Quella a cui ha dato vita l’artista emiliano, che si è interessato a lungo all’illustrazione di classici della letteratura come la «Divina Commedia» (1972), «Pinocchio» (1980), «Alice nel paese delle meraviglie» (2012) e «Cappuccetto rosso» (2016), è una personalissima Corte dei miracoli, «un’ideale ed enorme piazza della vita, con la sua serietà e banalità, con la sua santità e la sua drammaticità […] in cui si intersecano -per usare le parole del cardinale Matteo Zuppi, nel catalogo pubblicato da Minerva edizioni- la tradizione sacra, le vicende personali dell’autore, la storia civica ed ecclesiale di Bologna e dell’Italia e, infine, l’attualità mondiale, con volti noti e conosciuti dell’arte e della politica».

Con loro ad animare il presepio di Wolfango ci sono anche personaggi cari a Bologna come lo storico dell’arte (e politico) Eugenio Riccòmini, padre Olinto Marella, il fotografo Nino Migliori e l’ex rettore dell’Alma Mater Fabio Roversi-Monaco, raffigurato nei panni del giurista che emanò il «Liber Paradisus».
In tutto le statuine in mostra fino al prossimo 16 gennaio, per la curatela di Alighiera Peretti Poggi (la figlia dell’artista), sono duecento e sono plasmate in terracotta, accostando all’iconografia religiosa classica -dai Magi ai pastori, dalla stella cometa al bue e all’asinello – luoghi, simboli, oggetti e personaggi che intrecciano la storia con la S maiuscola alla dimensione intima e familiare di Wolfango, con l’immancabile sagoma della Madonna di San Luca che si staglia nella neve.

L’artista, che era solito definirsi «l’agnostico a cui piace il presepio», iniziò a costruire le statuine a partire dal 1964, anno di nascita della figlia Alighiera, e ha continuato a farlo, anno dopo anno, per oltre cinquant’anni, con l’obiettivo di rendere magiche le feste della sua famiglia, con un’opera che fosse un tenero omaggio alla tradizione e alla ritualità del Natale e al tempo stesso la traccia di una memoria, di un filo rosso in grado di legare tra loro tutte le cose.
Quello di Wolfango è, dunque, un presepe che racconta «la vita, soprattutto quella di Bologna e dei suoi abitanti, più o meno illustri, più o meno famosi. Maestri, insegnanti, medici, artigiani, imprenditori, professori, sacerdoti, politici, persone care, familiari: tutti sono entrati a far parte, di anno in anno, della grande opera», racconta Alighiera Peretti Poggi. «Era una felicità -spiega ancora la figlia dell’artista- trovarsi in mezzo a queste statue, spesso alte come me, che erano amici, giganti buoni, compagni di avventure, personaggi animati che mi proteggevano ed ancora oggi li vivo così. Tutte le statue hanno un nome e ci aiutano a ricordare la storia, a riviverla, a conoscerla».
Alla mostra si accompagna un bel catalogo di Minerva edizioni di oltre quattrocento pagine, che uniscono alle fotografie delle duecento statue del presepio le schede scritte negli anni dallo stesso Wolfango e i disegni preparatori. Questi stessi disegni sono in mostra al piano superiore del complesso monumentale di Santa Maria della Vita, insieme con l’opera «La cornamusa nel muschio»: «un acrilico su tela del 2006, nel quale -si legge nella nota di presentazione- Wolfango dipinge e riporta alla memoria le sue statuine avvolte nel muschio, che la guerra distrusse», quelle amate statuine che gli regalò lo zio Peppino, uno dei tanti personaggi del suo presepio, domestico e mondano allo stesso tempo.
Informazioni utili
Il presepio di Wolfango. Chiesa di Santa Maria della Vita, via Clavature, 8-1 – Bologna. Orari: da martedì a domenica, ore 10.00 - 19.00; martedì 24 dicembre e 31 dicembre, ore 10.00-16.00; aperto anche il 25, 26 dicembre e il 1° e 6 gennaio. Ingresso libero. Sito internet: www.genusbononiae.it. Ufficio stampa: ufficiostampa@minervaedizioni.com | patrizia.semeraro@mec-partners.it | luciana.apicella@mec-partners.it. Fino al 16 gennaio 2020.
Nessun commento:
Posta un commento