ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 21 ottobre 2021

«Natura senza tempo»: a Roma quattro artisti a confronto con il mondo della botanica

A Roma, poco lontano da piazza Navona e Castel Sant’Angelo, c’è una galleria che espone solo opere dedicate al mondo della botanica. È lo Spazio arti floreali, adiacente all’omonimo Studio arti floreali, che da tempo si occupa di molte discipline collegate ai fiori e alla loro cultura. Al luogo dove, in venti anni di attività, sono stati realizzati workshop, corsi, mostre e molte iniziative culturali, dall’inizio di ottobre si è, dunque, aggiunta una nuova cornice espositiva, restaurata e attrezzata per accogliere mostre, conferenze, presentazioni ed eventi. Si tratta di «cinquantametriquadrati», realizzati con criteri e materiali tecnologicamente avanzati e dotati di un sistema di illuminazione adatto a diversi tipi di allestimento.
Dopo la mostra di apertura, con una rassegna di artisti che operano nel campo dell’acquarello botanico, la galleria di vicolo della Campanella è pronta a inaugurare, il prossimo 23 ottobre, la mostra «Natura senza tempo. Laura Barbarini, Cesare Mirabella, Maurizio Pierfranceschi, Vincenzo Scolamiero», a cura di Bianca Pedace.
«Il tema della natura, reso nuovamente acuto (anche in modo amaro e paradossale) dalla pandemia, - raccontano gli organizzatori - è stato tuttavia già lungamente frequentato dagli artisti, sia pure secondo declinazioni differenti: la poetica del colore di Barbarini e quella di Mirabella, virata verso un'accezione informale, si confrontano in questo ambito con lo spazio architettonicamente scandito di Pierfranceschi e le allusioni metaforiche e poetiche di Scolamiero».
Nella pittura di Laura Barbarini il tema si qualifica in un registro lirico e introspettivo, dipanato in una poetica del colore di diretta ascendenza brunoriana - appresa dunque da una delle fonti maggiori di quella tendenza espressiva - e rinsaldato di recente dal rinnovato contatto con la lezione vangoghiana. Un colore intenso e di lontana eco espressionista affiora con evidenza nelle prove più recenti mentre le opere in mostra, appositamente realizzate, lasciano filtrare, nella consueta attitudine mnemonica ed evocativa, anche una presa diretta visiva. L'osservazione attenta e amorosa della vegetazione giunge a un esito pittoricamente sontuoso e psichicamente vitale, che predica la ciclicità naturale sottraendola, nell'infinità della pittura, alle angherie del tempo.
Inesausto è anche il rapporto con la natura di Cesare Mirabella, che negli ultimi anni ha dedicato molte energie al tema, anche metaforico, del bosco. La coerenza del suo itinerario non impedisce movenze più libere e sciolte, dissigillando energie rinnovate e lasciando erompere una rinata vitalità; forse per questo l'esplosione cromatica, nata dalla natura, si accampa ora in senso eventico e avvolgente. Talvolta, particolari naturali, quasi sempre vegetanti, ingigantiti nella coscienza e pittoricamente trasfigurati, con scioltezza quasi gestuale, si avvicinano a una rimeditazione dell'esperienza informale. Ne deriva, permanendo il rigore, un abbandono all'istinto creativo più fiducioso e vitale, una temperatura più estiva, una nuova «felicità visionaria».
Nella originale operazione pittorica di Maurizio Pierfranceschi, la natura, invece, è spesso presente, prevalentemente riassunta nel colore, steso in modo deciso, e sempre sintatticamente subordinata a una rigorosa impostazione spaziale. Talvolta si tratta di espliciti ripensamenti critici del genere del paesaggio; in altri casi di brani di natura dai confini sfuggenti. Da qui provengono le opere più recenti in cui l'evidente recupero della figurazione dispone sagome - talvolta una silhouette, talvolta un'ombra (una statua?) - di allure enigmatica, in bilico tra narrazione, mito, tradizione iconografica da scena sacra, in spazi architettonicamente concepiti.
Mentre Vincenzo Scolamiero porta avanti la questione di fondo del rapporto tra le arti, declinando in questo caso la sua pittura - altrove in dialogo con la musica - nel confronto con la poesia. Le opere in mostra, appositamente realizzate, sono infatti parte di un ciclo del 2021 dedicato alla poetessa americana Louise Glück. Intitolati «Con qualche parte della terra», i dipinti ci conducono nel cuore di una natura misteriosa e magmatica, in uno spazio altro - il centro o il cuore della terra - o in un tempo diverso, forse originario, nel quale composizione icastica e afflato metaforico convivono in una raffinata ricerca sulla visione.

Didascalie delle immagini 
1. Maurizio Pierfranceschi, Tra i rami, 2021 olio su tela, 40 x 50 cm; 2. Opera di Laura Barbarini; 3. Opera di Cesare Mirabella; 4. Vincenzo Scolamiero, Con qualche parte della terra, cm 100x80, 2021 

Informazioni utili
«Natura senza tempo». Spazio Arti Floreali, vicolo della Campanella, 42 – Roma. Orari: da martedì a sabato: ore 16:00 - 19:30; domenica: 11:00 - 18:00; lunedì chiuso. Ingresso libero. Informazioni: spazio@artifloreali.it o tel. +39.06.6877369. Sito web: https://artifloreali.it/spazio/. Dal 23 ottobre al 14 novembre 2021

mercoledì 20 ottobre 2021

Umbria Factory Festival, riflettori puntati su Dante Alighieri tra nuovi linguaggi e creazioni inedite

È tutto pronto a Foligno, in provincia di Perugia, per la partenza di UFF - Umbria Factory Festival, il progetto multidisciplinare dedicato ai linguaggi artistici e ai processi di creazione contemporanea, ideato nel 2014 da Zut!, che animerà la città per tre week-end, a partire dal 21 ottobre e fino al 12 dicembre.
I filoni tematici che animano la manifestazione, premiata anche del Mic – Ministero della cultura con un contributo, si stratificano e si intrecciano nei diversi linguaggi della creatività, spaziando dal teatro alla danza, dalla musica alle arti visive, dalla sound art al video e alla cultura digitale.
Processi, creazione, linguaggi sono le parole-chiave che guidano la proposta artistica, nella quale si trovano i nomi di compagnie ormai affermate a livello nazionale e internazionale accanto a giovani artisti dell’Umbria e non.
L’obiettivo finale è di restituire il panorama ampio e complesso dello spettacolo dal vivo contemporaneo, anche grazie a residenze, fattive relazioni e scambi costanti e sempre nuovi con altre piattaforme culturali italiane e internazionali. Il tutto – raccontano gli organizzatori – con l’intento di «attivare un moto di incontro e di confronto tra persone, oggetti, linguaggi, culture, provenienti da paesi e geografie diversi, producendo stimoli, sommovimenti culturali di una città, Foligno, che ha necessità di intercettare e interpretare il melting-pot di esperienze e rileggere il presente».
A segnare il debutto del festival sarà, nella sede di Zut!, la prima nazionale dello spettacolo «C’era una volta in Umbria» (giovedì 21 ottobre, ore 18:30 e ore 21:15), di e con Silvio Impegnoso, che narra l’ascesa e il declino di un conterraneo soprannominato il dottor Cavadenti, un personaggio che possedeva un incredibile fiuto per gli affari: «la sua storia - si legge nella presentazione - ci ricorda il bisogno di rischiare per poter essere veramente se stessi, e che è meglio guardare il mondo con la voglia di trasformarlo piuttosto che subirne passivamente gli eventi e le circostanze».
Seguirà un appuntamento con il collettivo Sotterraneo, insignito del premio Ubu (gli Oscar del teatro italiano) per il miglior spettacolo dell’anno nel 2019 e vincitore di numerosi altri premi di respiro nazionale, che sarà in scena a Foligno, sempre negli spazi di Zut!, con «Shakespearology» (venerdì 22 ottobre, ore 19; sabato 23 ottobre, ore 18) un one-man-show, di cui è interprete Woody Neri, che dà voce al Bardo e alla sua opera.
Il primo week-end del festival vedrà ospite anche il gruppo nanou di Ravenna con due progetti sviluppati in occasione del settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri, che si avvalgono della commistione tra linguaggi. Venerdì 22 ottobre, alle ore 21:30, l’Auditorium San Domenico farà da scenario a «Canto primo: Miasma/Arsura», un assolo coreografico con Rhuena Bracci che incontra il suono della band OvO, composto da Bruno Dorella e Stefania Pedretti. Mentre sabato 23 e domenica 24 ottobre ci si sposterà all’Auditorium Santa Caterina per la prima nazionale di «Paradiso [Bozzetto SN-003]», terza tappa di un progetto di avvicinamento alla terza cantica dantesca, vista come un altrove abitato da figure leggere ed evanescenti, realizzato per il Ravenna Festival. Lo sguardo dell’artista visivo Alfredo Pirri e la musica di Bruno Dorella si intersecano. L’azione coreografica, firmata da Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci, «sprofonda dentro lo spazio fino a divenirne parte essenziale, assumendone contorni e connotati – si legge nella sinossi dello spettacolo -. Al contempo, lo spazio è luogo, disegno, architettura indipendente dai corpi e dagli oggetti rapportandosi ad essi come una materia elastica che, se urtata, ne assume l’immagine per tornare immediatamente a riprendere la sua fisionomia di materia originaria e distante». L’accesso è consentito per 33 minuti a 33 persone per 3 appuntamenti al giorno, alle ore 19:30, 20:30 e 21:30.
Sabato 23 ottobre, alle ore 22:30, il festival farà anche un’incursione nel mondo del jazz, allo spazio Zut!, con il trio musicale She’s Analog, formato da Stefano Calderano (chitarra), Luca Sguera (piano, synth) e Giovanni Iacovella (batteria, elettronica), il cui metodo di creazione parte da un esile spunto compositivo per arricchirsi di un'improvvisazione sempre più estrema.
Sempre allo Spazio Zut! ci sarà, domenica 24 ottobre (alle ore 17), il reading «Tristessa», di e con Carolina Balucani e Mirco Bonucci: una fiaba acustica su una prostituta tossicomane dalla vita miserabile, donna meticcia di Città del Messico, angelo della desolazione, amata, mai sfiorata e incontrata da Kerouac durante il suo viaggio attraverso il Messico, che sogna di salvarla con la forza del proprio amore ma dovrà scontrarsi con la morfina, rivale imbattibile.
A chiudere il cartellone del primo fine settimana sarà «The Walk» (sabato 23 ottobre, ore 17; domenica 24 ottobre, ore 18), performance itinerante della compagnia italo-australiana Cuocolo/Bosetti - IRAA Theatre, che, dopo il debutto nel 2013 al teatro Metastasio di Prato, è stata presentata nelle maggiori città italiane ed europee (Roma, Milano, Bologna, Firenze, Torino, Parigi, Berlino, Sydney e Melbourne), vincendo anche il Premio Hystrio per l'innovazione. Il pubblico, composto da venticinque spettatori, è invitato a camminare insieme nella città, guidato da una voce, da una attrice e da una storia che parla della perdita di un amico. Al centro del progetto il mistero che tiene insieme viaggio, memoria e narrazione.
Ogni settimana si svolgerà anche «UFF | Notes», un percorso per spettatori under 35 coordinato da tre artiste - Carolina Balucani, Luisa Bosi e Azzurra D'Agostino -, che accompagneranno i partecipanti nella visione degli spettacoli per esplorare i processi alla base della creazione artistica.
Gli ospiti che animeranno Umbria Factory Festival nei successivi week-end di programmazione (11-14 novembre; 9-12 dicembre) saranno Sarteanesi/Bosi/Officine della cultura con «Bella bestia», Ciccioli/Russo/Matrisciano con «La corsa», Progetto Demoni/Ultimi Fuochi Teatro con «Sono solo un uomo», Angelo Campolo/Compagnia DAF con «Sty Hungry/ Indagine di un affamato», Saroos e Andrea Belfi con le loro suggestioni musicali, Muta Imago con «Bartleby», tratto dall’omonimo racconto di Herman Melville: modi differenti per raccontare che cosa avviene nel complesso mondo dello spettacolo dal vivo. 

Didascalie delle immagini
[fig. 1] «The Walk» di Cuocolo/Bosetti - IRAA Theatre; [fig. 2] «C’era una volta in Umbria», di e con Silvio Impegnoso; [fig. 3] «Shakespearology», con Woody Neri; [fig. 4] «Paradiso [Bozzetto SN-003]» di gruppo nanou; [fig.5] «Canto primo: Miasma/Arsura» di gruppo nanou e Ovo; [fig. 6] She’s Analog

sabato 16 ottobre 2021

#notizieinpillole, le cronache di teatro della settimana dall'11 al 17 ottobre 2021

 «ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI» IL PICCOLO TEATRO RENDE OMAGGIO A GIORGIO STREHLER

È lo spettacolo italiano più conosciuto e applaudito nel mondo, con le sue oltre tremila repliche. Ha viaggiato dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Finlandia alla Nuova Zelanda, dal Brasile al Giappone, attraversando cinque continenti e cinquanta nazioni. Da settantaquattro anni accompagna la storia del Piccolo Teatro di Milano.
Nella stagione che rende omaggio alla lezione di Giorgio Strehler, a cento anni dalla nascita, ritorna in scena nel capoluogo milanese uno degli spettacoli culto del teatro italiano: «Arlecchino servitore di due padroni» (da martedì a sabato, ore 19.30; domenica, ore 16; biglietti da 40 a 32 euro).
Creata nel luglio del 1947 dal regista triestino reinterpretando la tradizione goldoniana, la commedia ha avuto undici edizioni e tre grandi interpreti: Marcello MorettiFerruccio Soleri – che per questo ruolo è entrato nel Guinness dei primati – ed Enrico Bonavera. Sarà quest’ultimo a dare vita alla magia irresistibile dell’accoppiata Goldoni-Strehler tornando in cena, dal 12 al 31 ottobre, al Grassi.
Ma qual è il suo segreto di questo spettacolo e della sua longevità sulla scena italiana? Perché la figura simbolo della Commedia dell’arte, con il suo vestito a pezze multicolori e la sua maschera da gatto, continua ad affascinare il pubblico? La risposta ce la dà lo stesso Strehler: «L’Arlecchino è un fatto straordinario nella storia del teatro mondiale. Questo spettacolo ci ha accompagnato per tutta la vita, rinnovandosi volta per volta. Centinaia di attori lo hanno recitato. Ci sono degli spettatori che l’hanno visto nascere, poi, anni dopo, l’hanno visto rinascere; dopo altri, l’hanno riconosciuto in Italia o nel mondo».
«Quest’Arlecchino intramontabile – spiegava ancora Strehler - ha il segno della vita che passa e si rinnova. È sangue che pulsa e scorre nelle vene di un teatro reale e immaginario, come in un corpo umano».
Mentre Enrico Bonavera, che dal 2000 è stato Brighella oltre a essersi sempre alternato con Soleri nel ruolo di Arlecchino, racconta: «Ovunque ho provato la sensazione di respirare insieme alla compagnia, la gioia di uscire, dopo il balletto finale, a prendere gli applausi stringendosi le mani, di essere cioè parte di una meravigliosa comunità, unita dallo stesso, magnifico sogno».
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina www.piccoloteatro.org.

Foto: ©Ciminaghi-Piccolo Teatro Milano

«SELEZIONI», IL MAXXI RICORDA IL RASTRELLAMENTO DEL GHETTO DI ROMA
Il Maxxi ha ricordato la ricorrenza del rastrellamento del Ghetto di Roma, avvenuto il 16 ottobre 1943. Martedì 12, alle ore 18, l’artista Filippo Riniolo ha presentato l’opera performativa «Selezioni».
Curato da Francesco Cascino e Micol Di Veroli, il progetto prende le mosse dall’episodio della selezione ad Auschwitz, raccontato da Primo Levi in «Se questo è un uomo»: i prigionieri corrono davanti a un ufficiale nazista che in pochi minuti decide della loro sorte, semplicemente spostando a destra o a sinistra il foglio che gli viene consegnato. Un atto di banale burocrazia, questo, che traccia il discrimine tra la morte e la sopravvivenza, per far tornare i conti disumani del campo.
A questo gesto - terribile nella facilità in cui si compie – l’artista ha sovrapposto un’altra gestualità, quella contemporanea dell’interfaccia tecnologica dei canali social, con lo scopo di farci sentire emotivamente l’orrore dello sterminio, innestandolo nei dispositivi digitali del quotidiano.
«La dinamica dell’intrattenimento virtuale, la rassicurante ripetizione che scorre sugli schermi – si legge nella nota stampa - risuona nel suo aspetto più sinistro: il progressivo non pensare, l’annullamento dello spirito critico come preludio al male».
La performance è stata preceduta da un talk introduttivo, al quale hanno preso parte Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, e Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah. Introduce l’incontro Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Maxxi.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina https://www.maxxi.art/events/selezioni/.

«GIONA E LA BALENA»: MUSICA, DANZA, PAROLA E ARTI VISIVE PER UN PROGETTO SPECIALE SULLA BIBBIA
Si apre con un progetto multidisciplinare interamente dedicato al Libro del profeta Giona, a cura della compagnia Xe, la stagione 2021/2022 del teatro comunale Niccolini di San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze. Ad aprire il cartellone sarà, nella serata di sabato 16 ottobre (alle ore 21, con replica domenica 17 ottobre, alle ore 18) lo spettacolo «ti sembra giusto adirarti così?», per la coreografia e la regia di Julie Ann Anzilotti, prodotto dalla Fondazione Toscana Spettacolo onlus e da Fabbrica Europa Festival. Sul palco salirà il coreografo e danzatore israeliano Avi Kaiser. Con lui saranno in scena Paola Bedoni e Livia Bartolucci, danzatrici della Compagnia Xe. Le musiche originali saranno eseguite dal vivo dal compositore americano Steven Brown, co-fondatore della leggendaria band cult Tuxedomoon, in collaborazione con il trombettista Luc Van Lieshout. Le scene portano la firma di Tiziana Draghi, mentre i costumi sono di Loretta Mugnai.
Il titolo dello spettacolo - che arriva dopo «…e d’oro le sue piume» (2013), ispirato al Libro dei Salmi, e «C’è un tempo» (2019), tratto dal Libro del Qoelet - riprende la domanda che Dio pone a Giona alla fine del libro: «ti sembra giusto adirarti così? […]. Perché io ho compassione e tu no, perché io perdono anche i più grandi peccati e tu invece vuoi vendetta, punizione, distruzione?». Il mondo interiore del profeta passato alla storia per essere un personaggio riluttante confluisce in uno spettacolo poetico e pieno di suggestioni, che coniuga arti visive, musica, danza e parola.
Steven Brown ritornerà in scena, nell’ambito del progetto «Giona e la balena», nella serata di venerdì 22 ottobre, alle ore 21, con l’unica tappa italiana del concerto «Brown Plays Brown», che vedrà sul palco anche Steven Luc Van Lieshout alla tromba e il chitarrista toscano Mattia Calosci. Al musicista americano è stata affidata anche la conduzione di un seminario di «Musica e movimento», rivolto a danzatori e attori con e senza disabilità, in programma dal 19 al 21 ottobre.
Infine, pittura e animazione si fonderanno in un’opera di videoarte, «Studies for Giona» di Francesco Margarolo, nata da una prima sessione di prove dello spettacolo «ti sembra giusto adirarti così?», che verrà proiettata in occasione del concerto e resterà visibile sul canale Youtube della Compagnia Xe.
I biglietti sono in vendita tramite il circuito TicketOne. Per informazioni è possibile scrivere a compagniaxe3@gmail.com o telefonare al numero 055.8290193.

Le fotografie sono di Lucia Baldini