ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 7 luglio 2021

Da Shakespeare a Goldoni, ecco i protagonisti dell’Estate teatrale veronese

Era il 1948 quando debuttava l’Estate teatrale veronese, voluta dall’Amministrazione comunale di allora per rendere omaggio a William Shakespeare e sottolinearne il legame con la città scaligera, presente in «Romeo e Giulietta», ne «La Bisbetica domata» e ne« I due gentiluomini di Verona». L’appuntamento, realizzato con Arteven e sostenuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e dalla Regione Veneto, è giunto quest’anno alla sua settantatreesima edizione. Al teatro Romano, sede storica del festival, si affiancano quest’anno altri inusuali e suggestivi palcoscenici: il Chiostro di Santa Eufemia e Forte Gisella, oltre a due prestigiose sedi museali quali il Museo lapidario maffeiano e il Museo degli affreschi - Tomba di Giulietta.
Dopo il debutto dello scorso 2 luglio con Paolo Rossi e il suo «Amleto», il festival proseguirà, nelle serate dell’8 e 9 luglio, con lo spettacolo «Sogno di una notte di mezza estate», per la regia di Giorgio Sangati e con Luciano Roman, Sandra Toffolatti e Valerio Mazzuccato: un vero e proprio teorema sull’amore, ma anche sul nonsense della vita degli uomini, che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni.
Il festival ha, poi, in programma per la serata di lunedì 12 luglio un’altra prima nazionale: «Il mistero di Amleto», diretto da Fabrizio Arcuri. Si tratta di un esperimento scenico che parte da un capolavoro del cinema muto, «Hamlet» di Svend Gade e Heinz Schall, pellicola tedesca del 1921 recentemente riscoperta e restaurata nella sua versione originale con la magnetica Asta Nielsen, che sullo schermo presta il volto a un intenso e modernissimo «Amleto», basandosi non soltanto sul testo shakespeariano, ma anche sull’omonima novella del professor Edward P. Vining, di cui negli anni ’20 del ‘900 si parlò molto. A fare da didascalia a tutto il film, come voce recitante e «rumorista d’eccezione», ci sarà l’attore Filippo Nigro, accompagnato da una colonna sonora live affidata a un ensemble d’eccezione composta da Stefano Pilia, Roberta Sammarelli, Marcello Batelli, Kole Laca e Giulio Ragno Favero, musicisti di band italiane come gli Afterhours, Teatro degli Orrori, Verdena e Bachi da pietra.
La programmazione prevede, quindi, un evento promosso in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri: una nuova versione di «Dantexperience», con la Budapest Mav Symphony Orchestra, diretta da Vittorio Bresciani, che eseguirà la «Dante Simphony» di Liszt, accompagnata dalla voce di Alessandro Preziosi, che reciterà brani dall’«Inferno» e dal «Purgatorio», e dalle illustrazioni di Gustave Dorè. L’appuntamento, in prima nazionale, è fissato per la sera del 16 luglio.
Al teatro Romano andranno, poi, in scena anche Serena Sinigaglia con la sua compagnia Ater ne «Le allegre comari di Windsor» (20 luglio), Alessandro Preziosi alle prese con un «Otello» (26 luglio) visto dalla parte di Cassio, e Giulio Scarpati, diretto da Eugenio Allegri, nell’allestimento, in prima nazionale, de «Il teatro comico» di Carlo Goldoni (24 agosto). In un periodo critico come quello che stiamo attraversando, la scelta di questo testo metateatrale, in cui emergono gli intenti della riforma goldoniana, è nata con l’intento – si legge nella presentazione - di proporre «una riflessione sul mestiere dell’attore e sulle sue difficoltà, sul teatro e sulle sue poetiche».
Nel giardino del Museo lapidario maffeiano saranno, invece, in scena un’originale riscrittura per attori e burattini di «Titus» (dal 22 al 25 luglio), con Bob Marchese, e «Shakespearology» (26 luglio), spettacolo di Sotterraneo che darà la parola al Bardo in persona.
Tra gli appuntamenti in agenda c’è anche «Settembre classico», sezione della programmazione dedicata al teatro greco e romano, che si compone di quattro spettacoli. In programma ci sono la riscrittura del mito di Cassandra con Sonia Bergamasco, diretta dal geniale regista belga Jan Fabre, in «Resurrexit Cassandra» (7 e 8 settembre), e «Ifigenia #generazionesacrificio», (1° settembre), momento conclusivo di un progetto formativo che coinvolge un gruppo di giovani del territorio, diretti dalle registe Silvia Masotti e Camilla Zorzi e arricchito dalle raffinate immagini della pluripremiata compagnia Anagoor. Ci sarà spazio anche per la commedia «Gli uccelli» (27 agosto) di Aristofane, nell’allestimento della Compagnia Mitmacher e con la partecipazione straordinaria di Paolo Calabresi, e per l’«Aulularia» (9 e 10 settembre) di Plauto, interpretata da Ettore Bassi. Conclude la programmazione teatrale di questo segmento della rassegna una versione di «Edipo in Virtual Reality» (dal 7 all’11 settembre), un’esperienza unica nel rapporto tra arte e tecnologia realizzata dalla compagnia Fucina culturale Machiavelli, in programma al Museo degli affreschi -Tomba di Giulietta.
Chiude la programmazione «Verona in danza», che presenta un programma dedicato all’arte coreutica nelle sue varie declinazioni, rilette e interpretate con un gusto dichiaratamente contemporaneo. Si comincia con un tributo ai Balletti russi proposto da Daniele Cipriani in «Soirée Russe» (30 luglio). Lo spettacolo spazia dal «Prélude à l’après midi d’un faune» di Amedeo Amodio, su musiche di Debussy, a «Le Spectre de la Rose» di Giorgio Mancini, da «L’Uccello di Fuoco» di Marco Goecke, su musiche di Stravinskij, a «La Sagra della Primavera» di Uwe Scholz, per concludere con la «Suite Italienne» da Pulcinella. Sul palco ci saranno Sasha Riva e Simone Repele.
Si prosegue con il repertorio classico rappresentato da «La Bayadere» (5 agosto), rilettura creata dal pluripremiato coreografo Michele Di Stefano per il Nuovo Balletto di Toscana, e da «Coppelia» (10 agosto) della compagnia Ersiliadanza. Ancora ispirazioni classiche sono quelle che hanno portato Silvia Gribaudi a confrontarsi con il mito delle tre Grazie in «Graces» (7 agosto). Mentre i temi del contemporaneo verranno indagati da due coreografi veronesi. Da un lato c’è l’energia materica di Chiara Frigo per Zebra in «Flight Or Fly» (3 agosto), dall’altro le eteree visioni di Cristiano Fagioli per RBR Dance Company in «Boomerang» (12 agosto). Il festival si connetterà, infine, con altri cartelloni inseriti nella sezione «Intrecci di programmazione»: al teatro Romano ci saranno Il Festival della bellezza, a cura di Idem, e Venerazioni, per l’organizzazione di Boxofficelive, al Chiostro di Santa Eufemia InChiostro Vivo, a cura di Alice, a Forte Gisella La città dei ragazzi, promosso dalla Fondazione Aida, al Teatro Laboratorio il Fringe Festival. Un cartellone, dunque, ricco che conferma Verona come un punto di riferimento nel panorama culturale nazionale.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Logo dell'Estate teatrale veronese 2021; [fig. 2] «Le allegre comari di Windsor», con la compagnia Ater; [fig. 3] Filippo Nigro; [fig. 4] Una scena dello spettacolo  «Il mistero di Amleto», diretto da Fabrizio Arcuri; [fig. 5] Giulio Scarpati ne  «Il teatro comico» di Carlo Goldoni. Foto Prova; [fig. 6] «Bayadere» del Nuovo Balletto di Toscana

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martedì 6 luglio 2021

«Lac en plein air», un’estate di teatro, musica, danza e arte a Lugano

Si apre con «Odissea», un progetto di lettura scenica creato dal Centro artistico Mat e dal Teatro d’emergenza, la quarta edizione della rassegna estiva «Lac en plein air», che dal 6 luglio al 10 settembre animerà l’Agorà del centro culturale Lac - Lugano arte e cultura.

Da «Odissea» a «Antropolaroid», gli appuntamenti della prima settimana
Sotto la regia di Luca Spadaro, gli attori Margherita Coldesina, Mirko D’Urso, Cristina Zamboni e Massimiliano Zampetti porteranno in scena, nelle serate di martedì 6 e mercoledì 7 luglio (alle ore 21), una storia che ci accompagna da tempi antichissimi, quella delle gesta di Ulisse, dove – si legge nella presentazione - «c’è il racconto di un viaggio avventuroso, la descrizione di esseri sovrumani e di accadimenti miracolosi, i patimenti di uomini e donne, i loro desideri».
Si apre così il sipario su un cartellone di oltre trentacinque appuntamenti, che ospiterà nei prossimi due mesi sia artisti cari al pubblico del Lac sia volti nuovi per la scena ticinese, in un susseguirsi di concerti di musica classica e contemporanea, incursioni nelle sonorità del mondo, spettacoli di teatro e danza, incontri con artisti e curatori, eventi e attività dedicati alle famiglie.
Il secondo appuntamento in agenda sarà, per esempio, nel segno della conversazione scientifica: giovedì 8 luglio, sempre alle ore 21, l’artista svizzero Marc Bauer e lo scienziato Luca Maria Gambardella, professore ordinario della Facoltà di informatica dell’USI - Università della Svizzera italiana, si confronteranno sul tema «La scienza a regola d’arte», provando a dare risposta a una serie di quesiti: Come si sviluppa una nuova idea? Quali metodologie si seguono o devono essere applicate nella ricerca? Di quanta libertà dispongono gli artisti e gli scienziati nel realizzare ciò che li ha ispirati?
I riflettori si accenderanno, quindi, nuovamente sul teatro d'autore nella serata di venerdì 9 luglio con Davide Enia, attore, regista e romanziere pluripremiato, che per la sua prima volta propone al Lac il suo monologo «Maggio ’43», che – attraverso le testimonianze di alcuni sopravvissuti – racconta, accompagnato dalle musiche dal vivo di Giulio Barocchieri, il bombardamento di Palermo del 9 maggio 1943, scoprendo che quei «tempi malati e bugiardi, cinici e bari» assomigliano tragicamente ai nostri.
La Sicilia sarà ancora al centro della scena nella serata di sabato 10 luglio con Tindaro Granata, autore e protagonista di «Antropolaroid», fortunato lavoro di cui ricorre il decennale, che narra, con l’antica tecnica del cunto siciliano, la storia della famiglia dell'attore affrontando temi come la lotta per l’amore e la libertà. Attraversato da un’inquietudine dolorosa, lo spettacolo offre anche l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi sulla scena, per l’abilità stessa di Tindaro Granata nel trasformarsi. Solo sul palco, l’artista racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi, con il proposito di andare a Roma, diventare attore e fare del cinema.
Ad aprire la serata sarà «Ciumachella», monologo in cui la giovane autrice e interprete Emilia Tiburzi parlerà del suo legame con la sua città, Roma, e del suo rapporto con i massimi esponenti della romanità cinematografica – da Anna Magnani ad Alberto Sordi – che hanno influenzato la sua vita e le sue scelte.

Pinter, Camus e Shakespeare, i protagonisti del cartellone teatrale
Si chiuderà così la prima settimana della rassegna estiva «Lac en plein air», nato dalla virtuosa collaborazione del Lac con LuganoMusica, Orchestra della Svizzera italiana e Museo d’arte della Svizzera italiana, nell’ambito del programma di mediazione culturale Lac edu sostenuto da Ubs – Unione banche svizzere.
La programmazione teatrale prevede nei prossimi mesi altri quattro appuntamenti. Giovedì 19 agosto gli attori Antonio Ballerio e Tatiana Winteler, volti cari al pubblico ticinese, porteranno in scena «Ceneri alle ceneri» di Harold Pinter, penultima prova drammaturgica del premio Nobel per la letteratura, che parla delle tragedie e degli orrori del secolo scorso, dell’eterna condizione di oppresso e oppressore, di vittima e carnefice. Mentre venerdì 20 agosto Emanuele Santoro sarà il protagonista di «Caligola(s)concerto», recital ispirato al «Caligola» di Albert Camus, con l’ accompagnamento musicale di Claudia Klinzing, virtuosa e sensibile polistrumentista ticinese.
Il 9 e 10 settembre, infine, è in programma l’anteprima assoluta di «Sogno di una notte di mezza estate», lavoro per la regia di Andrea Chiodi, che vede in scena un cast di quattordici attori, molti dei quali alla loro prima prova importante. «Realtà e fantasia, Atene e la foresta incantata, Teseo e Oberon – afferma il regista – tutto nell’opera ci racconta di razionalità e magia, di pensiero e rituale, sempre su un doppio binario e soprattutto sempre attraverso il mezzo del gioco quasi infantile, del capriccio da bambini, delle paure dei bambini e soprattutto della capacità di giocare ad essere altro da sé che solo i bambini sembrano avere e che in realtà spesso è così desiderata anche dai grandi. Forse la strada che ci indica Shakespeare è quella di tornare in contatto con l’irrazionale, con il bambino che ognuno ha dentro di sé».

Dal flamenco al tango, un viaggio intorno al mondo a passo di danza
La programmazione di «Lac en plein air» si apre anche alla danza. Il primo appuntamento avrà un interprete di eccezione, il danzatore sivigliano Israel Galván, conosciuto per la sua ricerca d’avanguardia sul flamenco classico, che sabato 17 luglio porterà in scena «Solo», esperienza radicale che rappresenta una personalissima riflessione sul concetto di ballo senza musica. Mentre mercoledì 28 luglio, sulla musica delle composizioni «Las Cuatros Estaciones Porteñas», incise tra il 1965 e il 1970 e conosciute anche come «Le Quattro Stagioni di Buenos Aires», la compagnia Anita, diretta da Adriano Mauriello, salirà sul palco con un omaggio ad Astor Piazzolla, di cui, nel 2021, si ricordano i cento anni dalla nascita. Immagini, sentimenti e passioni accenderanno i riflettori sul tango, sulla sua capitale e sull’artista che, più di ogni altri, ha reso celebre la musica argentina nel mondo. Infine, sabato 21 agosto il coreografo italiano Roberto Castello firmerà regia e coreografia di «Mbira», lavoro per due danzatrici e due musicisti, già finalista ai Premi Ubu nel 2019, che riflette sul complesso rapporto tra cultura occidentale e africana.

Paolo Conte e Peppe Servillo tra i protagonisti del ricco programma musicale 
Grande protagonista della rassegna sarà anche la musica, nelle sue varie declinazioni.
Martedì 13 luglio, Dan Tepfer, compositore e pianista franco-americano, presenterà «Natural Machines», lavoro in cui libere improvvisazioni interagiscono con un programma informatico da lui stesso ideato.
Tra il 22 luglio e il 7 agosto, sono, invece, in programma nove concerti di musica dal mondo. Si inizierà con Giovanni Falzone, virtuoso della tromba, che, in «Blackstar. Lettere a David Bowie», mescolerà jazz elettrico e avant-rock. Si proseguirà, venerdì 23 luglio, con i Violons Barbares, gruppo capace di mescolare e avvicinare tradizioni musicali apparentemente lontane come quelle di Francia, Bulgaria e Mongolia. Mentre sabato 24 luglio sarà in scena Peppe Servillo, già frontman degli Avion Travel, con «L’anno che verrà», omaggio esplicito al genio di Lucio Dalla, che avrà per protagonisti anche due artisti del calibro di Javier Girotto e Natalio Mangalavite. Giovedì 29 luglio, i riflettori saranno puntati su Maria Arnal e Marcel Bagés con «Clamor», una serata in cui la canzone popolare catalana viene trasportata nel futuro. Mentre venerdì 30 luglio le giovanissime musiciste del Duo Ruut porteranno per la prima volta in Svizzera le suggestioni dell’Estonia. La voce di Raiz, già leader degli Almamegretta, sarà, invece, la protagonista, sabato 31 luglio, di «Musica Mediterranea Immaginaria», serata in cui, insieme ai Radicanto, l'artista renderà omaggio alla Puglia e al Mediterraneo. Toccherà, quindi, salire sul palco a Maria Mazzotta, già voce del «Canzoniere Grecanico Salentino», che giovedì 5 agosto presenterà «Amore Amaro», accompagnata dalla fisarmonica di Vince Abbracciante. Venerdì 6 agosto il musicista sardo Paolo Angeli, con la sua speciale chitarra-orchestra, condurrà il pubblico in un viaggio tra le isole mediterranee insieme con minorchino Marco Mezquida, ospite speciale di un concerto sospeso tra free jazz, folk noise, pop minimale, post-rock e canto ancestrale. 
L’avventura mediterranea continuerà, poi, con «Talismàn», il nuovo progetto di Marco Mezquida, solare, travolgente pieno di gioia e voglia di vivere, un mix originale di classica, popolare e flamenco che vedrà in scena anche il violoncello del cubano Martin Melendez e le percussioni del catalano Aleix Tobias.
Mentre la selezione musicale curata da LuganoMusica si aprirà mercoledì 14 luglio con un omaggio alla tradizione armena, di cui il duduk, uno strumento a fiato ad ancia doppia, ne rappresenta l’essenza. Levon Chatikyan, con il suo Ensemble France Varpet, proporrà un programma di brani tradizionali. Giovedì 15 luglio il pubblico si tufferà, invece, nelle melodie e nelle atmosfere di fine ‘800 grazie a Salon Passion, quintetto di musicisti della Tonhalle di Zurigo. Sabato 28 agosto l’Ensemble Kapelle Nogler sarà il protagonista di una serata dedicata alle antiche danze engadinesi e alla musica tradizionale appenzellese.
Non mancheranno in cartellone i musicisti dell’Orchestra della Svizzera italiana, che saranno protagonisti di cinque serate. Martedì 24 agosto è previsto un omaggio a Igor Stravinskij e al suo «Histoire du Soldat», mentre mercoledì 25 agosto è in agenda una ghiotta anticipazione del progetto «Tracce», ciclo speciale dedicata alle sinfonie del grande compositore russo Cajkovskij. A settembre, invece, si terrà un ricordo di Astor Piazzolla, a cent’anni dalla nascita: il 1° settembre è programmato un concerto cameristico, mentre lunedì 6 e martedì 7 settembre l’intera orchestra si esibirà in piazza Luini in due serate open air.
Completano la ricca offerta musicale due iniziative nate in collaborazione con LongLake Festival e MyNina Spettacoli, entrambe in programma in piazza Riforma. Paolo Conte tornerà a Lugano martedì 24 agosto con un concerto che celebra i cinquant’anni di «Azzurro», mentre mercoledì 25 agosto è il turno di Davide Van De Sfroos che festeggerà i venticinque anni dello storico album Manicomi insieme ai componenti della formazione originale.

In agenda anche un week-end per le famiglie e conversazioni d’autore
Non mancano, infine, nel calendario della rassegna luganese un week-end per le famiglie (sabato 4 e domenica 5 settembre) e una serie di conversazione d'autore. Venerdì 16 luglio Salvatore Vitale, vincitore del Premio Artista Bally nel 2020, dialogherà con Florian Egloff, esperto di cyber security, e Lars Willumet, responsabile dei progetti espositivi del Musée de l’Elysée di Losanna. Il 26 agosto l’artista Monica Bonvicini intratterrà i presenti in compagnia di Paolo Mazzarello, professore ordinario di storia della medicina. Infine, venerdì 27 agosto si terrà un incontro con Albert Oehlen, al quale il Masi dedicherà una mostra il prossimo autunno.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Un momento di spettacolo della compagnia Anita; [fig. 2] Davide Enia. Foto di Giuseppe Distefano; [fig. 3] Una scena di Antropolaroid. Foto di Manuela Giusto; [fig. 4] Orchestra della Svizzera italiana. Foto di Kaupo Kikkas; [fig. 5] Duo Ruut. Foto di Aho Lehemets; [fig. 6] LAC en plein air. © 2021 LAC Lugano, photo Studio Pagi; [fig. 7]Salvatore Vitale, HTSAC;[fig. 8] Metropolis, pencil on paper, 2020 © Marc Bauer; [fig. 9] Israel Galvan; [fig. 10] Paolo Conte

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sabato 3 luglio 2021

#notizieinpillole, le cronache d'arte della settimana dal 28 giugno al 4 luglio 2021

«VITA DI CORSA», IN TRENTINO UNA MOSTRA SUI FOTOGRAFI DELLA MAGNUM E IL CICLISMO
In Val di Sole va in scena il ciclismo. In occasione del Campionato del mondo di mountain bike (specialità Cross Country, 4X, Downhill, Xcc, E-Mtb), in programma dal 25 al 29 agosto, l’antico Castello di Caldes ospita, in prima mondiale, la mostra «Vite di corsa. La bicicletta e i fotografi di Magnum. Da Robert Capa ad Alex Majoli». Ottanta immagini, molte delle quali mai prima esposte al pubblico, esplorano, attraverso l'occhio dei maestri della celebre agenzia fotografica Magnum, la dimensione umana di uno degli sport più popolari e amati.
Il curatore Marco Minuz ha scelto di raccontare le epopee dei campioni e delle grandi manifestazioni internazionali, Tour de France in primis, ma anche la quotidianità del pubblico che, ai bordi delle strade e al traguardo, sostiene i suoi beniamini, immedesimandosi con il loro impegno, o l'indifferenza serena di una mandria che continua a brucare mentre gli umani sembrano impazzire per i loro campioni. Sudore, fango, tenacia, imprese di uomini che macinano chilometri misurandosi innanzitutto con sé stessi, la propria forza e i propri limiti scorrono così sotto gli occhi dei visitatori.
La mostra è aperta da una serie, poco nota, realizzata da Robert Capa nel 1939, quando seguì per la rivista «Match» il Tour de France. Lungo il percorso espositivo è, poi, visibile una selezione di scatti di Guy Le Querre, realizzati durante la gara ciclistica francese del 1954; all’epoca il fotografo aveva solo 13 anni e stava trascorrendo le vacanze estive in Bretagna, una delle tappe della corsa. Circa trent'anni dopo, nel 1985, il maestro francese venne invitato a seguire la squadra della Renault-Elf durante gli allenamenti invernali; in questa stagione scattò una serie di fotografie a Laurent Fignon e seguì il campionato di ciclo-cross.
Il percorso, visibile fino al prossimo 26 settembre, prosegue con le immagini che Christopher Anderson dedicò nel 2004 al ciclista Lance Amstrong, prima del triste epilogo per doping, e cib le fotografie di Harry Gruyaert per il Tour del 1982, oltre agli scatti di René Burri, Stuart Franklin e Raymond Depardon dedicati ai velodrom. Mentre Alex Majoli è presente in mostra con una selezione di immagini dedicate al celebre produttore di bici milanese Alberto Masi, il cui laboratorio si trovava sotto le curve del Velodromo Vigorelli. Ci sono, infine, delle immagini di Mark Power, Robert Capa, Harry Gruyaert e Richard Kalvar che raccontano i riti del pubblico; mentre Peter Marlow ci mostra frammenti di quotidianità dei corridori impegnati nel giro di Bretagna nel 2003.
Il progetto espositivo, nel suo insieme, permette di andare oltre alle gesta sportive e di porre l’attenzione sulle alchimie del ciclismo, l’unico sport, come ripeteva Gianni Mura, dove «chi fugge non è un vigliacco».
Per maggiori informazioni: www.visitvaldisole.it.

[Nella foto: Tour de France, 1939 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

«UNA SERA A PALAZZO», TRE APERTURE STRAORDINARIE PER IL MUSEO VENEZIANO DI PALAZZO GRIMANI A SANTA FORMOSA
Si intitola «Una sera a palazzo» il cartellone di eventi promosso per il mese di luglio dal Museo di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa in Venezia. Le iniziative prenderanno il via nella serata di sabato 3 luglio quando in tutto in Vecchio Continente si festeggerà la Notte europea dei musei. Per l'occasione, la dimora lagunare rimarrà aperta fino alle ore 22:00 e offrirà, a partire dalle ore 18:30, l'ingresso ridotto a 7,50 euro. L'apertura serale del museo, con biglietto scontato, sarà proposta anche nelle serate del 17 e del 24 luglio. Il primo dei due appuntamenti, quello di sabato 17, sarà, inoltre, impreziosito da un concerto di Amir Gwirtman, celebre artista di origini israeliane, di stanza a Zagabria, conosciuto come uno dei più grandi virtuosi di strumenti a fiato al mondo. Per l'appuntamento musicale, inserito nel cartellone del Venezia Jazz Festival, è previsto un biglietto combinato di 18,00 euro per l'intero e 12 euro per il ridotto.
In questi mesi il Museo di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa presenta il riallestimento di uno dei suoi ambienti più spettacolari ed evocativi: la Sala del Doge, creata contestualmente ai lavori di ampliamento terminati nel 1568 e voluti da Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia. Questo spazio - abbellito con marmi antichi e preziosi come l’alabastro giallo, il serpentino verde e il porfido rosso, tutti provenienti dal Mediterraneo orientale - voleva celebrare la figura di Antonio Grimani, abile mercante di spezie e primo doge della famiglia.
Frutto della collaborazione tra la Direzione regionale Musei Veneto e la fondazione Venetian Heritage, l'intervento conservativo, documentato in un catalogo di Marsilio editore, ha visto il ricollocamento nella sala della statuaria greca e romana della collezione Grimani. Attraverso un attento studio delle fonti storiche – tra cui l’inventario dei beni di Giovanni Grimani, descrizioni storiche dell’epoca e fotografie di fine ‘800 recentemente scoperte nella biblioteca della National Gallery di Washington – Daniele Ferrara e Toto Bergamo Rossi hanno potuto ricollocare venti opere, tra cui il gruppo «Dioniso appoggiato a un satiro» di epoca romana imperiale nella nicchia della parete frontale.
Contemporaneamente al riallestimento della Sala del Doge, il Museo ospita una mostra, curata da Mario Codognato, di nuovi e recenti lavori dell’artista tedesco Georg Baselitz, oltre a dodici tele realizzate appositamente per la Sala del Portego collocate nelle sue originarie cornici settecentesche a stucco, dove fino all’800 campeggiavano i ritratti della famiglia Grimani.
«Archinto»
, questo il titolo dell'esposizione, rende omaggio a Venezia e alla sua ricca tradizione artistica, da una parte ristabilendo una continuità storica e dall’altra segnalando una rottura tra la celebrata ritrattistica rinascimentale e i suoi equivalenti contemporanei. «Il titolo della mostra e i suoi lavori - si legge nella nota stampa - fanno riferimento all’enigmatico ritratto del cardinale Filippo Archinto che Tiziano realizzò nel 1558. Portando la sensibilità dei maestri antichi in un contesto attuale, la qualità spettrale dei dipinti di Baselitz conferma il suo interesse per le tecniche di incisione e allude al tema artistico costante della mortalità umana».
Per maggiori informazioni: https://polomusealeveneto.beniculturali.it/musei/museo-di-palazzo-grimani.

[Le fotografie sono di Matteo De Fina]

«LA STORIA DENTRO», A BRESCIA UN’INSTALLAZIONE AMBIENTALE DEI FRATELLI RADICI SULLE X GIORNATE DEL 1849
Uno strumento di riflessione collettiva al servizio della comunità: si presenta così il progetto «La storia dentro» dei fratelli Giuliano e Roberto Radici, un’installazione visibile fino al prossimo 11 luglio in largo Formentone a Brescia, che ha coinvolto nella sua realizzazione l’Amministrazione comunale, la Croce Bianca e l’associazione 7milamiglialontano.
L’opera è una fotografia in formato 6 x 7 metri, che fonde varie fasi creative e diversi linguaggi artistici – pittura, fotografia, cinema, teatro, moda, racconto - prendendo le mosse da un momento storico emblematico per la «Leonessa d’Italia», le X Giornate (23 marzo – 2 aprile 1849).
Gli artisti hanno realizzato l’installazione attraverso tre distinti passaggi creativi, direttamente in piazza, circondati da un pubblico che ha partecipato con calore e interrogato con curiosità.
La prima fase ha visto Roberto Radici impegnato in una performance pittorica in cui ha riprodotto una stampa delle «Dieci Giornate» di Edoardo Matania, autore di numerose incisioni dedicate al Risorgimento. L’opera rappresenta un episodio di ordinaria violenza del marzo 1849 che ben si presta a esprimere simbolicamente la compresenza di storia collettiva e individuale, esprimendo in modo concreto la sofferenza di quei giorni che valsero a Brescia il nome di «Leonessa d’Italia».
La fotografia, la cui estetica è anche un omaggio a Gregory Crewdson, per lo studio dell’illuminazione, e al pittore Jonathan Jansen, si propone come sintesi tra passato e presente. Sulla superficie convivono, infatti, la ribellione e la sofferenza delle Dieci Giornate e il dolore e la resilienza della pandemia, con scene tipiche del primo lockdown: «un viaggiatore – si legge nella nota stampa - bloccato davanti alla televisione sfinito dall’immobilità, Il mondo dello spettacolo annichilito, muto come una chitarra elettrica senza amplificatore, l’ambulanza, la natura che prende il sopravvento e si fa messaggio di vita e di speranza».
Ai piedi della fotografia è stato posto uno striscione su cui sono stampati dieci brevi testi redatti da Beatrice Mazzocchi, che parlano indirettamente dell’opera e dei suoi simboli, ma che documentano anche la presenza in ciascuno di noi di sentimenti contrastanti di fronte al dispiegarsi degli eventi. Il pubblico potrà intervenire sulla tela, scrivendo i propri pensieri. Il lavoro dei fratelli Radici si fa così simbolo dell’arte che costruisce, che ascolta, che coinvolge.
L’installazione ha anche un importante risvolto solidale: il telo pittorico realizzato da Roberto Radici verrà infatti tagliato e rielaborato artisticamente, dando vita a tante opere uniche che andranno in asta, con lo scatto di Giuliano Radici, a ottobre 2021, a beneficio della Carolina Zani Melanoma Foundation, per contribuire alla promozione di un programma di screening gratuito che coinvolgerà tutto il territorio bresciano. 

UNA NUOVA OPERA PER IL BORGO DI PECCIOLI. NEL MUSEO A CIELO APERTO DELLA TOSCANA L'OPERA «GIUDIZIO UNIVERSALE» DI NICOLA BOCCINI 
Il borgo medievale di Peccioli, protagonista questa estate alla diciassettesima edizione della Biennale di architettura di Venezia (nel Padiglione Italia), amplia la propria collezione di opere d’arte, un sorprendente museo a cielo aperto con opere di David Tremlett, Nakagawa, Massimo Bartolini, Umberto Cavenago, Alberto Garuti, Federico de Leonardis, Vedovamazzei, Vittorio Corsini, Fortuyn/O’Brien, Vittorio Messina, Patrik Tuttofuoco e Sergio Staino.
A questo patrimonio artistico davvero unico – tanto che la cittadina è stata definita «la piccola capitale italiana dell’arte contemporanea» – si aggiunge ora «Giudizio universale» di Nicola Boccini, un’installazione multimediale e interattiva in ceramica ispirata all’omonimo polittico di Hans Memling, datato 1467 circa, e commissionata all’artista italiano nel 2016 dal Museo nazionale di Danzica come reinterpretazione del capolavoro lì conservato.
Dallo scorso 11 giugno il lavoro è esposto per la prima volta in Italia, creando così un nuovo dialogo con un’altra opera, il tabernacolo di Benozzo Gozzoli, affrescato tra il 1479 e il 1480. Il dipinto di Memling, pertanto, fa simbolicamente ritorno in Toscana, dove era destinato oltre cinque secoli fa prima del suo trafugamento nel 1473.
Il «Giudizio universale» – situato nella Chiesa dei Santi Giusto e Bartolomeo - è composto da ventidue pannelli realizzati a mano attraverso la tecnica di colaggio in stampi di gesso e tre cotture, di cui una a 1320°. Questa procedura permette di creare pannelli perfettamente traslucidi, in cui, attraverso l’inserimento di fili di rame (una tecnica che prende il nome di Porcelain Veins), è possibile riconoscere i simboli cristiani presenti nel dipinto di Memling e reinterpretati dall'artista sperimentale, in mostra in questi giorni anche alla Biennale di Venezia con «Lane», opera frutto della collaborazione con il fumettista Riccardo Burchielli.
Attraverso retroproiezioni e una tecnologia interattiva, che prende il nome di «Tecnica Boccini» e che prevede l’innesto di micro-sensori all’interno del composto ceramico che si attivano con la voce o il tatto, lo spettatore può attivare a Peccioli, sui pannelli, una sequenza di immagini diventando co-autore dell’opera d’arte.
L’iniziativa si inserisce nel trentennale impegno del Comune di Peccioli di valorizzazione del territorio attraverso opere di arte contemporanea, in dialogo e confronto con il luogo, la sua storia e il suo paesaggio. Il distretto pecciolese è, infatti, da decenni oggetto di interventi artistici e si è trasformato in inaspettato e sorprendente anfiteatro, palcoscenico e circuito culturale, ribalta inedita di rassegne di spettacoli, di teatro, di musica, nonché passerella per servizi di moda e set fotografico scelto da brand planetari.

«LA STELLA DI DANTE» DÀ OSSIGENO A FIRENZE. CINQUANTA QUERCE RILEGGONO LA «DIVINA COMMEDIA» 
Firenze omaggia Dante Alighieri con un'installazione ambientale, donata dalla maison fiorentina «Il Bisonte». L'opera, realizzata in occasione dei settecento anni dalla morte del «Sommo poeta», è stata creata da Felice Limosani, con la consulenza scientifica di Stefano Mancuso e la supervisione paesaggistica di Alberto Giuntoli
Ubicato al Parco di San Donato, nel quartiere di Novoli, il lavoro, realizzato con cinquanta querce alte sei metri che hanno trent'anni di vita, traduce in simbolo le frasi che chiudono le tre cantiche della «Divina Commedia»: «e quindi uscimmo a riveder le stelle» (Inferno); «puro e disposto a salire alle stelle» (Purgatorio); «l'amor che move il sole e l'altre stelle» (Paradiso). 
«La Stella di Dante», questo il titolo dell'opera, si inserisce nella prima cinta urbana di Firenze, protagonista di una grande espansione a seguito del boom edilizio degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso e recentemente al centro di un imponente intervento di riqualificazione urbanistica che ha visto la nascita del parco come elemento di connessione verde tra le nuove edificazioni universitarie e residenziali da una parte, e il Palazzo di Giustizia dall’altra, voluto per migliorare la vivibilità dell’area. E proprio al Palazzo di Giustizia si rivolge la punta a est della «Stella di Dante», che simbolicamente ha anche l’intento di riscattare l’immeritato esilio del «Sommo poeta». Con il suo segno artistico, l'opera contribuirà ad arricchire il contesto paesaggistico oltre che il contenuto culturale dello spazio, creando un nuovo riferimento identitario per il parco di San Donato. Inoltre, l’aumento della superficie ombreggiata renderà il parco più attraente e fruibile dalla cittadinanza, creando un nuovo spazio di ritrovo e condivisione. 
L’installazione – che si estende per un’ampiezza di centoottanta metri e sarà visibile da Google Earth e dai voli dell'adiacente aeroporto di Peretola – è destinata a cambiare cromaticamente con il variare delle stagioni. In autunno, le foglie diventeranno progressivamente prima gialle e poi rosse, e cadendo riporteranno il disegno della stella direttamente sul terreno del parco. 
«Ho interpretato il 'visibile parlare' dantesco, trasformando le stelle ricorrenti nelle frasi di chiusura delle tre cantiche della «Divina Commedia» in un’installazione dalla forma 'vivente'. Ispirandomi a Dante ho sperimentato, oltre la funzione estetica, la ricerca di connessioni più ampie dei significati che il «Sommo poeta» ci ha lasciato. In questo momento storico, creare valore a lungo termine tra arte e ambiente con la persona al centro è una priorità», racconta Felice Limosani. 
L’intervento artistico avrà un impatto positivo a livello ambientale, grazie all’azione di assorbimento di anidride carbonica e di rilascio d’ossigeno attivata dalle querce, alla cattura dei composti inquinanti presenti nell’aria – come polveri sottili e ossidi di azoto – e alla conseguente riduzione della loro dispersione nell’ambiente, a un netto contributo al miglioramento della gestione delle acque urbane per via dell’aumentata permeabilità del suolo e una derivante diminuzione delle spese di gestione ambientale. Gli alberi, opportunamente gestiti e curati, contribuiranno così ad apportare benefici estetici, sociali, ambientali ed economici negli anni a venire.

DUE APPUNTAMENTI NEL SEGNO DELL'INCLUSIONE ALLA PEGGY GUGGENHEIM DI VENEZIA
Proseguono nel segno dell'accessibilità e dell'inclusione le attività in presenza della collezione Peggy Guggenheim di Venezia, il cui lavoro per questo 2021 ruota attorno al Manifesto per la rinascita, le cui parole chiave ispirazione, sostenibilità e presente
Mercoledì 30 giugno, prima dell’orario di apertura al pubblico, il museo ha ospitato il progetto «Il corpo creativo», laboratorio di arte e danza/movimento nato nel 2019 dall’incontro tra la scultrice veneziana Michela Bortolozzi, la danzatrice Isabella Moro e Alice Venezia Odv, associazione per la lotta all’ictus cerebrale. Il laboratorio è stato reso possibile anche grazie al contributo del fondo di solidarietà messo a disposizione dal Comune di Venezia ed è concepito come momento conclusivo di un percorso intrapreso lo scorso settembre che ruota proprio intorno al tema della scultura e della danza, finalizzato a creare un gruppo coeso, in grado di memorizzare le cose sperimentandole di persona e confrontandosi. I partecipanti, un ristretto gruppo di persone colpite da ictus celebrale, verranno in un primo momento portati da Michela Bortolozzi a osservare alcune delle sculture di Alberto Giacometti esposte negli spazi verdi di Palazzo Venier dei Leoni. Successivamente, sotto la guida di Isabella Moro, saranno accompagnati nello svolgimento di una breve attività motoria. 
Il calendario proseguirà il 26 agosto con il secondo appuntamento con «Estate a Palazzo», progetto rivolto agli over 75, promosso dall’Associazione Red Carpet for All e patrocinato dal Comune di Venezia. Dalle 9 alle 10 un gruppo di ospiti della quarta età seguirà una visita guidata gratuita nel giardino delle sculture del museo, condividendo un momento volto al benessere personale. Per maggiori informazioni e per prenotarsi è possibile chiamare il numero +39.370.1260488 o scrivere a estateapalazzo@gmail.com.
Entrambi gli appuntamenti si svolgono all’aria aperta, nel rispetto della normative di contenimento del Covid-19 e delle sue varianti. 
Per saperne di più: www.guggenheim-venice.it

TORINO, UN'OPERA SOLIDALE DI FRANCESCO SIMETI PER CASA GIGLIO 
Si intitola «Gigli, cinghiali, qualche carpa e poi conigli, galline e asini in gran quantità» l'installazione ambientale permanente realizzata da Francesci Simeti per Casa Giglio, lo spazio di Torino che offre ospitalità gratuita alle famiglie, prive di mezzi, con bambini ricoverati all’Ospedale Regina Margherita.
Posizionata nell'atrio, su una parete di circa quarantacinque metri quadrati, l’opera non è solo un messaggio di benvenuto; vuole trasmettere anche la filosofia e la missione di Giglio onlus, basata sulla solidarietà e sull’accoglienza.
L’installazione, realizzata con la curatela di Luisa Perlo e Francesca Comisso per a.titolo, è stata espressamente concepita come uno scenario fantastico in cui immergersi, risultato di una lunga ricerca di archivio e di un formidabile esercizio di ars combinatoria. Il lavoro è stato, quindi, stampato su un rivestimento speciale in fibra di vetro, sul quale trovano collocazione alcuni elementi aggettanti in ceramica smaltata.
Immaginari collettivi e tradizioni iconografiche di varie culture, specie vegetali e animali di tutto il pianeta, vengono a trovarsi insieme senza alcuna barriera, esattamente come le famiglie che abitano Casa Giglio, in arrivo dall’Italia e da vari Paesi del mondo.
Il progetto, che si è avvalso del generoso supporto della Fondation de France di Parigi e del contributo della Regione Piemonte, della Fondazione Crt e dell’azienda Om Project di Borgaro, è stato realizzato nell'ambito del programma d’arte pubblica «Nuovi committenti», che si occupa della produzione di opere d’arte commissionate dai cittadini per i loro luoghi di vita o di lavoro. In autunno, compatibilmente con le normative Covid-19, si prevede di inaugurare l’opera con una presentazione pubblica in presenza dell’artista, ma l’opera è già visibile in occasione degli eventi pubblici organizzati da Casa Giglio e su prenotazione https://www.giglio-onlus.it/.
Per ulteriori informazioni: info@atitolo.it.

[Le foto sono di Federico Fogliani]