ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 26 maggio 2011

«Flussidiversi», poesia e poeti a Caorle

Palloncini colorati, altoparlanti da spiaggia, bigliettini tipo «Baci Perugina», incursioni in discoteca, reading teatrali tra i campielli: nei suoi tre anni di vita «Flussidiversi», il meeting della comunità dei poeti che vivono tra l’Adriatico e il nord delle Alpi, ha escogitato ogni genere di trovata per avvicinare più pubblico possibile al linguaggio poetico.
In occasione della quarta edizione, in programma da venerdì 27 a domenica 29 maggio nell’antica città veneta di Caorle, la manifestazione farà tappa addirittura in chiesa, nella Cattedrale di santo Stefano. Tra le pareti romaniche di questo imponente edificio sacro, che accoglie al suo interno la famosa Pala d'Oro donata -secondo la leggenda- dalla regina cipriota Caterina Cornaro, sabato 28, intorno alle 19.15, Patrizia Valduga e il poeta magiaro Geza Szocs, padrino di questa edizione di «Flussidiversi», prenderanno parte alla Messa serale, dove leggeranno due odi sacre: «La Pentecoste» di Alessandro Manzoni e il «Mio Corpo» dello stesso Geza Szocs.
Poesia, dunque, come preghiera nella tre giorni lagunare, che, tra l’altro, renderà omaggio alla figura di Ernest Hemingway, il premio Nobel statunitense che passò due momenti diversi della sua vita in Veneto, negli anni del primo conflitto bellico (nelle trincee di Fossalta di Piave) e tra il 1952 e il 1954 (ospite di famiglie aristocratiche della zona). In queste verdi terre, l’autore de «Il vecchio e il mare» ambientò anche il suo romanzo «Across the River and into the Trees» («Di là dal fiume e tra gli alberi»), pubblicato in Italia nel 1965. Dovuto, dunque, l’omaggio di «Flussidiversi» e dei poeti dell’Alpe Adria, che sabato 28 maggio, alle ore 11.00, partiranno sulla «Nave dei Poeti», da Marina del Rio, alle Fondamente della Pescheria, disseminando per la laguna i versi dello scrittore americano. Gran nocchiero: Augusto Debernardi.
La quarta edizione del meeting caorlotto permetterà, inoltre, di confrontarsi con i più grandi disegnatori di libri per bambini e ragazzi, grazie alla rinnovata collaborazione con la «Mostra internazionale d’illustrazione per l’infanzia» di Sàrmede, che porterà, negli spazi del Centro culturale Bafile, una novantina di opere originali di autori che hanno partecipato alla rassegna «Echi di mari lontani», tenutasi nel 2009.
E’ questo uno dei tanti appuntamenti che «Flussidiversi» dedicherà ai più piccoli. Oltre agli incontri per le scuole primarie di Caorle, promossi sempre dall’associazione trevigiana, nel pomeriggio di sabato 28 maggio, in piazza Matteotti, si terranno, infatti, l’«Angolo della fiaba», con il cantastorie Giacomo Bizzai, lo spettacolo di associazione culturale «Maga Camaja» di Cadoneghe.
In questa angolo del centro storico, farà tappa anche la musica dell’«Orchestra jazz di Alpe Adria», mentre la trentina di poeti protagonisti di «Flussidiversi 2011» sarà in piazza Vescovado, al Palazzo municipale, al Centro culturale «Bafile» e persino tra i fiori del vivaio «Bejaflor» di Portogruaro, dove venerdì 27 maggio, alle 12.30, si terrà la preview del festival. Un festival che avrà il profumo della lavanda di Venzone, in mostra in più luoghi della città.

La chiusura della manifestazione si terrà, invece, domenica 29 maggio, alle ore 16.30, sul lungomare di Caorle, all'altezza di piazza del Vescovado, dove il poeta, Géza Szőcs, che è anche viceministro alla cultura del Governo di Budapest, “firmerà” la sua annata culturale, incidendo sulla scogliere dei versi composti per l’occasione. Versi, questi, che andranno ad affiancarsi a quelli fissati sulla pietra, negli anni passati, da Andrea Zanzotto, Christoph Wilhelm Aigner e Patrizia Valduga.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Locandina di «FluSSidiverSi 4 – 2011»; [fig. 2] Veduta della piazza del Vescovado di Caorle (Venezia);
[fig. 3] Veduta del lungomare di Caorle (Venezia).

Informazioni utili
«FluSSidiverSi 4 – 2011». Poesia e poeti di Alpe-Adria. Sedi varie -Caorle (Venezia). Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero e gratuito. Informazioni: Comune di Caorle, Ufficio Cultura, tel. 0421.219254. Sito web: http://flussidiversi.jimdo.com. Da venerdì 27 a domenica 29 maggio 2011.

«Dialoghi del Lys», la video-arte incontra i luoghi della Resistenza piemontese

L'arte contemporanea incontra il territorio piemontese. Succede a «Video di Eco e Narciso», programma di arte pubblica promosso dalla Provincia di Torino e curato da Rebecca De Marchi ed Elena Volpato. Il progetto, realizzato con il supporto organizzativo della Fondazione Torino Musei, ha visto, nella primavera ed estate del 2010, otto artisti visivi lavorare in sette ecomusei del territorio, raccontando, attraverso il video, le storie di questi luoghi e della comunità che li vivono.
Le opere realizzate saranno in mostra, da aprile a novembre, presso la Videoteca della Galleria d’arte moderna di Torino, a cadenza mensile. Dopo «Lucignolo» di Elisabetta Benassi, la rassegna propone, fino al 18 giugno, la visione di «Dialoghi del Lys», video della durata di 44 minuti, realizzato da Gianluca e Massimiliano De Serio e girato sulle montagne che conobbero eventi, talvolta crudamente drammatici, della Resistenza partigiana in Piemonte.
Il lavoro si apre con un’immagine fissa: la fotografia seppiata di un giovane partigiano ucciso, il cui corpo fu esposto sulla scarpata della fossa comune perché la sua famiglia potesse riconoscerlo. Subito dopo, però, il dato storico lascia spazio alla realtà presente dei luoghi. Seguono, infatti, alcuni ritratti di coppie di amici, ragazzi e ragazze di oggi, che chiacchierano liberamente nel folto dei boschi attorno al colle. Quei ragazzi hanno la stessa età che avevano i giovani partigiani quando decisero d’impugnare le armi. I loro discorsi intessuti di semplici preoccupazioni e desideri quotidiani non devono essere troppo diversi da quelli che animavano i discorsi tra i ragazzi di allora. Lottavano per un grande ideale, per la libertà ma, come importanti pagine della letteratura ci ricordano, i loro discorsi, i loro sogni, i loro amori, erano quelli della vita semplice che avevano vissuto sino allora e che speravano di tornare a vivere una volta conquistato il diritto di pensare e dire ciò che il loro animo gli suggeriva, senza le proibizioni e le censure imposte dalla dittatura.
I partigiani morirono anche perché i ragazzi di oggi possano gioire della libertà di preoccuparsi del loro futuro, dei loro interessi e dei loro sogni, perché possano parlarne con una libertà tanto grande da sembrare a tratti persino dimentica di ciò che costò conquistarla. «I dialoghi del Lys» si chiudono con una domanda lasciata senza risposta, fatta da una ragazza al giovane protagonista del filmato: «Ma tu hai paura della morte?» perché è quell’interrogativo, in fondo, che sembra davvero separare l’odierne generazioni da quella di allora: la scelta, il coraggio e la disponibilità a morire per un ideale. Anche in tempi che non conoscono la dittatura e l’impegno diretto nella guerra, c’è sempre un momento nella vita di ogni giovane, in cui non si può fare a meno di chiedersi se c’è qualcosa per difendere la quale si sarebbe disposti a morire. Il ragazzo protagonista viene ritratto nella stessa posizione del partigiano ucciso della prima immagine. Il video trova, dunque, compimento: il passato e il presente si uniscono nell’eterno ritorno dei sentimenti e dei sogni umani. Ma c’è ancora un altro dialogo posto a chiusura dell’opera: il silenzioso colloquio col monumento alla memoria dei partigiani morti di un uomo e una donna, nella loro piena età matura. Dal valore presente di quella lotta si torna così al ricordo della sua storia, commemorato in una lapide inquadrata a lungo, senza movimenti di macchina, frontalmente, quasi a incastonare nel fotogramma le parole scolpite, mentre sulla sua superficie passa veloce l’ombra delle macchine e il loro rumore presente si sovrappone al sentimento del passato.
La rassegna «Video di Eco e Narciso» proseguirà con la proiezione dei lavori «Researches undertaken for the museum of Alessandro Cruto» (di Nick Laessing, dal 21 giugno al 23 luglio), «Variazione di velocità, 17 luglio 2010 13.39.50» (di Luca Rento, dal 26 luglio al 27 agosto), «Masso erratico» (di Elisa Sighicelli, dal 30 agosto al 2 ottobre) e «Trame» (di Luca Vitone, dal 4 ottobre al 6 novembre).

Didascalie delle immagini
[fig. 1, 2 e 3] Gianluca e Massimiliano De Serio, «Dialoghi del Lys», 2010. 44min. DVD HD

Informazioni utili
«Dialoghi del Lys» di Gianluca e Massimiliano De Serio. Videoteca Gam, via Magenta 31 - Torino. Orari: dal martedì al sabato, dalle 10.00 alle 18.00; e la prima domenica di ogni mese, dalle 10.00 alle 18.00. Ingresso libero. Informazioni: tel. 011.4429597 e videotecagam@fondazionetorinomusei.it. Fino al 18 giugno 2011.

mercoledì 25 maggio 2011

A Roma i ritratti inquieti di Francesca Woodman

«Un giorno è venuta da me, mi ha dato una scatola di tela grigia e ha detto: «Io sono una fotografa». Ho aperto la scatola e sono rimasto sedotto. Era la prima volta che vedevo le sue fotografie. Ero disorientato dal cortocircuito tra l’apparenza adolescenziale e la forza di quelle immagini. Non riuscivo a credere che dietro quel suo aspetto di ragazzina si celasse una donna di un’energia tanto forte. È stata una meraviglia e una gioia: davanti a me avevo una grande artista». Così Giuseppe Casetti ricorda il suo primo incontro con Francesca Woodman (Denver, 1958 – New York, 1981), una delle interpreti più precoci e talentuose dell’arte contemporanea, la cui carriera maturò fulmineamente negli anni Settanta, dai 13 fino ai 22 anni, quando decise di togliersi la vita, buttandosi dalla finestra dello studio di New York, nel quale stava lavorando.
Quell’incontro porta la data del 1978, l’«anno dei tre Papi» e del sequestro di Aldo Moro. Dalla «scatola grigia» della fotografa americana, che ha eletto il proprio corpo e le proprie emozioni come materia da indagare fino alla sfinimento, uscì una selezione di immagini che furono messe in mostra a Roma, alla libreria «Maldoror».
A più trent’anni da quella prima esposizione italiana e alla vigilia delle grandi retrospettive presso il MoMA di San Francisco e il Guggenheim di New York, Giuseppe Casetti torna ad omaggiare l’artista, una delle fotografe più quotate del momento, con la mostra «Francesca Woodman. Photographs 1977/1981», allestita fino a domenica 19 giugno presso gli spazi della libreria-galleria «il museo del louvre» di Roma.
Nelle sale dello spazio espositivo di via della Reginella trovano posto una settantina di opere inedite, suddivise fra fotografie, disegni, carteggi privati e altro materiale come lettere blueprint (cioè stampate su carta blu), biglietti autografi, cartoline, messaggi cifrati, rebus e, ancora, riflessioni sui processi creativi, idee per gli allestimenti, notizie sulle tecniche di stampa e sulla ricerca dei soggetti da immortalare negli scatti. Materiale, questo, che l’artista ha lasciato ai suoi amici romani di «Maldoror», nei due anni in cui visse nella capitale (ossia nel biennio 1977-1978), e che, in molti casi, si rivela utile per avvicinarsi all’atmosfera culturale che ha fatto da humus alla sua opera, alle sue letture, alle situazioni e alle persone che hanno influenzato profondamente le sue scelte estetiche.
Tra i lavori esposti, tutti documentati in un libro scritto da Giuseppe Casetti e Francesco Stocchi per i tipi della casa editrice Agma di Vienna, si ritrovano gli inviti alla prima mostra romana (realizzati con provini a contatto), tre disegni di grande formato e originali stampe vintage con interventi grafici della stessa Woodman, come «Angelo per Cristiano», «Al contrario» e «Riso e ricotta». Non manca, poi, in mostra la celebre «Serie del guanto», alla quale sono dedicati i lavori «Con caffè con panna», quattro acrilici su carta dell’artista romana Sabina Mirri, esposti, fino a domenica 29 maggio, nel vicino spazio espositivo «Opera unica».
Autoscatti in bianco e nero, spesso con il volto tagliato dall’inquadratura, ma sempre privi di falsi pudori. Donne e uomini nudi, talvolta evanescenti come fantasmi. Stanze semivuote e fatiscenti, distrutte dallo scorrere del tempo. Oggetti abbandonati sui tavoli, come nella raffinata serie «Fish calendar». Scene sofferte, misteriose e cariche di solitudine, ora velatamente erotiche, ora magicamente irriverenti. Sono questi gli «scatti dell’anima» che la libreria-galleria «il museo del louvre» accoglie nei suoi spazi, raccontando così la storia di un’individualità fragile e straziata, l’avventura di un'artista geniale e controcorrente, attraversata -come recita il titolo del suo primo e ultimo libro- da «disordinate geometrie interiori».

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Francesca Woodman, «Storia del guanto # 4», Roma, bar Fassi, 1977. Stampa originale alla gelatina d'argento; [fig. 2] Francesca Woodman, «Nudo con fenicottero», Roma, maggio 1977 – 1978. Stampa originale alla gelatina d'argento; [fig. 3] Francesca Woodman, «Cristiano riso e ricotta», Roma, maggio 1977-1978 stampa originale alla gelatina d'argento.

Informazioni utili
«Francesca Woodman. Photographs 1977/1981». Libreria-galleria «il museo del louvre», via della Reginella, 28 – Roma. Orari: lunedì-sabato, 11.00-19.00. Ingresso libero. Catalogo: AGMA Publishing – Vienna. Informazioni utili: tel. 06.68807725; info@ilmuseodelluvre.com. Sito web: www.ilmuseodellouvre.com. Fino al 19 giugno 2011.

martedì 24 maggio 2011

«Roma nascosta», dieci giorni tra i siti archeologici della capitale

Torna per il terzo anno consecutivo «Roma nascosta. Percorsi di archeologia sotterranea». Per dieci giorni, da venerdì 27 maggio a domenica 5 giugno, performance artistiche, musica dal vivo, visite guidate e laboratori a tema animeranno una quarantina di siti archeologici della capitale. I visitatori avranno così oltre cento occasioni per conoscere il volto misterioso e magico della città, facendosi guidare da archeologi e studiosi d’antichità in luoghi dalla storia millenaria come labasilica Ulpia nel foro di Traiano, l’auditorium di Mecenate, il Teatro di Marcelloo le Catacombe di Santa Tecla, recentemente restaurate.
Tra le visite che sarà possibile sperimentale va senz’altro segnalata quella alla discenderia e ai resti dell’acquedotto Vergine in via del Nazareno, magnifico esempio di ingegneria idraulica concepito, nel 19 a.C., per rifornire le Terme di Agrippa e tuttora funzionante per alimentare la Fontana di Trevi. Non meno interessanti, soprattutto per chi considera la cultura anche un evento mondano, saranno gli appuntamenti alla Cisterna delle Sette Sale, grandioso esempio di conserva d’acqua che alimentava le Terme di Traiano sul Colle Oppio. Qui sarà, infatti, possibile compiere visite guidate con coppie del mondo dello spettacolo come la presentatrice Rossella Brescia e il coreografo Luciano Cannito, Micha van Hoecke e la danzatrice Miki Matsuke, il direttore d’orchestra Nicola Colabianchi e il soprano Nausicaa Policicchio, gli attori Vanessa Gravina ed Edoardo Siravo.
Gli amanti dell’archeologia potranno, inoltre, ripercorrere, attraverso le testimonianze murarie, la storia precedente l’edificazione delle chiese di S. Lorenzo in Lucina e di S. Maria in via Lata;, o vedere le Case dei SS. Giovanni e Paolo, i cui resti, relativi a uno dei complessi residenziali di età romana meglio conservati, sono pertinenti almeno a cinque edifici databili tra il I e il IV secolo d.C..
Grazie alla Sovraintendenza di Roma Capitale, che aprirà al pubblico il suo patrimonio archeologico, saranno accessibili anche l’insula romana di San Paolo alla Regola, mirabile esempio della crescita della città su sé stessa come testimoniano i magazzini di età domizianea e la soprastante insula con le sue varie fasi costruttive, e il Mitreo del Circo Massimo, nel quale è possibile ammirare la tipica raffigurazione del dio Mitra che uccide il toro.
Altri siti visitabili saranno l’Auditorium di Mecenate, parte di una magnifica villa urbana di cui si conserva una grande aula absidata con frammenti di affreschi del I sec. d.C., e , i Fori Imperiali, straordinario esempio dell’architettura romana tra Cesare e Traiano. Da non perdere sono anche gli appuntamenti al Colombario di Pomponio Hylas, significativa testimonianza delle pratiche di sepoltura a incinerazione, e alla villa romana immersa nella pineta di Castel Fusano, detta «della Palombara», già nota come villa di Plinio.
La Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma consentirà anche la visita a numerosi siti di grande interesse storico-artistico, come le Tombe latine, di cui rimangono tre grandi sepolcri (la Tomba Barberini, la Tomba dei Pancrazi e quella dei Valeri), il Tempio rotondo, splendida testimonianza del più antico edificio in marmo a Roma, e la sepoltura di Gaio Cestio Epulone, costruita tra il 18 ed 12 a.C., la cui forma piramidale risale all’annessione dell’Egitto da parte dei romani.
Grazie alla disponibilità del Complesso ospedaliero S. Giovanni Addolorata saranno fruibili anche gli ampi resti degli Horti di Domizia Lucilla, cioè della dimora della madre di Marco Aurelio; mentre per interessamento della Fondazione Alda Fendi saranno inoltre visitabili i resti della Basilica Ulpia, in cui possono essere ammirate ampie porzioni della pavimentazione marmorea in giallo antico, pavonazzetto e africano emersi durante i lavori di ristrutturazione. L’Inps ha contribuito, invece, all’apertura della Domus Faustae, i cui resti potranno essere ammirati nei sotterranei della sede dell’istituto.
L’evento, unico per durata e per numero di monumenti aperti contemporaneamente, renderà fruibili siti generalmente poco accessibili (per giunta ad un prezzo contenuto di 5,00 euro). Un’occasione ghiotta, questa, dunque per i novelli Indiana Jones o per chi ama conoscere tutto sul nostro passato.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Colombario di Pomponio, Roma; [fig 2] Insula di San Paolo alla Regola, Roma.
[Le foto sono state fornite dall’ufficio stampa di Zetema]

Informazioni utili
Roma nascosta. Percorsi di archeologia sotterranea. Roma –sedi varie. Informazioni e prenotazioni obbligatorie: tel. 06.0608. Siti web: www.comune.roma.it, www.zetema.it. Dal 27 maggio al 5 giugno 2011.

giovedì 19 maggio 2011

Ravenna, tutta l’avventura del mosaico in una mostra

Che cos'è il mosaico? Di che cosa è fatto? Come si fa per conservarlo? Sono queste le domande alle quali si propone di rispondere il progetto permanente «Tamo. Tutta l’avventura del mosaico», in programma da sabato 21 maggio a Ravenna, nella splendida cornice del Complesso museale di San Nicolò.
Il percorso espositivo, curato dal professor Carlo Bertelli e allestito dall’architetto Paolo Bolzani, si configura come un avvincente viaggio alla scoperta dell’arte musiva. Un viaggio grazie al quale il visitatore potrà ammirare mosaici di raro pregio, in parte inediti, provenienti dal territorio ravennate. Ma avrà anche l’occasione di confrontarsi con soluzioni tecnologiche multimediali d’avanguardia: ricostruzioni animate e tridimensionali, allestimenti interattivi e tecniche in mix-media, che permetteranno di scoprire, in maniera interattiva e coinvolgente, il processo di realizzazione, la storia e la diffusione geografica del mosaico.
Protagonisti e narratori del percorso espositivo, suddiviso in sei sezioni tematiche, sono la luce, fantastica complice delle tessere, e i contesti nei quali i mosaici venivano utilizzati come la domus, il palatium e l’ecclesia, ma anche le tecniche, gli strumenti e i materiali che hanno reso celebre l'arte musiva nel mondo.
Il pavimento proveniente del secondo sacello della chiesa di San Severo di Classe, i mosaici dello straordinario sito archeologico della Domus dei Tappeti di Pietra e quelli di alcune dimore augustee della vicina città di Faenza, ma anche una significativa testimonianza musiva dal Palazzo di Ravenna, che fu residenza imperiale di Onorio, Teodorico e degli Esarchi (di grande pregio le scene di circo giunte dal portico meridionale), sfilano tra le pareti del Complesso museale di San Nicolò, in apertura della rassegna.
«Tamo» permette, poi, di confrontarsi con le paste vitree della storica Bottega veneziana di Angelo Orsoni, famosa in tutto il mondo per gli smalti e i vetri a foglia d'oro, che sono stati utilizzati, tra l’altro, al Trocadèro e al Teatro de l’Opéra di Parigi, ma anche alla Cattedrale di Saint Paul a Londra e alla Sagrada Familia a Barcellona.
Interessanti sono pure i calchi dei mosaici delle chiese romane di Santa Maria Maggiore e di San Venanzio, provenienti dal laboratorio di restauro dei Musei Vaticani, e alcuni cartoni musivi dell’Istituto d'arte intitolato a «Gino Severini», tra i quali la copia perfetta di un mosaico pavimentale rinvenuto a Pella, la patria di Alessandro Magno, e realizzata nell’insolita tecnica che combina ciottoli, per lo più neri, con fili metallici.
Preziosa si rivela, inoltre, la possibilità di vedere a distanza ravvicinata l’iconografia bizantina della dormitio Virginis, opera di Jacopo Torriti, il grande maestro romano che era succeduto a Cimabue nella decorazione della basilica superiore di Assisi e che poi avrebbe ceduto il lavoro a Giotto.
Il percorso espositivo termina sul soppalco, da dove è possibile ripercorrere l'avventura del mosaico di tutto il bacino del Mediterraneo sul grande tavolo touch screen o attraverso le immagini proiettate sul grande schermo, ma da dove si può anche ammirare lo spazio espositivo: la bellissima chiesa di San Nicolò, risalente al 1364 e composta da un'unica navata con presbiterio e due cappelle laterali, all’interno della quale si trovano importanti affreschi come le «Storie di San Giorgio» del «Maestro di San Nicolò» e i dipinti di Cesare Pronti (XVII secolo), oltre a una Crocifissione di Francesco Longhi, datata alla fine del ‘500.
Il progetto «Tamo. Tutta l’avventura del mosaico», documentato da un volume sull’arte musiva della casa editrice milanese Skira a cura dell’archeologa Giovanna Montevecchi, è nato per iniziativa della Fondazione RavennAntica, del Comune di Ravenna, della Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna e del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna e si avvale di un comitato scientifico di altro profilo composto da Giovanna Bucci, Chiara Guarnieri e Paolo Racagni.
Prima dell’inaugurazione della mostra permanente, programmata per le 19.00 di venerdì 20 maggio, il teatro Alighieri di Ravenna ospiterà, alle 17.30, una tavola rotonda sul tema «Perché il mosaico?», alla quale prenderanno parte Carlo Bertelli, Philippe Daverio, Carla Di Francesco e Marco Carminati. Un'ulteriore occasione, questa, per approfondire la secolare storia del mosaico nei suoi multiformi aspetti e per conoscere ancora di più questo policromo e luccicante universo di tessere, della quale Ravenna è capitale, con le sue migliaia di metri quadrati di capolavori paleocristiani e bizantini, oggi riconosciuti «Patrimonio dell’Umanità» da Unesco.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Vista dell'arco trionfale del presbiterio della Chiesa di San Nicolò, Ravenna;[fig. 2]4. Mosaico policromo del sacello meridionale della basilica di San Severo a Classe, fine VI° secolo d. C.; [fig. 3] Calco in mosaico della Dormitio Virginis, da Santa Maria Maggiore, Roma (originale del XII° secolo). Musei Vaticani Roma

Informazioni utili
Tamo. Tutta l'Avventura del Mosaico. Complesso di San Nicolò, Via Rondinelli, 2 - Ravenna. Inaugurazione: venerdì 20 maggio 2011, ore 19.00. Convegno di apertura («Perché il mosaico?»): venerdì 20 maggio, ore 17.30, presso il teatro Alighieri (via Angelo Mariani, 2).Orari: tutti i giorni, 10.00-18.30. Catalogo: Skira editore, Milano. Informazioni: tel. 0544.213371. Sito web: www.tamoravenna.it. Da sabato 21 maggio 2011.