ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 14 ottobre 2020

Si apre con la «Sacra conversazione» di Lotto il ciclo espositivo «Un capolavoro per Venezia»

È Lorenzo Lotto (Venezia, circa 1480 – Loreto, circa 1556), con il suo colorismo raffinato e le sue composizioni di intensa introspezi0ne psicologica, a tenere a battesimo l’iniziativa «Un capolavoro per Venezia», progetto espositivo delle Gallerie dell'Accademia, realizzato con Intesa Sanpaolo in qualità di main partner, che, in tempi di emergenza sanitaria, rivoluziona il concetto tradizionale di mostra e offre ai visitatori nuovi spunti di lettura e di conoscenza. Fino al 21 febbraio il museo lagunare ospiterà la «Sacra conversazione con i santi Caterina e Tommaso» (1526-28), opera realizzata dall’artista veneto nel biennio 1526-1528 e proveniente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Si apre così il ciclo di appuntamenti che, nei prossimi mesi, vedrà esposte nelle sale delle Galleria dell’Accademia alcune opere di qualità straordinaria del Rinascimento veneto, provenienti dai maggiori musei internazionali. Si tratta di prestiti eccezionali, di dipinti che solo in rare occasioni hanno lasciato la propria sede espositiva d'origine.
Il progetto nasce con l'intento di riaffermare quel respiro internazionale e quella propensione al dialogo, che da sempre contraddistingue la dimensione sociale e culturale di Venezia, in un periodo in cui la città è stata fortemente colpita, dal punto di vista dei visitatori stranieri, a causa prima dell'acqua alta del 12 novembre 2019 e poi della pandemia mondiale di Covid-19.
I dipinti esposti si ricollegano alla tradizione pittorica rinascimentale veneta e s'inseriscono perfettamente all'interno del contesto museale delle Gallerie dell’Accademia, intessendo una trama di dialoghi, rimandi e confronti con le opere della collezione permanente e con la città lagunare.
La «Sacra conversazione» dialogherà, per esempio, con lo splendido «Ritratto di giovane gentiluomo», sempre di Lotto, appartenente al museo, che rappresenta probabilmente uno dei capolavori assoluti dell'intera produzione del pittore veneziano.
Il primo riferimento al dipinto del Kunsthistorisches Museum risale al 1660, quando lo scrittore, pittore e incisore Marco Boschini (Venezia, 1602 – 1681) lo cita, già a Vienna nelle collezioni imperiali, nella sua «Carta del Navegar Pitoresco», definendolo «un precioso quadro ch’è un vero razo de splendor […]».
La tela, realizzata con ogni probabilità per la devozione privata, è animata da una profonda armonia e raffigura la Madonna, in un soleggiato pomeriggio estivo, seduta sull’erba, mentre sostiene il bambino appoggiato a un ceppo. «L’abito azzurro, ampiamente drappeggiato a formare idealmente una struttura piramidale, sottolinea -raccontano dalle Gallerie dell’Accademia- la solennità del personaggio. A un nastro posto intorno al collo sono legati dei fogli ripiegati con caratteri vergati a mano, illeggibili, interpretati come testi sacri o preghiere. Alle spalle della Madonna, la quercia, che sostituisce il tendaggio della tradizione quattrocentesca, proietta sulle figure ombre irregolari stupendamente naturali. Santa Caterina in un abito di prezioso tessuto verde e mantello rosso, con al fianco la ruota della tortura, è inginocchiata a sinistra di Maria e regge un libro in mano. Al suo fianco San Tommaso tiene appoggiata alla spalla la lancia che trafisse il costato del Cristo. Dalla parte opposta, un angelo incorona la Madonna con una ghirlanda di pervinche, innescando la dinamica della composizione che si snoda da sinistra verso destra».
Come osserva Francesca Del Torre, responsabile del Kunsthistorisches Museum di Vienna per la pittura italiana, in quest’opera «Lotto si serve di un colorismo raffinatissimo e perfettamente calibrato, tra gli azzurri e i verdi delle figure e del paesaggio ed il rosso del manto dei santi, che conferisce naturalezza, ma anche dinamicità alla conversazione». 
A dominare la scena è, inoltre, l’armonioso rapporto tra uomo e natura. «Una natura così vera- osserva ancora Francesca Del Torre- da far pronunciare allo storico dell’arte inglese Philip Pouncey la frase ‘Ah, a Vienna c’è un dipinto in cui si sente il ronzio delle api’».

Didascalie delle immagini
[Figg.1,2 e 3]  Lorenzo Lotto, «Sacra conversazione con i santi Caterina e Tommaso», 1526/1528, Kunsthistorisches Museum, Vienna. Nelle foto 2 e 3 sono ripresi particolari del quadro: la Madonna con il Bambino e Santa Caterina; [fig. 4] Lorenzo Lotto, Ritratto di giovane gentiluomo. Venezia, Gallerie dell'Accademia

Informazioni utili
«Un capolavoro per Venezia»: La Sacra conversazione di Lorenzo Lotto. Gallerie dell'Accademia, Campo della Carità – Venezia. Orari: lunedì, ore 8.15-14.00; martedì-domenica, ore 8.15 - 19.15 (La biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso: intero € 12,00, ridotto € 2,00, agevolazioni su https://www.beniculturali.it/agevolazioni. Informazioni: call center 800150666. Sito internet: gallerieaccademia.it. Dal 15 ottobre (presentazione alla stampa alle ore 11.30 con rsvp obbligatorio) al 17 gennaio 2021. La mostra è stata prorogata fino all'11 aprile 2021

Iniziativa Giovedì al museo: giovedì 25 febbraio, mattina alle ore 11 - Cristiana Sburlino - Storia conservativa de La presentazione della Vergine al Tempio con i confratelli della Scuola Grande della Carità di Tiziano Vecellio | Sala XXIV (primo piano); giovedì 25 febbraio, Pomeriggio alle ore 15 - Michele Tavola - Hayez e l'Accademia di Venezia | Sala 11 (piano terra) || giovedì 4 marzo, mattina alle ore 11 - Roberta Battaglia - Giorgione alle Gallerie dell'Accademia | Sala VIII (primo piano); gioberdì 4 marzo, pomeriggio alle ore 15 - Francesca Bartolomeoli - Storia conservativa de Il Convito in casa di Levi di Paolo Veronese | Sala X (primo piano) || giovedì 11 marzo, mattina alle ore 11 - Michele Nicolaci - Jheronymus Bosch alle Gallerie dell'Accademia | Sala VII (primo piano); giovedì 11 marzo, pomeriggio ore 15 - Maria Teresa dal Bò - Il sogno di Orsola: uno spazio onirico rivelatore | Sala XXI (primo piano) || giovedì 18 marzo, mattina alle ore 11 - Silvia Salvini e Serena Bidorini - Canova e l'Accademia: opere, tecnica e restauri | Sala 13 (piano terra); giovedì 18 marzo, pomeriggio alle ore 15 - Silvia Salvini e Serena Bidorini - Canova e l'Accademia: opere, tecnica e restauri | Sala 13 (piano terra) || giovedì 25 marzo, mattina alle ore 11 - direttore Giulio Manieri Elia - Un viaggio attraverso le opere restaurate delle Gallerie; giovedì 25 marzo, pomeriggio alle ore 15 - Stefano Volpin - I Bellini delle sale IV e V alla luce delle indagini scientifiche | Sala IV e V (primo piano) || giovedì 1° aprile, mattina alle ore 11 - Valeria Poletto - Oro e colore nei polittici medievali della sala I | Sala I (primo piano); pomeriggio, alle ore 15 - Karmen Corak e Loretta Salvador - I pastelli di Rosalba Carriera. Storia, tecnica e conservazione | Sala 8 (piano terra) || Tali appuntamenti saranno gratuiti (compresi nel costo del biglietto) e a partenza fissa, con prenotazione direttamente in biglietteria nella giornata degli incontri, solo previo acquisto del biglietto. Non è possibile prenotare nei giorni precedenti. La gestione dei posti disponibili sarà a cura del personale del museo per garantire il rispetto delle norme di sicurezza in vigore

martedì 13 ottobre 2020

«Fragili come la Terra»: il teatro Menotti di Milano punta i riflettori sul nostro «tempo incerto»

È stato il primo teatro in Italia a riaprire le porte dopo il lockdown per l’emergenza sanitaria da Covid-19. Nella notte tra il 14 e il 15 giugno la sala del teatro Menotti di Milano ha preso vita grazie alle note di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, nell’interpretazione di Andrea Mirò, Enrico Ballardini e Musica Da Ripostiglio.
A quella prima azione «simbolica e concreta» è seguita un’interessante stagione estiva nel cortile d’onore di palazzo Sormani: il «Capitolo 1» della «nuova normalità» che stiamo vivendo, fatta di mascherine e distanziamento sociale. Giobbe Covatta, Maddalena Crippa e Omar Pedrini sono alcuni degli artisti che hanno riscaldato il cuore dei milanesi, regalando qualche ora di cultura, un vero e proprio farmaco antivirale per rendere più sopportabile l’inedita e imprevista situazione attuale, nella quale diventa quasi impossibile, per il mondo del teatro (e non solo per quello), progettare il futuro.
Il Coronavirus -spiega, infatti, il direttore Emilio Russo- «ci costringe ad essere più che mai concentrati sul presente. E il presente significa anche rispetto delle regole e dello ‘stato delle cose’, consapevolezza e sostenibilità». Per questo motivo la nuova stagione del teatro Menotti, più attenta alla qualità della proposta che all’aritmetica dei numeri, è strutturata -racconta ancora il numero uno della sala milanese, che un anno fa rischiava la chiusura- in «capitoli autonomi, ognuno con la propria narrazione, ognuno modulato e modulabile rispetto alle diverse situazioni che saranno imposte». 
Il «Capitolo 2», intitolato «Fragili come la terra», ha come immagine guida quella della Blue Marble, la famosa fotografia del nostro pianeta, sospeso tra l’immensità dello spazio e l'inafferrabilità del tempo, scattata il 17 dicembre 1972 dagli astronauti dell’Apollo 17 nel viaggio verso la Luna, a una distanza di circa 45mila chilometri.
Temi legati alla crisi ambientale, sociale e culturale sono al centro del programma che parlerà della nostra fragilità e precarietà attraverso spettacoli, letture sceniche, proiezioni cinematografiche e incontri per un’attività che -promette lo staff del Menotti- «invaderà quotidianamente il teatro», consentendo così al più alto numero possibile di persone di partecipare agli appuntamenti, nel rispetto delle norme emergenziali sanitarie.
«Fragili come la terra» vuole anche essere una risposta alla crisi occupazionale del settore. Gli appuntamenti saranno, infatti, animati nella loro quasi totalità dal «Collettivo Menotti», una compagnia under 35, formata da una decina di attori e musicisti professionisti, che sarà impegnata, tra novembre e dicembre, per le prove e la realizzazione degli spettacoli, anche collaborando alla regia e alla drammaturgia.
Questi giovani artisti metteranno in scena quattro capolavori della letteratura contemporanea che hanno raccontato il controverso rapporto tra la Terra e i suoi abitanti. Si spazierà dal divertente e dissacrante
«Un marziano a Roma» di Ennio Flaiano (24-25-30-31 ottobre-1° novembre) al cult generazionale «Guida galattica per gli autostoppisti» (5-15 novembre), tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza umoristica firmato da Douglas Adams. Ci si farà ammaliare dai viaggi temporali e surreali raccontati in «Mattatoio n. 5» da Kurt Vonnegut (19-29 novembre) e si rifletterà, infine, con Jonathan Safran Foer e il suo «Possiamo salvare il mondo prima di cena» (19-20 dicembre), nel quale viene raccontata, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica del nostro pianeta alternando, in modo originale, storie di famiglia, ricordi personali, episodi biblici, dati scientifici e suggestioni futuristiche.
Ad arricchire il cartellone del «Capitolo 2» del teatro Menotti sarà la compagnia catalana «Agrupación Señor Serrano» con il suo pluripremiato spettacolo «The mountain» (2 e 3 dicembre).
Già pronto è anche il cartellone del «Capitolo 3», intitolato «Lo stato delle cose», che dovrebbe animare la sala da gennaio a maggio 2021, fatto salvo -ha spiegato lo stesso Emilio Russo in conferenza stampa- eventuali «decisioni governative e locali che saranno prese rispetto all’andamento della situazione epidemiologica».
Saverio La Ruina
, attore calabrese tra i più premiati della scena italiana, e il suo teatro potente e necessario apriranno la programmazione. Il focus sull’artista, più volte vincitore dei premi Hystrio ed Ubu, si articola in quattro appuntamenti: «Mario e Saleh», spettacolo sul tema dell’immigrazione (dal 19 al 31 gennaio 2021), «Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria» (26 e 27 gennaio 2021), «La Borto» (28 e 29 gennaio 2021) e «Polvere» (30 e 31 gennaio 2021), tre testi in cui domina la figura della donna vittima dell’egoismo maschile.
Seguirà, quindi, lo spettacolo «Le opere complete di William Shakespeare in 90 minuti» (4-14 febbraio 2021), un’immersione leggera e stravagante nel mondo del Bardo, un omaggio divertito e divertente al grande drammaturgo seicentesco, che vedrà in scena Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli e Lorenzo Degl’Innocenti.
Il Menotti ospiterà, poi, «Mater dulcissima» (25 febbraio – 7 marzo 2021), spettacolo di Amedeo Guarnieri, per la regia di Alessandro Averone, liberamente ispirato alla vita di Leonarda Cianciulli, la «saponificatrice di Correggio», che, a quasi cinquant’anni dalla morte (1970), resta una delle figure più affascinanti e controverse della cronaca nera della storia recente.
I riflettori saranno, quindi, puntati sulla comicità dissacrante e sempre attuale degli «Uccelli» di Aristofane (18-28 marzo), sui monologhi e le canzoni indimenticabili di Giorgio Gaber con lo spettacolo «Far finta di essere sani» (8 -18 aprile 2021), su Milvia Marigliano e la vita e i versi di Alda Merini (6-16 maggio 2021), su Mariangela D’Abbraccio e la poesia contemporanea della rock star americana Bruce Springsteen, al centro dello spettacolo «Come un killer sotto il sole» (20-23 maggio 2021).
È, dunque, un ventaglio ampio di proposte quello che il teatro Menotti di Milano ha messo in cantiere per la stagione 2020/2021. Parlano chiaramente i numeri: quindici titoli tra produzioni e spettacoli ospiti, un focus su un autore e regista, un premio teatrale («Scintille 2020»), che il 16 e il 17 ottobre vedrà in scena alcune delle migliori giovani compagnie under 35, per oltre centodieci alzate di sipario
A fare da fil rouge alla programmazione è il nostro tempo incerto, raccontato con sguardi differenti e riflessioni serie e semi-serie, per ritornare così a vivere il teatro, spazio della collettività e dell’incontro, luogo del sogno e della riflessione.

Vedi anche

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Immagine guida dello spettacolo Guida galattica per gli autostoppisti; [fig. 2] Saverio Ruina in «Mario e Saleh». Foto: Le Pera; [fig. 3] Saverio Ruina in «Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria» ; [fig. 4] Milvia Marigliano nello spettacolo su Alda Merini. Foto: Bepi Caroli; [fig. 5] Una scena dello spettacolo «Le opere complete di William Shakespeare in 90 minuti». Foto: Marco Borrelli; [fig. 6] Una scena di  «Mater dulcissima»; [fig. 7] Una scena di «Come un killer sotto il sole». Foto: Salvator Pastor; [fig.8] Una scena dello spettacolo Uccelli di Aristofane. Foto: Gianfranco Ferraro

Informazioni utili 
Teatro Menotti, via Ciro Menotti, 11 - Milano, tel. 02 36592544, biglietteria@tieffeteatro.it | stampa@teatromenotti.org. Orari della biglietteria: dal lunedì al sabato, dalle ore 15.00 alle ore 19.00; domenica ore 14.30-16.00 solo nei giorni di spettacolo. Acquisti online con carta di credito su www.teatromenotti.org. Orari degli spettacolo: martedì, giovedì e venerdì ore 20.30 | mercoledì e sabato ore 19.30 (salvo diverse indicazioni) | domenica ore 16.30 | lunedì riposo. Ingresso: Capitolo 2: intero - 15.00 €, ridotto over 65/under 14 - 10.00 € | Capitolo 3, intero 30.00 € + 2.00 € prevendita, ridotto over 65/under 14 15.00 € + 1.50 € prevendita. Abbonamento: card ricaricabile per 4 spettacoli a 40 €.

lunedì 12 ottobre 2020

Dal Moro di Gifuni alle «Storie» di Massini, al Piccolo Teatro un ottobre all’insegna della drammaturgia contemporanea

Il Piccolo Teatro di Milano mette sotto l’occhio di bue la drammaturgia contemporanea. La prestigiosa istituzione meneghina, che ha da poco nominato suo direttore il regista bolognese Claudio Longhi, allievo di Luca Ronconi, con in curriculum la direzione dell’ERT – Teatro Stabile dell’Emilia Romagna e la cattedra in Discipline dello spettacolo all’Università di Bologna, guarda in questo primo scorcio di stagione ad autori e storie del nostro tempo.
Dopo i lunghi mesi del lockdown, lo scorso 6 ottobre il sipario del teatro Grassi, lo storico spazio di via Rovello, si è aperto su un atteso monologo di Fabrizio Gifuni: «Con il vostro irridente silenzio», uno studio sulle lettere e sul memoriale che Aldo Moro scrisse dal 16 marzo al 9 maggio 1978, durante i cinquantacinque giorni della prigionia.
Lo spettacolo, in agenda fino al 17 ottobre, è la nuova tappa del progetto «Antibiografia di una nazione», dedicato alla nostra storia recente, che in passato ha guardato alle figure di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini.
Fabrizio Gifuni, che per questo suo ultimo lavoro si è avvalso della collaborazione dello scrittore Christian Raimo e della consulenza storica di Francesco Maria Biscione e Miguel Gotor, mette in scena quello che per lui è «lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia», un fitto insieme di parole che in pochi hanno letto e in molti hanno preferito dimenticare, sconfessandole sin da subito. Le lettere e il memoriale, in parte diffusi all’epoca e in parte ritrovati nel 1990, sono, infatti, tutt’oggi -si legge sul libretto di sala del Piccolo Teatro- «due presenze fantasmatiche, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre».
Durante la prigionia, lo statista democristiano «parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa e si congeda». Si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni. Le parole alla moglie Noretta e al nipotino Luca commuovono; quelle agli esponenti della Dc, che rendono inevitabile un martirio evitabile, indignano. Quello di Aldo Moro è un lucido e terribile j’accuse nei confronti dei dirigenti del suo partito, dall’oscuro Giulio Andreotti all’indeciso Zaccagnini.
Parola dopo parola, capiamo che la morte dello statista pugliese è una ferita ancora aperta della nostra storia, uno dei tanti misteri italiani che mette insieme opportunismo politico, carrierismo, falsità, tradimento e che, forse, riletto ci può dare risposte anche sul nostro oggi.
Il Piccolo Teatro Studio Melato ha aperto, invece, il sipario lo scorso 9 ottobre con «Tu es libre», testo di Francesca Garolla, per la messa in scena di Renzo Martinelli, in cartellone fino al 18 ottobre. Lo spettacolo tratta il tema della libertà di scelta attraverso la storia di una giovane donna francese, Haner, che parte per la Siria, unendosi a un gruppo di combattenti. La sua decisione destabilizza la vita di chi rimane in patria, i genitori, un innamorato, un’amica: tutti cercano di capire che cosa abbia spinto la ragazza a una decisione così lontana dall’etica e dalla morale occidentali. Frammenti di ricordi, sentimenti e impressioni dei protagonisti della vicenda aiutano a comporre un quadro umano complesso e conducono a un’unica conclusione: la comprensione deriva dall’accettazione e dal rispetto dell’altro.
La programmazione proseguirà al teatro Strehler con Paolo Rossi e il suo «Pane o libertà», in agenda dal 13 al 25 ottobre, che vedrà in scena acnche i musicisti Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari e Stefano Bembi, che formano la Anciens Prodiges
Lo spettacolo, già presentato nella rassegna estiva della sala milanese, incrocia vari generi, dalla stand-up comedy alla Commedia dell’arte, per raccontare l’incontro dell’artista con grandi protagonisti del nostro tempo come Jannacci, Gaber, De André e Fo. «Giocando con l’illusione di mettermi sul palco rievocherò i miei sogni lucidi – racconta l’attore-, fatti da storie che aiutano a resistere, costretti a scegliere tra il lavoro o la libertà, tra la salute o la libertà, insomma tra pane o libertà (slogan rubato non mi ricordo a quale pagina de ‘La Peste’ di Camus) o a non scegliere proprio».
Si ritornerà, quindi, al Piccolo Teatro Studio Melato con Stefano Massini che, dal 20 al 25 ottobre, salirà sul palcoscenico per raccontare le sue «Storie», «tratte -si legge nella sinossi dello spettacolo- dal patrimonio della letteratura europea, individuate tra le pieghe della storia, rintracciate nella quotidianità». In scena con lo scrittore ci saranno Paolo Jannacci al pianoforte e Daniele Moretto alla tromba.
Quasi in contemporanea, dal 20 ottobre al 1° novembre, il teatro Grassi ospiterà «The Red Lion» di Patrick Marber, una co-produzione La Pirandelliana/Teatri Uniti, per la regia e la colonna sonora di Marcello Cotugno, che vedrà in scena Nello Mascia, Andrea Renzi e Simone Mazzella. L’allestimento traspone il testo originale dalla provincia inglese a quella campana e «analizza -si legge nella presentazione- con ironia e spietatezza il mondo pieno di contraddizioni e ambizioni del calcio dilettantistico, illuminato/oscurato dalla chimera delle giovani promesse di essere lanciate nel paradiso del professionismo». 
La programmazione di inizio autunno ritornerà, quindi, ad accendere i riflettori al Piccolo Teatro Studio Melato, dove, dal 27 ottobre al 1° novembre, il giornalista Michele Serra proporrà «L’amaca di domani», un racconto ironico e sentimentale, per la regia di Andrea Renzi, nel quale lo scrittore e giornalista racconta di sé e del mestiere fragile e faticoso che fa e che, da ventisette anni, lo porta ogni giorno a condividere le proprie opinioni sulle pagine di un giornale. «Le persone e le cose trattate nel corso degli anni – la politica, la società, le star vere e quelle fasulle, la gente comune, il costume, la cultura – riemergono -si legge nella presentazione- dal grande sacco delle parole scritte con intatta vitalità e qualche sorpresa». 
A chiudere la programmazione per il mese di ottobre sarà al teatro Strehler, dal 28 ottobre all’8 novembre, «La notte dell’Innominato», spettacolo tratto da «I promessi sposi» di Alessandro Manzoni, per la regia e l’adattamento di Daniele Salvo
Eros Pagni dà corpo e voce all’Innominato, interpretando le pagine manzoniane dedicate all’arrivo di Lucia al suo castello e alla notte tormentata in cui la giovane, preda della disperazione, pronuncia il voto di verginità alla Madonna, mentre l’uomo vive l’angoscia e i rimorsi, assillato da scrupoli mai provati, facendo i conti con se stesso, con la sua mancanza di fede, la sua ambizione, la sua finitezza.
L’ottobre del Piccolo Teatro, che vedrà in scena anche la quinta edizione del Mit Jazz Festival, propone, dunque, sette spettacoli, scelti con la consulenza del direttore dimissionario Sergio Escobar, che vanno a raccontare la nostra storia recente, recuperando ciò che è stato per farcelo guardare con occhi nuovi, come nella migliore tradizione del teatro civile.

Vedi anche

Didascalie delle immagini
[Fig. 1 Fabrizio Gifuni in «Il vostro irridente silenzio». Foto: Musacchio, Inanniello e Pasqualini;  [fig. 2] «Tu es libre» di Francesca Garolla. Foto di Laila Pozzo; [fig. 3] Paolo Rossi.  Foto: Monique Foto; [fig. 4] Stefano Massini e Paolo Iannacci. Foto: Piccolo Teatro di Milano; [fig. 5] Michele Serra, protagonista dello spettacolo «L'amaca di domani»; [fig. 6] Una scena dello spettacolo «The red lion». Foto: Salvatore Pastore; [fig. 6] Eros Pagni, in scena al Piccolo Teatro di Milano con «La notte dell’Innominato»

Informazioni utili 
Informazioni e prenotazioni al numero 02.42411889 o sul sito Internet www.piccoloteatro.org | News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv