
Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, ha lasciato pagine illuminanti sulla crisi di valori dell’uomo contemporaneo e sulle inquietudini che animano la sua mente, ma ha anche esercitato un’indiscussa azione di rinnovamento del racconto drammaturgico e della prassi scenica.
«Per la via dell’umorismo, cioè del riso che nasconde una pena profonda, nonché dell’analisi interiore del personaggio» -spiega Enzo Lauretta, presidente del Centro nazionale studi pirandelliani di Agrigento- Pirandello ha, di fatto, innovato la vecchia e stanca scena ottocentesca», dove erano dominanti l’enfasi declamatoria dell’attore e gli intrecci leggeri e mondani di tradizione francese, proponendo un «teatro di idee». Un teatro che pone problemi, che fa

L’apice di questo nuovo modo di intendere la scrittura e la rappresentazione scenica è raggiunto dalla trilogia del «teatro nel teatro», della quale fanno parte i Sei personaggi in cerca d'autore (1921/1925), Ciascuno a modo suo (1924) e Questa sera si recita a soggetto (1928-1929). Non meno importante per capire la novità portate dallo scrittore agrigentino nel mondo teatrale è il dramma incompiuto I giganti della montagna (1933), nel quale è racchiuso il senso di inconciliabilità tra il mondo e l’arte. Luigi Pirandello

«Nell’angoscia esistenziale, -spiega Stefano Milioto, consigliere delegato del Centro nazionale studi pirandelliani di Agrigento- Pirandello anticipa Jean-Paul Sartre e Albert Camus; nella disintegrazione della personalità e dell’emarginazione dell’uomo, Samuel Beckett; nel conflitto della parola, teoria, concetti e opinioni correnti, Eugène Ionesco; nel contrasto verità-illusione, Eugene O’ Neil e, più tardi, Harold Pinter ed Edward Albee; negli esperimenti teatrali, diversi drammaturghi sperimentali, inclusi Thornton Wilder e Jack Gelbert; nell’uso dell’interscambio fra attori e personaggi, Jean Anouilh; nella visione del contrasto maschera pubblica e vita privata, Jean Giraudoux; nella concezione dell’uomo come individuo teatrale, Jean Genet».
Tutte queste significative influenze, che hanno portato la critica a definir

Il convegno, del quale le edizioni Metauro di Pesaro hanno già pubblicato gli atti, permetterà di analizzare come e quanto il teatro internazionale si sia nutrito della «linfa pirandelliana» attraverso un percorso per exempla, che spazierà dai rapporti col Futurismo a quelli con autori italiani come Ugo Betti, Rosso di San Secondo, Eduardo De Filippo, Anton Giulio Bragaglia, Pier Paolo Pasolini e Giovanni Testori, passando per l’analisi delle influenze nei Paesi stranieri: in Gran Bretagna con Harold Pinter, negli Stati Uniti con il Living Theatre, in Polonia con Witold Gombrowicz. Tra i relatori che saliranno in cattedra, si segnalano, tra l’altro, le presenze di Roberto Alonge (docente di Teatro

Tutte le serate del convegno (nel quale sono previste anche visite guidate alla Casa natale di Pirandello e alla Valle dei Templi) verranno chiuse da momenti di spettacolo. Lunedì 6 dicembre, il Teatro della Fede di Grottaglie presenterà Le favole dei «Giganti», per la regia di Alfredo Traversa. Martedì 7 sarà possibile assistere all’VIII Rassegna internazionale del cortometraggio e all’azione scenica Il volto e l’anima del gruppo teatrale del Liceo

Ancora una volta, dunque, Agrigento si appresta a ospitare un importante evento culturale teso a tenere aggiornata la critica sull’opera di Luigi Pirandello, promuovendo nuove letture e analisi. Un lavoro, questo, che il Centro nazionale studi pirandelliani non smette mai di fare durante tutto l’anno, organizzando anche incontri in altre città italiane e lavorando alacremente a contatto con le scuole secondarie di secondo grado di tutta Italia. Prova ne è il fatto che si sta già pensando al convegno in cantiere per il dicembre 2011, dal titolo Quel che il cinema deve a Pirandello, coinvolgendo i giovanissimi nella realizzazione di tesine e cortometraggi.
Didascalie immagini
[fig. 1] Luigi Pirandello in chiave pop; [fig. 2] Veduta del Palacongressi di Agrigento, durante un Convegno internazionale di studi pirandelliani; [fig. 3] Enzo Lauretta, presidente del Centro nazionale studi pirandelliani di Agrigento. Foto: Silvia Consolmagno; [fig. 4] Stefano Milioto, consigliere delegato del Centro nazionale studi pirandelliani di Agrigento; [fig. 5] Una scena dello spettacolo Sogno, ma forse no, presentato dal teatro Sociale di Busto Arsizio al 45° Convegno internazionale di studi pirandelliani (dicembre 2008); [fig. 6] Una scena dello spettacolo Cecè, presentato dal teatro Sociale di Busto Arsizio al 46° Convegno internazionale di studi pirandelliani (dicembre 2009).
Informazioni
Quel che il teatro deve a Luigi Pirandello. Palacongressi, viale Leonardo Sciascia – Villaggio Mosè / Agrigento. Dal 5 all'8 dicembre 2010. Informazioni: Centro nazionale di studi pirandelliani, vicolo Santa Lucia, 1 - Agrigento, tel. 0922.29052. Sito internet: www.cnsp.it.
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