ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 25 luglio 2025

Carlo Scarpa e il Museo Correr, quando esporre è un’arte

È stato «un artigiano della materia», un poeta del dettaglio, un architetto che ha saputo unire la tradizione italiana alla modernità, senza mai tradire l’anima storica dei luoghi, mettendo, anzi, al primo posto la dimensione spirituale del progetto, quel quid unico che va oltre la funzionalità e l’estetica per generare un’esperienza emotiva, in un alternarsi continuo di pace, inquietudine, mistero, silenziosa meditazione e bellezza. Lo provano i tanti progetti disegnati per la «sua» Venezia, dall’ingresso della Fondazione Querini Stampalia, dove l’acqua diventa parte integrante dello spazio, all’innovativo allestimento per il negozio Olivetti in piazza San Marco, con la scala centrale quasi sospesa nel vuoto, senza dimenticare il Giardino delle sculture nel Padiglione centrale della Biennale, un angolo zen con una sinfonia di curve sinuose in cemento e una copertura in legno a sbalzo che ricorda lo scafo di una barca.
Lo documenta anche la mostra «Il Correr di Carlo Scarpa 1953-1960», allestita fino al 19 ottobre nella Sala delle Quattro Porte, per la curatela di Chiara Squarcina e Andrea Bellieni. Si tratta di un’occasione di studio, documentazione e censimento dei materiali originali usati dal progettista veneto nei suoi due interventi alle Procuratie nuove, il nobile edificio rinascimentale che domina il lato sud di piazza San Marco, in vista del futuro riallestimento del museo.

Fotografie d’epoca e arredi originali
– teche, vetrine, il celebre cavalletto per dipinti, supporti, snodi e incastri – raccontano un approccio radicalmente nuovo nel modo di esporre l’arte, che diventa modello esemplare della linea italiana nella museografia, elegante e innovativa, ispirata al razionalismo internazionale.

Carlo Scarpa (Venezia, 1906 - Giappone, Sendai, 1978) opera in due differenti occasioni all’interno del Correr: nel 1952–53 è attivo nelle sale di Storia veneziana al primo piano, in occasione della riapertura dopo la lunga interruzione bellica; nel 1959–60 lavora nella Quadreria al secondo piano, che custodisce importanti capolavori della pittura veneziana e italiana del Rinascimento.
La sua visione di restyling si fonda sull’ascolto del contesto, sulla valorizzazione dei materiali, sull’equilibrio tra luce, forma e funzione. Questo metodo prevede un posizionamento dell’opera meditato e accurato, tale da generare «risonanze» significative, talvolta sorprendenti o persino rivelatrici, nella sua interazione con lo spazio e il resto della collezione.

Per quando riguarda il primo intervento, le sale vengono semplicemente ripulite nelle pareti bianche e nei soffitti lignei. Carlo Scarpa vi inserisce pochi ma incisivi elementi museografici originali: teche che espongono le toghe dei senatori e procuratori accanto ai ritratti a figura intera degli stessi patrizi veneziani; pannelli per i vivaci scudi ottomani delle guerre di Morea, disposti in file alte accanto al busto del vittorioso Francesco Morosini. Particolarmente riuscite appaiono anche soluzioni espositive come le appensioni di antichi stendardi su fondi in tessuto grezzo o i sostegni per i monumentali fanali da galera, tra cui quello triplice della capitana di Morosini, realizzati con raffinata complessità e proporzionati con giustezza agli oggetti storici esposti.

Più radicale è il secondo intervento, che avviene in ambienti ormai privi di configurazioni significative precedenti (a eccezione della sala centrale, lasciata nella sua essenzialità).
Le superfici delle stanze, trattate con calce rasata, esaltano il ruolo della luce, quella naturale, diffusa dai balconi su piazza San Marco o filtrata da moderne veneziane industriali nelle finestre interne.
Con l’occhio di un curatore più che di un architetto, Carlo Scarpa posiziona i dipinti su cavalletti in palissandro ad angolo retto rispetto alle pareti, come se fossero tornati negli studi degli artisti.
Vengono, inoltre, progettate piccole sale dedicate: il cubicolo per la «Pietà» di Cosmè Tura; quello per le «Due dame veneziane» di Carpaccio; o ancora la saletta rivestita in travertino per il «Cristo morto sostenuto dagli angeli» di Antonello da Messina, dove la luce riverbera calda, dorata, in armonia con quella interna al dipinto, esposto su un supporto inclinato per accogliere al meglio l’illuminazione, grande protagonista dell’intero progetto di riallestimento.

La mostra al Correr non celebra, dunque, solo il lavoro di Carlo Scarpa, uno dei grandi maestri del Novecento, ma offre anche spunti di riflessione sull'evoluzione del concetto di museo e sull'importanza della sua progettazione. Con l'architetto veneziano gli allestimenti vanno a creare un'opere d'arte totale, dove contenuto e contenitore dialogano costantemente. Accade a Venezia, ma anche al Museo di Castelvecchio a Verona, al Museo Gypsotheca Antonio Canova a Possagno, al Palazzo Abatellis di Palermo, ma non solo. È una vera e propria rivoluzione per la museografia del XX secolo, tanto che negli anni Settanta lo storico dell’arte francese André Chastel scriveva di Carlo Scarpa: «Molti di coloro che viaggiano in Italia lo conoscono senza saperlo: è il più grande allestitore di mostre d’arte lì e forse in tutta Europa».

Informazioni utli
Il Museo Correr di Carlo Scarpa. Museo Correr San Marco 52 - 30124 Venezia. Orari: aperto tutti i giorni; dal 1° aprile al 31 ottobre, 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00); dal 1° novembre al 31 marzo: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00). Speciali aperture serali: fino al 30 settembre 2025, ogni venerdì e sabato apertura fino alle 23.00 (ultimo ingresso ore 22.00). Per informazioni sul costo dei biglietti o per altre notizie sulla visita alla mostra si rimanda alla pagina https://correr.visitmuve.it/. Fino al 19 ottobre 2025

mercoledì 23 luglio 2025

«Dédale», una nuova preziosa collana di letteratura e immagini per Franco Maria Ricci

Sono dei piccoli e preziosi gioielli fatti di parole e colori i libri che compongono «Dédale», la nuova collana illustrata di classici intramontabili e repêchages d’autore nata dall'incontro tra l'editore Franco Maria Ricci - conosciuto per l’elegante e colta rivista «FMR», curatissima nei contenuti e nella veste grafica tanto da essere stata definita da Federico Fellini «la perla nera» - con la prestigiosa «L’École - School of Jewelry Arts», istituzione formativa francese, fondata nel 2012, con il supporto di Van Cleef & Arpels, per promuovere la cultura dell’alta gioielleria nel mondo.

Concepita e realizzata con estrema cura, la nuova collana, il cui nome si ispira al celebre Labirinto del Masone, realizzato da Franco Maria Ricci (1937-2020) nel Parmense, sarà redatta in tre lingue: italiano, francese e inglese.

Classici intramontabili scritti dai più rilevanti autori della letteratura del passato si alterneranno a gemme rimaste nascoste al grande pubblico, oggi introvabili o inedite, come ben documentano i primi tre titoli: «L’isola del tesoro» di Robert Louis Stevenson (1850-1894), «La collezione invisibile» di Stefan Zweig (1881-1942) e «Laura. Viaggio nel cristallo» di George Sand (1804-1876), la cui ultima traduzione in italiano risale agli anni Ottanta.
Dopo questi volumi sono previste due nuove uscite ogni anno, una in primavera e una in autunno. Ogni pubblicazione sarà identificata dal simbolo della chiocciola, ispirato a un disegno di Francesco Segala, artista veneto noto per le sue rappresentazioni di labirinti figurativi o antropomorfi.

Tutti i titoli verranno offerti in un duplice formato: a un’edizione brossurata, reperibile in tutte le migliori librerie, ne sarà associata una «da collezione», a tiratura numerata, rilegata in seta, stampata su carta vergata e arricchita da illustrazioni applicate a mano e riprodotte su carta patinata del Garda.
Quest’ultima versione di pregio, racchiusa in un cofanetto e con la copertina rigida con il titolo in caratteri d’oro, sarà reperibile solo on-line, sul sito di FMR (la casa editrice oggi presieduta da Laura Casalis Ricci e diretta da Edoardo Pepino), e nelle librerie «L’Escarboucle» di Parigi e «Franco Maria Ricci» di Fontanellato (Parma). Qui si trova, oltre al grande labirinto di bambù ispirato allo scrittore argentino Jorge Luis Borges (1899-1986), un museo con capolavori di Annibale Carracci, Antonio Canova e Gian Lorenzo Bernini, un Cristo benedicente di Filippo Mazzola (1640-1505 circa), un pastello di gentiluomo su pergamena di Jean-Etienne Liotard (1702-1789), una testa di tigre del 1957 di Antonio Ligabue (1899-1965) e l’unico grande ritratto della duchessa d’Aiguillon di Philippe de Champaigne (1602-1674).

Ogni libro si apre con il manifesto del progetto, seguito da una prefazione liberamente scritta da un autore ospite e da un’introduzione tematica redatta da uno degli specialisti de L’École, School of Jewelry Arts. Accompagnano il testo le illustrazioni di artisti di fama internazionale.

A fare da filo rosso tra le prime tre uscite sono i tempi del simbolo, del prezioso e del meraviglioso. 

Racconto di avventura e di formazione insieme, «L'Isola del tesoro» di Robert Louis Stevenson, pubblicato per la prima volta tra il 1881 e il 1882, è un classico senza tempo che intreccia azione e introspezione, invitando a riflettere, attraverso lo strabiliante viaggio del suo protagonista, sul valore morale dell’onestà e sul sottile confine che separa bene e male.
Nell'edizione di «Dédale», la prefazione porta la firma dello scrittore argentino-canadese Alberto Manguel. L’introduzione è di Léonard Pouy. Le illustrazioni, pubblicate per la prima volta, sono di David B, che le aveva originariamente immaginate per accompagnare l’ultima proposta di alta gioielleria di Van Cleef & Arpels.

«La collezione invisibile» di Stefan Zweig, pubblicato per la prima volta a Vienna nel 1925, è, invece, un racconto delicato e toccante che attraverso l’incontro tra un antiquario e un collezionista cieco, ignaro che i suoi preziosi oggetti d’arte siano stati venduti, riflette sul potere dell’illusione, sulla dignità umana e sulla perdita in tempi di crisi.
La prefazione di questa nuova edizione è dello storico e collezionista brasiliano Pedro Corrêa do Lago; mentre l’introduzione, intitolata «Voir l’invisible», è scritta da Guillaume Glorieux. Il testo è accompagnato dai dipinti della serie «I collezionisti di stampe» dell’illustratore Honoré Daumier (1808-1879).

Infine «Laura. Viaggio nel cristallo» di George Sand, pubblicato per la prima volta nei primi due numeri de «La Revue des Deux Mondes» nel 1864, è un racconto romantico e visionario che mescola elementi fantastici e scientifici. 
Pagina dopo pagina, si esplora il confine tra realtà e immaginazione, ma si riflette anche sull’invisibile e sull’amore ideale attraverso la storia di Alexis Hartz, un giovane studente pigro innamorato della cugina, sua insegnante di mineralogia.
Nell'edizione di «Dédale», la prefazione è di Isabelle Bardiès-Fronty, curatrice del patrimonio del Musée de Cluny (Musée National du Moyen Âge). L’introduzione è a cura della gemmologa Charline Coupeau, che ha realizzato il dossier digitale «Bijoux et littérature», inserito nella sezione «Les Essentiels», il sito di risorse pedagogiche e culturali della Biblioteca nazionale di Francia. I dipinti, che suggeriscono una dimensione onirica anche grazie all’uso di colori accesi, portano la firma dell’artista espressionista boemo, naturalizzato tedesco, Wenzel Hablik (1881-1934).
Proprio in vista dell’uscita della nuova collana è stata, poi, realizzata una nuova traduzione a opera di Cinzia Bigliosi, che è riuscita a mantenere l’atmosfera sognante del romanzo pur modernizzandone il vocabolario.

Fonte di ispirazione per questo nuovo progetto editoriale è - spiega Lise Macdonald, presidente de L’École, School of Jewelry Arts - «la Biblioteca di Babele, collezione letteraria che comprende una trentina di titoli pubblicati tra il 1975 e il 1985 – spaziando tra Voltaire, Poe, Chesterton, Kafka, Kipling…– e che fu creata dallo scrittore argentino Jorge Luis Borges con Franco Maria Ricci». Un tesoro per i bibliofili e gli amanti dell’arte, che a colori e parole univa il saper fare dell’alto artigianato.

Didascalie delle immagini
1. e 2. Le prime tre uscite della nuova collana «Dédale» © L'École des Arts Joailliers - Photo Benjamin Chelly; 3. Copertina del L'Isola del tesoro» di Robert Louis Stevenson. © L'École des Arts Joailliers - Photo Benjamin Chelly; 4. Wenzel Hablik, Paesaggio di architetture utopistiche, 1921, Schleswig, Museum für Kunst und Kulturgeschichte, Schloss Gottorf, ©Stiftung Schleswig-Holsteinische Landesmuseen, Schloss Gottorf; 5. Honoré Daumier, L’appassionato di stampe, c. 1860, Parigi, Petit Palais, musée des Beaux-arts de la Ville de Paris, ©Petit Palais - Roger-Viollet
 
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lunedì 21 luglio 2025

«Visitate l’Italia!», a Torino una mostra sulla pubblicità turistica di inizio Novecento

Dalle verdi vette delle Dolomiti alle fascinose rovine archeologiche di Agrigento, dalle grandi spiagge della riviera romagnola alle terrazze fiorite di Amalfi, dalle suggestioni Liberty del lago Maggiore ai paesaggi bucolici dell'Abruzzo, senza dimenticare stazioni termali, città d’arte di antichissima fondazione e borghi pittoreschi con scorci da cartolina: è un viaggio tra le bellezze del nostro Paese quello che propone la mostra «Visitate l’Italia! Promozione e pubblicità turistica 1900-1950», per la curatela di Dario Cimorelli e Giovanni C.F. Villa, allestita fino al 25 agosto a Palazzo Madama – Museo civico d’arte antica di Torino, nella Sala del Senato.

Duecento manifesti provenienti in gran parte dalla ricca collezione del museo Salce di Treviso e dalla Raccolta Achille Bertarelli al Castello sforzesco di Milano, oltre a centinaia di guide, pieghevoli illustrati, oggetti vari e un video con materiali di proprietà dell’Archivio storico Luce di Roma ripercorrono, in un allestimento a firma di Emilio Alberti e Mauro Zocchetta, la storia degli strumenti reclamistici con cui è stata raccontata la vocazione turistica di un territorio ricco di cultura e bellezza paesaggistica come quello italiano - già meta del Grand Tour settecentesco delle élite europee -, tra gli anni, eleganti e gioiosi, della Belle époque a quelli, dinamici e confidenti nel futuro, del boom economico, seguito al secondo conflitto bellico.

Fra i pionieri di questa avventura per immagini, che avrebbe accompagnato la nascita del «turismo di massa» degli anni Sessanta, c’è un artista del Liberty come Leopoldo Metlicovitz (Trieste, 1868 – Ponte Lambro, 1944), pittore attivo nell’ambito milanese delle Officine Grafiche Ricordi e cartellonista per il Teatro alla Scala, che, con il suo stile inconfondibile, fatto di linee sinuose e colori piatti e uniformi, ritrae, tra l’altro, il fascino dei laghi della Lombardia e del Piemonte, con i battelli in navigazione tra onde schiumose e ordinate cornici naturali.

Altro protagonista della prima stagione della cartellonistica turistica italiana, probabilmente inaugurata nel 1893 dalla litografia G. Wenk e figli di Bologna con un manifesto per Fano, è Marcello Dudovich (Trieste, 1878 – Milano, 1962), che, con i suoi cromatismi accesi e con le sue atmosfere sognanti, racconta un’Italia di lussi e ozi, di sport e salute. Dell’illustratore triestino è, per esempio, un manifesto memorabile per la storia di Rimini, quello della stagione balneare 1922, scelto come immagine guida della mostra torinese, che raffigura un improbabile delfino-gambero rosso dall’occhio sornione, che si inarca in una capriola, cavalcato da una ragazza sorridente, vestita con un elegante e castigato costume, i cui capelli ramati, mossi dal vento, vogliono essere una citazione colta del Botticelli e della sua Venere.

Ci sono, poi, in mostra anche i lavori di Adolf Hohenstein (San Pietroburgo, 1854 – Bonn, 1928), Ettore Tito (Castellammare di Stabia, 15 dicembre 1859 – Venezia, 26 giugno 1941), Ettore Ximenes (Palermo, 11 aprile 1855 – Roma, 20 dicembre 1926), Galileo Chini (Firenze, 2 dicembre 1873 – Firenze, 23 agosto 1956) e Leonetto Cappiello (Livorno, 9 aprile 1875 – Cannes, 2 febbraio 1942), autori di interpretazioni raffinatissime e solari, dove città e borghi del nostro Paese non sono solo una destinazione di viaggio, ma anche l’occasione per sperimentare un modo di vivere dai ritmi lenti.

Sono esposti a Torino pure i cartelloni di Mario Borgoni, Giovanni Guerrini,Marcello Nizzoli e Virgilio Retrosi realizzati per conto dell'Enit (Ente nazionale per l’incremento delle industrie turistiche), realtà dipendente dal Ministero dell’Industria, Commercio e Lavoro, nata nel 1919 per iniziativa delle Ferrovie dello Stato, che in quegli anni stavano conoscendo un incredibile potenziamento della rete di viaggio, e del Touring Club italiano, a sua volta fondato nel 1896.
È bene ricordare che, nel corso dei primi nove anni della sua attività, l'Enit realizzò oltre 547mila manifesti, distribuiti in Italia e all’estero; questi materiali svolsero un ruolo chiave nel fissare e consolidare l’identità culturale dei singoli luoghi, combinando elementi visivi e simbolici capaci di impressionare il pubblico.

Accanto a Roma, Pompei e Agrigento, che con le loro antichità erano tappe imprescindibili per il Grand Tour di settecentesca memoria, si trovano lungo il percorso espositivo le vedute di Capri e Ischia disegnate da Mario Puppo (Levanto, 1905 – 1977), due luoghi che attraggono l’alta borghesia americana di inizio Novecento, ma anche manifesti con città d’arte come Milano e Bologna, scorci di lidi marini quali Senigallia e Portofino (qui in una raffinata illustrazione di Agostino Luigi Sacchi) e luoghi dove sperimentare sport acquatici o invernali, sempre con il sorriso sul volto, come suggerisce il bel disegno di Gino Boccasile realizzato nel 1940 per la Valle d’Aosta.

Didascalie delle immagini
1. Marcello Dudovich (1878 – 1962), Rimini. Stagione balneare 1922 (giugno-settembre), 1922. Milano, Propr. Artist. Grafiche Baroni & C., cromolitografia su carta, 139,5x100 cm. Treviso, Museo nazionale Collezione Salce, inv. 04123. ©️ Marcello Dudovich; 2. Gino Boccasile (1901 – 1952), Val d’Aosta. Sport invernali, 1940. Milano, Stabilimento Pezzini, cromolitografia su carta, 99x69 cm. Treviso, Museo nazionale Collezione Salce, inv. 05308; 3. Mario Borgoni (1869 – Napoli 1936), Amalfi, 1927 circa. Napoli, Richter & Company, litografia a colori su carta, 103x65 cm. Milano, Castello Sforzesco, Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli”, inv. Manifesti A 180; 4. Agostino Luigi Sacchi (1867 – 1940), Portofino Kulm. Panorama verso Ponente, 1905 circa. Milano, S.A.I.G.A. Fratelli Armanino, cromolitografia su carta, 100x70 cm. Treviso, Museo nazionale Collezione Salce, inv. 04870  

Informazioni utili
«Visitate l’Italia!». Palazzo Madama, piazza Castello - Torino. Orari: lunedì e da mercoledì a domenica: 10 – 18. Martedì chiuso. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura. Biglietti: intero 12 € | ridotto 10 €. Gratuito per possessori di Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card. Informazioni: palazzomadama@fondazionetorinomusei.it - t. 011 4433501. Sito internet: www.palazzomadamatorino.it. Fino al 25 agosto 2025