ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 13 luglio 2012

A Roma Joan Mirò e il suo grande atelier tra «poesia e luce»

«Perché i frutti crescano si devono tagliare le foglie, e in un determinato momento bisogna anche potare. […] Le cose seguono il loro corso. Diventano grandi, maturano. Si deve fare degli innesti e anche irrigare, come è il caso della lattuga». Più che da uno dei grandi maestri dell'arte del Novecento, queste parole sembrano essere state dette da un esperto di botanica. Eppure era così che ideava Joan Mirò (Barcellona, 1893 – Palma di Maiorca, 1983), coltivando la propria creatività in più «orti» -pittura, incisione, litografia, scultura e ceramica -, come si legge nel volumetto «Lavoro come un giardiniere», apparso in Italia, nel 1964, per i tipi delle celebri e prestigiose Edizioni del Cavallino di Venezia.
Il risultato è un alfabeto espressivo, magico ed evocativo, fatto di segni ritmici e fantastici, di grafismi stilizzati e fanciulleschi, di macchie pure e squillanti, di impronte e abrasioni, che -a dispetto della propria apparente elementarità e spensieratezza- sa parlare di qualcosa che attiene al segreto della vita, sa essere una vera e propria «mappa dello spirito».
Astri, soli, lune, stelle filanti, code d’aquilone, strani personaggi dalle fattezze umane e animalesche, ma anche occhi, teste ed elementi di origine sessuale sono le immagini che, più di sovente, ricorrono in questa, affascinante e incantatrice, narrazione pittorica di uno dei più abili cantori di sogni del secolo scorso, di un’anima dall’evidente «audacia visionaria», per usare le parole di Maurizio Calvesi. Un’anima che regala al suo ‘spettatore’ un universo immaginifico, apparentemente ingenuo e giocoso, privo di riferimenti nel mondo dell’arte contemporanea, cioè estraneo a movimenti pittorici, seppure inserito nell’ambito del Surrealismo e con un occhio rivolto, negli ultimi anni, all’esperienza dell’Action painting e dell’Espressionismo astratto americano.
«L'incontro di fantasia e di controllo, di oculatezza e di generosità, che forse si può considerare una caratteristica della mentalità catalana, può spiegare, in parte almeno, la base fondamentale dell'arte e della personalità» dell’autore del «Muro del Sole» e del «Muro della Luna» per il palazzo dell’Unesco a Parigi, scrive, sagacemente, Gillo Dorfles, per dare ragione di un lavoro unico nel suo genere, di un lavoro costantemente in bilico tra divertissement e metafisica del cuore.
All’insaziabile sperimentalismo dell’artista spagnolo guarda la mostra «Mirò! Poesia e luce», a cura di María Luisa Lax Cacho, che riunisce a Roma, nella cornice rinascimentale del Chiostro del Bramante, un’ottantina di lavori, per lo più inediti, tra cui cinquanta oli di grande formato, realizzati prevalentemente tra il 1956 e il 1983, anni vissuti dall’artista nella casa di campagna sull’isola di Maiorca. Qui, nel paese natale della madre Dolores e della moglie Pilar, Joan Mirò realizza un sogno a lungo agognato: un «grandissimo studio», fatto costruire dall'amico architetto Josep Lluis Sert, dove -per usare le sue stesse parole- «disporre di spazio sufficiente per molte tele», «cimentarsi nella scultura, nella ceramica, nella stampa», e «per quanto possibile, andare oltre la pittura da cavalletto».
Sono anni, questi, in cui l'artista, dopo una pausa di riflessione sul suo lavoro o, come egli stesso la definisce, «una pulizia del cervello», distrugge molti suoi vecchi dipinti e schizzi e, talvolta, vi ridisegna sopra. E’ il caso di una delle tele esposte: un paesaggio del 1908, occultato da Joan Mirò con un giornale, su cui aveva posto la firma e la data del dipinto eseguito, nel 1960, sul retro.
Il libero canto miroiano, un canto da «usignolo della pittura moderna», per usare le parole di Carlo Argan, viene reinventato. E’ questo il momento in cui l’artista, messa da parte la pittura a cavalletto, dipinge a terra, cammina sulle proprie tele, vi lascia l’impronta della propria mano con il colore, vi si stende sopra, sporcandosi «tutto –lo scrive egli stesso nel 1974- di pittura, faccia, capelli». Il pennello sgocciola, il gesto si fa ampio e istintivo, forse brutale.
In alcuni casi le squillanti macchie di blu, rosso, giallo e verde, che rendono riconoscibile a tutti l’arte di Joan Mirò, lasciano spazio a una tavolozza cromatica ridotta al bianco e nero, a una figurazione che evoca la predilezione dell’artista per la calligrafia orientale, conosciuta direttamente nei suoi due viaggi in Giappone (1966 e 1969).
Tra le opere esposte, si potranno ammirare l’olio «Donna nella via» (1973), un intenso «Senza titolo» dallo sfondo blu (1978), i bronzi «Donna» (1966) e «L’equilibrista» (1969), gli schizzi per la decorazione murale della Harkness Commons-Harvard University, lavori tutti provenienti da Palma di Maiorca dove la «Fundació Pilar i Joan Miró» detiene molte opere dell'artista, concesse in via del tutto straordinaria per questa mostra italiana. Una mostra che testimonia come il maestro catalano sia sempre stato fedele al suo stile, incurante delle mode del momento, come sia cresciuto artisticamente fino all’ultimo respiro, senza arenarsi mai. Il cartellone ferroviario che Joan Mirò aveva scovato in un negozio e appeso alla porta del suo studio -lo ricorda Janis Mink- sembrava fatto apposta per lui: «Questo treno non fa fermate».

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Joan Mirò, «Femme dans la rue», 1973. Olio, guazzo e acrilico su tela, 195 x 130 cm. Fundació Pilar i Joan Miró, Mallorca. Foto: © Joan Ramón Bonet & David Bonet /. Cortesía Archivo Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca; [fig. 2] Joan Mirò, «Senza titolo», 1978. Olio su tela, 92 x 73 cm. Fundació Pilar i Joan Miró, Mallorca. Foto: © Joan Ramón Bonet & David Bonet / Cortesía Archivo Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca; [fig. 3] Joan Mirò, «Senza titolo», n.d. Olio, acrilico e carboncino su tela, 162,5 x 131 cm. Fundació Pilar i Joan Miró, Mallorca. Foto: © Joan Ramón Bonet & David Bonet / Cortesía Archivo Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca; [fig. 4] Joan Mirò, «Senza titolo», 1972. Giornale, guazzo, inchiostro, corda, legno e filo metallico, 40 x 13 x 8 cm. Fundació Pilar i Joan Miró, Mallorca. Foto: © Joan Ramón Bonet & David Bonet / Cortesía Archivo Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca; [fig. 5] Joan Mirò, «Senza titolo», n.d. Acrilico su tela, 162,5 x 130,5 cm. Fundació Pilar i Joan Miró, Mallorca. Foto: © Joan Ramón Bonet & David Bonet / Cortesía Archivo Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca


Informazioni utili
Miró! Poesia e luce. Chiostro del Bramante, via della Pace - Roma. Orari: lunedì-venerdì, ore 10.00-20.00; sabato e domenica, ore 10.00-21.00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso: intero € 12,00, ridotto [65 anni compiuti (con documento); ragazzi fino a 18 anni non compiuti; studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento); militari di leva e appartenenti alle forze dell’ordine; portatori di handicap; ex ridotti legge] € 10,00; biglietto famiglia [solo genitori e figli - minimo 3 persone] € 30,00; ridotto gruppi € 10,00, ridotto gruppi scolastici € 5,00; giovedì universitari (promozione estiva per studenti) € 5,00. Catalogo: 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE. Informazioni: tel. 06.68809036 o tel. 06.916508451. Sito internet: www.mostramiro.it o www.chiostrodelbramante.it o www.facebook.com/Miropoesiaeluce. Fino a giovedì 23 agosto 2012.

lunedì 9 luglio 2012

Da Caravaggio a Goya: pittori da set sul grande schermo del teatro Blu di Firenze

Il cinema incontra le suggestioni della pittura. Succede a Firenze, dove Cambiamusica e Hulot&Cortomobile propongono, per tutto il mese di luglio, «L’arte dei pittori raccontata dalla pellicola», rassegna sulla vita, sulle opere e sui sentimenti di undici tra i più grandi artisti di tutti i tempi, da Francisco Goya ad Amedeo Modigliani, da Pablo Picasso a Francis Bacon.
Scenario dell’iniziativa, promossa con la collaborazione e il contributo economico di Publiacqua, società che gestisce il servizio idrico nelle province di Firenze, Prato, Pistoia ed Arezzo, sarà il cinema teatro Blu, all’interno del parco dell’Anconella, già location del festival estivo «Diramazioni».
A tenere a battesimo l’evento, in programma da lunedì 9 a martedì 31 luglio, sarà la proiezione del film «Caravaggio» (Gran Bretagna, 1986) di Derek Jarman, che racconta, con importanti licenze poetiche e particolari volutamente anacronistici, la vita, avventurosa e vagabonda, del pittore lombardo, tra risse, ferimenti, omicidi, torbidi rapporti con i potenti della Chiesa e i bassifondi. La pellicola, che focalizza l’attenzione anche sul triangolo amoroso con Ranuccio Tomassoni e con l'amante di lui, Lena, si sofferma, inoltre, sull'impiego da parte dell'artista di gente di strada, ubriachi e prostitute, come modelli per i suoi lavori intensi, generalmente religiosi, raccontando ciò attraverso dei veri e propri quadri viventi, come avviene, per esempio, con «La deposizione» (1602-1604), conservata presso la Pinacoteca Vaticana.
Martedì 10 luglio salirà, invece, sotto l’occhio di bue il pittore irlandese Francis Bacon attraverso il film «Love is the Devil» (Gran Bretagna, 1998), diretto da John Maybury e teso a rievocare i sette anni del rapporto sadomasochistico tra l'artista e il suo amante e modello, George Dyer, morto per una dose fatale di barbiturici ed alcol, durante l’inaugurazione della grande mostra baconiana, al Grand Palais di Parigi, dell’ottobre 1971.
Il giorno successivo, mercoledì 11 luglio, verrà celebrato il genio di Basquiat, meglio noto come «American Graffiti», nel film (Usa, 1996) diretto da Julian Schnabel, con David Bowie nei panni di Andy Warhol.
La rassegna proseguirà, quindi, con un omaggio ad Amedeo Modigliani, la cui vita maledetta e il cui amore con la diciannovenne Jeanne Hébuterne verranno ripercorsi, nella serata di lunedì 16 luglio, attraverso il film «I colori dell’anima» (Gran Bretagna, 2005) di Mick Davis. Toccherà, poi, alla proiezione di «Surviving Picasso» (Gran Bretagna, 1996), pellicola diretta da James Ivory e ispirata al libro «Picasso: creator and destroyer» di Arianna Stassinopoulos Huffington, che narra la vita dell'artista, interpretato da Anthony Hopkins, da un punto di vista diverso da quello dei libri d'arte: la  quotidianità, i sentimenti e gli amori sono, infatti, esposti tramite la narrazione fuori campo di Françoise Gilot, sua amante, dalla quale il pittore ebbe due figli. Mercoledì 18 luglio si terrà, invece, una serata dedicata al maestro dell’action painting, Jackson Pollock, attraverso il film girato da Ed Harris (Usa, 2000).
La rassegna proseguirà la settimana successiva, nella serata di lunedì 23 luglio, con «Brama di vivere» (1956), una pellicola di Vincente Minnelli, ispirata all’omonimo romanzo di Irving Stone, che racconta di quando Vincent Van Gogh, giovane predicatore, con una forte passione per l'arte ed il disegno, venne mandato ad officiare tra i minatori della regione belga del Borinage, luogo nel quale, vivendo le difficoltà di queste persone, scoprì la propria definitiva passione per la pittura. Spazio, quindi, all’unico omaggio al femminile della rassegna: martedì 24 luglio verrà proiettato il film «Frida» (Usa, 2002) di Julie Taymor, sulla vita di Frida Kahlo; a seguire, mercoledì 25 luglio, si terrà la presentazione di una vera e propria rarità: l’introvabile sceneggiato televisivo su Antonio Ligabue, diretto nel 1977 da Salvatore Nocita per la Rai, nel cui cast figurano Flavio Bucci, Pamela Villoresi e Renzo Palmer.
Un altro piccolo capolavoro sarà sotto i riflettori del cinema teatro Blu lunedì 30 luglio, quando si terrà la proiezione del film «Klimt» (Sa, 2006) di Raul Ruiz, presentato, nel 2006, al Festival di Berlino e al Torino Film Festival, nel quale vengono raccontati i successi di Gustav Klimt, gli incontri presso i caffè di Vienna, i dibattiti accesi sugli stili dell'arte. Nella trama si rende anche visibile l'erotismo contenuto nelle tele del pittore, gli istanti di creazione e il rapporto con le donne, sino al momento della sua fine assistito da un'infermiera e dall'amico Schiele.
A chiudere la rassegna sarà, invece, la raffinata pellicola «Goya» (Spagna, 1999), diretta da Carlos Saura e con la stupenda fotografia del maestro Vittorio Storaro.
Prima di tutte le proiezioni, che avranno inizio alle 21.30 e saranno a ingresso libero e gratuito, verrà mostrato il video di Publiacqua per la campagna «Acqua, usiamola bene», realizzata in collaborazione con la Regione Toscana, che vede Paolo Handel vestire i panni di Leonardo da Vinci e invitare il pubblico al risparmio di uno dei nostri beni più preziosi, l’acqua appunto.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Locandina del film «Caravaggio» di Derek Jarman (Gran Bretagna, 1986); [fig. 2] Una scena del film «Caravaggio» di Derek Jarman (Gran Bretagna, 1986), incentrata sul quadro con «La deposizione» (1602-1604), conservata presso la Pinacoteca Vaticana; [fig. 3] Locandina del film «Modigliani» di Mick Davis (Gran Bretagna, 2005); [fig. 4] Locandina del film «Goya» di Carlos Saura (Spagna, 1999); [fig. 5] locandina della campagna «Acqua, usiamola bene», realizzata da Publiacqua, in collaborazione con la Regione Toscana. Nell’immagine: Paolo Handel interpreta Leonardo da Vinci

Informazioni utili
L’arte dei pittori raccontata dalla pellicola. Parco dell’Anconella - Teatro Blu, via di Villamagna, 39/B – Firenze. Programma: www.cambiamusicafirenze.blogspot.com. Orari: ore 21.30. Ingresso libero e gratuito. Informazioni: Francesco Azzini, cell. 333.4383513 o Luca Longo, cell. 338.9180725. Da lunedì 9 a martedì 31 luglio 2012.

venerdì 6 luglio 2012

Toscana, la Madonna di Pio II in mostra per il Giubileo pientino

Al Museo diocesano di Pienza proseguono i festeggiamenti per il Giubileo pientino, indetto da papa Benedetto XVI per ricordare i cinquecentocinquanta anni dalla dedicazione della cattedrale, gioiello rinascimentale della città consacrato il 29 agosto 1462. Dopo il restauro del prezioso piviale di papa Pio II, ritornato lo scorso maggio accanto a opere preziose come la raffinata «Madonna con bambino» di Pietro Lorenzetti e uno splendido «Crocifisso» di Segna di Bonaventura, il museo diretto da Gabriele Fattorini accoglie, nell’estate del 2012, uno squisito rilievo in marmo: una «Madonna col Bambino e angeli», commissionata dallo stesso Pio II.
L’opera, destinata alla cattedrale di Montepulciano e ora conservata al Museo civico Pinacoteca «Crociani», fu eseguita da un elegante scultore quattrocentesco che la storiografia artistica, in assenza di una sicura identità anagrafica, ha ribattezzato con l’appellativo di «Maestro di Pio II», dal momento che la sua mano, insieme con quella di Paolo Romano, è riconoscibile nel colossale Monumento sepolcrale di papa Enea Silvio Piccolomini, oggi in Sant’Andrea della Valle a Roma.
Verosimilmente di origine toscana, l’artista dovette giungere nella Città eterna al seguito di Mino da Fiesole, ottenendo un buon successo, particolarmente nella cerchia piccolominea. Tra le opere a lui attribuite si segnala, per esempio, l’arca destinata a contenere, in Santa Maria sopra Minerva, il corpo di Santa Caterina da Siena, canonizzata proprio da Pio II. I lavori eseguiti da questo scultore testimoniano efficacemente l’interesse per la prospettiva e per l’antico della generazione che precedette l’affermazione romana di Andrea Bregno. Un interesse, questo, che si evince anche dal rilievo esposto al Museo diocesano di Pienza: un’ordinata architettura prospettica accoglie, infatti, al suo interno la Madonna seduta in trono, nell’atto di fare il solletico al Figlio che si erge sulle sue ginocchia, mentre quattro angeli osservano la scena.
Nella cornice inferiore è visibile lo stemma di papa Enea Silvio Piccolomini e ciò ha fatto supporre che l’opera dovesse essere originariamente destinata a Pienza, nel cui Museo diocesano è presente una sezione dei doni elargiti da Pio II alla ‘sua’ Cattedrale: dal famosissimo piviale gotico in opus anglicanum raffigurante le «Storie di Maria Vergine e delle sante Caterina d’Alessandria e Margherita d’Antiochia» alla trecentesca croce bizantina di San Sava, dalle insegne del vescovo (il pastorale, la mitria) agli elementi del corredo liturgico (il secchiello, il turibolo, la navicella, la pace).
In contemporanea, sempre in occasione del Giubileo pientino, la città ospiterà la mostra «De reditu Il ritorno: Libri e manoscritti fra ‘400 e ‘500 di Pio II a Pienza», promossa dall’amministrazione comunale, con l’Accademia senese degli Intronati, la Società bibliografica Toscana e la Società esecutori pie disposizioni, presso la cripta della cattedrale. Preziosi volumi provenienti dalla biblioteca conservata nel palazzo Piccolomini di Pienza, passato alla Società esecutori pie disposizioni per lascito testamentario dell’ultimo dei Piccolomini della Triana, il conte Silvio (del quale ricorre, quest’anno, il cinquantesimo della morte), dialogano, in questa esposizione, con testi conservati nella Biblioteca comunale degli Intronati di Siena ed edizioni possedute dalla Biblioteca civica «Attilio Hortis» di Trieste. Libri che raccontano le letture di un uomo che costruì a Pienza la sua città ideale.

Vedi anche
Nuovo allestimento per il piviale di Pio II
Fa tappa anche a Pienza l’«ArcheoFest 2012»

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Maestro di Pio II, «Madonna col Bambino e angeli». Montepulciano, Museo civico Pinacoteca «Crociani»; [fig. 2] Locandina della mostra «De reditu Il ritorno: Libri e manoscritti fra ‘400 e ‘500 di Pio II a Pienza», in corso a Pienza, nella cripta della cattedrale. 

Informazioni utili
La Madonna di Pio II. Museo diocesano, corso Il Rossellino, 30 - Pienza (Siena). Orari: sabato e domenica, ore 10.00-13.00 e ore 15.00-18.00; chiuso il martedì (non festivo). Ingresso: intero € 4,10, ridotto (bambini sotto 12 anni, gruppi di almeno 20 persone, soci Touring Club Italia, oltre 65 anni) € 2,60. Informazioni: tel. 0578.749905. Fino al 30 settembre 2012.

De reditu Il ritorno: Libri e manoscritti fra ‘400 e ‘500 di Pio II a Pienza. Cripta della Cattedrale – Pienza (Siena). Ingresso libero. Informazioni: telefono: 0578.749905. Catalogo: disponibile in mostra. Fino all’8 settembre 2012. 



mercoledì 4 luglio 2012

Venezia, restaurati gli appartamenti della principessa Sissi

Chi non ricorda l’ultima, emozionante, scena del film «Sissi, il destino di un’imperatrice», nel quale Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, la duchessa di Baviera interpretata dall’affascinante attrice viennese Romy Schneider, fa il suo ingresso in piazza San Marco, al braccio del marito «Franzi», il giovane e attraente imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria?
Quello ricordato dall'edulcorata pellicola, che il regista austriaco Ernst Marischka girò nel 1958, fu il primo soggiorno della principessa Sissi e del consorte a Venezia, città passata sotto il dominio asburgico, dopo la caduta di Napoleone, nel 1816.
La coppia più discussa del momento entrò in Laguna il 25 novembre 1856, dopo essere salpata con il vapore «Elisabetta» dal porto di Trieste, e lì vi rimase per trentotto giorni, fino al 3 gennaio 1857, quando riprese il viaggio tra le province italiane assoggettate al regime degli Asburgo. L’accoglienza non fu delle migliori, nonostante manifesti affissi tra le calli veneziane cercassero di addolcirne l’arrivo e a dispetto dell’enfatico resoconto che il giornalista Francesco Beltrame, già consigliere del Governo rivoluzionario del 1848, pubblicò su un giornale locale: «Da lungo tempo Venezia ardentemente bramava di tributare in modo solenne l’omaggio alla sua fedeltà ed esultanza al magnanimo Sire, sul cui sacro capo ripesano i destini di trent’otto milioni di sudditi, ed all’eccelsa Donna, chiamata da Dio a lenirgli le cure dello Stato e a spargergli di fiori il sentiero della vita ed a santificare il trono, coll’esercizio della più bella virtù, il doppio impero della grazia e bellezza».
Anche la storia dell’applauso festante all’imperatrice, dopo l’abbraccio commosso con la figlia sul tappeto rosso di piazza San Marco, è pura leggenda filmica. In quell’inverno del 1856, la principessa Sissi fu, infatti, oggetto di numerose contestazioni ed entrò nel cuore dei veneziani solo più tardi, quando l’imperatore Francesco Giuseppe emanò, si dice proprio dietro suo consiglio, editti di clemenza e si impegnò in una riforma dell’amministrazione pubblica.
Una prova, questa, di quel carattere liberale e attento al prossimo che, insieme con la bellezza selvaggia e l’avversione per la ferrea etichetta della cortese viennese, fecero entrare l’imperatrice d’Austria nel mito. Un mito che la città lagunare, con i suoi teatri e le sue case nobiliari, ebbe modo di ospitare, in maniera ufficiale, almeno altre due volte: per sette mesi, tra l’ottobre 1861 e il maggio 1862, di ritorno da Corfù e a causa di un terribile dolore alla caviglia, e nell’aprile 1895, in occasione della prima Biennale d’arte di Venezia, quando l’imperatrice –lo documenta chiaramente la copertina del settimanale «La Tribuna illustrata della Domenica», uscito in quei giorni- andò a rendere omaggio al re d’Italia, Umberto I.
Ad accogliere Sissi, la più amata «regina di cuori» dell’Ottocento, nei suoi due primi soggiorni veneziani furono nove stanze degli appartamenti imperiali d’Austria del Palazzo reale di Venezia, oggi di proprietà del Demanio e in concessione d’uso al Comune, ubicati presso l’ala napoleonica delle Procuratie nuove in piazza San Marco. Questi sfarzosi locali -che ospitarono anche il generale francese Eugenio di Beauharnais e, dal 1866, la famiglia Savoia- saranno nuovamente visibili al pubblicoda martedì 10 luglio 2012, dopo un impegnativo lavoro di restauro, promosso dal Comité Français pour la Sauvegarde de Venise e realizzato sotto l’egida della Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto e con il coordinamento della Fondazione Musei civici di Venezia. Bisognerà, invece, attendere ancora del tempo per vedere il ritorno a nuovo splendore delle altre quattordici sale della dimora, quelle che accolsero Francesco Giuseppe I d’Austria.
Un tesoro perduto ritorna, dunque, in parte a rispecchiarsi nelle acque del bacino di San Marco, in quella parte del Museo Correr, che s’affaccia sui Giardini Reali, fatti realizzare in epoca napoleonica, così come tutta l’ala nella quale si trovano le stanze di Sissi: dalla sala delle udienze allo studiolo, dalla camera da letto al delizioso boudoir, alla stanza da toilette.
Per il primo ingresso dell’imperatrice e del marito in Laguna, quello del 1856, i lavori di risistemazione delle stanze, già in parte rimaneggiate negli anni Trenta per la visita di Ferdinando I, iniziarono due anni prima con l’istituzione di una commissione che sovrintese all’acquisto degli arredi, commissionati ad importanti artigiani locali, ma anche a maestranze di Milano e Vienna.
Gli appartamenti furono oggetto anche di interventi decorativi: ovunque apparvero ghirlande e motivi capricciosi, formati dall'intreccio di stucchi bianchi e ornati in colo o in oro, e fiori policromi, tra i quali mughetti e fiordalisi; mentre, le aquile, già esistenti e simbolo del potere napoleonico, furono usate per sostenere gli stemmi dei regni di Austria e di Baviera.
Nuovi lavori di ammodernamento furono realizzati in occasione della seconda visita di Sissi, nel 1861, stando a quanto scrive lo studioso Emmanuele Cicogna nei suoi «Diari»: «Far e disfar se tutto un far».
Il restauro, iniziato nel 2009, ha fatto riemergere tutte e due queste opere: gli stucchi dorati, i decori di Giuseppe Borsato, gli ornati di Giovanni Rossi per la stanza da toilette, che ha soffitti in finissimo marmorino con l’inclusione di microcristalli brillanti e che, nel medaglione centrale, reca una raffigurazione de «La Dea protettrice della Arti», il cui volto richiama con evidenza i tratti della bella sovrana asburgica; sulla parete è, invece, dipinta «La toletta di Venere».
Le sale cambiano a seconda dell’ora del giorno, non solo per l’effetto della luce sugli stucchi e sulle decorazioni, ma anche per la stupenda tappezzeria color rosso-oro e blu-beige (di questa raffinata tonalità sono le pareti della camera da letto di Sissi), realizzata e donata dalla ditta veneziana Rubelli sul modello di quella antica.
L'arredamento è stato ricostruito in base agli elementi segnati nell’inventario, custodito negli archivi. Alcuni pezzi sono originali, come le sontuose poltrone dorate con velluti del ’700; altri, invece, ne copiano il modello. Tra tutti questi arredi, appare assolutamente d'eccezione il letto da riposo del vicerè d’Italia, Eugenio di Beauharnais, in puro stile Impero.
Venezia riscopre, così, un pezzo della sua storia e celebra il mito di una donna che incantò il mondo, riportando al pieno splendore un eccezionale edificio, in cui stile Impero e Biedermeier si integrano in un unicum affascinante, magniloquente e intimo al tempo stesso.

Didascalie delle immagini
[figg. 1 e 2] Stanza delle udienze dell’imperatrice Sissi. Venezia, Museo Correr; [fig. 3] Studiolo dell’imperatrice Sissi. Venezia, Museo Correr; [fig. 4] Boudoir dell’imperatrice Sissi. Venezia, Museo Correr; [fig. 5] Camera da letto dell’imperatrice Sissi. Venezia, Museo Correr; [fig. 6] Boudoir dell’imperatrice; Decoratore Giovanni Rossi, 1854. Particolare con stemmi dei regni d’Austria e Baviera.Venezia, Museo Correr; [fig. 7] Sala dei pranzi settimanali. Decoratore Giuseppe Borsato, 1836. Venezia, Museo Correr

Informazioni utili
Le stanze di Sissi. Museo Correr, San Marco, 52 –Venezia. Orari: dal 1° aprile al 31 ottobre, ore 10.00–19.00 (biglietteria, ore 10.00–18.00); dal 1° novembre al 31 marzo, ore 10.00–17.00 (biglietteria, ore 10.00 – 16.00), chiuso il 25 dicembre e 1° gennaio. Ingresso: intero € 16,00, ridotto € 8,00 (ragazzi da 6 a 14 anni; studenti dai 15 ai 25 anni; accompagnatori di gruppi di ragazzi o studenti; cittadini ultra-sessantacinquenni; personale del ministero per i Beni e le Attività culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci Fai); gratuito per residenti e nati nel Comune di Venezia e membri Icom; bambini da 0 a 5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici che accompagnino gruppi; offerta scuola: € 5,50; offerta famiglia: un biglietto intero e gli altri ridotti; Museum pass (valido per più musei veneziani): intero € 20,00, ridotto € 14,00; offerta scuola € 10,00 a persona. Informazioni: tel. 041.2405211, fax 041.5200935, e-mail: info@fmcvenezia.it. Sito internet:http://www.visitmuve.it/. Da martedì 10 luglio 2012. 

lunedì 2 luglio 2012

«ArcheoFest 2012», l’archeologica incontra la contemporaneità

La storia dialoga con la contemporaneità. L’archeologia incontra il genio metafisico di Giorgio De Chirico e le «suggestioni d’antico» di Ivan Theimer. Accade ad «ArcheoFest 2012», manifestazione nata da un’idea della Fondazione Monte dei Paschi e di Vernice progetti culturali, che si sono avvalsi per la sua realizzazione del supporto scientifico della Fondazione Musei Senesi.
Da venerdì 6 a sabato 21 luglio mostre temporanee, convegni, spettacoli teatrali, laboratori educativi, percorsi a piedi e molte altre iniziative legate alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio archeologico della val di Chiana avranno per scenario la provincia di Siena e, più precisamente, i centri Chianciano Terme, Chiusi, Sarteano, Montepulciano, Cetona, Pienza e San Casciano dei Bagni.
A inaugurare il festival, giunto alla sua seconda edizione e proposto in contemporanea con la rassegna toscana «Notti dell’archeologia», sarà la vernice della mostra «De Chirico. Il ventre dell’archeologo», un dialogo tra i capolavori del padre della pittura metafisica e vasi e canopi antichi, in programma dall’8 luglio al 30 settembre, presso il Museo civico archeologico e delle acque di Chianciano Terme. In queste stesse stanze si terrà anche la rassegna «Splendori. Capolavori dal Museo archeologico di Firenze»; mentre per vedere l’altro suggestivo dialogo antico-contemporaneo in programma ad «ArcheoFest 2012» bisognerà recarsi a Sarteano, dove, sempre dall’8 luglio al 30 settembre, si terrà la mostra «Ivan Theimer. Suggestioni d’antico».
Il cartellone espositivo della manifestazione senese non termina, però, qui. A Cetona, per l’intera estate, sarà allestita la rassegna «Dall’acqua alla terra. Balene e orche fossili in val di Chiana»; mentre a Chiusi si terrà l'esposizione «Ori e gemme del Museo archeologico nazionale» e ritornerà in mostra, ma solo virtualmente (grazie a una riproduzione 3D), il vaso François, reperto esposto presso il Museo archeologico nazionale di Firenze.
Completano il cartellone la mostra «Tular - Tolle. Testimonianze etrusche tra val di Chiana e val d’Orcia», che racconterà, negli spazi del conservatorio «san Carlo Borromeo» di Pienza, la genesi e la storia della più grande necropoli dell’Etruria settentrionale, e la rassegna «Una porta sull’aldilà. Dal mondo egizio agli etruschi», che esporrà, a Montepulciano, l’imponente porta in travertino acquisita di recente dal Museo civico Pinacoteca «Crociani», testimonianza della misteriosa ideologia funeraria del mondo antico.
All’interno della rassegna senese ci sarà spazio anche per l’approfondimento. Il Teatro comunale di Chiusi farà da scenario, nella giornata di giovedì 12 luglio, dalle ore 17.30 alle ore 19.30, a un pomeriggio di studi sulla storia degli scavi che hanno riportato alla luce il vaso François. Il giorno successivo, venerdì 13 luglio, alle ore 17, si terrà, invece, la presentazione dei ritrovamenti della necropoli di Balena a San Casciano dei Bagni. Mentre a Chianciano Terme, negli spazi del Parco termale Acqua santa, si terrà, da venerdì 13 a domenica 15 luglio, l’iniziativa «Mediterraneo: archeologia tra crisi e conflitti», occasione di confronto e di approfondimento sulle ripercussioni che i violenti cambiamenti degli ultimi anni hanno avuto sull’archeologia e sul patrimonio archeologico del Mediterraneo, per capire meglio cosa stia accadendo in Europa, nord Africa e vicino Oriente, grazie alle testimonianze dirette di direttori dei musei, archeologi attivi sul campo, docenti universitari e ricercatori, funzionari dei ministeri e delle organizzazioni internazionali, ma anche giornalisti, divulgatori e opinionisti. Sempre a Chianciano Terme, nel pomeriggio di sabato 21 luglio, si terrà la presentazione del libro «Una sola moltitudine. Saggio sull’identità italiana» (Rubbettino, 2012) di Michele Rossi, alla quale prenderà parte Marino Biondi, docente di Storia della critica e della storiografi¬a letteraria dell’Università degli studi di Firenze. Altra presentazione libraria si terrà a Cetona, nella serata del 31 luglio, quando Alessandra Minetti racconterà la genesi e i contenuti del suo volume «La necropoli delle Pianacce nel Museo civico archeologico di Sarteano». Mentre a Trequanda, venerdì 13 luglio, alle ore 17.00, si terrà la conferenza «Trequanda nell’antichità: Dagli etruschi alla grotta del romito», con annessa visita guidata alla raccolta archeologica della collezione Pallavicini.
Completano l’offerta culturale di «ArcheoFest 2012» eventi come la presentazione del video «Cosa es lo humano?» di Franca Marini (in programma sabato 14 luglio, al Museo civico per la preistoria del Monte Cetona) o lo spettacolo «Un piccolo flauto magico», opera buffa da camera scritta e musicata da Luigi Maio, che vedrà in scena, nella suggestiva cornice del lago di Chiusi (sempre nella serata di sabato 14 luglio), il trio strumentale Hyperion Ensemble.
L’iniziativa prevede, infine, laboratori didattici per adulti e bambini (questi appuntamenti si terranno al parco di Cetona nelle giornate del 10 e del 17 luglio, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19), aperture straordinarie dei musei con viste guidate gratuite, comprese nel biglietto (sarà, tra l’altro, visibile la Tomba della Quadriga Infernale, a Sarteano) e percorsi a piedi nelle zone di Chiusi e Chianciano, come la visita alle grotte del Monte Cetona e gli itinerari del trekking archeologico sul percorso delle acque.
E’, dunque, un percorso a 360° gradi nel mondo dell’archeologia quello che propone la seconda occasione di «ArcheoFest 2012», ottima occasione anche per una gita culturale nelle Terre di Siena.

Didascalie delle immagini
[figg. 1 e 2] Particolare di un affresco della Tomba della Quadriga Infernale, a Sarteano; [fig. 3] Opera di Ivan Theimer; [fig. 4] Giorgio De Chirico,«Archeologi», scultura in bronzo patinato. Informazioni utili «ArcheoFest 2012». Sedi varie - provincia di Siena (Toscana). Informazioni: Museo civico archeologico delle acque di Chianciano Terme, tel. 0578.30471 o museoetrusco@libero.it; Fondazione Musei Senesi, tel. 0577 530164 o info@museisenesi.org; Vernice Progetti Culturali, tel. 0577.226406 o info@verniceprogetti.it. Sito internet: www.museisenesi.org. Dal 6 al 21 luglio 2012.

Calendario mostre 
«De Chirico. Il ventre dell’archeologo» e «Splendori - Capolavori dal museo archeologico di Firenze». Museo Civico Archeologico, viale Dante, 80 - Chianciano Terme. Orari: martedì-domenica 10.00-13.00 e 16.00-19.00. Informazioni: tel. 0577.530164 o tel. 0578.30471. Dall’8 luglio al 30 settembre 2012.
«Dall’acqua alla terra. Balene e orche fossili in Val di Chiana». Museo civico archeologico per la preistoria del Monte Cetona, via Roma, 37 – Cetona. Orari: martedì-domenica 10.00-13.00 e 16.00-19.00. Informazioni: tel. 0577.530164 o tel. 0578.237632. Dal 7 luglio al 30 settembre 2012.
«Il vaso François» e «Ori e gemme del Museo archeologico nazionale di Chiusi». Museo nazionale Etrusco, via Porsenna, 43 – Chiusi. Orari: 9.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.30). Informazioni: tel. 0577.530164 o tel. 0578.20177. Dall’8 luglio al 30 settembre 2012.
«Ivan Theimer. Suggestioni d’antico». Museo civico archeologico, via Roma, 24 – Sarteano. Orari: martedì-domenica ore 10.30-12.30 e ore 16.00-19.00. Informazioni: tel. 0577.530164 o tel. 0578.269261. Dall’8 luglio al 30 settembre 2012.
«Tular - Tolle. Testimonianze etrusche tra Val di Chiana e Val d’Orcia». Conservatorio S. Carlo Borromeo, via San Carlo, 2 – Pienza. Informazioni: tel. 0577.530164. Dal 14 luglio al 30 settembre 2012.
«Una porta sull’aldilà. Dal mondo egizio agli etruschi». Museo civico Pinacoteca Crociani, via Ricci, 10 – Montepulciano Orario: martedì-domenica, ore 10.00-13.00 e ore 15.00-18.00; agosto: ore 10.00-18.00. Informazioni: tel. 0577.530164 o tel. 0578.717300. Dal 9 luglio al 30 settembre 2012.