moderni mobili in giunco, fantasie di pizzi, ricami, piume e grandi piante esotiche.
Attirata dalla modernità che il nuovo secolo portava con sé, la regina scelse per tutte le sue residenze dotazioni di comfort e innovazione: a Stupinigi arrivò la corrente elettrica, utilizzata anche negli ambienti della servitù, e ogni appartamento venne dotato di servizi igienici con acqua corrente calda e fredda e water-closet, fatti arrivare a Torino dall’Inghilterra.
La Palazzina di Caccia di Stupinigi fu, dunque, il teatro in cui Margherita di Savoia, la prima regina d’Italia, visse in maniera più autentica il suo spirito pionieristico e lì, tra gli stucchi dorati e gli affreschi ariosi, il suo mito continua a parlare raccontando la storia di una donna che qualcuno ha definito una «influencer ante litteram», per quella sua capacità di orientare gusti, stili e comportamenti ben oltre le mura della sua corte.
Attirata dalla modernità che il nuovo secolo portava con sé, la regina scelse per tutte le sue residenze dotazioni di comfort e innovazione: a Stupinigi arrivò la corrente elettrica, utilizzata anche negli ambienti della servitù, e ogni appartamento venne dotato di servizi igienici con acqua corrente calda e fredda e water-closet, fatti arrivare a Torino dall’Inghilterra.
La Palazzina di Caccia di Stupinigi fu, dunque, il teatro in cui Margherita di Savoia, la prima regina d’Italia, visse in maniera più autentica il suo spirito pionieristico e lì, tra gli stucchi dorati e gli affreschi ariosi, il suo mito continua a parlare raccontando la storia di una donna che qualcuno ha definito una «influencer ante litteram», per quella sua capacità di orientare gusti, stili e comportamenti ben oltre le mura della sua corte.
Didascalie delle immagini
1. Facciata Palazzina di Caccia di Stupinigi. Foto di Dario Fusaro; 2. Palazzina di Caccia di Stupinigi - Allestimento Sala Crivelli. Foto di Mariano Dallago; 3. Palazzina di Caccia di Stupinigi - Allestimento Sala Crivelli. Foto di Mariano Dallago; 4. Palazzina di Caccia di Stupinigi - Allestimento Sala Crivelli. Foto di Mariano Dallago; 5. Palazzina di Caccia di Stupinigi - Allestimento Sala dei Principini. Foto di Mariano Dallago; 6. Palazzina di Caccia di Stupinigi - Allestimento Sala dei Principini. Foto di Mariano Dallago; 7. Regina Margherita in automobile; 8. Allestimento della mostra temporanea «Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna». Foto di Silvano Pupella; 9. Allestimento della mostra temporanea «Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna». Foto di Silvano Pupella; 10. Immagine tratta dal percorso «Le stanze di Margherita»
Informazioni utili
Palazzina di Caccia di Stupinigi, piazza Principe Amedeo, 7 - Stupinigi – Nichelino (Torino). Biglietti: Palazzina - intero 12,00 euro, ridotto 8,00 euro per ragazzi 6-17 anni e over 65 | Giardino – intero 5,00 euro, ridotto euro 3,00 | Palazzina + Giardino - intero € 15,00 euro, ridotto € 11,00 | gratuito minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card, accompagnatori disabili. Orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18). Biglietteria: tel. 011.6200634, stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it. Sito internet: https://www.ordinemauriziano.it










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