«Fogli d'arte» è una pubblicazione identificata univocamente da un codice ISSN (International Standard Serial Number), attribuito in data 7 marzo 2008: ISSN 1974-4455. Per comunicazioni: foglidarte@gmail.com.

mercoledì 5 ottobre 2016

Dall’anello di Cupra alle donne di Segantini e Van Gogh: in mostra a Fermo l’iconografia femminile

Racconta l’iconografia femminile dalla preistoria alla contemporaneità la mostra «L’anello di Cupra», a cura di Marcello Smarrelli, allestita fino al 23 ottobre nelle storiche sale del Palazzo dei Priori a Fermo.
Il titolo della rassegna sottende un percorso denso di suggestioni, storie e immagini attraverso reperti archeologici, opere pittoriche, sculture e installazioni di grandi artisti italiani e internazionali come Jacobello del Fiore, Peter Paul Rubens, Francesco Hayez, Vincent Van Gogh, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Adolfo De Carolis, Mario Giacomelli, Osvaldo Licini e Vanessa Beecroft.
I manufatti in mostra provengono in gran parte dalla Galleria d’arte moderna di Milano, ma la mostra attinge anche alle collezioni pubbliche e private di Fermo e del suo territorio, nell’ottica di valorizzazione del ricco patrimonio culturale delle Marche. Ne risulta un’esposizione concentrata e ricca di senso, un viaggio nella storia della rappresentazione della figura femminile, uno dei temi più cari all’arte di tutti i tempi, in cui le preziose opere della collezione permanente del Palazzo dei Priori entrano in un serrato dialogo con i capolavori provenienti dai vari prestiti.
La mostra prende spunto dalla dea Cupra, partendo dall’anellone a nodi, un unicum nel suo genere che spicca per importanza nelle collezioni fermane, ritrovamento archeologico associato alle donne picene. L’opera con i suoi caratteristici nodi, di cui ancora oggi non si comprende totalmente l’uso e il significato, viene assunto a icona della femminilità e nella sua simbolica circolarità diventa il punto di partenza e l’immagine stessa del percorso espositivo. La dea Cupra, per caratteristiche e iconografia, precorre la nascita di Venere, ritenuta l’anello di congiunzione tra tutte le immagini di donne -a partire dalla dea sumera Inanna e dalla babilonese Ishtar- che, a sua volta, lascerà in eredità parte dei suoi attributi iconografici alla figura monoteista e cristiana della Vergine Maria.
Una vasta e consolidata bibliografia traccia il profilo di una dea-matrice, una Grande Madre o una Grande Dea che indenne attraversa il tempo e la storia di molti popoli, fino ad approdare alla concezione stessa di matriarcato di età moderna.
Le teorie filologiche ed archeologiche più attuali confutano questo modello, riferendo dell’esistenza non di una, ma di numerose figure divine femminili all’interno dei pantheon antichi, ciascuna Grande e distinta dalle altre.
La mostra presenta ritratti e modelli di femminilità molto diversi: la dea progenitrice, la vergine, la santa, la prostituta, la profetessa, la regina, la femme fatale, l’eroina e la madre. Il visitatore si trova così a confronto con una visione trasversale della figura femminile che abbraccia tutte le epoche. Accanto alla visione storico-iconografica della donna, raccontata attraverso opere come «La Maddalena penitente» di Francesco Hayez o «Le due madri» di Giovanni Segantini, la rassegna fermese concentra la propria attenzione sull’idea della terra (Gea), rappresentata idealmente dal grande Mappamondo conservato nella Biblioteca di Fermo, realizzato dal cartografo Amanzio Moroncelli nel 1713.
Anche l’allestimento rispecchia la visione circolare dell’anello: il cerchio diventa punto di vista formale e visivo di unione tra opere molte conosciute ed altre da scoprire. Un segno di infinito che racconta, sotto una nuova luce, storie intense ed emozioni grazie a un insolito e rivelatore punto di vista. Il tutto è immerso all’interno dell’opera sonora «Veni Echo» dell’artista Matteo Nasini, realizzata appositamente per questa mostra.
Tra i pezzi più significativi in esposizione meritano una segnalazione anche il pastello su cartone telato «La quiete» di Gaetano Previati, l’olio su tela «Adorazione dei pastori» di Rubens e l'acquerello «Les bretonnes et le pardon de Pont Aven» di Van Gogh e l’opera «Amalassunta su fondo blu» di Osvaldo Licini.
La mostra è arricchita da una pubblicazione con testi del curatore Marcello Smarrelli, della giornalista Alessandra Mammì, del docente universitario Lorenzo Braccesi, della curatrice e archeologa Raffaella Frascarelli. Un ricco apparato con descrizioni e immagini delle opere offre al visitatore gli strumenti per una lettura chiara e approfondita del progetto espositivo che riflette sulla figura femminile in maniera non scontata e senza lasciarsi intrappolare da tanti stereotipi comunicativi sull'essere donna che attualmente riempiono televisioni e giornali.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Gaetano Previati, «La quiete», pastello su cartone telato, 1901. Galleria d’arte moderna, Milano; [fig. 2] Vincent Van Gogh, «Les bretonnes et le pardon de Pont Aven», acquarello su carta applicata su cartone, 1888. Galleria d’arte moderna, Milano; [fig. 3] Matteo Nasini, Veni Echo, 2016, audio, 42 min. 

Informazioni utili 
 «L’anello di Cupra». Palazzo dei Priori – Fermo. Orari: settembre, martedì-domenica, ore 10.30-13.00 e ore 14.30-19.00, feste e ponti ore 10.30-19.30 | ottobre, martedì-venerdì, ore 10.30-13.00 e ore 15.30-18.00, sabato e domenica ore 10.30-13.00 e ore 15.30-18.30. Ingresso: intero € 6,50, ridotto (da 14 a 25 anni, gruppi composti da più di 15 persone, Soci Fai, Touring club italiano, Italia nostra) € 5,00, omaggio fino a 13 anni, disabili, soci ICOM, residenti (un giorno al mese), giornalisti con tesserino | il biglietto comprende la visita anche alle Cisterne romane, Musei di Palazzo dei Priori, Teatro dell’Aquila, Musei scientifici di Villa Vitali. Informazioni: Sistema Museo, 199151123 (dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 15.00), callcenter@sistemamuseo.it | Musei di Fermo, tel. 0734.217140, fermo@sistemamuseo.it. Sito internet: www.sistemamuseo.it. Fino al 23 ottobre 2016.

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