ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 23 novembre 2012

Dal design autoprodotto ai «Restauri aperti»: cultura a 360° a «Venezia 2019»

Frutta all’Italia il 5,4% del Pil e dà lavoro a 1milione e 400mila persone, pari al 5,6% del totale degli occupati sull’intero territorio nazionale: è la cultura –stando ai dati della Fondazione Symbola- il vero volano per la crescita dell’economia nel nostro Paese. Prende spunto da questa riflessione «Venezia 2019 - Salone europeo della cultura», in programma da venerdì 23 a domenica 25 novembre nella città lagunare, presso l’area magazzini Ligabue, complesso costruito negli anni Venti durante la realizzazione dell’area portuale di Santa Marta, per le attività di catering delle compagnie di navigazione di Anacleto Ligabue.
Oltre centocinquanta relatori, più di cinquanta eventi, una location nuova nei pressi del terminal San Basilio, e quattro sezioni che esprimono, con diversi linguaggi, le nuove tendenze della cultura contemporanea sono i numeri della tre giorni lagunare, vetrina internazionale di beni culturali, design autoprodotto, nuove tecnologie digitali e restauro, ma anche occasione per presentare la candidatura di Venezia e del nord-est a Capitale europea per la cultura del 2019. Durante l’intensa manifestazione lagunare è, infatti, in programma anche un meeting, a cura di Nordesteuropa e di Progetto Marzotto, rivolto a operatori culturali, istituzioni e imprenditoria creativa attiva sul territorio, che prevede una sessione plenaria con Innocenzo Cipolletta e otto workshop su arti perfomative, contemporaneo, fondi europei per la cultura, food, grande guerra, musei d’impresa, makers, tesi a elaborare proposte concrete per la nomina veneziana.
Filo rosso della manifestazione sarà il tema Venezia#Berlin. Un confronto ravvicinato con la capitale tedesca, protagonista nell’ultimo trentennio di una rinascita che vede nei giovani artisti e designer i suoi attori principali, animerà, infatti, molti workshop e dibattiti, nei quali si parlerà anche dell’impatto degli eventi culturali sull’economia, del binomio cultura-turismo, delle sinergie pubblico-privato.
Due iniziative già esistenti, il concorso «Open Design Italia» e il «Salone dei beni e delle attività culturali e del restauro», e due novità assolute, «Nuove tecnologie digitali per la cultura» e «Restauri aperti», sono le quattro anime di «Venezia 2019», che vedrà tra i suoi ospiti Wolfgang Munchau (vice direttore del «Financial Times»), Thomas Mayer (senior advisor di Deutsche Bank), Alessandro Profumo (presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena), Giovanni Bazoli (presidente del Consiglio di sorveglianza di Banca Intesa Sanpaolo), il filosofo Francesco Botturi, l’antropologo Christoph Wulf, i giornalisti Aldo Cazzullo e Gian Antonio Stella, l’architetto Hans Kollhof, Jörg Sϋrmann (direttore del DMY-International Design Festival di Berlino) e Dieter Haselbach, sociologo e co-autore di «Der Kulturinfarkt» («L’infarto della cultura»), pubblicato in Italia da Marsilio editore. Alla kermesse lagunare ci saranno anche Claudio Magris e Renata Codello, soprintendente dei Beni architettonici e paesaggistici di Venezia, che verranno premiati, insieme con i rappresentanti della Fondazione Giorgio Cini e del Palazzetto Bru Zane, con il Premio Venezia alla comunicazione culturale.
Il «Salone dei beni e delle attività culturali e del restauro», giunto alla sua sedicesima edizione, ospiterà enti, istituzioni e operatori con l’obiettivo di valorizzare quegli spazi espositivi italiani, europei e internazionali, che evidenziano sinergie tra territori, istituzioni e ambiti della vita culturale. La sezione «Nuove tecnologie digitali per la cultura», a cura di Fondazione di Venezia - M9, metterà, invece, in evidenza, in una serie di dibattiti, tutte le nuove forme con le quali la cultura si trasmette e con le quali alla cultura si può accedere e si può farne esperienza. Il pubblico, soprattutto quello dei più giovani, potrà così visualizzare e sperimentare quanto le nuove tecnologie aprano orizzonti nuovi e creino opportunità per un nuovo approccio al sapere umanistico. Mentre «Restauri aperti», progetto ideato e curato da Anna Scavezzon, permetterà di conoscere i cantieri più innovativi in città, attraverso una sezione in all’interno dei Magazzini Ligabue, dove verranno ospitati convegni internazionali e seminari specialistici, e una sezione off, dove, per la prima volta, giornalisti e addetti ai lavori (architetti, restauratori ed imprenditori) avranno modo di partecipare a visite guidate, a numero chiuso, in sei luoghi al centro di interessanti operazioni di riqualificazione: Palazzo Papadopoli, Chiesa dei Gesuiti, Gritti Palace hotel, Ca’ Corner della Regina, Camera di Commercio, Chiesa dei Tolentini.
Tra le proposte di «Venezia 2019 - Salone europeo della cultura», c’è, infine, «Open Design Italia», un concorso-mostra-mercato che promuove la pratica degli auto-produttori, figure ibride a cavallo fra designer e artigiani di nuova generazione. La manifestazione, ideata e curata da Elena Santi e Laura Succini, sarà la vetrina ideale per una ottantina di artisti provenienti da Italia, Germania, Brasile, Argentina e Hong Kong, selezionati tra oltre duecento, che esporranno le loro creazioni, entrando in contatto diretto con l’utente finale. Ridurre la filiera ha in questo caso un duplice vantaggio: per i visitatori e gli appassionati, la possibilità di acquistare oggetti unici di alto design a prezzi da km zero; per le aziende l’opportunità di ‘sbirciare’ le nuove tendenze e magari individuare un progetto per la produzione su larga scala.
Dagli orologi ottenuti dal recupero di lattine in alluminio alla lampada annaffiatoio, dai gioielli realizzati con le tecnologie digitali alla caffettiera a testa in giù sono tra i più svariati i progetti presentati, tutti raccolti in un catalogo edito da Nordesteuropa Editore, che verranno valutati da una giuria internazionale, composta, tra gli altri, da Aldo Cibic, Alessandro Molinari  e Paolo Ulian. Tra le sezioni speciali fuori concorso, si segnala quella promossa dalla Regione Emilia Romagna che vede protagonisti dieci designer provenienti dalle zone colpite dal sisma.
Nell’era del digitale, comunicare in tempo reale e in maniera diretta è diventato indispensabile. Ecco allora che, per venire incontro anche alle giovani generazioni, questa edizione del Salone europeo della cultura di Venezia verrà resa disponibile a tutti attraverso i principali mezzi di comunicazione on-line. Oltre al sito internet (www.venezia2019.eu), disponibile in italiano e inglese, sarà possibile collegarsi alle pagine Facebook (Venezia2019), Twitter (@Venezia2019) con gli hashtag #venezia2019 #veneziaberlin e LinkedIn (Venezia2019 - Salone europeo della cultura) della manifestazione, attraverso le quali seguire gli aggiornamenti in tempo reale sia prima che durante gli eventi, condividere notizie e commenti sui temi trattati, ricevere informazioni utili e molto altro ancora. Un ulteriore apporto informativo verrà fornito dal blog ufficiale su WordPress (venezia2019.wordpress.com) e dagli editoriali di «Cultura in rete» su Linkiesta, che avranno il compito di tenere informati i lettori interessati all’evento tramite editoriali, focus specifici, notizie di colore, approfondimenti, comunicati stampa.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Logo di «Venezia 2019 - Salone europeo della cultura»; [fig. 2] Vista dei Magazzini Ligabue di Venezia; [fig. 3] Claudio Magris, uno dei protagonisti di «Venezia 2019 - Salone europeo della cultura»; [fog. 4] Dieter Haselbach, sociologo e co-autore di «Der Kulturinfarkt» («L’infarto della cultura»), pubblicato in Italia da Marsilio editore, uno dei protagonisti di «Venezia 2019 - Salone europeo della cultura»; [fig. 5] Esterno del Gritti Palace hotel, uno dei cantieri di «Restauri aperti»; [fig. 6] Ca’ Corner della Regina, uno dei cantieri di «Restauri aperti»; [fig. 7] Uno dei progetti della mostra «Open Design Italia»

Informazioni utili
«Venezia 2019 - Salone europeo della cultura». Area magazzini Ligabue (fermata terminal San Basilio) – Venezia. Orari: venerdì 23 novembre, ore 10.00-22.00; sabato 24 novembre, ore 10.00-20.00; domenica 25 novembre, ore 10.18.00. Prenotazioni: tutti gli eventi sono a ingresso libero, fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione sul sito www.venezia2019.eu. Visite guidate: le visite ai cantieri di «Restauri aperti» sono riservate a giornalisti, architetti, costruttori, restauratori e addetti ai lavori; è necessario accreditarsi, inviando  unae- mail a info@venezia2019.eu, specificando nome, azienda di affiliazione, numero di cellulare, indirizzo e-mail, data e orario della visita. Dal venerdì 23 a domenica 25 novembre 2012. 

giovedì 22 novembre 2012

Siena, sette musei per un viaggio alla scoperta del «Vino fra mito e storia»

E’ un viaggio alla scoperta delle radici della cultura del vino nelle terre di Siena, conosciute in tutto il mondo per le eccellenze enologiche e il legame autentico con la coltura della vite e la produzione vitivinicola, quello che propone la mostra diffusa «Vino fra mito e storia», promossa da Provincia di Siena e Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana.
Sette gli spazi coinvolti in questa esposizione, visitabile da sabato 24 novembre, che verrà presentata al pubblico in occasione della due giorni senese dedicata al vino, promossa da Regione Toscana, Toscana Promozione, Provincia di Siena, Enoteca italiana e Banca Monte di Paschi di Siena.
Al teatro dei Rozzi, sabato 24 novembre, si terrà il Forum sul vino italiano, giunto alla terza edizione. Quest’anno si parlerà delle prospettive per il comparto vitivinicolo italiano fra mercati tradizionali ed emergenti, i nuovi scenari sui territori che nel futuro potranno aprirsi al consumo di questa grande eccellenza italiana e l’aggiornamento dell’Mps Wine Index. Mentre, nel pomeriggio, Toscana Promozione presenterà, sempre al teatro dei Rozzi, la premiazione dei «Top 100» della «X Selezione dei vini di Toscana», curata da Enoteca italiana.
Il nucleo principale della mostra, un itinerario nell’antichità attorno alla vite e al vino, sarà a Siena, nella sede di Enoteca, dove sarà allestito un percorso espositivo sulla storia del vino, mentre nei musei dei cinque territori maggiormente rappresentativi dell’eccellenza vitivinicola senese saranno allestite delle mostre collaterali, integrate nelle collezioni permanenti.
Sempre nella città del Palio, nei suggestivi ambienti del Santa Maria della Scala, sarà messo in mostra un oggetto unico, il cinerario di Montescudaio. In altri luoghi indissolubilmente legati al mondo vitivinicolo, i visitatori saranno, invece, guidati a ripercorre, attraverso le testimonianza archeologiche, le tappe fondamentali dell’evolversi della cultura del vino in tutto il bacino del Mediterraneo e, in particolar modo, sul territorio toscano e su quello della provincia di Siena, dove si producono eccellenze enologiche tra le più qualificate e note nel mondo.
Numerosi oggetti in mostra documenteranno il lungo viaggio del vino, partito più di cinquemila anni fa nel vicino Oriente, passando per i greci, i romani e gli etruschi, e arrivato fino all’Italia medievale e moderna: vasi e utensili in bronzo, ma anche urne dove i defunti sono raffigurati sdraiati a banchetto e, per i visitatori più curiosi, la ricostruzione di un triclinum romano, completo di tutti gli arredi.
Nella mostra, curata da Giuseppina Carlotta Cianferoni, direttore del Museo archeologico nazionale di Firenze, sarà anche esposta, per la prima volta, una parte di un corredo funebre rinvenuto nella necropoli di Bosco Le Pici, a Castelnuovo Berardenga.
A Montalcino, invece,  oggetti di uso quotidiano e parti del corredo della tavola racconteranno la vita a bordo di un piroscafo del XIX secolo. Bottiglie e bicchieri moderni saranno messi a confronto con i meravigliosi pezzi provenienti dalla collezione privata villa Banfi, a testimoniare la continuità delle forme legate al vino e al suo consumo.
In occasione dell’apertura al pubblico di tutte le sedi espositive, domenica 25 novembre, i visitatori potranno anche deliziare il palato con le produzioni testimonial del vino toscano nel mondo. Nelle splendida struttura cinquecentesca della Fortezza medicea, sede di Enoteca italiana, i wine lover potranno immergersi nel percorso millenario sulla storia del vino e concludere l’itinerario calice alla mano, degustando il meglio della tradizione enologica toscana, dai classici ai vini autoctoni.
Il viaggio potrà, poi, continuare sul territorio, nei musei delle zone di produzione maggiormente vocate: a Castellina in Chianti, nel Museo archeologico del Chianti Senese, a Castelnuovo Berardenga, nel Museo del paesaggio, a Montalcino, nel Museo civico e diocesano, a Montepulciano, nel Museo civico pinacoteca Crociani, e a San Gimignano, nel Museo archeologico e spezieria di Santa Fina. In queste sedi, in collaborazione con i Comuni, Fondazione Musei senesi e i Consorzi dei vini Docg, saranno promossi assaggi di Brunello di Montalcino, Chianti Colli senesi, Chianti classico, Vino nobile di Montepulciano e della Vernaccia di San Gimignano: un modo, gustoso, per unire la scoperta delle origini a quella dei migliori vini del territorio.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Locandina della mostra diffusa «Vino fra mito e storia»; [fig. 2] Anfora attica a figure nere, Inv. 3872. Firenze, Museo Archeologico Nazionale. Lato A: Dioniso coronato  con un kantharos in mano; davanti a lui un satiro danzante;  lato B: comasti affrontati. 500 a. C. (o fine del VI sec. a. C.); [ fig. 3] Braccio di marmo con grappolo d’uva, Inv. 14264. Lunghezza cm 59. Firenze, Museo Archeologico Nazionale. II sec. d. C. Foto: Società Cooperativa Archeologica A.R.A.; [fig. 4] Kyathos attico a fondo bianco. Inv. 3903. Firenze, Museo Archeologico Nazionale. Lati A-B: tra occhioni, Dioniso coronato e con corno potorio trasportato da un mulo; ai lati dell’ansa, menadi. 510-500 a. C. (o fine del VI sec. a. C.). Foto: Società Cooperativa Archeologica A.R.A.

Informazioni utili
«Vino fra mito e storia». Sedi: Enoteca Italiana. Fortezza Medicea, Piazza Libertà, 1 – Siena. Orari: lunedì-sabato, ore 12.00-19.00. Ingresso gratuito. Informazioni: tel. 0577.228843, fax 0577.228888, enoteca@enoteca-italiana.it. Complesso Museale Santa Maria della Scala, Piazza Duomo, 1 – Siena. Orari: tutti i giorni, ore 11.00-16.00. Ingresso compreso nel biglietto. Informazioni: tel. 0577.534511/0577.534571, fax 0577.534510, infoscala@comune.siena.it. Museo archeologico del Chianti senese, piazza del Comune, 17 - Castellina in Chianti. Orari: sabato e domenica, ore 10.00 - 17.00. Ingresso compreso nel biglietto. Informazioni: tel. 0577.742090/0577.741388 o info@museoarcheologicochianti.it. Museo del Paesaggio, via Chianti, 59 - Castelnuovo Berardenga. Orari: sabato e domenica, ore 10.00-13.00. Ingresso compreso nel biglietto. Informazioni: tel. 0577.352035 o direttore.museopaesaggio@museisenesi.org. Musei di Montalcino, Raccolta archeologica, medievale, moderna, via Ricasoli, 31 – Montalcino. Orari: martedì-domenica, ore 10.00 - 13.00/14.00 - 17.50; chiuso il lunedì (se non festivo). Ingresso compreso nel biglietto. Informazioni: tel: 0577.846014 o 0577.849331. Museo Civico Pinacoteca Crociani - Palazzo Neri Orselli, via Ricci, 10 – Montepulciano. Orari: apertura novembre*- dicembre*- gennaio*- febbraio - sabato e domenica ore 10.00-13.00/15.00-18.00, * 1 novembre - 23 dicembre - 6 gennaio ore 10.00-13.00/15.00-18.00; apertura marzo – aprile – maggio – ottobre, martedì-domenica, ore 10.00-13.00/15.00-18.00. Ingresso compreso nel biglietto. Informazioni: tel. 0578.717300 o civico.museo@libero.it. Museo archeologico, Spezieria di Santa Fina, Galleria d’arte moderna e contemporanea, via Folgore, 11 - San Gimignano. Orari: tutti i giorni, ore 14.00-18.00. Ingresso compreso nel biglietto. Informazioni: tel. 0577.940348 o musei@comune.sangimignano.si.it. Informazioni e prenotazioni turistiche: Siena, tel. 0577.280551 o incoming@terresiena.it; Chianciano Terme tel. 0578.671122 o prenota@terresiena.it. Siti internet: www.provincia.siena.it, www.terresiena.it e www.museisenesi.org. Da sabato 24 novembre 2012 a domenica 5 maggio 2013. 

Mostra prorogata: il nucleo centrale delle opere esposte all’Enoteca Italiana sarà visibile fino al 19 maggio 2013; il Cinerario di Montescudaio fino al 29 maggio 2013; le collezioni a Castellina in Chianti e Montalcino fino al 31 ottobre 2013; il Cinerario di Montescudaio fino al 29 maggio

mercoledì 21 novembre 2012

Centoventicinque «Riflessi d’Oriente» al Mao di Torino

Forse nessun altro oggetto artistico della Cina riesce a racchiudere meglio dello specchio la storia delle concezioni estetiche e cosmologiche, lo sviluppo dei motivi decorativi ed iconografici, gli interessi e le aspirazioni della società cinese di ogni epoca. Questi oggetti di uso pratico e rituale, carichi di implicazioni magiche e simboliche, ebbero grande diffusione nell'Asia orientale, grazie alla tecnica eccellente della loro fusione, alla bellezza e al mistero delle decorazioni raffigurate sul retro della faccia riflettente.
Alla cultura dello specchio in cina e nei Paesi limitrofi è dedicata la mostra «Riflessi d’Oriente», la prima del suo genere in Italia,che intende far conoscere al grande pubblico il fascino e l’importanza di questi capolavori di tecnica metallurgica, che non si limitano a costituire uno dei più importanti capitoli della storia artistica cinese, ma che stimolano anche la riflessione sulle differenze e i parallelismi tra Oriente e Occidente in un ambito culturalmente significativo.
La rassegna, in agenda al Museo d’arte orientale di Torino da venerdì 23 novembre a domenica 24 febbraio 2013,è curata da Marco Guglielminotti Trivel e ripercorre duemilacinquecento anni specchi in Cina e dintorni, dal VI secolo all'epoca moderna, attraverso centoventicinque manufatti, buona parte dei quali fanno parte di una importante collezione privata torinese. Il prestatore più importante, in termini di numero degli specchi concessi, è il Museo Nazionale di Arte Orientale (Roma), ma un contributo significativo viene anche dai musei Guimet e Cernuschi di Parigi, dai Musei Vaticani e dal Musée d’Art et d'Histoire di Saint-Denis.
Lo specchio è un oggetto da toeletta comunemente adoperato dalle più diverse culture del pianeta, ognuna delle quali lo ha caricato –nel corso del tempo e in misura diversa l’una dall’altra– di significati e implicazioni simboliche che finiscono per esulare dall’uso pratico e che sconfinano spesso nel campo delle superstizioni, della magia, della psicologia, della spiritualità. Ovunque nel mondo, sono ovviamente le stesse proprietà riflettenti dello specchio, la sua capacità di essere un universo «altro», simile e allo stesso tempo profondamente diverso da quello nel quale viviamo, a facilitare parallelismi e analogie, a stimolare fantasie, a suscitare timori o fascinazioni. Nella sola cultura occidentale, la parola «specchio» comporta un’infinità di associazioni mentali in campo mitologico, letterario, artistico, religioso quali pochi altri oggetti della nostra vita quotidiana possono vantare. Possiamo facilmente immaginare come in altri universi culturali, come quello asiatico, le implicazioni possano essere altrettanto ricche e complesse. Ma si dimentica spesso che lo specchio è composto da un recto e da un verso, il secondo di solito non dotato delle qualità riflettenti del primo e quindi meno carico, almeno in Occidente, di implicazioni simboliche. In Asia orientale invece si è prestata eguale attenzione ad entrambe le facce, con il retro che diventa il supporto privilegiato per raffigurazioni che dialogano –seppur su piani concettuali e formali diversi– con la simbologia inespressa della parte specchiante.
La mostra torinese, che presenta molti specchi per la prima volta in assoluto al pubblico, intende presentare una panoramica ragionata sui significati dello specchio in Asia orientale e sul valore culturale e artistico delle ricche raffigurazioni che ne ornano la faccia nascosta. Sulla superficie metallica –solitamente bronzea– del manufatto, i suoi ideatori e gli esecutori materiali hanno infatti condensato visioni cosmologiche, simbologie più o meno arcane, concezioni estetiche che incarnano aspirazioni e auspici della società in un determinato periodo storico. Forse nessun altro oggetto riesce a rappresentare in maniera così chiara e sintetica le tappe della cultura e dell’arte estremo-orientale nello spazio e nel tempo.

Nucleo centrale dell'esposizione e oggetto principale di attenzione saranno gli specchi prodotti in Cina tra il periodo degli Stati Combattenti e la fine della dinastia Tang, ovvero dal V secolo a.C. al X secolo d.C. ca.: questi millecinquecento anni corrispondono, infatti, al periodo di maggiore sperimentazione e di maggiore interesse artistico-culturale nei confronti dello specchio in Asia orientale. Non mancheranno tuttavia delle esemplificazioni di produzioni più antiche e più recenti, per sfiorare da un lato la questione dell’origine e della protostoria dello specchio in Cina e per mostrare dall’altro i mutamenti artistici e culturali, gli elementi di continuità e di discontinuità nella società cinese tarda. All’ampliamento puntuale dell’arco cronologico corrisponderà anche un’estensione calibrata del contesto geografico della mostra: alcuni esemplari provenienti dall’area iranica, ad esempio, serviranno da stimolo al visitatore per riflettere sulla reciproca interazione tra Cina e Asia occidentale attraverso la mediazione del vasto mondo delle steppe. Ben più approfondito sarà il rapporto con le altre regioni dell’Asia orientale (Corea, Giappone, Sud-est) che hanno adottato forme e simboli dello specchio cinese modificandoli e adattandoli alle proprie culture. Lo specchio della Cina viene così calato in una realtà storico-artistica panasiatica, a ribadirne l’importanza oltre gli attuali confini nazionali.
 Il catalogo che accompagna la mostra, edito da Silvana Editoriale, è frutto degli sforzi congiunti di studiosi internazionali e si presenta come la pubblicazione più completa e aggiornata sugli specchi della Cina disponibile in lingua italiana. Il volume raccoglie i contributi critici di Marco Guglielminotti Trivel, curatore della mostra e conservatore per l’Asia Orientale del Mao, di Ma Jinhong, conservatore per i manufatti in bronzo del museo di Shanghai, di Marcello Pacini, membro del Comitato scientifico della Fondazione Torino Musei, di Gilles Béguin, già direttore del museo Cernuschi di Parigi, e di Aurora Testa, docente di Arte orientale alla Western Washington University.

Didascalie delle immagini
[fig.1 ] Specchio con decorazione di nuvole e animali. Ferro dorato e ageminato in oro, d. 16,5 cm. Cina, dinastia Jin Occidentali, III-IV sec. d.C..Collezione Jingzitang; [fig. 2] Specchio polilobato con fenici e altri uccelli. Bronzo, d. 26,9 cm. Cina, dinastia Tang, VIII sec. d.C.. Collezione Jingzitang; [fig. 3] Specchio con gru, pini e altri elementi vegetali Ottone, d. 11 cm. Giappone, periodo Edo, prima metà XIX sec. d.C.. Museo d’Arte Orientale, Torino; [fig. 4] Specchio con figure stilizzate di uccelli. Bronzo e turchesi, d. 13 cm. Cina, periodo Stati Combattenti, V sec. a.C. .Collezione Jingzitang.

Informazioni utili 
«Riflessi d’Oriente. 2500 anni di specchi in Cina e dintorni». Mao-Museo d’Arte Orientale, via San Domenico, 11 - Torino. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-18.00, chiuso il lunedì. Ingresso al museo: Ingresso al museo: intero € 10,00, ridotto € 8,00, gratuito ragazzi fino ai 18 anni. Catalogo: Silvana editoriale, Cinisello Balsamo (Milano). Informazioni: tel. 011.4436927 o mao@fondazionetorinomusei.it.Da venerdì 23 novembre 2012 a domenica 24 febbraio 2013.

lunedì 19 novembre 2012

Artcurial, debutto milanese con la collezione Liuba ed Ernesto Wolf

L'Italia attrae investimenti nell'arte, così la casa d'aste francese Artcurial Briest Poulain F. Tajan, prima in Francia e tra le prime dieci nel mondo, dopo aver aperto un ufficio di rappresentanza nel nostro Paese, sviluppa la propria presenza a Milano, inaugurando una prestigiosa sede per mostre, incontri, dibattiti e giornate expertise presso i raffinati spazi di Palazzo Crespi.
Per festeggiare l’apertura delle sale di corso Venezia 22, la cui inaugurazione si terrà mercoledì 21 novembre, Artcurial presenterà un’anteprima dei pezzi importanti che saranno battuti in asta a Parigi il prossimo dicembre, tra i quali una selezione di opere della collezione Liuba ed Ernesto Wolf, raccolta che ben dimostra l’eclettismo della coppia di collezionisti da un lato, e la capacità di Artcurial di essere presente in tutti i diversi ambiti del mercato dell’arte.
La collezione, che sarà aperta gratuitamente al pubblico dal 22 al 24 novembre, è un tesoro ancora sconosciuto ai più. Se il nome di Wolf è indissolubilmente legato alla sua collezione di vetri artistici di epoca bizantina e medievale (poi donati al Landesmuseum di Stoccarda), nondimeno egli fu, con sua moglie Liuba, un grande collezionista eclettico d’arte moderna, libri antichi e arte primitiva.
Uomo di grande gusto ed erudizione, la sua vita fu una continua ricerca del bello. La sua passione lo portò a costituire un insieme di grandissima importanza di libri illustrati, abbracciandone tutta la loro varietà e storia: dai codici miniati più preziosi, come il «Libro d’Ore» del Maestro di Talbot e Robert Boyvin del 1430 (stima 50.000 – 60.000 euro), agli incunaboli più rari, come «Ars Moriendi» di Nikolaus Goetz (Colonia, 1479; stima 300.000-500.000 €), sino ai lavori degli artisti ai quali fu legato, come Picasso e Dalì. «Daphne e Chloe», illustrato da Marc Chagall (stima 120.000-180.000 €), e «Jazz» di Matisse, entrambi editati da Tériade nel 1947 e nel 1961, si collocano a fianco della «Metamorfosi di Ovidio» , illustrata da Picasso (stima: 80 000-120 000 €). Georges Rouault illustra la parte della collezione dedicata all’arte moderna, con il «Clown di profilo», 1938-39, olio su tela (stimato 300.000-400.000 €), insieme a Max Ernst, con la sua «Testa» (stima 80.000-120.000 €).
L’arte islamica e dell’antico Oriente comprende dei pezzi d’arte cicladica, come un «Uomo in piedi» in marmo del III millennio a.C. (stima 45.000 – 65.000 €), insieme a pezzi d’arte della dinastia Abasside d’Irak, tra cui una «Grande coppa lucida a decoro d’uccello» (stima 25.000-35.000 €).
L’arte del Medioevo è rappresentata in particolare da un prezioso «Gémellion», in smalto policromo del XIII secolo (stima 20.000-30.000 €), mentre l’arte africana, apprezzata per le sue qualità estetiche ma anche per il mistero che questi oggetti esprimono, è presente con una collezione importante di antichi cucchiai provenienti da tutte le regioni del continente. Citiamo in particolare un «Cucchiaio Dan» della Costa d’Avorio, scultura in legno che rappresenta un personaggio maschile in piedi (stima 100.000-120.000 €).
In Italia, Artcurial avrà il compito di implementare nel nostro Paese la già fitta rete di relazioni della casa d’aste, operando sia sul fronte degli acquisti che su quello delle vendite. Mostre in anteprima, incontri, dibattiti, giornate expertise e partenariati culturali saranno le attività che la sede di Milano avrà il compito di sviluppare.
La sede di Milano continuerà a essere diretta da Gioia Sardagna Ferrari, che già lo scorso maggio aveva aperto gli uffici della casa d’aste a Milano. Italiana d’origine, ma con studi e un background professionale interamente maturato all’estero, Gioia Sardagna Ferrari ha conseguito due lauree, alla Sorbona e all’Ecole du Louvre a Parigi, con un master finale in arte contemporanea. Gioia Sardagna Ferrari collabora con Artcurial dal 2004, come specialista di arte italiana moderna e contemporanea. In precedenza, ha lavorato presso altri enti e istituzioni, tra cui Gagosian Gallery a New York.
Con questa apertura Artcurial manifesta un interesse programmatico e strategico nei confronti della realtà italiana, dopo aver promosso importanti appuntamenti nell’ambito delle arti del nostro tempo. In particolare a Venezia, dove in occasione della Biennale d’arte contemporanea per ogni edizione presenta –sempre sotto la guida e la collaborazione di Gioia Sardagna Ferrari– il lavoro di un artista, come lo scorso giugno, nel caso di Cyprien Gallard, vincitore nel 2010 del Premio Marcel Duchamp. La presenza continuativa e permanente in Italia di Artcurial consentirà anche di stabilire più stretti legami con i numerosi clienti italiani che ogni estate si danno appuntamento a Montecarlo, in occasione delle aste di gioielli e orologi e, dallo scorso luglio, anche di opere d’arte moderna e contemporanea.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Maître de Talbot e Robert Boyvin, «Livre d'heures», Rouen, circa 1430;: [fig. 2] Marc Chagall,« Bibbia» , Paris, Tériade, 1956

Informazioni utili
Artcurial Milano. Palazzo Crespi, corso Venezia, 22 - Milano. Informazioni: tel. 02.86337813. Sito Web: www.artcurial.com

sabato 17 novembre 2012

Una nuova casa per Giorgio Morandi: il Mambo di Bologna

«C’è qualcosa di nuovo oggi […], anzi di antico». Si può prendere a prestito un verso di Giovanni Pascoli, tratto dalla poesia «L’aquilone», per descrivere la nuova operazione culturale del Mambo – Museo d’arte moderna di Bologna che, da domenica 18 novembre (la prima giornata di apertura sarà ad ingresso gratuito), presenta al pubblico un Giorgio Morandi conosciuto, quello della collezione esposta dagli anni Novanta nelle sale di Palazzo d’Accursio, ma inedito, raccontato cioè attraverso un dialogo in punta di pennello, innovatore e per nulla scontato, con artisti internazionali contemporanei quali Tony Cragg e Jean-Michel Folon.
L’occasione è offerta dallo spostamento temporaneo, presso gli spazi dell’ex Forno del Pane, delle ottantacinque tele, facenti parte della raccolta donata dalla sorella dell’artista, Maria Teresa Morandi, al Comune di Bologna.
In seguito agli eventi sismici del maggio scorso, che hanno provocato infiltrazioni d’acqua dal tetto e danni ai muri della sede storica del museo di piazza Maggiore, con possibile pericolo per la tutela dei dipinti, delle opere grafiche e del patrimonio librario, l’Amministrazione comunale felsinea, in accordo con la Galleria d'arte moderna (a cui la collezione pertiene) e Carlo Zucchini, garante testamentario del lascito, ha, infatti, deciso di trovare una nuova casa per il «pittore delle bottiglie» e per la sua opera. La scelta non poteva non ricadere sul Mambo, il vivace museo d’arte moderna della città, diretto da Gianfranco Maraniello, che vanta una ricca raccolta di opere d’arte dal secondo dopoguerra ad oggi.
Il nuovo progetto espositivo per le opere di Giorgio Morandi, che trovano collocazione all'interno della collezione permanente del museo di via don Minzoni, recentemente rinnovata nelle sue sezioni, analizza i temi e le stagioni che hanno caratterizzato l'attività dell’artista e offre una rilettura del suo percorso, anche attraverso i lavori di autori contemporanei.
Una prima area tematica, denominata «Oltre il genere», evidenzia come nature morte e paesaggi, ovvero i motivi frequentati assiduamente da Morandi, costituiscano la via privilegiata per superare i temi della rappresentazione a favore di una concentrazione sulla pratica pittorica. A seguire, la sezione «Tempo e composizione» esemplifica come nell'approccio agli oggetti comuni, allo spazio dei paesaggi, ai fiori di stoffa, l’artista individui composizioni di geometrie elementari come cubi, cilindri, sfere e triangoli, in cui si esprime l’essenza delle rispettive qualità visibili. Sulla tela il pittore spoglia l'oggetto di ogni elemento superfluo per restituire, limpido, il sentimento del visibile. Il rigore formale delle nature morte morandiane si accompagna a un'atmosfera silenziosa e contemplativa, in particolare per i celebri fiori, che qui vediamo accostati a una tela, «Tulip Sundae» (2010), che l’artista americano Wayne Thiebaud ha voluto donare al museo e che testimonia quanto sia attuale l’influenza di Morandi sulla cultura visiva contemporanea internazionale. Conclude il percorso di questa sezione l'installazione dell'opera video «Composing a Battle for Narrative» (2011) dell'artista londinese Jesse Ash, recentemente acquisita nella collezione permanente del Mambo.
L’allestimento prosegue, quindi, con il tema «La superficie pittorica», che mette in risalto l'equilibrio delle composizioni morandiane, comune a tutte le tecniche. Negli acquerelli, che caratterizzano l'ultima stagione, il colore liquido e quasi monocromo, steso secondo griglie geometriche, pur perdendo ogni valenza di contorno, esalta le forme e i volumi attraverso le diverse gradazioni tonali. La pittura, a partire dagli anni Cinquanta, è definita da un alternanza di positivo e negativo, forme piene e vuote armonicamente combinate secondo perfetti accordi compositivi e cromatici, che determinano, di volta in volta, la costruzione volumetrica degli oggetti. La presenza, in questa sala, di un opera di Sean Scully, «Long Light» (1997), mostra come il pittore irlandese abbia pienamente accolto la lezione coloristica di Morandi.
Nell'area tematica successiva, «La poetica dell'oggetto», le nature morte della maturità, con le loro forme, i lori colori e i loro giochi di luci ed ombre, divengono poco più che suggestioni. Le sagome sfumano una dentro l'altra in una fusione di luci e colori ma l'oggetto rimane nella memoria dell'artista e sulla tela come forma stabile e primaria, elemento fondante di una poetica che non prescinde mai dalla realtà. È qui visibile l'ultima natura morta dipinta e firmata da Morandi nel 1964, che rimase sul cavalletto come epilogo o possibile apertura di una nuova stagione.
Il tema dell'oggetto sempre presente e visibile seppur nella sua dissolvenza emerge con forza nel lavoro qui esposto di Tony Cragg, «Eroded Landscape» (1999), in cui i bicchieri, le bottiglie e i vasi che lo compongono trascendono la propria funzione, manifestandosi in una fisicità effimera, ma durevole.
Chiude il percorso espositivo una sezione di approfondimento sulla figura e l'opera di Giorgio Morandi, nella quale sono presentati una serie di dieci immagini fotografiche dello studio e degli oggetti dell'artista, realizzate da Jean-Michel Folon, e il video documentario «La polvere di Morandi» (2012) di Mario Chemello, prodotto con la collaborazione di Imago Orbis. Trova, inoltre, collocazione in questa parte conclusiva l'opera «Not Morandi (natura morta), 1943» (1985) dell'artista americano Mike Bidlo, recentemente entrata a far parte della collezione permanente del Mambo.
Contestualmente allo spostamento delle opere, anche il patrimonio librario del museo Morandi cambierà sede e sarà consultabile, a partire da domenica 18 novembre, presso la Biblioteca del Museo d'arte moderna; per l’occasione verrà riallestito anche il «CorrainiMAMboartbookshop», che presenterà una selezione di titoli e oggetti inerenti l'opera del pittore bolognese e che ospiterà, tra i suoi scaffali, la linea di merchandising dedicata all'artista.

Didascalie delle immagini
[figg.1,2 e 3] Collezione Museo Morandi al MAMbo, veduta dell'allestimento. Foto di Matteo Monti; [figg. 4 e 5] La collezione del Mambo, veduta dell'allestimento. Foto di Matteo Monti

Informazioni utili 
Il Museo Morandi al Mambo. Mambo, via Don Minzoni, 14 – Bologna. Orari: martedì, mercoledì e venerdì, ore 12.00-18.00, giovedì, sabato, domenica e festivi, ore 12.00-20.00. Ingresso: gratuito nella giornata di domenica 18 novembre; intero (comprensivo di accesso alle mostre temporanee) € 6,00, ridotto € 4,00. Informazioni: tel. 051.6496611, fax 051.6496637 o info@mambo-bologna.org. Sito internet: www.mambo-bologna.org.