ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 22 aprile 2013

«Ricreazioni», a Mirandola l’arte racconta il terremoto

L’immagine del Duomo di Mirandola, profondamente ferito dalle due scosse telluriche che lo scorso maggio hanno portato la devastazione e la morte in Emilia Romagna, ha fatto il giro del mondo. Ma l’elenco dei beni architettonici e storico-artistici della cittadina del Modenese, fiore all’occhiello del settore biomedicale italiano, che hanno subito gravi danni non si limita al solo complesso religioso quattrocentesco, al cui interno erano conservate opere di Paolo Bonelli e Sante Peranda, ma comprende anche il Palazzo comunale, il Teatro nuovo, il Castello dei Pico, varie chiese ed edifici scolastici, tra le quali l’Istituto di istruzione superiore «Giuseppe Luosi». E sono proprio gli alunni di questa scuola alcuni dei protagonisti del progetto artistico e didattico «Ricreazioni. Artisti per Mirandola» , realizzato dall’associazione culturale «Abaco», grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola e alla collaborazione dell’Amministrazione comunale.
Fino a domenica 16 giugno, il centro storico della cittadina rivivrà grazie alle installazioni di quattro artisti emiliani inviati da Elisabetta Modena e Valentina Rossi a interrogarsi sul tema della casa e del suo significato, dopo che il terremoto della scorsa primavera ha ferito, non solo edifici ed infrastrutture, ma anche le più profonde sicurezza di chi abita questo angolo d’Italia.
«La prima scossa, quella delle 4 del mattino di domenica 20 maggio 2012, ha colto tutti nel sonno e ha sconvolto per sempre l’idea di pace e inviolabilità dello spazio più intimo. La quotidianità e la comune riconoscibilità della differenza tra territorio privato e pubblico -raccontano le due curatrici- sono state messe in discussione nei mesi immediatamente successivi a favore di una condivisione o promiscuità che ha destabilizzato le comunità che abitano questi luoghi. Molti emiliani sono oggi abituati a ragionare ad un prima e un dopo: il terremoto ha cambiato tutto, anche la concreta dimensione di ricordi, valori, immagini, profumi, colori e riti connessi alla dimensione della casa, ormai spezzati da una ricostruzione che prevede inevitabilmente tempi lunghi».
Da queste considerazioni è nato il progetto «Ricreazioni», accompagnato da un articolato programma didattico dedicato ai bambini delle scuole primarie e secondarie di primo livello, curato da Giulia Marchetti e Chiara Baldassarri, il cui intento è di rimandare all’idea di creazione artistica e, contemporaneamente, a quella di ri-costruzione di un territorio, ma anche di una comunità e di una identità fortemente incrinate dal terremoto.
E’ stato così ideato un percorso di memoria e di speranza che vede in piazza della Costituente l’intervento di Davide Bertocchi, dal titolo «Volare» (2013): un insieme di cassette con quarantacinque giri posizionati davanti al foro di ingresso, omaggio alla celebre canzone «Nel blu dipinto di blu» di Domenico Modugno.
In via Roma (alle spalle del Duomo), il visitatore troverà, invece, la scritta «Campioni del mondo», disegnata da Flavio Fanelli in nero su sfondo giallo, prendendo spunto dal titolo della «Gazzetta dello Sport» del 12 luglio 1982, quella del giorno dopo la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna. Mentre Chiara Pergolaha portato in piazza Garibaldi la sua «Girandola», lettere da calpestare alla ricerca di parole nuove per il futuro.
Altra reinterpretazione dello spazio pubblico, in vista della rinascita del centro storico, è quella di Claudia Losi che, con la sua installazione «Quando il suono delle campane scorreva tra le vie», medita sul fatto che il terremoto abbia distrutto anche tanti campanili. Su festoni colorati, agganciati a dei sonagli, sono state riportate le risposte dei mirandolesi alla domanda «Che cosa avete perso e che cosa avete trovato con il terremoto?» e quando soffia il vento sembra di risentire suonare la campane del vicino convento di San Francesco. Il progetto «Ricreazioni» coinvolge anche i container, dove oggi ha sede l’Istituto di istruzione superiore «Giuseppe Luosi». Qui, nei mesi scorsi, gli artisti Stefano Arienti, Cuoghi Corsello, Emilio Fantin, Eva Marisaldi e Il Prufesur, con gli allievi della scuola e sotto la supervisione di Anteo Radovan, hanno dato colore al grigio dei prefabbricati. I loro interventi, come quelli attuati nel centro storico, saranno pubblicati in un catalogo-libro d’artista, stampato da Fortino Editions in edizione limitata: una nuova guida della città di Mirandola su cui gli artisti interverranno con progetti, bozzetti e rielaborazioni creative, perché il futuro di una città può passare anche dall’arte.

Didascalie delle immagini

[Fig. 1] Claudia Losi, «Quando il suono delle campane scorreva tra le vie», 2013. Fettucce di cotone, sonagli, inchiostro indelebile; [fig. 2] Flavio Fanelli, «1982. Campioni del mondo», 2013 [fig. 3] Chiara Pergola, progetto per «Girandola», 2013 ; [fig. 4 e 5] Davide Bertocchi, «Volare», 2013. Modello dell’installazione 

 Informazioni utili
«Ricreazioni. Artisti per Mirandola». Centro storico e Istituto di istruzione superiore «Giuseppe Luosi» (container di via 29 maggio) – Mirandola (Modena). Catalogo: «Ricreazioni. Nuova guida per Mirandola», Fortino Editions 2013. Fino a domenica 16 giugno 2013

venerdì 19 aprile 2013

L’isola Bella ritrova i grandi arazzi del cardinale Mazzarino

L’isola Bella, gioiello paesaggistico del lago Maggiore, ritrova i grandi arazzi fiamminghi del cardinale Mazzarino. Dopo due anni di intervento conservativo, affidato ai tecnici della Royal Manufacturers De Wit di Mechelen in Belgio, i delicatissimi tessuti rinascimentali, considerati tra i più belli di quell’epoca in tutta Europa, ritornano ad ornare Palazzo Borromeo.
Eseguiti, con ogni probabilità, intorno al 1565 a Bruxelles nella bottega di Pieter Coecke, sulla base di cartoni elaborati da Michael Coxie (1499-1592) per le figure e da Wiliem Tons (o Tonis, Thonis, Thoens) per i paesaggi e gli animali, queste opere entrarono a far parte della collezione Borromeo nel 1787, quale dono del cardinale Vitaliano VII al nipote Gilberto V. La provenienza anteriore non è sicura, ma secondo un'ipotesi molto verosimile gli arazzi possono aver fatto parte della collezione del cardinale Mazzarino, nel cui inventario, datato 1661, compare una serie di «panni» identica a quella oggi esposta all’isola Bella per formato, soggetti e temi delle bordure. Il potente ministro di Luigi XIII avrebbe acquistato questi arazzi nel 1654 dalla famiglia de Guise ed è probabile che sia stato il il cardinale Charles de Guise (1525-1574) ad ordinarne l'esecuzione. Un personaggio di spicco quale fu il prelato francese, con un ruolo eminente tanto sul piano politico quanto su quello religioso (fu protagonista della lotta contro i protestanti francesi e della fase finale del Concilio di Trento), può spiegare in parte non solo l'eccezionale qualità artistica della serie, ma anche la scelta dei soggetti che, sotto il velo dell'allegoria, illustrano il tema del «peccato» e quello della «redenzione», resa possibile dalla grazia e dalla provvidenza divina. L'uomo e la sua opera sono assenti dalle immagini, ma i titoli rimandano continuamente alla morale cristiana e al tema della colpa e a quello del riscatto; il male assume in questa serie l'aspetto di animali selvaggi o mitici come il liocorno, secondo una chiave di interpretazione simbolica suggerita da fonti antiche e cristiane.
I panni, restaurati grazie al finanziamento dei principi Borromeo, hanno altezze simili (412 centimetri) ma larghezze diverse (da 502 a 650 centimetri) e appartengono tutti al medesimo insieme come dimostrano, oltre ai dati dello stile, il disegno delle bordure identico in ognuno dei pezzi (ad eccezione dei cartigli con i testi e dei medaglioni che variano in ogni esemplare) e la coerenza della tecnica di esecuzione: una trama di lana e seta con fili d'oro e d'argento con una densità dell'ordito di nove fili per centimetro, e una gamma cromatica di grande varietà, con toni sfumati ed effetti pittorici di grande raffinatezza.
Tutti gli elementi della serie hanno bordure identiche. Esse includono, tra il fogliame e la vegetazione, dieci gruppi di figure rivolte verso il centro, che rappresentano personaggi mitologici contraddistinti da un rapporto significativo con un animale, il cui nome evoca quello di una costellazione. Si vedono, tra gli altri, Ercole e il leone, Diana e il cane, Promoteo e l'aquila, Annuite e il delfino, Romolo e Remo con la lupa, Europa e il toro, Leda e il cigno, Igea incoronata con il serpente. All'interno di questo sistema decorativo comune che costituisce una sorta di cosmografia illustrata, ogni panno include tre medaglioni circolati e un grande cartiglio con testi e soggetti in rapporto alla figurazione principale.
Non c’è animale, vegetale o motto che non risponda a precisi dettami e significati religiosi. Le opere rappresentano, infatti, delle scene che hanno un aspetto apparente, cui sottende una lettura per codici e conoscenze, lettura finalizzata a trasmette precisi messaggi che potremmo definire come catechistici, nel senso che si rifanno a precisi insegnamenti biblici.
«Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Matteo, 10, 16), «Osserva la formica, pigro, prendi esempio dal suo comportamento» (Proverbi, 6, 6), « Salvami dalle fauci del leone e dal corno del liocorno, difendi la mia fragile esistenza» (Salmi, 22, 22) o «Lo struzzo abbandona in terra le sue uova e le lascia scaldare nella polvere; dimentica che un piede le può calpestare, un animale selvatico le può schiacciare »(Giobbe, 39, 14-15): sono alcune delle espressioni bibliche che si leggono nei cartigli dei sei arazzi esposti (ne manca uno all’appello), tradotte in seta, oro e argento da un laboratorio tra i migliori del Continente, a esplicitare i dettami di un Concilio, quello di Trento chiuso nel 1563, che diede all’arte la funzione di trasmettere i dettami di una religione che impregnava la società.

Informazioni utili 
Palazzo Borromeo – Galleria degli Arazzi, Isola Bella – Lago Maggiore (Verbania). Orari di ingresso: ore 9.00-17.30. Ingresso: Palazzo + giardino – intero € 13,00, ragazzi € 5,50, gruppi adulti € 9,50, gruppi ragazzi € 5,00; Isola Bella + Isola Madre – intero € 18,00, ragazzi € 8,00, gruppi adulti € 14,00, gruppi ragazzi € 7,50; Isola Bella + Isola Madre + Rocca d’Angera, intero € 21,50, ragazzi € 11,00, gruppi adulti € 16,50, gruppi ragazzi € 9,50. Informazioni: tel.0323.30556, info@borromeoturismo.it. Sito web: www.isoleborromee.it. Da sabato 16 marzo a domenica 20 ottobre 2013.

mercoledì 17 aprile 2013

Dalle maioliche di Nicola da Urbino alle tele di Vittore Carpaccio: ecco la «Wunderkammer» del museo Correr di Venezia

Maioliche, cammei e gemme preziose di epoca rinascimentale, smalti romanico-gotici di Limoges, oreficerie provenienti da Costantinopoli, manufatti veneziani in avorio e cristallo, ma anche lussuosi metalli ageminati islamici, arazzi delle Fiandre, preziosi codici miniati e capolavori inediti, recentemente attribuiti a Vittore Carpaccio e Lorenzo Lotto: sono oltre trecento le opere delle ricchissime collezioni civiche veneziane inserite nel nuovo percorso espositivo del Museo Correr di Venezia, curato da Andrea Bellieni. Di queste, ben duecentosessanta escono direttamente dai depositi, esposte e portate all’attenzione e al godimento del pubblico quasi tutte per la prima volta, dopo un secolo di «nascondimento museale», così da svelare ai visitatori anche i risultati della silenziosa e continua opera di catalogazione, studio e restauro delle raccolte condotta dai suoi conservatori e responsabili, in sinergia con le Soprintendenze, ma anche da studiosi internazionali.

A cominciare dal ritratto di colui che diede vita alle raccolte civiche veneziane, quel Teodoro Correr che riempì di opere e documenti il suo palazzetto a San Zandegolà, si dipana una sorta di «collezione delle meraviglie», che mostra il volto della Venezia settecentesca quale città cosmopolita, crocevia di popoli, culture e religioni che potevano dialogare e confrontarsi, straordinario ponte tra Oriente e Occidente.
Tra le tantissime curiosità, in una sala interamente dedicata a oggetti d’arte sacra troviamo, oltre a uno straordinario dente di narvalo figurato, due dei quattro arazzi provenienti da Santa Maria degli Angeli a Murano, probabilmente realizzati ad Arras agli inizi del Cinquecento su commissione veneziana come dimostrerebbero i tanti stemmi patrizi. Nella stessa sala, sono esposti anche una «Madonna con il Bambino in trono e Angeli», che vide probabilmente l’intervento di Gentile da Fabriano, e un grande leggio metallico, prodotto nelle Fiandre per un monastero dell’Egeo e salvato dalla distruzione mussulmana da Francesco Morosini, che lo condusse in patria affidandolo al convento domenicano dei Santi Giovanni e Paolo.
I gusti e le mode veneziane, alimentate dai racconti e dalle merci preziose di mondi lontani, rivivono nelle case dei mercanti e in oggetti singolari, come i brucia-profumi islamici a forma di sfera rotolabile sui tappeti, gli scacchi scandinavi, gli avori gotici francesi o della bottega veneziana trequattrocentesca degli Embriachi, superbi e raffinati per gli intagli.
La mostra al Correr pone, poi, l’accento su dipinti finora trascurati, il cui studio e lavoro di restauro ha riservato verifiche interessanti e scoperte clamorose. Tra questi lavori sono esposti, per la prima volta, un piccolo e inedito «Dio padre» di Lorenzo Lotto, uno struggente disegno con Sant’Anna del Dürer, uno straordinario quanto problematico «Ritratto di Ferrante d’Avalos» (dipinto secondo la tradizione addirittura a Leonardo) e, soprattutto, tre recenti attribuzioni a Vittore Carpaccio, opere fondamentali per chiarire la sua fase giovanile e i suoi riferimenti pittorici: una «Madonna con il Bambino» (1487 ca.), una «Pietà» (1487-’90 ca.) di straordinaria intensità emotiva e poetica e l’eccezionale «Ritratto del doge Leonardo Loredan» (1505 ca.).
Ci sono poi, nel percorso di questa sorprendente wunderkammer, dipinti su tavola di provenienza nordica, come il pregevole «Salvator Mundi» assegnato a Quentin Metsys e bottega (1495 ca.) o la tavola con scene della passione di Cristo su verso e recto, riconducibile a un pittore renano dell’ambiente di Martin Schongauer, o quadri singolari ancora da approfondire, quali il «Ritratto di Marco Pasqualigo», realizzato da Domenico Tintoretto. Non mancano rarità come il bracciale porta-sali fatto con semi d’albicocca o un cammeo del II secolo a.C., raffigurante una civetta e altri animali, adattato a fermaglio di bracciale e spilla, che si dice sia appartenuto a Maria Antonietta di Francia.
I magistrali metalli realizzati da Orazio Fortezza, le posate in cristallo di rocca e argento, lo spettacolare «Stipo Venier» di provenienza tedesca, realizzato nella prima metà del XVII secolo, si affiancano in mostra a nuclei espositivi d’eccezionale importanza e valore artistico come il Servizio Correr, realizzato intorno al 1520 da Nicola da Urbino, capolavoro della maiolica rinascimentale tra i più noti e importanti in assoluto. Notevole anche la selezione di bronzetti e placchette, che mostra opere delle officine di Padova e Venezia dalla seconda metà del Quattrocento al primo Seicento, con i grandi nomi della produzione bronzistica e le loro botteghe: Andrea Briosco detto il Riccio, Savero Calzetta da Ravenna, Alessandro Vittoria, Girolamo Campagna, Tiziano Aspetti. Tra le medaglie spiccano noti esemplari di rara qualità dovuti a Pisanello, Matteo de’ Pasti e Gentile Bellini.
Prima di lasciare le sale, lo sguardo corre su alcune immagini della città: l’«Arrivo a Venezia di Ercole I d’Este duca di Ferrara, 1487», attribuito a Lazzaro Bastiani, la grande xilografia di Tiziano Vecellio che rievoca la sommersione del Faraone nelle acque di un Mar Rosso dalla chiara dimensione lagunare, e quella che è forse la più nota veduta prospettica a volo d’uccello di Venezia, «Venetie MD», l’opera di Jacopo de Barbari degli inizi del XVI secolo, composta da sei fogli di carta giuntati, esposta in questa occasione accanto alle corrispondenti matrici su tavole in legno di pero, straordinariamente acquisite e conservate proprio da Teodoro Correr.

Per saperne di più
Un Carpaccio inedito nel nuovo numero del Bollettino dei Musei civici veneziani
Venezia, restaurati gli appartamenti della principessa Sissi 

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 2] Veduta dell’allestimento del percorso espositivo «Wunderkammer. Studi, scoperte, restauri per il ‘Grande Correr’»; [fig. 3] Vittore Carpaccio, «Madonna con il Bambino», 1487 ca.. Venezia, Museo Correr;  [fig. 4] Lorento Lotto, «Dio Padre», 1527 ca.. Venezia, Museo Correr; [fig. 5] Nicola da Urbino, «Servizio Correr» – «Orfeo incanta gli animali suonando», 1520 ca.. Venezia, Museo Correr

Informazioni utili
Wunderkammer. Studi, scoperte, restauri per il ‘Grande Correr’. Museo Correr, piazza San Marco – Venezia. Orari: dal 1° aprile al 31 ottobre, ore 10.00 - 19.00 (biglietteria, ore 10.00 - 18.00); dal 1° novembre al 31 marzo, ore 10.00 -17.00 (biglietteria, ore 10.00 -16.00). Biglietto (valido per Palazzo ducale, Museo Correr, Museo archeologico nazionale e Sale monumentali della Biblioteca nazionale marciana): intero € 16,00, ridotto (ragazzi da 6 a 14 anni, studenti dai 15 ai 25 anni; accompagnatori di gruppi di ragazzi o studenti, cittadini ultrasessantacinquenni; personale del Ministero per i beni e le attività culturali, titolari di Carta Rolling Venice, soci Fai) € 8,00; gratuito per residenti e nati nel Comune di Venezia e membri Icom, bambini da 0 a 5 anni, portatori di handicap con accompagnatore, guide autorizzate; interpreti turistici che accompagnino gruppi (una gratuità ogni quindici biglietti previa prenotazione), possessori Muve Friend Card; Offerta scuole € 5,50 a persona  (valida nel periodo 1° settembre – 15 marzo). Informazioni: call center 848082000 (dall’Italia) o  +39.(0)4142730892 (dall’estero); info@fmcvenezia.it. Sito web: correr.visitmuve.it. Da mercoledì 17 aprile 2013. 

martedì 16 aprile 2013

«I Vangeli nelle chiese di Lombardia», un progetto tra arte, turismo e teatro

La difesa del più debole, la ricerca della pace, la cura della propria dimensione interiore: è l’insegnamento etico che Gesù Cristo lascia ai suoi discepoli e alla folla nel discorso delle Beatitudini, vera a propria «Magna Charta del cristianesimo», a chiudere lo spettacolo «Gesù, il ritorno», una riflessione sull’attualità del messaggio evangelico, su ciò che le parole dei santi Marco, Matteo, Luca e Giovanni hanno ancora da dire all’uomo di oggi.
 La rappresentazione, che debutterà nel pomeriggio di domenica 21 aprile a Gallarate, è il cuore pulsante del progetto itinerante «I Vangeli nelle chiese di Lombardia», promosso dall’associazione culturale «Educarte», con il patrocinio e il contributo economico della Fondazione Lambriana per attività religiose e caritative di Milano, in occasione dell’Anno della fede.
 L’iniziativa, nata da un’idea della regista bustese Delia Cajelli, intende rivisitare pagine significative dei quattro evangelisti attraverso l’uso del linguaggio teatrale e, contemporaneamente, si propone di valorizzare importanti testimonianze storico-artistiche e architettoniche della regione Lombardia, edifici che possano ospitare al proprio interno uno spettacolo teatrale e che vengano considerati mete per una gita fuori porta. Grazie alla disponibilità di monsignor Ivano Valagussa, prevosto della Comunità pastorale di San Cristoforo in Gallarate, il progetto debutterà nel pomeriggio di domenica 21 aprile, alle ore 16.30, presso la chiesa di San Pietro, gioiello di arte lombarda in stile romanico, con elementi gotici, dichiarato monumento nazionale nel 1844, al cui interno sono conservati un altare barocco in marmi policromi del secolo XVII, un capitello corinzio del III-IV secolo, adattato ad acquasantiera, e una raffigurazione a finto mosaico del Buon Pastore, databile agli inizio Novecento.
 In questi spazi, la cui costruzione è ad opera di maestri comacini, gli attori del teatro Sociale di Busto Arsizio (Ambra Greta Cajelli, Gerry Franceschini, Mario Piciollo e Anita Romano), insieme con una decina di allievi del progetto Officina della creatività» di «Educarte», faranno ‘incontrare’ al pubblico personaggi evangelici quali Giovanni Battista, Nicodemo, Maria Maddalena, la samaritana al pozzo, Lazzaro e il cieco nato, figure la cui vita è stata cambiata profondamente dall’incontro con Gesù Cristo e che testimoniano all’uomo di ieri e di oggi l’immensità della misericordia di Dio.
 Lo spettacolo, su testo e per la regia di Delia Cajelli, proporrà anche una riflessione su alcuni passi dell’«Apocalisse», l’ultimo libro della Bibbia con il racconto del giudizio finale e della Gerusalemme celeste, oltre a un focus sulla figura di san Francesco e sull’attualità del suo messaggio di pace, povertà e amore per il Creato, che prevede la drammatizzazione di alcune pagine del canto XI del «Paradiso» di Dante Alighieri e del «Cantico delle creature», del quale verranno proposti anche un intervento coreografico a firma di Elisa Vai e uno musicale a cura di Anita Romano.
 «Lo spettacolo -spiega Delia Cajelli- sarà recitato in mezzo al pubblico e gli attori saranno vestiti in abiti dei nostri tempi, a testimoniare come i valori evangelici siano portatori di una luce e di una speranza capace di orientare il cammino degli uomini di tutti i tempi. La parte di Gesù è stata affidata ad un extracomunitario, perché se Cristo nascesse oggi sarebbe uno straniero, schierato dalla parte dei più poveri e dei più deboli». Nel ruolo del Messia si cimenterà così Leonardo Gallina, giovane allievo argentino del corso «Chi è di scena? Il pubblico», originario di Buenos Aires, dove ha vissuto parte della sua infanzia e adolescenza.
 A fare da colonna sonora allo spettacolo, per la quale l’associazione culturale «Educarte» si è avvalsa della competente consulenza musicale di don Alessandro Casiraghi (già parroco dei Santi Magi di Legnano e oggi residente alla Casa del clero «Domus Mater» - ex Villa Aldè di Lecco), saranno musiche per organo di Johann Sebastian Bach, composizioni del gesuita e musicista barocco Domenico Zipoli, oltre a brani di Angelo Branduardi tratti dall’album «L’infinitamente piccolo», dedicato alla figura di San Francesco.
Luci e fonica vedranno all’opera Maurizio «Billo» Aspes. Complessivamente saranno sei le repliche della sacra rappresentazione «Gesù, il ritorno» in programma sull’intero territorio regionale, tre delle quali si terranno nel Varesotto (le altre saranno allestite in edifici sacri, ubicati nelle province di Bergamo, Lecco e Milano).
Dopo il debutto gallaratese, lo spettacolo farà tappa nella serata di venerdì 17 maggio, alle ore 20.30, a Lonate Pozzolo, negli spazi del monastero di san Michele (ingresso da via Cavour), complesso religioso fondato nel Quattrocento e ampliato durante il secolo successivo per volontà di san Carlo Borromeo, oggi di proprietà del Comune che lo ha trasformato in spazio polifunzionale con biblioteca, aula per conferenze e uffici, al cui interno sono conservati affreschi di soggetto sacro, datati tra il Cinquecento e il Settecento, raffiguranti, tra l’altro, una grande scena della Pentecoste e la traslazione della santa casa di Loreto.
Giovedì 23 maggio, alle ore 21, «Gesù, il ritorno» sarà, quindi, rappresentato a Busto Arsizio, presso il santuario di santa Maria di piazza, armoniosa costruzione rinascimentale di tipo bramantesco, all’interno della quale sono conservati dipinti di Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari, oltre alla statua della Madonna dell’Aiuto, che la tradizione popolare vuole abbia fermato, nel 1630, il contagio della peste di manzoniana memoria.L'associazione culturale «Educarte» propone, dunque, un appuntamento itinerante di teatro che è anche occasione per scoprire o riscoprire tante piccole perle architettoniche e storico-artistico del territorio lombardo.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Chiesa di San Pietro a Gallarate (Varese); [fig. 2] Santuario di Santa Maria di piazza a Busto Arsizio (Varese); [fig. 3] Monastero di San Michele a Lonate Pozzolo (Varese)

Informazioni utili
Teatro Sociale, piazza Plebiscito 8, 21052 Busto Arsizio (Varese), tel. 0331.679000, fax. 0331.637289, info@teatrosociale.it, www.teatrosociale.it.

lunedì 15 aprile 2013

«Kids Creative Lab», a casa di Peggy le creazioni di migliaia di piccoli designers

Ago, filo e tanta fantasia: sono questi gli ingredienti di «Kids Creative Lab», progetto ideato dalla collezione Peggy Guggenheim di Venezia, insieme con la catena di abbigliamento Ovs, il più noto retailer di fast fashion italiano di proprietà del gruppo Coin.
L’iniziativa, lanciata su scala nazionale lo scorso novembre, ha coinvolto 1.200 scuole primarie, 7.000 classi e oltre 160.000 bambini. Il risultato del lavoro di tutti questi piccoli ‘artisti in erba’, e dei loro insegnanti e genitori, sarà in mostra a partire da mercoledì 24 aprile nel noto museo lagunare, ubicato nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni, al cui interno è conservata una ricca collezione con opere di Picasso, Kandinsky, Magritte, Pollock e Miró, ossia il meglio dell’arte europea e americana del primo Novecento.
Per circa due settimane, e cioè fino a lunedì 6 maggio, i visitatori potranno ammirare -accanto alle opere di Afro, Arp, Fontana e Warhol della raccolta Hannelore e Rudolph Schulhof (appena acquisita dal museo)- una stravagante e imponente installazione composta da migliaia di coloratissime creazioni in feltro, dalle forme più disparate, realizzate con passione e creatività dai bambini di tutta Italia nell’ambito dei quattro laboratori creativi, presentati lo scorso novembre con lo scopo di avvicinare i più piccoli all’arte e alla moda attraverso la creatività, quale strumento di maturazione intellettuale ed emotiva.
Oltre ai singoli laboratori ‘fai da te’, che i partecipanti hanno potuto seguire e realizzare grazie a un manuale con tutte le istruzioni e a una serie di divertenti video tutorial, i bambini, in questi mesi, hanno avuto l’opportunità di lavorare anche con il «Kit d’artista», che ha permesso loro un approccio accattivante e originale alle tematiche e ai materiali del fare artistico.
L’istituto che ha partecipato alla mostra con il maggior numero di studenti riceverà in premio dieci tablet Asus VivoTab Smart di ultima generazione, completi di custodia e tastiera, messi in palio da Asus, sponsor tecnico del progetto. Il nome della scuola vincitrice verrà comunicato in occasione della vernice della rassegna, alla quale ogni bambino che ha preso parte all’iniziativa potrà accedere gratuitamente, insieme a due adulti accompagnatori, di poter accedere al museo.
Tra soggetti mitologici, figure geometriche, animali di tessuto, mosaici di bottone e feltro, si chiude, dunque, la prima edizione di un interessante progetto formativo che ha insegnato ai più piccoli a coniugare moda, design e nuovi media, in dialogo tra scuola, famiglia e museo.

Informazioni utili 
«Kids Creative Lab». Collezione Peggy Geggenheim - Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701 - Venezia. Orari: tutti i giorni, ore 10.00-18.00. Ingresso: intero € 14,00, ridotto € 12,00/€8,00, senior over 65, € 11,00, bambini fino ai 10 anni e soci gratuito. Informazioni: tel. 041.2405411, fax 041.5206885, e-mail: info@guggenheim-venice.it. Sito web: Da mercoledì 24 aprile a lunedì 6 maggio 2013.

venerdì 12 aprile 2013

Da «Scintille» a «Movin’Up»: in tutta Italia concorsi per attori, curatori e artisti under 35

E’ una vetrina per le giovani compagnie quella che propone il «Festival Asti Teatro» con la nuova edizione di «Scintille», concorso finalizzato alla produzione di uno spettacolo teatrale da promuovere sull’intero territorio nazionale. Il bando, aperto fino a lunedì 22 aprile 2013, si rivolge a gruppi teatrali di massimo otto persone, i cui membri non abbiano superato i 35 anni di età. Sono ammessi progetti di drammaturgia non ancora realizzati e di qualsiasi genere, dal teatro di impegno civile a quello sperimentale.
Le compagnie interessate possono candidarsi inviando una descrizione del proprio progetto (massimo cinque cartelle) e/o altro materiale relativo al progetto stesso e alla compagnia (cd, dvd e simili), insieme con il modulo di iscrizione, a Asti Teatro 35- Scintille 013, presso il teatro Alfieri di Asti (via Grandi 16, 14100 Asti). Copia del solo modulo d’iscrizione dovrà essere inviata anche via posta elettronica (senza allegare altro materiale) al seguente indirizzo scintille@comune.asti.it.
Dopo una prima selezione tra le proposte di spettacolo pervenute, verranno individuate otto compagnie che saranno invitate, entro venerdì 24 maggio, ad allestire una proposta-studio del loro spettacolo ad Asti nel week-end del 29 e del 30 giugno, in alcuni cortili del centro storico, con ‘assaggi’ di venti minuti. Ad ogni compagnia selezionata verrà garantita l'ospitalità per i giorni di permanenza ed un contributo di 400 euro come rimborso spese di viaggio. Il vincitore, scelto dal pubblico e da una giuria di operatori teatrali, riceverà un premio di produzione di 4mila euro.

Guarda agli under 35 anche il bando «Giovani curatori», lanciato dal Comune di Genova attraverso il Museo di villa Croce, la Sala Dogana - Giovani idee in transito e Genova Palazzo Ducale-Fondazione per la Cultura. Il bando, le cui iscrizioni sono aperte fino a lunedì 6 maggio 2013, richiede la creazione di un progetto espositivo avente per tema la domanda «Non è un paese per vecchi?». Gli interessati, di età compresa tra i 25 e i 35 anni e con un’esperienza di almeno due anni in istituzioni museali pubbliche o private, dovranno far pervenire al Comune di Genova il modulo di iscrizione al concorso, completo di un curriculum vitae di lunghezza non superiore a una cartella, della descrizione del progetto con indicazione del concept della mostra, di un elenco preliminare delle opere e degli artisti italiani o stranieri operanti in Italia, di età compresa tra i 18 e i 40 anni alla data di scadenza del bando, e di una ipotesi di allestimento, con almeno cinque immagini.

La selezione dei progetti sarà affidata a una giuria presieduta da Ilaria Bonacossa, curatrice del programma espositivo del Museo d’arte contemporanea Villa Croce, e composta da Viana Conti, Antonella Crippa, Sandro Ricaldone e dal duo artistico Alis/Filliol. Al vincitore verrà corrisposto un importo imponibile pari a € 3.750,00, quale sostegno per la realizzazione e l’allestimento della mostra oggetto del concorso, in programma dal 4 al 20 ottobre 2013 presso gli spazi di Sala Dogana.

Attori, curatori di mostre, ma anche giovani artisti under 35 sono tra i protagonisti dei bandi appena lanciati nel nostro Paese. A Modena ritorna, per esempio, «Dab – Design da destinare agli art shop e ai bookshop museali», concorso promosso da Gai – Associazione per circuito dei giovani artisti italiani e realizzato dall'Ufficio giovani d'arte del Comune di Modena nell’ambito della Convenzione progetto De.Mo-sostegno al nuovo design e alla mobilità, siglato dalla stessa Gai con il Ministero per i beni e le attività culturali - Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale e Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee / Servizio architettura e arte contemporanee.
L'iniziativa, alla sua quarta edizione, si rivolge ad artisti, designer, artigiani-artisti, studenti, di nazionalità italiana o con residenza in Italia da almeno un anno alla data di presentazione della domanda. Gli interessati dovranno inviare all’Ufficio Giovani d’arte del Comune di Modena scheda di iscrizione, scheda tecnica del progetto, prototipo realizzato su supporto digitale e/o cartaceo, curriculum vitae e immagini di eventuali precedenti realizzazioni.

Il concorso, le cui iscrizioni sono aperte fino al 1° luglio 2013, ha lo scopo di favorire la progettazione e produzione di oggetti d’arte e di design, ad opera di giovani artisti italiani da destinare alla commercializzazione negli art shop e bookshop dei musei del nostro Paese attraverso la creazione di vetrine per la presentazione dei prototipi realizzati e la promozione di condizioni adeguate per la loro successiva produzione e commercializzazione. Il percorso del progetto prevede una prima selezione di prototipi che sarà oggetto della pubblicazione del catalogo «Dab4», di esposizioni in Italia e la successiva, eventuale individuazione, tra questi, di un nucleo di oggetti che saranno autoprodotti dagli autori, entrando a far parte della «linea Dab per il merchandising museale», presentato in passato alla Galleria civica di Modena, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, al Castel Sant'Elmo di Napoli, al Macef di Milano e al Bologna Licensing Trade Fair alla Fiera di Bologna.
Un’apposita commissione, costituita da esperti ed operatori del settore, selezionerà, tra i candidati, gli autori delle opere ritenute più originali, significative e qualitativamente valide anche in relazione a requisiti di fattibilità e al rapporto qualità-prezzo. I prototipi parteciperanno all’esposizione che si terrà a Modena, dal 21 settembre al 20 ottobre 2013, presso il Museo casa Enzo Ferrari e in un altro museo statale italiano, individuato dal Ministero per i beni e le attività culturali.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Immagine promozionale del bando «Scintille 2013»; [fig. 2] Vista degli spazi di Sala Dogana a Genova, sede della mostra realizzata a chiusura del concorso  «Giovani curatori»; [fig. 3] Francesca De Pieri,  «Note in arte», Shopper per  «Dab – Design da destinare agli art shop e ai bookshop museali»; [fig. 4] Valerio Vinciguerra per «Dab – Design da destinare agli art shop e ai bookshop museali»

Informazioni utili 
«Scintille 2013». Data ultima di consegna: 22 aprile 2013 (dicitura per la busta: Asti Teatro 35- Scintille 013). Informazioni: teatro Alfieri, via Grandi 16 - 14100 Asti, tel. 0141/399573 (dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 13.00), e-mail: scintille@comune.asti.it. Sito internet: www.comune.asti.it

 «Giovani curatori». Data ultima di consegna: lunedì 6 maggio 2013 (dicitura per la busta: Giovani curatori). Comune di Genova - Archivio Generale, piazza Dante 10 / 1° piano - Genova. Orari di consegna: lunedì e giovedì, ore 8.30-12.30 e ore 14.00-16.30; martedì e mercoledì, ore 8.30-16.30; venerdì, ore 8.30-14.00. Sito internet: www.palazzoducale.genova.it. 

 «Dab – Design da destinare agli art shop e ai bookshop museali». Data ultima di consegna: 1° luglio 2013. Informazioni e spedizione materiali: Giovani d'arte, Settore Cultura, via Galaverna 8 – 41100 Modena, tel. 059.2032604 (orari: da martedì a venerdì, ore 8.30-13.00; lunedì e giovedì, ore 14.30-17.30), giovanidarte@comune.modena.it. Sito web: www.comune.modena.it/gioarte.

giovedì 11 aprile 2013

La Pompei di fine Ottocento nella pittura di Luigi Bazzani

Era la fine dell’Ottocento quando Luigi Bazzani (Bologna 1836 - Roma 1927), scenografo e vedutista bolognese le cui opere sono conservate in prestigiosi istituzioni italiane e straniere come la Galleria di Capodimonte a Napoli e il Victoria and Albert Museum di Londra, partiva alla volta di Pompei per ritrarre e studiare le rovine da poco riportate alla luce dalle ceneri del Vesuvio. Un secolo dopo, sul finire degli anni Novanta, la storia della città felsinea si intrecciava ancora una volta con quella degli scavi pompeiani, grazie al prezioso lavoro di un gruppo di ricercatori del Dipartimento di archeologia dell’Alma Mater, che si sarebbero anche occupati, nel corso degli anni, di ricostruire tridimensionalmente la domus del Centenario e altri reperti della zona vesuviana. Questa storia, che viaggia sul doppio binario del tempo, viene, oggi, ricostruita dalla mostra «Davvero! La Pompei di fine '800 nella pittura di Luigi Bazzani», promossa dalla Fondazione del Monte, con l'Università di Bologna - Dipartimento di storia culture civiltà, Sezione di archeologia, grazie al contributo economico dell'Istituto Banco di Napoli – Fondazione e alla collaborazione della Soprintendenza dei beni archeologici di Napoli e Pompei.
Il progetto espositivo, visibile fino a domenica 26 maggio 2013 presso la sede bolognese della Fondazione del Monte e da giovedì 4 luglio 2013 al Museo archeologico nazionale di Napoli, ripercorre, attraverso un ricco apparato iconografico composto dalle opere di Luigi Bazzani e da una serie di scatti che documentano l'attuale realtà pompeiana, l'eccezionale produzione del pittore bolognese, soffermandosi in particolare sullo straordinario contributo che i suoi acquerelli, caratterizzati da una grande qualità artistica e da una prodigiosa abilità tecnica, rappresentano ancora oggi per lo studio di Pompei e della sua storia.
Quasi un centinaio di opere, tra le quali anche schizzi, disegni e dipinti ad olio in gran parte sconosciuti al pubblico e agli stessi archeologi, restituiscono con assoluta precisione edifici e pitture oggi gravemente danneggiati o scomparsi, ai quali Luigi Bazzani dedicò oltre un trentennio del suo lavoro, tra il 1880 e il 1910 circa, realizzando appunti visivi diventati testimonianze storiche dello splendore e della fragilità di un luogo, del quale lo stesso artista percepì l’inesorabile degrado. Il percorso espositivo, per la curatela di Daniela Scagliarini, Antonella Coralini, Riccardo Helg e Valeria Sampaolo, è articolato in sei differenti sezioni ed inquadra la figura di Luigi Bazzani muovendo dagli inizi bolognesi -dove l’artista si distinse già in giovane età per l'abilità tecnica nella composizione di scene prospettiche e architettoniche che lo portò anche a collaborare agli allestimenti scenografici del Teatro comunale della città- fino al momento del suo trasferimento a Roma nel 1861. Se da un lato l'attività di scenografo proseguì nei primi anni dal suo arrivo nella capitale, è pur vero che fu senz'altro questa l'occasione dei primi contatti con i monumenti dell'antichità classica, le cui rovine divennero la sua principale fonte di ispirazione.
Le sezioni successive propongono un vero e proprio viaggio nella Pompei della seconda metà dell'Ottocento, esplorando, di volta in volta, differenti momenti del periodo in cui Luigi Bazzani operò nella città campana: il complesso rapporto tra la pittura e la fotografia, tecnica innovativa che andava affermandosi proprio in quegli anni, la corrente neopompeiana di ispirazione storica, alla quale lo stesso artista bolognese aderì per qualche tempo, l’evoluzione definitiva del suo lavoro verso il vedutismo, il cui intento era quello di far rivivere nell'osservatore il fascino e l'emozione di una visita alla città antica. Un'ulteriore sezione è, poi, dedicata alle opere in cui Luigi Bazzani si cimentò con le tecniche del rilievo architettonico, un aspetto finora poco noto ma di grande interesse per la ricerca archeologica.
L'ultima parte del percorso espositivo, di carattere più tecnico, è, invece, dedicata alle metodologie oggi impiegate per la documentazione degli apparati decorativi nei progetti di ricerca e di formazione dell'ateneo bolognese, dal rilievo fotogrammetrico alla ricostruzione tridimensionale, senza trascurare tecniche tradizionali come la tempera e l’acquerello per la ricostruzione della policromia originale delle pareti.
Un catalogo e un sito internet realizzato in collaborazione con Cineca, in cui saranno disponibili tutte le opere pompeiane dell’artista, localizzate nella città antica e corredate di scheda illustrativa e confronto fotografico con la situazione attuale, completano il progetto, un vero e proprio viaggio nel tempo per scoprire il fascino di luoghi che tutto il mondo ci invidia (non è un caso che la mostra-evento «Vita e morte a Pompei ed Ercolano» al British Museum di Londra stia facendo file al botteghino) e che noi non amiamo a sufficienza.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Luigi Bazzani, Larario della Casa IX 1, 7, acquerello su carta, 31x22, 1903. Museo archeologico nazionale di Napoli, inv. 139418; [fig. 2] Luigi Bazzani, Fontana della Casa di C. Virnius Modestus (IX 7, 16) acquerello su carta, 47x32,5, non datato. Museo archeologico nazionale di Napoli, inv. 139427; [fig. 3] Luigi Bazzani, Gineceo della Casa di Sallustio (VI 2, 4)
acquerello su carta, 42,6x31, 1902. Museo archeologico nazionale di Napoli, inv. 139439; [fig. 4] Luigi Bazzani, Odeion, acquerello su carta, 42x32, non datato. Museo archeologico nazionale di Napoli, inv. 139446

Informazioni utili

Davvero! La Pompei di fine '800 nella pittura di Luigi Bazzani. Fondazione del Monte, via delle Donzelle, 2 -  Bologna. Orari: 10.00-19.00; chiuso il 1° maggio 2013. Ingresso libero. Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: tel. 051.2962508. Sito web: www.fondazionedelmonte.it. Fino al 26 maggio 2013. 

mercoledì 10 aprile 2013

Roma, un viaggio tra giochi e ricordi in compagnia del Teatro della Tosse

E’ la grossa pancia rossa di Ubu, resa con segno grafico da Lele Luzzati, ad accogliere il visitatore negli spazi della Casa dei Teatri di Villa Doria Pamphilj di Roma, dove è allestita fino a domenica 21 aprile la mostra «Viaggio teatrale tra gioco e ricordo», promossa dall’Assessorato alle politiche culturali e centro storico di Roma Capitale, grazie alla preziosa collaborazione di Zètema Progetto Cultura e di Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse, oltre che degli archivi fotografici di Giorgio Bergami, Tommaso LePera, Alberto Rizzerio e Beppe Veruggio.
La rassegna, a cura di Danièle Sulewic e di Gianni Masella, si configura con itinerario fantastico e surreale tra personaggi e materiali che hanno fatto la storia del Teatro della Tosse di Genova, realtà fondata nel 1975 da personalità del calibro di Tonino Conte, Emanuele Luzzati, Aldo Trionfo, Rita Cirio, Giannino Galloni e Pietro Favari.
Collage, parole, costumi, arazzi istoriati, oggetti, manichini e foto di scena si rincorrono lungo le pareti e nelle sale per raccontare l’avventura quasi quarantennale di un piccolo e raffinato teatro ligure (la prima sede della compagnia fu una sala di appena cento posti in una stradina genovese detta Salita della Tosse) che, a cominciare dall’allestimento dello spettacolo «Ubu Re» di Alfred Jarry, è stato considerato come una vera e propria «macchina del fantastico» e che ha innovato la scena italiana scommettendo sulla possibilità di coniugare divertimento e approfondimento culturale.
In compagnia di Tonino Conte, regista, scrittore e fondatore del Teatro della Tosse, e di Danièle Sulewic, scenografa, costumista e ceramista, la mostra romana apre il sipario su creazioni fantastiche, ironiche e colorate per spettacoli come «Gargantua» di François Rabelais, l’«Ubu» di Alfred Jarry e l’«Inferno» di Dante Alighieri, ma anche per omaggi ad Aristofane o Shakespeare. Ed è proprio una frase di François Rabelais, uno dei numi tutelari della prima attività del Teatro della Tosse, a tessere il filo rosso della rassegna a Villa Doria Pamphilj (una rassegna, questa, adatta anche ad un pubblico di bambini per quella sua alchemica capacità di stimolare la fantasia e di condurci in un mondo dove tutti appare più magico della realtà). «Meglio è di risa che di pianti scrivere, ché rider soprattutto è cosa umana» è, infatti, la frase scritta a caratteri cubitali sulle pareti del museo, dove il pubblico può sedersi sul prato usato dagli attori di «Gargantua», giocare con uccelli vagamente aristofaneschi o osservare da vicino il cimitero di forme umane rapprese nella sabbia e nella cenere, ideato da Danièle Sulewic per lo spettacolo «Inferno», realizzato dalla Tosse nel 2002.
«Viaggio teatrale tra gioco e ricordo», che sabato 13 aprile prevede anche un convegno promosso con la collaborazione della Accademia nazionale d’arte drammatica «Silvio D’Amico», offre poi l’occasione per farsi avvolgere dalle atmosfere squillanti di Lele Luzzati, del quale vengono presentati alcuni manifesti teatrali, o di vedere una serie di opere di Tonino Conte dedicate al viso della Madonna. Modi differenti, questi, di raccontare l'avventura di un teatro che ha fatto storia e del quale Ugo Volli ha scritto: «Se nel nostro mondo teatrale, così pieno di premi, di concorsi, riconoscimenti, bigllietti aerei e altre futili solennità si assegnasse finalmente un premio al divertimento teatrale, al puro divertimento di fare teatro, cioè al teatro come diversione, deviazione, stravanganza, gioco rispetto al quotidiano... Se un premio così davvero patafisico ci fosse, saprei benissimo a chi assegnarlo: al Teatro della Tosse».

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Lele Luzzati, Manifesto per «Gargantua»; [fig. 2]  Danièle Sulewic, «Bon-voyage»; [fig. 3] Danièle Sulewic, «Cabaret»

Informazioni utili
«Viaggio teatrale tra gioco e ricordo». Casa dei Teatri - Villa Doria Pamphilj - Villino Corsini, Largo 3 giugno 1849 (angolo Via S. Pancrazio - ingresso Arco dei Quattro Venti)  - Roma. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-19.00; chiuso il lunedì. Ingresso libero e gratuito. Infoline: tel. 06.0608/06.45460693. Sito web: www.casadeiteatri.culturaroma.it. Fino a domenica 21 aprile 2013.

martedì 9 aprile 2013

«RossoSegnale», un bed & breakfast con art gallery nel cuore di Milano

Una vecchia casa d’inizio Novecento, nel cuore di Milano, trasformata in un luogo interamente dedicato all'ospitalità. Si tratta di «RossoSegnale», un accogliente bed and breakfast di design, nelle vicinanze di corso Buenos Aires, che ha inaugurato la propria attività alla vigilia di Pasqua e che, in occasione del Salone del mobile 2013, presenta la sua prima mostra: una personale del giovane designer iraniano Amir Alizade, intitolata «Storie di (pr)oggetti non comuni».
«BiancoNeve», «Giallo Novecento» e «Rosa Coniglio» sono i nomi delle tre stanze che compongono la piccola struttura ricettiva, interamente arredata con gusto e ricercatezza per offrire agli ospiti sia l’intimità delle mura domestiche sia le comodità di un albergo a quattro stelle. Negli spazi di «RossoSegnale» i turisti potranno, infatti, muoversi come a casa propria e coccolarsi con tanti piccoli vizi, sfogliando le ultime riviste d'arte e design nel salotto del soppalco, concedendosi piacevoli conversazioni con nuove persone, leggendo un libro sprofondati nella vecchia poltrona in fondo al giardino o tenendosi in forma con un personal trainer nella casetta Danese adibita a palestra.
Il bed and breakfast, che prende il nome dal colore del suo ascensore, è, inoltre, dotato di una bella terrazza sul tetto da utilizzare anche come solarium. Nell'area al piano terra, dove un tempo vi era un'autofficina, è, invece, stata ricavata «3001 Lab», piccola galleria, con soppalco, per l'esposizione di opere di giovani artisti emergenti. E la buca del meccanico, lasciata a vista grazie a una copertura in vetro calpestabile, si è trasformata in un’inconsueta vetrina per opere d'arte e di design. Qui si succederanno, nel tempo, anche eventi musicali, reading, aperitivi e molto altro ancora.
Opere site specific sono state e verranno, inoltre, create per questi spazio, dando vita anche a una contaminazione con l'interno del bed and breakfast, con l'area dedicata agli ospiti, sino all'interno delle tre camere. Ne origina una sorta di narrazione continua, e un nuovo modello di fruizione artistica, basato su un’originale declinazione dei concetti di relazione, incontro e ospitalità.
All'interno di ogni stanza, che ricorda ora il fascino misterioso dei viaggi in Orient Express ora la magia nevosa delle fiabe nordiche, sono sparpagliati oggetti trovati, recuperati, ereditati, re-inventati, mischiati, con armonia e semplicità, a pezzi di design e a qualche opera d'arte.
Chi fosse curioso di scoprire questa nuova isola di charme nel cuore di Milano può approfittare della Design week, una settimana durante la quale il giovane designer iraniano Amir Alizade presenterà una serie di oggetti legati all’ospitalità e ai suoi piccoli riti quotidiani, come le «City Symbols», tazzine da caffè con i monumenti più rappresentativi delle città italiane, o le «Coffee Hanger», tazze in ceramica con il manico in acciaio a forma di gancio che fluttuano nell'aria, insieme a vecchi appendiabiti. La prossima mostra temporanea, in programma dal 23 aprile al 19 maggio, avrà, invece, per protagonista il giovane Federico Guerri con un’indagine artistica sullo spazio abitato.

 Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Un particolare della stanza «Giallo Novecento» al «RossoSegnale» di Milano. Foto: Alessandra Ianniello; [fig. 2] Un particolare della stanza «BiancoNeve» al «RossoSegnale» di Milano. Foto: Alessandra Ianniello; [fig. 3] Un particolare della stanza «Rosa Coniglio» al «RossoSegnale» di Milano. Foto: Alessandra Ianniello

Informazioni utili 
Amir Alizade. «Storie di (pr)oggetti non comuni». Un evento Fuori Salone per la Design Week. RossoSegnale - 3001 LAB, via Sacchini ,18 - Milano. Orari per il pubblico: da martedì a sabato, ore 18.00-21.00; domenica, oere 14.30 - 18.30. Informazioni: 3001lab@rossosegnale.it o tel.02.29527453. Sito internet del B & B e della 3001 LAB: www.rossosegnale.it. Da martedì 9 a domenica 14 aprile 2013.

lunedì 8 aprile 2013

«Metri d’arte», quando il tessuto è d’artista. Stoffe firmate da Cecchini e Simeti per il gruppo Miroglio

«Metri d’Arte» scrive un nuovo capitolo della sua storia. Dopo aver coinvolto Stefano Arienti, Massimo Caccia e Maggie Cardelús, le cui opere sono state esposte lo scorso anno a Parigi, il gruppo Miroglio ha chiamato a collaborare alla realizzazione della sua raccolta di tessuti d’arte Loris Cecchini (Milano, 1969) e Francesco Simeti (Palermo, 1968). Il risultato di questo loro lavoro, teso ad analizzare il rapporto tra natura e tecnologia, è attualmente in mostra in Cina, alla galleria Continua Beijing di Pechino, nata nel 2005 da un'idea di Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo, già fondatori dell'omonima galleria di San Gimignano, e oggi uno dei luoghi simbolo del distretto 798.
Due installazioni, esposte in sale attigue, raccontano i workshop che hanno visto i due artisti italiani collaborare con i designer della Miroglio Textile alla realizzazione della collezione primavera-estate 2014, seconda edizione di un progetto, a cura di Trivioquadrivio, che intende far dialogare il meglio dell’arte internazionale con il mondo della produzione industriale. «L’iniziativa – ha, infatti, raccontato Elena Miroglio, executive vice president e responsabile strategie del gruppo, nato ad Alba nel 1947 e oggi presente in trentasei Paesi del mondo- è un vero e proprio incubatore sperimentale, uno spazio che Miroglio Textile ha voluto dedicare alla ricerca e alla sperimentazione, ispirandosi a una creatività nuova nella quale i tessuti possano incorporare un contenuto, una storia da raccontare e valorizzare allo stesso tempo il processo creativo. L'obiettivo è di portare nel business del tessile una forte innovazione creativa legata al modo di concepire e produrre un tessuto, per uscire dai canoni tradizionali della moda e offrire un Made in Italy di grande originalità e qualità».
Pensati e ideati come vere e proprie opere d'arte partecipata, i tessuti della prossima collezione sono stati realizzati a partire dai disegni originali dei due artisti e sono stati, poi, rielaborati dall’Ufficio Stile Miroglio in numerose varianti di soggetti e colori.
Nell’approccio materico di Loris Cecchini, polveri di pigmenti, macchie di colore e fogli di alluminio stropicciato diventano metri di tessuto ad alto contenuto di innovazione e sperimentazione; in quello di Francesco Simeti, mondi onirici fatti di piante, fiori, animali, piume e altri elementi visibili solo agli occhi più attenti si materializzano sulla stoffa mostrando una natura poetica e selvaggia al tempo stesso, quasi fossero interpreti animati di un grande wallpaper vivente.
Loris Cecchini ha creato per i suoi tessuti una vera e propria «foresta industriale», composta da duecento cilindri metallici, simbolo del passaggio alle nuove tecnologie di produzione e del contrasto fra tradizione industriale ed evoluzione tecnologica. Francesco Simeti fa, invece, entrare i visitatori in un mondo surreale animato da installazioni composte da stendardi di seta su bambù, che muovono nello spazio gli elementi naturali e i paesaggi apparentemente rassicuranti disegnati dall’artista. Si scrive così un nuovo capitolo di E.volution, piattaforma che unisce l'utilizzo di tecnologie di stampa digitale di ultima generazione (l'azienda ha acquistato un macchinario per la stampa digitale in grado di produrre fino a 3mila metri di tessuto in un'ora) a un atteggiamento ecosostenibile. Un modo intelligente di fare impresa, di coniugare la creatività con il meglio del made in Italy.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Installazione di Francesco Simeti per Miroglio Textile alla galleria Continua Beijing di Pechino; [fig. 2] Installazione di Loris Cecchini per Miroglio Textile alla galleria Continua Beijing di Pechino; [figg. 3 e 4] Tessuto disegnato da Loris Cecchini per Miroglio Textile, collezione primavera estate 2014;[fig. 5] Tessuto disegnato da Francesco Simeti per Miroglio Textile, collezione primavera estate 2014

Informazioni utili
«Metri d’arte», seconda edizione. Istallazioni e tessuti d’artista realizzati da Loris Cecchini e Francesco Simeti. Galleria Continua Beijing. Dashanzi Art District 798 #8503, 2 Jiuxianqiao Road, Chaoyang Dst.
100015 Beijing – Cina. Orar: martedì-domenica, ore 11.00-18.00; chiuso il lunedì. Ingresso libero. Informazioni: tel. 0086.10.59789505. Sito web: www.mirogliotextile.com/metridarte. Fino al 30 giugno 2013.

martedì 26 marzo 2013

Dall’infinito alla natura, quattro nuovi percorsi tematici alla Gam di Torino

La Gam - Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino festeggia i centocinquanta anni di attività con un nuovo percorso espositivo. A partire da venerdì 29 marzo, quattro nuovi temi faranno da filo conduttore alle opere raccolte nei quattro corridoi del primo e secondo piano del museo di via Magenta, presentando alcuni capolavori già esposti e nuove opere dalle collezioni, in parte frutto di recenti acquisizioni.
Infinito, velocità, natura ed etica sono i quattro percorsi scelti da Federico Vercellone, Massimiliano Fuksas, John Elkann e Luciana Castellina per questo terzo appuntamento di un percorso iniziato nell’ottobre del 2009, quando la Gam ha rinnovato completamente l’allestimento delle proprie collezioni permanenti, abbandonando il criterio cronologico e ordinando le opere esposte in ordine tematico attraverso le riletture di docenti e intellettuali chiamati a proporre un argomento legato alla propria materia di ricerca, diversa dalla storia dell’arte. Genere, veduta, infanzia, specularità, anima, informazione, malinconia e linguaggio sono gli otto temi fino ad oggi proposti.
Ad aprire il nuovo percorso espositivo sarà la scelta di Federico Vercellone, professore di Estetica presso l’Università degli Studi di Torino, che ha focalizzato la propria attenzione sul tema dell’infinito, ma anche su categorie quali caos, divenire, illimitato. Nell’immaginario romantico dei paesaggi la relazione finito-infinito richiama alla mente il genere del sublime, con scenari maestosi, come lo sfondo del quadro «Lo specchio della vita» di Pellizza da Volpedo, o carichi di drammaticità, come ad esempio «Il diradarsi di un temporale» di Giuseppe Camino. Il concetto di infinito è anche sinonimo di assoluto; ecco così un omaggio al blu di Yves Klein e al bianco di Piero Manzoni, ma anche ai tagli e i buchi di Lucio Fontana, che portano l’immaginazione verso qualcosa di altro, intangibile e indefinibile, che sta oltre la tela. Non manca, infine, una riflessione sul concetto di rispecchiamento, che moltiplica l’immagine e la fa tendere all’infinito, come documentano le celebri superfici specchianti di Michelangelo Pistoletto.
John Elkann, presidente della Fiat, riflette, invece, sul concetto di velocità. Il prologo è dedicato alla pittura ottocentesca con le pennellate scapigliate e veloci delle opere «Benedetto Junck» e «L’edera» di Tranquillo Cremona, per proseguire con la pittura di segno di Hans Hartung e Karel Appel. Passando attraverso lavori di Andy Warhol e Marc Andrè Robinson, presente in mostra con una grande ruota di sedie, si raggiunge la sala dedicata al ritmo, con la ripetizione dei segni astratti di Giuseppe Capogrossi e di Carla Accardi. Il Futurismo, che fece della velocità la base del proprio manifesto, è rappresentato dalle «Compenetrazioni iridescenti» di Giacomo Balla e dallo «Studio per La città che sale» di Umberto Boccioni; conclude il percorso il simbolo principe della velocità: l’automobile, qui ben delineata dalla monumentale «Rajo Jack» di Salvatore Scarpitta. Mentre il celebre architetto Massimiliano Fuksas ha focalizzato la propria attenzione sul tema dell’etica. Il suo percorso principia con una serie di opere ottocentesche sul male e sul bene, come «Dopo il duello» di Antonio Mancini, «La cella delle pazze» di Giacomo Grosso e la «Deposizione di Papa Silverio» di Cesare Maccari. Si trova, quindi, una riflessione sull’etica legata all’architettura e all’ambiente, con opere di Angelo Morbelli, Mario Sironi, Marco Tirelli, e con le sculture in cemento armato grezzo misto a ferro di Giuseppe Uncini. Un respiro di ottimismo offre più avanti Nicola de Maria che con il suo «Regno dei fiori musicale, Universo senza bombe» inonda il percorso di colore e musica, per poi smorzarsi più avanti con le inquietanti installazioni di Christian Boltanski. Si prosegue, quindi, con i capolavori di Amedeo Modigliani e Antonio Canova, accanto a una recente acquisizione di Marina Abramović. Si attraversano, poi, stanze nelle quali sono esposte opere che fanno riferimento all’etica della storia, firmate da Marino Marini e Luigi Mainolfi, fino a giungere alla sala dedicata alle opere di Felice Casorati. La scelta di Fuksas si conclude con una riflessione sull’etica religiosa, rappresentata da «La religione» di Innocenzo Spinazzi, l’«Apocalisse» di Scipione e «Schüttbild» di Hermann Nitsch.
Il percorso termina con il tema della natura proposto dalla scrittrice e giornalista Luciana Castellina. Il prologo ottocentesco è interamente dedicato ad Antonio Fontanesi, tra atmosfere agresti in cui il tempo sembra sospeso e scandito dal solo ritmo della vegetazione e della luce. Vi è, quindi, una sezione che indaga la rappresentazione degli elementi naturali essenziali (aria, acqua, terra e fuoco) attraverso l’«Elogio del fuoco» di Eduardo Chillida, la fiamma-fiore di José Maria Sicilia, le nature morte di Filippo de Pisis e Mario Mafai, le ricerche con materiali organici e naturali di Alberto Burri e Medardo Rosso.
Non manca in mostra un omaggio all’Arte Povera e alla sua riflessione sui processi di trasformazione della natura, attraverso opere come «Albero di 5 metri» di Giuseppe Penone e «Stella in bronzo con acidi e pergamena» di Gilberto Zorio. La natura meccanica o artificiale si fa predominante nell’arte di Fortunato Depero, Alberto Savinio e Fernand Leger, la cui poetica è accostata a opere più recenti, come le sculture in poliuretano di Piero Gilardi e «Doppelpilzvitrine» (vetrina con funghi doppi) di Carsten Höller. Dopo un passaggio in cui troviamo il ritorno alle origini primordiali della natura come divinità femminile rappresentata dall’imponente scultura di Arturo Martini, insieme alle raffigurazioni in stile informale dei paesaggi di Renato Birolli e Ennio Morlotti, il percorso si conclude con la dimensione al contempo fisica e metafisica della «Natura morta con salame» di Giorgio De Chirico a confronto con lo scenario barocco delle quattro tavole imbandite di Sissi.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Amadeo Modigliani, «La ragazza rossa (Testa di donna dai capelli rossi)», 1915. Torino, Gam (Dono del Comitato Torino '61, Torino, 1962); [fig. 2] Giuseppe Pellizza da Volpedo, «Lo specchio della vita (E ciò che l'una fa e l'altre fanno)», 1898. Torino, Gam; [fig. 3] Tranquillo Cremona, «Benedetto Junck», 1874 circa. Torino, Gam (Legato di Benedetto Junck, Torino, 1920);[fig. 4] Tranquillo Cremona, «L'edera», 1878. Torino, Gam (Legato di Benedetto Junck, Torino, 1920); [fig. 5] Mario Merz, «Che fare?», 1968. Torino, Gam 

Informazioni utili
Infinito, Velocità, Natura ed Etica: nuovi percorsi delle collezioni Gam.  GAM - Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, via Magenta, 31 – Torino. Orari: martedì – domenica, ore 10.00-18.00, chiuso lunedì (la biglietteria chiude un’ora prima).   Ingressi: intero € 7,50,  ridotto € 6,00, gratuito ragazzi fino ai 18 anni. Informazioni per il pubblico: tel. 011.4429518 . Sito Internet: www.gamtorino.it. Inaugurazione: giovedì 28 marzo, ore 18.30. Da venerdì 29 marzo 2013.

giovedì 21 marzo 2013

Artisti per l'ambiente: nel Lazio in palio dieci residenze per studiare nuove relazioni tra territorio e arte

L’arte contemporanea incontra la natura: succede a Grottaferrata, su una collina dalla quale si gode il paesaggio della campagna romana. E’, infatti, questo lo scenario della fondazione «Il Campo dell’arte», fondata nel 2000 da Francesco Pernice. Dal 29 aprile al 5 maggio, questo luogo di incanto verrà animato da dieci residenze artistiche, proposte nell’ambito dell’iniziativa «Un pino sulla sommità della casa».
Per la partecipazione è stato indetto un concorso, con scadenza il prossimo 5 aprile, al quale potranno aderire artisti di ogni nazionalità, con una buona conoscenza della lingua italiana. La selezione sarà effettuata da una commissione di esperti, presieduta dallo stesso Francesco Pernice e da Giovanna Aragozzini, docente ed esperta di arte contemporanea.
Con questa iniziativa, la fondazione laziale si propone di invitare i partecipanti a una riflessione sulla centralità del rapporto arte-natura che, se rivissuto con sensibilità contemporanea, può ridefinire nuove e più intense forme di identificazione e di valorizzazione del territorio, rendendo possibile un nuovo umanesimo. A questo tema «Il Campo dell’Arte» sta già guardando da tempo, grazie ai contributi, tra gli altri, di François Burkahrdt, Carmine Gambardella e Paolo Portoghesi.
Durante le residenze, saranno promosse interconnessioni di saperi e conoscenze per sperimentare un fare più vicino alle culture locali e alle comunità, in sintonia con la natura e con uno sguardo attento al mondo rurale. In particolare, il progetto formativo si propone di far ritrovare il piacere dello stare in natura, dando agli artisti un ruolo attivo nell'opera di valorizzazione e di creazione di nuovi orizzonti di pensiero e di nuovi paesaggi per l'uomo.
I selezionati dal bando, nei giorni di residenza, parteciperanno alle attività artistiche in programma, faranno la conoscenza diretta dello spazio della fondazione e, guidati da artisti ed esperti quali François Burkahrdt, Linde Burkahrdt, Riccardo Dalisi, Francesco Pernice, Silvia Riccio e Federica Tecchiati, saranno coinvolti creativamente, sensorialmente ed emozionalmente, anche attraverso l'utilizzo della metodologia propria dell’arte terapia.
Con l’aiuto di artigiani-artisti e con a disposizione spazi e attrezzature, i residenti svilupperanno ipotesi progettuali e opere che siano coerenti con lo spirito e gli obiettivi della fondazione «Il Campo dell’Arte»: rispetto dell’ambiente, non altro consumo di suolo, ma riqualificazione dell’esistente, uso di materiali poveri o di scarto e di provenienza locale e utilizzo di lavorazioni a basso consumo energetico nel rispetto dell’identità dei luoghi.
I materiali prodotti verranno proposti nella mostra «Stare in natura», in programma dal prossimo 5 maggio, ed entreranno a far parte della collezione permanente «Il Campo dell’Arte».

Didascalie delle immagini
[figg. 1 e 2] Uno scorcio de «Il Campo dell’Arte» a Grottaferrata, nel Lazio. 

Informazioni utili
Bando di concorso per dieci residenze artistiche presso la fondazione «Il Campo dell’Arte». Data ultima di consegna: 5 aprile 2013, ore 12.00. Requisiti: esperienza acquisita nel campo dell'attività artistica e progettuale. Buona conoscenza della lingua italiana. Documentazione per la partecipazione: domanda, CV, CD/DVD con max 10 opere, breve testo di motivazione alla partecipazione. Indirizzo per l’invio delle domande: Associazione Arianna, via Marcandreola, 10 - 00043 Ciampino (Roma) – Italia. Informazioni: tel. +39.06.79350732 o associazione.arianna@gmail.com. Sito web:  www.campodellarte.it